19 Ago
Questo Tumblr è sempre stato qui, creato un po’ per caso, un po’ per provare, e un po’ per raccogliere citazioni e battute trovate qua e là per la rete.
Sarebbe rimasto qui, inutile come è sempre stato se ieri notte un disco di BlogNation, il server che ospita Macchianera, non ci avesse lasciato per sempre, così, senza avvisare, un biglietto, qualcosa.
Mentre vi scrivo (sono le 4 e 50 del mattino), il backup di tutto ciò che quel disco conteneva sta lentamente tornando da un server americano a quello crucco che ha fatto harakiri. Si tratta di due giga zippati di roba: anni di post, immagini, incazzature, ricordi, fesserie di una quindicina di blog. Poi, a parte, ci sono i database.
Rimettere a posto il tutto sarà una cosa lunga, difficile, stancante e che richiederà una risorsa che al momento mi manca: il tempo.
Fosse solo per me, forse mi godrei questo momento. Forse ne approfitterei per vedere come si sta un po’ senza. Forse andrei a dormire presto. Poi penso che, no, sono cose che si scrivono in post come questi, per fare un po’ i fighi. Lavorerei fino a tardi anche se domani c’è la radio, e probabilmente il tempo che mi manca lo perderei comunque leggendo cose che un giorno potrebbero tornare utili, ma nella maggior parte dei casi no.
Poi c’è la BlogFest incombente; i Macchianera Blog Awards da fare partire; ci sono i blog di Matteo Bordone, Sw4n, Guia Soncini, il Daveblog, l’Indignato e Playlist muti come pesci.
Tutte cose che risiedevano su BlogNation e che devono tornare online, al più presto. Riuscirò a far sì che succeda arrabattandomi come posso, con le conoscenze che possiedo nel rimettere in piedi un server, che restano a livello amatoriale. Manuali, un po’ di culo, e tutto tornerà a posto. Allora, forse, sarò felice. Ora no. Ora sono le 5:07 del mattino. Ora tutta questa sfiga piovuta addosso mi pare più gratuita che mai. Ora non ne avrei voglia.
Giustifico il titolo così: forse se non fosse successo non avrei scritto questo post così, di getto, come non mi capitava ormai da tempo. Forse non mi sarebbe mancato avere un blog. Forse non mi sarei ricordato che le cose migliori che ho visto nascere sono state concepite in momenti come questo, quando tutto sembra andare a puttane.
Nemmeno Dave, sul suo Daveblog (che momentaneamente si è trasferito su Splinder ad un indirizzo che non vuole rivelare, perché è curioso di sapere in quanto tempo la massa riuscirà a trovarlo), nemmeno Dave, dicevo, ha mai scritto tanti post in un giorno solo.
E’ una ben magra consolazione ma, credetemi, ci siamo fatti prendere troppo dal mezzo, dalle statistiche degli accessi, dai chissà cosa succederà se scrivo che. Siamo diventati schiavi della forma, della ricerca della notizia esattamente come un giornale, e quel che eravamo era ben lontano dall’essere un giornale. Eravamo gente che scriveva dei cazzi propri come metafora per parlare del resto del mondo attorno. Eravamo qualcosa di diverso che non siamo più, anche se non è mai troppo tardi: dovreste provare anche voi a ripartire da PageRank zero.
7 Ago
Sarà il sonno mattutino o la voglia di ferie, ma lì per lì non avevo capito di aver aperto le home page di due giornali diversi.
1 Ago
Non ci vedevamo da anni, eppure sei stato il primo a scrivere sulla mia pagina su Facebook. Non ci vedevamo dai tempi in cui sul web ti facevi chiamare Fudo, e in I.com si trascorrevano intere nottate mettendo in rete sei Mac per giocare alla prima versione Carmageddon.
Non ci vedevamo da quando le nostre strade si sono divise: mentre tu entravi in I.com (perché poi, alla fine, era lì che trascorrevi la maggior parte del tuo tempo, anche se lavoravi da un’altra parte) io me ne andavo a fare Clarence. Sembra niente, eppure basta per perdersi di vista. Qualche mese fa, proprio in occasione dell’apertura dell’account su Facebook, ho visto le foto di voialtri che siete rimasti lì: chi si sposava; chi faceva un bambino; gite aziendali chissà dove; te che compravi un cane. Otto anni di voi che, grazie a quelle immagini, mi è sembrato - solo un po’, perché poi non è vero - di non essermi perso.
Nel tuo messaggio mi chiedevi se ho ancora la mania di dare nomi di attrici ai miei computer. Mai persa: nel tempo ci sono stati Ryder, Portman, Alba, Beckinsale, Johansson, Page. E poi, ancora, se ricordavo le partite notturne a Carmageddon: chi mi conosce sa che sfinisco chiunque raccontando di quel periodo, di come eravate, di quelle notti. Le ricordo, Mario. Non potrei dimenticarle mai.
Ora dimmi tu, per favore, cosa cazzo si dice in queste occasioni, perché non l’ho mai imparato. Non ho mai capito se basta un “ciao”.
25 Lug
Macchianera è a Kinder, in Valle d’Aosta (Gressoney Saint-Jean, ai piedi del Monte Rosa, per la precisione), fino a domenica.
Sul sito i resoconti ufficiali.
Qui, invece, la cronaca e le foto dello scorso anno.
Solleone di giorno, freddino la sera e stelle cadenti di notte (il che già significa che si vede un cielo: per un milanese non è poco).
