TheClassifica 9mbre – Della gioventù che scalcetta

E dopo mesi di nientediché, ecco di botto la pioggia a secchiate: le uscite natalizie, tutte nella stessa settimana. Tutte in top ten o quasi, a sottolineare quanto fosse stagnante l’acqua nelle settimane precedenti. E dunque, eccomi attorniato da Coldplay e Negrita, DoloriMestruali Antonacci e, sniff, Grignani; Tom Waits nonché, last but least (least, indeed) il disco natalizio di Michael Bublè (numero 9) (…la gente si è comprata lo stramaledetto disco di Natale di questo buffone due mesi prima di Natale, riuscite a crederci?) (beh, “la gente”, ‘nsomma) (diciamo che trecento persone lo hanno comprato, e tanto basta per andare al n.9 in Italia) (forse i Radicali dovrebbero fare un disco, invece che un partito).

Ma mica è finita, veh. In top 20 ci sono altre due nuove uscite: i 99 Posse (n.13) e la raccolta di Sting (ehi, finalmente ne ha pubblicata un’altra!) (per ora è solo al n.16, ma sono pessimista: salirà). Escono dalla top 10 Noel Gallagher, col suo disco di cover degli Oasis

(…giusto per farmi mandare ulteriormente affanculo dai fan) (il bello è che io amo il mio amico Noel, è il fratello che avrei sempre voluto) (giusto per farmi mandare ulteriormente affanculo anche da mio fratello) (ma anche quando scrivo dei peana su di lui e gli Oasis, i fan, che sono come Liam, mi mandano affanculo) (quindi ora voglio verificare se i fan di Noel sono come Liam) (questo sarebbe interessante)

ed escono dalla top ten anche i Red Hot Chili Peppers, Ih Vah Noh Foh Ssah Tiih (volesse Iddio), i Modà (E ALLORA!!! Caroselli per le strade, fate carezze ai vostri bambini e dite loro che la carezza è la mia, baciate una ragazza e ditele che la sto baciando io), Marco Mengoni e infine, evanescenti (ahaha) gli Evanescence (dal n.7 al n.21).

Rispetto alla settimana precedente, resiste nell’aurea diecina solo quella gioventù indignada col proprio cognome: Adele (n.3), Jovanotti (n.6), Giorgia (n.8), Emma (n.10).

Sei dischi nuovi in top ten sono talmente tanti che mi sento in dovere di parlare di musica, invece che dell’autunno del nostro malcontento. E mi sentirei in dovere di iniziare dai Coldplay, visto che sono al n.1, ma anche al n.29 (Viva la vida), al n.37 (X&Y), al n.39 (A rush of blood to the head).

Invece no, perché comunque ho iniziato da Bublè – quindi risalgo, salmone di me stesso, la top 10. E incontro Tom Waits al n.7. Invero, ero sicuro che avrebbe fatto l’ennesimo disco tutto barriti e lagne imbriache (leggi: “l’ennesima opera di struggente poesia”). Invece Bad as me è così buono che sospetto che abbia aperto l’armadietto del ripostiglio, tirato fuori un po’ di vecchi nastri, e abbia lavorato su quelli: persino la voce è quella dei tempi migliori. Nella Mia Umile Opinione, uno dei suoi tre dischi più belli, ever. Anche per questo, mi aspettavo che vendesse qualcosina di più.

Ma se penso anche al n.26 cui è precipitato Peter Gabriel (che se lo merita, ma questo è un altro discorso), o il n.44 della nuova cosmogonia oligofrenica di Bjork, inizio a sospettare che a tanto ammòre manifestato dalle élite degli ascoltatori di musica, i palatifini che ogni due per tre piazzano il video ispirante degli Artisti Inarrivabili e Indiscussi su facebook, ecco, a tanto ammòre viscerale poi corrisponde un portafogli ben chiuso, che viene aperto assai più volentieri per vedere qualche film supponente presentato a mostre inutili. Quindi, abbiamo un bel propugnare nobili istanze e fantasticherie, ma poi al momento decisivo i bruti hanno le idee molto più chiare di noi e mandano al n.5 Gianluca Grignani.

Posso dir male di Grignani? Boh. Tanto, a lui, che gli frega. Ho come la sensazione che sulla sua lapide ci sarà scritto: “So di aver fatto cose terribili. Ma oltre a ciò, ho fatto anche della musica – e Dio mi perdoni per essa”. Grignani è l’unico che mi fa pensare che se fossi un bambino cattivo potrei ricevere un regalo peggiore sia del carbone che del disco di Biagio Antonacci (n.4). Anche perché a me il vecchio DoloriMestruali, alla fine infonde sempre un terso senso di speranza: quando una volta al mese posa nudo per Vanity Fair, confido che prenda freddo al pancino e venga preso da orribili spasmi intestinali (…e le sue prestazioni vocali rendono la mia ipotesi affatto peregrina). Per il presente disco si è esibito al Colosseo – ah, dove sono le tigri e i leoni quando servono.

Adele lascia la n.1 (ma ho la sensazione che sotto Natale potrebbe tornare a prendersela), e al n.2 ci sono i Negrita con Dannato vivere.

