Lo specchietto per le allodole
22 Lug
Va bene, viviamo in una dittatura basata sull’intrattenimento – però non è possibile che a luglio chiuda tutto, qui ci negano il pane e pure il circenses. Nulla si muove, la top ten è praticamente IDENTICA alla settimana scorsa, con la Giusy davanti e dietro tutti quanti: Ligabue, Coldplay, Jovanotti, Madonna, blablabla. New entry più alta, Carla Bruni, al n.21. Lasciamo stare. Di cosa posso parlare? Non ho nemmeno un tormentone estivo cui aggrapparmi. C’è solo - volendo - un tormentone opinionistico-musicale, che è quello della canzone triste.
Sapete, non ne volevo parlare, perché in teoria io sarei il guru della canzone deprimente, sull’argomento ci ho finanche scritto un libro tre anni fa, oppure due, boh. Mi pareva più elegante non rituffarmi in quel vortice, ché ho già dato, e tirarmi fuori da un chiacchiericcio iniziato ahimè da Luca Sofri, che prima di tutto scrive su Vanity Fair – e mi spiace scrivere una cosa così infamante di una persona, ma ho le prove di quel che dico – e in secondo luogo, anche se di persona Sofri fa abbastanza ridere e non è il babbeo che sembra, non posso nascondervi che non riconoscerebbe una buona canzone nemmeno se gliela infilassero a viva forza nel sedere. Però, vedendo che tutti i miei amichetti parlavano di canzoni deprimenti senza chiedermi un parere, ho iniziato a sentirmi terribilmente escluso, reietto come alle medie. Brufolazzi. Tapparella giù. “Tu non vieni”. Non importa, sai. C’avevo judo.
21 Lug
Di canzoni tristi parleremo anche a Scatole Cinesi: puoi suggerirci quella che per te è la “canzone triste” per eccellenza: noi continueremo ad aggiornare la classifica in diretta.
(more…)
21 Lug
Se sapessi gestire meglio il mio tempo avrei scritto anche io un post sulle “canzoni tristi”, come hanno fatto Luca Sofri (nell’articolo per Vanity Fair che ha dato origine al tutto: qualcuno lo chiamerebbe “meme“, ma dovranno farmi il waterboarding prima che io usi quella parola lì), e poi Massimo Mantellini, Wallynius, Antonio Dini, Akille, Vittorio Zambardino, Generazione blog, Luca De Biase e chissà quanti altri.
In un improvviso momento di lucidità mi sono poi ricordato di averlo già scritto, quel post, nel 2005.
Vincevano “Venezia” di Francesco Guccini,
“Stefania affondando, Stefania ha lasciato qualcosa:
Novella Duemila e una rosa sul suo comodino,
Stefania ha lasciato un bambino.”
“Spark” di Tori Amos,
“She’s convinced she could hold back a glacier
But she couldn’t keep Baby alive
(”Era convinta di saper fermare un ghiacciaio
ma non è riuscita a tenere vivo il suo bambino”)
“Eleanor Rigby” dei Beatles,
“Eleanor Rigby, died in the church
and was buried along with her name,
nobody came.”
(”Eleanor Rigby è morta nella chiesa
ed è stata sepolta assieme al suo nome,
Nessuno è venuto.”)
16 Lug
Ok, il duce ha ottenuto l’impunità, la polizia può spaccarvi la testa se non gli garbate, le amanti del capo diventano ministro – ma ammetterete che rispetto al primo fascismo, va molto meglio, no? Ci vestiamo meglio, c’è più droga e la musica è molto migliore - ed è più coerente di quella del governo Prodi. Perché un anno fa a quest’epoca, sapete chi era in testa alla classifica? Miguel Bosè con Papito. Davanti a Finley, Negramaro, Biagio Antonacci, Bublè. E due anni fa? Tiziano Ferro davanti ad altri prevedibili long-seller: MiticoLiga, Nannini, Ramazzotti. E tre anni fa? Max Pezzali, Coldplay, raccolta di MiticoVasco, raccolta di Antonacci (ancora?). In top 10 sguazzavano Nek, Tommy Vee e John Cena. Singolo più venduto, I bambini fanno oh di Povia.
