LA BUFFA SINISTRA ITALIANA CHE APPOGGIA RUTELLI • E’ PER LE MULTINAZIONALI, ORA, CHE LA CINA E’ VICINA • SGALAMBRO, IL FILOSOFO CHE PARLO’ BENE DELLA MAFIA, OGGI INVITA I CATANESI AD ANDARSENE • LETTERA A SILVIO BERLUSCONI
• La cosa più semplice sarebbe dire che sono diventati matti tutti quanti e che, altro che congressi, qua non resta altro da fare che chiamare il manicomio. La seconda ipotesi, ovviamente, è che li paga Berlusconi. La terza, quella buona, è che semplicemente la posta in gioco s’è alzata troppo e che le buone maniere, in questo poker finale, sono diventate veramente un lusso.
La posta non è più solo politica, fare un governo. E’ determinare chi paga la sopravvivenza del paese – se sopravvive – nei prossimi vent’anni. Potrebbero pagarla Tanzi e Tronchetti, razionalizzando il sistema. Potrebbe pagarla Fantozzi, ma in questo caso bisognerebbe thatcherizzare il paese a un livello terrificante. Quel che non si può fare è continuare così. Ricordate la furberia più furba degli ultimi vent’anni, il “sommerso”? Fare un sacco di sghei lavorando in nero, abolendo gli scioperi, senza sindacato? Il mitico nordest, i padroncini? Bene. Funziona benissimo. Ma non qui. Funziona in Cina, dove però i “sommersi” sono due miliardi, con metà delle multinazionali del mondo (italiane comprese e compresi i nordestini) a dargli manforte e con noi come obiettivo finale: vendere panettoni cinesi a Milano e pizza di Shangai a Mergellina.
Sono già sulla buona strada, perché è dai tempi di Craxi che il concetto di “made in Italy” (cioè di marchio, cioè di niente) ha sostituito il concetto di produzione e non possiamo pretendere ancora a lungo che la borsetta firmata (e prodotta in Cina) valga duecento euri mentre quella identica non firmata (sempre prodotta in Cina) ne valga venti.
Ecco: il punto a cui siamo è questo e le ricette intermedie, dopo trent’anni di sogni allegri e di addormentamento industriale, sono a zero. Adesso: o si portano gli operai italiani quasi a livello cinese, con tante belle chiacchiere vaselinose ma sostanzialmente col bastone. O si portano imprenditori e manager a livello civile, senza permettergli ulteriormente il lusso di disperdere in investimenti “politici”, intrallazzi di borsa, rendite parassitarie, criminalità finanziarie, improfessionalità e tangenti le risorse che a questo punto sono vitalmente indispensabili per l’investimento e la ricerca. Il Pil, liberato da tutto ciò, *forse* sarebbe sufficiente. E forse no. Una parte della classe dirigente, comunque, ritiene che valga la pena di provare. Un’altra parte, o per egoismo o per thatcherismo convinto, ritiene che è tempo perso e che serve un governo forte che imponga i “sacrifici” verso il basso.
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