17 Nov
Di Padre Concetto Greco ne avevo già parlato qui, quando Fabio D’Urso lo aveva incontrato per Casablanca nell’intervista-reportage: “Meglio fabbro che monsignore“.
Qualche giorno fa Padre Greco è morto, e Riccardo Orioles lo ricorda nella sua Catena di San Libero n. 356. Ricordo che si incrocia con le sue riflessioni per il venticinquesimo anniversario della nascita de “I Siciliani” di Pippo Fava. Buona lettura.
E’ morto un prete a Catania, che si chiamava padre Greco. Non è una notizia importante e fuori dal suo quartiere non l’ha saputo nessuno. Eppure, in giovinezza, era stato un uomo importante: uscito dal seminario (il migliore allievo) era “un giovane promettente” ed era rapidamente diventato coadiutore del vescovo. Io di carriere dei preti non me ne intendo ma dev’essere qualcosa del tipo segretario della Fgci, e poi segretario di federazione, comitato centrale, onorevole e infine, se tutto va bene, ministro. Comunque lui dopo un anno si ribellò. Che cazzo - disse a se stesso - io sono un prete. E il prete non sta in ufficio, sta fra la gente.
Così, fece domanda per un posto di parroco nel quartiere più miserabile di Catania, al Pigno. Lo accontentarono rapidamente: non c’erano rivali.Lasciò il palazzo del vescovo, e andò a vivere lì: benedicendo, consigliando, aiutando, difendendo la gente - un prete. Questo per quarant’anni. Poi è morto. Il vescovo ha mandato le condoglianze, sul giornale locale è uscito un trafiletto. La gente del Pigno ha pianto. Tutto qui.
3 Ott
IL CAMERIERE GIORNALISTA CHE SCRIVE CONTRO LA MAFIA • SI FA CHIUDERE UN SITO, POI SI SBATTE IL RESPONSABILE IN GALERA • CARTELLE ESATTORIALI SBAGLIATE, MA CHI SI INCAZZA E LA BANCA • CLAUDIO FAVA VS. RICCARDO ORIOLES • DIBATTITO TV TRA MAURIZIO COSTANZO (NUMERO 516) E VITTORIO EMANUELE DI SAVOIA (NUMERO 626)
• Storia banale. C’era un ragazzo che voleva fare il giornalista. Cominciò in un quotidiano che c’era allora (stiamo parlando degli anni Cinquanta) e si chiamava il Corriere dell’Isola. Con lui c’era un altro ragazzo che però alla fine cambiò mestiere e finì per avere una normale carriera di funzionario lontano dai giornali. Il primo ragazzo invece il giornalista continuò anche a farlo e lo fece anche bene, tanto che alla fine i padroni della città mandarono dei mafiosi che lo ammazzarono. I suoi amici, però, continuarono a fare il suo giornale.
Qualche giorno dopo al giornale si presentò un anziano signore, che era quello che aveva cambiato mestiere. Aveva suo figlio con sè, che avrà avuto quattordici o quindici anni. “Prendetelo con voi - disse - Credo che vi darà una mano col giornale”.
E così fu. Il ragazzino crebbe, diventò un un buon giornalista e buon compagno (in quella città le due cose non si potevano separare), scrisse delle belle cose e molte altre cose belle le organizzò. Poi il giornale chiuse e lui rimase solo. Passarono alcuni anni, poi il giornale riaprì e lui, che ormai era un giovanotto, si rimise a fare il giornalista-compagno. Poi il giornale chiuse di nuovo e stavolta gli anni furono più di dieci. Al dodicesimo anno il ragazzo - che ormai era sulla trentina - ricevette la solita telefonata. “Ehi. Sbrigati ché stiamo rifacendo il giornale”. E lui naturalmente si precipitò. Si rimise al computer, riandò in giro, ed eccoti tre pezzi bellissimi - con le interviste e tutto - ancora meglio di prima.
Fra poco il ragazzo Fabio dovrebbe passare a scrivere qui al giornale. E’ quasi mezzanotte e lo aspetto fra una mezz’oretta. Prima non può venire, perché la pizzeria chiude a mezzanotte e lui di mestiere fa (per questa settimana: la prossima, pensa Dio) il cameriere precario. Non ci sono mai stati i soldi, in tutti questi anni, di fargli un contratto qualunque o dargli semplicemente una lira. “Qua siamo volontari, lo sai. Non c’è bisogno di contratti, per scrivere contro la mafia”. “Signorsì”. Ognuno s’arrangia come può. Lui, per fortuna sua, ha trovato quella pizzeria. Fra poco arriva, si leva il cravattino nero, si mette al computer e comincia a scrivere uno di quei bellissimi articoli che gli altri giornalisti della città riescono a scrivere solo una volta ogni tanto, quando hanno fortuna. Loro che non sono dei camerieri. Loro non camerieri da pizzeria.
Ecco, è tutto qua. Noi non ci dimentichiamo l’uno con l’altro. Noi non siamo cambiati. Siamo sempre gli stessi, e sono qui. Noi pochi, noi felici, noi banda di fratelli.
