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Archive for the ‘Brontolario’ Category

2007

E che cazzo, io no? / Guardando basso le traiettorie/ parole fulgide parole e scorie/ innalzo il muro contro i ricordi/ pratiche lorde stampa e madonne/ tirate in cielo e poi ricadute/ videofonando videosperando/ nell’immediato nuovo strumento/ di riedizione di quei pensieri/ capitolati con la certezza / che tutto corra verso qualcosa.
E che cazzo, io no?/ Dentro il rimbombo del fulcroblog/ che ci consente l’apertis verbis/ che ci spalanca la pia edizione / di un bel pensiero di un’emozione / povero cristo diesel munito / addio mutanda body alla gola/ un’altra notte a masterizzare/ sognando il dire / fuggendo fare.
E che cazzo, io no? / Fatemi spazio che arrivo anch’io/ a dire cose che non sapete / che ho già imparato e poi cancellato / oltre lo spazio dentro uno spizio / voglio più righe tocca il mio manto / cento chilometri tutto amaranto / cara ti amo cara mi sparo / non so che dire cerco il morire

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  • Begambiente

    Scrive tale Anna: «Caro Brontolo, vorrei un mondo più pulito. Che fare?».
    Scopiamo.

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  • Aririmortis

    “Non si scherza sui morti”.
    D’accordo, scendo.

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  • Arimortis

    Alpino seccato a Kabul.
    Il solito musone

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  • Facci ride

    Dibattito sull’eutanasia.
    Morti di noia

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  • Non ho tempo. Non ho voglia. Insomma: non.
    But.
    Voi vi scannate per una battutella in cinquanta. E volete che là sopra vadano d’accordo.
    Ma quando vi passa?

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  • Camera con lista

    Ai Ds la camera.
    A Bertinotti il cesso.

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  • Incertezza dopo lo spoglio

    Alla fine hai chiesto a tutto quello che c’era attorno, alla luce, ai lampi, quale fosse il senso delle nostre mani, e del suono, pure, di certe parole improprie, buttate lì per caso mentre in silenzio fugge quello per cui siamo cresciuti. Nulla è rimasto chiaro, mentre spattavi i miei calzoni e questo affare sghembo ti stropicciava contro, assurdo, nella sua voglia di caldo e amore, quanto le scuse che ci infilavi in mezzo.
    «Non sul letto dove sta tua moglie», hai finto di pregare.
    E io a implorare un badile in mano, mi capisci Alessi, per ribaltarle il volto e la sua ipocrisia.
    «Tanto», le ho detto infine, «mai sapremo chi ha vinto».
    Se il tuo diabolico now o lei che mi ha per sempre.

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  • Anestesia britannica

    E’ successo quando ti ho vista di schiena e tu stavi legando il motorino, bellissima e fresca insieme, malgrado tutto quello che hai detto e fatto in una giornata qualunque. Ti sei girata e mi hai guardato con la faccia smilza, di chi non crede troppo e per questo merita religioso amore.
    «Avevo voglia di vederti», mi hai detto.
    Senza gorgheggi o fronzoli, semplicemente. Come una che ha voglia davvero di vedermi. Come se non mi avessi visto questa mattina, ieri, l’altra notte, e un minuto prima ancora.
    Avrei dovuto sentirmi felice, timido. Gratificato. Avrei dovuto sentirmi tutto, e invece ho sorriso di routine, tirando dritto verso la frase dopo, l’impegno dopo.
    Come ieri, dio. Allo stesso modo opaco di fronte ai pezzi di Londra. Come tutti zitto, televisore acceso, a sciropparmi annunziate e dunque ricapitoliamo i fatti.
    A tutto ci si abitua, per fortuna.
    Anche a se stessi.

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  • SCENA
    Lui è la classica faccia da trullo, ex giovanetalento, pacco robusto e ubris d’ordinanza. Lei ha scordato le caldane da un pezzo, scorreggia di massimi sistemi e fa la fatina in tv, dopo qualche ora di trucco ricostruttorio.
    Eccoli, i nostri due eroi, nella redazione di quello che uno si immagina sia un grande giornale, in una giornata di sole tra allergie e anomalie. Parlano di concertazione, rifondazione e infine del caso Calipari, come si usa di questi tempi in un qualunque hard discount.

