Cristiano Valli
11 ott
Appena terminata la lettura della “Fattoria degli Animali”, ho trovato interessante soffermarmi con molta attenzione nella lettura di un piccolo saggio finale scritto da Orwell stesso.
Si intitola “La libertà di stampa” ed esplica chiaramente i problemi trovati dall’autore al momento della pubblicazione della sua “favola”.
Si pone particolare attenzione alla cosiddetta viltà intellettuale a cui i giornalisti e gli editori degli anni ‘40 in Inghilterra erano soggetti.
La mia paura, ora, è che questa viltà intellettuale possa prima o poi raggiungere anche i pensatori italiani sotto il governo Berlusconi. Il pericolo principale in questo momento per la libertà di parola giunge proprio dal Ministero delle Telecomunicazioni e comunque da tutti gli organi di Governo. Ovvero proprio da coloro che dovrebbero garantire questa libertà d’espressione. Ma il vero problema dell’Italia non è solo la mancanza di un organo ufficiale che garantisca e protegga la libertà di parola, bensì la centralizzazzione dei mezzi di comunicazione nelle mani di un uomo potente che ha tutti i motivi per essere disonesto allo scopo di proteggere la sua persona: date il potere ad un uomo ed esso ne sarà sopraffatto. E la potenza che attualmente è concentrata nelle mani di Silvio Berlusconi è tale da avergli ormai logorato il cervello fino al punto di non permettergli altra via se non quella dell’egoismo totale.
Il problema è questo: gli organi di informazione ancora “liberi” dalla supervisione del Capo sono pochi e sono spinti, man mano che il tempo passa e le poltrone prendono la forma dei posteriori degli attuali governanti, ai margini del mondo della comunicazione. Ed ecco, quindi, che un quotidiano storico come l’Unità scompare anche dalle rassegne stampa dei TG, lasciando il posto a giornaletti neonati e servili come Il Foglio e Libero. Ed ancora, vengono “censurati” senza, naturalmente usare questa parola, tutti quei programmi che vanno contro le idee del Padrone, in quanto trattano argomenti che non posso essere dicussi, come dice Orwell, “per via di interessi acquisiti“: volete un esempio? il falso in bilancio, il conflitto di interessi…
Da bravo imprenditore di personal gloria, il nostro Primo Ministro Berlusconi bada ai suoi interessi come meglio può, senza guardar in faccia niente e nessuno. Non mi meraviglierò certo se domani stesso pugnalasse alle spalle (come in fondo ha già fatto) anche quello che ora può sembrare il suo migliore alleato.
In fondo Berlusconi ha dimostrato già dal primo giorno della sua “scesa in campo” che la sua è una propaganda chiara diretta a plasmare le menti. Berlusconi è una grande pubblicità che ti entra in testa con calma e ti convince con le sue ragioni.
E’ il maiale Napoleon che promettendo una miglioria della vita comune mangia e s’ingrassa a spese di chi s’è fidato di lui - abile oratore - e soprattutto di chi invece sospettoso, non s’è fidato ma si trova comunque sottoposto alle sue magagne.
Pare che sia proprio vero, ogni opinione anche impopolare ha diritto di esser sentita, ma a patto che non parli di Berlusconi. Quindi vanno benone le invettive di Emilio Fede in prima serata su Rete Quattro contro esponenti di idee di sinistra, mentre vanno gentilmente censurate (magari senza nemmeno farlo sapere in giro) puntate di Blob e le opinioni di un uomo illustre e rispettabile come Biagi.Purtroppo il nostro caro Orwell non sbagliava nell’affermare che “finchè ci saranno società organizzare, vi deve essere sempre, e in ogni caso vi sarà sempre, un certo gradi di censura”, il probelma è quando si perde il limite della censura e si passa ad una manipolazione totale dei mezzi di comunicazione.
Mentre noi dormiamo, italiani, v’è il maiale Clarinetto di turno che sale sulla scala a pioli ed aggiunge o toglie parole alle leggi sul muro del granaio. E se oggi ci addormentiamo sapendo che la Legge è Uguale per Tutti, domani ci sveglieremo e scopriremo che è Uguale per Tutti, ma sei hai qualche sospetto puoi cercare di cambiarla, soprattutto se ti chiami Previti o Berlusconi ed hai commesso qualche reato di cui vuoi scagionarti.
