Lo specchietto per le allodole
8 Gen
Di “24” da queste parti se ne è parlato spesso. L’ultima volta ricorrendo addirittura ad un post/parodia doppio:
Ora il gioco dovrebbe prevedere che noi si dica che i pirati, ancora una volta, l’hanno avuta vinta; che Davide ha preso a calci nelle balle Golia; che la multinazionale cattiva è finita all’angolo accerchiata da truppe di geek.
La notizia sarebbe la seguente: come gli appassionati di serie televisive già sanno, le prime quattro puntate di “24“, il cui debutto era previsto per la prossima settimana sul canale televisivo americano Fox, sono già disponibili sulla rete. Apparse per la prima volta due giorni fa su un tracker di torrent asiatico (ora sarebbe lungo spiegare cos’è per chi non lo sa: fate conto - e stiamo semplificando di parecchio - sia un sito attraverso il quale determinati programmi appositi trovano i link da cui scaricare i file), imperversano ormai ovunque sul web.
Ora: noi siamo in qualche modo riconoscenti alla multinazionale cattiva e per questo faremo finta di non sapere che un numero ristretto di giornalisti americani ha ricevuto in anteprima il dvd contenente le quattro puntate (Stephen King, tra questi, ha scritto per Entertainment Weekly che “c’è molta più suspense nelle prime quattro ore di 24 di quanta la maggior parte delle serie riescano a impacchettare in un’intera stagione”, e ancora: “mi viene da dire che ‘24‘ è la vera ‘nuova cosa sotto il sole’, non solo una serie televisiva, ma la madre delle serie televisive”; c’è andato gìù leggero, lo Stefano Re); che, guardacaso, la qualità audio e video degli episodi scaricabili è perfetta, quasi siano stati estratti da un dvd; che, pensa te, lo scorso anno è successa la medesima cosa con un’altra serie, “Prison Break“, la quale - tu guarda a volte le coincidenze -, era prodotta da Fox, esattamente come “24“; che tutta l’operazione sa di telefonato e puzza di cosiddetto “marketing virale” da lontano un miglio (fatto bene, va detto; niente cose tipo: “Ehi, dobbiamo pubblicizzare questo prodotto, che ne dite di produrre un video tipo quello delle Mentos nella Coca-Cola e metterlo su YouTube?”); che, infine, gli episodi “trafugati” sono quattro e il colpo di scena - anzi: la madre di tutti i colpi di scena - avviene, incredibile a dirsi, nel finale della quarta puntata.
Insomma, fingeremo di non sapere che la risposta alla domanda “Chi avrà la pazienza di scaricarsi 4 ore di filmato e un giga e quattro di roba per averla in anteprima?” sia, inevitabilmente: “i pazzi furiosi”, e cioè i fan sfegatati della serie; quelli cui gli amici chiederanno: “tu che l’hai scaricata da internet, com’è? E’ bella come quella precedente?”; quelli che risponderanno: “Guarda, non ne hai idea, una figata. Ma devi guardare tutte le prime quattro puntate, perché non hai idea di che succede alla fine della quarta”.
Precisato tutto questo, credo di aver concluso.
L’ho detto, vero, che a giudicare dai primi episodi, la sesta stagione di “24” promette di essere bella almeno quanto la precedente, e che però dovete guardare tutte le prime quattro puntate, perché non avete idea di che succede alla fine della quarta?
6 Dic
![]()
Siccome loro sono stati molto carini e mi hanno mandato una bottiglia di champagne, io se poi non lo dico faccio la figura dell’ingrato.
Allora lo dico: da ieri sera sono iniziate le trasmissioni (in realtà parecchi promo, per il momento) di France 24: non la prima, ma forse la più promettente televisione “all-news” francese (l’altra è LCI, La Chaine Info, visibile gratuitamente sul digitale terrestre italiano).
Voi direte: ebbravo, se non ti mandavano l’abbeveraggio mica ce lo segnalavi.
Forse, è vero. Però avrei perso l’occasione di far notare una cosa inusuale per un prodotto francese: e cioè che trasmette anche in inglese. E prevede di farlo in arabo.
