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C’è un andazzo, nel doppiare, che segue un unico verbo. Lasciare che si capisca la storia. Dei dialoghi, della coerenza narrativa, dei dettagli, chissenefotte.

Cristiano Valli

Archive for the ‘Opinioni’ Category

Giraffe…

Massimo Moruzzi sul suo preziosissimo dot-coma *:o) prende spunto oggi dalle considerazioni su Jonas Ridderstråle e Kjell Nordström per raccontare un aneddoto sul vecchio portale Spray, quello delle zebre, delle giraffe, dei leoni. Chiede se per caso ci è rimasta una giraffa. E non sa che ce ne avanzano - per davvero - due, mastodontiche, di peluche. Le consideriamo un monumento degno della considerazione della protezione dei beni, monito sempiterno di ciò che fu la new economy dei consulenti McKinsey e Andersen, dei cd per il free internet, dei miliardi tracannati giù come fossero Fanta.

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  • Il Guru Aziendale

    Tutte le multinazionali che si rispettino hanno a libro paga almeno un mangiapane a tradimento, altrimenti definito “guru aziendale”. Sguinzagliarlo per convegni è il modo che le aziende hanno per fingere di coltivare una strategia e, soprattutto, nobili ideali che non siano esclusivamente riconducibili alle voci “costi” e “ricavi”. Le selezioni sono atroci: si va dall’inumano “unisci i punti da uno a trenta” al brutale e micidiale “colora gli spazi segnati dai puntini”. L’esame finale comporta la costruzione di un veliero con i Lego, operazione che il guru deve sapientemente portare a termine senza mangiarsi parte dei mattoncini. Per coloro tra voi che decidessero di intraprendere l’esaltante carriera da visionario della finanza futura, ecco qualche consiglio: 1) la faccia da pirla non è fondamentale, ma aiuta; 2) ripetete con faccia ispirata e sguardo assente tutte le bestialità che avete sentito nel corso della vostra carriera lavorativa, meglio se ricalcate dalle stesse intuizioni grazie alle quali, per anni, i manager che state evangelizzando sono stati sottoposti a soprusi, mobbing e lazzi da caserma; 3) immaginate l’essere più assurdo, poco raccomandabile e peggio abbigliato che un giorno possa bussare alla vostra porta per portare vostra figlia quindicenne in discoteca, e vestitevi come lui. Se avrete seguito le indicazioni sarete pronti, anche se dall’esterno sembrerete vestiti come Jovanotti ai tempi in cui cantava “1,2,3 casino”, ovvi al punto da far sembrare Alberoni originale, un filo meno virili di Maria De Filippi e capaci di capire il mercato come Virgilio De Giovanni. Sono scotti che dovrete sopportare, soprattutto quando a casa si chiederanno se non potevate drogarvi come tutti gli altri.

    di Gianluca Neriillustrazione di Roberto Grassilli
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  • L’ignobile posta di Famiglia Cristiana

