|
|
|
|

C’è un andazzo, nel doppiare, che segue un unico verbo. Lasciare che si capisca la storia. Dei dialoghi, della coerenza narrativa, dei dettagli, chissenefotte.

Cristiano Valli

Archive for the ‘Opinioni’ Category

Amarcord punto com

Non è tanto il riconoscere che questa rubrica, spesso, adotta toni polemici: il problema è che quella di ieri non ne aveva. Per lo meno nelle intenzioni. Poi, i fatti dimostrano l’esatto contrario: una considerevole fetta di internet si è sentita chiamata in causa. Per la maggior parte si è trattato di dipendenti di società operanti in un settore in difficoltà come quello delle cosiddette “dot.com”. Alcuni impiegati all’interno di aziende sane ma alle prese con un mercato più che mai ostico; altri, invece, trattati come vuoti a perdere da imprese create in fretta e furia nel periodo della corsa all’oro della new economy e di cui è stata sempre oscura, immagino persino ai fondatori, la ragion d’essere. In ogni caso, di persone che meritano rispetto. All’epoca del miraggio collettivo del Klondike di bytes d’oro io c’ero. O, meglio, l’ho vissuto da attore non protagonista. Avere una sauna, una piscina o una palestra in ufficio era il minimo indispensabile perché alcuni tipi di investitori ritenessero credibile una società che sbarcava sulla rete. Così, mentre all’interno dello stesso settore qualcuno da anni tentava di creare dal nulla un mercato, in alcune società lo specchietto per le allodole del benefit, del luogo di lavoro come casa-famiglia, del letto a castello sopra la propria postazione, diventava l’unica vera idea concreta attorno alla quale era ricamata la mission aziendale. Io e altri, dicevo, ci siamo passati: una delle multinazionali di cui Clarence ha fatto parte si vantava di avere allestito nel seminterrato un ristorante italiano gestito da cuochi svedesi, una sala giochi, una discoteca con tanto di stroboscopiche e palla specchiata rotante e, infine, un cinema privato dotato di porte che si aprivano automaticamente facendo bzzzz-bzzzz come quelle di Star Trek. Oggi ne siamo usciti. Vivi. Tante persone che sono rimaste là non hanno avuto altrettanta fortuna. Alcune, oggi, grazie a chi resiste e a questo mezzo crede ora come un tempo, hanno un lavoro e un monitor davanti a sé. Altre no. Alcune, in considerazione del mio passato ruolo da attore non protagonista, di me hanno forse covato e mantenuto nel tempo una pessima opinione. Altre, probabilmente, vanno più sul generico, portandosi dietro il ricordo di un’incommensurabile testa di cazzo. E, chi sa, probabilmente hanno pure ragione. Quel che so è che li ricordo tutti, con un affetto che sorprende me per primo: i timidi e gli spavaldi; i miti e i rompiballe; quelli che si arrampicavano sull’inglese durante i colloqui; i folli creativi che si presentavano come ex direttori marketing di Yahoo! e sostenevano di avere brevettato per primi la confezione in polistirolo dei panini dei fast-food; quelli a cui nel curriculum mancava solo di aver pilotato lo Space Shuttle; quelli che ci tenevano, a cui devo molto; quelli che non ci tenevano e si sono presi pure qualcosa; quelli che restavano fino a tardi e quelli che invece, alla fine, era come un lavoro alle poste. Tutti i Gigi e i Chicco, insomma, per i quali l’edificante storiella raccontata ieri doveva rappresentare un omaggio, e non una presa per i fondelli. L’Enterprise è esplosa, e il capitano Kirk ha pensato bene di abbandonare la nave appena dopo aver premuto il pulsante di autodistruzione. Qualcuno deve pur ricordare queste cose, perché ai Chicco e ai i Gigi, ormai, delle porte automatiche che fanno bzzzz-bzzzz non può più fregare una fava.

  • 1 Comment
  • Filed under: Satira
  • Chi ce l’ha con Giorgino?

