Lo specchietto per le allodole
6 Ago
“Va’, un’altra estate va’, col suo allegro tormentone.
Non mi faccio alcuna illusione, niente mi salverà da una stupida canzone… tutti in coro!”
(Raf, L’allegro tormentone)
Però ora basta, non se ne può più. E’ il momento di dire le cose come stanno.
I tormentoni estivi non esistono. Il vero tormento sono i giornalisti che ogni anno ne attestano l’esistenza, chiedendosi con soverchia fregola chi saranno le eredi di Vamos a la playa o Luglio col bene che ti voglio. Ma di eredi non ce ne sono. Né quest’anno né in anni recenti. E ora, gentile pubblico, lo andremo a dimostrare.
(…e fondamentalmente, lo faremo perché anche oggi la top 10 degli album è identica a quella settimana scorsa) (eccetto il ritorno di Biagio Antonacci tra i primi dieci, evento presago di morte coerente col clima di sbarazzina agonia che si respira nel Paese) (sì, è solo al decimo posto, dal quale scalza Roberta Bonanni) (ma ne converrete, ricavarne consolazione sarebbe di cattivo gusto)
Bene. Tanto per cominciare: cos’ha di ESTIVO Non ti scordar mai di me della Giusy Ferreri, che qualcuno tenta di far passare per tiritera balneare solo perché le capita di dominare le classifiche in questa stagione? E se viceversa una canzonetta appicicaticcia esce nel bel mezzo di un gelido inverno (2001: Kylie Minogue, Can’t get you out of my head. 2002: Shakira, Whenever, wherever. 2003: Aventura, Obsesion. 2004: Caparezza, Fuori dal tunnel-el-el, nonché Haiducii, Dragostea din tei) perché non si definisce TORMENTONE?
Ma poi: andiamoli a vedere in faccia, i numeri uno di ferragosto, nero su bianco.
30 Lug
Uhm.
Insomma, Repubblica.it promette: “Rosita Celentano, tuffi nude look”.
Corriere.it rilancia: “Rosita a Formentera tra i nudisti”.
Che tecnicamente è vero. Solo che lei non è nuda.
Nudo, nella foto LaPresse proposta con doverosa puntualità da entrambi i prestigiosi quotidiani on line, è soltanto il suo fidanzato, un coglionazzo d’Asburgo-Lorena. Deduco che la 43enne figlia di Adriano e Claudia non sta più con il tipo dei California Dream Man. Chissà se la brava vip gli ha cantato la sua pregevole hit degli anni 90, Faccia di merda. Ma a prescindere dalle sofferte vicissitudini sentimentali di Rosita, personaggio incommensurabile che giustifica l’attenzione dei due imperiali organi di informazione – la verità è che, con tutta l’indulgenza possibile per due siti miliardari e progressisti costretti a rincorrere lingua penzoloni il troiaio Dagospia, ESSI SI BURLANO DI NOI.
Solo la tv ci ama. Solo lei ci fa vedere vip realmente nude. Solo lei ci consiglia bene. Della tv potete fidarvi. Vi dice cosa comprare, chi votare, cosa ascoltare. In top 10 ci sono Giusy Ferreri (da un mese n.1, grazie a X Factor), Marco Carta (n.7, grazie ad Amici), gli Aram Quartet (n.9, grazie a X Factor), Roberta Bonanno (n.10, grazie ad Amici). Il resto della bella diecina, orribilmente uguale, dal n.1 al n.8, a quella della settimana scorsa, include i poveri nomi su cui la discografia ha investito miliardi. MiticoLiga, Coldplay, Jovanotti, Madonna, MiticoVasco. Non include più Biagio Antonacci – cosa che di per sé sarebbe bastevole a riportare il sorriso a un paese triste, che non si riconosce più nel tormentone, ma solo nel tormento.
22 Lug
Va bene, viviamo in una dittatura basata sull’intrattenimento – però non è possibile che a luglio chiuda tutto, qui ci negano il pane e pure il circenses. Nulla si muove, la top ten è praticamente IDENTICA alla settimana scorsa, con la Giusy davanti e dietro tutti quanti: Ligabue, Coldplay, Jovanotti, Madonna, blablabla. New entry più alta, Carla Bruni, al n.21. Lasciamo stare. Di cosa posso parlare? Non ho nemmeno un tormentone estivo cui aggrapparmi. C’è solo - volendo - un tormentone opinionistico-musicale, che è quello della canzone triste.