Oggi invece soffia un’aria nuova nel Paese. Al n.1 c’è ancora Giusy Ferreri aka Giusy la Cassiera. Il che mi costringe a rimangiare le ipotesi malignazze sulle manovre della Sony per piazzarla davanti ai pesi massimi. Che sono poi quasi sempre gli stessi degli anni scorsi: MiticoLiga al n.2 e Coldplay al n.3 (per una decina completata da Jovanotti, Giovanni Allevi, MiticoVasco, Marco Carta, Madonna, Antonacci - ancora !!!!! Come direbbe Frank Zappa, The strazio never stops - e Amy Winehouse).
11 Lug
Non posso essere da meno, no.
Luca Sofri, Suzukimaruti, Massimo Mantellini, Giulia Blasi e Achille Corea - per nominare i più noti, ma chissà quanti altri - hanno scritto della canzone più triste, buia e deprimente che conoscono.
Per Luca è un ballottaggio tra Ritornerai di Bruno Lauzi e Fiori rosa fiori di pesco di Lucio Battisti (ma oggi si è parzialmente ricreduto).
Suzuk sceglie Confesso di Piero Ciampi; Giulia va per Exit Music (for a film) dei Radiohead, Mantellini si strugge per Giampiero Alloisio e Achille singhiozza con Ed io tra di voi, di Aznavour (ritenuta un po’ eccessiva anche ai tempi, e rimasta perciò memorabile soprattutto in questa versione).
Per quanto mi riguarda, non ho ancora trovato una canzone che testimoni la tragica insensatezza della condizione umana come Fin che la barca va, di Panzeri-Pilat-Arrigoni.
Si tratta di un testo magistrale, rimasto insuperato per la precisione con cui ritrae la summa dei contenuti legati alle escatologie, ai drammi, alle aspirazioni di questi strani animali e dei loro rapporti con il Demiurgo che li punisce, e che solo un osservatore superficiale potrebbe identificare fuori dalle evidenti allegorie di “grillo” e “formica”.
In Fin che la barca va c’è davvero tutto: l’angoscia esistenziale di marca schopenhaueriana (”La vita come pendolo tra dolore e noia”) e l’eracliteo scorrere del tempo nelle sue stagioni (pare che nel 1970 ci fossero anche le “mezze”);
Il grillo disse un giorno alla formica: “il pane per l’inverno tu ce l’hai,
perché protesti sempre per il vino? Aspetta la vendemmia e ce l’avrai”.
Il vino, ovviamente come sfida al Di-vino, il rapporto conflittuale col Sacro, e i due massimi miti, in tal senso, dell’era precristiana: Prometeo, trafitto al fegato dall’aquila (tipico volatile peruviano) che se ne ciba e, naturalmente, la Torre di Babele come archetipo di ogni hybris possibile.
Mi sembra di vedere mio fratello che aveva un grattacielo nel Perù,
voleva arrivare fino in cielo e il grattacielo adesso non l’ha più.
22 Giu
Buongiorno a tutti e benvenuti alla prima Settimana dei Notevoli - libri promettenti (sottinteso: usciti appunto questa settimana).
Le copertine sono cliccabili, e portano alla scheda Ibs (quando possibile), o altro, del libro.
Una cosa complessa, datata 1966. Di Gass, famoso lettore prima ancora che scrittore, dicevano che quando scriveva lui dei lettori se ne strafregava.
In effetti, qui si tratta di una non-storia di una specie di Forrest Gump naturomane, narrata da tre persone diverse che raccontano soprattutto se stesse.
Al contrario delle collane Minimum Fax sui romanzi-novità, questa è solitamente affidabilissima, e vi si possono comprare tranquillamente libri a scatola chiusa: la lettura dei quali non è mai tempo perso.
Bella introduzione di Tommaso Pincio, come al solito molto migliore da saggista che da narratore.
Dio strabenedica il 25mo anniversario di Taschen. Che oggi ci permette l’acquisto di questo capolavoro, prima decisamente proibitivo, a euro 14.90. Protagonista indiscusso, il lungo cazzo dell’autore, Terry Richardson, esposto più o meno in tutte le salse; ma anche i White Stripes, Kate Moss, Vincent Gallo e tutta un’umanità creativa anglosassone più o meno mostruosa, presa in momenti dell’esistenza magari irritanti, ma mai banali. Buffo, divertente, irriverente, persino inaspettatamente malinconico. E dire che per qualcuno Richardson è “solo un fotografo di moda“.
