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C’è un andazzo, nel doppiare, che segue un unico verbo. Lasciare che si capisca la storia. Dei dialoghi, della coerenza narrativa, dei dettagli, chissenefotte.

Cristiano Valli

Archive for the ‘Satira’ Category

Cronache Sanremesi/2

Ieri ci lamentavamo che, riguardo al Festival, non ci fosse da dire una “beata fava”: Fiorello ha fatto in modo che si potesse almeno parlare di quella di Baudo, definita al tatto “un passaggio a livello”. Chi, sui giornali di stamattina, si preoccupava del fatto che gli sketch umoristici potessero offuscare le canzoni si è tranquillizzato alla notizia che stasera e venerdì i rumori molesti provocati dalle ugole delle Lollipop e dal diaframma di Safina non saranno messi in ombra dalla presenza di comici. Anna Marchesini e Gigi Proietti hanno infatti confermato la propria presenza nel corso delle due serate. Sabato serà la giornata di Benigni, e Pierluigi Diaco nel corso del dopofestival si è detto pronto lanciargli uova e ortaggi addosso. «Non so dove reperiremo abbastanza uova qui a Sanremo - ha dichiarato il dj - ma per quanto riguarda gli ortaggi, un finocchio, modestamente, c’è». La sortita è sembrata troppo delirante persino per uno come Diaco. Non a caso, l’idea è infatti di Giuliano Ferrara. Il Gabibbo di destra ha utilizzato il giornale da lui firmato ed edito dalla moglie del Presidente del Consiglio, per definire il toscanaccio “comico di regime”: ora che al governo non c’è più la sinistra ritiene che il ruolo, nel pieno rispetto dell’alternanza, gli spetti di diritto. I più credono che una risata lo seppellirà. A questo proposito la Protezione Civile ha avvertito la città di Sanremo di dotarsi preventivamente di scavatrici e ruspe a sufficienza.

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  • Dillo con parole tue/1

    Oggi avremmo dovuto parlare del Festival di Sanremo ma, diciamocela tutta, nella città dei fiori non è successa una beata fava. Quindi, dal momento che non ce lo ordina il dottore, rimandiamo a domani colpi sopra e sotto la cintura di Manuela Arcuri (i famigerati “due colpi” che mezza Italia le vorrebbe dare), e passiamo ad altro. Chi acquista il Corriere della Sera il lunedì ha un appuntamento imperdibile con la satira, quella vera. Parliamo ovviamente del riquadro “Pubblico & Privato” che Francesco Alberoni occupa in prima pagina. Da anni, ormai, l’esimio professore non perde occasione, mascherando il tutto da sagace analisi di vizi e virtù, per raccontarci i cavoli suoi. Lo fa, per giunta, con la vanità tipica del bischero che brevetta l’acqua calda. Un vigile gli dà una multa? Titolo: “Il potere, vile ricatto dei burocrati”. Una scappatella della moglie? Titolo: “Il vero amico può anche rivelarsi un rivale”. Salviamo il Corriere dallo spreco di spazio: quattro colonne che potrebbero diventare tre righe in una rubrica intitolata “Dillo con parole tue”. Prendiamo ad esempio l’articolo di ieri: «I due innamorati non sanno quali problemi dovranno affrontare, non se ne curano. Se il loro amore continua se ne accorgeranno più tardi, quando decideranno di metter su casa assieme, o quando aspetteranno un bambino». Traduzione per la rubrica “Dillo con parole tue”: «Ehi, ragazzi, avete visto che questo mese su Tele+ danno “L’ultimo bacio“?».