    Dal momento che è la seconda volta che lo cito non vorrei pensaste che ne sono un assiduo lettore. È che oggi Famiglia Cristiana era in regalo sull’Eurostar. Mi sembra di ricordare che l’ultima campagna pubblicitaria del secondo più venduto settimanale italiano (il primo è TV Sorrisi e Canzoni: sono crimini di cui, come popolo, prima o poi un qualsiasi dio ci chiederà conto) giocava d’azzardo sostenendo che il periodico edito dai Paolini abbandonava la distinzione di credo per rivolgersi ad un pubblico più vasto. Apro a pagina sei, “Colloqui col padre”, rubrica della posta. La lettera della settimana, intitolata “Voglio bene a un vigliacco”, è di una donna in crisi, delusa ma ancora innamorata del marito che la ignora: “Un po’ alla volta mio marito si è allontanato da me. O, forse, non mi è stato mai vicino. Io non ho preteso nulla di più di quello che una moglie possa chiedere al proprio uomo. Lui continuava a dire che doveva ‘vivere’ la propria vita, divertirsi, e che io ero troppo immatura. E che dovevo crescere. Sono stata umiliata e accusata di essere ammalata solo perché volevo avere una normale vita coniugale. Non ho mai insistito troppo nemmeno per avere dei figli, anche se li desidero tanto. Non mi stava quasi mai ad ascoltare quando gli parlavo dei nostri problemi e delle mie paure: preferiva spendere il suo tempo per aiutare ‘colleghi bisognosi’. Sono cristiana e seguo gli insegnamenti della Chiesa. Per questo mi è difficile giungere all’unica soluzione possibile. Mi scusi, padre, sono forse una cattiva cristiana se penso che è ingiusto soffrire così tanto?”. La risposta di Padre Letizia è, ovviamente, sì. Stai facendo un pensierino sul divorzio, quindi sei una cattiva cristiana. Mutismo, rassegnazione e sguardo basso, donna: ci sono le mutande da lavare. La curiosità mi ha fregato: non ho potuto fare a meno di proseguire nella lettura della sentenza del ministro del cul(t)o assegnato alla corrispondenza di Famiglia Cristiana. Mi sarei vergognato meno se avessi avuto in mano una copia di Libero con tanto di ricevuta per la sottoscrizione in favore del carabiniere Placanica. Sintetizzo: “Lei ama ciò che disprezza. Le parole dure che lei usa contro suo marito non esprimono quello che pensa di lui, ma denunciano la sua amarezza perché lui non è come lei lo desidera. Lei ritiene di non chiedere nulla di eccezionale. Bisogna pensare che suo marito si è servito di lei finché faceva la ‘crocerossina’ e poi se n’è liberato quando non ne aveva più bisogno? O piuttosto che nella sua persona ci sono aspetti che giocano male nel rapporto con lui? Lei dice che suo marito sa consolare altri e non ha tempo per lei. Non lo ha forse stancato con le sue paure, le sue malattie, le sue assillanti richieste di ascolto e di aiuto? Dio le chiede una cosa semplice: quella di comportarsi da cristiana. Che significa tentare in tutti i modi di ricostruire il rapporto con suo marito. Come? Innanzitutto, cominciando ad esaminare e scoprire cosa c’è in lei che rende difficile al suo coniuge vivere con lei. Se io so diventare come l’altro mi desidera, allora l’altro scopre che è facile e bello vivere con me”. Terminata la lettura, in quel preciso momento sospeso tra Bologna e Modena, ho avuto la certezza che nessun bipede al mondo meritasse di più un liberatorio, deciso e ponderoso vaffanculo. Io non sono credente, ma in momenti come quello sento pressante la necessità di un dio capace di aggregarsi allo stesso vaffanculo, di carbonizzare con una saetta un tale parafulmine dei pirla. Ma dio non c’è. O, se c’è, ha il buon gusto di non rivolgersi a gente così. È probabilmente per questo motivo che a Padre Letizia (che si firma D.A., acronimo che presumo stia per Deficiente Anacronistico) pare normale e concepibile che la persona a cui hai consacrato la vita non si degni di parlarti.

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  • Consiglio da un marito…

    Contributo da marcomonet sull’ultimo Quarantadue, dal forum della rubrica: “Nell’articolo che ho letto ho avuto modo di riflettere sulla mia stessa situazione. Solo che sono io il cattivo, e mia moglie potrebbe essere la donna che scrive. Penso sia inutile nascondersi dietro alle parole e trovare delle scuse per se stessi è sempre stato facile. Ritengo che in parte la risposta del “Padre Letizia” possa essere vera, nel senso che la colpa non è quasi mai da una parte sola, ma questo non lo autorizza a colpevolizzare la persona che, in questo caso, è la sola vittima. Peraltro, se fosse davvero in contatto con la divinità, il suddetto “Padre” non dovrebbe arrogarsi il diritto di giudicare, essendo semmai il Padre una persona che aiuta e non un giudice e, se si crede in Dio, si dovrebbe lasciare a lui il giudizio (vedasi il caso della Maddalena, e si ricordi il detto “chi è senza peccato…”). Da parte mia, visto che sono stato io a prendere le distanze da mia moglie e considerato che lei avrebbe tutte le ragioni di lamentarsi di me, sarei assolutamente indifeso davanti ad una sua richiesta di divorzio. Da una parte, anzi, ne sarei egoisticamente sollevato, ma soprattutto mi piange il cuore pensare di essermi disamorato di una persona che, comunque, di amore ne merita, come merita la benedizione di diventare madre. Mando un messaggio quindi alle donne che si trovano in questa situazione: pensate a voi stesse, amatevi e prendete decisioni chiare. Il tempo passa, ma il tempo buttato via non torna più. La felicità che non si cerca, non si è degni di ottenerla. Vogliatevi bene.”