2 Ott
LE VOLTE IN CUI IL QUOTIDIANO “LA SICILIA” HA FIANCHEGGIATO LA MAFIA • IL BOSS GERLANDO ALBERTI JR. TORNA LIBERO PER UNA SVISTA • DONNE NELLA VALLE DEL SILICONE: NON E’ UN FILM PORNO CON RAGAZZE POPPUTE, MA UN CONVEGNO DI HACKER • IL PREMIO DELLA SATIRA ANCORA UNA VOLTA IN SICILIA
• Memoria. Il quotidiano “La Sicilia” di Catania ha fiancheggiato apertamente la mafia in almeno tre occasioni. Nel 1986 si è rifiutato di pubblicare il necrologio di Beppe Montana, commissario di polizia ucciso dai killer, perché conteneva la parola “mafia”. Nel 1994 convoca un cronista che aveva scritto un pezzo contro il mafioso Ercolano e lo rimprovera davanti al mafioso stesso. Nel 1994 depista le indagini sull’omicidio di Giuseppe Fava, scatenando una campagna di stampa contro il pentito che indica il mandante nell’imprenditore Graci. In quest’ultima campagna si distingue il principale editorialista del giornale, Zermo. Fra l’86 e il 94 “La Sicilia” è l’unico quotidiano di Catania e il suo editore possiede direttamente o indirettamente tutte le televisioni e i giornali della Sicilia. Una situazione evidentemente anomala sui cui - si suppone - i partiti della sinistra e il sindacato dei giornalisti hanno sviluppato una dura opposizione.
19 Set
SOLIDARIETA’ A MARCO BENANTI, MENTRE L’ORDINE DEI GIORNALISTI FA SPALLUCCE • IL PENTAGONO E LA SUA ATOMICA PREVENTIVA • INCENDIO DI SINAGOGHE IN PALESTINA: L’ANTISEMITISMO NON E’ PIU’ UNA MALATTIA EUROPEA
• Informazione 1. Domenico Stimolo, per gli amici “Micio”, non è candidato alle primarie e neanche alle secondarie. E’ semplicemente uno di quei cento o duecento militanti “storici” della società civile siciliana, quelli che ti trovi sempre in azione quando c’è da fare qualcosa e senza i quali potremmo chiudere bottega tutti quanti. E quindi, quando ha saputo della faccenda di Marco Benanti, non c’è stato a pensarci su tanto ma subito ha fatto un appello e ha cominciato a diffonderlo - per solidarietà - fra quelli che conosceva.
L’appello comincia così: “Solidarietà e sostegno a Marco Benanti, giornalista-operaio catanese, estromesso dal suo posto di lavoro a Sigonella”. E finisce così: “Richiediamo il rispetto delle violate leggi italiane, il ripristino della legalità democratica e l’immediata riassunzione di Marco Benanti. Lo impone l’articolo 21 della Costituzione Italiana (”Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”) e l’art. 1 della Legge n.300 Statuto dei Lavoratori: “I lavoratori, senza distinzione di opinione politiche, sindacale e di fede religiosa, hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero”.
Tutto qui. Ma la Costituzione e lo Statuto dei lavoratori, a quanto pare, se li ricordano ormai solo i militanti di base come Stimolo. I grandi politici - i politici nostri - hanno altro a cui pensare. Benanti, un giornalista disoccupato perché non protetto da nessuno, è stato licenziato dal suo ultimo posto di lavoro - un posto di scaricatore a Sigonella perché - a quanto ha formalmente dichiarato l’azienza - ha scritto articoli pacifisti su un sito. Nessuno l’ha difeso. Soru, in Sardegna, ha scatenato casini terribili per molto meno. Ma siamo in Sicilia. E questa è la Sicilia. E questa è la questione morale.
13 Set
E SE PER CASO INTERCETTASSI BIN LADEN? • BOICOTTATE GLI SPIONI DI YAHOO! • QUANTO COSTA UNA BANCONOTA • LA STORIA PIU’ TRISTE DELL’ESTATE • IN MEMORIA DI PADRE PINTACUDA - NOI DELLA VECCHIA SINISTRA: RICORDATECI COM’ERAVAMO, MA NON IMITATECI
• Che devo fare? Ho sorpreso un’intercettazione (me l’ha data il giudice Carnevale) in cui parlano amichevolmente fra loro Andreotti e il boss Spatola. Oppure Crisafulli e il boss di Enna. Oppure Bin Laden e Bush padre. Oppure Giuda e Ponzio Pilato. Che dite, la pubblico? Oppure preferite non saperne niente, così la notte dormite più tranquilli? (Casomai i cinquemila euri me li date voi, visto che il mio “lauto stipendio” non ci arriva? La libertà di stampa è rincarata con tutto il resto, signora mia).
• Primarie 1. Alla festa di Liberazione, dibattito (giusto l’otto settembre) Bertinotti-Fassino. Moderatore? Maurizio Costanzo.
