Lo specchietto per le allodole
17 Set
“Non puoi non scrivere un resoconto sulla BlogFest“: uno dei pochi neuroni che non si è inumidito nella tre giorni di Riva del Garda continua a ripetere questa frase come un mantra, da quando sono tornato. In parecchi post del dopo-festa ho letto la premessa “non saprei da dove iniziare”. Ecco, figuratevi io. E siccome quando ad un post ci si pensa troppo e lo si vuole perfetto, finisce che non lo si scrive, facciamo che butto giù le cose come mi vengono, senza troppa attenzione per la costruzione o la forma.
La pioggia. Lavori sei mesi ad un evento, incastrando altri impegni in buchi che l’organizzazione della festa ti lascia liberi; chiedi permessi per le piazze; stravolgi il programma per fare in modo che anche il meno interessante degli incontri possa avere il lago o un qualsiasi altro sfondo da lasciare a bocca aperta, e finisce che sei costretto a spostare tutto in un centro congressi (dio comunque benedica chi lo ha voluto e costruito lì) rimanendo interdetto a pensare che tanto valeva organizzare tutto alla fiera di Novegro.
Al momento della tromba d’aria che ha letteralmente spazzato via e distrutto metà delle attrezzature, io ho capito che, pur conoscendole poco, volevo bene ad alcune persone. Parlo dei ragazzi dell’organizzazione di Riva del Garda che han tentato di salvare i gazebo rimanendoci attaccati, e che poi han pianto - quasi che la pioggia fosse colpa loro - perché amano la loro città in un modo che non riesco a descrivervi e avrebbero voluto farvela vedere in tutto il suo splendore.
Un giornalista mi ha chiesto “chi ha vinto, in questa BlogFest?”. Va reso onore agli avversari: ha vinto la pioggia, uno a zero, ma ora c’è la partita di ritorno.
Io, alla fine di quei tre giorni di meteo modello giudizio universale, ho capito una cosa: che se dio esiste non è un blogger. Al massimo ha un profilo su Facebook.
In ogni caso, come ho più volte ripetuto nel corso della festa a chi me lo chiedeva: abbiamo avuto un tempo orrendo e una tromba d’aria; significa che il prossimo anno nessuno potrà dire “ah, ma la prima era tutta un’altra cosa”.
Le persone. Non so voi, ma io, alla fine di una festa, ho sempre l’impressione di non aver dedicato abbastanza tempo alle persone cui tengo (e anche a quelle che mi piacerebbe conoscere). Ecco, ora immaginate che se questa l’avete organizzata, la medesima impressione permane, ma al cubo.
E’ un senso di colpa che, ve lo assicuro, batte per ko quello del peccato originale.
Per questo vorrei che tutti voi accettaste le mie scuse postume se vi sono sembrato troppo preso da altre questioni; se ho dovuto leggere il nome sul vostro badge prima di riconoscervi (non è ancora prosopagnosia, tranquilli); se ci siamo scambiati solo un saluto, poche parole o una stretta di mano; se, domenica, mi avete trovato stravaccato su un comodissimo divano del Tiffany, privo di conoscenza o in stato confusionale. (more…)
17 Set
Dietro alla BlogFest ci sono tante persone, ma di sicuro meno di quante ve ne immaginiate.
Proprio per questo motivo non posso non utilizzare queste pagine per ringraziarle, con tutto il cuore, per tutto quel che hanno fatto, per la passione che ci hanno messo nel farlo e perché hanno fatto (spesso da volontari, senza alcuna retribuzione) molto più di quanto gli fosse stato chiesto.
Ilaria Mazzarotta, che è la mia metà, nonché la metà che ha organizzato la festa e tenuto tutti i contatti con gli sponsor e i partecipanti, costretta a subire il mio umore altalenante, i cambiamenti di programma all’ultimo minuto, i miei “e perché mai non si potrebbe fare questa cosa?”. Se la BlogFest è riuscita il merito è più suo che mio.
Enzo Bassetti, Laura Civettini e Daniela Farina (che poi sono le due che nei video e nelle foto rischiano di essere portate via dalla tromba d’aria, perché sono rimaste appese ai gazebo pur di salvarli), Cinzia e Paola dell’ufficio Eventi di Riva del Garda: una macchina organizzativa impressionante ed efficientissima, la cui forza è data non dal numero di persone ma dalla passione riposta nel lavoro e nella città che contribuiscono a rendere ogni settimana più viva.
Barbara Angelini e Daniele Remondini, per la fatica che hanno fatto - sempre aggratis - e perché li guardi - giovani e belli come sono, con due figli giovani e belli come loro - e non solo ti torna fiducia nell’umanità, ma arrivi a capire che fuori dalle metropoli esiste una vita che è più vita della nostra. (more…)
14 Set
Ci sarebbero “istant video” più istant, ma, paradossalmente, ci sono un po’ di problemi di connessione.
Colonna sonora di Alessandro Zangrossi
14 Set
Caro Gesù, perchè non apri un blog?
