TheClassifica # – La #sfida della #twittantemodernità @ la grigia #tecnica

#Itecnici. Gente che ha #voceincapitolo, cavolo. Ne sono tutti concordi, dalla #Bocconi @lle #banche, da #LaSapienza @l #CNR, dalla #Cattolica @lla #UE. Hanno #ititoli per cantare ed è #inutilelamentarsi se ciò che cantano non è fascinoso. Quindi, eccoli, #itecnici: Laurona Pausini (n.1), Michael #Bublè (n.4), Mario Biondi (n.5), #Giorgia (n.9), Andrea #Bocelli (n.10)… E quasi @ fare da collegamento tra i tecnici e noi – us, the people – metterei solo #Adele (n.2), che è un po’ lacrime e sangue (come tutte le cantanti unadinoi, nelle canzoni mugugna incessantemente @ l’ex che l’ha piantata), un po’ tecnica.

Io questa fissa per l’ugola (“Sentichevoce!”) non so bene #quandoècominciata, non lo saprei #direconprecisione. Ma posso dirlo con #confusione.

Non ho abbastanza #memoria degli #anni70 e fondamentalmente nessuna degli #anni60, ma direi che il fatto stesso che David Bowie, #LouReed, #BobDylan (e De Gregori e la Bertè e la #Pattipravo, se è per questo) siano diventati roba enorme, ci indica – lampeggiando – che in tali epoche ruggire e #gorgheggiare non era poi così cruciale. Non sto dicendo che fosse irrilevante, ovviamente: Aretha, Tina Turner, #JanisJoplin, Robert Plant, #FreddieMercury, Mina – insomma, che ve lo dico @ fare. Per non parlare di Sinatra o Ella Fitzgerald. No, evidentemente sto parlando di #unafase, tuttora in corso, in cui la voce si fa #pietrafilosofale in grado di mutare in oro ciò che per #natura non lo è. E zappando nei miei #ricordipersonali mi pare che sia stato nella seconda metà degli #anni80, dopo il #punk ma anche dopo il periodo multicolore di #DuranDuran e Madonna (@lla sapienza pop dei quali io ognor mi inchino – ma non sarebbero sopravvissuti @ lungo in un #pollaio) che la voce è diventato un valore in sé, capace di fare #tuttaladifferenzadelmondo. Sto pensando @ Whitney Houston, o @ figuri come Billy Ocean, che sarebbero stati poi seguiti da un #profluvio di dive e gaglioffi, giù per #unachinadesolante che passa per Mariah e Celine Dion, per i #NeriperCaso e i Quintorigo, per la Pausini e per Giorgia, per Bocelli e per Biondi – fino @ #XFactor, che premetto, per me è irresistibile da guardare (certo, senza Ruggeri è meglio) (certo, mi manca la #MaraMaionchi, ma che ci vogliamo fare, #laDeFilippi ha #soldi per tutti – ivi compresi dei poveri #giornalistimusicali bisognosi di vestitini firmati).

Però #XFactor è la #dittatura della voce, dell’esecuzione, della #tecnica. Sicuramente ha fatto del bene @The Giusy e @Noemi, ma queste hanno avuto buone canzoni. Non so quanto bene abbia fatto #peresempio @The Bastard Sons of Dioniso (new entry, n.71). Che sì, probabilmente, senza X Factor, non li avremmo mai sentiti nominare per quanto bravi. Ma ora scoperto che sono bravi, loro scoprono che in questo #paesone purista, la lettera scarlatta X è dura da portare se fai #rock.

In ogni caso, la #tecnica, come mostra la top 10, va @riempire il grande vuoto di questa #fasediassestamento. Quelli di #noi che #nonsisentonorappresentati, non vanno in cerca di avventure, ma di certezze: Coldplay al n.3, l’assurda raccolta dei #PinkFloyd al n.6, la miagolosa raccolta dei #R.E.M. al n.7, e il sanguinoso #live di Dolorimestruali Antonacci al n.8. Anche le indicazioni del mio #panel di facciamici mi sembra chiaro: quelli di #sinistra, rinsaldano la propria identità buttandosi sui #bigliettiperSpringsteen (cosa fai, vuoi perdertelo? Poi magari non torna più @ Italia per delle settimane intere!!) o sul film sugli #IntiIllimani – con buona pace dei cliché. Le #avanguardiecreative invece si catapultano sui biglietti per i #Radiohead. #Quellididestra mi sembrano alleggeriti, liberati da un peso, nessuno più li sta aggredendo per una #dichiarazionedellaSantanché, perciò se ne vanno @tutti quei posti dove prima non potevano andare, tipo i ristoranti slofùd.