    Ce l’hanno tutti con lui, da Sette all’Unità. Ma Giorgino, dice Panorama, spiega che tanto livore non è contro di lui. Spiega che gli attacchi sono politici, per delegittimare la direzione generale di Agostino Saccà e indirettamente il governo. Indirettamente? Il governo? Colpire Giorgino per educare Berlusconi?

  • 0 Comments
  • Filed under: Opinioni
  • Artemide, Apollo, Aprile

    È in corso l’assemblea degli eletti dell’Ulivo per decidere come decidere sul futuro della coalizione. C’è chi vuole l’ulivo largo e chi vuole l’ulivo forte. C’è chi aderisce ad Artemide, chi ad Apollo, chi ad Aprile. C’è Mastella, c’è Boselli, c’è Fassino, c’è il correntone. C’è chi dice si al portavoce unico, c’è chi dice no al voto di maggioranza…

    da “Lezione di Biodiversità”, di Filippo Solibello
  • 1 Comment
  • Filed under: Opinioni
  • Elisabetta e il Ragno

    ELISABETTA CANALIS. Si giustifica per il fatto che ha fatto anche lei il suo bravo calendario biotta. Dice: “In America mangiano i ragni per far salire l’audience. Meglio una donna che si spoglia di uno che mangia i ragni. Io sono un’animalista convinta”. Anche io sono un animalista convinto. Preferisco la Canalis nuda al soufflé di ragni.

  • 0 Comments
  • Filed under: Opinioni
  • La splendida idea di TgCom!

    La tristezza con cui si accoglie l’ormai consueta apparizione di Emilio Carelli in televisione tra un tempo e l’altro dei film su Canale 5 dà l’idea dell’errore di valutazione compiuto da chi ha deciso di lanciare i vari TgCom, Jumpy, Ciaoweb, e compagnia bella.
    Sembra scontato, ma giova ripetere quegli stessi concetti che chi è in Rete conosce da sempre: qualcuno ha pensato che fare informazione in televisione, in una situazione praticamente monopolistica, fosse lo stesso che farlo in Rete. La teoria era quella secondo cui la ggggente, per lo stesso motivo per cui segue il Tg5 in televisione (cioè per il fatto che ci sono 7 identici Tg5), si aspettasse di trovare la stessa informazione anche online: da qui il grave errore, perche’ in Rete ha successo l’informazione rapida, onesta (o che si cura di dare questa impressione), diversa dal solito.
    Chi non ha capito ciò, è costretto ai richiami tra un tempo e l’altro del film, utilizzati per dare le stesse 3 notizie già ascoltate al tg due ore prima e soprattutto per presentare con enfasi la nuova, entusiasmante e imperdibile idea partorita da quei geniacci della redazione di TgCom: il calendario fatto con le foto dei propri utenti, i quali possono iscriversi e farsi votare dagli altri navigatori.
    Davvero originale: possibile che finora non ci avesse pensato proprio nessuno?

  • 1 Comment
  • Filed under: Opinioni
  • La Gnu Economy, il CopyRight e il CopyLeft

    Era destino: dovevo cascare anche io in una polemichetta da blog (con massimo rispetto per entrambi, sia le polemichette che i blog). Potete leggerne i dettagli su Manteblog, su La pizia_weblogs o sul Forum di Clarence. La cazzata è mia, quindi sorry: ho rivisitato a mio modo un testo apparso sul blog La pizia menzionandone, qui su Macchianera, la provenienza, ma tralasciando di farlo su Clarence (per la rubrica che doveva andare in linea domani ma che, visto che per la prima volta nella mia vita ero in anticipo, avevo già messo online - non linkata dalla homepage - lo scorso venerdì). Quindi, scuse a La pizia e a tutti gli altri: capita di fare cazzate.

  • 2 Comments
  • Filed under: Opinioni
  • Farewell, Blogger Pro!