Sapete, non ne volevo parlare, perché in teoria io sarei il guru della canzone deprimente, sull’argomento ci ho finanche scritto un libro tre anni fa, oppure due, boh. Mi pareva più elegante non rituffarmi in quel vortice, ché ho già dato, e tirarmi fuori da un chiacchiericcio iniziato ahimè da Luca Sofri, che prima di tutto scrive su Vanity Fair – e mi spiace scrivere una cosa così infamante di una persona, ma ho le prove di quel che dico – e in secondo luogo, anche se di persona Sofri fa abbastanza ridere e non è il babbeo che sembra, non posso nascondervi che non riconoscerebbe una buona canzone nemmeno se gliela infilassero a viva forza nel sedere. Però, vedendo che tutti i miei amichetti parlavano di canzoni deprimenti senza chiedermi un parere, ho iniziato a sentirmi terribilmente escluso, reietto come alle medie. Brufolazzi. Tapparella giù. “Tu non vieni”. Non importa, sai. C’avevo judo.
21 Lug
Di canzoni tristi parleremo anche a Scatole Cinesi: puoi suggerirci quella che per te è la “canzone triste” per eccellenza: noi continueremo ad aggiornare la classifica in diretta.
(more…)
21 Lug
Se sapessi gestire meglio il mio tempo avrei scritto anche io un post sulle “canzoni tristi”, come hanno fatto Luca Sofri (nell’articolo per Vanity Fair che ha dato origine al tutto: qualcuno lo chiamerebbe “meme“, ma dovranno farmi il waterboarding prima che io usi quella parola lì), e poi Massimo Mantellini, Wallynius, Antonio Dini, Akille, Vittorio Zambardino, Generazione blog, Luca De Biase e chissà quanti altri.
In un improvviso momento di lucidità mi sono poi ricordato di averlo già scritto, quel post, nel 2005.
Vincevano “Venezia” di Francesco Guccini,
“Stefania affondando, Stefania ha lasciato qualcosa:
Novella Duemila e una rosa sul suo comodino,
Stefania ha lasciato un bambino.”
“Spark” di Tori Amos,
“She’s convinced she could hold back a glacier
But she couldn’t keep Baby alive
(”Era convinta di saper fermare un ghiacciaio
ma non è riuscita a tenere vivo il suo bambino”)
“Eleanor Rigby” dei Beatles,
“Eleanor Rigby, died in the church
and was buried along with her name,
nobody came.”
(”Eleanor Rigby è morta nella chiesa
ed è stata sepolta assieme al suo nome,
Nessuno è venuto.”)
16 Lug
Ok, il duce ha ottenuto l’impunità, la polizia può spaccarvi la testa se non gli garbate, le amanti del capo diventano ministro – ma ammetterete che rispetto al primo fascismo, va molto meglio, no? Ci vestiamo meglio, c’è più droga e la musica è molto migliore - ed è più coerente di quella del governo Prodi. Perché un anno fa a quest’epoca, sapete chi era in testa alla classifica? Miguel Bosè con Papito. Davanti a Finley, Negramaro, Biagio Antonacci, Bublè. E due anni fa? Tiziano Ferro davanti ad altri prevedibili long-seller: MiticoLiga, Nannini, Ramazzotti. E tre anni fa? Max Pezzali, Coldplay, raccolta di MiticoVasco, raccolta di Antonacci (ancora?). In top 10 sguazzavano Nek, Tommy Vee e John Cena. Singolo più venduto, I bambini fanno oh di Povia.
Oggi invece soffia un’aria nuova nel Paese. Al n.1 c’è ancora Giusy Ferreri aka Giusy la Cassiera. Il che mi costringe a rimangiare le ipotesi malignazze sulle manovre della Sony per piazzarla davanti ai pesi massimi. Che sono poi quasi sempre gli stessi degli anni scorsi: MiticoLiga al n.2 e Coldplay al n.3 (per una decina completata da Jovanotti, Giovanni Allevi, MiticoVasco, Marco Carta, Madonna, Antonacci - ancora !!!!! Come direbbe Frank Zappa, The strazio never stops - e Amy Winehouse).