11 Giu
Arrigo Sacchi, un pezzo di storia della televisione più che del calcio, dopo il meraviglioso zero-a-tre contro l’Olanda ha dichiarato che Roberto Donadoni «si è trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato». Per parere del più detestabile ma non detestato allenatore di una Nazionale dopo Marcello Lippi, «un Europeo non si prepara così».
Quattordici anni fa, o giù di lì, era sabato e l’Italia di Sacchi esordiva contro la modestissima Irlanda: perse, per mano di Ray Houghton, un centrocampista in declino.
Ciò per dare cornice alla partita della vita: si gioca domenica, non so bene a che ora, ma da Zurigo ci passa almeno un Oceano: Antigua&Barbuda-Cuba, valevole per le qualificazioni ai Mondiali 2010 in Sudafrica. La vincente passa al girone finale, davvero di ferro, contro Stati Uniti d’America, Guatemala e Trinidad&Tobago. Domenica, in diretta, su Macchianera (forse).
11 Giu
Scrivo qui perché qualcuno, nel pomeriggio di ieri, aveva pensato che la sparizione di questo articolo fosse dovuta ad un qualche tipo di censura. Posto che c’è chi non ci crederà - ma non vedo perché, anche se scordo sempre che gli idioti sono sempre dei campioni nel trovare i perché - il post era stato messo frettolosamente offline (e non cancellato) in quanto non rispettava una delle semplici linee guida di base, il cui senso è: spezzare un articolo quando è troppo lungo (poi, sì, c’era anche una tag uguale al nome della categoria, ma vabbé, di pignolerie come queste si può anche crepare).
Però, già che ci sono, sacrifico il tempo che avrei dedicato alla messa in linea del post contenente i podcast da Riva del Garda di Macchiaradio e di Fran & Velenero per dire la mia. (more…)
10 Giu
Li immagino da giovanissimi, poco più che bambini. I classici ragazzini ingiustificatamente spocchiosi: personaggi anonimi con interessi mediocri, innaffiati da tanta abbondante quanta ingiustificata presunzione. I classici ascoltatori di Nomadi, Guccini e Vecchioni, che senza capire un bel niente di musica - come di tante altre cose, ovviamente - aprono bocca con fare saccente, irridendo con superiorità tanto le hit estive da classifica quanto tutto ciò che non conoscono, facendo ruotare il loro sarcasmo non richiesto su versacci strafottenti e risatine. (more…)
4 Giu
Affascinante. Hanno perso le elezioni, si sentono spazzati dalla penisola e cosa fanno? Comprano dischi. Poi come lo smentiamo, che la canzone italiana nasce consolatoria? La top ten, come d’abitudine, brulica di dolenti profeti di sinistra: Jovanotti, Vasco Rossi, Pino Daniele, Gianna Nannini - e a sinistra ci metto persino Max Pezzali col suo primo live, al n.5. Non oso tanto con Biagio Antonacci, new entry, n.6: le sue melense boiate nuovamente antologizzate non sono riconducibili al pensiero progressista né a quello conservatore: e nemmeno a una forma di vita: casomai a un’attività ameboide, unicellulare. Ah, incidentalmente, rientrano in top 10 i Negramaro – prima band italiana a San Siro. Si sperava in qualcosa di meglio, ma questo passa il convento (d’altra parte al n.19 entrano in classifica i Modà, il che testimonia che troppi ventenni hanno un orecchio putrescente). Ne escono Fabri Fibra, Daniele Silvestri, Afterhours e Leona Lewis. Madonna (n.2) e Amy Winehouse (n.8) sono le uniche straniere nelle parti nobili. E quanto al n.1, eccovi il più antico e carismatico dei compagni da salotto, raffigurato con l’ennesimo stupido cappello da poeta sul disco Per brevità chiamato artista. Sapete, non è nemmeno il disco più schifoso che ha fatto negli ultimi 15 anni.