    Da oggi anche io posso orgogliosamente fregiarmi della tessera del club dei reduci da Blogger. Non sarò mai abbastanza riconoscente alla Pyra Labs per aver contribuito allo sviluppo dei blog; non posso dire di esserlo altrettanto per la costante e quotidana perdita dei files di archivio. Da oggi Macchianera gira con (e grazie a) MovableType, più vivace, più flessibile, più configurabile, più accessoriato e, soprattutto, gratis per usi non commerciali. Tutti coloro che avevano accesso al blog tramite Blogger riceveranno un nuovo login e una password. Per il resto, godiamoci le novità, e anche i canonici malfunzionamenti dei primi giorni di implementazione.

  • 0 Comments
  • Filed under: Opinioni
  • Segnalato per primo da Wittgenstein, il blog di Luca Sofri, e poi riportato per intero da Manteblog, vale la pena spendere un minuto sull’articolo di Michele Serra (tratto da Repubblica del 19 ottobre) dedicato al capogruppo di Forza Italia al comune di Roma Gianfranco Zambelli, che avrebbe elogiato Tommaso Moro scambiandolo per Aldo.
    «Decapitato da Enrico VIII, santificato da Santa Romana Chiesa negli anni trenta, infine nominato da Giovanni Paolo II patrono di tutti i politici, il filosofo e umanista Tommaso Moro ha potuto coronare il suo iter ormai pentasecolare diventando (addirittura) manager. E’ accaduto ieri nel consiglio comunale di Roma solennemente riunito. E il merito di questo scatto di carriera, l’autore di “Utopia” lo deve al capogruppo di Forza Italia Gianfranco Zambelli. Il quale, approvando autorevolmente la decisione vaticana di nominare Tommaso Moro patrono dei politici aggiunge:” I miei amici del Partito Popolare ricorderanno la figura di Tommaso Moro,uno statista che ha governato con grande trasparenza e capacità sempre a favore dei più deboli e a favore delle persone non arroganti, dimostrando grandi capacità manageriali.” Una lettura superficiale delle parole di Zambelli indurrebbe a soccorrerlo facendogli notare amichevolmente che Tommaso Moro e Aldo Moro non sono la stessa persona. Ma l’interpretazione del discorso di Zambelli è complicato da un ulteriore dubbio: se è Aldo e non Tommaso il Moro qui ritratto, di quali particolari “capacità manageriali” il leader democristiano poteva fregiarsi? Almeno questo secondo passaggio oscuro può essere spiegato così: per un berlusconiano le “capacità manageriali” sono una virtù umana a prescindere. Potevano averla Cicerone, Einstein e Gigi Riva, indifferentemente. Dire manager, per i quadri azzurri, è come dire “dottore” per i posteggiatori napoletani. Una titolarità che non si nega a nessuno figurarsi a Tommaso e Aldo Moro. Meno rimediabile evidentemente, la confusione fra un politico pugliese del Novecento e un filosofo inglese del Cinquecento. Tra Aldo e Tommaso, nonostante le capacità manageriali di entrambi, il nesso è fragile quanto quello fra il consigliere Zambelli e la Garzantina. Poi dice che uno discrimina la cultura di destra. Ci piacerebbe tanto: ma per discriminarla, bisognerebbe che ci fosse, accidenti.»

    di Michele Serra(da la Repubblica)
  • 0 Comments
  • Filed under: Opinioni
  • Il giornalismo in ginocchio