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  • La festa delle bestie

    E’ bello vivere su un altopiano, dove vivo io. Da due giorni è tutto un brulicare di fungaroli. E perfino io, totalmente incapace, ho portato a casa una decina di porcini e qualche etto di finferle. Poi lo sguardo ti si riempie di verde, di larici, di abeti, di erica. E ti capita praticamente ogni giorno l’incontro ravvicinato col capriolo e col muflone.L’anno scorso, andando a more, avevo incontrato una coppia di vipere con le quali ero entrato in confidenza. Ci vedevamo tutti i giorni e, tranne la prima volta, non avevano mai mostrato aggressività. Purtroppo oggi è uno di quei giorni in cui la montagna la odi con tutti i suoi costumi antiquati. Cinque minuti fa, sotto la mia finestra, è passato un capriolo. Ma era morto. Dieci minuti prima avevo sentito due botti. Da un capanno di legno costruito in cima ad un albero due bestie, due vere bestie, si erano divertite a sparare a un animale indifeso attirato da sacchetti di sale. E lo avevano ucciso. Sotto la mia finestra il capriolo sembrava un fagotto. Io non ce l’ho con l’abitudine dell’uomo di uccidere animali per mangiarli. Credo che sia inevitabile, che faccia parte di una di quelle leggi della natura che appaiono crudeli ma hanno la forza e la razionalità che deriva loro dal fatto che il mondo è sempre andato così. E se il mondo è sempre andato così, qualche ragione ci deve essere. Probabilmente se non mangiassimo carne scompariremmo. Non lo so, ma può darsi che sia così. So anche che regolare la quantità degli animali selvatici (caso clamoroso è quello dei cinghiali) è utile addirittura alla sopravvivenza della loro specie visto che l’uomo ha ormai definitivamente modificato l’ambiente. Quello che non sopporto è che ci siano degli uomini che si divertono a uccidere. Che addirittura pensano che il loro sia uno sport (tant’è vero che esiste una federazione affiliata al Comitato Olimpico). Il giorno in cui si apre la caccia, cominciano a divertirsi. E’ la festa delle bestie.

    La Camera dei Deputati è convocata per il prossimo 17 settembre per votare il Disegno di Legge n.2297 (presentato dal Presidente Berlusconi), noto come “leggina ammazza-fringuelli”, con un sostegno trasversale rispetto agli schieramenti di maggioranza ed opposizione. Per impedire che l’autunno si apra con nuove stragi di uccelli migratori patrimonio di tutta l’Europa, contro la liberalizzazione selvaggia della caccia condotta da Governo e Regioni, contro la proposta - attualmente all’esame della Commissione Ambiente della Camera - di aprire la caccia nei parchi, per difendere il diritto alla vita degli animali selvatici, le principali associazioni animaliste ed ambientaliste italiane hanno indetto una manifestazione, martedì 17 settembre 2000, ore 11.00. Aggiornamenti e informazioni: www.infolav.org - LAV - Lega Anti Vivisezione Via Sommacampagna 29 - 00185 Roma - Tel 06 4461325 fax 06 4461326 email: lav@infolav.org.

