28 Ago
Mai si era vista un’estate altrettanto insipida musicalmente. Intendiamoci, non è che l’imperversare di Bruci la città (Irene Grandi) o Toda joia toda beleza (Roy Paci) o Relax take it easy (Mika) ovvero il pezzo buono, quello brutto e quello cattivo (in quanto ricalcato) dell’anno scorso - avrebbero reso il Paese migliore. Però avrebbero dato forma a qualche vibrante istanza. Insomma, come in una pimpante democrazia rappresentativa. Invece all’ombra del disco in saldo (9,99 euro) di Giusy Ferreri, non c’è nulla.
La classifica elaborata dalla FIMI non è identica da settimane solo perché la gente non compra i dischi. Con una top 5 che dal 17 luglio è formata da Giusy, MiticoLiga, Jovanotti, Coldplay, Madonna (e la Giusy ha mandato a pallino un pentapartito di soliti noti che doveva essere completato dal pallido disco del MiticoVasco, n.6).
Eh, no: aldilà delle chiacchiere sui tormentoni, credo che tutti si possa essere d’accordo sul fatto che non si sono sentite canzoni con abbastanza forza da mettere d’accordo più di cento persone. Niente che tra due decenni ritroveremo in Sapore di mare 2028 o Ma come fanno le segretarie con gli occhiali a farsi sposare dagli avvocatiiiii, il film campione di incassi che metterà a confronto i ragazzi di domani con quelli di ieri, scoprendo che in fondo, lo vedi, in qualunque epoca i giovani hanno le stesse ansie e sogni e ingenue tenere speranze - e l’attività cerebrale di un protozoo.
22 Ago

Bernardo Valli (oggi su Repubblica, non linkabile) ha letto la trilogia (qui ancora incompleta) di Stieg Larsson ed è arrivato a una conclusione che leggendo non mi aveva per niente sfiorato: la protagonista, Lisbeth Salander - che, come già detto, mi pare uno dei più nuovi e straordinari personaggi femminili della narrativa contemporanea - è in realtà Pippi Calzelunghe da adulta.
(A metterci sull’avviso, in effetti, doveva essere il fatto che il soprannome - non molto apprezzato - del sodale di Lisbeth, Mikael, è Kalle Blomkvist).
21 Ago
Ier l’altro camminavo in corso Vittorio Emanuele, a Milano. Dalla Galleria sono usciti sei esponenti della Polizia Municipale. Alle loro spalle, dentro la Galleria, spiccavano due Carabinieri, di quelli alti - con i pennacchi, con i pennacchi. Cinquanta metri più avanti, all’ombra della mia cattedrale preferita e proprio sotto la mia gargolla preferita (quella che sembra l’indimenticato ciclista Miro Panizza) stazionavano due camionette dell’Esercito e due auto della Polizia di Stato.
Che magnifico dispiego di sicurezza, in nemmeno cento metri, e in un punto così periferico. Insomma, lo vedete che la Dittatura delle Libertà alla fine ci protegge. Finalmente io e voi e la libera impresa possiamo passeggiare sotto al Duomo alle tre del pomeriggio senza paura di essere stuprati nell’indifferenza generale. Siamo un Paese stabile e lo conferma la hit parade: stabile, appunto. Identica da tre settimane. Giusy Ferreri, MiticoLiga, Jovanotti, Coldplay, Madonna. Hanno smesso anche di cambiarsi di posizione nella top 5, che comunque è affar loro già dal 10 luglio, giorno in cui la Giusy, col suo disco da 9,99 euro (“…avete capito bene!â€) è diventata premier.