Ha ragione Luttazzi quando afferma che Berlusconi ha fatto emettere una legge “riparatoria” per ogni reato che ha commesso, allora gente, offriamogli una canna, che siamo tutti più contenti! Dovremmo far commettere a Berlusconi dei reati a nostro vantaggio, tipo farlo eccedere in commenti e opinioni su un personaggio a lui avverso, tanto da fargli poi dichiarare - accusato di diffamazione - in un eccesso di enfasi oratrice che la libertà intellettuale è una tradizione profondamente antica e che quindi va rispettata! A quel punto tutti dovremmo ascoltare la parola del Capo e seguire il suo dictat, perchè come sapete “Napoleon ha sempre ragione” ovvero “Berluscon ha sempre ragione”, il discorso non fa una piega.
Allora se esiste una vera libertà significa dire alla gente, a certa gente, quello che la gente non vuole sentire: tipo che Berlusconi va compreso, pover’uomo, è solo un maiale che si è insediato nella casa colonica, dove mangia ed ingrassa, malato del suo egoismo e destinato, non temete, a venir soffocato dal suo stesso grasso.
Speriamo il più presto possibile.
10 ott
Uno dei riti maggiormente apprezzati da parte di chi legge più di un quotidiano al giorno è la rassegna stampa mattutina: un momento intimo, del tutto personale, al punto che spesso viene trascorso, in santa pace, al cesso. Io, purtroppo, non ho più modo di poterlo fare: dall’avvento di Internet in poi la mia pila di giornali ha avviato una mutazione genetica in seguito alla quale ha abbandonato la consunta fattura cartacea e abbracciato la dimensione elettronica, presentandosi nella nuova veste di pixel spenti o accesi sul monitor del pc. Se, un tempo, il rito prevedeva il Corriere in pole-position, seguito a ruota da Repubblica e La Stampa, oggi le mie fonti sono per la maggior parte straniere e, quando nostrane, amatoriali. Ammetto: un salto ogni tanto su Repubblica.it o su il Nuovo capita, sono cose di cui bisogna imparare a non vergognarsi. La giornata però non può dirsi iniziata nel migliore dei modi se qualcosa ha impedito le canoniche visite a Dagospia, al Barbiere della Sera, ai blog (da “weblogs”, diari online) dei professionisti Sabelli, Sofri, Scaccia, Solibello, così come a quelli gestiti da hobbisti (ma non per questo meno autorevoli). Un solo quotidiano aveva coraggiosamente resistito alla transumanza dall’intimità del cesso al monitor: punto.com. Un giorno Luigi Crespi, il sondaggista di Berlusconi, decide di rilevarlo. Come conseguenza il direttore e fondatore Marco Barbieri fa le valigie e qualche anonimo redattore dichiara: «Non eravamo mai stati un marchettificio». Non per questo, però, la lettura di punto.com è risultata meno interessante. Almeno fino a quando Clarence non decide di sparare qualche cartuccia a salve su Crespi: il “bang” prodotto è al limite dell’udibile, eppure il cielo si copre di nuvole minacciose da venerdì santo e in redazione si decide che l’affronto venga lavato versando trielina sulla strip “Net To Be“, dedicata agli aspetti surreali della new economy, prodotta (e gratuitamente fornita) dal portale satirico. Sul reale motivo che ha determinato la cancellazione di quello spazio si possono solo fare congetture. Sarà perché Clarence è universalmente - e spesso a torto - riconosciuto come una voce esclusivamente di sinistra? Perché Crespi s’è incazzato per davvero? O perché il nuovo direttore l’ha presa male, confondendo in buona fede una critica alla proprietà con un attacco personale? A voi la scelta. In ogni caso sparisce così, sostituita da niente, una matita geniale che rendeva quel giornale ancora più speciale di quanto già fosse (e probabilmente, ancora oggi, rimane). Io non sono pregiudizialmente allergico alla roboante “voce del padrone”. Amo il contraddittorio: adoro aver ragione ma so anche darla, e accetto, insomma, che si faccia sentire. Non mi piace, invece, quando il padrone grida in quanto sordo. Alle critiche in special modo. Non vorrei dover interpretare la mancata migrazione di punto.com dalla sacralità della tazza del cesso al computer come una metafora premonitrice. A chi vi lavora (compreso il nuovo direttore responsabile Emanuele Bruno, che proviene dalla stessa redazione) va riconosciuta la capacità di aver creato una fonte di informazione di cui si sentiva la mancanza e saputo confezionare un vero e proprio caso editoriale. Ora c’è bisogno che quella voce sappia mantenere un tono e un volume che le consentano di udire anche le critiche. Non - per forza - di prenderle per buone: soltanto di prenderne atto. Il vero punto, oltre a quello che caratterizza la testata del giornale, è che ci vuole coraggio, lo so.