    DIALOGO
    Ma lo conosci quel tizio che ha svelato il testo integrale degli americani?, chiede lei buttando un occhio a Dagospia e l’altro all’Herald Tribune.
    Lui: cazzo!
    Cazzo cosa? protesta lei alla lady Diana.
    Cazzo se lo conosco. È quel pirlone trentenne di Macchianera, sai…
    Macchianera?
    Vabbé. È quello tutto ciccia e brufoli che ha fondato Clarence… e che poi ha fatto un pacco di grana rivendendoselo…
    Clarence???, strabuzza ‘a vecchia con orrido gorgheggio.
    Insomma, è quella testa di cazzo che scrive le puttanate dei due di Camera Café, sai…
    Camera Cafè???
    Comunque: uno in gamba, credimi, che gioca alle radio libere come noi ai tempi di radio popolare, quando ancora non affogava di pubblicità e computer.
    In che senso?
    Beh. Lascia perdere. Andiamo al sodo. Ti dico solo che il buzzicone ha fatto tutto con un copia incolla. Ma ti rendi conto?
    In che senso copia e incolla????
    Nel senso, ha pensato il paccuto veterogiovane, che se qui non si chiude tutto e non si assumono venti ragazzi si va presto affanculo.

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  • Vorrei coprire le autopompe che ti stai facendo qui.
    Non è che ti avanza qualche pecetta?

    ps: nel caso chiedo alla Soncini, che è a Matera a intervistare i sassi…

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  • Sto-race? Stiam-zitti!

    Se l’avete già scritto, amen (basta la parola e lo share sale al 94 per cento).
    Sennò, con conformista ritardo post elettorale, chiedo: perché è stato omesso che lo strafalcione de “L’unità” su Storace è stato partorito dalla moglie di Mussi?

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  • Michele infedele

    Michele Santoro se ne sta lì seduto, abulico e sbarbato, nello scompartimento tre del treno che da Roma porta a Salerno. Pensa, l’uomo. Malgrado il cappotto blu e il cravattone che ne farebbero un perfetto portaborse, o magari uno di quei tangentari bauscioni che strapazzava in trasmissione.
    Eccoti qua, vecchio scarpone, a leggere giornali e a rotolare sulle rotaie, verso strade lontane da Bruxelles. Sono passati anni, da quando in regia la piccola Simo alzava i gonnelloni e si accucciava sulla sedia per seguirti lovely durante le dirette. E’ passato tutto, ormai. Ma tu speri che quel tutto ritorni, lasciandoti andare, in una lettera al megadirettore Cattaneo, a nostalgie canaglie per mammina Rai, che subito riabbracceresti mollando la fredda baita europea.
    Anch’io spero che tu torni, davvero. Perché incontrarti lì, sopra a quel treno, faceva davvero troppo Vecchioni. Quanto ai gonzi che ti hanno votato, pensando che tu davvero rispettassi la politica e le sue istituzioni, amen. Non sarai il primo ad avere preso per i fondelli il pianeta.

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  • Furioso Colombo

    Cambio alla guida dell’Unità.
    Ecco, mettetene uno non ubriaco.

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  • Effettivamente.
    Nel senso: anche se da un pezzo non posto resto uno della torbida compagnia macchiata, uno che magari non legge le mail ma a certe cose ci pensa, e che cazzo se sente nell’aria un premio non vede l’ora di perderlo.
    Dunque eccoci.
    Tanto per non perdere l’allenamento: Facci non fare l’asino, Neri sei un ricco di merda, Proserpina fammi una raspa.
    Finiti i soliti atti dovuti, largo alla forza del pensiero. Altro che Vattimo e altri quattro depressi postfordisti ora passati al lexus. Pensavo, giusto questa mattina, scrivendo questo e quest’altro e quest’altro ancora, che c’è qualcosa che non quadra nella nostra vita, e dico nostra perché troppo sarebbe dire mia. Com’è che uno che ha amato tanto una tale, una qualunque delle tali, e ha pensato di sposarla e di farci dei figli, e magari di morire prima di lei per non soffrire troppo, a distanza di dieci anni neanche ci pensa più?
    Cioé: è andata così, non vi siete capiti, vi siete lasciati, ma insomma vi volevate bene davvero.
    E invece via, il tempo ha spazzato baci e cassetti, deliri e prometti (quello che vuoi, basta che sia per sempre). Il dubbio, allora, è che se domani finisse con il tuo grande amore, quello che hai sposato, quello che ti ha dato i figli e che per ora non te li ha tolti, finirebbe allo stesso modo.
    Niente, gelo, dimenticanza.
    Che senso ha restare comunque insieme?

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