
Questa sera, a partire dalle 21 su RadioNation 4 (!), Macchiaradio torna dopo un lungo periodo di assenza per commentare la prima puntata del Grande Fratello 10.
Per ascoltare la puntata sarà sufficiente aprire Macchianera: andremo in onda in audio e in video.
Dietro ai microfoni: Matteo Bordone, Michele Boroni, Laura Carcano, i ragazzi di Feeder: Jacopo e Claudio, Marco Ghezzi, Paolo Landi, Ilaria Mazzarotta, Gianluca Neri, Simona Siri, Luca Bizzarri.
Chi perde la puntata potrà rifarsi con il podcast.
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Gloria! … Gloria! … Gloria! Gloria al re! Inni festosi alziam.
Puntatone. E’ stato il vero e proprio puntatone, ‘spetta che prendo il comunicato stampa che già non me lo ricordo più: m’è rimasto addosso il profumo ma in realtà non ricordo niente. Ah già: subito subito i Gemelli Diversi. Che dire, non saprei. Sono rimasto anche un po’ scioccato dall’incensamento ricevuto da Morgan. Mi fa piacere riesca ad apprezzare certe cose, io proprio non lo seguo però. Sarà che ritengo l’hip hop un’altra roba, sarà che nel panorama italiano tra quelli che hanno fatto capolino nel main stream io ritengo bravi solo Frankie Hi Energy e Neffa (il primo è stato un po’ l’Eminem del bel paese, non per i modi quanto per le incredbili doti con le quali intrecciava metriche e rime entusiasmanti, l’altro musicista bravo a cui piaceva ahimé anche cantare e purtroppo ha abbandonato la dopa e i suoi messaggeri, magari il sole, alla fine, l’ha pure trovato e buon per lui, è che quella era “roba” buona, “Cambierà” un po’ meno). Tra quelli nuovi “tutto su” per Marracash, per dire, badabum cha cha. Dicevo: i GD, secondo me sono un pacco, secondo me incarnano quella tipologia di milanese imbastardito e finto ghettizzato che proprio non mi torna, che proprio fa ridere, che proprio. Qualche settimana fa lo stesso Morgan prendeva ad esempio l’estetica dell’hip hop nostrano per fare la ramanzia all’estetica del regge idolatrato da Andrea (verrà poi eliminato proprio nel pieno del delirio del get-up-stand-up for your rights), diceva: il regge per il regge non ha senso è come quelli che in Corso Vittorio Emanuele vanno in giro senza i lacci delle scarpe perché loro sono hip hop, ma cazzo ma in America s’è sparsa sta moda perché emulava il carcerato che le stringhe gliele levano sennò si impicca, ma che tu borghese milanese, eccetera.. ecco aveva ragione, quindi, Marco, mettersi lì e fare il pistolotto sui Gemelli Diversi ha fatto molto “sto-facendo-la-tv” e molto meno Morgan del solito. Per dire. Continua a leggere »
Antefactor.
Ci sono varie teorie. C’è quella cospirazionista che li vede tra le grinfie della Napoli bene, perdutamente innamorata di loro a causa dei trascorsi D’alessiani, e giù sms a fiume; poi c’è l’altra, che è quella del “continente in motorino” per le vie di mezza Italia a consegnar pizze, pacchi, minchie fritte eccetera; sole, vento, freddo, pioggia, neve, nisba: impermeabile, faccia da incazzato, un sacco di scotch per tenere ferma la scocca, e via. Altri quintali di sms. Essendo anche a conoscenza di quale sia la clientela -quella vera- Vodafone & Tim, ammetto che il fil rouge c’è. Ma non so comunque per chi parteggiare, le trovo versomili eppure non convincenti; sane, teorie sane, hanno un tono, filano -oh yeah- ma no, a me non stanno bene sino in fondo. Il mio esperto di riferimento, Giacobbo, mi guarda perplesso alza un sopracciglio con il fare di quello che la sa lunga, ma la sa lunga da una vita, tace e mi giudica. Il mio esperto, poi, ci tiene a dirmi tutto d’un fiato che io non so davvero niente, e ancora stavo lì ad arrovellarmi su provinciali complotti che sanno di Licio Gelli ed import-export in motorino da 50 centimetri cubici che fanno i 270 e svicolano le rotaie del tram con un’agilità da Darex Togni, ma la verità -quella vera- è che sono un ragazzetto. Continua a leggere »
“Grazie and goodnight”
(Alessio Vinci, concludendo Matrix) (oh yeah)
Nella classifica FIMI succedono troppe cose per eclatare un solo nome a protagonista (anche se a Marco Carta due colpi di ippocastano sarebbe giusto tirarglieli – in simpatia). Ma il dato principale è che nessuno dei nomi grandi e piccoli passati da Sanremo precede la raccolta di Antonello Venditti. Indi, il maggior risultato ottenuto dal festival di Bonolis non è stato far vendere i dischi. Bensì consegnare a Mediaset la principale produzione Rai incaprettata e con una palla da tennis in bocca.