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  • Finanza creativa

    Che ci crediate o no, Last Action Hero è un gran film. Quando uscì nelle sale, dopo un battage pubblicitario che vide sperperati parecchi milioni di dollari, pubblico e critica lo snobbarono all’unisono, per una volta concordi. E al botteghino fu un disastro al punto da causare il fallimento della propria casa di produzione. Invece meriterebbe un posto nella top 10 delle pellicole dell’ultimo decennio, non fosse altro che per l’originalità, l’umorismo spesso amaro, la capacità di ironizzare sulla modestia di un prototipo attraverso l’autoparodia. Una delle trovate vede la “all stars” dei cattivi del cinema fuggire dallo schermo e dal giustiziere Jack Slater, l’eroe del film, per rifugiarsi nella vita reale. Mentre per il protagonista la migrazione dalla celluloide alla cruda realtà si rivela scioccante (scoprendo a proprie spese che, fuori dal set, rompere con un pugno il finestrino di una macchina fa male), la combriccola di psicopatici e serial killer trova il nostro mondo molto più stuzzicante di quello di provenienza: nel pieno centro di New York si può uccidere un uomo gridando “Hey! Ho appena commesso un omicidio! Deliberatamente!”, senza che nessuno intervenga. Penso a Last Action Hero ormai ogni mattina, sfogliando il quotidiano .com, che mi aiuta ad accorgermi di quanto le logiche che governano il mondo virtuale si stiano discostando da quelle del mondo reale. Ciò che non sarebbe concepibile in un universo più o meno disciplinato come il nostro, ma che invece è possibile su Internet, è che una cricca di impuniti riesca a fare tesoro della propria dabbenaggine. Leggo di Paolo Dal Pino, responsabile di un buco di 300 miliardi di vecchie lire nella gestione di KataWeb, dichiarare che gli esuberi su Internet, di cui è stato una delle principali cause, sarebbero finiti. La conduzione aziendale di Dal Pino fu talmente decisiva e dinamica che se ne decise l’ammortamento come “bene immobile”. Tanto perché comprendiate di chi stiamo parlando, è necessario illustrare la brillante idea che, da attuale amministratore delegato del gruppo Seat, il nostro ha partorito per il rilancio delle Pagine Gialle: stamparle su pagine bianche. In questo modo gli inserzionisti più importanti potranno incrementare la propria visibilità apparendo all’interno di un riquadro caratterizzato da uno sfondo del colore della cellulosa. Tutto il resto della pagina sarà successivamente tinto di giallo. E leggo di Virgilio De Giovanni, il re delle catene di Sant’Antonio e del multilevel marketing che, dopo essere riuscito a quotare in borsa una scatola vuota e a riempirla dei quattrini di incauti piccoli risparmiatori, da mesi è impegnato a valutare le offerte di grossi gruppi che si candidano per riciclare il bottino e buttare via la scatola. De Giovanni, guru di quel manipolo di beoti lettori di Millionnaire, bramosi di miliardi facili, che su suo consiglio sono partiti per aprire una gelateria a Cuba, guadagnò la notorietà grazie a servizi di costume che lo ritraevano come un imprenditore emergente con le capacità manageriali di un Berlusconi e la freschezza adolescenziale di Ambra. Che poi abbia rivelato di possedere la freschezza adolescenziale di Berlusconi e le capacità manageriali di Ambra poco importa. Ci erano andati vicino. Chi paragona questi profeti della finanza creativa a scippatori, in fondo, sbaglia. Non hanno mai fottuto una sola borsa. Sia chiaro: a meno che non si stia parlando del MibTel.

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  • Paura della sinistra

    Silvio Berlusconi è stato in silenzio stampa per tutta l’estate. Quando ha avuto qualcosa da dire lo ha fatto per interposta persona, utilizzando Emilio Fede come un muppet, infilandogli una mano da sotto e muovendola per farlo parlare. Il direttore del Tg4, tra i pochi intimi cui è stato concesso di trascorrere qualche giorno in compagnia del capo del governo a bordo della barca in rada a Porto Rotondo, ha dichiarato: «In questa fase il premier non vuole fare dichiarazioni perchè non vuole entrare in polemica con una sinistra che, priva di idee e di proposte, che non sa fare il suo lavoro, cerca solo di denigrare il governo e il suo operato in maniera disfattista, catastrofista, con l’unico obiettivo di spaventare il Paese, e gettarlo nell’angoscia, nel panico». Che l’attuale sinistra sia in grado di trascinare questa nazione nel terrore potrebbe, in fin dei conti, essere anche una gradevole novità. Avremmo, per lo meno, qualche indizio sul fatto che, realmente, esista. Al momento, infatti, le voci al riguardo hanno la stessa consistenza delle congetture a proposito dell’Area 51. La sussistenza della sinistra è ormai materia per sognatori: quelli che ancora credono a Fassino o al potere dirompente delle idee della Margherita sono gli stessi che si travestono da Klingon alle convention di Star Trek. O che credono ai cerchi nel grano. Il Presidente del Consiglio e i suoi mozzi sono convinti di sentire il tic tac della sveglia nella pancia del coccodrillo. E poco conta, per noi, che credano ad una favola: l’importante è che ne abbiano paura, ne siano – parole loro – angosciati, terrorizzati. Fossi in D’Alema, approfitterei dell’occasione per raccogliere l’invito di Moretti a dire, finalmente, qualcosa di sinistra. Ad esempio: BÙ!

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  • Le donne agli occhi dei copywriter