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  • Pietà per un coglione

    Nel corso della prossima settimana l’argomento preminente sarà il Festival di Sanremo. Oggi, purtroppo, ci tocca di parlare di cose meno serie: l’eurodeputato ed ex-sottosegretario della Repubblica Italiana Mario Borghezio. Il “crociato” leghista - pochi lo sanno - proviene dall’organizzazione “Ordine Nuovo“, formalmente sciolta da un decreto governativo nel novembre 1973. Tanto per intenderci: quei giovani goliardi old-nazisti cui dobbiamo la strage di Piazza Fontana; la bomba sul treno Messina-Milano; la morte di otto attivisti antifascisti a causa di una granata, a Brescia, nel 1974 e, per finire in grande, le ottantacinque vittime della strage alla stazione di Bologna. Pino Rauti, uno dei leader di “Ordine Nuovo“, dichiarò: «Siamo vicini tanto alla Repubblica Sociale Italiana quanto al III Reich». Borghezio, in anni più recenti, ha persino superato il caposcuola, divenendo la nuova unità di misura ufficiale quando di parla di “statura di un pirla”. Nel 1993 ebbe comminate 750.000 lire di multa per aver picchiato un bambino marocchino; due anni fa salì su un treno e, armato di spuzzatore, “disinfettò” un gruppo di nigeriani; durante il recente congresso della Lega ha sostenuto che la terra islamica è «concimata con urina di maiale». Dovremmo essere malvagi nella chiosa, ma voi non avreste pietà di uno che, quando gli scappa, deve andare a pisciare così lontano?

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  • Cronache Sanremesi/1

    Esistono fenomeni naturali ricorrenti che non si possono evitare: implacabile come la deriva dei continenti torna ad ammorbarci il Festival di Sanremo. La manifestazione inizia non senza difficoltà: TV Sorrisi e Canzoni, che è solito indicare l’età dei personaggi dello spettacolo, ha dovuto sottoporre Pippo Baudo al Carbonio 14. La sconcertante scoperta di un gruppo di scienziati è che il pippobaudo in realtà si è estinto da tempo: quello che oggi vediamo in tv è stato ricavato dal DNA del fossile di un parrucchino rimasto imprigionato in una pietra d’ambra. Per volere dello stesso Baudo, la manifestazione di quest’anno è a cavallo tra la recita natalizia dell’asilo Mariuccia e lo spettacolo annuale degli ospiti della casa di riposo “Anni Azzurri“. Implacabile nella scelta dei concorrenti, Baudo è riuscito infatti a riportare i Gazosa a Sanremo, sottraendoli alla remunerativa attività principale del gruppo: lo scambio di carte di Dragonball. E’ purtroppo in forse, invece, a causa di problemi di salute, il coup de teatre della serata finale: il duetto di Gino Paoli con Luigi Tenco. Quest’ultimo ha dichiarato: «Spero che Gino si riprenda: non che io sia particolarmente in forma, il problema è che lui sta messo peggio». Scorrendo la lista dei “Big”, ai più è venuto il dubbio di chi cazzo sia Alessandro Safina e da dove sia spuntato. «Non capisco perché ve la prendete con me - ha sostenuto l’interessato - Vespa lo conosco meglio io di Giorgino».

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  • Braccia tornate all’agricoltura

    Speciale legge Bacchelli: menti geniali del passato hanno bisogno del nostro aiuto. Ce ne occuperemo man mano, un rimbambito per volta. Si parte con Michele Serra, che su Repubblica, riguardo a “Mani Pulite”, ha scritto: “L’esultanza liberatoria di quegli anni, culminata nell’ orribile lancio di monetine a un Craxi già in disgrazia, non appartiene ai souvenirs più nobili della nostra democrazia. Io, ai tempi, facevo un giornale di satira, e avere trasformato le sbarre in una brillante occasione di spasso non è tra le imprese delle quali vado più orgoglioso”. Cuore, dopo titoli storici come “Torna l’ora legale, panico tra i socialisti”, abbinò la foto di Craxi in cella al commento “Pensiero stupendo” e il riquadro dedicato a Bobo in gattabuia a “Pensierino stupendino”. Erano esempi di satira, arte, impegno, che chi come noi era a Cuore ricorda quasi con commozione. L’esilio dorato di Serra dimostra che la fuga dalla città per l’aria buona della campagna fa bene ai polmoni, ma ha effetti deleteri per le palle di chi ti legge o ascolta: lo schifo, per saperlo commentare con ironia, bisogna averlo attorno. Serra, ormai, va usato al contrario di un lenzuolo di Legambiente: lo esponete fuori dalla finestra, e se dopo una giornata a contatto con le polveri sottili se ne esce con una delle sue vecchie intuizioni acute e pungenti vuol dire che vivete in una citta di merda, morirete probabilmente di tumore ai polmoni ma, almeno, non rincoglioniti.