10 ott
Renato Soru, patron di Tiscali, 13 novembre 2000: «Io non credo che salami, bottiglie di vino e scarpe abbiano un grande futuro sulla rete. Penso, assai più semplicemente, che sulla Rete avrà successo quello che è coerente con la rete stessa, e cioè tutto ciò che può essere digitalizzato. Musica, film, prenotazioni, finanza. Insomma, tutto ciò che non richiede l’uso di scatoloni e di carriole».
Amazon vende soprattutto libri, e ci vogliono scatole e scatoloni. Ebay fa vendere oggetti di tutti i tipi, carriolate di oggetti di tutti i tipi. Per il buon Soru, invece, il successo in rete avrebbe riguardato Musica, Film, Prenotazioni, Finanza: ne ha azzeccata una? No, neanche una.
Il 27 novembre, sempre del 2000, gli rispondevo così: “Sono convinto invece che il futuro della rete sia l’intermediazione di cose che si toccano, di cose concrete. Anche perché, e Soru lo sa bene, pian piano tutto ciò che non è merce in Internet diventerà gratis”.
Vogliamo dire che Soru non c’aveva capito niente e io invece sì? Ma sì, diciamolo.
7 ott
Eppure il vento soffia ancora
spruzza l’acqua alle navi sulla prora
e sussurra canzoni tra le foglie
bacia i fiori
li bacia e non li coglie…
7 ott
Era inevitabile: ho fatto incazzare Luca Sofri. Il vassallo di Giuliano Ferrara nel salotto televisivo della trasmissione Otto e Mezzo, la più promettente valletta dopo le partecipanti alla trasmissione Veline, non mi ha perdonato di aver scritto nella rubrica del 26 febbraio scorso che “il vero problema di Adriano Sofri (qualcuno glielo dovrà pur dire prima o poi) sono gli amici che lo difendono. Se sei innocente, la peggiore sfiga che ti può capitare è avere dalla tua in tribunale un parterre di tifosi occupato da Giuliano Ferrara, Gianni De Michelis, Claudio Martelli, Vittorio Feltri e Giorgio Bocca“ e che “dopo tanto carcere e quasi trent’anni di pressioni, avere imposta l’amicizia di cotanti personaggi rappresenta esclusivamente un’ulteriore violenza gratuita”. Tanto è bastato perché il garantista Luca Sofri in Bignardi si trasformasse - come, si dice, solo lui e i Pokemon sanno fare - in una versione evoluta di giustizialista. Sul proprio sito, riguardo al non luogo a procedere della causa intentata da Gianluca Guidi al sottoscritto, dichiara: “Un maleducato su Clarence si prodigò in volgarità contro la famiglia Dorelli - come Sgarbi con Ida Di Benedetto - e un tribunale ora ha detto che poteva: libertà di satira. Io li trovai dei porci vigliacchi, se posso permettermi della satira”. Prima Gianluca Guidi, poi Luca Sofri: non vorrei aver involontariamente scatenato la rivolta dei figli d’arte alla spasmodica rincorsa della fama dei padri. Spero di non aver inaugurato un filone. Se può servire lo dico subito: non ho nulla contro Gianmarco Tognazzi, Alessandro Gassman, Rosita e Rosalinda Celentano, Ottavio Wojtyla. Anzi, no. Cancellate tutto. Se qualcuno lo chiede, voi non mi avete mai sentito pronunciare l’ultimo nome, ok?