Io ho una certa stima di Pau, se non altro per il fatto che è uno che picchia i giornalisti musicali – se mi desse una voce, io potrei anche raggiungerlo e tenerglieli fermi. E secondo me i Negrita, che negli anni 90 mi suscitavano un levigato fastidio, negli ultimi 10 anni ci hanno azzeccato più dei Litfiba, separati o matrimoniali che fossero. Sì, lo so cosa pensate, ma non si può neanche pretendere: stiamo in quel campionato lì, io non chiedo un calcio spettacolare a chi gioca a baseball (…è mattina, è novembre, è grigio e non mi vengono metafore più chic). Premesso questo, il loro disco mi torna strano. Intimista, sentimentale. Pieno dei cliché sulla strada e la vita di corsa – si corre un casino, nei dischi dei Negrita – ma ogni tanto percorso da qualche sussulto. Che vi posso dire, non so nemmeno bene cosa pensare dell’acquirente dei Negrita. Me lo vedo un po’ come un rocker di provincia, tipo il Vasco Rossi di Fegato spappolato. E non lo dico con spocchia: ho passato un quarto della mia vita in provincia (e che provincia) e il rock italiano è provincialissimo, non è mai stato un rock urbano – tant’è che il primo gruppo rock a San Siro sono stati i Negramaro. La metropoli, la città europea ci ha dato Grignani e Antonacci, e quindi, “De che stamo a parla’?”, come dicono nell’Urbe.

E arriviamo alfine ai numeri uno.

Io per i Coldplay ho personalmente un debole. Intanto, perché se pensate che sia facile oggi fare pop popolare, vi ricordo che da noi qui le radio passano i Modà (e quindi, ancora, “De che stamo a parla’?”). Poi, perché Amsterdam ebbe a togliermi il fiato, e sono anni che respiro un po’ male. E infine sono vieppiù persuaso che Chris Martin sia la migliore espressione possibile dell’uomo di inizio secolo, smarrito e con tanta voglia di chiudere gli occhi e mormorare “Wooh-oooh!!!”

Su Mylo Xyloto i cannoni erano puntati già tre mesi prima che uscisse, come se in produzione non comparisse il nome di Brianìno.

(il cui My life in the bush of ghosts incidentalmente precipita di colpo dal n.46, dove è stato sostanzialmente per 4 mesi, al n.81) (forse a causa delle ben 21 new entries di questa settimana, che hanno un po’ incasinato i numeri della tombola)

Nella Mia Umile Opinione il MyloXylo è un mezzo disco, ricoperto di un bel po’ di glassa pop che ingrassa solo a guardarla – ma ci sono delle canzoni ragguardevoli che vengono fuori alla distanza (ve ne sciorino due: Major minus e Us against the world). Poi, se c’è tanta voglia di una next big thing, viva. Perché verrà, sì, verrà. Ma chi? Chi ci porterà fuori dalle secche? Dente (n.61)? Alessandra Amoroso (in uscita il 5 dicembre)? Antonello Venditti (in uscita a fine novembre)? Sogno n.1, un omaggio alla voce e alle canzoni di Fabrizio De André della London Symphony Orchestra diretta dal produttore inglese Geoff Westley (in uscita, mi dice il comunicato, il 22 novembre?) Il nuovo Black Keys? Troppo ruvido. Il nuovo Florence & the Machine? Troppo brughiero. Il disco di Lou Reed coi Metallica? Oh, per PIACERE. Il disco degli Snow Patrol? Troppo, troppo, troppo… zzzzz…

Come dicono tutti per sembrare intelligenti, non c’è un’opposizione. E quindi ve lo dico anch’io. Sarò mica l’unico pistola.

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15 Comments

  1. Fantastico. Più la musica diventa irrilevante, più tu diventi rilevante. C’è dietro un evidente lezione.

  2. L’excerpt su Grignani e Biagio è da antologia.
    Su Noel che dire, cosa vuoi che pubblichi ormai? Era per me un “dotato” (non in QUEL senso) ma temo che ormai abbia dato veramente tutto (non in QUEL senso). Comunque senza il fratello scemo vale meno anche lui, a conferma che la sinergia non è un’opinione.

  3. se qualcuno avesse preso il numero di targa a suo tempo forse ora ci risarcirebbero per biagio antonacci & co. (oh, a me le vibrazioni non è che dispiacciano).E queste derive uroniche forse non sarebbero state l’unica opzione

  4. >E infine sono vieppiù persuaso che Chris Martin sia la migliore espressione possibile dell’uomo di inizio secolo, smarrito e con tanta voglia di chiudere gli occhi e mormorare “Wooh-oooh!!!”'<

    ihhh ihhh ihhh
    anzi
    wooh wooh wooh

    Ma davvero Tommaso Attende ha fatto un bel disco? Io l'avevo ormai mollato e perso all'orizzonte… metto mano al portafogli (non il mio, s'intende)?

  5. Riso. Ce n’era bisogno. L’ezione. Grazie. Punto.

    Un solo grido: BrianIIIIIIIIIIIIIInooooOOO!