24 Lug
Ho sognato che ero a Ciudad de la Iglesia de Nuestra Señora de Los Angeles sobra la Porziuncola de Asìs, per gli amici L.A. (more…)
21 Lug
Stasera non avrei scritto niente, se non che prima di coricarmi, passando davanti allo specchio, ho visto la faccia di uno che ha scampato le Diaz per pura botta di culo. (more…)
17 Giu
Approfitto dello spazio per una comunicazione schifosamente privata. Il sottoscritto domenica scorsa si è sposato a Bologna (con Cristina). E che ce frega, direte voi! Niente probabilmente, ma visto che mi piace dirlo, approfitto dello spazio immeritatamente concessomi da Gianluca per una specie di partecipazione post-datata. E come se non bastasse, gli invitati hanno già pensato a diffondere, qui, qui, qui, qui, qui e qui le immagini del lieto evento.
30 Mag
Uff. E’ vero che sono una ragazza banale.
19 Mag
Il Neri si dev’essere distratto perché
si è dimenticato di farci sapere che il riposo, in attesa che
qualche quotidiano scoprisse l’incredibile successo del Wii Fit, è
terminato venerdì su Repubblica.
Per quanto mi riguarda, invece, la mia
attesa è terminata con una telefonata ricevuta nella mattinata
dello stesso giorno perché dopo aver piazzato l’ordine per il
Wii Fit, un po’ in tutti i negozi di Firenze e dintorni, finalmente,
dopo oltre un mese di attesa, venerdì mattina la pedana magica
è arrivata.
15 Apr
Dopo tanti anni all’estero si sviluppa un sentimento strano; la
distanza rende tutto meno preciso, e i neuroni ti si accendono solo per
eventi di un certo rumore, siano essi sportivi, sociali o politici. Per
cui finisci per vedere il tuo paese come un fratello minore, magari più
piccolo di te di tanti anni, e che vive in un’altra città ; un fratello
che fa le sue cazzate, che esce con una che è una poco di buono da
tanto tempo; e con questa si prende e si lascia, perchè lei gli
solletica l’istinto e a lui gli piace; lo vedi perdersi negli studi o
nel lavoro. Lo vedi cercare per anni la sua strada, e tu stai lì e
gliela vorresti dire.
Poi però non gliela dici. Lo guardi sbagliare.
E, con il tempo, neanche gli fai notare le stupidaggini che ha fatto.
Perchè tanto sai che è uno di famiglia, è bravo e ce la farà . Anche se
magari poi, per riprendersi, dovrà fare le nottate e dovrà sudare.
Dentro
di te ti continui a chiedere: ma come fa a non accorgersene che sta
sprecando la sua vita dietro ad una stupidaggine? All’inizio gli facevi
le filippiche, gli spiegavi questo e quello. Ma da tanto tempo hai
smesso e ti sei trincerato dietro ad un misto di distacco fisico e
mentale. Pensi: un giorno se ne accorgerà da solo e tu sarai sempre lì
pronto a dargli una mano. Perchè dentro di te rimane e rimarrà sempre
tuo fratello minore; quello un po’ fuori, quello che prende le
decisioni come gli capita.
Anche se certe volte, dopo l’ennesima
decisione presa a cavolo, vorresti metterlo con le spalle al muro,
fissarlo negli occhi e dirgli: a frate’, ma che cazzo fai?
1 Apr
Quest’anno, per fare uno scherzo a Luca Sofri che ci teneva un casino, niente pesce d’aprile.
Aggiornamento: in giro, comunque, si trova sempre del genio. Su ThinkGeek, il convertitore da Betamax a HD-DVD.
23 Mar
Io vorrei essere prete anche solo per la Settimana Santa.
La devozione popolare certo non è per i gusti raffinati. Ma è la bellezza della nostra gente, che è semplice, fragile, che alla fine spera anche nelle superstizioni per non chiudersi del tutto al pessimismo che la rende tollerabile a chiunque guarda con il cuore e non solo con la ragione.
Forse quella gente lo fa inconsciamente, ma spera.
Poi c’è il confessionale.
Otto ore sono tante chiuso in un metro quadrato di legno. Certe volte ne esci distrutto.
Ma come sei vivo mentre gli altri ti consegnano la loro vita. I loro drammi. Le loro gioie.
Oggi ho pianto con un padre di famiglia. La grata nascondeva il mio viso, non ha visto che piangevo con lui.
Oggi ho riso con vecchietto che mi raccontava di aver fatto un casino in tangenziale non sapendo guidare. La grata nascondeva il mio viso, ma ridevo con lui, non certo di lui.
E’ la vita è quella storia così incredibile e complessa, così diversa eppure poi sempre uguale con le sue migliaia di varianti che la rendono unica, la storia di ognuno di noi.
Curioso che la luce dell’anima emerga in tutta la sua meraviglia attraverso il buio di un confessionale austero.
E infine la liturgia. Quella solenne di noi preti con il nostro Vescovo, quella semplice e familiare della lavanda dei piedi il Giovedì Santo. Quella del Venerdì, popolare nella via crucis, drammatica come solo la Passione sa esserlo e che tanti artisti hanno cercato, con le note della musica, di raccontare. Io ho capito la musica classica solo dopo che Bach mi ha raccontato San Matteo.
E quindi la Veglia nella notte. Il fuoco acceso fuori, la chiesa immersa nel buio illuminata poco alla volta da tutte le candele accese da quell’unica fiamma portata dal prete.
E la luce un pò alla volta ritorna. Come accade nella vita dopo i momenti di sofferenza e morte. Di dolore e disperazione. La luce ritorna sempre.
Sono felice di essere prete. Ma in questi sette giorni ancora di più.
Auguri
1 Mar
27 Feb
Sono dentro un ascensore che sta precipitando: se salto in alto nel momento in cui la cabina si schianta al suolo, non dovrei farmi male…
— Murdock,, "A-Team"