Perché se Mina, dopo averci fatto sdegnosamente ciao ciao con la manina dalla Svizzera, è solo al n.2, non è un gran risultato. Se migliaia di amichette di Maria spendono i soldi per votare Marco Carta ma poi non comprano il suo tremendo album, non è un gran risultato. Se Marco Masini, con la sua invettiva tartufata, entra solo al n.6 dietro a Tiziano Ferro (n.4) e Nek (n.5) non è un gran risultato. Se la gente sentendo la voce nobile e le parole altrettanto nobili di Annie Lennox (n.7) non si precipita a comprare la sua raccolta, non è un gran risultato. Se i Gemelli DiVersi sono al n.8, non è un gran risultato – ma in questo caso, per le facoltà auditive nazionali. Se parecchi sottoevoluti hanno votato Povia, ma poi si sono guardati bene dal comprare il suo puzzolente disco, non è un gran risultato. Comunque con quei pochi nuovi ingressi, dalla top 10 escono dei bei nomi (Bruce Springsteen, Negramaro, Jovanotti) e dei brutti nomi (Biagio Antonacci), epperò tengono botta il fantasma dei Sanremi passati (Laura Pausini, n.9) e la vera spina nel fianco della cosca Defilippica: The Giusy, che con un programma molto meno seguito di quello di Canale 5, è diventata fenomeno discografico – laddove Carta, tra la vittoria ad Amici e la vittoria a Sanremo e l’onnipresenza nelle tv del Duce, ancor non ci è riuscito. Ma andiamo a passo zampettante a scoprire dove stanno in classifica gli altri divi della amata kerm-s (… che lo so, che volete sapere di Povia e del suo disco unto e schifoso).
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Piacciavi, generosa erculea prole.
Venne il giorno in cui si trasformò in un essere umano. Futili motivi c’era Jem (il-mio-nome-è-Jem: sono una cantante, bella è stravagante, certe volte -lo sai- sono esuberante-e-e!) che si esibiva con James Morrison, è vero, eppure la videro piangere e tutti quanti capirono che in fondo in fondo, scavando, dissotterrando, spazzolando bene e infine con un sacco di immaginazione, Simona Ventura ha un cuore: Swarovski fino al ventisette marzo, per il seguito si vedrà, sono in trattative per un brand più forte, un po’ meno “gigione” al più si leva… ché non serve a niente e pesa. Ora passiamo alle mie cose, quelle un po’ meno vere e per certo irrilevanti nella vita di tutti i giorni, so quanto siete tutti voi impegnati, ma vi garantisco che anche in questa puntata troveremo spunti interessanti se solo vorrete trovare il tempo di segurmi sperando che i vostri alti pensier cedino un poco, sicché tra lor, miei versi abbiano loco.
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Ecco. No guarda. La puntata è stata una roba che ecco e se c’è aria nuova perché c’è aria nuova e se non c’è ecco. Appunto. No Morgan, no. Ecco. C’entri eccome. Io ho un po’ guardato, e qualcuno di questi ragazzi mi è arrivato, ecco. Sono dei diamanti grezzi e a parte l’intonazione a me quello che importa e che mi arrivano. Io li sento. Alcuni, altri -sarà io- ma non mi arrivano. Poi ci penserai tu a dire ecco. No, no c’entri perché noi accettiamo il verdetto senza fare tante manfrine. Ecco. E mi dispiace veramente per te che non c’hai la cazzimma. E poi è durata piuttosto a lungo ma alla fine ecco, tutti quelli che sono qui che urlano -dai ragazzi abbiate pazienza- cosa ho detto io? Eh, cosa ho detto? L’avevo detto. Comunque accettiamo e non ce lo meritiamo, non ce lo me-ri-tia-mo! Ecco.
Allora, quella che avete appena letto è quello che bisognerebbe scrivere sulla puntata di XFator di lunedì scorso (pre sanremese) utilizzando il gergo di Simona Ventura. Con quello normale, invece, esce più o meno così come segue.
