Gloria! … Gloria! … Gloria! Gloria al re! Inni festosi alziam.
Puntatone. E’ stato il vero e proprio puntatone, ‘spetta che prendo il comunicato stampa che già non me lo ricordo più: m’è rimasto addosso il profumo ma in realtà non ricordo niente. Ah già: subito subito i Gemelli Diversi. Che dire, non saprei. Sono rimasto anche un po’ scioccato dall’incensamento ricevuto da Morgan. Mi fa piacere riesca ad apprezzare certe cose, io proprio non lo seguo però. Sarà che ritengo l’hip hop un’altra roba, sarà che nel panorama italiano tra quelli che hanno fatto capolino nel main stream io ritengo bravi solo Frankie Hi Energy e Neffa (il primo è stato un po’ l’Eminem del bel paese, non per i modi quanto per le incredbili doti con le quali intrecciava metriche e rime entusiasmanti, l’altro musicista bravo a cui piaceva ahimé anche cantare e purtroppo ha abbandonato la dopa e i suoi messaggeri, magari il sole, alla fine, l’ha pure trovato e buon per lui, è che quella era “roba” buona, “Cambierà” un po’ meno). Tra quelli nuovi “tutto su” per Marracash, per dire, badabum cha cha. Dicevo: i GD, secondo me sono un pacco, secondo me incarnano quella tipologia di milanese imbastardito e finto ghettizzato che proprio non mi torna, che proprio fa ridere, che proprio. Qualche settimana fa lo stesso Morgan prendeva ad esempio l’estetica dell’hip hop nostrano per fare la ramanzia all’estetica del regge idolatrato da Andrea (verrà poi eliminato proprio nel pieno del delirio del get-up-stand-up for your rights), diceva: il regge per il regge non ha senso è come quelli che in Corso Vittorio Emanuele vanno in giro senza i lacci delle scarpe perché loro sono hip hop, ma cazzo ma in America s’è sparsa sta moda perché emulava il carcerato che le stringhe gliele levano sennò si impicca, ma che tu borghese milanese, eccetera.. ecco aveva ragione, quindi, Marco, mettersi lì e fare il pistolotto sui Gemelli Diversi ha fatto molto “sto-facendo-la-tv” e molto meno Morgan del solito. Per dire. Continua a leggere »
…un momento, un momento. Invece di guardarmi a quel modo, ditemi: con che faccia io posso parlare male degli U2 al n.1 in classifica, guardando gli italiani in top ten? Allacciate le cinture, che ve li elenco.
Marco Carta, il cui disco è puro Nicola Di Bari (n.2). Venditti, il cui disco ha già portato a casa qualche mia concisa osservazione (n.3). Mina – il cui disco fa schifo (n.5). Arisa, il cui disco è pura Orietta Berti (n.6). Tiziano Ferro (n.7) che ha dato il meglio di sé nel disco di Giusy Ferreri (n.8), il cui disco è l’unico di questi per il quale io potrei spendere 6 euro (ma solo per la prima metà). Karima (n.9). Il disco-saponetta della Pausini.
Ecco, questo è quanto sappiamo dare noi italiani oggi come oggi. Con che faccia, ripeto, posso fare smorfiette di fronte al n.1 degli U2 (o, nel caso, al n.4 di Annie Lennox, Diva & Donna)?
Eppure, non c’è niente di più necessario che fare strame di ciò che si ama. E quindi, con questa faccia un po’ così, io vi dico che No line on the horizon degli U2 è completamente, spettacolosamente irrilevante. Con buona pace di Brian Eno, Daniel Lanois, Steve Lillywhite, ovvero rispettivamente il Ney, il Murat e il Davot venuti a giurare fedeltà all’imperatore Bono Parte.
…un momento, un momento. Ho detto forse che è brutto?
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Antefactor.
