Annudo so’ nato e annudo voglio murì

masaniello

KotiomninQuella notte di fine febbraio in cui l’Italia decise di non decidere, non scelse la sinistra e nemmeno scelse la destra. Forse scelse la protesta, non votando o votando compatta per le urla di piazza. Scelse tra il silenzio e la magia di Masaniello.

Di quell’eroe maledetto e sfortunato mi piace pensare una cosa: Masanielli non necessariamente si nasce; a volte si nasce popolani, a volte si nasce guitti ma non si nasce con il populismo nella pancia. Masanielli si diventa poi per amore del popolo, in buona fede. In un qualche modo, si sente la fame del popolo, la sua rabbia per l’esosità di regnanti avidi e irriconoscenti, e la si trasforma in oratoria veemente. Il popolano sventola la picca del populismo, il guitto la violenza del suo sarcasmo. Il popolano ghigliottina, il guitto irride. Il popolano diventa Masaniello perché gira tra il popolo, il guitto perché deve imbonire il popolo. E comunque, questo ha scelto l’Italia: tra destra e sinistra, tra centri con nomi diversi e differenti serietà, tra finti laureati e finti tecnici, finti benefattori e finti politici, l’Italia ha concesso la sua mano a Masaniello.

Ma Masaniello fu esigente ed arrogante, scelse i propri nemici tra gli amici e li mise a morte. Chiese rispetto teocratico, obbedienza cieca, sempre parlando a nome di un popolo che, nel mentre iniziava a lasciarlo. Si denudò, fece un discorso accorato – “Amice miei, popolo mio, gente: vuie ve credite ca io sò pazzo e forze avite raggione vuie: io sò pazze overamente” – e si rinchuse in un’abbazia, dove trovò morte per il tradimento degli amici. Morì, restituendo il suo regno a chi ne aveva esperienza di governo. Morì male, facendosi maschera triste di un destino comune ai corsari di una stagione.

Oggi che vedo consegnare le chiavi della giustizia a innominabili dagli armadi gonfi e che osservo i vincitori genuflettersi di fronte a ingombranti manichini di un vecchio re in disarmo; oggi che sento Masaniello inveire, pretendere, esigere, ordinare, penso solo al primo, unico, vero Masaniello, nudo e decapitato e ai vicerè vincitori. Perché, quando si sceglie quella maschera ribollente e triste, bisognerebbe sempre saperlo che se Masaniello non impara ad amare l’anima buona della politica, costringerà tutti a scendere a patti con quella dall’anima nera.

Perché, alla fine, i Masanielli passano e i Borboni purtroppo restano.

 (Carlo Turati)

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