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E' mai possibile che appena un fenomeno supera il massimo clamore mediatico, la si considera morta? Mai sentito parlare di Curva di Adozione Tecnologica?

Lo specchietto per le allodole

Archive for the ‘Banca dati della Memoria’ Category

(COMM. STRAGI, II 154-155; NUMERAZIONE TEMATICA 16)

Il memoriale Aldo MoroLa stampa italiana costituisce un enorme problema sia per quanto riguarda il suo ordinamento e sviluppo, sia per quanto riguarda la sua indipendenza. Il tema fu già posto da Einaudi alla Costituente, ma né allora né dopo si è riusciti a risolvere questo enorme problema di libertà e dei diritti umani. Non so come giocherà la nuova legge sulla stampa; ma è certo che la gestione giornalistica è talmente costosa da essere proibitiva. La D.C. trascina a fatica i due ultimi giornali residui (Mattino e Gazzettino Veneto), mentre analoga fatica per sopravvivere fa la Gazzetta del Popolo che è di un gruppo (piccolo gruppo) amico. Da qui la necessità in cui essa si trova di fare ricorso, in un modo o nell’altro, a Rizzoli che le permette di non chiudere. Ch’io sappia, Bodrato ha problemi di rappezzamento, non una strategia da far valere. Deve affidarsi quindi non alla propria stampa, ma alla benevolenza (sempre misurata e discutibile) di quella altrui. Il Paese è così dominato da cinque o sei testate. Questi giorni hanno dimostrato come sia facile chiudere il mercato delle opinioni. Non solo non troverai opinioni, ma neppure notizie. Forse è questo un aspetto particolare di una crisi economica, che non può non essere anche una crisi editoriale. Infatti su 20-25 seri giornali è difficile bloccare; su 5 o 6 sì.

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(COMM. STRAGI, II 148-153; NUMERAZIONE TEMATICA 15)

Il memoriale Aldo MoroLa posizione dell’On. Cossiga è stata e continua ad essere solida nel partito per la sua cultura, vivacità ed agilità di movimento politico. Ha fatto presto tutto, il deputato, il Sottosegretario alla Difesa, il ministro in dicasteri di organizzazione dello Stato, fino a pervenire, con me Presidente, al Ministero degli Interni quale eredità del Sottosegretariato alla Difesa tenuto in precedenza (ed anche in seguito alla repentina rinuncia dell’On. Forlani). La drammatica vicenda del Friuli gli ha offerto, quasi appena nominato, una eccezionale occasione di lavoro ed anche una vasta platea, quella televisiva, per fare apprezzare l’opera sua. E’ entrato così dai noti tra i più noti esponenti politici, tanto che si è parlato di un suo accesso, sia pure ad interim, alla Presidenza del Consiglio, qualora, come qualcuno pensava, avessi dovuto assumere la presidenza della Camera, lasciando nelle sue mani la Presidenza del Consiglio fino a formazione del nuovo Governo. Il progetto però fu bloccato. Era quindi, in assoluto, considerato idoneo ad una simile successione, anche se, com’è umano, qualche collega trovava prematura la designazione. Si può dire, in certo modo, uno specialista di questioni militari e dell’ordine pubblico, ma insieme anche un buon conoscitore dello Stato ed un riformatore coraggioso, anzi, a mio avviso, quando ne ero Presidente del Consiglio, anche troppo coraggioso. Cioè a mio avviso avrei sposato maggior realismo alla indiscutibile capacità d’intuizione. Figlioccio e prediletto del Presidente Segni, ne seguì a lungo, affettuosamente la vicenda politica, ma non mancò di correggerlo, quando occorreva (ed occorreva) in senso progressista. Come gruppo interno si trovò così (ma la cosa non è innaturale) da doroteo che era basista e tale è ancor oggi considerato, cioè come fortemente spostato a sinistra. Di derivazione sarda ed imparentato con Berlinguer, ha la sua base elettorale e psicologica in Sardegna, dove spesso vivono i familiari. Conosce naturalmente a Roma ai più alti livelli, ma non è, come Andreotti, un romano e non ne ha oltretutto la mentalità. Se dovessi esporre con una certa riservatezza il mio pensiero, direi che in questa vicenda mi è parso fuori di posto, come ipnotizzato.