7 ott
Onestamente lo immaginavo, ma ne ho avuto la conferma: prendersi per il culo da soli serve. Ha funzionato per Winona Ryder, che ha acconsentito a farsi ritrarre sulla copertina del magazine “W” indossando la maglietta-culto “Free Winona”, ideata dal titolare della catena di negozi “Y-Que” (“E allora?” in spagnolo) Billy Tsangares, e venduta in centinaia di migliaia di esemplari. L’attrice è stata accusata di aver rubato vestiti per 5000 dollari, ma Slate, il magazine di casa Gates, ora la difende: l’ufficio del district attorney di Los Angeles starebbe cercando una rivincita dopo il caso di O.J. Simpson. L’avvocato Steve Cooley (che ricopre un ruolo equivalente ai nostri Pubblici Ministeri) pare infatti ossessionato dalla causa, alla quale sta dedicando ogni risorsa, arrivando ad organizzare una conferenza stampa appena 24 ore dopo l’arresto, o incriminando la Ryder per il possesso di due pasticche della versione generica (quindi con nome diverso) di un farmaco di cui ha potuto produrre la ricetta. Trattasi, quindi, di complotto dei giudici. La frase magica deve aver ispirato Silvio Berlusconi, al quale è bastata una battuta per spazzare in un sol colpo le pesanti dicerie che si erano diffuse vox populi (e che persino Bice Biagi ha preteso fossero cancellate dalla sezione del sito di Novella 2000 in cui gli utenti segnalano i propri gossip) riguardanti la presunta relazione tra la moglie Veronica Lario e il filosofo Massimo Cacciari: «Rasmussen è anche il primo ministro più bello d’Europa… Penso di presentarlo a mia moglie, perché è molto più bello di Cacciari… Secondo quello che si dice in giro… Povera donna». Sarà. La differenza è che, per partito preso, io a Winona le credo.
7 ott
Lo scorso S. Stefano, appena prima di pranzo, sono stato svegliato da una telefonata di un giornalista che mi comunicava l’avvenuto sequestro di una sezione di Clarence, il sito satirico creato dal sottoscritto e da Roberto Grassilli in concomitanza con la chiusura di Cuore. Nel riagganciare, mi sono accorto di avere bisogno di maggiori dettagli sulla vicenda. Due sole le certezze: a) che Johnny Dorelli aveva imparato ad usare Google, tramite il quale era riuscito a scovare un articolo vecchio di un anno che, dopo averne elogiato la carriera, lo definiva “padre di un figlio d’arte fallito come Gianluca Guidi“ e “seduttore di vecchie tardone come Lauretta Masiero“; b) che mi sveglio davvero troppo tardi. La pagina web era stata sottoposta a sequestro probatorio in seguito alla denuncia per diffamazione presentata da Gianluca Guidi; offesa “aggravata - cito testualmente - dall’aver attribuito un fatto certo”. Per parecchio tempo mi sono chiesto quale fosse il “fatto certo” a cui si faceva riferimento. Che Gianluca Guidi non abbia avuto una carriera granché brillante, per lo meno non tanto quanto quella del padre? Che Lauretta Masiero non ha più i requisiti per superare le preselezioni di Miss Italia? Per lavare l’onta fu comunque adottato un provvedimento precedentemente utilizzato solo in caso di apologia di fascismo o pedofilia. A differenza delle consuetudini adottate nei confronti della carta stampata (per la quale è disposto il sequestro di sole tre copie della pubblicazione incriminata), qualcuno ritenne che, trattandosi di Internet, un’indagine probatoria richiedesse l’oscuramento totale della pagina. Un po’ come pretendere che la Rizzoli faccia sparire dal proprio archivio storico tutte le pagine esistenti di un determinato arretrato del Corriere della Sera. Oggi, in sede di dibattimento preliminare, il giudice ha piantato un importante paletto a difesa dei confini della libertà di stampa in generale e di quella sulla rete in particolare, deliberando per il non luogo a procedere perché il fatto non sussiste. Tutto ciò, ovviamente, non ci esime dal porgere le nostre scuse a chi, malgrado l’intenzione bonaria, si è sentito diffamato dai nostri scritti. Per questo motivo, non volendo trincerarci dietro il facile paravento del particolare diritto dissacratorio concesso alla satira, abbiamo elaborato in piano quadriennale di articoli dedicati esclusivamente all’adulazione delle gesta dei membri delle famiglie Guidi-Dorelli. Di seguito, in anteprima, i dettagli.
