Lo specchietto per le allodole
12 Lug
Nell’irresponsabile 1999 del boom della new economy il manager più oculato che ho incontrato si accendeva il sigaro con un biglietto da cinquecentomila lire. E il sigaro costava di più. Ho assistito all’invasione e alla provvidenziale ma tardiva ritirata degli svedesi, dei consulenti dell’Andersen, degli esperti della McKinsey. Gente che si soffiava il naso con le stock options. Insomma: si faceva glu-glu coi miliardi come fossero Fanta. Oggi che, per risparmiare sulla cancelleria, nelle dot-com si riciclano i Post-It attaccandoli ai monitor sputando dalla parte senza colla, alcune di quelle scellerate spese vengono riportate alla luce come reperti archeologici scavando nei piani dei costi. E c’è chi si ritrova inspiegabilmente abbonato a due riviste del sindacato di Polizia, ad una dei Carabinieri, al calendario dei Vigili del Fuoco e al magazine patinato della Guardia di Finanza. Anche se la specie dei direttori marketing dell’era della new economy è stata dichiarata ufficialmente estinta, qualche fesso equivalente potrebbe ancora annidarsi nei pertugi del vostro ufficio amministrazione. Nel caso, avvisatelo: quando vi viene proposto per telefono l’abbonamento ad una rivista di un qualsiasi corpo, da sedicenti funzionari che vi invitano a farlo “per evitare spiacevoli incidenti in futuro”, trattasi di truffa. Presso la Guardia di Finanza esiste un apposito ufficio che si occupa dei “falsi appartenenti” al Corpo. Ora, nel caso, siete stati avvertiti. Chi vi ha truffato giocando sulla vostra eventuale paura di un controllo della finanza aveva visto giusto. Ben vi sta se ora brucia: mai commettere l’errore di pensare di essere gli unici a conoscere il gioco della saponetta sotto la doccia.
11 Lug
Giuro: l’ultima volta e poi smetto. Non ce l’ho fatta: sono tornato sul forum de l’Espresso attraverso il quale la scrittrice “dark” Isabella Santacroce mantiene il contatto con i propri lettori. Ero pronto a tutto, deciso a studiare il fenomeno. O, almeno, a capirne la prosa. Equipaggiamento per la missione: a) traduttore universale palmare del tipo utilizzato dal capitano Jean-Luc Picard; b) Pesce Babele (specie ittica descritta da Douglas Adams, capace di interpretare qualsiasi idioma) inserito nell’orecchio; c) Olga Fernando, sottratta al Costanzo Show; d) analizzatore di onde sonore portatile in dotazione ai ricercatori del progetto SETI; e) tastierina Bontempi per suonare le cinque note di “Incontri ravvicinati del terzo tipo” nel caso in cui le su elencate forme di comunicazione si fossero dimostrate inefficaci. Volevo capire. Dovevo. C’era sicuramente un livello di lettura a cui non avevo accesso. Non potevo accontentarmi della sintetica e sommaria definizione utilizzata da Roberto Cotroneo per liquidare gli scritti della Santacroce: «Stronzate». E così ho iniziato a leggere: “Selvaggia notte che esplode. S’innalza nel cielo il suo gesto del cuore. Piccola starlet randagia tra i mostri. E continuare come prima. Così veloce e così immortale… La fiaba dell’ottagonale castello delle vite mostruose nel bosco… Immagina un dimezzato angelo che in volo s’arresta. Quell’ala sinistra recisa che liberazioni implode… Nella serra serrata dei fiori a volte entra qualcuno che sputa eppure siamo qui con dolcezza. Nient’altro. Rimani… Ho conosciuto la signora corrosa dagli arti recisi. Si muove sopra rotelle incollate alla carne. Suo marito la ribalta quasi fosse un carello per gli accoppiamenti. Rimani”. Niente: facevo bene a fidarmi di Roberto Cotroneo.
