Foto da un compleanno

Stanotte pensavo che per me il prossimo lunedì sarà una giornata alquanto strana.

Perché per quanto nella vita abbia tentato di stare lontano dai tribunali, sia come imputato che come spettatore, in questi giorni si concludono due processi: uno vissuto da imputato, e uno da spettatore.

Lunedì verranno emesse due sentenze: la prima riguarda un processo che sto seguendo per realizzare un documentario. E’ un processo per omicidio, e siamo già all’appello, durato un mese scarso. La cinquantina di udienze per concludere il primo grado hanno richiesto un po’ più di un anno e mezzo.

La seconda riguarda invece me come imputato: mi si accusa di essermi impossessato (e poi tentato di diffondere, rivendere e chissà che altro) delle foto di un compleanno. Questa seconda vicenda dura da 7 anni, ormai, e siamo solo al primo grado. Il presunto omicida, nel frattempo, è riuscito a arrivare a un passo dalla Cassazione.

Ci pensavo stanotte, alla sproporzione, all’assurdità e anche al peso di questi 7 anni. Pensavo a cosa mi manca di quel che avevo e questa vicenda mi ha fatto perdere. Soldi di sicuro, ma di quelli in fondo chissenefrega. Per lo più persone cui tenevo, evidentemente non corrisposto. Evidentemente non grandi persone.

Pensavo a tutto questo, insomma, stanotte, quando ho sentito uno dei miei due splendidi figli dire qualcosa nel sonno. Ed è bastata quella cosa lì, una voce nella notte, per smettere di pensare a cosa c’era e mi manca, e iniziare invece a pensare a quel che ho.

Sono ottimista. Perché io ci credo, al fatto che la macchina della giustizia possa funzionare. E comunque non crederci non è la soluzione per ripararne il motore.

Lo sono per me, almeno, poi chissà per quello che rischia di vedersi confermato l’ergastolo: io non ho fatto quelle cose e non solo credo, ma sono addirittura sicuro di averlo dimostrato in tribunale. Ma poi sapete che vi dico? Erano delle foto di compleanno. Assistere dalla prima fila al processo in seguito alla perdita della vita di una ragazzina e per confermare a una persona la condanna al carcere a vita ha aiutato a rimettere tutto in prospettiva e ridare alle cose le giuste proporzioni.

E con le giuste proporzioni quelle del processo restano foto di compleanno di gran lunga meno importanti di quelle dei compleanni dei miei figli, che nel corso di questi sette anni, stupidamente, preso dalla preoccupazione, mi sono goduto meno di quanto avrei dovuto.

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