11 Lug
Non posso essere da meno, no.
Luca Sofri, Suzukimaruti, Massimo Mantellini, Giulia Blasi e Achille Corea - per nominare i più noti, ma chissà quanti altri - hanno scritto della canzone più triste, buia e deprimente che conoscono.
Per Luca è un ballottaggio tra Ritornerai di Bruno Lauzi e Fiori rosa fiori di pesco di Lucio Battisti (ma oggi si è parzialmente ricreduto).
Suzuk sceglie Confesso di Piero Ciampi; Giulia va per Exit Music (for a film) dei Radiohead, Mantellini si strugge per Giampiero Alloisio e Achille singhiozza con Ed io tra di voi, di Aznavour (ritenuta un po’ eccessiva anche ai tempi, e rimasta perciò memorabile soprattutto in questa versione).
Per quanto mi riguarda, non ho ancora trovato una canzone che testimoni la tragica insensatezza della condizione umana come Fin che la barca va, di Panzeri-Pilat-Arrigoni.
Si tratta di un testo magistrale, rimasto insuperato per la precisione con cui ritrae la summa dei contenuti legati alle escatologie, ai drammi, alle aspirazioni di questi strani animali e dei loro rapporti con il Demiurgo che li punisce, e che solo un osservatore superficiale potrebbe identificare fuori dalle evidenti allegorie di “grillo” e “formica”.
In Fin che la barca va c’è davvero tutto: l’angoscia esistenziale di marca schopenhaueriana (”La vita come pendolo tra dolore e noia”) e l’eracliteo scorrere del tempo nelle sue stagioni (pare che nel 1970 ci fossero anche le “mezze”);
Il grillo disse un giorno alla formica: “il pane per l’inverno tu ce l’hai,
perché protesti sempre per il vino? Aspetta la vendemmia e ce l’avrai”.
Il vino, ovviamente come sfida al Di-vino, il rapporto conflittuale col Sacro, e i due massimi miti, in tal senso, dell’era precristiana: Prometeo, trafitto al fegato dall’aquila (tipico volatile peruviano) che se ne ciba e, naturalmente, la Torre di Babele come archetipo di ogni hybris possibile.
Mi sembra di vedere mio fratello che aveva un grattacielo nel Perù,
voleva arrivare fino in cielo e il grattacielo adesso non l’ha più.
4 Giu
Affascinante. Hanno perso le elezioni, si sentono spazzati dalla penisola e cosa fanno? Comprano dischi. Poi come lo smentiamo, che la canzone italiana nasce consolatoria? La top ten, come d’abitudine, brulica di dolenti profeti di sinistra: Jovanotti, Vasco Rossi, Pino Daniele, Gianna Nannini - e a sinistra ci metto persino Max Pezzali col suo primo live, al n.5. Non oso tanto con Biagio Antonacci, new entry, n.6: le sue melense boiate nuovamente antologizzate non sono riconducibili al pensiero progressista né a quello conservatore: e nemmeno a una forma di vita: casomai a un’attività ameboide, unicellulare. Ah, incidentalmente, rientrano in top 10 i Negramaro – prima band italiana a San Siro. Si sperava in qualcosa di meglio, ma questo passa il convento (d’altra parte al n.19 entrano in classifica i Modà, il che testimonia che troppi ventenni hanno un orecchio putrescente). Ne escono Fabri Fibra, Daniele Silvestri, Afterhours e Leona Lewis. Madonna (n.2) e Amy Winehouse (n.8) sono le uniche straniere nelle parti nobili. E quanto al n.1, eccovi il più antico e carismatico dei compagni da salotto, raffigurato con l’ennesimo stupido cappello da poeta sul disco Per brevità chiamato artista. Sapete, non è nemmeno il disco più schifoso che ha fatto negli ultimi 15 anni.