Signore,
so che avrei cose più urgenti per cui disturbarti.
La pace nel mondo, capire perchè esiste Calderoli, chiederti se in questi giorni di blogfest non era meglio far piovere su un paese africano dove la gente muore di sete piuttosto che su di noi che siamo in riva ad un lago…
Ma mi permetto di disturbarti lo stesso con qualcosa di banale eppure credo utile.
Ti scrivo dalla blogfest.
Gesù perchè non apri un blog? Pensa ai vantaggi.
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13 Set
13 Set
Le immagini dell’uragano sono tratte da blogfest2008.myblog.it; la colonna sonora è Olidei di Alessandro Zangrossi
10 Set
La macchina organizzativa si è inesorabilmente messa in moto. Vi sto scrivendo con l’iPhone dalla wi-fi libera di Piazza Battisti a Riva del Garda.
Vi aspettiamo!
10 Set
Salve gente! Mi chiamo viscontessa ho 43 anni e vengo da Firenze.
Sono simpatica, allegra e un po’ chiacchierina. Adoro stare in mezzo alla gente, mi piace conoscere gli altri e divertirmi con gli amici ma le cose che amo di più sono il sole sulla pelle e i temporali d’autunno ma solo se posso stare sotto al piumone insieme al mio amore Oreste.
Chi è Oreste? Ma il mio super tenerissimo cinghiale domestico, che vi credevate?
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8 Set
Immagina una stanza: in un angolo ci sei tu, cittadino della rete nonché cittadino italiano, e dall’altra parte c’è il tuo laptop, pc, macbook, quel che è.
Un bel giorno, sempre in questa stanza, decidi di fare il passaporto.
Hai voglia di andare lontano e di vedere mondi diversi dal tuo: il lungomare di Cenesatico ha perso ormai gran parte del suo fascino.
Bene.
A questo punto ti siedi e digiti la parola passaporto.
Google ti dà come primo risultato il sito della Polizia di Stato, pagina passaporti.
Sposti il tuo mouse su rilascio ed inizi a leggere. (more…)
7 Set
La settimana scorsa visita di un vescovo ad una casa di cura per malati di mente. Il personale e la clinica sono tirati a lucido. C’è il sindaco con la banda e la giunta per l’apertura del nuovo padiglione.
Il vescovo arriva con il segretario. Una persona affabile. Il vescovo. Rigido e secco come un manico di scopa, il segretario. Dopo i saluti di rito tra di noi e quelli delle autorità (la solita noiosa minestra di luoghi comuni) si inizia la visita. Il vescovo vuole parlare anche ai ricoverati che per ora sono stati a lato, controllati da alcuni infermieri. Nessuno di loro è pericoloso ma l’ipotesi di trovarsi un matto correre nudo intorno alla gente tra i giornalisti e la benedizione fa assumere ai dirigenti della clinica qualche precauzione extra.
Roberto è uno dei malati della clinica. Se ne sta a fissare il cielo mentre le autorità religiose e non dicono quello che devono dire. La sua attenzione è catturata solo dalla volontaria che gli porta un piatto di plastica con delle paste e un bicchiere di coca cola. Ecco che la sua esistenza trova un significato su cui concentrarsi con tutto se stesso.
Arriva appunto il momento dell’incontro con i malati e il vescovo.
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1 Set
Ho deciso di stilare queste due classifiche basandomi sulla mia piccola esperienza con i giovani della mia età (ma anche più piccoli e più grandi) specialmente quelli della mia sfigata provincia. Non ho nessuna pretesa di rappresentare l’Italia, la mia generazione, la mia provincia, e neanche il pianeta Terra. (A MENO CHE, un essere splendente muoia nella mia stazione galattica e questo causi un incidente diplomatico tra la terra e il resto della galassia. In quel caso non potrei diffondere la notizia per ovvie ragioni e dovrei trattare direttamente con i rappresentanti degli splendenti in qualità di “abitante della Terra”, rappresentando quindi tutti gli esseri umani di questo pianeta. Solo in questo caso.)
Le cinque città che devi aver visitato per essere un giovane alternativo di provincia:
1. Amsterdam (In assoluto la migliore. Devi esserci stato. Devi avere comprato droga. Devi avere conosciuto gente “troppo strana” e poi - ma questo dipende da con chi stai parlando - sarebbe bello anche raccontare qualche stramba avventura sessuale.
2. Bologna (è l’Amsterdam italiana, nel senso che rappresenta la città ideale per i giovani, quella dell’ambiente alternativo. Non puoi non esserci stato. Andarci costa poco e lì si trova sempre qualcuno che ti ospita. Da qui appare lontana e luminosa. Poi ci vai e scopri che ci sono stronzi qui e anche là, anzi, forse di più.
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19 Ago
Questo Tumblr è sempre stato qui, creato un po’ per caso, un po’ per provare, e un po’ per raccogliere citazioni e battute trovate qua e là per la rete.
Sarebbe rimasto qui, inutile come è sempre stato se ieri notte un disco di BlogNation, il server che ospita Macchianera, non ci avesse lasciato per sempre, così, senza avvisare, un biglietto, qualcosa.
Mentre vi scrivo (sono le 4 e 50 del mattino), il backup di tutto ciò che quel disco conteneva sta lentamente tornando da un server americano a quello crucco che ha fatto harakiri. Si tratta di due giga zippati di roba: anni di post, immagini, incazzature, ricordi, fesserie di una quindicina di blog. Poi, a parte, ci sono i database.
Rimettere a posto il tutto sarà una cosa lunga, difficile, stancante e che richiederà una risorsa che al momento mi manca: il tempo.
Fosse solo per me, forse mi godrei questo momento. Forse ne approfitterei per vedere come si sta un po’ senza. Forse andrei a dormire presto. Poi penso che, no, sono cose che si scrivono in post come questi, per fare un po’ i fighi. Lavorerei fino a tardi anche se domani c’è la radio, e probabilmente il tempo che mi manca lo perderei comunque leggendo cose che un giorno potrebbero tornare utili, ma nella maggior parte dei casi no.
Poi c’è la BlogFest incombente; i Macchianera Blog Awards da fare partire; ci sono i blog di Matteo Bordone, Sw4n, Guia Soncini, il Daveblog, l’Indignato e Playlist muti come pesci.
Tutte cose che risiedevano su BlogNation e che devono tornare online, al più presto. Riuscirò a far sì che succeda arrabattandomi come posso, con le conoscenze che possiedo nel rimettere in piedi un server, che restano a livello amatoriale. Manuali, un po’ di culo, e tutto tornerà a posto. Allora, forse, sarò felice. Ora no. Ora sono le 5:07 del mattino. Ora tutta questa sfiga piovuta addosso mi pare più gratuita che mai. Ora non ne avrei voglia.
Giustifico il titolo così: forse se non fosse successo non avrei scritto questo post così, di getto, come non mi capitava ormai da tempo. Forse non mi sarebbe mancato avere un blog. Forse non mi sarei ricordato che le cose migliori che ho visto nascere sono state concepite in momenti come questo, quando tutto sembra andare a puttane.
Nemmeno Dave, sul suo Daveblog (che momentaneamente si è trasferito su Splinder ad un indirizzo che non vuole rivelare, perché è curioso di sapere in quanto tempo la massa riuscirà a trovarlo), nemmeno Dave, dicevo, ha mai scritto tanti post in un giorno solo.
E’ una ben magra consolazione ma, credetemi, ci siamo fatti prendere troppo dal mezzo, dalle statistiche degli accessi, dai chissà cosa succederà se scrivo che. Siamo diventati schiavi della forma, della ricerca della notizia esattamente come un giornale, e quel che eravamo era ben lontano dall’essere un giornale. Eravamo gente che scriveva dei cazzi propri come metafora per parlare del resto del mondo attorno. Eravamo qualcosa di diverso che non siamo più, anche se non è mai troppo tardi: dovreste provare anche voi a ripartire da PageRank zero.
7 Ago
Sarà il sonno mattutino o la voglia di ferie, ma lì per lì non avevo capito di aver aperto le home page di due giornali diversi.
1 Ago
Non ci vedevamo da anni, eppure sei stato il primo a scrivere sulla mia pagina su Facebook. Non ci vedevamo dai tempi in cui sul web ti facevi chiamare Fudo, e in I.com si trascorrevano intere nottate mettendo in rete sei Mac per giocare alla prima versione Carmageddon.
Non ci vedevamo da quando le nostre strade si sono divise: mentre tu entravi in I.com (perché poi, alla fine, era lì che trascorrevi la maggior parte del tuo tempo, anche se lavoravi da un’altra parte) io me ne andavo a fare Clarence. Sembra niente, eppure basta per perdersi di vista. Qualche mese fa, proprio in occasione dell’apertura dell’account su Facebook, ho visto le foto di voialtri che siete rimasti lì: chi si sposava; chi faceva un bambino; gite aziendali chissà dove; te che compravi un cane. Otto anni di voi che, grazie a quelle immagini, mi è sembrato - solo un po’, perché poi non è vero - di non essermi perso.
Nel tuo messaggio mi chiedevi se ho ancora la mania di dare nomi di attrici ai miei computer. Mai persa: nel tempo ci sono stati Ryder, Portman, Alba, Beckinsale, Johansson, Page. E poi, ancora, se ricordavo le partite notturne a Carmageddon: chi mi conosce sa che sfinisco chiunque raccontando di quel periodo, di come eravate, di quelle notti. Le ricordo, Mario. Non potrei dimenticarle mai.
Ora dimmi tu, per favore, cosa cazzo si dice in queste occasioni, perché non l’ho mai imparato. Non ho mai capito se basta un “ciao”.
Io sono uno statale e, come tutti gli statali, lavoro pochissimo.
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Quando morirò, sulla mia lapide scriveranno: “Qui riposa, per la seconda volta, Dario Vergassola”.