Per capirci: parliamo di un popolo che pur di non omologarsi all’impero anglofono obbliga gli arbitri del Roland-Garros a declamare il punteggio esclusivamente in francese; e che per differenziarsi dal resto del mondo - il quale si è dotato di un sistema numerico inspiegabilmente ragionevole -, si ostina a tradurre “novanta” con “quatre-vingt-dix”, “quattro volte venti più dieci” (i belgi, invece, si sono dimostrati un filo più pratici optando per il più semplice e immediato “nonante“).
Insomma, non è cosa da poco.
Poi, c’è da aggiungere, hanno realizzato fantastici manifesti pubblicitari.
Nel frattempo anche Al Jazeera ha finalmente lanciato il suo canale in inglese, e nel mare di “developing stories” fatte di telecamere diverse tutte puntate sullo stesso particolare, è un bel vedere. E’ diverso vedere.
Per la cronaca, sono entrambi visibili in chiaro attraverso un semplice decoder di Sky (ma va da sé che se possedete un Dreambox è meglio).
Malgrado Mediaset abbia manifestato l’intenzione di creare una propria tv “all news” da affidare a Mario Giordano (che è un po’ come scoprire la teoria della relatività e farla spiegare da Aida Yespica), va detto che in Italia le televisioni basate esclusivamente su notizie non mancano, sebbene siano trattate un po’ come le figlie della schifosa: Euronews viene ripresa da RaiUno alle sei del mattino; RaiNews24 si è ritagliata un angolo di satellite e una finestrella notturna su RaiTre; Sky TG 24 è ovunque, quasi sempre prima di tutti gli altri, e quasi nessuno lo fa mai notare. Non quanto meriterebbe, per lo meno.
Poi ha l’elicottero, anche se non gliel’ho mai visto usare: sogno trepidante il primo inseguimento ripreso dall’alto.
Un episodio in particolare rende l’idea a proposito della prontezza di SkyTG24: quando Silvio Berlusconi è svenuto sul palco a Montecatini tutti i tg hanno inviato una troupe ad Arcore, nel caso in cui l’ex premier passasse di lì. Il Tg di Emilio Carelli ne mandò due: una ad Arcore e una a Macherio, che nella vita non si sa mai. Inutile dire che Berlusconi fece cucù proprio a Macherio, in esclusiva per le telecamere di Sky.
Ed è lì che è avvenuto l’episodio che vado a raccontarvi, in qualche modo delizioso: il cameraman si è appostato dietro un cespuglio e riprende il corteo di macchine che porta Berlusconi a casa prima di passare in ospedale. Il soggetto è lontano, e lo zoom fa quel che può. Quel che si vede, si vede sfocato, ma è pur sempre qualcosa. Tra il cameraman e leader dell’opposizione ci sono due carabinieri, immobili. Berlusconi esce dalla macchina, si accorge del cameraman appostato dietro al cespuglio e saluta. Non convinto di essere stato visto e nell’urgenza di far sapere al mondo che va tutto bene, saluta di nuovo in direzione della telecamera, soffermandosi più del dovuto. Qui, all’improvviso, il genio: uno dei due carabinieri - che non si era accorto della presenza di una troupe televisiva -, viene assalito dal dubbio. E siccome non vuole sembrare scortese, dopo aver trascorso una decina di interminabili secondi in ostaggio dell’angosciosa domanda “Chi, io?”, alla fine si decide e fa anche lui ciao ciao con la manina.
4 Dic
| - Rory: Who are the rosary beads for? - Lorelai: They’re mine. - Rory: What do you need rosary beads for? - Lorelai: They’re cute. - Rory: They’re for prayer. - Lorelai: Well, pray they match my blue suit. - Rory: They’ve just upgraded you to a queen-size bed, jacuzzi tub, junior suite in hell. |
Lo trasmettono due canali, uno generalista e uno satellitare, replicandolo a tutte le ore, per cui, anche se è roba per donne, non è possibile non imbattervisi. E con questo dovrei aver abbondantemente anticipato l’obiezione “Sì, ma tu perché lo guardi?”.