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Lo sapevate anche prima. E se non l’aveste saputo, avreste dovuto. Non ci sono scuse. Vale per tutti. Per ciascun concorrente eliminato, da ogni reality del mondo. Tocca alle Sisters Of Soul, mi dispiace: avevano a tutti gli effetti eseguito la loro migliore esibizione di sempre. Brave, precise, intonate a tempo, il contrario di Giops, che lo adoro ma ieri ha fatto proprio pena. Finiamo un attimo con le SOS. E’ vero si sono un po’ scazzate, è vero non erano forse preparatissime, è vero c’era stata qualche frase imprudente, probabilmente -è altrettanto vero- si erano chiarite e il peso si era ribilanciato eccetera ma in tv non funziona così. E dice, si ma della tv non ci frega niente noi pensiamo alla musica. Tesoro, se pensi alla musica vai in conservatorio e non rompere i coglioni. XFactor è una trasmissione televisiva, no opere di bene: soldi, sponsor, auditel.
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Battiamo forte i piedi sulle nostre pagine virtuali. Ancora una volta non possiamo esimerci dal manifestare la nostra indignazione, la preoccupazione, il senso di nausea per i gesti, le parole, gli intenti del nostro Presidente del Consiglio. Il caso Englaro che dopo aver spaccato le coscienze, adesso spacca la politica, minaccia le istituzione, offende le donne e la loro possibilità di procreare.
Battiamo forte i piedi perché qualcuno deve pur farlo e ormai non resta che qualche quotidiano, qualche blog e sparuti gruppi di manifestanti a farlo. Parole che come al solito, in un periodo storico nel quale le parole non valgono niente, restano lì come un corpo senza volontà sul quale figurativamente combattere una battaglia che non avrà né vinti né vincitori. Continua a leggere »
«῎Ανδρα μοι ἔννεπε, Μοῦσα, πολύτροπον, ὃς μάλα πολλὰ.»
Niente, è l’inizio dell’Odissea ma non serve era solo per far eccitare la Ventura, così gratis, adesso invece passiamo un po’ di più alle cose serie.
Non mi sono dimenticato di voi. E’ che non vi stimo. Quindi alla fine ero tutto bloccato di traverso in quel perenne stato di amletica incapacità decisionale: lo faccio il terzo pezzo o no? Li lascio digerire e formulare qualche cosa di proprio o non se lo meritano? La risposta non m’è mica venuta e alla fine sono qui a provare a fare un po’ il punto di quello che è successo nell’ennesima disperazione schizofrenica in diretta dagli studi di Via Mecenate a Milano perché la musica batte solo sul (poi porge l’orecchio alla telecamera quel.) bravi: la musica non batte. Il cuore, un ritmo (ha un battere) ma la musica tout court, eppure in fondo chi se ne frega. L’anno scorso scovavo nell’eliminazione dei fuoriCluster lo specchio esatto di un’italietta piccina piccina picciò, quest’anno -onestamente- passo. Perché non ho più il nervo scoperto, perché non sogno più che certe cose siano valide, in fondo, solo per una minoranza: oggi ho una buona certezza che abbiano vinto i puttanoni con la jeep e le relative scissioni cellulari. Che fare, d’altro, ancora?
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Ci ho riflettuto un po’. Tipo per quattro giorni. Ho provato ad esempio a capire che ne fosse della mia voglia di mettermi lì e descrivere cosa è accaduto la sera di lunedì quando la follia si è impossessata (oltre il dovuto, oltre il solito) di Simona Ventura. Ho anche creduto che per rispetto nei confronti di chi avesse trovato piacevole la scorsa puntata (e prima) di questa rubrica che avevo in mente di tenere per tutta la durata della trasmissione alla fine, magari con un po’ di ritardo, mi sarei messo lì e avrei descritto cantante per cantante cosa ne pensassi, cosa avesse cantato, come, qualche consiglio, appunto personale: vi garantisco che l’avrei voluto. E’ che c’è qualche cosa di davvero malato nella testa delle persone e io non ho le armi giuste per cambattere, dirò di più: non è nemmeno il mio compito. Io volevo parlare di musica, musicisti e talenti. Di ragazzi e ragazze in gamba, fortunati, tendenzialmente talentuosi ma nisba. Allora ho lasciato che il tempo sedimentasse un po’ di ore, una via l’altra, sull’innata irrequietezza che mi contraddistingue e in special modo quando mi arrabbio. Cosa che, infine, si è rivelata utile dato che un modo l’ho trovato: parlerò solo di Elisa Rossi e di Noemi, perché il resto non conta molto. Il resto è stato sciocco ed imbarazzante.