    Il giornalismo non è fatto solo di braccia rubate all’agricoltura. Esistono anche penne regalate alla circonvenzione d’incapace. Siamo allo scorso aprile: Adusbef, Codacons e Federconsumatori denunciano l’ingannevolezza del dispositivo prodotto dalla Tucker di Mirco Eusebi all’Antitrust, la quale, richiedendo una perizia all’Enea, accerta che l’utilizzo del famigerato tubo non produce alcuna riduzione dei consumi o dell’inquinamento. In ritardo di cinque mesi (ma in anticipo di uno rispetto all’arresto del fondatore della Tucker e di altri sette dirigenti con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata alla truffa e alla violenza privata), su Panorama appare, firmato da Marco Cobianchi e sotto il titolo “Profitti e opere pie: l’imprenditore buono”, il seguente articolo: “In genere è la vita che dà spunti per il cinema. Mirco Eusebi ha invece preso spunto da un film per rifarsi una vita. Tutto inizia da Francis Ford Coppola e dal suo Tucker, un uomo e il suo sogno. All’uscita dal cinema Mirco Eusebi, allora ventenne venditore di aspirapolvere, aveva la faccia di chi aveva appena assistito a una rivelazione. «Rimasi folgorato» racconta. Entrò in una chiesa e lì fece un patto con il Cielo. Più o meno disse: «Smetto di fumare, smetto di andare a donne, do in beneficenza una parte di tutto quello che guadagno ma Dio, ti prego, fammi diventare come Preston Tucker». Preghiera esaudita. Oggi, a 38 anni, Mirco Eusebi non fuma più, si è sposato e ha appena donato 750 mila euro all’associazione pro disabili Anffas. La sua azienda, che ovviamente si chiama Tucker, quest’anno dovrebbe chiudere con 50 milioni di euro di giro d’affari. «Un miracolo» dice, o, più laicamente, un sogno diventato realtà. Tanto che, per rimanere in tema, nelle lettere che invia a fornitori e clienti, sopra la firma, al posto dei banali «sinceramente vostro» o «cordiali saluti», lui scrive «Un uomo e il suo sogno», firmato Mirco Eusebi. La Tucker S.p.A. ha sede a Riccione e produce un dispositivo per ridurre l’inquinamento atmosferico provocato da caldaie e scaldabagni civili e industriali. Il Tucker è capace, parole sue, «di abbattere anche fino al 100 per cento le emissioni inquinanti nell’atmosfera provocate dal combustibile. Qualunque esso sia». Se fosse vero, sarebbe una rivoluzione. Eusebi avrebbe dovuto essere acclamato al summit per l’ambiente di Johannesburg. Beh, a quanto pare è tutto vero. Quello che Eusebi chiama «il dispositivo» è stato testato dalla sede italiana dell’ente di certificazione tedesco TüV Industrial Products. I risultati? «Esaltanti» dice «al punto che le Ferrovie dello Stato hanno iniziato ad adottare il Tucker per le loro littorine. Quando hanno visto i risultati sono rimasti strabiliati». La storia della Tucker inizia nel 1988 all’uscita della chiesa dove Mirco Eusebi strinse il patto con Dio. «Per anni mi sono arrangiato facendo decine di altri mestieri. A un certo punto ho scoperto il mondo del magnetismo e le sue applicazioni in ambito industriale. Insieme a quattro amici elettromeccanici abbiamo cominciato a vedere se si poteva costruire un dispositivo anti inquinante». Il 100 per cento della società è in mano alla famiglia, in particolare alla moglie Ivana, Mirco è il presidente, la sorella amministratore delegato. La rete di vendita in Italia fa capo alla Master Communication «che» dice «ho creato e poi venduto al mio migliore amico e allievo» ed è formata da circa 8 mila persone che vendono porta a porta”. L’autore Marco Cobianchi nel ‘96 partecipò ad un convegno in cui sostenne che “nessuno, purtroppo, chiede al giornalista che ha riportato una notizia inattendibile di dedicare la sua professionalità a miglior causa”. Non è vero: ci ho messo sei anni, ma eccomi. Cobianchi nel frattempo ha fatto carriera: è a Panorama, e sono finiti i tempi in cui bazzicava da stagista le redazioni. Una scalata superflua, fatta salendo i gradini in ginocchio: a dire di Clinton, Monica Lewinsky, praticante ma professionale, ne faceva di migliori.