10 Lug
Chi per primo ha affermato che ne uccide più la penna che la spada deve aver conosciuto Geminello Alvi, il curatore della rubrica “Diario d’autore” in prima pagina sull’edizione milanese del Corriere della Sera del martedì. A proposito di Alvi, leggo, su un vecchio numero de l’Espresso, una recensione di Marco Belpoliti: “Scrive in un moderato cantabile, un canticchiato ilare e leggero, con qualche piccolo refrain all’inizio di frase: Ma, Per, Un. Usa imperfetti, gerundi e passati remoti come se fossero tasti del pianoforte”. Credo si tratti della prima recensione al mondo che supera in qualità l’opera. In ogni caso, concordo: Alvi utilizza le parole come tasti del pianoforte. Ora il problema è insegnargli a suonarlo. Riporto parte della sua rubrica, basata sull’immaginaria trascrizione di una lettera di Boris Petrovic, poeta post sovietico a Milano, indirizzata ai parenti nel Caucaso: “Caro Dimitri, siccome qui a Milano non ci sono più bambini, tutti porterebbero i vecchietti a fare giri sotto casa. E però non si trovano più le infermiere. Alvi allora mi ha dato uno zio che ha dei vuoti di memoria. Ma a spasso non ci voleva venire, e mi ha tirato una bastonata sul collo, perché si è abituato alle filippine, e non mi poteva toccare. In filobus però mi ha detto che è stato alpino sul Don dov’era anche mio padre cosacco. E allora io ed anche l’autista abbiamo pianto. Ma lui intanto era sceso dal tram e me lo ero perso. E quando sono andato in questura, lì mi hanno detto che si era fidanzato. O almeno così ho capito. Invece era sulla Paullese con una moldava, mentre passava il prete che la sera vuole redimere le prostitute. Lui ci ha litigato, e allora lo hanno esorcizzato”. Geminello Alvi è un economista (peraltro rinomato) prestato alla scrittura. Il punto è: come restituirlo, anche senza avere indietro la cauzione?
9 Lug
Pietro Valpreda è morto. L’ex ballerino anarchico accusato e poi assolto per la strage di piazza Fontana fu arrestato il 16 dicembre del ‘69, quattro giorni dopo la bomba alla Banca dell’Agricoltura, assieme allo sbadato ferroviere Giuseppe Pinelli, caduto da una finestra della procura di Milano mentre veniva interrogato. Piazza Fontana contò 16 morti e 87 feriti. Sebbene il ruolo di capro espiatorio di Valpreda fosse chiaro fin dal 1971, la strage venne attribuita ai neofascisti di Ordine Nuovo solo nel 1990, grazie alle indagini riaperte dal giudice Guido Salvini. Il 1° luglio 2001 la Corte d’Assise di Milano condanna all’ergastolo Delfo Zorzi (autore materiale della strage, per sua stessa ammissione), Carlo Maria Maggi e Giancarlo Rognoni. Leggo, oggi, che nel corso di una commemorazione di Valpreda, gli esponenti di Alleanza Nazionale hanno abbandonato per protesta l’aula del consiglio comunale di Milano. Quelli di Forza Italia hanno scelto di non alzarsi. Il sindaco Gabriele Albertini ha fatto il suo ingresso solo al termine della cerimonia. Fatico per cercare un episodio di equivalente gravità nell’ambito di un’istituzione. E non lo trovo. Nessuno, che mi risulti, ha abbandonato l’aula del parlamento al momento della commemorazione di Marco Biagi, perché ucciso dalle Brigate Rosse. Se la suddetta manciata di coglioni ha le prove che Valpreda è colpevole, può consegnarle ad un magistrato. Altrimenti, fino a diversa sentenza avremo almeno due certezze: che piazza Fontana è una strage fascista. E che chi lo nega senza riscontri è un’incommensurabile, raccapricciante, intollerabile idiota.