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(COMM. STRAGI, II 146-147; NUMERAZIONE TEMATICA 14)

Il memoriale Aldo MoroFin quando, essendo Ministro degli Esteri, avevo un minimo di conoscenza dell’organizzazione militare alleata, nessuna particolare enfasi era posta sull’attività antiguerriglia che la Nato avrebbe potuto in certe circostanze dispiegare. Ciò non vuol dire che non sia stato previsto un addestramento alla guerriglia da condurre contro eventuali forze avversarie occupanti ed alla controguerriglia a difesa delle forze nazionali. La sensazione di questo tipo di armamento ed impiego leggero si ha già agevolmente nelle riviste (cui assistono anche addetti militari di altri Paesi). La domanda, cui si risponde, tende a prospettare un’evoluzione della Nato che tenderebbe a volgersi verso una strategia antiguerriglia. Ovviamente ciò sarebbe dovuto venire in evidenza con l’acuirsi del fenomeno. Però, conoscendo un poco i tempi e modi di consultazione, pianificazione, attuazione di eventuali misure militari, si può escludere che un enorme organismo come la Nato abbia potuto mettere a punto in un tempo così limitato efficaci organismi a tale scopo e per giunta eccedenti le finalità dell’alleanza che implica grandi organismi operativi.
Con ciò non si intende escludere che talune cose abbiano potuto cominciare ad essere apprestate in più appropriate sedi. E ciò vedo possibile non nei complicati meccanismi Nato, bensì nella forma di collaborazione intereuropea che può svolgersi in forma libera, semplice, efficace, selettiva. Dico, appunto, collaborazione intergovernativa e non intercomunitaria, pensando alla Svizzera che ha fatto qualcosa, essendo neutrale e perciò fuori della Comunità. Mentre nella Comunità, per la sua forma di neutralità non istituzionale, ha fatto in questo campo qualcosa l’Irlanda. Circa l’ultimo quesito sono convinto che tutto in Europa in campo militare è a guida americana, mentre può immaginarsi una certa presenza tedesca, quasi per delega, nel settore dei Servizi segreti.

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(COMM. STRAGI, II 141-145; NUMERAZIONE TEMATICA 13)

Il memoriale Aldo MoroE’ vero che, nello sviluppo dei tempi, il potere della D.C. è andato largamente fondandosi sul predominio in materia bancaria. All’inizio non era così (anche per una certa eredità liberalmassonica) e ci si lamentava in campo democristiano dello scarso potere detenuto nel settore bancario. Oggi certo non è più così, specie se si abbia riguardo al settore delle casse di risparmio, banche popolari, banche rurali e sopratutto a quello delle grandi banche d’interesse pubblico che fanno capo all’Iri. Intendo dire come potere esercitato dall’Iri, perché molte di queste banche sono gestite da banchieri di livello internazionale e, per ragioni professionali e morali, di autentica indipendenza. Fatte queste distinzioni, bisogna dire che anche qui al potere in voti della D.C. corrisponde un eccesso di potere finanziario. La D.C. ha cioè di più di quanto dovrebbe avere, anche volendo applicare un meccanico criterio: tanti voti, tanto potere in banca. La competenza della nomina è del Comitato interministeriale del credito e risparmio, salvo qualche caso in cui entra in gioco lo stesso Consiglio dei Ministri. Naturalmente più la struttura di quest’organo è pluricolore, più le discussioni vi si fanno animate ed il terreno di intesa difficile. Non è detto, d’altra parte, che la natura monocolore del governo faciliti il compito. Il comitato è quindi un luogo di scontro, ma non è il solo. Si può immaginare che cose di questo rilievo siano trattate in via preliminare sul piano politico tra un ristretto numero di partecipi, dello stesso o di diversi partiti. Perché è ben vero che si tende verso la spoliticizzazione (almeno lo si dice), ma uno scambio di punti di vista preliminare non manca mai, che dopo che è stata giustamente accolta la richiesta correttiva degli altri partiti, primo il PCI, per una discussione parlamentare in comitato ristretto, prima che esse diventino effettivamente operative. Qui dunque il discorso o si può fare con riguardo al passato, ovvero con riguardo all’avvenire. L’esperienza del passato è, sappiamo, per ritardi, insufficienza, tipo di gestione chiusa, altamente deludente. Per l’avvenire [si] deve vedere come le cose si svolgeranno ed è da augurarsi sinceramente che segnino un miglioramento.