Ci sono varie teorie. C’è quella cospirazionista che li vede tra le grinfie della Napoli bene, perdutamente innamorata di loro a causa dei trascorsi D’alessiani, e giù sms a fiume; poi c’è l’altra, che è quella del “continente in motorino” per le vie di mezza Italia a consegnar pizze, pacchi, minchie fritte eccetera; sole, vento, freddo, pioggia, neve, nisba: impermeabile, faccia da incazzato, un sacco di scotch per tenere ferma la scocca, e via. Altri quintali di sms. Essendo anche a conoscenza di quale sia la clientela -quella vera- Vodafone & Tim, ammetto che il fil rouge c’è. Ma non so comunque per chi parteggiare, le trovo versomili eppure non convincenti; sane, teorie sane, hanno un tono, filano -oh yeah- ma no, a me non stanno bene sino in fondo. Il mio esperto di riferimento, Giacobbo, mi guarda perplesso alza un sopracciglio con il fare di quello che la sa lunga, ma la sa lunga da una vita, tace e mi giudica. Il mio esperto, poi, ci tiene a dirmi tutto d’un fiato che io non so davvero niente, e ancora stavo lì ad arrovellarmi su provinciali complotti che sanno di Licio Gelli ed import-export in motorino da 50 centimetri cubici che fanno i 270 e svicolano le rotaie del tram con un’agilità da Darex Togni, ma la verità -quella vera- è che sono un ragazzetto. Continua a leggere »
“Grazie and goodnight”
(Alessio Vinci, concludendo Matrix) (oh yeah)
Nella classifica FIMI succedono troppe cose per eclatare un solo nome a protagonista (anche se a Marco Carta due colpi di ippocastano sarebbe giusto tirarglieli – in simpatia). Ma il dato principale è che nessuno dei nomi grandi e piccoli passati da Sanremo precede la raccolta di Antonello Venditti. Indi, il maggior risultato ottenuto dal festival di Bonolis non è stato far vendere i dischi. Bensì consegnare a Mediaset la principale produzione Rai incaprettata e con una palla da tennis in bocca.
Perché se Mina, dopo averci fatto sdegnosamente ciao ciao con la manina dalla Svizzera, è solo al n.2, non è un gran risultato. Se migliaia di amichette di Maria spendono i soldi per votare Marco Carta ma poi non comprano il suo tremendo album, non è un gran risultato. Se Marco Masini, con la sua invettiva tartufata, entra solo al n.6 dietro a Tiziano Ferro (n.4) e Nek (n.5) non è un gran risultato. Se la gente sentendo la voce nobile e le parole altrettanto nobili di Annie Lennox (n.7) non si precipita a comprare la sua raccolta, non è un gran risultato. Se i Gemelli DiVersi sono al n.8, non è un gran risultato – ma in questo caso, per le facoltà auditive nazionali. Se parecchi sottoevoluti hanno votato Povia, ma poi si sono guardati bene dal comprare il suo puzzolente disco, non è un gran risultato. Comunque con quei pochi nuovi ingressi, dalla top 10 escono dei bei nomi (Bruce Springsteen, Negramaro, Jovanotti) e dei brutti nomi (Biagio Antonacci), epperò tengono botta il fantasma dei Sanremi passati (Laura Pausini, n.9) e la vera spina nel fianco della cosca Defilippica: The Giusy, che con un programma molto meno seguito di quello di Canale 5, è diventata fenomeno discografico – laddove Carta, tra la vittoria ad Amici e la vittoria a Sanremo e l’onnipresenza nelle tv del Duce, ancor non ci è riuscito. Ma andiamo a passo zampettante a scoprire dove stanno in classifica gli altri divi della amata kerm-s (… che lo so, che volete sapere di Povia e del suo disco unto e schifoso).
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Piacciavi, generosa erculea prole.