    Ho la netta impressione che per il mondo dei pubblicitari quello femminile sia un universo parallelo, in parte inesplorato, ancora del tutto incomprensibile, nel quale addentrarsi è consigliabile soltanto se armati di un qualsiasi luogo comune. Il poco che se ne sa è dovuto all’audacia e alla temerarietà dei pochi arditi copywriter che organizzarono l’unica spedizione di cui si sia a conoscenza per l’esplorazione di questo mondo ignoto. Le conclusioni dell’avventurosa missione sono oggi riportate all’interno della “Guida alla comprensione della Femmina”, pubblicazione che nessun creativo che si rispetti può permettersi di non saper ripetere a memoria. Dalla lettura se ne deduce che: a) i cinema del luogo proiettano esclusivamente cinque film, a ripetizione: Ghost, Pretty Woman, Dirty Dancing, Cuori ribelli e Le parole che non ti ho detto; b) le donne, una volta al mese, sono vittime di un fenomeno denominato “le loro cose” in seguito al quale sanguinano per quattro giorni, ma poi non muoiono; c) tale evento, genericamente definito anche “quei giorni”, condiziona in modo dominante l’esistenza della femmina e il mondo che abita; influisce negativamente sull’umore del soggetto e sull’ambiente circostante e può essere considerato causa di mutazioni genetiche nella fauna dimostrate dalla sopravvivenza di un’unica specie di fastidioso ma provvidenziale volatile: l’assorbente con le ali; d) la flora è composta unicamente da piante di Patchouli e Ylang ylang, elementi essenziali per la produzione di bagnoschiuma; e) il peso della politica è assolutamente marginale: l’unica organizzazione esistente sul pianeta è clandestina e composta da radicali liberi.

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  • J’accuse Microsoft

    Se dovessi biasimare Microsoft per un qualsiasi motivo non avrei che l’imbarazzo della scelta: abuso di posizione dominante; pratiche contrarie alla concorrenza; monopolio e alterazione del mercato; pressioni indebite verso i produttori di PC; utilizzo del potere acquisito a danno dei consumatori e delle aziende concorrenti. Non sarei originale e non direi niente di nuovo. Io, invece, a Microsoft non perdonerò mai di avere creato Power Point. L’uso indiscriminato del programma della software house di Redmond ha infatti contribuito a creare una generazione di manager convinti che lavorare consista, soprattutto, nel creare una gradevole e incisiva presentazione. Il che equivale a sostenere che per produrre un’automobile è sufficiente dichiarare che deve fare brum brum. Del come lo deve fare e perché lo faccia se ne occuperà qualcun altro. Il declino di internet è sicuramente dovuto allo scarso interesse per il pareggio di bilancio dimostrato dalle aziende, ma io sono sicuro che c’è di più. Pare che dirigenti di aziende che avrebbero dovuto quotarsi in borsa nel 2000 siano a tutt’oggi impegnati nella visione della presentazione relativa all’IPO. Le famiglie, a casa, ostentano ottimismo: notizie non ufficiali le hanno rassicurate del fatto che i propri cari siano già riusciti ad esaminare tre quarti delle slides. A me non piace Power Point e non piace chi per lavoro si limita a confezionare esclusivamente presentazioni in Power Point. Mi piacciono le idee geniali ma semplici al punto da non dover essere spiegate. E non mi piace la “New Economy” gestita da chi pensa esclusivamente all’uovo oggi. Preferisco la “Gnu Economy” di chi tenta di capire come funziona la gallina.

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  • Chi sono, da dove vengo, dove vado? Se è vero che un battito d’ali di una farfalla in Giappone genererà un uragano in Europa, cambia qualcosa se una mattina non mi alzo, non faccio colazione, non vado a lavorare? Sono anche io, come il George Bailey de “La vita è meravigliosa“, indispensabile alla comunità, necessario per la felicità e per il normale compimento delle vite delle persone che conosco? Sono pensieri che capitano. Se vi sentite inutili esiste una terapia di sicura efficacia: pensate ad Enzo Cheli, Garante delle Comunicazioni. In pochi secondi la vostra presenza su questo pianeta, al confronto, non vi sarà mai sembrata più provvidenziale. Poche settimane fa l’Authority ha deliberato una multa nei confronti di Telecom Italia per “comportamenti abusivi” nell’offerta di Teleconomy, la tariffa lanciata nel luglio 2000 per la telefonia fissa. Centinaia di utenti si sono infatti visti affibbiare il servizio per il solo fatto di essersi recati a sottoscrivere un abbonamento GSM (per il quale è necessario fornire i propri dati anagrafici) in un negozio affiliato Tim. Va specificato, per correttezza, che le violazioni risalgono alla vecchia gestione, quando Telecom era targata Brescia ed aveva al volante Roberto Colaninno. L’entità della sanzione è stata fissata in 200 mila euro, corrispondenti a circa lo 0,6% della buonuscita accordata all’ex presidente e amministratore delegato, oppure a tre minuti di fatturato della compagnia. Telecom non ha commentato la decisione di Cheli: in quel momento tutta l’attenzione del marketing era concentrata su un evento considerato ben più destabilizzante per l’azienda: uno starnuto del parrucchiere di Afef.