Lasciano la top ten Negrita, Emma, #Marracash, Wish You Were @ Here. Non riesce @ entrarci la raccolta di Davide Van De Sfroos (n.14). I #Kasabian, reduci da una comparsata in Italia che ha suscitato #entusiasmo nell’ambientino, rialzano la testa e dal n. 85 salgono @n.49. Questo smentisce #unmioarticolo per il quale @lla Sony si sono un po’ adontati, perché scrivevo sostanzialmente che un gruppo che fa singoli come #Daysareforgotten forse non è realmente interessato a #venderepiùdischi: è contento così. Eccoli lì, invece, che impennano imperiosi, e vedono nel mirino certi #successitracotanti come Cattivi guagliuni dei 99 Posse (n.42) o Buongiorno @te di Luciano Pavarotti (n.32) – per quanto Acqua di Natale di Enzo Iacchetti (come la settimana scorsa, al n.24) sia un po’ #fuoriportata.

Non posso #chiudere senza dirvi dove si trova QUEL disco.

E’ tornato @ scendere. Dal n.65 al n.82.

E in proposito, mi pare giusto rievocare una frase usata da una collega (Chrissie Hynde, anni prima di diventare #rockstar) per descrivere Brianìno dal punto di vista della tecnica. “Il suo modo di cantare non è dissimile dal grido della lepre raggiunta da un colpo @ sedere”.

Si sa, i recensori sono degli #haters che stroncano per diventare #famosi.

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7 Comments

  1. Paolo, ma che fine hanno fatto quei “bei” dischi natalizi di una volta, con le ammucchiate di tizi che cantano Let them know it’s Xmas ? Perché non mettere i Bublè, i Biondi, i Pausini, i Giorgia tutti insieme a cantare quant’è bello Natale che siamo tutti più buoni? Ach, sono anni di totale individualismo!

  2. Lo ammetto, non ci ho capito nulla dopo le 5 righe.
    Il mio cervello si è rifiutato di continuare a leggere.

    E’ grave come cosa.

  3. Twitter è il male assoluto, e io che avevo paura di facebook.
    Parlando dei “tecnici”, la Tecnica invece non è il male assoluto quando è al servizio della creatività. Per dire Demetrio Stratos, che di tecnica ne aveva a iosa, non la utilizzava per mettersi in mostra ma per esplorare territori. Il confine non è tra tecnici e di pancia. Ma tra esibizionisti e livingstone(s).