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(COMM. STRAGI, II 137-140; NUMERAZIONE TEMATICA 12)

Il memoriale Aldo MoroL’elezione di Medici alla Montedison è un altro caso eclatante di compromesso, risolto all’ultimo momento, e contro tutte le previsioni a vantaggio del Presidente del Consiglio. Sono le cose che sa fare Andreotti con immensa furberia, la quale però aggrava sempre di più la crisi di identità morale e politica di cui soffre acutamente la D.C.. Sia intanto chiaro che i problemi della Montedison non sono quelli degli uomini ad essa preposti, anche se essi pure hanno la loro importanza, ma quelli oggettivi di una struttura che non si può riprendere da sola ed ha bisogno, per arrivarci, pressoché inevitabilmente di una struttura pubblica. Chiusa l’epoca Cefis si fronteggiavano due nomi, Modugno, sostenuto dalla parte pubblica del sindacato, Grandi, sostenuto dai privati. Il braccio di ferro è continuato a lungo, perché anche i Cuccia e i Cappon erano duri nelle loro posizioni per non dire poi di Pesenti. Medugno era non solo il candidato dei pubblici per la sua provenienza Iri, ma il candidato del Governo.

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(COMM MORO, 175; COMM. STRAGI, II 304-307; NUMERAZIONE TEMATICA 11)

Il memoriale Aldo MoroE’ noto che la famiglia Agnelli, in un momento ritenuto di grande interesse, intendeva fare delle scelte politiche. La Sig.ra Susanna le fece, senza crearsi e senza creare problemi. L’Avv. Gianni, il capo della famiglia, fu lungamente oscillante, sollecitato dalla sua anima laica (oltre che dal disegno aggregatore di La Malfa) ad avvicinarsi al Partito Repubblicano, dal quale peraltro si allontanò, quando ebbe la sensazione che si trattasse di una tribuna troppo ristretta per un uomo come lui e per la funzione che gradiva gli fosse riconosciuta nella vita nazionale. Da qui la rinuncia, non senza qualche seguito di malumore. Umberto, pur essendo di provenienza laica (ma di originaria scuola cattolica), si avviò decisamente alla D.C. A parte le convinzioni e le valutazioni personali, ritengo che abbia giocato in lui la convinzione che, se si fa politica, bisogna farla in un partito che conti, un partito importante. E debbo dire che l’Agnelli ha preso molto sul serio la sua funzione, alla quale si applica con lo studio dei problemi e l’immaginazione di un nuovo tipo di società e di stato nel quadro e nello spirito di quella piccola società di studiosi di livello internazionale di cui ho avuto occasione di parlare.

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(COMM. STRAGI, II 131-133; NUMERAZIONE TEMATICA 10)