Parlo di “Gilmore Girls” (qui in Italia “Una mamma per amica“).
Chiedo: posto che paiono comunque due discrete rompicoglioni logorroiche, esiste al mondo un qualsiasi essere senziente e dotato di pollice opponibile che, potendo, si farebbe la figlia invece che la madre?
14 Nov
Va detto anche questo: che se arriva qualcuno che ti dice “Fammi la versione italiana del Saturday Night Live“, tu magari ci pensi un po’ su, ma alla fine porca miseria se ci stai.
Sai che stai sbagliando; che è una battaglia persa; che non esiste scialuppa di salvataggio; che sicuro come l’oro un blog come questo, un giorno, verrà a romperti le palle perché l’hai fatto e per come lo hai fatto; ma alla fine ci stai.
E qui finiscono le attenuanti.
Ti viene da dire che se uno show va in onda da 31 stagioni sulla tv americana e la nostra Italia 1 è la prima e l’unica, ad oggi, ad averne acquistato i diritti per rifarlo pari pari, un motivo ci sarà. E il motivo - uno dei motivi, a voler essere precisi - ha i nomi e i cognomi degli “host” (i presentatori ospiti) scelti per condurre l’edizione italiana. Per dire: Raul Bova.
E non è nemmeno che uno ce l’abbia con lui - ché, poretto, non è nemmeno colpa sua: raulbovi ci si nasce, e non è bello che qualcuno ti prenda in giro solo per questo -: arriva uno che ti dice “Raul, ce la presenteresti la prima puntata del Saturday Night Live italiano?”, e tu, che sei raulbova che fai, dici no?
Ma se lui è il primo, uno chi deve prevedere per le prossime settimane? Alessandro Gassman? Gianmarco Tognazzi? Monica Bellucci? Topo Gigio?
Considerate che, in passato, La7 aveva acquistato i diritti per trasmettere la versione americana, sottotitolata. A fare da collante tra uno sketch e l’altro ci misero Lillo & Greg, e questo solo perché un gruppo di criceti rifiutò all’ultimo momento. Insomma: hai John Belushi, e lo fai introdurre da - ripeto - Lillo & Greg: due che quando proprio sono in vena copiano - male - la roba che la Gialappa’s ha fatto tre anni prima.
Tanto perché capiate e possiate prendere le misure: sabato sera negli USA è andato in onda anche il Saturday Night Live originale, quello di Lorne Michaels. Lo presentava Alec Baldwin. Per la tredicesima volta. Quasi un record. E siccome Baldwin è una delle star di “30 Rock“, una nuova sit-com ambientata proprio tra le quinte dello show del sabato sera (30 Rockefeller Plaza è l’indirizzo della sede newyorkese della NBC, e il SNL va in onda dallo studio 8H, a cavallo tra l’ottavo e il nono piano del grattacielo) in apertura vengono a festeggiarlo i suoi due co-protagonisti Tina Fey e Tracy Morgan. Che, peraltro, sono anche due membri del cast fisso delle passate edizioni. Sorrisone, inchino, battuta, salutano e se ne vanno. Fossimo stati in Italia, volevi non spendere un cinque minuti per un’intervistina ciascuno? Un “non rinneghiamo il passato, ma ringraziamo l’azienda per averci dato la possibilità di provare una strada diversa”?
Poi arriva l’ospite musicale, che è Christina Aguilera, una che certo non è Bob Dylan, ma nemmeno l’ultima delle idiote. Anche lei: canta una canzone, inchino, “thank you”, e se ne va.
Segue uno sketch con Baldwin che interpreta sé stesso, ambientato nel lounge riservato agli ospiti dello show. Steve Martin - che del SNL ha presentato 14 puntate, e ci tiene a mantenere il record - tenta di avvelenare il whisky di Baldwin. E - sia chiaro - non è uno che fa Steve Martin. E’ Steve Martin.
Il cameriere che li serve al tavolo è un’altra delle star del passato: Martin Short. Entra, serve i whisky e se ne va senza dire una parola. Che è un po’ come se noi usassimo Pippo Baudo perché Fiorello possa lustrarsi le scarpe prima di entrare in scena.