• 25 ottobre 2002: Clarence festeggia i 20 anni dell’attrice emergente Lauretta Masiero. Il ricevimento, svoltosi nella prestigiosa sala banchetti dell’hotel Cavalieri Hilton di Roma, ha potuto fregiarsi della presenza di ospiti illustri del mondo del cinema e dello spettacolo. Da segnalare l’arrivo in tarda serata del faraone Tutankamon, che si è unito ai festeggiamenti, e la mancata presenza del figlio della Masiero, Gianluca Guidi, impossibilitato a partecipare in quanto impegnato in una tournée teatrale che ha riscosso ampio successo in tutta Italia.
• 25 ottobre 2003: Come di consueto, anche quest’anno si è tenuto il ricevimento per celebrare i 19 anni dell’attrice Lauretta Masiero. Diversa la location (l’hotel Sheraton Golf Parco de’ Medici di Roma), ma garantita la presenza di innumerevoli vip per l’evento modano della stagione. La Masiero, in procinto di girare il secondo film (questa volta da protagonista), si è lanciata nelle danze con uno dei convitati del mondo del cinema, “La Mummia 2” in persona, ma non ha potuto espletare il rito del soffio sulle candeline insieme al figlio Gianluca Guidi che, nello stesso momento, stava tenendo un memorabile concerto alla Royal Albert Hall per il quale i biglietti erano andati esauriti da mesi.
• 25 ottobre 2004: Auguri di cuore da parte di Clarence all’ormai affermata attrice Lauretta Masiero, per i suoi 18 anni. Il raggiungimento della maggiore età da parte dell’ormai acclamata attrice italiana ha reso davvero speciale la festa mondana per eccellenza. La Masiero (in procinto di posare per il calendario 2005 del mensile Max) ha scelto come ambientazione per il ricevimento di quest’anno la lussuosa sala dell’hotel Regis Grand. Il mondo del cinema è accorso al completo e l’attrice ha animato la serata intrattenendo il cast di “Jurassic Park“, presentandosi al guardaroba in compagnia del brontosauro e intavolando in seguito un’interessante conversazione con il velociraptor. Da segnalare, anche quest’anno, la mancata presenza (giustificata) del figlio Gianluca Guidi, impegnato a New York nella cerimonia per la consegna dei Golden Globe, nel corso della quale ha ricevuto dalle mani di Martin Scorsese i premi come “miglior attore protagonista”, “miglior regista”, “miglior musical” e “miglior figlio d’arte fidanzato con la co-protagonista del proprio musical”.
• 25 ottobre 2005: Con un gesto a sorpresa, l’Academy Awards ha deciso di rimodellare l’ormai vetusta statuetta dorata dello zio Oscar sulle fattezze di Gianluca Guidi, per celebrarne la folgorante carriera. La presenza di Guidi nello studio in cui avrebbe dovuto posare è stata in forse fino all’ultimo momento: l’attore aveva desiderio di partecipare per la prima volta al ricevimento per i 17 anni della madre, Lauretta Masiero, che come di consueto si tiene a Roma in un importante hotel. Gianluca Guidi, poco prima di imbarcarsi dal Los Angeles International Airport, ha poi ricevuto la notizia che il ricevimento era stato annullato in quanto la Masiero, minorenne, non aveva ottenuto dai genitori il permesso di uscire di casa.
5 ott
Facciamo la conta: chi si offre di spiegare a NetSystem che ADSL, anche se è una parola che va di moda, significa Asymmetric Digital Subscriber Line; che è una tecnologia che prevede un unico modem, basata sulla conversione delle linee telefoniche basate su doppino in linee per comunicazioni ad alta velocità, e che con il satellite non ha a che fare una beata fava?