8 Lug
I tempi sono maturi perché Marco Giacinto Pannella, se lo desidera, crepi senza che alcun magistrato debba ricoverarlo con la forza per prolungare il suo soggiorno in questa valle di lacrime e urine. Il caso del leader radicale dimostra in modo inconfutabile quanto possa risultare brutale e spietata la pratica dell’accanimento terapeutico. Nella scatola cranica di Marco Pannella, sulle cui pareti un tempo si infrangevano fragorose onde cerebrali, oggi domina la bassa marea, e i pochi neuroni scampati all’atrofizzazione sono tristi come il mare d’inverno. A quest’uomo, che in passato ha valorosamente combattuto coraggiose battaglie civili, non posso negare un bonus di pietà e compassione. È per questo motivo che auspico voglia sottrarsi al penoso teatrino che lo costringe a ricattare un’intera nazione abbracciando un qualsiasi avanzo di causa per giustificare uno sciopero della sete, e a presentarsi in pubblico indossando una giacca di due taglie in più, pur di apparire magro ed emaciato. Quello di Pannella, più che uno sciopero della sete, sembra essere un coito interruptus: smette sempre quando sta per arrivare il bello. Da quattro mesi, ormai, il funambolo radicale tiene in ostaggio noi e le istituzioni negando di aver ingurgitato liquidi, e ignorando che, scientificamente, dopo 15 giorni è inevitabile che sopravvenga la morte per disidratazione. Eppure non batterà il record del prigioniero austriaco sopravvissuto senza bere per ben 18 giorni: il suo entourage ha infatti dichiarato che, giorni fa, ha sorseggiato un’aranciata. «È vero - ha affermato Pannella - perché guadagnassi altri 4-5 giorni di vita e per tirarmi un po’ su mi hanno dato una Fanta. Coca non ce n’era più».
6 Lug
Prima di salire sul volo Roma-Imperia che l’Alitalia aveva appena istituito in suo onore (si attende ora il Roma-Arbatax per facilitare gli spostamenti di Pisanu) il ministro Claudio Scajola ha reso noto il contenuto dell’ultima e-mail scritta da Michele Landi, il perito che aveva trovato la verità sull’omicidio Biagi ma non ha fatto in tempo a rivelarla perché rinvenuto impiccato sul divano di casa. La lettera era indirizzata allo stesso Scajola che, prima di consegnarla ai cronisti, ha confermato ciò che aveva dichiarato poche ore prima del ritrovamento del corpo di Landi e poi - dopo essersi scusato per le parole estrapolate dal contesto - anche poche ore dopo: fu davvero suicidio. Questo il testo: «Caro Claudio, ho finalmente decifrato le ultime cinque lettere di Biagi. Sono la “B”, la “I”, la “A”, la “G”, e la “I”. Grazie a un hacker di Casalecchio ho anche decifrato il codice che Biagi usava. “Mi minacciano” sta per “Voglio più soldi”, “Temo per la mia vita” significa “Allungatemi il contratto” e “Non voglio finire come D’Antona” va tradotto in “Sono conscio di essere un rompicoglioni che non conta niente, chiedete a Maroni“. Le uniche frasi non cifrate sono “Cofferati mi minaccia” e “Cofferati mi criminalizza”. Questo è quanto. Ora ti prego di intercedere, se è nelle tue facoltà, presso i due signori che mi attendono fuori dall’appartamento con un grosso cappio. Un caro saluto, Michele».
5 Lug
In esclusiva, il palinsesto della nuova RaiTre federalista proposta dal consigliere leghista Ettore Albertoni, che prevede una programmazione differenziata per regione:
Nord - ore 7,00: RaiTre Mattina (show). Un risveglio a base di intrattenimento e notizie per iniziare in modo dinamico la giornata lavorativa.
Sud - ore 13,00: RaiTre Mattina (show). Un risveglio a base di intrattenimento e notizie per iniziare in modo dinamico la giornata lavorativa.
Nord - ore 15,30: La patente (teatro). Atto unico tratto da una novella di Luigi Pirandello (versione originale con sottotitoli).