Il memoriale Aldo MoroLa vera ristrutturazione della D.C., benché necessaria, è lenta e incerta. Al Congresso ci si è presentati con una mozione che abbozzava le linee del rinnovamento ed è stata approvata. Su questa base si celebrata un’Assemblea organizzativa. Il materiale così elaborato dovrebbe ora andare al Consiglio Nazionale. In realtà sono state approvate solo le norme sul tesseramento ed il resto è lì, semipreparato. Anche in questo campo, come in altri, non si può dire che la D.C. corra con i tempi. Supplisce a questo ritardo con la sua intuizione di fondo di Partito di opinione, ma non ha piani veramente precisi ed impegnativi. Si può dire che predomina l’idea di partito aperto, sia nella concezione della cittadinanza interna di Partito (tesseramento) sia nei rapporti con gruppi di simpatizzanti non vincolati organizzativamente. Tutto questo è pensato, ma è largamente da fare. Sono stati potenziati i Gip e cioè raggruppamenti democristiani nei luoghi di lavoro, questi con radice un po’ più robusta, ma anche con qualche problema di rapporto con l’organizzazione tradizionale. In moderato sviluppo giovani e donne, presi, con qualche confusione, dall’acuta problematica sul femminismo e sui problemi dei giovani. Credo che la mia età politica vada rapidamente perdendo terreno, mentre tengono il loro posto i cinquantenni come Malfatti, Pandolfi, Cossiga ecc. Una folta schiera tra i trenta e i quaranta, di valore, si va affermando nelle posizioni intermedie, siano di destra come De Carolis o di sinistra (in senso largo) come Borruso. E ce ne sono parecchi. V’è poi il gruppo dei colti e dei tecnocrati, un gruppetto in Senato che ha studiato prevalentemente in America e in Inghilterra e fa capo al Sen. Andreatta. Ma, al di là di queste posizioni che potremmo chiamare culturali, emerge personale del mondo sociale e sindacale. In questo campo ve ne sono di ottimi, ma, pur ispirati a ideologia cristiana, solo in parte sono democratici cristiani (non lo è, per esempio, Carniti). Penso che questi gruppi sociali possano diventare dominanti. Negli altri partiti, fatta eccezione per i comunisti, si notano le stesse caratteristiche un po’ disorganiche.

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(COMM. MORO, 148; COMM. STRAGI, II 294-296; NUMERAZIONE TEMATICA 9)

Il memoriale Aldo MoroPer la prima parte della domanda mi [è] accaduto di parlare per ragioni di connessione in relazione alla domanda 10. Mi resta allora di riferire sulla importanza che si attribuisce all’elezione alla Presidenza della Repubblica. Questo evento ha dato luogo per tutto il trentennio a dispute accese, quasi che alla carica fossero connessi poteri di tipo americano o francese o anche tedesco. Ciò forse è avvenuto perché i gruppi, più che fare una scelta appropriata, hanno ad essa legato il loro prestigio. Si pensi, ad es., alla disputa circa l’alternanza del laico e del cattolico ed alla cura che si pone alla qualificazione comunque laica alla testa della repubblica. Fatti simbolici, ma carichi egualmente d’importanza. Converrà però ricordare, per vedere con equilibrio le cose, che De Gasperi si rifiutò di candidarsi, ritenendo il ruolo che gliene sarebbe derivato, molto ristretto. Vi fu il duello Sforza-Einaudi, cavallerescamente composto; quello Merzagora-Gronchi che non fu composto, lasciò strascichi di risentimento, contribuì ad un mutamento di governo. Le ragioni del contendere erano talvolta più di prestigio che di potere, ma valevano lo stesso ad animare la scena. Per venire all’ultima ed a quella futura, dirò che per la prima deve esservi, oltre che una posizione indispettita di partito, un mancato gradimento di ambienti internazionali di rilievo. Per la prossima son convinto che finirà per prevalere l’alternanza a favore di un laico.

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(COMM STRAGI, II 168-169; NUMERAZIONE TEMATICA 8)

Il memoriale Aldo MoroHo visto pochissimo l’Amb. Martin che era molto riservato, di poche parole ed alieno dall’esprimersi sulle cose italiane. Non potrei dire in coscienza quale ruolo abbia esplicato nella vita interna del nostro Paese. L’Amb. Volpe, italo-americano, cordiale, espansivo, eseguiva rigorosamente le direttive del Dipartimento di Stato con accentuato e rude atteggiamento anticomunista. Credo che, su istruzione del Dipartimento, avesse preso l’abitudine d’invitare più giovani deputati che anziani già sperimentati, probabilmente con ciò ritenendo di favorire quel rinnovamento della D.C. nel quale vedeva un modo di stabilizzazione del Paese. In privato ed in pubblico il discorso era francamente anticomunista, qualche volta su istruzioni, qualche volta senza.
L’Amb. Gardner è uomo fine, colto che esegue il suo mandato, in genere, con garbo ed efficacia. Sulla vicenda relativa ai nuovi rapporti di Governo è stato sobrio, ha più ascoltato che parlato, avendo cura di rifarsi alla nota dichiarazione base del Dipartimento con tutte le sue articolazioni: non interferenza, non indifferenza, imprevedibilità delle conseguenze.
A mio giudizio quest’ultimo diplomatico è il più delicato e sensibile, ha il polso delle cose italiane ed è in condizione di svolgere con efficacia un ruolo effettivo nelle cose italiane.