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  • Reduci degli anni ‘70

    “Ai miei tempi” fa parte di quella rosa di frasi che mi ero ripromesso di non pronunciare mai, assieme ad espressioni del tipo “lei non sa chi sono io”, “i giovani d’oggi” o “la musica moderna”. Ieri ho palesemente, con mio grande e tardivo stupore, violato la regola. Dal momento che ripensare ai miei tempi (che poi sarebbero gli anni della preadolescenza, a cavallo tra i ‘70 e gli ‘80) mi capita sempre più di frequente, urge una terapia d’urto che mi consenta, da oggi in poi, di evitare di tracimare in sospiri sul passato. Mettetevi comodi perché ho una lunga lista: ci caviamo insieme questo dente una volta per tutte e poi morta lì. Ebbene, lo ammetto, mi mancano: i tabelloni dei gelati Eldorado appesi fuori dai bar; il ghiacciolo Dalek, viola e dal ripieno rosso; la chewing gum alla fine del cono del disgustoso gelato Gommolo; le mani impiastricciate del bastoncino di liquirizia dello Steccolecco; il Magic Cola e il Piedone; il Pirata della Sammontana; il Pepito e il Nembogel della Toseroni; le monete di Asterix in regalo nel tappo dell’Ergo Spalma; le Zigulì di resto di farmacia; le Charms; la trottola che riportava l’1-X-2 per compilare a caso la schedina in regalo nelle patatine San Carlo; l’odore della colla U-Hu; il Vinavil spalmato sulle mani, fatto seccare per poi rimuoverlo; il pennello della Coccoina per attaccare sul quaderno le immagini ritagliate dai fascicoli de Le mie ricerche; l’immancabile e scandalosamente inutile enciclopedia I Quindici; Johnny Bassotto, La tartaruga e la macchina Isotta, sigle dello spazio dei bambini di Domenica In…; i fumetti in tv di SuperGulp!; Orzowei e Mork & Mindy; i Muppets e i Banana Splits; la mucca Carolina gonfiabile da vincere con i punti della Invernizzi; il Pongo e il Das; la Micronite; la Robapazza che strumpallazza; le palline Clik Clack spaccapollici; l’Ufo Solar, il sacchetto nero della spazzatura, pomposamente definito “dirigibile ad energia solare”, che sulle spiagge si squarciava inevitabilmente al primo utilizzo; la palla ovale di plastica arancione che scorreva sulle corde del Going; le spade conficcate nella botte di plastica da cui saltava a caso il Pirata; le teste mozzate dei calciatori e le perpetue pieghe sul panno verde del Subbuteo; le autopiste della Polistil; i modellini delle macchinine MatchBox; i Trasferelli; la carta da gioco fissata ai raggi della bici con la molletta; gli avveniristici ammortizzatori della Saltafoss; le mie scarpe da ginnastica Mecap blu e gialle; gli arrapanti (allora) shorts di Daniela Goggi nella pubblicità della Big Babol; la minaccia della cecità permanente associata alle pagine degli Albo Bliz; le compilation BimboMix della Baby Records; gli estintori Meteor reclamizzati nell’intervallo delle partite a San Siro; gli occhiali a raggi X e le scimmie di mare pubblicizzate sulle pagine de Il Monello e L’Intrepido dalla ditta Same Govj; il tempo che c’è voluto per capire che le scimmie di mare altro non erano che Artemie Saline, crostacei da acquario; la barzelletta del Fantasma Formaggino; e poi dire, fare, fare, baciare, lettera, testamento. Ai miei tempi, sebbene ne fossi del tutto inconsapevole, governava la DC. Il fatto che oggi sia stata sostituita da Forza Italia fa meditare. Non stiamo solo invecchiando. Stiamo anche invecchiando da schifo.