Alla fine, aggratis, appare anche Paul McCartney, con la scusa che passava di là. Ovazione, come per tutti gli altri, e poi fine dello sketch.
Ora ripensateci: noi, Raul Bova e Le Vibrazioni.
19 Ott
Clicca sul tasto “Play” o qui per vedere il video nelle dimensioni originali |
Non se ne era accorto quasi nessuno (qui sì, ma si era optato per un opportuno silenzio, perché è più immorale dare appigli a gente come il Moige che non infamare uno che, in fondo, manco si sa se esiste), tranne forse - appunto - qualche associazione di genitori cattolici che deve essersi precipitata sulle agenzie con un minacciosissimo comunicato (e, se è per questo, non era nemmeno la prima volta, ma allora, per davvero, nessuno se ne accorse e in studio si glissò sapientemente).
E, insomma, è successo: è arrivato il momento del “Cocco Dio“.
18 Ott
![]()
Contrariamente alle previsioni (e per quanto abbia deciso di farlo a mezzanotte inoltrata, come già annunciato da Michele Boroni, Luca Sofri e Matteo Bordone), questa sera RaiDue, subito dopo l’Isola dei Famosi, manderà in onda la prima puntata di “Weeds”, la serie americana più politicamente scorretta mai apparsa su un tubo catodico.
Se conoscete una famiglia Auditel (per dire: a me è capitato), convincetela a sintonizzarsi su Weeds questa sera alle 00:20. Non sia mai che non si riesca a farle raggiungere un 25% in barba al responsabile del palinsesto di RaiDue (detto anche “cuor-di-leone”).
Su Macchianera, soprattutto grazie alla Critica Televisiva di Riferimento, se ne parlò per primi qui e qui, per cui non ve la prendete a male se mi ripeto.
Se vi è piaciuto “Desperate Housewives“, beh, questo è DH³, “Desperate Housewives” al cubo. Anzi, a volerla proprio dire tutta, la serie ideata da Marc Cherry, paragonata a “Weeds“, è come un Bitter Sanpellegrino rispetto a un Pampero Reserva especial.
Ribadiamo: capolavoro. Standing ovation. Bis.
Tanto per farci un’idea: ad Agrestic, una Milano 2 in cui le case sono tutte uguali come solo Tim Burton potrebbe immaginarle, Nancy (Mary Louise Parker), casalinga rimasta vedova, per continuare a campare diventa imprenditrice di se stessa e inizia a spacciare marijuana sotto gli occhi inconsapevoli delle mamme dei compagni di classe dei due figli e dell’amica Celia (Elizabeth Perkins), ossessionata dall’obesità della figlia noveenne.
Straordinaria, bellissima e di una bravura indicibile Mary Louise Parker (la quale - dice la C.T.D.R. - mica per niente era la prima scelta di Marc Cherry per il ruolo di Susan in “Desperate Housewives“, e mica per niente lo scorso anno si è portata a casa il Golden Globe come migliore attrice protagonista).
Chi sa come procurarsi le puntate trasmesse negli Stati Uniti potrà usufruire dei sottotitoli italiani della 1ª stagione o di quelli in inglese. Nel frattempo, in patria, la seconda stagione è già iniziata da tempo, con tutti i suoi bei colpi di scena. Il sito ufficiale si trova invece qui, ma è assuramente inaccessibile dall’Italia se non utilizzando un proxy statunitense o la cache di Google (in compenso risulta accessibilissima la pagina ufficiale su MySpace; per ascoltare il podcast è invece sufficiente transitare da iTunes).
Vi basti, per comprendere l’andazzo della serie, uno scambio di battute tratto dall’ultima puntata della prima stagione:
8 Ott
Condivisibile entusiasmo per la prima puntata di Lost, stagione 3. Ho visto oggi l’episodio, ed è proprio la fibrillazione generata da una ripresa così magnificamente incasinata, che apre una mezza dozzina di porte senza preoccuparsi del giro d’aria, a spingermi a fornire un consiglio alternativo.