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(COMM. STRAGI, II 127-130, NUMERAZIONE TEMATICA 7)

Il memoriale Aldo MoroL’accordo sull’ultimo governo è stato assai travagliato, com’è comprensibile. Esso nasce dallo stato di necessità creato sulla scia delle affermazioni di La Malfa, dal Partito Comunista, quando ha dichiarato superato l’accordo a sei e richiesto una diretta ed impegnata partecipazione comunista (insieme ad altri partiti), per fronteggiare l’emergenza. A determinare questa situazione aveva contribuito, con l’aggravarsi obiettivo della situazione, la radunata a Roma dei metalmeccanici nel segno della sostituzione del Governo Andreotti. I comunisti, del resto, non avevano impegni di sorta circa la durata temporale dell’accordo a sei, benché si sperasse di protrarla fino alle elezioni europee allora prevedute per il 78. Per i democristiani, nella generalità dei casi, fu una sgradita sorpresa, perché metteva in discussione un equilibrio che il Paese, dopo sforzi, aveva acquisito ed anche gli Americani avevano accettato o tollerato. Ma, una volta chiara la fermezza con la quale il PCI chiedeva, con altri, un cambiamento, ci si dové mettere al lavoro. La reazione dei gruppi fu semplicemente disastrosa ed occorse una durata eccezionalmente lunga di crisi, circa 60 giorni, [per] cominciare ad avere un controllo minimo della situazione e cioè un dibattito duro, ma civile, non caratterizzato cioè dalla minaccia immediata di voto negativo in aula. A questo fine, a parte l’opera di persuasione svolta da alcuni democristiani, si cercò di far valere una ragione positiva e cioè la continuazione, in forma aggiornata, di un accordo che si era rivelato in complesso fecondo e senza l’ipoteca di un accordo politico generale tra PCI e D.C., al quale la parte democristiana (ma anche quella comunista) apparivano impreparate. Sul piano politico formale, a parte il programma che riprende e aggiorna quello di luglio, dopo moltissime incertezze, la Direzione D.C. da un lato, l’On. Berlinguer dall’altro (egli aveva intanto abbandonato l’idea di un Governo di emergenza) erano convenuti nel ritenere possibile una maggioranza programmatico-parlamentare, che avrebbe tradotto in accettazioni le manifestazioni di non sfiducia del Governo precedente.

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Interrogatorio Moro /6: Lo scandalo Lockeed

(COMM. MORO, 166; COMM. STRAGI, II 281-282; NUMERAZIONE TEMATICA 6)

Il memoriale Aldo MoroLo scandalo Lockheed è il frutto del 20 giugno, dell’indubbio successo comunista che bilancia l’indubbio successo della D.C. Dico che è frutto del 20 giugno, perché è in quell’atmosfera di maggiore potere della sinistra che matura il proposito di dimostrare che un momento politico è finito e ne comincia un altro. Un altro nel quale la volontà comunista di pulizia e di chiarezza non potrà essere bloccata più dalla volontà della D.C. o, se si vuole essere ancora più precisi, da accordi della D.C. con altri partiti ed in particolare con il Partito Socialista. In realtà il 20 giugno non è soltanto la fine della egemonia della D.C., è anche la fine del suo sistema di alleanze che non si è più ricostituito e neppure si è risolto dopo le intese dalle quali nasce il presente Governo. Cioè nella inquirente non esistono maggioranze politiche atte a bloccare una inchiesta giudiziaria. Salvo per qualche residuo del passato, la D.C. è alle corde ed il Partito Comunista dà la prova della sua forza e della sua intransigenza. Quindi io non ho da dire niente sul processo, sul quale del resto, per alcuni punti, mi sono espresso con forte convinzione. Dico solo che c’è un fatto politico preliminare dietro il caso ed è che i rapporti di forza sono mutati ed il Parlamento di oggi è diverso da quello di ieri. L’oggetto è quindi senz’altro cosa secondaria di fronte a questo fatto politico. Il fatto di cui si tratta, se c’è, per chi c’è è in fondo una cosa minore. E’ scelto quasi a caso nella presumibile boscaglia delle corruzioni in materia di forniture militari, sulle quali dovrebbe far luce l’apposita commissione parlamentare. Non saprei dire che cosa dovrebbe scoprire. Azzardo a caso. Forse uno di questi casi di compravendita, dai quali l’attenzione, tutta tesa al caso Lockheed, potrebbe essere deviata?

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(COMM. MORO, 127; COMM. STRAGI, II 396-397; NUMERAZIONE TEMATICA 5)

Il memoriale Aldo MoroIl prestito fatto dal fondo monetario internazionale all’Italia era in negoziato da tempo e procedeva con grandi difficoltà. Le condizioni richieste al Governo, che io presiedevo con l’On. La Malfa, erano così onerose, da farne apparire non realistica l’accettazione in quella forma. I nostri successori accettarono modalità che a non lunga distanza di tempo apparvero irreali e dovettero essere, in un modo o nell’altro, modificate. Ma retroscena vero del prestito è il viaggio del Presidente del Consiglio in America, caratterizzato dalla valorizzazione della semipresenza comunista. Gli Americani volevano significare in vari modi, ed anche con la stipulazione del prestito, che, purché i comunisti restassero fuori dal governo e dessero l’aiuto ritenuto necessario per il risollevamento del Paese, gli americani realisticamente non avrebbero posto questa o quella obiezione. Invece per l’ingresso al Governo non c’era accordo. Concedendo il prestito, in sostanza, si dava un avallo a quello che c’era già, ma implicitamente si chiedeva la garanzia che non si andasse in là verso una collaborazione di Governo. Questo, nella situazione, fu osservato. Vennero poi i fatti nuovi sui quali il giudizio americano credo sia ancora estremamente riservato.

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(COMM. MORO, 164; COMM. STRAGI, II 275-276; NUMERAZIONE TEMATICA 4)

Il memoriale Aldo MoroLa risposta è positiva. I finanziamenti alla D.C. (ma non solo ad essa) sono venuti, oltre che da sinceri estimatori ed amici, anche esercenti attività economiche, in genere dall’attività economicamente più prospera, quella industriale. Nei primi tempi del dopoguerra Costa soleva sovvenire senza mistero attraverso le risorse dell’industria privata. Egli dava a De Gasperi come capo di coalizioni di governo ed egli distribuiva agli altri secondo un rapporto fiduciario che corrispondeva ai vincoli ed all’esigenza della collaborazione politica. Poi i rapporti si sono fatti più sofisticati e meno personalizzati. Pare evidente dalle cronache che vi abbia parte, secondo i suoi compiti, il segretario amministrativo. Non credo entrino spesso in gioco altre persone, anche se ovviamente ce ne sono. Dopo il voto della legge sul finanziamento dei partiti, la situazione si è fatta ovviamente più stretta. Gli elargitori sanno che vi è una chiara qualifica d’illiceità e sono più cauti. Credo che la Cia abbia avuto una parte soprattutto in passato, in un contesto politico più semplice sia in Italia sia in America. Non mi risulta che oggi ciò avvenga ancora. Il Presidente americano dovrebbe pensarci bene. Per quel che mi risulta anche il viaggio dell’On. Pisanu in Usa non aveva finalità di finanziamento, ma di allacciamento di rapporti, per lanciare anche in America Zaccagnini come uomo nuovo. Credo che offerte possano essere venute dalla Germania, ma sono state congelate, tra l’altro, dagli sviluppi politici. Per le correnti tutto è molto più fluido. Immagino che, se qualcosa ancora avviene (ma si deve tenere presente la decadenza delle correnti), avviene con i rispettivi dirigenti. Son convinto però che oggi, se qualcuno vuol dare qualcosa, lo dà al partito, non alla corrente, priva ormai di ogni vigore, salvo che la persona non sia in condizione di trattare questioni economiche di rilievo.