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  • Fatica sprecata

    Nel dover redigere una rubrica quotidiana, quello che si può definire “un brutto periodo” è quando si vorrebbe scrivere satira, e invece il foglio resta macchiato di parole incazzate. O indignate, disgustate: decidete voi come classificare ciò che leggerete. Sorry: per i calembour e le battute ad effetto ci sarà tempo. La scorsa notte romana è stata scossa dall’esplosione di un ordigno nei pressi del ministero degli Interni. Tempo poche ore, e i primi commenti ad effetto ad apparire sulle agenzie sono quelli del ministro Castelli e Silvio Berlusconi, con i toni di quelli che hanno nasato la puzzetta e sanno che l’odore viene da vicino. A dire del primo «manifestazioni di piazza come quella del Palavobis possono creare un clima da cattivi maestri con qualcuno che poi si lascia influenzare»; il secondo, alla maniera di un Bradbury de noiantri, specifica: «C’è una storia recente che nessuno di noi dovrebbe trascurare». E noi mica dimentichiamo, infatti, che c’è stato un periodo caratterizzato da una cosa chiamata “strategia della tensione”. E che è un fenomeno che si verifica quando frange incontrollabili del potere in carica fan saltare qualcosa di dimensioni che variano dal motorino alla stazione, e poi accusano l’avversario per fargli perdere consenso. Tanto rumore per nulla: si poteva risparmiare in petardi e lasciar fare a Fassino, Rutelli e D’Alema.

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  • La colpa è dei tifosi

    Donatella, una lettrice di “Quarantadue” ci fa correttamente notare che Adriano Sofri in questo momento non è affatto seduto su una “confortevole poltrona”. Ha ragione: il carcere resta carcere. E poco conta che la cella sia occupata da un colpevole o un innocente (e dio ci scampi, in queste poche righe, da una disquisizione sulla veridicità delle dichiarazioni di Marino o sull’estraneità di Sofri alla vicenda Calabresi). Assodato che in carcere di comode poltrone non vi è traccia, è anche vero che, in passato, le natiche di Sofri qualche confortevole imbottitura l’hanno pur provata. Il vero problema di Sofri (qualcuno glielo dovrà pur dire prima o poi) sono gli amici che lo difendono, quelli che aveva o si è trovato lungo la strada. E se sei innocente, la peggiore sfiga che ti può capitare è avere dalla tua in tribunale un parterre di tifosi occupato da Giuliano Ferrara, Gianni De Michelis, Carlo Panella, Claudio Martelli, Marco Boato, Vittorio Feltri e Giorgio Bocca. Ci perdoni Adriano Sofri (la cui posizione al riguardo del resto non può essere altro che “questo passa il convento”), e ci perdonino i tanti che invece, senza macchia, hanno preso le sue parti. Ci è solo sembrato che, dopo tanto carcere e quasi trent’anni di pressioni, avere imposta l’amicizia di cotanti personaggi rappresenti esclusivamente un’ulteriore violenza gratuita.