28 Mag
C’è un popolo che un tempo era fiero e incazzato, e oggi è imbarazzato e afflitto. Un popolo il cui brivido di piacere si chiama crisi di identità, un popolo messo in un angolino da una maggioranza di bovari texani che ha la sensibilità di una bistecchiera e un po’ se ne vanta. Un popolo che si accascia lungo un fiume e rantola flebimente: “Io lo so che non sono solo anche quando sono solo”. Ed è vero! Perché c’è un ambito in cui questo popolo negletto non è solo, ma conta assai: la hit parade. E sarà esagerato dire che a destra non si comprano i dischi (certo, si guarda la tv e si ascoltano radio dallo spessore della carta igienica). Però in top 10 putacaso si aggira quasi solo gente di sinistra. Ecco il botto: Safari di Jovanotti, a quasi 5 mesi dall’uscita si è ripreso il n.1, superando cd appena usciti come il candito duro di Madonna (n.3) e il mondo che vorrebbe – eeeeh! – Vasco Rossi, in trionfante discesa al n.4, a conferma che dopo lo zoccolone duro dei fans che lo ha comprato in massa all’uscita, l’ascoltatore non convertito al blaschesimo giudica il suo disco per la tronfia broda che è.
E al n. 2 irrompe addirittura Pino Daniele, non coi suoi inspiegabili pezzi nuovi, ma con il raccoltone di quando - fiero e incazzato - cantava “Questa Lega è una vergogna…viva viva o’ Senegal”. E in top 10 dietro Amy Winehouse che di destra non pare, si aggirano Daniele Silvestri (n.6), Afterhours (n.7), la pervicace Gianna
Bella, raga. Ora,
16 Apr
Eh, beh.
E d’altra parte, come poteva andare, nella VascoLigacrazia?
Nel paese dove i rocker sono da anni impegnati a convincere gli schiavi in
catene che “Non è tempo per noi”, che “Ci si deve accontentare”, che “Ci pensa
la vita, mi han detto così”, che “Cosa possiamo fare noi se non “finire
male”. E questa sarebbe
Musica
al Pueblo unido, ricordargli che serà siempre vencido – però, gente, vi consolerete con le
rovesciate di Boninsegna e il whisky al Roxy Bar? Sentite, poi per forza la
gente vota quelli che ce l’hanno duro. E tra poco c’è il concerto del primo
maggio, il cui tema è l’omaggio a Celentano – ottima scelta da parte dei sindacati, Chi non
lavora non fa l’amore sarà l’adeguata apoteosi.
26 Mar
Allora, diciamo pure che la televisione non sposta voti, che
la par condicio è un falso problema, che chi controlla il mezzo televisivo
blablabla. Ma intanto, gli otto italiani che stanno nella top ten sono passati
dal Sanremo di quest’anno in qualche misura. Jovanotti (n.1) e i Pooh (n.6)
come ospiti, Gianna Nannini (n.2) come autrice della canzone vincente di Giò Di
Tonno & la tipa; Sergio Cammariere (n.7) i Sonohra (n.9) e i Finley (n.10)
come concorrenti. E anche le due roboanti new entry, Gianluca Grignani (n.4) e
Paolo Meneguzzi (n.8), pur sempre alla corte di Pippo si arrabattavano. Comunque li
accogliamo con piacere, Meneguzzi è un po’ sottovalutato ma potrebbe essere il
nuovo Scialpi, e Grignani potrebbe essere il nuovo Grignani - se gli va male.
27 Feb
Certo che se i tre giornali di Silvio fossero un po’ più
attenti, mica si meraviglierebbero dello smaccato comunismo del Festival di
Sanremo. Ben più comunista è la top
dei dischi più venduti. Voglio dire, ai primi tre posti i compagni Pooh e il
compagno Lorenzo e la compagna Amy, poi
votano, e adesso sono tornati in top ten pure i Baustelle al n.10. Uniche
consolazioni per la destra sono Van De Sfroos che canta in lumbard, e
Michael Jackson che odia i negri più di Borghezio. Volendo potrebbe essere un po’ di destra anche Lenny
Kravitz, dato sì che odia il rock.