Sud - ore 15,30: La patente (documentario). Come averla e a chi rivolgersi senza dover sostenere gli esami.
Nord - ore 17,00: Vivere (fiction). Le vicende di quattro nuclei familiari, raccontate sullo sfondo di una ricca città di provincia, Como.
Sud - ore 17,00: Un posto al sole (fiction). Le vicende di ventisei nuclei familiari composti da napoletani che si accoppiano e si riproducono in condizioni di cattività.
Nord - ore 20,30: Distretto di polizia (fiction). Storie umane e professionali di un gruppo di affascinanti agenti le cui avventure si intrecciano ai casi e alle indagini, in un clima di professionalità e affiatamento.
Sud - ore 20,30: Carabinieri (fiction). Storie umane di un gruppo di carabinieri che tentano di trombarsi l’Arcuri.
Nord - ore 22,30: Chi l’ha visto (news). Ritrova parenti e amici tenuti prigionieri in Aspromonte.
Sud - ore 22,30: Un giorno in pretura (reality show). Ritrova parenti e amici che non vedi da tempo.
4 Lug
Il nuovo consigliere leghista alla Rai Ettore Adalberto Albertoni, ci aveva avvertito: «Porterò alla tv di stato la voce della gente del nord». E così è successo. Su RaiTre, una mattina, l’annunciatrice ha interrotto un film di Totò scandendo queste esatte parole: «Ed ora, per le sole regioni celtiche, trasmettiamo da Courmayeur il festival Celtica 2002». Le “regioni celtiche” che si sono perse il secondo tempo di “Risate all’italiana” sarebbero, per la cronaca: Valle d’Aosta, Piemonte, Liguria, Lombardia, Trentino Alto Adige, Veneto e Friuli Venezia Giulia. Ricordo che, al momento dell’insediamento, il professor Albertoni espose tronfio il proprio concetto di “tv federalista”: trasmettere lo sci in Val d’Aosta e le regate di Luna Rossa in Sicilia. Il consigliere, da buon leghista, ragiona basandosi sul sistema binario, l’unico che abbia dato qualche risultato nella battaglia contro l’atrofizzazione delle cellule cerebrali degli eredi di Alberto da Giussano. Quindi: valdostani = neve; siciliani = mare. E non ci sono cazzi: i friulani potranno assistere a Linea Blu in modica quantità e solo per uso personale; i napoletani, invece, dovranno rassegnarsi ad acquistare sottobanco le videocassette pirata delle olimpiadi invernali. Il nuovo corso di RaiTre era stato del resto anticipato qualche tempo fa da Davide Camparini, il responsabile delle comunicazioni del Carroccio: il servizio pubblico realizzerà una fiction sulla battaglia di Legnano, la rivolta dei Comuni contro il Barbarossa. Io, purtroppo, dovrò videoregistrarla. Alla stessa ora su un altro canale verrà trasmesso un evento di maggiore spessore che non posso perdere: un monoscopio, seguito dall’effetto neve sullo schermo.
3 Lug
L’atmosfera del pianeta Terra è composta da un 78% di azoto, un 21% di ossigeno e uno 0,9% di argo. L’influenza di un 1% in meno o in più di uno di questi elementi spedirebbe tutti noi direttamente al creatore. Con una sola eccezione: i discografici, a cui una spontanea mutazione genetica ha permesso di poter sopravvivere ad una situazione che perdura da anni, e li vede attaccati alla canna del gas. La minaccia alla razza, questa volta, verrebbe dal “peer to peer”, il sistema che mette in contatto gli utenti di Internet permettendogli di scambiare brani musicali come figurine del calciatori, senza dover ricorrere ad un server centrale, un Napster che possa essere costretto a portare i libri in tribunale. L’associazione americana di categoria, la RIIA, è una di quelle poche organizzazioni a cui persino i corleonesi farebbero il baciamano. Ed ha avuto un’idea grandiosa: proporre una legge che le permetta di violare il computer degli utenti o di bloccarne l’attività senza dover temere conseguenze legali, prevenendo un reato compiendolo per prima. Il che equivale - fatte le dovute proporzioni - a bombardare un pedofilo di immagini di bambini perché si ammazzi di seghe. Sulla vendita di un CD le case discografiche e vari altri ceffi di pari dirittura morale lucrano su un prodotto che ha un costo di produzione irrisorio. Il “peer to peer”, invece, ha due meriti: permette di fare un 5% di cresta sul fatturato dei Sopranos della discografia, e viene utilizzato da applicazioni che permettono, ad esempio, lo studio per la ricerca sui tumori. Dolente, ma preferisco concedere l’uso del mio PC ad uno scienziato, piuttosto vederlo violato da uno che ha intenzione di difendere Gatto Panceri.