  • 26 Comments
  • Filed under: Satira
  • Questa ve la devo proprio raccontare. Sul nuovo Clarence, in questi giorni, ci siamo divertiti a partorire improbabili titoloni e articoli sui “Crop Circles“. Così ci siamo inventati la scoperta (in un campo vicino alla periferia di Lodi, precisamente in una località chiamata Borghetto Lodigiano) del primo cerchio nel grano del nostro paese, pubblicando la piantina per raggiungere il luogo e la foto in anteprima.
    Oggi arriva in redazione l’e-mail del giornalista di un quotidiano. La riporto evitando tutti i riferimenti del mittente:

    Da: Xxxxx Xxxxxx [mailto:x.xxxxxx@xxxxxxxxxxx.it]
    Inviato: mercoledì 16 ottobre 2002 15.14
    A: ‘redazione@clarence.com’
    Oggetto: info
    ========
    Buongiorno,
    mi chiamo Xxxxx X’Xxxxx e sono un giornalista de “Xx xxxxxxxxx” di Xxxx.
    Navigando ho trovato sul Clarence la notizia - bellissima - dei Crop circles
    e stavo cercando di approfondirla.
    Mi potete dare una mano?
    Questi sono i miei numeri: Xxxxx X’Xxxxx - 037X/XXXXXX. Grazie, a presto

    Inutile a questo punto specificare che la foto che ritrae il nostro “crop circle“, e che tanto ha esaltato il giornalista, è quella che vedete sulla sinistra. Se domani, in un quotidiano lombardo, la troverete riportata, vorrà dire innanzitutto che le paginette satiriche del sito dell’angelo col cappello vengono lette anche lassù e, secondo, che non è vero che per i portali non c’è più spazio. C’è lo spazio. Ce l’avrà da parte, Dal Pino, una tutina della Nasa?

  • 5 Comments
  • Filed under: Opinioni
  • Inesorabilmente, dopo aver rifatto la tappezzeria a Roma a forza di manifesti abusivi, Forza Italia riscontra ora la carenza di attacchini e di spazi pubblicitari liberi. L’ufficio marketing del partito di maggioranza, sensibilizzato riguardo al problema, ha lanciato un’iniziativa che - si prevede - spopolerà tra i tesserati, e sarà in parte ispirata all’imminente uscita del film “Signs“, in parte alla gloriosa distribuzione del “Kit del forzista” avvenuta in concomitanza con la scesa in campo di Silvio Berlusconi. Da oggi in campo potrà scendere chiunque. È infatti iniziata l’assegnazione degli strumenti necessari per poter ricalcare sul proprio appezzamento di grano un “crop circle” che ritragga il faccione sorridente del Cavaliere, corredato da uno dei suoi famigerati slogan. Fallito il tentativo di creare un milione di nuovi posti di lavoro, l’obiettivo, ora, è quello di inventare nuovi spazi per l’advertising. I campi su cui compariranno, falciati nel grano, i motti “Meno tasse per tutti”, “Città più sicure”, “Adozioni più semplici”, “Un dovere morale”, (più i nuovi, coniati per l’occasione, “Un presidente agricoltore”, “Quote latte più giuste”, “Un dovere rurale”) saranno presi in concessione da Publitalia. Il sistema è simile al multilevel della Tucker, che tanta fortuna ha portato a Mirco Eusebi: ad ogni singolo contadino sarà offerta la possibilità di diventare “imprenditore di sé stesso” acquistando con pagamento anticipato almeno 15 kit necessari perché altri fedeli possano vergare nel grano il verbo forzaitaliota. Tre sono i tipi di kit a disposizione, studiati in relazione alla disponibilità economica del fattore che ne farà richiesta:

    1. Bifolco Sostenitore - la soluzione più economica: zappa generica e falce artigiana.
    2. Bracciante Standard - l’imperdibile offerta studiata per incontrare tutti i tipi di esigenze: corredo di zappe (a punta, piana e da rincalzo), falcetto e falce con impugnatura ergonomica, roncola, rastrello e tridente.
    3. Mezzadro Premium Professional - l’opzione per il coltivatore “executive”: trebbiatrice e falciacondizionatrice a 4 tamburi rotanti frontali e retroverse, 16 coltelli, presa di forza 1000 giri al minuto.