Come si diceva, in vetta - per la terza settimana
consecutiva - ci sono i Pooh, come è giusto che sia. Per la cronaca, in vetta
alla classifica degli mp3 più scaricati c’è Elvis Presley. Oh, no: con questo
non voglio insistere che il paese è gerontofilo e fissato col passato blablabla - ho rotto le palle,
giusto? Già. Ehi, sapete? In questo momento il film più visto in Italia è John
Rambo. Ops, scusate, non volevo. Ad ogni buon conto, fermo restando Jovanotti
al n.2 con Safari, al n.3 dopo infinite settimane di settimo posto è salita
imperiosa Amy Winehouse! Forse è semplicemente perché tutti gli altri hanno
avuto una flessione: sapete che i dati del 2007, diffusi dalla FIMI la
settimana scorsa, dicono che rispetto al 2006 le vendite di cd sono diminuite
di 2 milioni e mezzo di unità? In compenso, sono aumentate di 25mila unità le vendite
dei vinili. Non è affascinante? Datemi retta: non gettate l’Olivetti M-24, il
Telefunken in bianco e nero e la tessera del PSDI: presto verranno utili.
Se però siete modaioli e fissati con le novità, parliamo
di niu entris. Al n.11, il clamoroso ritorno dei Neri Per Caso. Lo so che li
credevate deceduti. Invece, come Joe Pesci alla fine di Goodfellas, apri la porta
e ti sparano anche da morti. Nel 2008, sulla scia di Obama, i Neri per Caso sono trendyssimi (sì, c’è la battuta. Neri per caso, Obama. Hah, hah. Grazie, siete un pubblico meraviglioso) e infatti, essendo uomini del nostro tempo, hanno avuto l’idea, pensate, di incidere “Piccola Katy” coi
Pooh. E “Senza fine” con Gino Paoli. E perdiana, nel disco ci sono anche Lucio
Dalla e Claudio Baglioni! Wow! Urrà! Togo! Eia! Yohoho! Al n.14 troviamo i Finley americani,
ovvero i Simple Plan, uno di quei gruppi di insulsaggine luminosa per i quali
non finiremo mai di ringraziare Mtv. Poi, cosa, vediamo - toh, sapete cosa sta andando bene? L’insospettabilmente notevole colonna sonora di Eddie Vedder per il film di Sean Penn, Into the wild. Lunedì in palestra sentivo un istruttore che caldeggiava il film a una tipa. Lei invece aveva una mezza intenzione di vedere Parlami d’amore. Questo è quanto ho sentito, era mio dovere riferirvelo. Comunque Vedder è da un mese in classifica e sale al n.14. Bravo. Ma sprofondiamo
un po’ e sotto un arrembante Joshua Tree, che grazie al prezzo equo e solidale
entra addirittura nella top 40 (dal n.51 al n.40), troviamo al n.54 Herbie
Hancock, col disco di brani di Joni Mitchell col quale il vecchio Herb ha vinto
un Grammy, e del quale si è parlato perché in America hanno detto: “Ma perché
dare un Grammy a un disco che non ha comprato nessuno?” Ehi, perché lo
comprasse qualcuno. Come hanno fatto per l’appunto gli italiani, che appena
sanno che uno vince qualcosa, obbediscono a quella sana abitudine di correre
in soccorso del vincitore.
Al 73mo posto, la raccolta di Morrissey. Momento di tributo:
Smithiani del mondo, socchiudete gli occhi in una smorfia dolente e ripetete
con me: “Oooh, ooohohoh!” Ben fatto. Ci voleva, perché l’Afflittissimo supera la
seconda, prestigiosa nuova uscita tricolore. Studentessi, di Elio & le
Storie Tese. 74esimi. Mmmh. Pochino, dite? Non credo ne saranno particolarmente sconsolati: il
molto zoppicante album (lo dico da estimatore, quindi prego gli iperprottetivi
fans di non adontarsi oltremodo) dice forte e chiaro che quella di compositori
di canzoni è ormai la meno rilevante, dal punto di vista economico e creativo,
tra le attività del complessino. Ultima delle nuove uscite, anch’essa italiana: Paolo
Benvegnù, ex leader degli Scisma, uomo ghignoso il cui disco è viceversa così
tristone che al confronto, con quello di Morrissey ci potete andare al
sambodromo. Bene, con questo, cosa resta da dire? Che dopo una settimana di guerriglia al n.99 esce dalla top 100 il disco indie di Syria - ma noi non dimenticheremo. E che il Festival è iniziato e la
classifica si prepara all’invasione degli album di Giò di Tonno e Zarrillo. Non
perdetevela per nulla al mondo.