Si intitola Big Love, ed è la serie perfetta per chi non ama le trame barocche e le contorsioni logiche di Lost, e preferisce l’incedere meditativo dell’osservazione di un microcosmo in evoluzione.
7 Ott
Avete presente quelle scene nei film gialli americani in cui un tizio dice: “Commissario, non lo so perché Jack s’è impiccato!”, il commissario risponde: “Io le ho detto solo che è morto; come fa a sapere che si è impiccato”, e alla fine il tizio bofonchia “Beh, l’ha detto lei, no?”? Bene, erano anni - dico: anni, davvero - che non vedevo in televisione, in diretta, tanta indisponenza e una figura da peracottara come quella fatta da Barbara Palombelli a “Le Invasioni barbariche” stasera:
Clicca sul tasto “Play” o qui per vedere il video nelle dimensioni originali |
Aggiornamento - dall’intervista di Claudio Sabelli Fioretti a Barbara Palombelli (agosto 2002):
6 Ott
In tempi assolutamente da record (negli USA è stata trasmessa 24 ore fa), Macchianera sforna caldi caldi i sottotitoli della strabiliante prima puntata della terza serie di Lost.
Siccome siete abituati bene, sono precisini come al solito. Più della maggior parte di quelli che gireranno. E il più possibile fedeli al testo originale così come scrupolosi nel riportare lo slang.
Chi pensava - come il sottoscritto, del resto - che gli sceneggiatori non sarebbero riusciti a ripetere lo straordinario expoit della seconda serie, caratterizzata da un inenarrabile colpo di scena in apertura, beh, dovrà ricredersi. Se lo scorso anno erano i Mamas & Papas, questa volta tocca a Petula Clark.
Per utilizzare i sottotitoli è sufficiente sapere come procurarsi l’episodio, poi cliccare qui: http://www.macchianera.net/files/SottotitoliLost-s03.zip (il file compresso che scaricherete contiene i sottotitoli della prima puntata, e verrà man mano aggiornato con le successive).
7 Set
Gli autori di blog a volte scrivono di getto post impeccabili, e poi trascorrono ore a scervellarsi sui titoli.
Al contrario, càpita anche che il titolo perfetto venga in mente quando non è ancora pronto il post.
Quindi lo dico: se, come ormai accade abitualmente all’interno dei reality, uno dei concorrenti della prossima edizione dell’“Isola dei Famosi” dovesse essere espulso per bestemmia, beh, il titolo è pronto.
23 Lug
Negli Usa il pilota di un telefilm del creatore di Scrubs cancellato dai network è finito su YouTube. Piace talmente tanto - l’ha visto quasi mezzo milione di persone - che adesso i network in questione lo vogliono rimettere in produzione. E’ una notizia del New York Times dello scorso 3 luglio, finita ieri su SlashDot. Si accettano scommesse: lo “scoprirà” per primo il Corriere lunedì prossimo o Repubblica tra martedì e mercoledì?
26 Mag
Grazie alla mia cronica insonnia - una pena per me, una fortuna per voi-, ecco pronti prima di quanto preventivato i sottotitoli italiani del gran finale di stagione di Lost.
Gran finale di stagione, grande davvero.
Sarà una lunga, lunga estate.
Click qui per il file con i sub degli episodi 2.23-24 (Live Together, Die Alone): due episodi in uno, senza stacchi, quindi procuratevi l’.avi giusto.
Qui, invece, per i sub della stagione al gran completo.
E, per gli anglofoni patiti di teorie su Lost, vale sempre il suggerimento di un bel giro su Lostpedia e The Fuselage.
Spero di avervi fatto cosa gradita. In caso, ci si rivede per la terza stagione.
25 Mag
Per gli aficionados, ecco i sottotitoli italiani del gran finale di stagione - con un giorno di ritardo: incastrare l’adattamento tra il lavoro e il resto questa volta è stato un po’ arduo, dato il doppio episodio.
Devo dire, ho lavorato un po’ controvoglia: sarà per via dello squalo che ho visto distintamente in questo episodio conclusivo e che continuava a nuotarmi fra i tasti del pc man mano che traducevo. Seccante.