5 ott
Onestamente lo immaginavo, ma ne ho avuto la conferma: prendersi per il culo da soli serve. Ha funzionato per Winona Ryder (apparsa sulla copertina del magazine “W” indossando la maglietta-culto “Free Winona” che, a seguito dell’incriminazione dell’attrice accusata di aver rubato vestiti per 5000$, ha fatto la fortuna del designer Billy Tsangares, titolare della catena di negozi “Y-Que“, “E allora?” in spagnolo). Slate ora la difende: è un complotto dei giudici. La frase magica deve aver ispirato Silvio Berlusconi, al quale è bastata una battuta per spazzare in un sol colpo le pesanti dicerie riguardanti la relazione tra la moglie Veronica Lario e Massimo Cacciari: «Rasmussen è anche il primo ministro più bello d’ Europa… Penso di presentarlo a mia moglie, perchè è molto più bello di Cacciari… Secondo quello che si dice in giro… Povera donna». Sarà. La differenza è che, per partito preso, io a Winona le credo…
4 ott
Io sono molto contento che si sia degnamente chiusa la causa Clarence-Dorellik. Tuttavia mi pare di poter dire che la litigiosità da tribunale sia in feroce aumento anche online (e non solo offline nelle decine di cause che hanno per protagonista Vittorio Sgarbi) anche in Italia, anche per futilissimi motivi. Giustro ieri Slashdot riportava un caso, quello di Robert Novak che sarebbe divertente raccontare, se non fosse tragicamente serio. Novak, proprietario di Pets Warehouse, un sito web dedicato ai cuccioli e alle loro esigenze, ha fatto causa (per la bellezza di 15 milioni di dollari) nell’ordine: (1) ad alcuni individui che in un forum e su mailing list lamentavano la scarsa qualità dei servizi del suo sito, (2) agli owner delle mailing list e dei forum incriminati, (3) ai loro legali, (4) ad alcuni siti web che avevano semplicemente portato i banner del fondo di difesa creato per difendersi da Novak, (5) ad alcuni siti informativi che si erano permessi di parlare del caso. Non contento il “nostro” che è evidentemente dotato di un raffinato senso critico ha citato in tribunale perfino (6) Google, insieme a (7) un’altra manciata di siti web concorrenti. Quanto manca perché anche in Italia si raggiungano simili vette? Poco, secondo me, pochissimo.
3 ott
Ricordate il sequestro della pagina che Clarence dedicò a Johnny Dorelli (e che potete trovare nuovamente cliccando qui)? Per la prima volta fu utilizzato nei confronti della satira un mezzo (il sequestro probatorio della pagina html presso il server), in precedenza utilizzato esclusivamente solo in casi di apologia di fascismo e pedofilia. La notizia è di quelle che fanno giurisprudenza nell’ambito della legislazione legata al web italiano: ieri, nel corso dell’udienza preliminare, il giudice ha deciso per il non luogo a procedere perché il fatto non sussiste. Cliccando qui troverete la cartolina a favore della libertà di satira che gli utenti furono invitati ad inviare in seguito al sequestro della pagina.<
3 ott
Come in tutti i cineforum che si rispettino, anche su questo blog, inevitabilmente, segue dibattito. Anatemi su dialer, tette e culi da una parte e “si, ma installare a tradimento uno spyware è peggio” dall’altra. Non ho molto da aggiungere se non che ritengo mediamente idiota la pratica di dichiararsi sempre più a sinistra di qualcosa già a sinistra. Credo nel cosa si dice, indipendentemente dal mezzo che si utilizza (free, a pagamento, autofinanziato o pagato dagli sponsor). E credo sia importante ascoltare cose intelligenti sia dal duro e puro che si rivolge a pochi, sia dal marchettaro con milioni di pagine viste. Non credo, invece, che l’aver lavorato su Italia Uno renda Luttazzi, ad esempio, meno degno di BuioBuione. I ragazzi, per inciso, l’hanno presa bene, e ce le hanno cantate in rima (o, meglio, ce han fatte cantare da Guccini attraverso una sua splendida canzone). Siccome però ormai sono grandi, e possono permettersi un vocabolario, ricambio con l’ancora più affascinante testo originale di Edmond Rostand:
Orsù che dovrei fare?… / Cercarmi un protettore, eleggermi un signore,
e dell’ellera a guisa, che dell’olmo tutore / accarezza il gran tronco e ne lecca la scorza
arrampicarmi, invece di salire per forza?