20 Feb
Con obnubilata
pervicacia, questa rubrica insiste nel guardare la classifica dei dischi più
venduti come l’aruspice etrusco contemplava le viscere dell’animale defunto –
in questo caso, il mercato discografico. Quale futuro per un Paese in cui
entrambi gli schieramenti si accusano di essere il vecchio che avanza, e nel
quale al n.1 ci sono i Pooh che offrono una Beat regeneration? Ma allora hanno
ragione tutti, che diamine. Pure, c’è qualcosa di interessante dietro alle
prevedibili conferme di Jovanotti al n.2 e Lenny Kravitz al n.3 (prevedibile
perché è il regalo ideale alla persona che ci ha invitati alla sua festa e alla
quale non si sa cosa regalare. Una situazione incresciosa che si verifica così
spesso e che noi facciamo finta di non vedere. Situazione che giustifica
l’esistenza di Lenny Kravitz e delle candele profumate).
Dicevamo: al n.4 si
verifica un interessante cambio della guardia: i Baustelle che la occupavano la
settimana scorsa vengono rapidamente catapultati fuori dalla top ten; chi lo
doveva comprare l’ha comprato, e Amen. Questa settimana il ragazzo da copertina,
quarto e fiero, è il Bernasconi – un uomo salvato da una sillaba. Davide Van De
Sfroos, lo Springsteen che canta in comasco e, che gli piaccia o no, ha la sua
maggiore base elettorale tra i giovani leghisti – molti dei quali in fondo all’anima
ci hanno tante inquietudini, a cominciare da Bobo Maroni. Assieme al suo
“Pica!”, l’altro disco nuovo entrato nella top ten (al sesto posto) è il
nuovissimo “Thriller”, dell’Artista Precedentemente Noto Per Essere Negro. E
con questo le novità sono finite, anche se è il caso di annotare le altre due
nuove uscite italiane: i Linea 77, al n.21, e Syria, la cui svolta “indie” di
“Un’altra me” è premiata con un sontuoso n.99 – direi che a questo punto le
conviene entrare nella Rosa Bianca con Tabacci. Peraltro, oltre metà della top
100 (per l’esattezza 51 titoli) consiste in raccolte o dischi usciti un anno fa
se non molti di più: da “Joshua Tree” (51mo) a “The dark side of the moon” (74mo) a
“Nevermind” (76mo. Ovvero: “Che c***o gli regaliamo, Lenny Kravitz? Nah, mi fa ******, prendiamogli i Nirvana e vaffan****”). Visto che è esattamente in quelle zone della classifica che i
nuovi dischi di Fabri Fibra, Subsonica e Anna Tatangelo si dibattono come pesci
nella nassa, verrebbe da consigliare a qualunque artista sotto i 40 anni di
intitolare qualsiasi disco, ivi compreso quello di debutto, “Tutti i successi” - per accalappiare il voto degli
indecisi.
Né noi italiani
possiamo essere accusati di appecoronamento alle tendenze anglosassoni: Jack
Johnson, il cui nuovo disco è al n.1 in Usa e nel Regno Unito, è 33esimo da
noi. Comunque, in questo panorama bigio, il Paese manda dei segnali. Ovvero:
Amy Winehouse. E’ sempre settima. Lo era dal 18 al 24 gennaio. Poi il 31
gennaio. Quindi il 7 febbraio. E naturalmente anche il 14 febbraio. Una
percentuale di consensi immutabile che potrà essere di conforto ai radicali:
evidentemente, anche se non si riesce a sfondare a sinistra né a destra,
l’antiproibizionismo ha i suoi fans.
13 Feb

In questi giorni si parla molto del più venduto dei più
venduti. Per il 25ennale è anche uscita la nuova edizione di Thriller, con
alcuni abbrutiti remix dei vecchi pezzi. L’Artista Precedentemente Noto Per
Essere Negro ha dichiarato: “Poter dire che Thriller detiene ancora il record
di disco più venduto di tutti i tempi annichilisce la mente. Ringrazio voi,
miei fans in tutto il mondo, per questo risultato”.