  4. Servizio di pubblica utilita’ per i #Fandimadeddu ma #Hatersditwitter (segue testo decrittato):

    Itecnici. Gente che ha voceincapitolo, cavolo. Ne sono tutti concordi, dalla Bocconi alle banche, da LaSapienza al CNR, dalla Cattolica alla UE. Hanno ititoli per cantare ed è inutilelamentarsi se ciò che cantano non è fascinoso. Quindi, eccoli, itecnici: Laurona Pausini (n.1), Michael Bublè (n.4), Mario Biondi (n.5), Giorgia (n.9), Andrea Bocelli (n.10)… E quasi a fare da collegamento tra i tecnici e noi – us, the people – metterei solo Adele (n.2), che è un po’ lacrime e sangue (come tutte le cantanti unadinoi, nelle canzoni mugugna incessantemente a l’ex che l’ha piantata), un po’ tecnica.
    Io questa fissa per l’ugola (“Sentichevoce!”) non so bene quandoècominciata, non lo saprei direconprecisione. Ma posso dirlo con confusione.
    Non ho abbastanza memoria degli anni70 e fondamentalmente nessuna degli anni60, ma direi che il fatto stesso che David Bowie, LouReed, BobDylan (e De Gregori e la Bertè e la Pattipravo, se è per questo) siano diventati roba enorme, ci indica – lampeggiando – che in tali epoche ruggire e gorgheggiare non era poi così cruciale. Non sto dicendo che fosse irrilevante, ovviamente: Aretha, Tina Turner, JanisJoplin, Robert Plant, FreddieMercury, Mina – insomma, che ve lo dico a fare. Per non parlare di Sinatra o Ella Fitzgerald. No, evidentemente sto parlando di unafase, tuttora in corso, in cui la voce si fa pietrafilosofale in grado di mutare in oro ciò che per natura non lo è. E zappando nei miei ricordipersonali mi pare che sia stato nella seconda metà degli anni80, dopo il punk ma anche dopo il periodo multicolore di DuranDuran e Madonna (alla sapienza pop dei quali io ognor mi inchino – ma non sarebbero sopravvissuti a lungo in un pollaio) che la voce è diventato un valore in sé, capace di fare tuttaladifferenzadelmondo. Sto pensando a Whitney Houston, o a figuri come Billy Ocean, che sarebbero stati poi seguiti da un profluvio di dive e gaglioffi, giù per unachinadesolante che passa per Mariah e Celine Dion, per i NeriperCaso e i Quintorigo, per la Pausini e per Giorgia, per Bocelli e per Biondi – fino a XFactor, che premetto, per me è irresistibile da guardare (certo, senza Ruggeri è meglio) (certo, mi manca la MaraMaionchi, ma che ci vogliamo fare, laDeFilippi ha soldi per tutti – ivi compresi dei poveri giornalistimusicali bisognosi di vestitini firmati).
    Però XFactor è la dittatura della voce, dell’esecuzione, della tecnica. Sicuramente ha fatto del bene aThe Giusy e aNoemi, ma queste hanno avuto buone canzoni. Non so quanto bene abbia fatto peresempio aThe Bastard Sons of Dioniso (new entry, n.71). Che sì, probabilmente, senza X Factor, non li avremmo mai sentiti nominare per quanto bravi. Ma ora scoperto che sono bravi, loro scoprono che in questo paesone purista, la lettera scarlatta X è dura da portare se fai rock.
    In ogni caso, la tecnica, come mostra la top 10, va ariempire il grande vuoto di questa fasediassestamento. Quelli di noi che nonsisentonorappresentati, non vanno in cerca di avventure, ma di certezze: Coldplay al n.3, l’assurda raccolta dei PinkFloyd al n.6, la miagolosa raccolta dei R.E.M. al n.7, e il sanguinoso live di Dolorimestruali Antonacci al n.8. Anche le indicazioni del mio panel di facciamici mi sembra chiaro: quelli di sinistra, rinsaldano la propria identità buttandosi sui bigliettiperSpringsteen (cosa fai, vuoi perdertelo? Poi magari non torna più a Italia per delle settimane intere!!) o sul film sugli IntiIllimani – con buona pace dei cliché. Le avanguardiecreative invece si catapultano sui biglietti per i Radiohead. Quellididestra mi sembrano alleggeriti, liberati da un peso, nessuno più li sta aggredendo per una dichiarazionedellaSantanché, perciò se ne vanno atutti quei posti dove prima non potevano andare, tipo i ristoranti slofùd.
    Lasciano la top ten Negrita, Emma, Marracash, Wish You Were a Here. Non riesce a entrarci la raccolta di Davide Van De Sfroos (n.14). I Kasabian, reduci da una comparsata in Italia che ha suscitato entusiasmo nell’ambientino, rialzano la testa e dal n. 85 salgono an.49. Questo smentisce unmioarticolo per il quale alla Sony si sono un po’ adontati, perché scrivevo sostanzialmente che un gruppo che fa singoli come Daysareforgotten forse non è realmente interessato a venderepiùdischi: è contento così. Eccoli lì, invece, che impennano imperiosi, e vedono nel mirino certi successitracotanti come Cattivi guagliuni dei 99 Posse (n.42) o Buongiorno ate di Luciano Pavarotti (n.32) – per quanto Acqua di Natale di Enzo Iacchetti (come la settimana scorsa, al n.24) sia un po’ fuoriportata.
    Non posso chiudere senza dirvi dove si trova QUEL disco.
    E’ tornato a scendere. Dal n.65 al n.82.
    E in proposito, mi pare giusto rievocare una frase usata da una collega (Chrissie Hynde, anni prima di diventare rockstar) per descrivere Brianìno dal punto di vista della tecnica. “Il suo modo di cantare non è dissimile dal grido della lepre raggiunta da un colpo a sedere”.
    Si sa, i recensori sono degli haters che stroncano per diventare famosi.

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