Informazioni in esclusiva per i due illustri compagni: a) Costanzo era della P2; b) Lavora per Berlusconi. Ora che lo sanno, non lo inviteranno più. (Ai muri, enormi “Viva Prodi“ e “Vota Bertinotti“ con ciascuno dei quali Benanti o io camperemmo per un mese).
• Primarie 2. A destra organizza Dell’Utri, nel senso che è lui che seleziona i capisezione, li interroga, li valuta, gli fa l’esame e alla fine li manda via con un bel kit del perfetto dirigente di Forza Italia. L’esame: “Allora, mi dica. Mettiamo che nella sua zona i commercianti si rifiutino di versare la quota per Forza Italia. Che cosa fa a questo punto?”. Oppure: “Sentiamo: che differenza c’è fra una famiglia territoriale e un mandamento?”. O anche: “Da chi, come, in che città , con che arma e in che anno preciso è stato ammazzato don Vito Genovese?”. In tutto deve selezionare 475 capisede, alcuni di Trapani o Villabate ma altri con pochissima esperienza di queste cose. Un lavoraccio.
• Dinasty. Non bastando i Savoia, sono tornati pure i Craxi. Siccome anche loro sono una dinastia ereditaria, si litigano il regno (Bobo contro Stefania, come Vittorio contro Amedeo) a colpi di citazioni acide, fregandosene altamente del suddito bue. Hanno fortuna: fosse qui Pertini, a calci nel sedere li rimanderebbe a Cascais e Hammamet. Invece hanno trovato… (Basta, non voglio star sempre a parlar male del povero Fassino. Ma Berlinguer era scemo, o era ladrone Craxi?)
• A piedi. Niente benzina per i magistrati della Direzione antimafia a Roma. Un paio girano già in motorino. La giustizia ideale?
Cieca, zoppa e imbavagliata.
• Commissioni d’inchiesta. Sarà presieduta da George Bush quella sul disastro della Louisiana. Quella sulle Twin Towers, invece, da Bin Laden.
1 Set
UN GIORNALISTA SCOMODO AGLI USA SI ADATTA A FARE LO SCARICATORE: GLI AMERICANI LO FANNO LICENZIARE ANCHE DA LI’ • PIERLUIGI DIACO SI CONCEDE A SINISTRA: QUANDO LA COLPA NON E’ DELLE PROSTITUTE, MA DEI CLIENTI DELLE PROSTITUTE • IL PREDICATORE CRISTIANO CHE DESIDERA ASSASSINARE IL PREMIER VENEZUELANO • JOSEPH RATZINGER: IL PRIMO ATTO CONTRO WOJTYLA
Informazione 1. “Il ricorrente non è gradito al governo americano o meglio ci ha messo in imbarazzo con i suoi articoli contro le basi americane in Italia e in particolare la base di Sigonella. Abbiamo fatto presente questo problema al sindacato”.
Siamo in un tribunale della Repubblica Italiana, e proprio in questo momento l’avvocato del datore di lavoro - la Algese, una ditta di carico e scarico a Sigonella - sta tirando fuori con gesto teatrale un fascio di carte dalla cartella. “Ecco, queste sono le copie degli articoli del Benanti. Chiedo che vengano messe agli atti!”.
L’avvocato e l’imputato si guardano allibiti. Veramente non di imputato si tratta, ma di un lavoratore che ha fatto una normale vertenza di lavoro per licenziamento ingiustificato: ma siamo vicini a Sigonella e non sappiamo che leggi vigano da queste parti. Fatto sta che il giudice allunga la mano, prende gli articoli “incriminati”, e li mette tranquillamente agli atti.
L’imputato è il nostro solito Marco Benanti, ricordate? Quello che somiglia a Michel Moore, che fa inchieste antimafiose, che è stato buttato buori dall’Ansa e dalla corporazione dei giornalisti siciliani. Infine, per campare, si è adattato a fare lo scaricatore di aerei a Sigonella. Ma gli americani l’anno sgamato: Benanti è rosso, ha pubblicato persino foto di manifestazioni pacifiste sul suo sito. Avvertono il padrone della ditta - che è italiano, com’è italiana la ditta; un certo Frangipani - e immediatamente il padrone ha provveduto. Ma c’è una giustizia in Italia! E infatti.
Adesso, appena usciti del tribunale - con un bel tricolore che sventola accanto a una bandiera europea - imputato e avvocato si separano. “Faremo ricorso!”. “Non è possibile che in Italia uno venga licenziato per reato d’opinione!”. “Non possono fare così!”.
11 Lug
I “GRANDI” NON CREDONO AL TERRORISMO CHE AMMAZZA NOI COGLIONAZZI • LA FINE DEL CAPITALISMO COME NOI LO CONOSCIAMO • A CATANIA I GIORNALI DI SINISTRA MUOIONO DI PUZZA SOTTO IL NASO • 10 MOTIVI PER CHIEDERE LA CHIUSURA DEI “CENTRI DI PERMANENZA TEMPORANEA” • CHI POSTA “TANTO PER ABBAIARE” SU MACCHIANERA.