Venne il giorno in cui si trasformò in un essere umano. Futili motivi c’era Jem (il-mio-nome-è-Jem: sono una cantante, bella è stravagante, certe volte -lo sai- sono esuberante-e-e!) che si esibiva con James Morrison, è vero, eppure la videro piangere e tutti quanti capirono che in fondo in fondo, scavando, dissotterrando, spazzolando bene e infine con un sacco di immaginazione, Simona Ventura ha un cuore: Swarovski fino al ventisette marzo, per il seguito si vedrà, sono in trattative per un brand più forte, un po’ meno “gigione” al più si leva… ché non serve a niente e pesa. Ora passiamo alle mie cose, quelle un po’ meno vere e per certo irrilevanti nella vita di tutti i giorni, so quanto siete tutti voi impegnati, ma vi garantisco che anche in questa puntata troveremo spunti interessanti se solo vorrete trovare il tempo di segurmi sperando che i vostri alti pensier cedino un poco, sicché tra lor, miei versi abbiano loco.
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Eluana. De Andrè. Berlusconi. Maria De Filippi. Giusy Ferreri, Lily Allen, The Fray, Nek. Barack Obama. Sam Cooke. Benito Mussolini. Luca Carboni. Franco Battiato. Morgan (che capisce Battiato). Che Guevara. La Pfm. I Negrita. Franz Ferdinand. Katy Perry. Tiziano Ferro, Laura Pausini, Marco Carta, Roberta Bonanno. Seal. I Ministri. Coso, quello imbarazzante: Gasparri.
Come infilerò tutto ciò nel pezzo senza sbrodolarvi di parole? Non so, ma ormai sono in ballo. E dunque: la top 10 della settimana in cui è morta Eluana è rimasta invariata nei componenti, però Nek si è preso il n.1, Tiziano Ferro è risalito al n.2 davanti a Bruce Springsteen. Di Nek ho già parlato nella The Classifica 54, ma mi permette di segnalare capziosamente l’analoga presenza di un nome di bandiera al n.1 in Usa (The Fray) e su a Londra (Lily Allen). Mentre al n.1 in Francia c’è Seal, che sale al n.5 da noi con Soul. Sul Soul di Seal baserò il mio assoul (haha). Pronti? Continua a leggere »
Ecco. No guarda. La puntata è stata una roba che ecco e se c’è aria nuova perché c’è aria nuova e se non c’è ecco. Appunto. No Morgan, no. Ecco. C’entri eccome. Io ho un po’ guardato, e qualcuno di questi ragazzi mi è arrivato, ecco. Sono dei diamanti grezzi e a parte l’intonazione a me quello che importa e che mi arrivano. Io li sento. Alcuni, altri -sarà io- ma non mi arrivano. Poi ci penserai tu a dire ecco. No, no c’entri perché noi accettiamo il verdetto senza fare tante manfrine. Ecco. E mi dispiace veramente per te che non c’hai la cazzimma. E poi è durata piuttosto a lungo ma alla fine ecco, tutti quelli che sono qui che urlano -dai ragazzi abbiate pazienza- cosa ho detto io? Eh, cosa ho detto? L’avevo detto. Comunque accettiamo e non ce lo meritiamo, non ce lo me-ri-tia-mo! Ecco.
Allora, quella che avete appena letto è quello che bisognerebbe scrivere sulla puntata di XFator di lunedì scorso (pre sanremese) utilizzando il gergo di Simona Ventura. Con quello normale, invece, esce più o meno così come segue.
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Chissà cosa sarebbe successo se fosse rimasta incinta. Cosa più che probabile: si sa come sono le donne – anche in coma, sono sempre in caccia di un presidente operaio o di uno dei suoi figli per incastrarlo e diventare ministre. E a quel punto, che sballo per il popolo delle pagnotte e delle bottigliette, poter puntare al Grande Slam, noeutanasia più noaborto, intonando In te di Nek. Il quale è al n.2 della hit parade di questa settimana con Un’altra direzione, dietro al Boff, e davanti a Tiziano Ferro, che tiene al n.3, intanto che J.Ax col suo disco da 9 euro scende al n.4 e la Pausini continua lentamente a scivolare (n.5).
Sapete, io Nek non me lo sono mai spiegato bene. Come personaggio, è come se volesse deliberatamente risultare incolore dopo aver scosso la penisola prima con In te e poi col megatormentone, Laura non c’è. Le sue canzoni poi, così schifo non fanno. Non dico che sono belle: non vanno da nessunissima parte ma perlomeno se mi viene addosso Nek da una radio non mi vien voglia di percuoterlo con un lavabo come con Biagio Antonacci o l’ultimo Battiato oppure comesichiama, quello del zenzo di libbertaah che sta con la Gerini.