No, grazie! Dedicare, com’usa ogni ghiottone, / dei versi ai finanzieri? Far l’arte del buffone
pur di vedere alfine le labbra di un potente / atteggiarsi a un sorriso benigno e promettente?
No, grazie! Saziarsi di rospi? Digerire / lo stomaco per forza dell’andare e del venire?
Consumare le ginocchia? Misurar le altrui scale? / Far continui prodigi di agilità dorsale?
No, grazie! Accarezzare con mano abile e scaltra / la capra e intanto il cavolo innaffiare con l’altra?
E aver sempre il turibolo sotto de l’altrui mento / per la divina gioia del tuo mutuo icensamento?
No, grazie! Progredire di girone in girone, / diventare un grand’uomo tra cinquanta persone,
e navigar con remi di madrigali, e avere / per buon vento i sospiri di vecchie fattucchiere?
No, grazie! Pubblicare presso un buon editore, / pagando, i propri versi! No, grazie dell’onore!
Brigar per farsi eleggere papa nei concistori / che per entro le bettole tengono i ciurmatori?
Sudar per farsi un nome su di un picciol sonetto / anzi che scriverne altri? Scoprire ingegno eletto
agl’incapaci, ai grulli; alle talpe dare ali, / lasciarsi sbigottire dal romor dei giornali?
E sempre sospirare, pregare a mani tese: / - Pur che il mio nome appaia nel Mercurio francese?
No, grazie! Calcolare, tremar tutta la vita, / far più tosto una visita che una strofa tornita,
servir suppliche, farsi qua e là presentare?…
Grazie, no! grazie no! grazie no! Ma… cantare, / sognar sereno e gaio, libero, indipendente,
aver l’occhio sicuro e la voce possente, / mettersi quando piaccia il feltro di traverso,
per un sì, per un no, battersi o fare un verso! / Lavorar senza cura di gloria o di fortuna,
a qual sia più gradito viaggio, nella luna!
Nulla che sia farina d’altri scrivere, e poi / modestamente dirsi; ragazzo mio, tu puoi
tenerti pago al frutto, pago al fiore, alla foglia / pur che nel tuo giardino, nel tuo, tu li raccolga!
Poi, se venga il trionfo, per fortuna o per arte, / non dover darne a Cesare la più piccola parte,
aver tutta la palma della meta compita, / e, disdegnando d’esser l’ellera parassita,
pur non la quercia essendo, o il gran tiglio fronzuto / salir anche non alto, ma salir senza aiuto!
1 ott
Sembra che la Web Agency Scient, quotata al NASDAQ, valga al momento la bellezza di 945 dollari. No, avete capito male: non 945 dollari ogni azione, 945 $ l’intera azienda! Insomma, con 945 dollari vi portate via tutto, compresi i mobili. E poi potete anche licenziare il CEO. Ecco quella che io chiamo una buona azione.
Dai Gianluca, compriamocela! Mettiamo 500 dollari a testa, così facciamo un bell’aumento di capitale del 5,8% e usciamo con un bel comunicato stampa in perfetto stile New Economy ;-)
1 ott
Per quanto a volte possa sembrarlo, l’accanimento di BuioBuione contro Clarence non è attribuibile a disturbo ossessivo comportamentale. Hanno ragione: che peste colga il sito dell’angelo per essere sceso a compromessi con i dialer, gli 899, gli 166, gli inserzionisti pubblicitari, gli sms, i loghi e le suonerie, le tette e i culi di Big, il Clarendario, i disclaimer dei servizi a pagamento, il fatturato, i risultati di bilancio.
Sono serio, dico davvero. Invidio il fatto che possano farne a meno. È proprio per questo motivo che, ogni giorno, cliccando su http://go.to/buiobuione, dribblo nell’ordine:
• una finestra di Windows che mi chiede il permesso di installare l’ActiveX dello spyware Gator sul mio Pc
• 2 pop-up di V3 Domain Names (un altro ne appare chiudendo il sito)
• un errore javascript legato ai pop-up di cui sopra: “You are not authorized to use this code!” (me ne farò una ragione, tranquilli)
• una finestra di Tier1Network.com
• una finestra pubblicitaria del Casinò Online Royal Vegas
• una finestra pubblicitaria dei Trusted Casinos
• un pop-up del casinò online VegasVilla.com
…e poi approdo felicemente all’oasi coerente e de-commercializzata di BuioBuione.