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  • Tutto scorre

    Quarantamila persone, secondo gli organizzatori: tante sono le persone che hanno partecipato ai festeggiamenti dei 10 anni di “Mani Pulite” organizzati da MicroMega. Alla folla fuori e dentro il PalaVobis il ministro Castelli sente di dover lanciare un solo monito: «Sono vecchio, e mi ricordo gli anni del ‘68. Allora gridavano slogan e dicevano che lo Stato borghese era fascista e che sarebbe stato spazzato via. Qualcuno è passato dalle parole alla violenza di piazza. Vi chiedo di vigilare». Al ministro della Giustizia va però ricordato che in parecchi, negli anni successivi, scelsero una via ancora più deleteria rispetto alla violenza di piazza: dall’adesione alle idee di chi tirava pietre a certe finestre alle confortevoli poltrone che vi stavano dietro. Per questo motivo, se vi fosse anche solo il benché minimo sospetto che tra la moltitudine del PalaVobis potessero essere presenti i Mughini, i Sofri, i Mieli, le Maiolo, i Ferrara, i Liguori di domani, le preoccupazioni di Castelli sarebbero da condividere senza indugi. Secondo Formigoni, invece, per i partecipanti alla manifestazione «Berlusconi è il male assoluto, definitivo». Neanche fosse Higlander. Fortunatamente, come tutte le calamità, passerà anche lui.

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  • Beata l’ingenuità dei senatori Passigli e Bassanini, che si sono visti archiviare l’esposto contro Silvio Berlusconi e l’invio a mezza Italia del libro “Una storia italiana”. I due impulsivi denuncianti hanno candidamente pensato che i costi per la stampa e l’invio dell’opuscolo (23 miliardi) avrebbero dovuto essere conteggiati come spese elettorali. Non farlo, infatti, per quel che può valere al giorno d’oggi, significa violare una legge. Non ci è dato di sapere per quale motivo la denuncia non abbia avuto seguito e per quale assurdo motivo si sia meritata un bollino addirittura a pagina diciassette del Corriere. Dobbiamo desumere che il nostro beneamato minipremier, in un momento particolarmente felice che solo per caso cadeva durante una campagna elettorale, abbia voluto condividere con noi tutti amarezze, dolori e gioie della propria famiglia. Così, perché gli andava. Perché ci vuole bene. Perché c’è chi lo fa sfoderando dal portafoglio il pieghevole con le foto dei figli ritratti anno dopo anno durante la crescita, e c’è chi invece è il padrone delle rotative della Mondadori, ha tredici milioni di francobolli che gli avanzano, e può permettersi di fare le cose un filo più in grande. E ringraziamo che ci ha almeno risparmiato una pallosissima proiezione delle diapositive delle vacanze.

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  • Andate e predicate il mio tumore

    Nella sentenza in cui si dichiara che Radio Vaticana non può essere processata dallo Stato Italiano il Tribunale di Roma precisa che “l’ubicazione, l’organizzazione e la potenza degli impianti dell’emittente sono finalizzati al raggiungimento degli scopi istituzionali affidati alla Radio Vaticana, con particolare riferimento alla necessità di diffondere in tutto il mondo il messaggio evangelico”. Vivendo a Cesano, a Giulia la parola di Dio è entrata davvero nel cuore. Ma anche nel cervello, nel fegato, nel pancreas e, soprattutto, nel midollo osseo omopoietico. Si può dire che il messaggio evangelico le ha cambiato la vita: se non fosse nata a Cesano, infatti, non sarebbe crepata a dieci anni sotto gli occhi della madre, e molto, molto vicina alla voce di Dio. Avrebbe ascoltato Albertino e Radio Deejay, avrebbe toccato ferro trovando Radio Vaticana o Radio Maria scanalando sull’autoradio, e avrebbe pensato che, se proprio uno non vuole scegliere un male minore (la droga, per esempio), per trasmettere il messaggio evangelico rimanere vivi semplifica di molto le cose.

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  • Giochiamo a Stay Behind?

    E chi poteva immaginare che i Gladiatori di “Stay Behind” fossero un drappello di anziani nostalgici sfuggiti alle bocciofile e alle spume della parrocchia? Gladio ha un sito ufficiale che ce lo ricorda rievocando i fasti del passato e le amarezze del presente, tra cui “l’ultima battaglia”: “il riconoscimento ufficiale dei Gladiatori” da parte dello Stato. Dal sito emergono particolari inquietanti: che l’iscrizione al Club di Topolino era più formale dei fogli contrassegnati dal timbro “Segretissimo” attraverso i quali venivano reclutati i Gladiatori; che c’erano armi, e tante, fornite dagli Usa; e che una scalcagnata combriccola di grappa-dipendenti chiede oggi una medaglia per essersi tenuta pronta per anni ad intervenire con le suddette armi nel caso in cui i comunisti fossero andati al Governo. Che fossero comunisti o democristiani in questo caso poco conta: era gente che aveva pagato le tasse per finanziare elezioni che non avrebbe mai potuto vincere. Per una volta facciamo le cose per bene: un bel riconoscimento ai Gladiatori, e una patente da imbecille a chi per anni ha votato PCI giocando a poker senza sapere di essere il morto.