Ho davanti a me il libro del Guinness dei primati, edito in
Italia dalla Mondadori (“con straordinarie pagine fluorescenti”, promette la
copertina). C’è la foto di Michael Jackson, le labbra come quelle di Jack
Nicholson nella parte del Joker, e di fianco la scritta “L’album più venduto di
tutti i tempi”. E sotto: “Pur essendo impossibile verificare l’effettivo numero
di copie vendute, non c’è dubbio che si tratti dell’album di maggiore successo
di tutti i tempi”. Ah, beh. Che bello quando la gente è così pignola.
Cifre alla mano, il disco più venduto di tutti i tempi negli
USA è la raccolta degli Eagles, 29 dischi di platino contro i 27 di Thriller.
Certo, il mondo non è gli Stati Uniti – mmmh, no, questa frase è un po’
infelice e discutibile - intendevo dire che il genere di Jacko è più globale, è
difficile immaginare la gente nelle strade di Mosca o del Cairo che intona
“Deeeeesperado”. Però, appunto, “è impossibile verificare l’effettivo numero di
copie vendute”. Quindi alla fine le classifiche e il fascino del venduto sono solo strumenti per far
passare un messaggio. E ce n’è uno non da poco nella classifica italiana di
questa settimana: il primo posto dei Pooh con “Beat Regeneration”. E’ interessante
perché è revisionismo storico, che in fondo è la scritta che in Italia dovremmo
mettere sulla bandiera come i brasiliani fanno con “Ordem e progresso”. Così
come Mussolini era buono, Craxi era santo e Moggi era onesto, ora salta fuori
che i Pooh erano beat. In verità se lo sono stati, è durata 5 minuti e perché
fuori pioveva. Oggi però eccoli riposizionare il loro passato appropriandosi di
pezzi altrui: i Corvi, i Quelli, i Ribelli, addirittura i Califfi e i Bisonti a
fianco di Equipe 84 e Rokes. Comunque va bene, non bisogna essere pignoli.
Bisogna pensare positivo. Facchinetti ha 64 anni. Facciamo che nel 2018 i Pooh
saranno ancora nella top ten, se non al n.1. Però dal
moriremo democristiani, ma non moriremo Pooh. Credo.
Tagliando corto eziandio con la classifica, due novità di rilievo alle
spalle del più grande gruppo pop italiano: al n.2 rimane Jovanotti, ma al terzo
e al quarto ci sono due novità: un Lenny Kravitz che ha raggiunto nuovi vertici
di insulsaggine (ovviamente se siete di 105 siete autorizzati a chiamarla uock en uoll, e mi raccomando di
presentare il bolso individuo col titolo “Mister” Lenny Kravitz. Non si sa
perché, ma lo fanno in tutte le radio). Al n.4 invece arrivano gli ormai
mitologici Baustelle, il gruppo irresistibilmente tristone che “vende dischi in
questo modo orrendo” (cfr. “Il liberismo ha i giorni contati”). Non che ne
venda così tanti, tant’è che Claudio Brasini continua a lavorare in banca in
attesa che il liberismo schianti – ma alla fine fa sinceramente piacere pensare
che qualcuno entri in un negozio di dischi e non porti a casa le amate salme da
top ten, Nannini, Eros, Zucchero e Liga - bensì un disco che, da “Cosa resta di
noi che scopiamo nel parcheggio” a “Ha déi crudeli, la vita”, contiene i
migliori SMS possibili per il vostro San Valentino.
7 Feb
Lo si dica, senza che i compagni del «nucleo armato terroristico» si tirino indietro: per potenza stilistica, per brillantezza, per estro, per l’irriproducibile capacità - nel mondo del riproducibile - di equilibrarsi tra realtà e mondo onirico, per tutto questo e per altro che non ha parole nel mondo del conoscibile, Il liberismo ha i giorni contati dei Baustelle ricorda Diego Armando Maradona: robe così ti capitano davanti una volta ogni secolo.
Ben inteso, è un volo pindarico, il mio, che non regge alla storia: Dio è Morto di Guccini - capolavoro, per carità - cinque anni fa dette identica e frodante
sensazione, ma a diciott’anni s’è stupidi davvero e non si dovrebbe avere la
patente a quell’età.
Bill e Hillary Clinton sono in Israele. Il Medio Oriente aveva proprio bisogno di altri due soggetti litigiosi!
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