28 Mag
C’è un popolo che un tempo era fiero e incazzato, e oggi è imbarazzato e afflitto. Un popolo il cui brivido di piacere si chiama crisi di identità, un popolo messo in un angolino da una maggioranza di bovari texani che ha la sensibilità di una bistecchiera e un po’ se ne vanta. Un popolo che si accascia lungo un fiume e rantola flebimente: “Io lo so che non sono solo anche quando sono solo”. Ed è vero! Perché c’è un ambito in cui questo popolo negletto non è solo, ma conta assai: la hit parade. E sarà esagerato dire che a destra non si comprano i dischi (certo, si guarda la tv e si ascoltano radio dallo spessore della carta igienica). Però in top 10 putacaso si aggira quasi solo gente di sinistra. Ecco il botto: Safari di Jovanotti, a quasi 5 mesi dall’uscita si è ripreso il n.1, superando cd appena usciti come il candito duro di Madonna (n.3) e il mondo che vorrebbe – eeeeh! – Vasco Rossi, in trionfante discesa al n.4, a conferma che dopo lo zoccolone duro dei fans che lo ha comprato in massa all’uscita, l’ascoltatore non convertito al blaschesimo giudica il suo disco per la tronfia broda che è.
E al n. 2 irrompe addirittura Pino Daniele, non coi suoi inspiegabili pezzi nuovi, ma con il raccoltone di quando - fiero e incazzato - cantava “Questa Lega è una vergogna…viva viva o’ Senegal”. E in top 10 dietro Amy Winehouse che di destra non pare, si aggirano Daniele Silvestri (n.6), Afterhours (n.7), la pervicace Gianna
Bella, raga. Ora,
26 Mag
Seduto accanto a me, un tipo gessatino grigio e calzino corto bianco,
ricci neri, quarant’anni, l’accento bastardo, come il più bastardo
miscuglio di dialetti che girano attorno al Vesuvio. Nella fila
davanti, un gruppetto misto di ragazzi, tra i 16 e i 19 anni, vestiti
alla uomini&donne, l’aria vissuta, la voglia di farsi notare dagli
altri presenti. Chiassosi e sguaiati. Poche file più dietro tre ragazzi
più composti ma più gradassi, quando le scene proiettate sembravano
un’esagerazione. Il locale? ah sì, è quello che è stato costruito con i
soldi che un professionista ricicla per conto di una famiglia.
Uscendo dal cinema, mia madre: “E’ tosto…”
Pensavo alla platea. “Cosa, mamma?”
“Gomorra! cos’altro?!”
“Ah, sì… il film”.
25 Mag
La Guida Galattica per gli Autostoppisti dice alcune cose sull’argomento asciugamano. L’asciugamano, dice, è forse l’oggetto più utile che un autostoppista galattico possa avere. In parte perché è una cosa pratica: ve lo potete avvolgere intorno perché vi tenga caldo quando vi apprestate ad attraversare i freddi satelliti di Jaglan Beta; potete sdraiarvici sopra quando vi trovate sulle spiagge dalla brillante sabbia di marmo di Santraginus V a inalare gli inebrianti vapori del suo mare…28 Apr
Ci sono momenti di svolta in quell’area di incanto che il presente mercantilizzato cerca sempre più di marginalizzare - cioè la letteratura. Accadono, queste svolte, per le ragioni più esotiche o per le pressioni più insopportabili. In questo caso, si sta consumando una svolta grazie all’invito presentato a uno scrittore italiano, Wu Ming 1, di tenere una conferenza al prestigioso M.I.T., la fabbrica americana dei Nobel. Gli americani hanno intercettato una vivacità particolare nella nostra narrativa e Wu Ming 1 ha risposto con un intervento assai importante, che ora è diventato un saggio: NEW ITALIAN EPIC - Memorandum 1993-2008: narrativa, sguardo obliquo, ritorno al futuro. E’ un orizzonte che include autori popolarissimi (come Saviano, Camilleri, Evangelisti, De Cataldo, Lucarelli, lo stesso collettivo Wu Ming) e meno popolari, tutti accomunati da un elemento che è un’osservazione acutissima di WM1.
Con questo saggio non si apre una nuova fase nella letteratura italiana: si attesta, invece, che la nuova fase è presente da anni nelle pagine di testi che chiamano l’abbraccio della Repubblica dei Lettori.
Chi fosse interessato, può scaricare il saggio, scegliendo il formato, dai tre link qui sotto:
Scarica “New Italian Epic” in pdf
Scarica “New Italian Epic” in odt per Open Office (zippato)
Scarica “New Italian Epic” in rtf (zippato)
21 Apr

Aggiornamento: ahem, no, pare proprio di no. Mario, Teresa, Christine e Gianfilippo. Se fosse MasterMind, uno su quattro.
Le Olimpiadi: due settimane di tempo per capire quale nazione ha i farmacisti migliori.
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