  6. secondo me la next big thing non sarà ROCK, sarà OLTRE IL ROCK.

    quindi ologrammi, sesso virtuale, macchine che volano e lacrime nella pioggia.

    Ma Brianino sarà sempre li con noi.

  7. Prima di tutto aggiustate i feed che rischiavo i perdermi questo mitico the classifica!!!
    E poi ti faccio notare che digrigni contro Grignani senza argomentare…

  8. Gabriella Carlucci. Quando se ne va Gabriella Carlucci, è giusto che il sogno finisca. Perché lei, in fondo, era il Miracolo Italiano. E quindi, cosa vi aspettate da me? Che dopo 10 commenti venga qui a controcommentare, come sempre? Sono così prevedibile?
    (sì)

    @DiamondDog: vero, a Noel manca Liam. Per la voce (Nella Mia Umile Opinione non rende giustizia ai suoi pezzi, forse con la sola eccezione di Fade away, che credo sia nota solo a me e ai fan degli Oasis, che sono amici che saluto) ma anche per il senso di minaccia, di sfida. C’è qualcosa tipo il Signore di Ballantrae di Stevenson, tra quei due. Potrebbe essere interessante il disco elettronico che ha minacciato di fare – forse avrebbe dovuto frequentare più Goldie e i Chemical Brothers invece che Paul Weller – senza offesa, anzi Paul è un amico, che saluto;

    @diamonds: no, vecchio mio, non posso seguirti fin lì: Le Vibrazioni vivono in un mondo tutto loro, tutto vibrato, nel quale io non mi ritrovo per niente. E visto che nel dopoBerlusconi bisognerà pure accusare qualcuno dei mali del mondo, io accuso Coso (sì, capito chi – Coso delle Vibrazioni) di aver preparato il terreno ai languori vocali di Negramaro e Modà;

    @luca: sì, è lei, il suo nuovo singolo si intitola “Riforme subito”;

    @Francesco: sì, lo sappiamo, ma ci piace che tu persista nel venire qui a comunicarcelo, scellerando il tuo tempo prezioso nonostante la Grandezza con la G maiuscola diuturnamente ti reclami;

    @Pietro: non sono responsabile del tuo portafogli, nè del tuo marsupio, borsello, zainetto, borsa del pallone – però raramente capita che un 60enne si dimostri all’altezza della sua fama. Oh, non ce l’ho coi sessantenni, eh, – anzi, sono amici che saluto.

    @Bicio: non farlo mai più, avevo letto L’erezione;

    @trecool: è possibile. Ma allora chi andremo a intervistare?

    @Randolph Carter: se ti aspetti che io sappia aggiustare i feed o che abbia voce in capitolo su macchianera, che è un amico che saluto, sbagli di grosso. Comunque, l’hai voluto tu, argomenterò contro Grignani:

    Io vado via perché tu sai, a me, quel che sei non l’hai raccontato mai, ed ora mi è più chiaro che
    sei tu che giochi con me. E poi vado via perché bella come sei cambierei un’altra volta idea. E poi piangevo solo io, un ciao dentro un addio. Ma va bene così , me ne vado perché io, io con te, io mi arrendo. Ma ricorda anche tu, chi ci perde di più, sai, sei tu, perché io non pretendo. E soffrirò, ma che vuoi, prima o poi tutti quanti ci passano lo sai, e quello che rimane dell’oblio è un ciao dentro un addio. Ma va bene così, me ne vado perché io, io con te, io mi arrendo ma ricorda anche tu, chi ci perde di più sai sei tu perché io non pretendo. Ma va bene così, me ne vado perché io senza te, io risplendo.
    Non si può stare qui a star male così.
    Non si può, anche se sto soffrendo. E anche se, senza te, sai, è tremendo.

    …e Randolph, sai, io non è che, sai, ce l’ho con Grignani, sai, per questo testo, sai. No, sai: c’è in giro di peggio, sai. Con Grignani – che è un amico, e approfitto per salutarlo – ce l’ho, lo sai, per questo:

    “Per arrivare a scrivere Un ciao dentro a un addio ho letto molto Montale, Ossi di seppia in particolare”.

    (detto questo, credo abbiate bisogno di un po’ di silenzio, quindi vi saluto – essendo voi degli amici)

  9. Dopo una decina d’ore di assestamento sono riuscito a metabolizzare la citazione di grignani….oddio dai dicci che l’ha detta celiando. Anche se da chi osò sfidare l’alta quota (“il falco va senza catene vola più in alto sa che conviene”) non c’è da meravigliarsi di nulla.

  10. Ho sghignazzato tutto il tempo.
    Poi mi hai fatto scoprire che sta per uscire un nuovo disco di Alessandra Amoroso e adesso sono triste.
    Ma magari è una falsa notizia messa in giro per far impazzire la borsa.
    Io ci conto.

  11. Non ho capito perché ce l’hai col povero Peter Gabriel :)
    Forse perché non è più quel ragazzino geniale che ha sfornato capolavori su capolavori coi Genesis?

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