Fatemi sapere se l’avete visto anche voi.
Click qui per i sub dell’episodio 2.23-24 (Remember);
Click qui per lo zip con i sub italiani della seconda stagione completa.
Due note:
- i sottotitoli di questo episodio sono sincronizzati per la versione dell’ .avi contenente la sigla. Se provate a usarli su una versione senza sigla, da un certo punto in poi risulteranno in ritardo di circa 1 minuto.
Non ho avuto il tempo di preparare due synchro diversi, ma se qualcuno di voi ha dimestichezza e vuole cimentarsi, può segnalarlo nei commenti e mandarmi il file, che provvederò ad aggiungere in questo post.
- BsPlayer è uscito con una nuova versione, sempre gratuita ma a patto di installare un adware invero parecchio fastidioso. Personalmente, proverò a disinstallare la nuova versione e reinstallare la vecchia, sperando che funzioni. Anche su questo, se avete suggerimenti postateli pure nei commenti.
Concludendo: a chi ha già le sudarelle nell’attesa dei sottotitoli italiani del gran finale di Lost (andato in onda ieri sera negli USA) dico di avere un po’ di pazienza: anche per Lost l’episodio è doppio, ho un po’ di scadenze di lavoro in questi due giorni e quindi l’uscita potrebbe slittare a sabato. Ce la farete ad aspettare? :-)
19 Mag
E’ la serie dell’anno, secondo Time, e Macchianera è d’accordo (a patto che il primato sia condiviso aex equo con Weeds). E non fate quelli che “io la fantascienza proprio non la digerisco”: qui, come del resto spesso accade, la fantascienza è un pretesto.
Nessuno si è mai azzardato a dirlo, ma da quando è apparsa sugli schermi Battlestar Galactica, Star Trek, la serie più filosoficamente corretta mai andata in onda, ha iniziato a sembrare irrimediabilmente vecchia.
E il bello è che Battlestar sia poi una novità: in realtà è un remake di un’orribile serie andata in onda dal 1978 al 1980 (se siete stati dei fan di quell’edizione, ora potete tranquillamente fare coming out: era assolutamente inguardabile). Eppure, come si dice, dal letame nascono i fior, e nel 2003 il canale televisivo americano Sci Fi si lancia in un azzardato remake, producendo una miniserie della durata di quattro ore che riscontrerà un successo tale da garantire la messa in cantiere di una serie vera e propria.
La storia, almeno inizialmente, è sostanzialmente la stessa, anche se nella nuova edizione non sfugge un superbo lavoro sulla sceneggiatura: gli abitanti del pianeta Caprica hanno reinventato la schiavitù, applicandola ai Cylon, i robot che hanno creato. I robot non la prendono benissimo, specialmente quando si sentono chiamare “tostapane”. E’ così che, un giorno, si dicono: sai cosa? Noi dichiariamo guerra. Le opposte fazioni si menano per anni, riportando entrambe gravi perdite e, quando diventa chiaro che è pari e patta, si opta per un armistizio: noi da una parte e voi dall’altra. Trascorrono decine di anni e un giorno, all’improvviso, i Cylon tornano a sorpresa, fanno “bù” ai caprichesi e ci vanno giù pesanti facendo esplodere l’intero pianeta.
In tutto questo c’è un pesante attacco alla rete: il Capitano Adama - che scopriremo essere tra i protagonisti della serie - è un vecchio solone che sta per andare in pensione assieme alla sua antiquata nave. Se si salva è perché, da militare ottuso, sì è sempre rifiutato di “metterla in rete” con il resto della flotta. Insomma: il pianeta esplode, la flotta viene resa innocua da un virus e distrutta, e finisce che gli unici superstiti in tutto l’universo sono quelli a bordo di un cesso di astronave, la Battlestar Galactica, appunto. Poi ci sono una donna sottosegretario all’istruzione che, essendo quarantottesima in ordine di successione, diventa Presidente. C’è un undici settembre. Ci sono i punti di vista diversi delle istituzioni - che mirano ad una soluzione politica - e dei militari - che mirano e basta. Ci sono personaggi buoni che in realtà sono alcolizzati, arrivisti, egoisti, guerrafondai, terroristi; e personaggi cattivi che dimostrano pietà. Ci sono colpi bassi da chi non te li aspetti. Ci sono effetti speciali a livello di Star Wars, e macchine in movimento che li riprendono. C’è sesso. Ci sono presidenti buoni che truccano le elezioni e cattivi che le vincono regolarmente. C’è un’eroina che soppianterà Buffy nei cuori lesbo, e un robot che sembra la nuova Phoebe Cates.