2 Lug
Rassegniamoci ad essere perseguitati dall’estro dei peggiori pubblicitari in circolazione. Mentre all’estero regna l’ironia, da noi il grano è macinato in piccoli e rustici mulini bianchi; i maggiordomi riescono a trombarsi le contesse; le mestruazioni si chiamano “quei giorni”; pulcinella mangia (con calma, essendo napoletano) la mozzarella; le vicine di casa la danno al primo che incontrano; le mogli la svendono per un bicchiere di the freddo e i bambini chiedono di propria spontanea volontà più latte e meno cacao. Mai, che so, una mamma separata, un bimbo oggettivamente brutto, un papà non rasato di fresco, una figlia zoccola che torni a casa alle tre di notte accompagnata da un camionista armeno ateo, una macchina con l’adesivo “baby a bordo”, un caffè che faccia schifo, una cubana che sia un cesso. Sotto la lente dei pubblicitari diamo l’immagine di cavie da laboratorio che vanno guidate attraverso il labirinto perché trovino la strada del supermercato. E dobbiamo sembrare stupidi al punto da far sembrare naturale che ci si conceda la licenza di pronunciare “Carefree” e “Colgate” così come si scrivono invece che in inglese. Come le insalatissime RioMare, che (cito testualmente) “propongono una nuovissima vaschetta con la rivoluzionaria apertura a strappo ISY-PIL®”. Già, proprio “Isy-Pil” in vece dell’ostico “Easy peel”. Io conduco una vita di merda: non me la danno in cambio di una bevanda ghiacciata, sono un filo soprappeso perché preferisco più cacao e meno latte e, forse, un giorno mia figlia si presenterà a casa alle tre. Se non l’ammazzerò di botte sarà solo perché avrà scelto di farsi accompagnare dal camionista armeno invece che da un creativo di un’agenzia di pubblicità.
1 Lug
Il ministro Claudio Scajola, chiedendo scusa alla famiglia di Marco Biagi, ha affermato che la frase «quel Biagi era un rompicoglioni che aveva una paura matta di perdere il contratto di consulenza» è stata «estrapolata dal contesto». In giurisprudenza questo si chiama “precedente”. E in questo caso ridisegna i confini entro i quali si muove il giornalismo di denuncia. È vero, ammetto, di aver sempre pensato che Giulio Andreotti fosse colluso con la mafia, ma rifiuto categoricamente la sommaria interpretazione che potreste dare di quest’opinione, che non terrebbe conto dell’incredibile stima e del rispetto che porto per la figura del senatore appena prima e appena dopo essere giunto a tale conclusione. È altresì vero che ho dichiarato che Silvio Berlusconi, oltre ad aver utilizzato qualsiasi espediente per evadere il fisco e nascondere la provenienza dei fondi transitati all’interno delle sue 34 holding, non può aver ospitato nella propria villa un boss mafioso senza avere rapporti con Cosa Nostra. Ma l’ho fatto in una sola delle settecento pagine del saggio sulla figura del Presidente del Consiglio a cui sto lavorando, dalla quale simili conclusioni sono state approssimativamente e arbitrariamente desunte. E risponde a verità la mia convinzione che Umberto Bossi sia un coglione. Ma è anche vero che se devo dire che è un coglione, specifico che è quello di destra. Nessuno la riporta, ma so che tiene alla distinzione. E d’altronde non è la stessa cosa. Io, poi, a Scajola gli credo. E non tanto perché ha chiesto scusa. Mi ha convinto quando, riguardo alle dichiarazioni su Biagi, ha chiamato a raccolta i giornalisti per specificare: «Ragazzi, anche voi, porca miseria! Io parlavo di Enzo».
