Tre cose che ho da dire al me stesso del passato

Ciao, piccolo Gianluca Neri del passato. Chi ti scrive è il Gianluca Neri del futuro. Già, figo, eh? Incredibili le cose che si possono fare con giusto un filo di fantasia.
So già che vorrai chiedermi quale sarà la colonna vincente della schedina della prossima settimana, se sono sposato, se ho dei figli, oppure che lavoro faccio. Sono tutte cose che, purtroppo, non posso dirti. Sia chiaro: potrei, volendo. Non è che sia vietato o esista qualcosa tipo “Polizia Temporale” che me lo impedisca. Fossi in te, anche io chiederei più o meno le stesse cose. Ma io non sono te: ho qualche anno in più alle spalle. Non tantissimi, ma nemmeno pochi. Abbastanza, diciamo, da avere imparato che a sapere in anticipo come vanno a finire le cose, poi che gusto c’è? Noi li chiamiamo “spoiler”, ma lo imparerai.
Ti scrivo, invece, perché ho da dirti tre cose. Tre: non di più. Cose magari marginali, che non ti cambieranno la vita. Ma, anche lì, vai a sapere.

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La prima è una cosa che devi fare. Nello specifico, devi andare a recuperare quella tizia che ti piaceva e che, quando le raccontasti che avevi comprato il primo (rumorosissimo, ingombrantissimo, lentissimo) modem e iniziato a scrivere e discutere con la gente che frequentava le prime banche dati, e poi ancora che, al costo di una chiamata urbana, ti eri collegato alla biblioteca del MIT per scaricare un libro, ti guardò con quel tipico sguardo che si riserva a cose inanimate prive di alcun tipo di interesse (quello sguardo che ogni uomo conosce e sa tradurre con le seguenti esatte parole: “Anche se il mondo dovesse finire nel giro di quindici minuti, io non te la darò mai; fossimo l’ultima coppia rimasta sulla terra: mai; fossimo le ultime due molecole di universo rimaste a potersi incastrare per evitare allo spazio e al tempo di essere risucchiati dall’oscurità e dall’oblio: mai”). Quella che, non contenta, argomentò – questa volta per mezzo di vere parole: udibili, intendo -: “Io sinceramente non vedo perché bisognerebbe collegarsi con l’altro lato del pianeta per leggere qualcosa e, soprattutto, perché la gente dovrebbe iniziare a parlarsi tramite un computer”. Ce l’hai presente di sicuro: occhi azzurri, bionda ma di un biondo che – come dice quello lì che piace a te e continua a piacere a me – sembra non averne l’aria. Esatto, quella. Beh, dovresti provare a rintracciarla per comunicarle che il Gianluca Neri del futuro deve dirle una cosa. Una volta che l’avrai recuperata – e ti prego, preparandoti a quel momento, di esercitarti a scandire bene le singole lettere affinché quell’indimenticabile instante duri quanto più a lungo possibile e io possa godermelo in tutto il suo tripudio di consonanti miste a vocali – dovrai dirle questo: suca.

La seconda cosa è che, a un certo punto – ma non ora: molto più in là col tempo, quindi ti invito a continuare a divertirti e, anzi, ti prego di farlo, giusto per avere ancora qualcosa da raccontare agli amici il sabato sera – incontrerai una dai capelli rossi. Dammi retta, te lo dico per evitarti un sacco di menate e una stronza in particolare: è quella, quella giusta.

La terza è dovuta al fatto che mia madre – nostra madre – ha scelto, per Natale, di fare riversare in digitale tutte le pellicole e le VHS dei filmini di famiglia, da quando ho – abbiamo – imparato a camminare, fino agli ultimi viaggi con la famiglia. Una quantità egregia di Super8 e videocassette che coprono più o meno tutta la nostra infanzia e si fermano un momento prima che iniziassimo a trascorrere le vacanze con gli amici o, comunque, con persone nuove.
Il punto è che ieri seri sera li ho visti. Tutti. Su un bellissimo televisore ultrapiatto a 42 pollici e in HD che tu te lo sogni, per la cronaca.
Li ho visti e, appunto, ho sentito il bisogno di scriverti per dirti una cosa in particolare (esatto: è partito tutto con questa, poi ho aggiunto le altre due, già che c’ero). La cosa è che un certo punto ti metteranno in mano una cinepresa o una videocamera (comunque si chiami quell’aggeggio nel corso del tempo), e la cosa ti piacerà, oh, se ti piacerà. Da un certo momento in poi ti riterranno abbastanza grande e responsabile da poter maneggiare l’aggeggio in questione e diventare, sostanzialmente, quello all’interno della famiglia che è addetto a documentare i momenti importanti. E allora ti sbizzarrirai in effetti speciali, carrellate ardite, risalite e zoomate su qualsiasi inutilissimo e stronzissimo dettaglio di fiore / animale / tramonto / monumento / ruscelletto di montagna sembri a te esotico al momento della ripresa.
Caro, piccolo Gianluca Neri del passato, ricordi il viaggio a Parigi assieme alla tua famiglia? Ricordi Montparnasse? E l’Operà? Ricordi la Tour Eiffel illuminata di notte, gli Champs-Élysées e quando tu e tuo fratello siete per forza voluti andare al Père Lachaise vedere la tomba di Jim Morrison? Beh, ti svelo un segreto: sono trascorsi vent’anni e Parigi è ancora lì. Tutta quanta: Montparnasse, il Lido, gli scoppiati che si fanno le canne sulla tomba di Morrison, i tramonti sulla Senna e il cazzo di suonatore di organetto a che, secondo me, se vado a vedere, anche lui è ancora lì. Fra altri vent’anni saranno probabilmente tutti ancora sempre lì. È il mestiere di Parigi, se ci pensi, esserci ancora. E, giusto per non buttare miliardi in mappe inutili, anche quello di rimanere sempre lì. Le persone che erano con te in quell’occasione, invece, alcune no, non ci sono più.

P.S.: Ho mentito, un po’: il punto due te la cambia, la vita.

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5 Comments

  1. Caro Gianluca del passato, ricordati di essere sempre puntuale coi podcast quando sarai grande :D

    Scherzi a parte, pezzo bellissimo, complimenti.

  2. Wow, sarebbe fantastico poter dare consigli a se stesso, magari solo per non compiere futili errori… bravo Gianluca, post molto apprezzato!

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