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  • Comunione e Ricreazione

    Ai miei tempi, non molti anni fa, si trascorrevano infanzia e adolescenza all’oratorio per ammazzarsi di noia, seghe e spuma. Poi si cresceva: qualcuno riusciva a farsi la fidanzata, qualcun altro iniziava a farsi e basta. Oggi i giovani cattolici amano invece trascorrere parte delle proprie vacanze a Rimini per partecipare al Meeting di Comunione e Liberazione. Se solo fossero nati qualche anno prima probabilmente si sarebbero drogati anche loro. Ma non tutti sono fortunati come quelli che conoscevo io. Leggendo che, accalcati in una versione pastorale di Acquafàn, c’erano settemila pistola ad accogliere il Presidente del Consiglio al grido «Silvio, Silvio, dacci la luce» sono stato quasi tentato di giustificare i settantamila che a Cagliari, lo stesso giorno, hanno sgomitato per assistere a venti minuti venti di esibizione dei ragazzi di Saranno Famosi. Se si è capaci di accontentarsi di piccole cose, malgrado tutto, c’è ancora speranza. Intendiamoci: non tutti i giovani cattolici sono così. Non possiamo tralasciare di menzionare i tanti che, quotidianamente, impiegano il proprio tempo in attività ben più nobili: il volontariato, i boy scout, la lettura del Manuale delle Giovani Marmotte per imparare ad accendere quel cazzo di fuoco sfregando quei due cazzo di ramoscelli, la preghiera, il seminario, le molestie ai minori. Come chiosa al proprio intervento di un’ora e venti al Meeting di Rimini Silvio Berlusconi ha scelto di raccontare quella di quando George W. Bush l’ha chiamato per assicurargli che avvrebbero discusso insieme se e quando attaccare l’Iraq. Poi, rimboccando le coperte, ha dato il bacio della buonanotte a tutti e settemila.

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  • Papa Silvio I°

    Pur dichiarandosi pratico di miracoli, a Silvio Berlusconi non riuscirà il più spettacolare, che consiste nel diventare uno e trino: Presidente del Consiglio, Presidente della Repubblica e, infine, Papa. Ha già ricoperto il primo di detti ruoli per ben due volte, per il secondo si è pubblicamente candidato, ma per quanto riguarda il raggiungimento del terzo obiettivo non sembrano esserci speranze. Non tanto per una questione di vocazione, quanto a causa dell’indisponibilità di determinati accessori necessari per ricoprire il ruolo di pontefice: per recuperarli Berlusconi si è rivolto a Dell’Utri il quale, sprovvisto al momento di mitra, è riuscito a reperire solo qualche lupara. Silvio, prendendo in disparte il fedele Marcello, gli ha poi spiegato che intendeva procurarsi una mitra, non un mitra. Ma non se l’è presa più di tanto perché può capitare a chiunque di commettere un errore simile: lui stesso ha recentemente scoperto l’esistenza questa stramba regola grammaticale secondo la quale - non ha ancora capito come - un sostantivo può cambiare da maschile a femminile in relazione al significato. È successo durante il G8, quando ha notato Bush e Blair darsi di gomito additandolo come “il pistola”. I veri grattacapi per Berlusconi arrivano invece dall’altro deputato siciliano, Gianfranco Micciché, coinvolto in un’inchiesta sullo spaccio di cocaina. Grave imbarazzo in Forza Italia per le circostanze grazie alle quali la vicenda è venuta casualmente alla luce. Nei giorni scorsi l’avvocato Taormina, difensore di Anna Maria Franzoni, aveva dichiarato: «Sto seguendo una pista». Col delitto di Cogne non c’entrava niente, ma alla fine della pista ha trovato Micciché.

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  • Una cosina da dire a Mediaset…

    Io non ho alcun tipo di pregiudizio verso Mediaset. Sono ben conscio del fatto che l’azienda sia di proprietà del nostro attuale Presidente del Consiglio, ma mi adopero affinché questo dato di fatto non influenzi il mio giudizio riguardo alla qualità della programmazione ed alle competenze dei professionisti che vi lavorano. Ritengo che Mediaset, tanto quanto la Rai, abbia contribuito (nel bene e, inevitabilmente, anche nel male) allo sviluppo culturale di questo paese. E così come credo che il consiglio di amministrazione della Rai abbia bisogno di una disinfestazione dalle pedine politiche a favore di onesti mestieranti che abbiano dimestichezza tanto di numeri quanto di televisione, allo stesso modo reputo necessario che nel valutare Mediaset nel suo insieme sia necessario discernerne il ruolo politico. Prendo atto con piacere (ma non senza una moderata preoccupazione) del fatto che, in alcuni casi, Mediaset si è fatta carico di assolvere il ruolo di servizio pubblico che sarebbe stato di competenza della tv di stato, e che, spesso, mentre in Rai la satira veniva imbavagliata, sulle reti del biscione voci dissenzienti o fuori dal coro hanno avuto senza problemi spazio e libertà di espressione. Per finire, e per evitare fraintendimenti, convengo che un’azienda è costituita da persone, a cui si farebbe un torto se ne giudicarle tenessimo conto dell’influenza del padrone in campo politico ed economico, a scapito delle rispettive idee ed identità. Fatte queste premesse, credo fermamente che la persona che ha deciso di programmare serie di casa agli Emmy Awards come X-Files, Ally McBeal e I Soprano d’estate, spesso a tarda ora, sia un’incommensurabile testa di cazzo.