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Lo sapevate anche prima. E se non l’aveste saputo, avreste dovuto. Non ci sono scuse. Vale per tutti. Per ciascun concorrente eliminato, da ogni reality del mondo. Tocca alle Sisters Of Soul, mi dispiace: avevano a tutti gli effetti eseguito la loro migliore esibizione di sempre. Brave, precise, intonate a tempo, il contrario di Giops, che lo adoro ma ieri ha fatto proprio pena. Finiamo un attimo con le SOS. E’ vero si sono un po’ scazzate, è vero non erano forse preparatissime, è vero c’era stata qualche frase imprudente, probabilmente -è altrettanto vero- si erano chiarite e il peso si era ribilanciato eccetera ma in tv non funziona così. E dice, si ma della tv non ci frega niente noi pensiamo alla musica. Tesoro, se pensi alla musica vai in conservatorio e non rompere i coglioni. XFactor è una trasmissione televisiva, no opere di bene: soldi, sponsor, auditel.
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Mino Reitano, Mike Francis, John Martyn. Tutti questi musicisti amati e stimati che muoiono come mosche. Federico Zampaglione, coerentemente, scoppia di salute.
Sentite, oggi, eccezionalmente, parlerò di musica. Basta voli pindarici low cost – insomma, perché far tanto polverone attorno a una futile e poco attendibile classifica dei cd più venduti? Quindi…mmmh, un momento. L’autista della 52 mi guarda e scuote la testa. Chi sei, e perché scuoti la testa? “Sono Krishna”. Ma dài. Mi sembrava di averti già visto – tipo in un disegno, tutto blu. E così l’Atm ti fa guidare la 52? Perché non il 14, che non passa mai (…rinuncia allo stato puro)? “Madeddu, libera la tua mente dal dubbio, e fai la tua parte perché il destino si compia”. O Supremo, devo proprio? Davvero l’ordine del cosmo prevede che io verso la metà di questo pezzo sacramenti in modo inconcludente nei confronti di Bruce Springsteen, Jovanotti e Veltroni? Chi se ne gioverà? “Non domandarlo, non c’è risposta perché non è il benessere individuale che deve muovere le tue azioni, bensì il dharma della critica”. Oh, beh. Pota, chi sono io per oppormi? E sia. Ecco la top 10: fuori Jovanotti, dopo più di un anno. Fuori Antony & the Johnsons che era appena entrato. Fuori una delle due compilation De André – l’altra, tiene al n.7. Entrano: direttamente al n.1 Bruce Springsteen, direttamente al n.2 J.Ax, direttamente (e solamente) al n.8 i Franz Ferdinand. Vi faccio presente, perché citiate anedottisticamente la cosa agli amici durante l’aperitivo, che al n.3 c’è Tiziano Ferro, al n.4 la Pausini, al n.5 i Negramaro ma soprattutto al n.6 continua a salire Amy McDonald La Ragazza Che Non Se La Tira col disco di due anni fa. Completano la top ten Luca Carboni e La Giusy. La top 10 vede pertanto 7 italiani, 2 scozzesi, 1 americano. Faccio notare come curiosità al n.13 il balzo di Seal, il cui disco bellamente ignorato all’uscita guadagna 67 posizioni grazie al passaggio a X Factor e Quelli che il calcio. E ora, largo al puro deliquio.
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«῎Ανδρα μοι ἔννεπε, Μοῦσα, πολύτροπον, ὃς μάλα πολλὰ.»
Niente, è l’inizio dell’Odissea ma non serve era solo per far eccitare la Ventura, così gratis, adesso invece passiamo un po’ di più alle cose serie.