E già che ci sono, vorrei far notare una forma musicale di continuità tra il nuovo, fighissimo fascismo 2.0 e la sua versione primitiva del Ventennio. L’autarchia. In questo momento siamo l’unica nazione tra quelle realmente rilevanti ad avere un prodotto autoctono (Giusy Ferreri, appunto) in testa alle charts. Tutti gli altri, si affidano agli stranieri. Tanto per cominciare:
13 Ago
Ma perché i cinesi se ne sbattono del beach volley? Forse non amano i culi? Come possiamo confrontarci con questa gente che rimane indifferente ai culi? Come possono svilupparsi una libera stampa e una libera opinione in un Paese così uncool (…buona questa, vero?). Come possiamo esportare la democrazia in tale assenza di affinità ideali? Come possono le nostre imprese trovare un mercato ricettivo? No, amici, è inutile girarci attorno: o noi, o loro. Non si accettano compromessi su queste cose. Approfittiamo delle Olimpiadi, che sono distratti (da tutti gli altri sport noiosi) e rolliamoli. Niente se e niente ma, sappiamo tutti che è in pericolo tutto quello per cui i nostri nonni hanno lottato. Stanno svanendo i punti di riferimento essenziali. Guardate quest’estate 2008. Siamo senza tormentone. Senza Giochi Senza Frontiere. Senza Festa dell’Unità .
(sì, ci sarà la Festa Democratica – con quel bel nome sexy, tutto una promessa. “Che si fa stasera?†“Si va alla Festa Democratica†“Vai, figata! Si becca sicuroâ€)
E senza Festivalbar. Le cui due raccolte, la blu e la rossa, affondano tristi nella classifica delle compilation, nella quale trionfa iMusic Summer Compilation 5. In vendita con Sorrisi & Canzoni, a 9,99 euri, con 30 euri di telefonate wind aggratis.
10 Ago
E’ più di un decennio che mi occupo professionalmente di televisione - una televisione di prima serata, diretta al maggior numero di persone possibile. Quella che “è bella se fa tanto ascolto”, e che se va male, invece, è “brutta senza appello” o, peggio, “sbagliata”.
Bene.
Quella di Mad Men non è una televisione per tutti, e nemmeno per molti.
Quella di Mad Men è una televisione per pochi.
Il che parrebbe una contraddizione, o anzi un errore, considerato che il mezzo tramite cui viene diffusa vive non sulla qualità dell’offerta, ma sui tabulati. I quali, com’è noto, non testimoniano di emozioni, bensì di cifre.
Eppure, assistendo ai primi episodi della seconda serie, in onda negli USA in queste settimane, un pensiero nasce spontaneo: giorno verrà in cui Mad Men sarà riconosciuta come una vera, grandiosa opera d’arte metamediale, nella quale ogni singola soluzione di ogni singolo episodio (dalla sceneggiatura al production designing, dal cast alla regia, eccetera) rivela una raffinatezza senza pari, ai limiti dello stupore.
Un lavoro la cui rarefatta eleganza porta la narrazione a vertici estetici, comunicativi, emotivi, che prescindono e trascendono tanto il mezzo sul quale viene proposta quanto la sua tradizione.
Un’opera di grande profondità che arricchisce e, soprattutto, rispetta profondamente il pubblico cui si rivolge.
8 Ago
Dopo tanto tempo te ne torni in terra italica e vai un po’ a zonzo per i negozi di Roma.Â
Stai lì e, attratto come da una calamita, ti tuffi dentro una Feltrinelli.
Ti fai il solito giro di scaffali, quello che facevi tanti anni fa una volta a settimana.
E poi, da lontano, l’occhio intravede una cosa verde, verde come quel giornale che per anni ti faceva piegare in due dalle risate.
Ti avvicini, lo afferri e lo apri. Una raccolta di Cuore, ad un prezzo neanche male poi.
Prendi l’oggetto avidamente, passi alla cassa, e da quel giorno passi le serate a sfogliarlo, tra un “Siamo d’accordo su tutto tranne che non si parli di politica” messo in bocca a Occhetto ad un “Scatta l’ora legale, panico tra i socialisti”. Tra le telefonate intercettate (mitica quella del pompino fatto in macchina) e una sequenza di Botteghe oscure (”I nostri polli sono morti ammazzati”).
Poi alla fine tante pagine con i racconti di chi ci ha lavorato, i dettagli strazianti sui giorni della chiusura.Â
Da tutti coloro che lo leggevano a quei pochi che lo facevano, così, poco poco, piano piano, GRAZIE.
6 Ago
“Va’, un’altra estate va’, col suo allegro tormentone.
Non mi faccio alcuna illusione, niente mi salverà da una stupida canzone… tutti in coro!”
(Raf, L’allegro tormentone)
Però ora basta, non se ne può più. E’ il momento di dire le cose come stanno.