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  • Rita Atria e Paolo Borsellino

    Rita Atria, ragazza. A 12 anni le ammazzano il padre, “uomo d’onore”, a 16 il fratello che lo voleva vendicare. Sangue chiama sangue, a Partanna. Faide, vecchi rancori, mafia - ma anche interessi eccellenti. Rita ha sentito parlare di questi interessi. Ha sentito dei nomi. Uno, dice, è quello dell’ex sindaco del paese, l’onorevole Culicchia. Ma a chi fare - una povera ragazza - questi nomi? Un giorno Rita incontra un uomo di cui, senza sapere perché, si fida. È uno “sbirro”. Ma è un uomo buono. Si chiama Paolo Borsellino. Parlano a lungo. Passano i giorni e i mesi. Borsellino, nella vita feroce e disperata di Rita, è il primo che le parla sorridendole, come un papà. Forse non è vero che tutti sono o sbirri feroci o mafiosi. Rita si avviticchia a questo. La vita di Rita ricomincia allora. Ma arriva l’estate che ammazzano Borsellino: lo ammazzano - capiscono tutti - perché era solo. Rita non ce la fa ad andare avanti da sola. «Adesso quegli uomini non pagheranno mai». «Vince chi è più bravo a truffare la vita». Calligrafia da ragazza, frasi buttate su un foglio di scuola. Una settimana dopo, si uccide anche lei. Al suo funerale, al paese, non va nessuno: «fimmina lingua longa», «amica dei sbirri». Dieci anni. Dieci anni dopo, alle celebrazioni di Borsellino, tutti i vigliacchi di allora parlano con commosse parole. Parla l’ammazzagiudici Castelli, parla il viceberlusca Fini (ormai ripulito dagli sputi presi ai funerali di Borsellino), parla anche Culicchia, riciclato nel centrosinistra. Non parlano i compagni, dispersi - ma non rassegnati - ai quattro angoli del mondo. Li trovate venerdì prossimo a Partanna. Un fiore per Rita. E avanti.

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    • C’è un andazzo, nel doppiare, che segue un unico verbo. Lasciare che si capisca la storia. Dei dialoghi, della coerenza narrativa, dei dettagli, chissenefotte. (Cristiano Valli)
    • Entro in un bar e mi metto a piangere. La barista mi fa: “Cortesemente vada in bagno altrimenti mi innamoro”. (Maurizio Milani)
    • "Alfredo" parla del ragazzino che ero, in un pomeriggio di giugno, mentre scoprivo davanti alla televisione che Dio non esiste, e se esiste è cattivo o impotente; e gli uomini, peggio. (Miic)
    • Vi ho mai mandato una mail di spam o anche solo non voluta? O invitati ad un gruppo su Facebook, un gioco scemo? No? Vi costa tanto fare come me, santa madonna? (Enrico Sola, da FriendFeed)
    • So che questo post non sarà molto popolare ma ho una cosa da dire che non posso più tenermi dentro e quindi la dico. Senza remore. Signore e signori, il Sushi mi ha rotto il cazzo. (RGB pills)
    • Verrà anche per voi il momento in cui sentirete solo un fischio, un urlo, un'esplosione, cosa sta succedendo? E uno stronzetto dirà Nonno, ma come, è la mia band preferita. (Leonardo)
    • Luxuria e Aldo Busi non sono gay, sono l’idea che uno spettatore dell’Isola dei Famosi ha di un gay. (Filippo, commento su Freddy Nietzsche)
    • Un puro, mio padre. Non come me e noi, un piede avanti e uno indietro, generazione di mezzo. Quando gli presentai la mia donna, a mio padre, vide che era una donna, e gli bastò. (Filippo Facci, da Grazia)
    • Quando il gioco si fa così duro, i duri comincerebbero a giocare. I Neri, invece, ricominciano alacremente a sbadilare sul blog foto di figa famosa. (Rectoverso)
    • Ogni volta che viene pronunciata la frase "La preghiamo di restare in attesa per non perdere la priorità acquisita" muore un angioletto. (Andrea Beggi)

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    Parlano di Macchianera

    Random Joke

    - Sei tutto bagnato!
    - Per forza, pioveva! Vedi, quando piove, io dico che è meglio stare fermi: se stai fermo, prendi solo l’acqua che cade dove sei tu; se cammini o ti metti a correre, prendi anche l’acqua che cade dalle altre parti.
    — Gilberto Govi


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