E c’è un finale di stagione, quello della seconda, nel quale gli sceneggiatori si concedono una licenza di scrittura che sfiora il capolavoro.
Si dice, di una serie, che “ha saltato lo squalo“, quando ha ormai dato quel che poteva dare, e non c’è modo che il futuro le riservi qualcosa di meglio di una decorosa fine. Che poi, a volte, non è affatto decorosa. Il modo di dire deriva da un episodio di Happy Days, nel quale gli sceneggiatori non trovarono di meglio da fare, per un Fonzie sul viale del tramonto, che saltare uno squalo mentre faceva sci d’acqua, in giubbotto di pelle e bermuda.
Ebbene, di 24, su questo blog, si è scritto tutto - quanto rimaneva da scrivere et semper et in saecula saeculorum.
E invece, che ti riesce a fare il Jack Bauer, dopo una prima stagione rivoluzionaria, una seconda più bella della prima, una terza improponibile e una quarta di tutto rispetto? Ti scodella una quinta stagione imperdibile, che parte col botto e continua a badilate di adrenalina, al punto da soffiare quasi a Prison Break il titolo come migliore serie d’azione dell’anno (è la rivincita della FOX sulla ABC, che lo scorso anno produsse le due serie più osannate Desperate Housewives e Lost, sbaragliando la concorrenza, mentre questa stagione si trova a dover fare i conti con le due produzioni FOX ad alto tasso d’azione, programmate una di seguito all’altra).
L’inizio è scioccante tanto quanto la prima puntata della seconda stagione di Lost: colpi di scena di secondo in secondo, e tra i più belli, ovvero quelli assolutamente inaspettati.
Aspettatevi, invece, che torni la malefica figlia, quella in grado di farsi rapire - un una sola giornata - da due agenzie terroristiche diverse, che persino tra loro si stanno sulle palle. Nella quinta stagione la bella Kim viene a trovare il papà al lavoro. Che carina. C’è che lo fa proprio il giorno in cui i terroristi sferrano un attacco chimico nell’ufficio del papà. E questo dovrebbe bastarvi.
Non basta a lui, evidentemente, per ripudiarla e diseredarla. Fa una brutta vita quell’uomo.
19 Mag
Penultimo episodio della seconda stagione di Lost, praticamente come prendere un respiro di 45 minuti in attesa di tuffarsi nel gran finale di mercoledì prossimo.
Anche in questa puntata, Jack non rinuncia a quell’aria da dio blasé, e come al solito si fa bagnare il naso da qualcun altro che a differenza sua parla meno e osserva molto.
Sayid cazzuto come sempre. Chissà perché nell’edizione italiana lo fanno parlare con un accento che ricorda tanto Hrundi V. Bakshi.
Venendo al motivo per cui state leggendo questo post, eccovi i sub in italiano dell’episodio 2.22 (Three Minutes):
Click qui (tasto destro, Salva con nome).
Click qui per la collezione completa a partire dall’episodio 2.01.
Qui, invece, il nuovo spot della Hanso Foundation mandato in onda durante l’episodio in America, con l’indicazione di un altro sito web da andare a dissezionare pixel per pixel.
Nella stessa pagina, è possibile vedere anche lo spot andato in onda durante l’episodio 2.20, oltre ad alcuni altri filmati sempre relativi a Lost.
Abboffatevi pure, e a venerdì prossimo con i sub del gran finale di stagione.
Il mio dottore mi diede sei mesi di vita, ma quando non potei pagare il conto me ne diede altri sei.
—