I tormentoni estivi non esistono. Il vero tormento sono i giornalisti che ogni anno ne attestano l’esistenza, chiedendosi con soverchia fregola chi saranno le eredi di Vamos a la playa o Luglio col bene che ti voglio. Ma di eredi non ce ne sono. Né quest’anno né in anni recenti. E ora, gentile pubblico, lo andremo a dimostrare.
(…e fondamentalmente, lo faremo perché anche oggi la top 10 degli album è identica a quella settimana scorsa) (eccetto il ritorno di Biagio Antonacci tra i primi dieci, evento presago di morte coerente col clima di sbarazzina agonia che si respira nel Paese) (sì, è solo al decimo posto, dal quale scalza Roberta Bonanni) (ma ne converrete, ricavarne consolazione sarebbe di cattivo gusto)
Bene. Tanto per cominciare: cos’ha di ESTIVO Non ti scordar mai di me della Giusy Ferreri, che qualcuno tenta di far passare per tiritera balneare solo perché le capita di dominare le classifiche in questa stagione? E se viceversa una canzonetta appicicaticcia esce nel bel mezzo di un gelido inverno (2001: Kylie Minogue, Can’t get you out of my head. 2002: Shakira, Whenever, wherever. 2003: Aventura, Obsesion. 2004: Caparezza, Fuori dal tunnel-el-el, nonché Haiducii, Dragostea din tei) perché non si definisce TORMENTONE?
Ma poi: andiamoli a vedere in faccia, i numeri uno di ferragosto, nero su bianco.
30 Lug
Uhm.
Insomma, Repubblica.it promette: “Rosita Celentano, tuffi nude lookâ€.
Corriere.it rilancia: “Rosita a Formentera tra i nudisti”.
Che tecnicamente è vero. Solo che lei non è nuda.
Nudo, nella foto LaPresse proposta con doverosa puntualità da entrambi i prestigiosi quotidiani on line, è soltanto il suo fidanzato, un coglionazzo d’Asburgo-Lorena. Deduco che la 43enne figlia di Adriano e Claudia non sta più con il tipo dei California Dream Man. Chissà se la brava vip gli ha cantato la sua pregevole hit degli anni 90, Faccia di merda. Ma a prescindere dalle sofferte vicissitudini sentimentali di Rosita, personaggio incommensurabile che giustifica l’attenzione dei due imperiali organi di informazione – la verità è che, con tutta l’indulgenza possibile per due siti miliardari e progressisti costretti a rincorrere lingua penzoloni il troiaio Dagospia, ESSI SI BURLANO DI NOI.
Solo la tv ci ama. Solo lei ci fa vedere vip realmente nude. Solo lei ci consiglia bene. Della tv potete fidarvi. Vi dice cosa comprare, chi votare, cosa ascoltare. In top 10 ci sono Giusy Ferreri (da un mese n.1, grazie a X Factor), Marco Carta (n.7, grazie ad Amici), gli Aram Quartet (n.9, grazie a X Factor), Roberta Bonanno (n.10, grazie ad Amici). Il resto della bella diecina, orribilmente uguale, dal n.1 al n.8, a quella della settimana scorsa, include i poveri nomi su cui la discografia ha investito miliardi. MiticoLiga, Coldplay, Jovanotti, Madonna, MiticoVasco. Non include più Biagio Antonacci – cosa che di per sé sarebbe bastevole a riportare il sorriso a un paese triste, che non si riconosce più nel tormentone, ma solo nel tormento.
25 Lug
Il problema è che mi fido sempre di quello che dicono. Amici produttori, gente di cinema. Per loro non è affatto vero che il cinema italiano è in crisi. Voce fuori campo. Abbiamo registi che sono tra i migliori del mondo. Abbiamo grandissimi attori. Abbiamo sceneggiatori che tutti ci invidiano. Abbiamo questo. Abbiamo quello. Stacco. (more…)
22 Lug
Va bene, viviamo in una dittatura basata sull’intrattenimento – però non è possibile che a luglio chiuda tutto, qui ci negano il pane e pure il circenses. Nulla si muove, la top ten è praticamente IDENTICA alla settimana scorsa, con la Giusy davanti e dietro tutti quanti: Ligabue, Coldplay, Jovanotti, Madonna, blablabla. New entry più alta, Carla Bruni, al n.21. Lasciamo stare. Di cosa posso parlare? Non ho nemmeno un tormentone estivo cui aggrapparmi. C’è solo - volendo - un tormentone opinionistico-musicale, che è quello della canzone triste.