    Come spesso accade, l’operazione ha ottenuto un successo graduale e non immediato: i promoter hanno riscontrato qualche difficoltà iniziale, dal momento che l’offerta era in origine dedicata a chiunque avesse a disposizione anche pochi metri quadrati di terreno: la risposta della maggior parte dei proprietari di villette era, inevitabilmente, “La ringrazio, non mi interessa: ho già un nano in giardino”. In compenso, sin dai primi giorni, la trovata ha riscosso l’involontario consenso della comunità degli ufologi, a tutt’oggi convinta - anche dopo la formale smentita da parte di Forza Italia - che i cerchi nel grano siano stati disegnati da extraterrestri irritanti, bassi e pelati. Le regole dell’inusuale sistema di multilevel che foraggerà i deputati azzurri prevedono, tra l’altro, un ritorno ai fasti del glorioso passato: il contadino dovrà premurarsi di versare al partito il raccolto ottenuto dalla trebbiatura delle parti disegnate sul campo. Per la prima volta, insomma, risulta chiaro il modo in cui Berlusconi fa il grano.

  • 0 Comments
  • Filed under: Satira
  • I riformisti e l’élite

    Tra pochi giorni sarà in edicola un nuovo giornale, “il Riformista“, che cova l’ambizione di farsi riconoscere come un “Foglio” di sinistra. Leggo che il sito è già pronto e contiene, tra l’altro, il numero zero. Corro, do una scorsa, e mi pare che le premesse siano rispettate. Sulla qualità degli articoli, giudizio sospeso: è un numero zero. È già abbastanza che buona parte dei box non sia riempita di testo finto. L’occhio, però non può fare a meno di cadere sulla pubblicità in ultima pagina: l’invito ai futuri inserzionisti. Ne riporto il testo per intero, perché possiate dirmi, in tutta sincerità, se sono io ad essere un logoro sentimentale nostalgico o se è normale non riuscire ad ammettere che un giornale di sinistra, moderato e à la page quanto si vuole, possa autodefinirsi così: “Il nostro target - Il 16-18% della popolazione italiana. L’élite colta e informata del paese. Chi vuole essere classe dirigente di oggi e di domani. Gente abituata a consumi innovativi e a lanciare i nuovi trend. Un pubblico moderno, moderato, liberale, innovatore. Un target decisivo per la comunicazione pubblicitaria”. A me, più di quello sui palchi e dietro ai megafoni, piaceva più il Nanni Moretti di una volta, quello che, senza indugio, avrebbe fatto volare schiaffi per frasi come “gente abituata a consumi innovativi e a lanciare nuovi trend…”. Oggi, di persone disposte a gridare “Le parole sono importanti!” in faccia a gente così, non ce ne sono più. O forse sono proprio le parole ad avere perso importanza. Anche per la sinistra se, come sembra, si reputa matura per aspirare al paradiso borghese. Io, che vengo definito classe dirigente di oggi, non sto tanto a dirlo in giro. A volte, anzi, da buon nostalgico vintage, ho il pudore di vergognarmene quel tanto che basta.

  • 1 Comment
  • Filed under: Satira
  • A chi rompe il cazzo il Cavaliere?

    Oibò. Il tam-tam della rete riporta che un giornale che non leggo mai (e forse faccio male) spiattella nel titolo di un editoriale una sospirata esortazione: “Non rompa il cazzo, Cavaliere”. L’editrice è Veronica Lario in Berlusconi (la dicitura vale solo in questo senso e non al contrario: in Veronica Lario c’è stato solo, forse, Cacciari). Non è a lei, ma a qualcuno della famiglia, presumo, che va attribuita la responsabilità di aver scelto come nome di un foglio “Il Foglio“. Andando a tentoni e a giudicare dall’originalità pare più il parto di parente alla lontana: che so, un cugino scemo, una cognata, qualcuno tipo Natalia Estrada. Paolo Berlusconi, invece, non c’entra: tutti sanno che aveva votato per chiamare il giornale “Mmphffgh”. Dicevo, comunque, oibò: Giuliano Ferrara pubblica il suddetto pezzo di Pietrangelo Buttafuoco e scippa alla sinistra una rivelazione epocale almeno quanto “La corazzata Potemkin è una cagata pazzesca”? Terminata la lettura mi sono tranquillizzato: Buttafuoco leccaculeggia e salamelecca prendendo per il culo più noi che il presidente del Consiglio: “Non rompa il cazzo, Cavaliere. Vossia lo sa di suo com’è fatto Vossia stesso. È già bello e fabbricato per un Blob. E non può pretendere di farsi raccontare alto, bello e biondo perché il Berlusconi che ha vinto l’Italia, non è questo, ma l’altro. E sa che in Blob c’è tutto il capitale di Vossia, quello che non ha prodotto altra immagine che il successo. Cavaliere dunque, non rompa il cazzo”. Lo immaginavo. Un detto siciliano recita: “Chine nescia tunnu un mora quatratu”, chi nasce tondo non muore quadrato. Se c’è una certezza nella fisica dai tempi della teoria della relatività generale, è che Ferrara è incontestabilmente, irrimediabilmente tondo.

  • 3 Comments
  • Filed under: Satira
  • Letteratura della Memoria

    “In un’auto scoperta, vicino certi generali, in divisa da maresciallo dell’esercito, c’era Mussolini.
    Andava a ispezionare il fronte. Si guardava intorno e poichè la gente lo fissava attonita, alzò la mano, sorrise, e fece segno che potevano applaudirlo. Ma la macchina correva; era scomparso.
    Io l’avevo appena visto. Mi colpì quant’era giovane: un ragazzo, un ragazzo pareva, sano come un pesce, con quella collottola rapata, la pelle tesa e abbronzata, lo sguardo scintillante di gioia ansiosa: c’era la guerra, la guerra fatta da lui, e lui era in macchina con i generali; aveva una divisa nuova, passava la giornate più attive e trafelate, traversava in corsa i paesi riconosciuto dalla gente, in quelle sere estive. E come in un gioco, cercava solo la complicità degli altri, poca cosa, tanto che quasi s’era tentati di concedergliela, per non guastargli la festa, tanto che quasi si sentiva una punta di rimorso, a sapersi più adulti di lui, a non stare al gioco”.

    inviato da Proserpinadi Italo Calvino( da “L’Entrata in Guerra”)
  • 0 Comments
  • Filed under: Opinioni
  • Rubo al blog La Pizia una storiella edificante, rivedendola ed elaborandola sperando di non fare un torto all’autore. Eccola: “Gigi nel 1990 aveva 18 anni e lavorava da Mc Donald’s. Allora a Roma ce n’erano solo 3. Ci si andava dopo la scuola, il sabato sera, la domenica pomeriggio, dopo il cinema, prima della discoteca, con gli amici, o la ragazza. Faceva figo mangiarci e faceva ancora più figo lavorarci dentro. Non ce n’erano molti di posti così fighi, nel 1990, che ti permettevano di lavorare e guadagnare già a 18 anni. Gigi, col suo berrettino rosso e arancione, vicino al pagliaccio Ronald ad incartare panini in serie, si sentiva figo per davvero. Oggi Chicco ha 20 anni e lavora in E-Tree. Il web designer pare la cosa più cool che si possa fare oggi e lui si sente incredibilmente cool mentre incarta siti web in serie, con la sua t-shirt di Lupin sopra la maglia a maniche lunghe, e le Nike Air ai piedi. Ci sono pochi posti, oggi, che ti permettono di andare via di casa a 20 anni e andare a lavorare in una cosa tanto cool come un open loft. La differenza fra Gigi e Chicco? Non c’è. Tutti e due sono stati acquisiti un tanto al chilo, messi a produrre molto per guadagnare poco, berretto in testa o maglietta col logo di Gnutella, convinti facilmente da parole come ‘fast food’, o concetti legati all’utopia dell’ambiente informale: letti a castello, biliardo e bowling in ufficio. Solo che Gigi sapeva, nel 1990, che non avrebbe lavorato tutta la vita da Mc Donald’s. Chicco, invece, la storia del bowling l’aveva presa sul serio. Un giorno, assieme ai suoi compagni, viene a sapere che i letti a castello rimangono lì, ma la sua sede si sposta. Così, nel mettere tutte le sue cose nello zainetto della Diesel e liberando la scrivania dei gadget che i portali regalavano allo Smau, scopre di avere 21 anni e di non sapere come riciclarsi. E pure la maglietta di Lupin è già passata di moda”.

  • 15 Comments
  • Filed under: Opinioni
  • Macchia Ads

    Macchia Ads

    PhotoStream

      New YorkNew YorkNew YorkNew YorkNew YorkNew York

    Citazioni

    • C’è un andazzo, nel doppiare, che segue un unico verbo. Lasciare che si capisca la storia. Dei dialoghi, della coerenza narrativa, dei dettagli, chissenefotte. (Cristiano Valli)
    • Entro in un bar e mi metto a piangere. La barista mi fa: “Cortesemente vada in bagno altrimenti mi innamoro”. (Maurizio Milani)
    • "Alfredo" parla del ragazzino che ero, in un pomeriggio di giugno, mentre scoprivo davanti alla televisione che Dio non esiste, e se esiste è cattivo o impotente; e gli uomini, peggio. (Miic)
    • Vi ho mai mandato una mail di spam o anche solo non voluta? O invitati ad un gruppo su Facebook, un gioco scemo? No? Vi costa tanto fare come me, santa madonna? (Enrico Sola, da FriendFeed)
    • So che questo post non sarà molto popolare ma ho una cosa da dire che non posso più tenermi dentro e quindi la dico. Senza remore. Signore e signori, il Sushi mi ha rotto il cazzo. (RGB pills)
    • Verrà anche per voi il momento in cui sentirete solo un fischio, un urlo, un'esplosione, cosa sta succedendo? E uno stronzetto dirà Nonno, ma come, è la mia band preferita. (Leonardo)
    • Luxuria e Aldo Busi non sono gay, sono l’idea che uno spettatore dell’Isola dei Famosi ha di un gay. (Filippo, commento su Freddy Nietzsche)
    • Un puro, mio padre. Non come me e noi, un piede avanti e uno indietro, generazione di mezzo. Quando gli presentai la mia donna, a mio padre, vide che era una donna, e gli bastò. (Filippo Facci, da Grazia)
    • Quando il gioco si fa così duro, i duri comincerebbero a giocare. I Neri, invece, ricominciano alacremente a sbadilare sul blog foto di figa famosa. (Rectoverso)
    • Ogni volta che viene pronunciata la frase "La preghiamo di restare in attesa per non perdere la priorità acquisita" muore un angioletto. (Andrea Beggi)

    Social

    Parlano di Macchianera

    Random Joke

    - E così, di punto in bianco, mi fa: perché non vieni a vivere qui?
    - Ehm.. davvero? Wow. E non sei contenta?
    - Sì, beh. L’ha detto indicando un cartello di AFFITTASI nel suo palazzo.
    — (dal blog Egotique)


    Calendario

    gennaio 2009
    L M M G V S D
    « dic    
     1234
    567891011
    12131415161718
    19202122232425
    262728293031  

    RadioNation


    Clicca qui per navigare mentre ascolti

    Archivio


    Link


    Meta


    Macchianera QR Code