30 set
Ogni volta che l’ho sentita l’ho sempre classificata come una tipica espressione di snobismo: “I film visti in lingua originale sono tutta un’altra cosa”. Io, però, i film in madrelingua non potevo permettermeli. E non a causa di problemi economici: la realtà è che sono stato svezzato in inglese dall’unica professoressa al mondo indiscutibilmente certa che “The” si pronunciasse “Zé”. E che un giorno, dopo averci fatto vedere un disegno in cui una ragazzina, Mary, prendeva amorevolmente per mano il fidanzatino Dick, propose una standing ovation in mio onore per essere riuscito a comporre una descrizione - a suo dire - perfetta: “Mary takes Dick with her hand”. Si chiamava Rosy qualcosa. Se qualcuno di voi dovesse incontrarla, vi prego, spiegatele che quel disegno, che tanto si presta a beceri doppi sensi, va bruciato. Se più tardi imparai l’inglese lo devo alla dabbenaggine dei responsabili della programmazione delle reti Rai e Mediaset: dal momento che di tutte le serie televisive che amavano venivano trascurate le stagioni successive alla seconda o alla terza (trasmesse comunque poco, male, e in genere a tarda ora), iniziai ad ordinarle in videocassetta e in Dvd dagli Stati Uniti. Ora, dopo anni, posso permettermi di dirlo: i film visti in lingua originale sono tutta un’altra cosa. Non equivocate: non sono diventato snob. È solo che l’assunto secondo il quale i doppiatori italiani sarebbero i migliori del mondo non è altro che una grande scemenza: siamo gli unici, assieme a francesi, tedeschi e spagnoli, a doppiare i film. È come vincere a Giochi senza frontiere contro San Marino, Montecarlo e Città del Vaticano. Nel resto del mondo regnano l’inglese o i sottotitoli. Escluso Giancarlo Giannini (che resta sublime in genere e in particolare come voce di Al Pacino in “Scent of a Woman“) il nostrano clan dei doppiatori è stato capace, negli anni, di renderci assuefatti all’ignoranza. La nostra e la loro. Nella versione italiana di “Via col vento“, ambientato 71 anni dopo l’inizio della deportazione degli schiavi, le persone di colore parlavano ancora all’infinito e dicevano “Zì, badrone”. Nel lieto fine de “La vita è meravigliosa” di Frank Capra, girato nel 1946 (81 anni dopo la fine della guerra di secessione), entra in scena Annie, l’ex domestica di Jimmy Stewart, e ad un personaggio viene messa in bocca la frase “Guardate, c’è anche la negra!”. Nel corso del più recente e decisamente meno nobile “Scemo e + scemo“, Jeff Daniels, probabilmente in omaggio ad avi padani, grida: “pirla!”. Nel primo episodio di “Guerre Stellari” il padre di Luke Skywalker risultava “ucciso durante la guerra dei Quoti”: i doppiatori italiani del film ritennero di poter inventare i “Quoti” in sostituzione della parola “clones”, cloni. Guardare un film ed essere costretti a subire queste ed altre nefandezze è come chiedere a qualcuno di raccontarci una barzelletta che non ha capito. Nelle ultime puntate di Ally Mc Beal dialoghisti, traduttori e doppiatori han dato il meglio di sé: due avvocati sorridono di un vecchio membro della giuria piuttosto strano e dalla folta capigliatura. Uno dice all’altro, dandogli di gomito: «Guarda, è arrivato anche il cugino “coso”». Giuro: ho sentito distintamente dire “cugino coso”. “It”, diamine, “Cugino It”! Probabilmente nella triste vita dei piccoli doppiatori non c’è mai stato posto per la Famiglia Addams: l’infanzia è trascorsa mentre si esercitavano a doppiarsi davanti allo specchio. Lì, davvero, erano i migliori del mondo.
Io sono un cantante che ha spaccato a metà la critica: quelli che mi volevano bene dicevano che ero il Ray Charles bianco, mentre quelli che mi volevano male dicevano che ero il Toto Cutugno nero.
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