Sapete, non ne volevo parlare, perché in teoria io sarei il guru della canzone deprimente, sull’argomento ci ho finanche scritto un libro tre anni fa, oppure due, boh. Mi pareva più elegante non rituffarmi in quel vortice, ché ho già dato, e tirarmi fuori da un chiacchiericcio iniziato ahimè da Luca Sofri, che prima di tutto scrive su Vanity Fair – e mi spiace scrivere una cosa così infamante di una persona, ma ho le prove di quel che dico – e in secondo luogo, anche se di persona Sofri fa abbastanza ridere e non è il babbeo che sembra, non posso nascondervi che non riconoscerebbe una buona canzone nemmeno se gliela infilassero a viva forza nel sedere. Però, vedendo che tutti i miei amichetti parlavano di canzoni deprimenti senza chiedermi un parere, ho iniziato a sentirmi terribilmente escluso, reietto come alle medie. Brufolazzi. Tapparella giù. “Tu non vieniâ€. Non importa, sai. C’avevo judo.
21 Lug
Di canzoni tristi parleremo anche a Scatole Cinesi: puoi suggerirci quella che per te è la “canzone triste” per eccellenza: noi continueremo ad aggiornare la classifica in diretta.
(more…)
21 Lug
Se sapessi gestire meglio il mio tempo avrei scritto anche io un post sulle “canzoni tristi”, come hanno fatto Luca Sofri (nell’articolo per Vanity Fair che ha dato origine al tutto: qualcuno lo chiamerebbe “meme“, ma dovranno farmi il waterboarding prima che io usi quella parola lì), e poi Massimo Mantellini, Wallynius, Antonio Dini, Akille, Vittorio Zambardino, Generazione blog, Luca De Biase e chissà quanti altri.
In un improvviso momento di lucidità mi sono poi ricordato di averlo già scritto, quel post, nel 2005.
Vincevano “Venezia” di Francesco Guccini,
“Stefania affondando, Stefania ha lasciato qualcosa:
Novella Duemila e una rosa sul suo comodino,
Stefania ha lasciato un bambino.â€
“Spark” di Tori Amos,
“She’s convinced she could hold back a glacier
But she couldn’t keep Baby alive
(â€Era convinta di saper fermare un ghiacciaio
ma non è riuscita a tenere vivo il suo bambinoâ€)
“Eleanor Rigby” dei Beatles,
“Eleanor Rigby, died in the church
and was buried along with her name,
nobody came.â€
(â€Eleanor Rigby è morta nella chiesa
ed è stata sepolta assieme al suo nome,
Nessuno è venuto.â€)
16 Lug
Ok, il duce ha ottenuto l’impunità , la polizia può spaccarvi la testa se non gli garbate, le amanti del capo diventano ministro – ma ammetterete che rispetto al primo fascismo, va molto meglio, no? Ci vestiamo meglio, c’è più droga e la musica è molto migliore - ed è più coerente di quella del governo Prodi. Perché un anno fa a quest’epoca, sapete chi era in testa alla classifica? Miguel Bosè con Papito. Davanti a Finley, Negramaro, Biagio Antonacci, Bublè. E due anni fa? Tiziano Ferro davanti ad altri prevedibili long-seller: MiticoLiga, Nannini, Ramazzotti. E tre anni fa? Max Pezzali, Coldplay, raccolta di MiticoVasco, raccolta di Antonacci (ancora?). In top 10 sguazzavano Nek, Tommy Vee e John Cena. Singolo più venduto, I bambini fanno oh di Povia.
Oggi invece soffia un’aria nuova nel Paese. Al n.1 c’è ancora Giusy Ferreri aka Giusy la Cassiera. Il che mi costringe a rimangiare le ipotesi malignazze sulle manovre della Sony per piazzarla davanti ai pesi massimi. Che sono poi quasi sempre gli stessi degli anni scorsi: MiticoLiga al n.2 e Coldplay al n.3 (per una decina completata da Jovanotti, Giovanni Allevi, MiticoVasco, Marco Carta, Madonna, Antonacci - ancora !!!!! Come direbbe Frank Zappa, The strazio never stops - e Amy Winehouse).
11 Lug
Non posso essere da meno, no.
Luca Sofri, Suzukimaruti, Massimo Mantellini, Giulia Blasi e Achille Corea - per nominare i più noti, ma chissà quanti altri - hanno scritto della canzone più triste, buia e deprimente che conoscono.
Per Luca è un ballottaggio tra Ritornerai di Bruno Lauzi e Fiori rosa fiori di pesco di Lucio Battisti (ma oggi si è parzialmente ricreduto).
Suzuk sceglie Confesso di Piero Ciampi; Giulia va per Exit Music (for a film) dei Radiohead, Mantellini si strugge per Giampiero Alloisio e Achille singhiozza con Ed io tra di voi, di Aznavour (ritenuta un po’ eccessiva anche ai tempi, e rimasta perciò memorabile soprattutto in questa versione).
Per quanto mi riguarda, non ho ancora trovato una canzone che testimoni la tragica insensatezza della condizione umana come Fin che la barca va, di Panzeri-Pilat-Arrigoni.
Si tratta di un testo magistrale, rimasto insuperato per la precisione con cui ritrae la summa dei contenuti legati alle escatologie, ai drammi, alle aspirazioni di questi strani animali e dei loro rapporti con il Demiurgo che li punisce, e che solo un osservatore superficiale potrebbe identificare fuori dalle evidenti allegorie di “grillo” e “formica”.
In Fin che la barca va c’è davvero tutto: l’angoscia esistenziale di marca schopenhaueriana (”La vita come pendolo tra dolore e noia”) e l’eracliteo scorrere del tempo nelle sue stagioni (pare che nel 1970 ci fossero anche le “mezze”);
Il grillo disse un giorno alla formica: “il pane per l’inverno tu ce l’hai,
perché protesti sempre per il vino? Aspetta la vendemmia e ce l’avrai”.
Il vino, ovviamente come sfida al Di-vino, il rapporto conflittuale col Sacro, e i due massimi miti, in tal senso, dell’era precristiana: Prometeo, trafitto al fegato dall’aquila (tipico volatile peruviano) che se ne ciba e, naturalmente, la Torre di Babele come archetipo di ogni hybris possibile.
Mi sembra di vedere mio fratello che aveva un grattacielo nel Perù,
voleva arrivare fino in cielo e il grattacielo adesso non l’ha più.
22 Giu
Buongiorno a tutti e benvenuti alla prima Settimana dei Notevoli - libri promettenti (sottinteso: usciti appunto questa settimana).
Le copertine sono cliccabili, e portano alla scheda Ibs (quando possibile), o altro, del libro.
Una cosa complessa, datata 1966. Di Gass, famoso lettore prima ancora che scrittore, dicevano che quando scriveva lui dei lettori se ne strafregava.
In effetti, qui si tratta di una non-storia di una specie di Forrest Gump naturomane, narrata da tre persone diverse che raccontano soprattutto se stesse.
Al contrario delle collane Minimum Fax sui romanzi-novità , questa è solitamente affidabilissima, e vi si possono comprare tranquillamente libri a scatola chiusa: la lettura dei quali non è mai tempo perso.
Bella introduzione di Tommaso Pincio, come al solito molto migliore da saggista che da narratore.
Â
Dio strabenedica il 25mo anniversario di Taschen. Che oggi ci permette l’acquisto di questo capolavoro, prima decisamente proibitivo, a euro 14.90. Protagonista indiscusso, il lungo cazzo dell’autore, Terry Richardson, esposto più o meno in tutte le salse; ma anche i White Stripes, Kate Moss, Vincent Gallo e tutta un’umanità creativa anglosassone più o meno mostruosa, presa in momenti dell’esistenza magari irritanti, ma mai banali. Buffo, divertente, irriverente, persino inaspettatamente malinconico. E dire che per qualcuno Richardson è “solo un fotografo di moda“.
Â
L’America è un Paese che è passato dalla barbarie alla decadenza senza toccare la civilizzazione.
— John O'Hara