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  • Va ora in onda: la leucemia

    Radio Vaticana non può essere processata, grazie all’articolo 11 dei Patti Lateranensi, un accordo stipulato nel febbraio 1929 tra Pio XI (il papa che scrisse un enciclica in tedesco molto generica riguardo gli orrori del nazismo) e Vittorio Emanuele III (il re che fece marciare il fascismo su Roma, nonché il nonno del fantoccio dal grilletto facile per cui oggi stiamo modificando la Costituzione affiché possa tornare in Italia). In pratica, i principi fondamentali dello stato in cui viviamo, redatti nel 1945, possono essere tranquillamente riscritti, mentre un regio decreto del 1929 sottoscritto da due autorità sulla cui rettitudine è lecito nutrire almeno qualche dubbio, permette invece oggi all’avvocato Eugenio Pacelli (difensore di Radio Vaticana, nonché nipote di Pio XII, il papa che aiutò alcuni nazisti a nascondersi a guerra finita) di dichiararsi “soddisfatto”. È anche grazie a lui che la voce di Cristo in onde medie potrà trasmettere alle ore 20:00 di stasera il Santo Rosario e, a seguire, la leucemia.

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  • Enologia for dummies

    54 degustatori francesi, scelti tra i migliori studenti della facoltà di enologia di Bordeaux sono caduti nel tranello teso da due studiosi: hanno assaggiato un vino bianco e un rosso, ne hanno tessuto le lodi e hanno descritto dettagliatamente i diversi aromi che li contraddistinguevano. In realtà i due vini erano assolutamente identici, e il secondo era stato tinto di rosso attraverso l’uso di un colorante inodore e insapore. L’episodio non deve dare adito a sottili ironie riguardo la faciloneria dei francesi. In Italia, ad esempio, nel corso delle elezioni che hanno avuto luogo nel 2001, quasi due italiani su tre, per la seconda volta nel giro di soli sette anni, ritenettero presentabile un intero governo, rispettabili i membri che lo componevano ed integro il premier che venne scelto. Con la differenza che, mentre i 54 giovani enologi francesi non si sono accorti del trucco, cerone e lucido da scarpe sulla pelata del novello e recidivo capo del Governo non erano sfuggiti a nessuno.

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  • La ricorderemo per la Duna

    Secondo Rutelli Rai e Mediaset dovrebbero cedere una rete ciascuna. A seguito di quest’affermazione, Libero, l’unico giornale satirico attualmente in edicola, si è posto un inquietante interrogativo: “Chi potrebbe permettersi in questo momento in Italia di acquistare due reti televisive?”. Feltri, equiparando il giornalismo all’autoerotismo, ha fatto tutto da solo e si è dato anche la risposta, su otto colonne: Agnelli. Il problema è che il mondo della finanza sente un pesante scricchiolio provenire dalle parti della Fiat. Se è vero ciò che si dice, ovvero che gli Agnelli siano indebitati per 130 mila miliardi (e ricordiamo che uno come Gardini saltò a 25 mila, mentre Prada, che ne ha solo duemila, viene considerato alla stregua di un maggiordomo), dev’essere anche vero che il gruppo che creò la Duna due televisioni proprio non se le può permettere. Senza considerare che dopo il caso “La7Agnelli, come qualsiasi imprenditore, si tocca gli zebedei solo a sentir nominare “terzo polo”. Eppure, all’interno di questa tragicommedia finanziaria, qualcosa per cui sogghignare lo si trova comunque: l’occhiello del titolo di Libero che, al seguito della presunta notizia secondo la quale RaiTre e Rete4 passerebbero al gruppo di Torino, recita “per Casini un conflitto di interessi”. In altri tempi, Cuore gli avrebbe dedicato il titolo “Hanno la faccia come il culo”. Ma è un brutto periodo questo, in cui persino i culi sono capaci di sporgere querela. Meglio essere prudenti.