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Nelle ore in cui il Parlamento veniva definitivamente esautorato dal neofascismo allegro – ed era l’ex vecchiofascista Fini, mica i ComeSiChiamano, a farlo notare – il Paese era ipnotizzato 1) da un paio di tette giganti 2) dall’assalto combinato della telemusica. I giornali (buoni, quelli) non parlano d’altro. Con buona pace del caro adagio “La musica in tv non funziona”, sembrerebbe un’offensiva che nemmeno Israele quando si sveglia di buon umore: canzonette ad alzo zero, e non certo sparando nel mucchio. Ogni bersaglio è stato colpito con le armi appropriate: canzonette impoverite per una generazione lobotomizzata (Amici), canzonette dum-dum per il pubblico del trash-chic (X Factor), canzonette al neutrone per i pensionati (il Porta a Porta su Sanremo), canzonette terra-aria per la sinistra dolente (la serata per De André di Fabio Fazio, più seguito anche del Grande Fratello avec tettona: una vittoria, finalmente! Che sia il momento di candidare un morto?).
(…se siete già passati da questa rubrica probabilmente l’avete già capito: se conduco il quadrupede per il pollaio a questo modo, è perché sulla top 10 di questa settimana non c’è niente di rilevante da dire) (tranne la fine dell’autarchia: per qualche motivo che francamente mi sfugge, Enya dopo un tot di settimane di anonimato è balzata al n.6) (ma se credete che abbia qualcosa da dire in proposito, avete un’opinione esagerata della mia invero lauta attitudine allo sproloquio)
Quindi, torniamo alla tettona.
Nah, non è vero: l’ho detto per far salire l’audiweb – torniamo invece a questa cornucopia di telemusica, perché qualche differenza c’è.
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Preludio
Ho atteso X Factor per quasi tutto l’anno da quando è finito, lo dico perché non sembri che l’abbia seguito distrattamente. Lo dico perché è difficile che io parli di televisione (ci sono altri nella blogsfera che lo fanno con amore e dedizione da anni). E infine lo dico perché in un momento in cui se non nomini almeno una volta nel 2009 il termine “fabriziodeandrè” sei un poveretto, mi pareva carino restare più sul pop e dare una ulteriore sponda a tutti quelli che volessero seguire di profilo il reality che l’anno scorso ha visto la nascita della carriera di Giusy Ferreri, senza la quale -diciamolo- oggi non staremmo qui a parlare della seconda edizione del programma. Ieri, dunque, è iniziato e mi ha molto deluso. La produzione, prendendo coraggio, ha fatto il possibile per iniziare con il botto e il giudizio complessivo è che il programma andava molto meglio quando non si sapeva se si sarebbe fatta la puntata successiva. Volendo poi analizzare quelle che definirei “componenti stabili” sarà il caso di confermare una regia, costumi e scenografia pacchiane come l’edizione precedente (è il format, si dice); la conduzione ancora una volta affidata a Facchinetti è imbarazzante per temi, tempi, modi, ammiccamenti, battute, buonismo illetterato (cioè non argomentato ma di posa), bretelle e simpatia. Facchinetti non è capace di fare l’intrattenitore perché è fondamentalmente un antipatico. Diretto in quella direzione dalle mani sapienti dei soliti autori alla ricerca di quella nicchia di mercato che si sbellica nelle sale del cinepanettone, potendo, peggiora. Ma si sa, lo spettacolo è finzione.
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Luxuria ha vinto L’isola dei Famosi perchè la domanda del televoto era la seguente: preferiresti che Luxuria vincesse l’Isola dei Famosi o che diventasse la Maestra delle elementari di tuo figlio?
Aggiornamento: ahem, no, pare proprio di no. Mario, Teresa, Christine e Gianfilippo. Se fosse MasterMind, uno su quattro.
Certo, rimangono la fame nel mondo, il riscaldamento globale e la famiglia Mastella, eppure, per piccolo che sia il problema, la notizia sta velocemente facendo il giro della rete.
Poi arriverà Striscia e ci si butterà a pesce (ma senza spanciata, ché Maria è un’amica del Gabibbo).
E insomma, probabilmente quelli tra voi che l’hanno visto non se ne sono accorti (alla pari con quelli che fingono di non vederlo), ma più volte nel corso della prima puntata del serale di Amici di ieri sera la grafica del televoto apparsa nel sottopancia ha riportato per entrambe le squadre in gara lo stesso codice di voto, con il risultato di convogliare tutti le preferenze su una sola delle due.
E non è per niente, ma siccome c’è un premio in palio, ci sono soldi che transitano dai cellulari dei telespettatori alle casse della produzione (e il televoto di Amici è notoriamente, al contrario di quello di altri reality, una monumentale gallina dalle uova d’oro), uno lo fa presente.
Poi, certo, restano la fame nel mondo, il riscaldamento globale, la famiglia Mastella…
Qui di seguito, dal blog di Condor, l’esaustiva sintesi (nel vero senso della parola) della puntata di ieri dalla viva voce di Matteo Bordone: