17 Mar
16 Lug
I Grandi classici trovano più spazio nelle lunghe giornate estive. La vicenda di Europa 7, l’editore Di Stefano e Rete 4. Nella casa in penombra, con qualcosa di ghiacciato nel bicchiere, è meglio di Rex Stout.
23 Apr
RAPPORTO DEL DIPARTIMENTO DI PUBBLICA SICUREZZA SU SCIENTOLOGY:
Sette religiose e nuovi movimenti magici in Italia, febbraio 1998
L’organizzazione di Scientology nacque nel 1954, con l’apertura delle prime “chiese” a Los Angeles e ad Auckland (Nuova Zelanda), per iniziativa dell’ex scrittore di fantascienza Lafayette Ron Hubbard; seguirono, un anno dopo, le sedi di Washington e New York.
In breve furono aperti “istituti dianetici” (la dianetica è sia una terapia psicanalitica che una filosofia religiosa) e missioni della Chiesa madre in tutto il mondo; attualmente la setta è presente in 107 paesi e dichiara 8 milioni di seguaci.
Il suo staff permanente sarebbe composto da 13000 persone, di cui una parte, avendo fatto voto di servire in eterno la causa, compone la Sea Org, una comunità con caratteristiche monastiche e militari (cosiddetta perché tra il ‘66 e il ‘75 i membri avevano adottato uniformi della marina e si servivano, come luoghi di ritiro religioso, di alcuni battelli).
La sede centrale della “Church of Scientology International” attualmente è situata in 6331 Hollywood Boulevard, suite 1202, Los Angeles, ed è guidata dal “Reverendo” Heber C. Jentzsch; ma il quartier generale della struttura operativa è a bordo della nave “Freewinds”.
La Scientologia non si fonda su una “rivelazione”, ma su una ricerca: superando l’opposizione tra fede e ragione, si colloca nella prospettiva della conoscenza delle cose spirituali e materiali, risalendo all’autentica natura dell’essere, tanto che è stata anche definita una sorta di “buddismo tecnologico”.
Il suo obiettivo non è dunque la salvezza intesa come “perdono dei peccati” ed ascesi spirituale, ma la sopravvivenza improntata sul programma biologico di purificazione, che consente all’individuo di liberarsi dalle distorsioni mentali, causa di condotte aberranti (tra cui la tossicodipendenza e la criminalità , curate nei centri “Narconon” e “Criminon” strettamente collegati alla “Chiesa” vera e propria) e di sviluppare al massimo il proprio potenziale.
20 Giu
Ricavo e rilancio questo istruttivo post scritto da Aliencrossing:
Nel gennaio 2006 Medici senza Frontiere ha presentato il secondo rapporto dell’Osservatorio Crisi Dimenticate: un’iniziativa in collaborazione con l’Osservatorio di Pavia, che ha effettuato un’analisi qualitativa e quantitativa dello spazio che le principali edizioni (pranzo / sera) dei TG nazionali di RAI, Mediaset e La7 hanno dedicato alle emergenze umanitarie nel corso del 2005.
Dal loro sito si può leggere:
“Entrando poi nel dettaglio delle dieci crisi umanitarie più ignorate, anche nei nostri TG queste hanno trovato poco spazio:
Pochissimo spazio è stato inoltre dedicato ad altre gravi crisi umanitarie: poco più di un’ora alla tragedia del Darfur, dove due milioni di sfollati continuano a vivere in una condizione di estrema precarietà, sottoposte a violenze e tensioni permanenti.
Sei minuti all‘epidemia di malaria, che ogni anno provoca oltre un milione di morti; due minuti alla situazione in Angola e a quella in Zimbabwe. ”
27 Apr
Quelli che seguono sono alcuni dei testi raccolti nel volume “Si allontanarono alla spicciolata - Le carte riservate di polizia su Lotta Continua” (a cura di Luca e Adriano Sofri, Sellerio, 1996 - il testo completo è anche scaricabile dal sito Sofri.org, in un oscuro formato “.bin”) e sono stati scelti da un gruppo di faldoni provenienti dalla Questura di Torino.Le notizie che mi accingo a riferire sono di una discreta probabilità e perciò vanno considerate come probabili e non certo perché assunte indirettamente.
LOTTA CONTINUA riceve finanziamenti dall’estero da banchieri ebrei che sono interessati alla lotta nel Medio Oriente. Le sorti di Lotta Continua sono legate al movimento di Al Fath e a quello delle PANTERE NERE americane.
In Italia agisce sotto la protezione del PCI il quale ha gli stessi interessi nella lotta nel Medio Oriente.
A Verona, dove esiste un comando della NATO, si sono infiltrati nell’esercito americano. Alcune avvenenti ragazze di Lotta Continua si sono “offerte” a soldati negri americani riuscendo a carpire notizie segrete e fomentando casi di insubordinazione.
A Bologna si riuniscono ogni quindici giorni (15 e 26) ma lo ingresso alle loro riunioni è riservato solo ai massimi dirigenti del movimento.
La centrale di Lotta Continua sarebbe a Bologna e non a Trento o Milano o Torino.
A Trento tra gli studenti esiste un esperto artificiere che sa preparare esplosivi e qualsiasi congegno esplodente.
A Trento funziona una radio privata che è manovrata dal gruppetto che in questi ultimi tempi si è staccato da Lotta Continua.
A Genova funziona una radio trasmittente clandestina piazzata nella parte alta della città . Il congegno è montato su autocarri che si spostano nella zona e che sono collegati con le trasmittenti piazzate dentro capannoni. Quando la radio mobile dell’autocarro è “avvistata” si collega con quella “fissa” e quest’ultima può continuare le trasmissioni.
Il ciclo è continuo ed è atto ad eludere la sorveglianza perché praticamente esistono più stazioni fisse che diventano mobili col passaggio delle stazioni poste sulle macchine.
Esiste un piano di lotta per il periodo autunnale.
La lotta deve iniziare dopo il quindici ottobre nelle scuole, nei quartieri e poi nelle fabbriche.
D’accordo con elementi del PCI stanno e vogliono organizzare comitati operai come le vecchie cellule del 1948.
Per comunicare tra loro non si servono più della posta, né del telefono; si servono di telegrammi cifrati e con parole d’ordine segreto.
Pare che si stiano occupando dell’armamento.
In zone costiere della Toscana e della Liguria esisterebbero dei depositi di armi venuti dall’estero e di provenienza identica a quella di Al Fata.
Altri rifornimenti verrebbero dalla Svizzera.
Uno studente di Sociologia di Trento ma originario di Siracusa (o Ragusa) è riuscito ad infiltrarsi negli aerodromi di Trento e di Verona per conoscere segreti sulla costruzione di aerei per azioni di sabotaggio.
A Savona esisterebbero nuclei di Lotta Continua in stretto contatto con quelli di Torino e con l’estero via mare. Pare che tramite marinai riescono a tenere contatti con gli arabi.
A causa della chiusura della facoltà di Sociologia di Trento, dove sono malvisti dalla totalità della popolazione, alcuni quest’anno si iscriveranno nelle facoltà scientifiche e in Ingegneria per organizzare meglio la lotta armata grazie alla preparazione tecnica che s’impartisce in tali facoltà .
Le assemblee sono diventate una messa in scena e cercano altri metodi sempre più clandestini.
Non è escluso il ricorso ad atti dinamitardi di commandos per creare uno stato di tensione permanente. Non è escluso qualche atto teppistico contro operai per creare caos e odio al fascismo. Sono gente disposta a tutto.
P.S. Le notizie riferite vanno vagliate, può darsi che siano esagerate nell’euforia di qualche rivoluzionario, ma sono frutto di conversazioni con elementi di Lotta Continua di Trento e di Bologna.
1 Feb
ANTEFATTO: Il 3 aprile 1978, nel corso di una seduta spiritica a cui partecipa il futuro presidente dell’Iri, Romano Prodi, una “entità †[nella fattispecie, e come risulterà dal verbale, gli spiriti di Don Sturzo e La Pira, n.d.r] avrebbe indicato “Gradoli†come luogo in cui era tenuto prigioniero Aldo Moro.
Sulla base della segnalazione dall’aldilà , il 6 aprile viene organizzata una perlustrazione a Gradoli, un paesino in provincia di Viterbo. Al ministero dell’Interno, che aveva in precedenza ricevuto la segnalazione su via Gradoli, nessuno mette in collegamento le due cose. E’ la moglie di Moro, Eleonora, a chiedere se non potrebbe trattarsi di una via di Roma. Cossiga in persona, secondo la testimonianza resa in commissione da Agnese Moro, risponde di no. In realtà via Gradoli esiste, e sta sulle pagine gialle.
In seguito alla seduta il professor Prodi si reca a Roma - solo due giorni dopo, il 4 aprile -, per trasmettere l’indicazione ad Umberto Cavina, capo ufficio stampa dell’on. Benigno Zaccagnini.
E’ la seconda volta che viene fuori il nome “Gradoli”. La prima fu una manciata di giorni prima. Il 18 marzo, alle 9 e 30 del mattino, gli agenti del commissariato Flaminio Nuovo si presentano al terzo piano della palazzina al numero 96 di via Gradoli, una stradina residenziale sulla via Cassia. Una “soffiata†molto precisa, forse proveniente da ambienti vicini ai servizi segreti, ha segnalato che lì, all’interno 11, c’è un covo delle Br. Gli agenti bussano alla fragile porta di legno, ma nessuna risponde. Apre invece l’inquilina dell’interno 9, Lucia Mokbel, e racconta di aver sentito provenire dall’appartamento sospetto dei ticchettii simili a segnali Morse. Secondo le disposizioni vigenti i poliziotti dovrebbero a quel punto sfondare la porta, o quantomeno piantonare il palazzo. Invece vanno via. Al processo Moro presenteranno un rapporto di servizio grossolanamente falso, costruito a posteriori, stando al quale i vicini avrebbero fornito “rassicurazioni†sull’onestà dell’inquilino dell’interno 11, il ragionier Borghi, alias Mario Moretti. Saranno sbugiardati pubblicamente, ma mai puniti.
Il 18 aprile la porta dietro cui forse era stato nascosto, fino a qualche giorno prima, lo stesso Aldo Moro, viene finalmente sfondata. Non da polizia e carabinieri però, ma da pompieri; che ci arrivano a causa di un allagamento. Anche se i brigatisti lo hanno sempre negato, si tratta di una messinscena organizzata perché il covo venga scoperto: il telefono della doccia è sorretto da una scopa e puntato contro una fessura nel muro aperta con uno scalpello in modo da far filtrare meglio l’acqua lungo i muri fino all’appartamento dei vicini, che infatti daranno l’allarme.
L’allagamento si verifica lo stesso giorno in cui un falso comunicato delle Br spedisce migliaia di carabinieri e poliziotti a cercare il cadavere di Moro nel lago gelato della Duchessa. Si tratta di due episodi di difficile lettura. Alcuni brigatisti del gruppo dirigente dichiareranno, molti anni dopo, che la scoperta del covo e il falso comunicato li spinsero ad affrettare i tempi dell’operazione Moro verso la decisione di sopprimere l’ostaggio; proprio come voleva Moretti, rappresentato della cosiddetta “ala dura†delle Br.
Il 10 giugno 1981 Romano Prodi viene chiamato a testimoniare davanti alla Commissione Moro per rispondere degli avvenimenti che sarebbero occorsi durante la seduta spiritica.
Il caso viene riaperto nel 1998 dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sul terrorismo e le stragi, al fine di chiarire le motivazioni che avrebbero portato su un’altra pista le ricerche della prigione di Moro ed escludere che l’utilizzo del nome “Gradoli” fosse stato un modo per informare le stesse Brigate Rosse dell’avvicinamento delle forze di polizia all’omonima via, sita nei pressi della via Cassia di Roma. Il professor Prodi non si rende disponibile per essere ascoltato dalla Commissione parlamentare, contrariamente a Mario Baldassarri e Alberto Clò (ministro dell’Industria nel governo Dini e proprietario della casa di campagna nella quale si svolsero i fatti), entrambi presenti alla seduta spiritica.
Il 5 aprile 2004 Romano Prodi viene ascoltato come testimone dalla “Commissione parlamentare d’inchiesta concernente il dossier Mitrokhin e l’attività d’intelligence italiana”. Secondo il presidente della commissione, Paolo Guzzanti, Prodi “non ha avuto il coraggio di pronunciare le parole seduta spiritica, piattino o tazzina”. Nel corso della seduta, l’On. Fragalà ha ricordato all’ex presidente dell’Iri un articolo del settimanale “Avvenimenti“, secondo il quale Giuliana Conforto, figlia di Giorgio Conforto, agente del Kgb con nome in codice Dario, aveva ospitato Valerio Morucci e Adriana Faranda, brigatisti contrari al sequestro di Moro. Un’amica di Conforto, Luciana Bozzi, aveva affittato la casa di via Gradoli al commando delle Br. Secondo questa tesi, non commentata da Prodi, fu il Kgb a far sapere del covo di via Gradoli e la messinscena della seduta spiritica fu organizzata per coprire la vera fonte.
Una seconda tesi, supportata tra l’altro dal senatore Francesco Cossiga - che riguardo al caso Moro ha sempre rilasciato dichiarazioni quantomeno ambigue -, identifica l’informatore in “qualcuno appartenente all’area dell’eversione tra Autonomia Operaia e Potere Operaio. Dicono fosse un professore universitario”.
Va da sé che Paolo Guzzanti e Francesco Cossiga siano politicamente più inclini a fare passare la tesi dell’omicidio deciso e pilotato dai servizi segreti dell’Est, in contrapposizione all’altra ipotesi prevalente, ovvero che la segnalazione della parola “Gradoli” alle forze dell’ordine rappresentasse un doppio avvertimento a Mario Moretti, figura di terrorista controversa e più volte descritta come infiltrato vicino ai servizi segreti italiani. Il primo: che il covo di via Gradoli era ormai “bruciato”. Il secondo: che la questione doveva essere chiusa il più presto possibile con l’assassinio di Aldo Moro e il tramonto del progetto che voleva un “Governo della non sfiducia”, inviso agli Stati Uniti in quanto sorretto, tra gli altri, dal Partito Comunista.
13 Ott
(Elenco di personalità italiane che pubblicamente si schierarono a favore dei provvedimenti razzisti del Regime, sottoscrivendo il manifesto in difesa della razza pubblicato nel 1938)
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5 Ott
Con Legge 29 Giugno 1939, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 2 Agosto 1939-XVIII, N. 179, sono state dettate le norme seguenti circa l’esercizio delle professioni da parte di cittadini di razza ebraica:
• CAPO I.
Disposizioni generali
4 Ott
VITTORIO EMANUELE III PER GRAZIA DI DIO E PER LA VOLONTA’ DELLA NAZIONE RE D’ITALIA IMPERATORE D’ETIOPIA
Ritenuta
la necessità urgente ed assoluta di provvedere;
Visto l’art. 3, n. 2, della legge 31 gennaio 1926-IV, n. 100, sulla facoltà del potere esecutivo di emanare norme giuridiche;
Sentito il Consiglio dei Ministri;
Sulla proposta del DUCE, Primo Ministro Segretario di Stato, Ministro per l’interno, di concerto coi Ministri per gli affari esteri, per la grazia e giustizia, per le finanze e per le corporazioni;
Abbiamo decretato e decretiamo:
• CAPO I
Provvedimenti relativi ai matrimoni
3 Ott
2 Ott
1 Ott
Abbiamo decretato e decretiamo:
• CAPO I
Provvedimenti relativi ai matrimoni
30 Set
• EBREI ED EBRAISMO
Il Gran Consiglio del Fascismo ricorda che l’ebraismo mondiale - specie dopo l’abolizione della massoneria - è stato l’animatore dell’antifascismo in tutti i campi e che l’ebraismo estero o italiano fuoruscito è stato - in taluni periodi culminanti come nel 1924-25 e durante la guerra etiopica unanimemente ostile al Fascismo. L’immigrazione di elementi stranieri - accentuatasi fortemente dal 1933 in poi - ha peggiorato lo stato d’animo degli ebrei italiani, nei confronti del Regime, non accettato sinceramente, poiché antitetico a quella che è la psicologia, la politica, l’internazionalismo d’Israele. Tutte le forze antifasciste fanno capo ad elementi ebrei; l’ebraismo mondiale è, in Spagna, dalla parte dei bolscevici di Barcellona.
29 Set
26 Set
• 76) A Benigno Zaccagnini
Caro Zaccagnini,
ecco, sono qui per comunicarti la decisione cui sono pervenuto nel corso di questa lunga e drammatica esperienza ed è di lasciare in modo irrevocabile la Democrazia Cristiana. Sono conseguentemente dimissionario dalle cariche di membro e presidente del Consiglio Nazionale e di componente la Direzione Centrale del Partito. Escludo ovviamente candidature di qualsiasi genere nel futuro. Sono deciso a chiedere al Presidente della Camera, appena potrò, di trasferirmi dal Gruppo Parlamentare della D.C. al Gruppo Misto. E’ naturale che aggiunga qualche parola di spiegazione. Anzi le parole dovrebbero essere molte, data la complessità della materia, ma io mi sforzerò di ridurle al minimo, cominciando, com’è ovvio, dalle più semplici. Non avendo mai pensato, anche per la feroce avversione di tutti i miei familiari, alla Presidenza della Repubblica, avevo immaginato all’inizio di legislatura di completare quella in corso come un vecchio al quale qualche volta si chiedono dei consigli e con il quale si ama fare un commento sulle cose, che l’età ed il personale disinteresse rendono, forse, obiettivo. Come più volte ti ho detto, fosti tu a deviare questo corso delle cose, mentre furono ancora tuoi amici che fecero riserve, sempre nell’illusione che io dovessi dare ancora qualche cosa al Partito, non appena si accennò ad una presidenza di Assemblea, per concludere in tal modo la mia attività politica. Così mi sono trovato in un posto difficile e ambiguo, che dava all’esterno la sensazione di un predominio (inesistente) della D.C. ed all’interno creava imbarazzi, gelosie, equivoci, timori. Essendoci lasciati in ottima intesa la sera del martedì, già pochi giorni dopo, qui dove sono, avevo la sensazione di avervi in qualche modo liberato e che io costituissi un peso per voi non per il fatto di non esserci, ma piuttosto per il fatto di esserci. E questo per ragioni obiettive, perché non c’è posto, accanto al Segretario Politico eletto dal Congresso, per un Presidente del Partito che abbia rispetto di sé e delle cose. E se il vostro profondo pensiero coincideva con quello che io avevo fatto valere, perché non accontentarci tutti in una volta? Aggiungerò poi (e questo va al di là della Presidenza del Consiglio Nazionale di cui abbiamo parlato sin qui) che io non ho compreso e non ho approvato la vostra dura decisione, di non dar luogo a nessuna trattativa umanitaria, anche limitata, nella situazione che si era venuta a creare. L’ho detto cento volte e lo dirò ancora, perché non scrivo sotto dettatura delle Brigate Rosse, che, anche se la lotta è estremamente dura, non vengono meno mai, specie per un cristiano, quelle ragioni di rispetto delle vittime innocenti ed anche, in alcuni casi, di antiche sofferenze, le quali, opportunamente bilanciate e con il presidio di garanzie appropriate, possono condurre appunto a soluzioni umane. Voi invece siete stati non umani, ma ferrei, non attenti e prudenti, ma ciechi. Con l’idea di far valere una durissima legge, dalla quale vi illudete di ottenere il miracoloso riassetto del Paese, ne avete decisa fulmineamente l’applicazione, non ne avete pesato i pro e i contro, l’avete tenuta ferma contro ogni ragionevole obiezione, vi siete differenziati, voi cristiani, dalla maggior parte dei paesi del mondo, vi siete probabilmente illusi che l’impresa sia più facile, meno politica, di quanto voi immaginate, con il vostro irridente silenzio avete offeso la mia persona, e la mia famiglia, con l’assoluta mancanza di decisioni legali degli organi di Partito avete menomato la democrazia che è la nostra legge, irreggimentando in modo osceno la D.C., per farla incapace di dissenso, avete rotto con la tradizione più alta della quale potessimo andar fieri. In una parola, l’ordine brutale partito chissà da chi, ma eseguito con stupefacente uniformità dai Gruppi della D.C., ha rotto la solidarietà tra noi. In questa (cosa grossa, ricca di implicazioni) io non posso assolutamente riconoscermi, rifiuto questo costume, questa disciplina, ne pavento le conseguenze e concludo, semplicemente, che non sono più democratico cristiano. Essendo scontata in ogni caso dal momento del mio rapimento (e della vostra mistica inerzia) il mio abbandono della Direzione e del Consiglio Nazionale, restava, se il vostro comportamento fosse stato diverso e più costruttivo, la possibilità della mia permanenza senza alcun incarico nella famiglia democratica cristiana e che è stata mia per trentatré anni. Oggi questo è impossibile, perché mi avete messo in una condizione impossibile. E perciò il mio ritiro da semplice socio della D.C. è altrettanto serio, rigido ed irrevocabile quanto lo è il mio abbandono dalle cariche nelle quali avevamo creduto di poter lavorare insieme. Tutto questo è finito, è assolutamente finito. Ed ora che posso parlare, senza che nessuno pensi ad una pretesa di successione, a parte il mio durissimo giudizio sul Presidente del Consiglio e su tutti coloro che hanno gestito in modo assolutamente irresponsabile questa crisi, c’è, per dovere di sincerità ed antica appannata amicizia, la valutazione su di te, come, per così dire, il più fragile Segretario che abbia avuto la D.C., incapace di guidare con senso di responsabilità il partito e di farsi indietro quando si diventa consapevoli, al di là della propaganda, di questa incapacità . Guidare e non essere guidato è il compito del Segretario del più grande partito italiano.
Non sarai mai solo con la schizofrenia.
— Spilla inglese, 1983