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(COMM. MORO, 163; COMM. STRAGI II 270-274; NUMERAZIONE TEMATICA 3)

Il memoriale Aldo MoroLa ristrutturazione dei servizi segreti fu posta dal Governo della non sfiducia sull’onda delle critiche e delle polemiche sul funzionamento dei servizi segreti del passato. Prima che uno scontro di persone, vi fu comprensibilmente uno scontro di amministrazioni; in definitiva tra l’ambiente militare che con i servizi segreti della difesa deteneva quasi il monopolio dell’informazione riservata ed il mondo della polizia che aveva avuto prima gli affari riservati e poi, dopo varie polemiche, i servizi di sicurezza, a base, in verità, più modesta. Si è oscillato per qualche tempo tra servizio unico e servizio plurimo. Con gli accordi di luglio si optò per i due servizi, ponendo con ciò il problema non solo dei compiti, ma anche del personale. Indubbiamente il personale più numeroso e più qualificato era quello dell’Ufficio D (ridotto negli ultimi tempi alla quasi totale inerzia) e da quello entrambi i nuovi servizi aspirano a prelevare il loro migliore personale. Ma ovviamente non si tratta solo di questo. Si tratta del predominio politico in un settore così delicato che il Ministro della Difesa ed il Ministro dell’Interno vorrebbero entrambi conseguire. La cosa è più delicata per il fatto che, essendo potenzialmente più consistenti le strutture militari, quanto a funzioni, obiettivamente, considerati i moderni sistemi di spionaggio, il servizio di sicurezza civile ha compiti di maggior rilievo di quello militare. Sta di fatto però che, avendo presente il numero e la qualità del personale disponibile, sono i carabinieri ad avere, anche in rapporto alla loro specializzazione, una posizione dominante, sottolineata dalla nomina del dinamico generale Grassini a capo del servizio di sicurezza civile. Le nomine, quali sono risultate, non sono quelle in un primo tempo avute di mira. A parte il generale Genovesi che, per l’esperienza fatta nel famoso ufficio D del Sid era naturale designato alla direzione dell’organismo militare, si era pensato per l’ufficio di sicurezza civile ad un ufficiale, sempre dei carabinieri, di grande prestigio, il Gen. Ferrara, attuale vice Comandante Generale dell’Arma. Ma proprio la struttura composita ed un po’ macchinosa dei due organismi, privi di agilità operativa e di efficace cooperazione, ha indotto il Gen. Ferrara a rifiutare l’incarico. Parimenti egli ha rifiutato di assumere il compito di coordinamento, che è stato invece affidato ad un anziano ed esperto funzionario dell’Amministrazione dell’Interno con l’effetto di creare almeno così un certo equilibrio tra mondo militare ed Amministrazione dell’Interno.
In realtà quindi la partita si è giocata tra i ministri competenti ed il Presidente del Consiglio. Altri esponenti politici, come l’On. Rumor o chiunque altro, non avrebbero potuto averne parte. Naturalmente esce rafforzata la posizione del Presidente del Consiglio, perché è il responsabile del servizio, è il responsabile del segreto e media tra i due ministri. A mio parere però ha un qualche vantaggio, nell’attuale struttura, il Ministro dell’Interno per il fatto che non viene nominato, come pure la legge prevederebbe, un Sottosegretario per il coordinamento. E’ evidente che esso avrebbe dato ombra al Ministro dell’Interno ed avrebbe interferito nella sua azione. I compiti infatti sono difficilmente divisibili. Quindi del Sottosegretario si è fatto a meno. Il Dominus resta il Presidente del Consiglio, anche se l’autorità è temperata da una Commissione parlamentare, presieduta dall’On. Pennacchini, alla quale si riferisce dei relativi problemi e che si occupa, per così dire in sede d’appello, del Segreto.

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(COMM. MORO, 161; COMM. STRAGI, II 256-257; NUMERAZIONE TEMATICA ASSENTE)

Il memoriale Aldo MoroMi rendo conto delle accuse rivoltemi. Per quanto riguarda la strategia della tensione, che per anni ha insanguinato l’Italia, pur senza conseguire i suoi obiettivi politici, non possono non rilevarsi, accanto a responsabilità che si collocano fuori dell’Italia, indulgenze e connivenze di organi dello Stato e della Democrazia Cristiana in alcuni suoi settori. Benché fossi in quegli anni prevalentemente all’estero per il Ministero che ricoprivo, mi ha fatto molta impressione il c.d. caso Giannettini, la rivelazione improvvisa ed inusitata per la forma dell’intervista del nome del collaboratore fascista del Sid che, collegata con presumibili insistenze dell’On. Mancini e con la difesa strenua fatta dal parlamentare socialista del Gen. Maletti, insistentemente accusato al processo di Catanzaro, dà al caso il significato invece che di un primo atto liberatorio fatto dall’On. Andreotti di ogni inquinamento del Sid, di una probabile risposta a qualche cosa di precedente, di un elemento di un intreccio certo più complicato, che occupa ora i giudici di Catanzaro e Milano.

(COMM. MORO, 161-162; COMM STRAGI, II 254-255; NUMERAZIONE TEMATICA 2)

Certo è un intrigo difficile da districare e le cui chiavi presumibilmente si trovano in qualche organizzazione specializzata probabilmente di là del confine. Si tratta di vedere in quale misura nostri uomini politici possano averne avuto parte e con quale grado di conoscenza e d’iniziativa. Ma, guardando al tipo di personale di cui si tratta, Fanfani è da moltissimi anni lontano da responsabilità governative ed è stato, pur con qualche estrosità, sempre lineare. Forlani è stato sul terreno politico e non amministrativo. Rumor, destinatario egli stesso dell’attentato Bertoli, è uomo intelligente, ma incostante e di scarsa attitudine realizzativa; Colombo è egli pure con poco mordente e poi con convinzioni democratiche solide. Andreotti è stato al potere, ha origini piuttosto a destra (corrente Primavera), si è, a suo tempo, abbracciato e conciliato con Graziani, ha presieduto con indifferenza il governo con i liberali prima di quello coi comunisti. Ora poi tiene la linea dura nei rapporti con le Brigate Rosse, con il proposito di sacrificare senza scrupolo quegli che è stato il patrono ed il realizzatore degli attuali accordi di governo.

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  • “Io sono uno che con la contemporaneità ha dei problemi. Fino a pochi anni fa, quando vedevo uno col cellulare, mi sembrava come uno che avesse, non so come dire, tradito. Tradito cosa? Il mondo così come mi sembrava che dovesse essere a me. Il mondo a cui ero abituato. Quello con le cabine telefoniche e i gettoni.” - Paolo Nori #
  • “E comunque, se non altro, si riprenda quella parola. Élite è una bella parola, significa ben sopra la media. Io gli chiederei perché ce l’hanno tanto con l’eccellenza.” - Aaron Sorkin: Josaiah Bartlet meets Barak Obama #
  • “E invece c’è chi finge di avere a cuore la causa vittime dell’11 settembre per sfogare le proprie frustazioni nei confronti non tanto di Gitto in persona, ma della vita che a lui ha evidentemente regalato cose che voi vi sognate (posto di lavoro di prestigio, bell’aspetto, fidanzata gnocca). E’ triste, ma i veri cinici siete voi. E mentre fingete di avere il cuore che vi sanguina per i familiari delle vittime, infierite sui familiari di Gitto (vedi fidanzata) con commenti sessisti, idioti e da persone piccole piccole.” - Commento di “Paolo” #

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Una donna di 77 anni di Ainsworth, Iowa ha trovato una tartaruga morta in un barattolo di caffè liofilizzato. Non farà causa perché è ovvio che l’animale sia finito lì per errore. Inoltre, non si sono verificati danni di alcun genere. Ma oggi si è fatto avanti il legale dei parenti della tartaruga… — Jay Leno


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