Non mi sono dimenticato di voi. E’ che non vi stimo. Quindi alla fine ero tutto bloccato di traverso in quel perenne stato di amletica incapacità decisionale: lo faccio il terzo pezzo o no? Li lascio digerire e formulare qualche cosa di proprio o non se lo meritano? La risposta non m’è mica venuta e alla fine sono qui a provare a fare un po’ il punto di quello che è successo nell’ennesima disperazione schizofrenica in diretta dagli studi di Via Mecenate a Milano perché la musica batte solo sul (poi porge l’orecchio alla telecamera quel.) bravi: la musica non batte. Il cuore, un ritmo (ha un battere) ma la musica tout court, eppure in fondo chi se ne frega. L’anno scorso scovavo nell’eliminazione dei fuoriCluster lo specchio esatto di un’italietta piccina piccina picciò, quest’anno -onestamente- passo. Perché non ho più il nervo scoperto, perché non sogno più che certe cose siano valide, in fondo, solo per una minoranza: oggi ho una buona certezza che abbiano vinto i puttanoni con la jeep e le relative scissioni cellulari. Che fare, d’altro, ancora?
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“Vi siete accorti, quando Mino cantava in inglese, quanto somigliava a David Bowie?” (Gigliola Cinquetti, durante il “Porta a porta” dedicato a Mino Reitano)
Occristo. E io che volevo smetterla di parlare di morti. Vuoi perché tra una settimana mi tocca farlo di nuovo – sapete, esce il disco di Bruf – sì, insomma, il Boff. Vuoi perché questa settimana ci sono novità in top 10. Vuoi perché alla fine Vespa col tributo a Reitano ha picchiato duro, superando a destra il tributo a De André di Fazio. Perché nonostante la presenza di uno dei tanti figli abortivi di Arbore, il mefitico Dario Salvatori che lanciava il j’accuse contro chi non ha capito lo spessore di Mino (…ma vaffanculo), la trasmissione di Vespa era lieve, signori. Lieve e realmente affettuosa. Non c’era Vecchioni che salmodiava, ma Pupo e Iva Zanicchi che ridevano e facevano ridere ricordando i momenti passati con Reitano. Oh, che cavolo: sarà la guittaggine indomita che entro mi rugge a parlare, ma tra i due modi di essere ricordato io preferirei questo – perciò segnatevelo: se mi capita qualcosa, la serata Tributo a Madeddu fatela fare ai forzisti e non ai diessini.
Detto questo, De Andrè questa settimana mi sale addirittura al n.2 (a tallonare Tiziano Ferro che torna al n.1), e oltre a scavalcare la Pausini (n.3) si tiene anche il n.6. Laddove Reitano non so se riusciremo a vederlo in top 10. Tra i primi 20 ve lo do per certo, ma nella top 10 non so, bisogna vedere se c’è una raccolta pronta… Ops, ci stavo ricascando. No, lo ribadisco: il sermoncino sull’Italia Repubblica Fondata Sulla Morte l’ho già fatto nelle puntate precedenti – laonde, usciamo dal mood I fell in love with a dead boy, canzone gorgheggiata da Antony & the Johnsons (new entry al n.9). Per contro, riprendiamoci la vita, come biascica in Ho visto anche zingari felici Luca Carboni (new entry, n.4). Perché This is the life, come mormora Amy McDonald (new entry, n.10). E sapete che vi dico? Tra queste due novità e mezza in top ten, è a costei che mi aggrappo per il temino odierno.
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Ci ho riflettuto un po’. Tipo per quattro giorni. Ho provato ad esempio a capire che ne fosse della mia voglia di mettermi lì e descrivere cosa è accaduto la sera di lunedì quando la follia si è impossessata (oltre il dovuto, oltre il solito) di Simona Ventura. Ho anche creduto che per rispetto nei confronti di chi avesse trovato piacevole la scorsa puntata (e prima) di questa rubrica che avevo in mente di tenere per tutta la durata della trasmissione alla fine, magari con un po’ di ritardo, mi sarei messo lì e avrei descritto cantante per cantante cosa ne pensassi, cosa avesse cantato, come, qualche consiglio, appunto personale: vi garantisco che l’avrei voluto. E’ che c’è qualche cosa di davvero malato nella testa delle persone e io non ho le armi giuste per cambattere, dirò di più: non è nemmeno il mio compito. Io volevo parlare di musica, musicisti e talenti. Di ragazzi e ragazze in gamba, fortunati, tendenzialmente talentuosi ma nisba. Allora ho lasciato che il tempo sedimentasse un po’ di ore, una via l’altra, sull’innata irrequietezza che mi contraddistingue e in special modo quando mi arrabbio. Cosa che, infine, si è rivelata utile dato che un modo l’ho trovato: parlerò solo di Elisa Rossi e di Noemi, perché il resto non conta molto. Il resto è stato sciocco ed imbarazzante.