• La “lotta contro il terrorismo” in realtà è fatta di molte cose - politica, geopolitica, propaganda, difesa d’interessi, perfino ambizioni personali - di cui alcune c’entrano e altre no. Non c’entrano le carriere di Blair o della famiglia Bush. Non c’entra l’Iraq, non c’entra la religione. Non c’entra l’immediocrimento dell’Europa (Caldiroli o Dell’Utri non li ha inventati Bin Laden) e nemmeno l’imbarbarimento americano (torturare i prigionieri era immorale già nel Settecento). No. Ci sono alcuni problemi nostri, che dobbiamo risolverci noi per nostro conto, e c’è una minaccia esterna - il terrorismo - che i “grandi della terra” (il termine è neo-medievale: ma ora si usa questo) non riescono ormai da quattro anni a prendere seriamente in considerazione.
“Scontri di civiltà ”, guerre di religione, bombardamenti, Saddam, Falluja, bandiere al vento e imprese coloniali: di tutto questo sanguinoso bla-bla la, non più del dieci per cento ha a che fare veramente con la lotta al terrorismo. Che fine hanno fatto le indagini sulle operazioni finanziarie condotte da Bin Laden contemporaneamente all’11 settembre? Chi finanzia le bombe? L’Arabia Saudita è sempre un fedele alleato, non è vero? E la dittatura pakistana, non è “occidentale” anche lei? E perché in quattro anni, fra tanti “Patriot Act” per favorire le major musicali, non si è riusciti a fare una legge sui controlli bancari, sulla trasparenza obbligatoria dei capitali?
La verità è che al terrorismo, di cui noi coglionazzi qualunque crepiamo a centinaia, i “Grandi” non ci credono fino in fondo. Pensano che sia un fenomeno passeggero, che alla fine si sgonfierà da sè per via ordinaria. Utile in un certo senso, se serve a “serrare le file” in Occidente. Invece non finirà facilmente, così come non è finito in fretta il nazismo degli Anni Venti. Dalla crisi mondiale (che allora ebbe un Keynes e Roosevelt per affrontarle) la violenza e il terrore sgorgano come da una fontana.
25 Mag
LA BUFFA SINISTRA ITALIANA CHE APPOGGIA RUTELLI • E’ PER LE MULTINAZIONALI, ORA, CHE LA CINA E’ VICINA • SGALAMBRO, IL FILOSOFO CHE PARLO’ BENE DELLA MAFIA, OGGI INVITA I CATANESI AD ANDARSENE • LETTERA A SILVIO BERLUSCONI
• La cosa più semplice sarebbe dire che sono diventati matti tutti quanti e che, altro che congressi, qua non resta altro da fare che chiamare il manicomio. La seconda ipotesi, ovviamente, è che li paga Berlusconi. La terza, quella buona, è che semplicemente la posta in gioco s’è alzata troppo e che le buone maniere, in questo poker finale, sono diventate veramente un lusso.
La posta non è più solo politica, fare un governo. E’ determinare chi paga la sopravvivenza del paese - se sopravvive - nei prossimi vent’anni. Potrebbero pagarla Tanzi e Tronchetti, razionalizzando il sistema. Potrebbe pagarla Fantozzi, ma in questo caso bisognerebbe thatcherizzare il paese a un livello terrificante. Quel che non si può fare è continuare così. Ricordate la furberia più furba degli ultimi vent’anni, il “sommerso”? Fare un sacco di sghei lavorando in nero, abolendo gli scioperi, senza sindacato? Il mitico nordest, i padroncini? Bene. Funziona benissimo. Ma non qui. Funziona in Cina, dove però i “sommersi” sono due miliardi, con metà delle multinazionali del mondo (italiane comprese e compresi i nordestini) a dargli manforte e con noi come obiettivo finale: vendere panettoni cinesi a Milano e pizza di Shangai a Mergellina.
Sono già sulla buona strada, perché è dai tempi di Craxi che il concetto di “made in Italy” (cioè di marchio, cioè di niente) ha sostituito il concetto di produzione e non possiamo pretendere ancora a lungo che la borsetta firmata (e prodotta in Cina) valga duecento euri mentre quella identica non firmata (sempre prodotta in Cina) ne valga venti.
Ecco: il punto a cui siamo è questo e le ricette intermedie, dopo trent’anni di sogni allegri e di addormentamento industriale, sono a zero. Adesso: o si portano gli operai italiani quasi a livello cinese, con tante belle chiacchiere vaselinose ma sostanzialmente col bastone. O si portano imprenditori e manager a livello civile, senza permettergli ulteriormente il lusso di disperdere in investimenti “politici”, intrallazzi di borsa, rendite parassitarie, criminalità finanziarie, improfessionalità e tangenti le risorse che a questo punto sono vitalmente indispensabili per l’investimento e la ricerca. Il Pil, liberato da tutto ciò, *forse* sarebbe sufficiente. E forse no. Una parte della classe dirigente, comunque, ritiene che valga la pena di provare. Un’altra parte, o per egoismo o per thatcherismo convinto, ritiene che è tempo perso e che serve un governo forte che imponga i “sacrifici” verso il basso.
28 Apr
Per la RAI quella Valdese è meno Chiesa della Chiesa Cattolica • Le industrie farmaceutiche si spartiscono le Asl italiane, mentre tutto, sui giornali, tace • A Storace una poltrona. Ma che sia comoda e soffice: è stato appena trombato • Un sindaco chiamato Speranza
• Censura 1. “Molte scuole, nessuna chiesa”. E’ lo spot della Chiesa Valdese sull’otto per mille, e vuol sottolineare che i fondi raccolti dai valdesi non vengono utilizzati per fini “di parte” ma solo per solidarietà “neutrale”. Doveva andare in onda alla Rai, ma la Rai si è rifiutata di trasmetterlo. Perché? Perché “la pubblicità non deve esprimere o comunque contenere valutazioni o apprezzamenti su problemi aventi natura o implicazioni di carattere ideologico, religioso, politico, sindacale o giudiziario”.
• Intanto. Fiat, crollo in borsa. Le azioni scendono di oltre il quattro per cento.
• Intanto. Accordo fra le tre principali industrie farmaceutiche (fra cui Glaxo-Smith-Kline, Pharmacia & Upjohn, Roche e Astrazeneca Esoform, Pierrel, Asta Medica e Brau) per spartirsi il mercato dei medicinali nelle Asl delle diciannove maggiori città d’Italia. Indagini della Guardia di Finanza, inchiesta dell’Antitrust, silenzio del governo, a bassa voce sui giornali.
• “Cari compagni con queste mie poche righe vi faccio sapere che oggi sono passato davanti alla Corte d’Assise di Torino. E dopo lunghi commenti fra loro fessi Repubblicani sono arrivati a termine con la pena di morte. Ma non importa cari compagni io muoio contento perchè so che un giorno mi vendicherete. Non mi resta che mandarvi un grande grido di Viva i partigiani di tutte le valli perchè ne sono sicuro che fate il vostro dovere come l’ho sempre fatto anch’io.
Mi firmo
Bergamaschi Pompeo Sereno“
• Un 25 aprile diverso. Perché giunge nel cuore del declino del berlusconismo, ovvero dell’ideologia che pensava di rifare lo Stato a misura di azienda. Dell’ideologia che voleva disfarsi di ogni valore capace di evocare qualcosa di diverso e di irriducibile nello spirito pubblico di una democrazia. La Resistenza, appunto. Anzi, soprattutto la Resistenza. Mai si era visto un capo del governo che provasse verso quella storia e le sue date un tale fastidio epidermico, che con tanta sfacciata intensità la vivesse come cattiva coscienza per il presente. Ora egli declina, non per decisione dei giudici, ma per libera scelta elettorale. E’ il sessantesimo della Liberazione. Che sia un gioioso “evviva”. Accompagnato da una battaglia senza tentennamenti in difesa della Costituzione. [Nando dalla Chiesa]
• Roma. Insediati nuovi governi (ma sostanzialmente immutati) di Italia e Vaticano. Per stavolta, ancora due cerimonie distinte. La prossima, non si sa.
19 Apr
Prodi troppo “estremista”? • Le bandane di Forza Italia • Niente fascisti al 25 aprile di Milano • Luttwark contro Giovanni Paolo II (e Bono Vox, e Jovanotti) • Violazioni dei diritti umani: Israele, Cuba e Italia • Dopo Marte, i fascisti approdano al Barbiere della Sera
• Boatos 1. Governo “tecnico” di Montezemolo della Confindustria? Governo “instituzionale”, alla Casini?. Elezioni, centrosinistra, ma poi l’Udc al posto di Rifondazione? Boatos ne girano tanti, e tutti hanno in comune il timore - essendo ormai Prodi troppo “estremista”, e sostenuto da estremisti peggio di lui - che il crollo di Berlusconi porti con sé quello della classe imprenditoriale, che governa totalitariamente l’Italia ormai da tredici anni. L’atmosfera ricorda un po’ quella della crisi del 1860, quando cascò il premier Franceschiello e c’era il rischio concreto che al posto suo salissero i garibaldini. “Qua, se non ci siamo noi, questi ti combinano la repubblica - disse allora qualcuno - Bisogna che tutto cambi, perché tutto resti com’è”.
• Boatos 2. Ormai è sicuro, si va alle elezioni. Hanno già stampato venti milioni di bandane con scritto “Forza Italia”: saranno distribuire per posta a tutti gli elettori.
• Festa. Fascisti e nazisti non parteciperanno alla festa del 25 aprile con Ciampi a Milano. Lo hanno confermato sia il quadrumviro La Russa di An (ex Msi, ex Pnf) che l’Obersturmbrianzenfuerer Salvinen della Lega. “Quel giorno avrò di meglio da fare” ha dichiarato il primo. “Ach! Ke ciazzekken der Grosse Padanienbewegung - ha dichiarato il secondo - mit Strumental-Retoriken-Fest von diesem alten Turd von Ciampi?”. Meno male, così noi italiani potremo farci la nostra festa in santa pace.
• Papi 1. “Purché ora non arrivi un altro papa bello e mediatico come Woytjla che va in giro a vendere false dottrine economiche tipo cancellare il debito del Terzo Mondo” (Edward Luttwark, all’Ap).
• Papi 2. Ciò che realmente si teme non è il papa progressista ma il Concilio Vaticano Terzo.
• Diritti umani. Condannati dall’Onu Cuba e Israele, per le rispettive violazioni verso dissidenti e palestinesi. Condannata dal Parlamento europeo l’Italia, per le espulsioni collettive di emigranti che, oltre a essere illegali, hanno causato un numero altissimo di vittime umane. Almeno un centinaio di emigranti, respinti nel deserto (grazie agli accordi Berlusconi-Gheddafi) dai militari libici, sono morti di sete e di stenti mentre cercavano invano di tornare nei paesi di provenienza.
15 Apr
Si festeggia insieme a Cosa Nostra • Un assistito di Taormina testimone tarocco dell’omicidio Calipari • Il Vento d’Egitto • Il ponte della mafia • L’Ucciardone a cinque stelle • Toaff fan club
• Roma. Partiti, dopo la celebrazioni di San Pietro, i notabili del pianeta - Nerone, Caligola, Caracalla, Attila, Tamerlano, Ponzio Pilato - la popolazione romana torna ad affrontare i problemi consueti. E’ aumentata ancora la benzina e la produzione industriale va calando ancora. Si torna a discutere del governo.
• Montezemolo (Confindustria): “Governo inefficiente, elezioni”. Dopo quattro anni di regime della Confindustria (che ha sostenuto esplicitamente Berlusconi) si preparano altri quattro anni di regime della Confindustria, stavolta con un altro governo?
• Italia 1. Cosa Nostra propone di abolire la ricorrenza del venticinque aprile, simbolo di divisione fra gli italiani, e di sostituirla invece con una Giornata della Concordia che possa essere celebrata insieme da Ss e partigiani, mafiosi e carabinieri, giudici e ladroni. La proposta, apparsa sulle colonne del “Domenicale” (la rivista ideologica di Dell’Utri) è stata entusiasticamente ripresa dal Secolo d’Italia (“Basta con l’antifascismo”) e An (La Russa: “Una festa da cambiare”). Negli Stati Uniti, contestualmente, il 4 luglio verrà festeggiato insieme a Bin Laden.
• Italia 2. Dimenticato definitivamente Calipari. Bush, fra una cosa e l’altra, promette che se ne occuperà in qualche modo; l’inchiesta sarà comunque americana, e non della magistratura civile ma dei militari. In Italia, a parte qualche giornale di sinistra, non se ne parla più: la disinformazione e il polverone hanno funzionato bene. In Italia, l’ultimo episodio di disinformazione sul caso consiste in un “supertestimone” (tale Girolamo Preite) che si presenta ai giudici, annuncia rivelazioni “sul Sismi”, e si rivela fasullo dopo poche ore. Assistito, ovviamente, dall’avvocato Taormina.
5 Apr
Froci, comunisti e vincitori • Tra cinquant’anni la soglia di non ritorno per l’umanità • Non è stato Wojtyla a far cadere il “comunismo”; semmai Gorbaciov • Un candidato di sinistra che vince con l’appoggio della nipote del duce.
• Il disgelo. To’, è primavera! Non c’è più Berlusconi!
• Vieni avanti, crrretino. Allora, Vendola era troppo estremista, eh? Troppo frocio? Troppo communista? Bisognava fare la bicamerale con Berlusconi, eh? Bisognava non spaventare i moderati, fare blocco al centro, eh? Coglione!
• Il capo chiuso nella sua stanza, con la testa che gli è tornata improvvisamente pelata. Da basso chi beve, chi litiga, chi canta Giovinezza, chi ficca qualcosa dentro una valigia. In fondo alla sala la nazista lesbica e il tedesco ‘mbriaco che suona il pianoforte.
• Speriamo che la sinistra stavolta non sia troppo di destra.
• L’ultima parte del Signore degli anelli, con Vespa e Saruman che cominciano a dissolversi lievemente nell’aria.
• Alla fine arrivò il communismo in Italia. Il capo era un ciclista bolognese e quella che fece vincere l’elezione decisiva si chiamava Mussolini.
• E’ stato presentato due settimane fa il rapporto sullo stato del pianeta dell’Organizzazione mondiale della sanità . Ci hanno lavorato per cinque anni milletrecento scienziati di un centinaio di paesi. Non è uno di quei materiali - lungo, palloso e per niente divertente - che i giornali amino mettere in prima pagina. Comunque, il succo è che la sopravvivenza della vita umana sulla terra comincerà a incontrare problemi già fra una cinquantina d’anni.
Riscaldamento, effetto serra, ecosistema sfasciato, anidride: non che fra cinquant’anni ci sarà lo sterminio generale, l’apocalisse, ma fra cinquant’anni la soglia di non ritorno sarà stata raggiunta, e da quel momento in poi sarà impossibile tornare indietro. L’estinzione dell’umanità probabilmente avverrà in tempi storici, e non - come si pensava ai miei tempi - sui tempi del sistema solare.
Altri grandi centri di ricerca - il Public Politicy Reserch, The Australia Institute, il Centre for America Progress, ecc. - sono orientati nello stesso modo, differendo solo nei tempi di raggiungimento del punto di non-ritorno, che in genere considerano più vicino nel tempo.
Questo, naturalmente, è catastrofismo.
30 Mar
Nel Lazio, centrosinistra marpione e centrodestra truffaldino, e l’Unità fa il gioco di Storace • Le pasquette italiane degli immigranti annegati • Formigoni in Lombardia. Il centrosinistra presenta il proprio candidato: Nessuno • I Casini (e i Caltagirone) de La Stampa • Marco Travaglio risponde a Orioles
• Lotto. Finisce alla Lottomatica, com’era artisticamente logico, la campagna elettorale per le regionali laziali che ormai - con ogni evidenza - sono il primo atto del referendum finale. Si candidano (il primo si autocandida a forza, il secondo scelto da una dozzina d’oligarchi) Storace e Marrazzo, il primo “gerarca buono”, il secondo condomino amministratore. Brand. Budget. Pubblicità . Mussolini. Firme false, firme hackerate, scoppia il caso. Ne emergono un centrosinistra marpione (appoggia la Mussolini) e un centrodestra truffaldino (ruba i dati al Comune). Polemiche. L’Unità , che da poco ha un direttore non eccelso ma imposto dai padroni (quello bravo era stato appena cacciato perché di sinistra) e scambia un bellissimo scoop su Storace (titolo giusto: “Picchiato da un fascista / si chiamava Storace“) con un dilettantesco “Picchiato dal padre di Storace“. Scandalo. Il direttore padronale non si dimette e nemmeno fa - non essendo giapponese - harakiri. Nessuna vittima neanche fra i mega-azionisti (d’incerta origine) del giornale.
L’Unità , che sotto Colombo era uscita vincente da una polemica con Berlusconi (quella del “putrido” ecc.) si trasforma nella palla al piede del centrosinistra e Storace la usa benissimo per contrattaccare, scambiando l’imbroglio proprio con quello dell’Unità . Infine, comizio finale con Berlusconi, previsto fin dall’inizio, ma annunciato come una risposta umanitaria alla persecuzione di Storace. Costui, che fino a una settimana prima contava principalmente sul “Burin Pride” (è stato lui a riciclare mediaticamente il Lazio, che prima era solo quella roba là attorno a Roma) e sul cuore tricolore, adesso è inopinatamente diventato un altro Dubcek, un Solgenitsin, vittima de la tirrannia dei communisti.
E dove si fa il comizio? Al palazzo - risultato il più conveniente - della Lottomatica, la società di biscazzieri dei D’Alema-boys e dei dc alla Scotti. L’edificio è costellato da tutti e novanta i numeri del lotto, fosforescenti al neon e visibili da lontano. I megamanifesti “Datti un’opportunità , gioca al lotto” ricordano sinistramente le centinaia di impiegati, pensionati e madri di famiglia rovinati dai “numeri magici” come il Cinquantatré. In mezzo a questi numeri, Berlusconi e Storace denunciano il malaffare dei communisti e la prossima riscossa nazionale. Sipario.
23 Mar
Il primo giorno di primavera Fini inaugura il primo carcere “privato” italiano. Lo chiamano “struttura di rieducazione”. E sapete chi è il privato che lo gestisce? La Fondazione San Patrignano. Sì, quella dove è avvenuto un omicidio. E tanto altro ancora.
• Altre primavere. Il 21 marzo viene inaugurato dal prossimo (secondo lui) presidente del consiglio Fini il primo carcere privato italiano, a Castelfranco Emilia. Formalmente non è un carcere ma una “struttura di rieducazione” (anche i campi di concentramento, formalmente, sono “centri di accoglienza”) per tossicodipendenti e la ditta che ha avuto l’appalto è la San Patrignano. E’ un punto d’arrivo: molti anni fa, di fronte all’alternativa fra stroncare il traffico d’eroina (gestito da Cosa Nostra) e perseguitare i tossici, la società italiana scelse la seconda strada. Furono pochi, e per lo più preti, quelli che in quest’occasione mostrarono un minimo d’umanità per i “drogati”. Gli altri preferirono curare le tossicodipendenze a cazzotti “paternalistici” o a galera. Nella comunità di Muccioli si arrivò perfino a un omicidio. Ma ciò non impedì la sua trasformazione in azienda, sempre più manageriale e sempre più riconosciuta dallo stato. Adesso, naturalmente, con uno stato che da un lato vuole arrestare chi si fa una canna e dall’altro si fa di coca nei ministeri, San Patrignano è il modello vincente: di morale, d’umanità , di gestione violenta della gente “strana”. E forse, a poco a poco, anche di società . Un Panopticon quotato in Borsa. Una battuta? Non tanto: in America le aziende carcerarie in Borsa ci sono già .
• “Lodeserto? Un perseguitato!” ha detto, con innocente sventatezza, il vescovo o il cardinale di Lecce. Mi dicono che anche altri, vescovi di altre chiese, abbiano preso le difese del responsabile del “centro d’accoglienza”. E che ha fatto, in fondo? Ha impedito di uscire alle “accolte”? Figurarsi: ex puttane. Ha dato qualche manganellata, l’ha fatta dare? Ma quanno cce vuo’ cce vuo’, signora mia; del resto, se anche l’ha fatto, l’ha fatto per il loro bene.
Infatti. E’ almeno dal Settecento che i poveri non vengono più picchiati se non, illuministicamente, per il loro bene. I poveri, gli emigranti, le donne, i giovani pre-integrazione. Per il loro bene.
Stiamo esportando la democrazia in mezzo mondo, giusto? “Per il loro bene”. Esportare, letteralmente: la prendono qui dove si trova, la smontano, l’imballano e se la portano via. E poi la scaraventano laggiù, dove arriva arriva.
• Cuba. Duri atti d’accusa di Amnesty International contro le due dittature dell’isola. In una, con capitale l’Avana, ci sono almeno settantuno prigionieri politici, e “la libertà d’espressione è un reato”. Nell’altra, con capitale (o sub-capitale) Guantanamo, c’è anche la tortura.
• Anche in Italia, a Genova - i giudici hanno appena finito di accertarlo - è ritornata quattro anni fa la tortura. Eppure il sole splende, noi camminiamo tranquillamente e i torturtatori, come in Bielorussia o in Argentina, continuano serenamente la carriera.
22 Mar
Un numero della rubrica dedicato ai militanti antimafiosi (se ci pensate non è ancora diventato uno spregiativo, per la stampa, come, invece “disobbedienti”). Un volantino di vent’anni fa, scritto da un ragazzo come ce ne erano tanti, in Sicilia e altrove.
• Ventuno marzo: primavera, bella giornata per saltare la scuola e anche - fra le altre cose - giorno della memoria per le vittime dei mafiosi. Ma a me la parola “vittime” non è mai piaciuta: quasi tutti quelli che sono stati uccisi in realtà non sono stati vittime impotenti, ma hanno lottato coraggiosamente contro il potere mafioso. Perché è stata una lotta, ed è una lotta tuttora. Commemoriamo quanto ci pare e piace, magari con sindaci e presidenti, ma non rassegnamoci a niente: lottiamo.
Perciò vorrei farti leggere ’sta roba di venti anni fa. Fabio (l’autore del primo volantino) ora è uno grande, ma a quell’epoca era un ragazzo come te. Ce n’erano un sacco così, in Sicilia e altrove. Questo numero della Catena è dedicato a loro, ai militanti antimafiosi.
• SicilianiGiovani/ Volantino per un’assemblea (primavera ‘84)
Vogliamo proporti una nuova idea da realizzare insieme: SicilianiGiovani, un mezzo di espressione libero e moderno a disposizione di chiunque voglia dire qualcosa, non il primo della classe, né quelli che salgono sempre in cattedra. Infatti non ci interessa il letterato, l’artista, il politicante, ma tutti quelli che vogliono scrivere, raccontare, disegnare, fotografare anche solo partecipare a qualcosa, esserci, sentirsi vivi e protagonisti, non solo complici della propria vita. E’ una possibilità di opporci a un’esistenza grigia che scorre per inerzia, alla solitudine, alla rassegnazione inutile (ci dicono di non rompere le scatole e starci zitti, e noi ci stiamo? No).
Non dormirci su ancora, vieni se hai qualcosa da dire, da raccontare.
Fabio
SicilianiGiovani/ “Il coraggio di lottare”
Caro Salvatore (o Antonio o Vincenzo o Roberto, o come diavolo ti chiami), come vedi, io non so nemmeno il tuo nome (forse ci saremo visti qualche volta, in un treno di pendolari o in una discoteca, ma naturalmente senza farci caso) e non so nemmeno che tipo sei, se tipo “ragazzino perbene” oppure tipo punk (a me personalmente piacerebbe di più così, ma questo è solo una cosa mia personale). Non so neppure che cosa stai facendo in questo momento, forse hai trovato il giornale per caso e siccome ora c’è una lezione noiosa te lo leggi sottobanco tanto per passare il tempo; o forse sei sull’autobus o forse da qualche parte con i tuoi amici (neanche tu sai granché di me: bene, sono un giornalista dei Siciliani, ho qualche anno più di te ma non molti, sono triste perché mi hanno ammazzato un amico, ho anche la paranoia che lo facciano pure a me e ne ho paura perché non sono particolarmente coraggioso. Non sono affatto un grande giornalista anzi sono alle prese con problemi molto più grandi di me). L’importante comunque è che tu capisca che io in questo momento non sto parlando al Ragazzo Impegnato, non sto facendo il discorso “simbolico” per dire che in realtà faccio appello a tutti quelli che ecc. ecc. No, io sto parlando proprio a te personalmente, perché ho bisogno di aiuto e non mi fido delle persone importanti. Ho bisogno invece della gente “comune”, quella come te (e come me).
C’è gente che nasce mediocre Dukakis ha dovuto studiare ad Harward per diventarlo.
— Pat Buchanan