29 Giu
Vita da zingaro. Sarà il sonno oppure il caldo, ma il cervello è messo a dura prova. Adesso sto nell’isola di Cipro, ma mica per vacanza. Ho passato sì la giornata in mare ma con il ministro Scajola e dunque mai a distrarsi. Ormai siamo abituati. Era già capitato nel volo di ritorno dalla Spagna. Tutto tranquillo, poi sopra Genova la battuta: «Al G8 avevo ordinato di sparare». Successivi distinguo («solo nel caso avessero occupato la zona rossa») ma intanto la frase era quella. Più o meno a Limassol succede lo stesso. Stiamo parlando delle lettere-denuncia del professor Biagi. Prima Scajola si chiede: «perché sono uscite proprio adesso?», interrogativo fin qui politicamente corretto. Poi fra i denti sibila (eravamo in tre di giornalisti): «Ma sapete poi che vi dico? Altro che elemento centrale, quel Biagi era un rompicoglioni (testuale) che aveva una paura matta di perdere il contratto di consulenza. Chiedete a Maroni». Apriti cielo. La differenza fra i due “incidenti” a mio avviso c’è. Nel caso di Genova abbiamo avuto tutti la netta impressione che la frase sia stata detta volutamente (perché, non lo so), qui a Cipro invece è stato un peccato di carattere. Scajola, infatti, a conoscerlo bene, dietro l’apparente immagine tutta d’un pezzo, nasconde uno spiritaccio bollente. Pensare che stavamo con lui quando Berlusconi lo ha chiamato (due volte) al telefonino per raccomandargli presumibilmente cautela sulla vicenda (paradossale dopo la Bulgaria). Certo ha giocato anche stavolta l’idea che all’estero… l’Italia sia così lontana. Strano, comunque. Perché Scajola resta un rarissimo politico “professionista”. Uno, per capirci, della prima repubblica.
28 Giu
Storicamente, la sinistra ha una certa predisposizione congenita al masochismo, a ghigliottinarsi le palle recitando contemporaneamente il ruolo della vittima e del boia. E siccome tutta la satira è di sinistra e la maggior parte dei comici pure, i manovali dell’umorismo italiani, pur schierati e pur riconoscendo un nemico comune, si odiano. Tutti. E non perdono occasione per sputtanarsi a vicenda, evitarsi, non sopportarsi, utilizzare qualsiasi mezzo per dirsele e mandarle a dire. L’imbarazzo è grande, amplificato dal fatto che i duellanti hanno spesso sostenitori in comune, dilaniati dalla straziante scelta di doversi schierare. Beppe Grillo, attaccando Roberto Benigni, dice - com’è normale - cose giuste e cose sbagliate: che il comico toscano sarebbe «un pover’uomo, un loffio, un morto, un venduto, un socio di Berlusconi» (falso) e che «la Rai sta cacciando Enzo Biagi anche a causa di una sua intervista trasmessa in campagna elettorale, ma Benigni non dice niente, non prende le sue difese, e accetta nuovi contratti con la tv di stato» (vero). “La vita è bella“, per inciso, Grillo o non Grillo, resta un gran film. L’aspetto veramente ironico della comicità di sinistra è trovarsi divisa in più correnti di quante non ne avesse la vecchia DC: Benigni dichiara la propria ammirazione per Le Iene, i cui autori hanno buoni rapporti con la Gialappa’s Band, che però mal tollera lo staff di Striscia la Notizia e Antonio Ricci, il quale non perde occasione per bacchettare Aldo Grasso che, dal canto suo, apprezza la Gialappa’s, ma stronca qualsiasi show ideato o condotto da Serena Dandini, che bruciò il bastone, che picchiò il cane, che morse il gatto, che si mangiò il topo, che al mercato mio padre comprò.