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Ho un brutto presentimento. Ho come la sensazione che scriverò nuovamente di De André. Quando in realtà vorrei scrivere dell’insediamento di Obama e del concerto.
Ma ultimamente mi leggo nel pensiero. E so che tornerò sul luogo del delitto. Ostentando un alibi inattaccabile.
Perché gente, lo sapete: questa rubrica si propone di parlare del Paese partendo dalla classifica dei pochi dischi venduti. E quindi, parlare di Fabrizio De André mi tocca. (… visto? Ve lo avevo detto che avrei tirato fuori l’alibi inattaccabile) (però se riesco ci infilo Obama e Bono e Springsteen e via dicendo, che ci tengo) (e ovviamente, Berlusconi) (che non può mancare) (però vedrete che botto, quando me lo gioco)
Come accompagnamento per il sermoncino di oggi, suggerisco l’ascolto di questo brano: http://it.youtube.com/watch?v=jm6Je_T15io. E ciò caldeggiato, partiamo. Al n.1 in classifica c’è Laura Pausini, al n.2 Tiziano Ferro. Fabrizio De André è al n.3. E al n.6. E al n.7. Con Effedia, con In direzione ostinata e contraria, con Fabrizio De André.
Ma De André è anche al n.23. E al n.26. E al n.27. E al n.32. E al n.35. E al n. 50 (questo è Anime salve, l’ultimo. A precederlo sono le raccolte e i concept album degli anni 70). E al n.54. E al n.58. E al n.62. E al n.68. E al n. 74 (oh, finalmente la PFM). E al n.78. E al n.83 (questa a dire la verità è la PFM senza De André che canta De André). E al n.96 (questo è Le nuvole, che chiude la parata).
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Nelle ore in cui il Parlamento veniva definitivamente esautorato dal neofascismo allegro – ed era l’ex vecchiofascista Fini, mica i ComeSiChiamano, a farlo notare – il Paese era ipnotizzato 1) da un paio di tette giganti 2) dall’assalto combinato della telemusica. I giornali (buoni, quelli) non parlano d’altro. Con buona pace del caro adagio “La musica in tv non funziona”, sembrerebbe un’offensiva che nemmeno Israele quando si sveglia di buon umore: canzonette ad alzo zero, e non certo sparando nel mucchio. Ogni bersaglio è stato colpito con le armi appropriate: canzonette impoverite per una generazione lobotomizzata (Amici), canzonette dum-dum per il pubblico del trash-chic (X Factor), canzonette al neutrone per i pensionati (il Porta a Porta su Sanremo), canzonette terra-aria per la sinistra dolente (la serata per De André di Fabio Fazio, più seguito anche del Grande Fratello avec tettona: una vittoria, finalmente! Che sia il momento di candidare un morto?).
(…se siete già passati da questa rubrica probabilmente l’avete già capito: se conduco il quadrupede per il pollaio a questo modo, è perché sulla top 10 di questa settimana non c’è niente di rilevante da dire) (tranne la fine dell’autarchia: per qualche motivo che francamente mi sfugge, Enya dopo un tot di settimane di anonimato è balzata al n.6) (ma se credete che abbia qualcosa da dire in proposito, avete un’opinione esagerata della mia invero lauta attitudine allo sproloquio)
Quindi, torniamo alla tettona.
Nah, non è vero: l’ho detto per far salire l’audiweb – torniamo invece a questa cornucopia di telemusica, perché qualche differenza c’è.
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