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  • La PierSilvia

    Il luogo comune vuole che per passare la selezione da “Letterina” di Passaparola le capacità intellettive richieste si limitino al saper fronteggiare domande tipo “Nome?”, “Cognome?” e “Indirizzo?” (“Stato Civile?” è stata abolita, dal momento che tutte rispondevano “Italia”). Noi siamo qui per affermare che non è vero: le piccole star che sgambettano attorno a Gerry Scotti devono in realtà superare test che voi umani non potreste neanche immaginare. L’arduo obiettivo dei selezionatori è scovare ogni anno ben sei post-adolescenti (con)sensienti cui non manchi materia grigia (è richiesta almeno una terza misura di cervello), capaci di totalizzare un Q.I. che rappresenti la media tra quello di un consulente globale di “Programma Italia” e quello (ben più alto) di un mammifero privo di pollice opponibile. È attraverso esami di questo tipo che vengono forgiate le presentatrici di domani. Ma anche quelle di oggi. Motivo per cui dobbiamo arrenderci all’evidenza che la nuova fidanzata del Berluschino, PierSilvia Toffanin, ha i requisiti necessari per condurre “Mosquito“, un programma tutto suo. Il Berluschino è tra l’altro il presidente di Rti, la società a cui fanno capo tutti i programmi di Mediaset, e il suo aver ritagliato un ruolo di spicco per la fidanzata fa immediatamente pensare che quello del conflitto di interessi sia un problema di famiglia. Su questo Berluschino batte persino papà, che del conflitto se ne fotte. Lui se lo fotte.

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    • C’è un andazzo, nel doppiare, che segue un unico verbo. Lasciare che si capisca la storia. Dei dialoghi, della coerenza narrativa, dei dettagli, chissenefotte. (Cristiano Valli)
    • Entro in un bar e mi metto a piangere. La barista mi fa: “Cortesemente vada in bagno altrimenti mi innamoro”. (Maurizio Milani)
    • "Alfredo" parla del ragazzino che ero, in un pomeriggio di giugno, mentre scoprivo davanti alla televisione che Dio non esiste, e se esiste è cattivo o impotente; e gli uomini, peggio. (Miic)
    • Vi ho mai mandato una mail di spam o anche solo non voluta? O invitati ad un gruppo su Facebook, un gioco scemo? No? Vi costa tanto fare come me, santa madonna? (Enrico Sola, da FriendFeed)
    • So che questo post non sarà molto popolare ma ho una cosa da dire che non posso più tenermi dentro e quindi la dico. Senza remore. Signore e signori, il Sushi mi ha rotto il cazzo. (RGB pills)
    • Verrà anche per voi il momento in cui sentirete solo un fischio, un urlo, un'esplosione, cosa sta succedendo? E uno stronzetto dirà Nonno, ma come, è la mia band preferita. (Leonardo)
    • Luxuria e Aldo Busi non sono gay, sono l’idea che uno spettatore dell’Isola dei Famosi ha di un gay. (Filippo, commento su Freddy Nietzsche)
    • Un puro, mio padre. Non come me e noi, un piede avanti e uno indietro, generazione di mezzo. Quando gli presentai la mia donna, a mio padre, vide che era una donna, e gli bastò. (Filippo Facci, da Grazia)
    • Quando il gioco si fa così duro, i duri comincerebbero a giocare. I Neri, invece, ricominciano alacremente a sbadilare sul blog foto di figa famosa. (Rectoverso)
    • Ogni volta che viene pronunciata la frase "La preghiamo di restare in attesa per non perdere la priorità acquisita" muore un angioletto. (Andrea Beggi)

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