Lo specchietto per le allodole
12 Gen
Non ho più aspirazioni.
Maledetta legge!
11 Gen
No, cioé, insomma. Si può dire in questo posto di sfigati che ci si è sbriciolato il croccante con questa storia di fumo non fumo? Ammazzateli, ’sti cazzo di fumatori, fateli trombare fino allo svenimento, copriteli di lodi professionali; insomma, fate come vi pare, ma piantatela di ammorbare il mondo con le vostre rimostranze. Era meglio quando ammorbavate l’aere con il vostro fumo.
Anche perché c’è chi sta molto peggio di voi, o cribbio. E ve lo vado a dimostrar.
Era la vigilia di Natale, il Brontolo era in pausa bestemmia e nel frattempo svolgeva il suo porco lavoro in cerca di una vendetta che prima o poi arriverà, tranquilli. È stato così che sulla soglia di un celebre avvocato, in quella Roma porcona che tutto assolve e ricicla, incontro Pippo Supertromby Baudo. Sì, lui, l’ex potentone, l’ex formaggione, l’è magnaccione.
Era da un sacco che non ci avevo a che fare. Anni fa, con tutta la sua dolcezza mi aveva chiesto due miliardi di danni, imputandomi nefandezze che poi si è dovuto rificcare su per il capiente retto. Ragione per cui, quando ho visto avvicinarsi la sua algida sagoma, ho impugnato il croccante, pronto a brandirlo in caso di conflitto.
Ma Pippuzzo, ahimé, non è più quello di una volta. Con la sua crapa ingrigita e il suo sguardo scarmigliato, degno di un dio passato al cassonetto, ha incrociato i miei occhi vaghi, fuggiaschi. E proprio lui, l’uomo del “L’ho scoperto io” rivolto a tutti, dal papa in giù, mi ha chiesto aiuto: docilmente, come solo il dolore può portarti a fare. Voleva una mano contro il merdaio Rai, contro gli anni e chissà cos’altro. Cercava un amico e gli stava bene anche un nemico.
Questo, un mese dopo, è il mio ricordo del Natale.
Questo è il mio ritorno qui, troiette adorate.
14 Dic
Dio che godere, la delazione. Magnifica, sordida, ispida anche, ma in fondo anche buona e burrosa, eolica. Con la Tosca di Giuseppe e Maria che se la cantano e stracantano in sottofondo, ecco che rispunta in mano un Magazine di settimana scorsa, pallido e inutile come quasi tutto ciò che corrisponde a carta e stampata.
In fondo, timida, la fotina della povera Daria manin manetta col petit Sofrì, e va bene. Ma prima, primissima, un’altra chicca, da far gioire la mia anima cucca. Un articolo del valoroso Matteo Bandiera che, acciderboli,ce l’ha fatta persino a frugare tra gli appunti di Aldo Grasso, e a riportare tutto fedele come una geisha.
Wow, si parla persino di Luca Telese, quello baffetto del “Giornale”, quello spiritosone e sprezzante. E accipicchia, c’è anche la foto, di questo tal Telese, bellino proprio no ma comunque vispo.
Evviva! Evviva!!! Evviva il giornalismo!!!!!.
Ah, dimenticavo. Curioso che Matteo Bandiera, sulla carta d’identità, abbia scritto Luca Telese. Ci dev’essere un mistake….
13 Dic
Sabato sera, indomito, divanavo davanti all’Infedele. Anche così le grandi menti riposano, esclusa a priori l’ipotesi fucking e preferita quella sharing. Per giunta da quel nasone dell’Infe c’era anche uno dei miei pochi amici, che tra uno starnuto e l’altro diceva cose che normalmente diciamo a tavola ma che in tv fanno la loro porca figura.
Fatto sta che mentre mi trastullavo il uallero pensando al gabbio che dovrebbe farsi Marcellino Mafia & Vino (e che mai ahimé si farà), mi sono chiesto se fossi almeno in grado di amare il Natale in casa Romano, con le sue democristianerie, le sue fassinerie e rutellerie connesse.
Mi sono chiesto, pure, quale di queste geometrie politiche potrebbe creare il collante per noi ex ragazzi targati quaranta, e alla fine mi son detto con voce da raviolo, felsineamente flautata: nessuna.
L’unico punto in comune, vero, solido, indimenticato, è quel freddo dentro le scarpe e le ossa, tra la sciarpa e il maglioncino fatto a mano, che ci prendeva certe domeniche d’infanzia a messa, mentre l’incenso e i sogni se ne andavano alti oltre le panche e il tempo.
In fondo era partecipazione, quella. L’Appuntamento.
9 Dic
Vabbé, tocca anche dire scusa, ormai, se uno invece che postare tutti i giorni va in giro per l’Italia a discettar di amenità, come nel mio caso. Quindi: scusa, scusate, scusatemi. Anche perché vedo che il biondino nel frattempo vi ha storditi di fumo e per giunta s’è incazzato Max Pezzali, che solo con la sua mamma dovrebbe veramente avercela.
Comunque.
Con colpevole ritardo, e con una mano sola causa croccantite urgens, eccomi a dire quello che forse qualcuno ha già bofonchiato. Ovvero: ma quanto è bischero Romano Prodi?
Sia chiaro: pur di archiviare tra i cupi faldoni di un polveroso archivio la facciazza wonderful del cavalier scaligero, anche quella zoccolina di vostra sorella voterei. Figurarsi il raviolato Romano e la sua corte di vecchie bagasce boiardate. Però così non si fa, Romy. Passi cippalippa lilli e pierpiero marrazzo strappati alla sala trucco per far cassetta alle elezioni (il copyright del giochetto ce l’aveva il Cav., ma pazienza). Quello che non va bene, ma proprio per niente, è ’sta trucida storia dei mercenari forzaioli, figli del dio denaro e per esso disposti ad offrire il petto. Un conto è lottare per mandarli a casa, per sconfiggere il loro babbo, per fare in modo che una fotocopia di dignità torni a trionfar, ma perché mercenari? Basta con questo aggettivo, fascista, più l’aggettivo delle persone, affibbiato con leggerezza anche a quell’altro povero che hanno ammazzato in Iraq.
Io li difendo, questi mercenari. Non li amo, ma proprio zero, non li voglio tra i coglioni e se ci inciampo li scalcio: ma li difendo. Evitando di regalare loro un bell’insulto di gruppo di cui vantarsi con gli amici all’happy hour.
3 Dic
Arrivato dall’editore “Fumo negli occhi” di Filippo Facci.
Pensavo fosse un libro utile, ma il tavolo balla ancora.
L’oro non è tutto. Ci sono anche i diamanti.
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