27 Giu
C’è stato un nuovo G8, e non ce ne siamo accorti: senza polizia non è la stessa cosa. E non è finita qui: la Russia, per la prima volta, vi ha partecipato a pieno titolo. Quindi: o è diventato un G9, o non ci hanno detto chi è stato eliminato. L’organizzazione canadese ha accolto in aeroporto i capi di stato facendo dono a ciascuno di un cappello da cow-boy. Jacques Chirac l’ha sdegnosamente rifiutato. Silvio Berlusconi ha invece accettato di buon grado il pensiero, indossandolo immediatamente e producendosi in un’imitazione del “J.R.” del telefilm “Dallas“, forte della somiglianza con Larry Hagman, l’attore che lo interpretava, e delle caratteristiche condivise con il personaggio: un cinico e spietato affarista senza scrupoli affamato di potere, pieno di sé e con un fratello scemo e invidioso a carico. Il presidente americano George W. Bush, riferendosi all’affaire WorldCom (il secondo operatore telefonico americano, denunciato per una frode da 4 miliardi di dollari) ha invitato gli uomini d’affari ad essere “trasparenti e onesti”. L’ha fatto, con ben poca delicatezza, proprio in presenza di Berlusconi. Per il premier italiano ormai i G8 sono come lo Zelig: la maggiore aspirazione di un comico, l’ambiente ideale per dare il meglio di sé. E per provare le nuove battute. Ne cito solo una, per non incorrere in violazione del diritto d’autore: «Se fossi in Arafat farei un grande gesto: mi dimetterei». Come un pagliaccio triste dentro, quest’uomo, mentre si sforza di divertirci, si trova ad affrontare problemi angosciosi e più grandi di lui. Il più grave dei quali è alto un metro e trentadue centimetri e lo condanna ad avere idee geniali solo quando parla di terzi.
26 Giu
Per quanto mi sforzi, non riesco a fare in modo che il mio cervello smetta di ragionare per compartimenti stagni, distinguendo sommariamente tra buoni e cattivi, bene e male, giusto e sbagliato. E dire che le ho provate tutte, tranne l’agopuntura. Ho fatto appello al mio background culturale garantista, secondo cui il sospetto non può essere alla base di un giudizio. Ho rispolverato la mia utopica idea di giustizia: equilibrata, prudente, riflessiva, accorta, comprensiva e, soprattutto, uguale per tutti. Ho fatto la respirazione bocca a bocca alla mia coscienza di uomo di sinistra, che mi imporrebbe di rifiutare le logiche legate a causa ed effetto, le diagnosi generiche, l’applicazione schematica della legge, il diritto visto come fredda equazione in cui la variabile ha sempre un valore inconfutabile. E mi rendo perfettamente conto che la convinzione nel sostenere le proprie opinioni va rapportata in maniera direttamente proporzionale a quanto si è disposti a difendere chi ne ha di diverse; che esistono stili di vita che non capisco e non è necessario capisca; che le soluzioni hanno sempre origine dallo scontro e dal confronto; che la comprensione e la reintegrazione devono sempre avere la meglio sull’intento meramente punitivo. Eppure, malgrado tutte le premesse esposte, rimango convinto del fatto che due particolari tipi di persone meritino - a priori e senza processo - la galera. Quelli che, mentre stai sorpassando un camion che arranca sulla seconda corsia dell’autostrada, ti si avvicinano con l’Audi A4 fino a tre centimetri dal culo e fanno blink blink con i fari. E quelli che scelgono Carlo Taormina come proprio avvocato difensore.
Gli inglesi sono sporchi, non si lavano! Quando vengono in Italia e vedono il bidè gridano: «Guarda: un lavandino per il violino!»
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