
Un amico - uno dei pochi tra quelli che sai che ricorderai per sempre - oggi ha compiuto cinquant’anni e ha scritto parole in grado di commuovere foss’anche stato uno sconosciuto.
Io ho tanto per cui ringraziarlo, e fargli gli auguri qui riportando quelle parole è – davvero – il meno che posso fare.
Ciao. Ho cinquant’anni. Ho fatto alcune cose di cui vado fiero, altre meno. Fin qui non ho avuto molti amici e dubito che da ora in avanti cresceranno, ma alcuni sono stati fantastici e mi impegno ogni giorno per tenerli sempre con me. Ho anche perso un sacco di tempo con persone per cui non ne valeva assolutamente la pena. Disegno tutti i giorni, ma non mi brucia alcun sacro fuoco. Anzi, se economicamente potessi permettermelo, probabilmente non farei un tubo. Sono stato da entrambi i lati di svariate barricate, non trovandomi perfettamente a mio agio in nessuno di essi. Ma almeno in due o tre imprese a cui ho partecipato fin qui, mi sono divertito un sacco. Ho una quota davvero modesta di rimorsi e quasi irrilevante di rimpianti. Alcune delle entità e dei mondi di cui mi sono innamorato da ragazzo li amo teneramente ancora oggi. Piango spesso, più per cose bellissime che per quelle brutte. Mi commuovono molto i sogni delle generazioni. Riesco ancora ad illudermi e quindi posso provare ancora vitalissime delusioni. Vorrei andare sempre in bici e a piedi, vorrei una casa a Londra, un giardino grande, vorrei portare tutte le mie ragazze/o in giro per il mondo. Vorrei svegliarmi ed essere in un Paese che ha voglia di essere civile. Vorrei essere capace di lasciarmi andare di più e di guidare in montagna. Vorrei più tempo solo con mia moglie. Vorrei vivere abbastanza per vedere cosa combineranno quelle incredibili persone che ho generato assieme a Lia, anzi, lo vedrò comunque. Ho conservato un miliardo di foto, un milione di frammenti palpitanti di palcoscenici, viaggi, brindisi, redazioni, notti con la luce della mia lampada da tavolo e telefonate. Ho vissuto quattro nascite fra le mura della mia casa. Sono pronto per il secondo tempo. Prima che la pellicola riparta, vorrei ringraziare chi ha avuto voglia di lasciare qui i suoi auguri. La Rete ho contribuito anch’io a farla e oggi sembra quasi che mi abbia voluto ringraziare, regalandomi centinaia di “Buon Compleanno”. Grazie, lo dico sorridendo davvero.
Come previsto, Amy Winehouse va al n.1 in Italia. Back to black, anno 2006 – 20,90 euro alla cassa (Feltrinelli, Milano) – finalmente va al potere. Laddove Frank, del 2003, va al n.7.
Cosa faccio, commento? Lo volete davvero? Che vi devo dire, a me viene più da sedermi comodo e contemplare la scena bevendo una gassosa con la menta.
Poi, mi toccherebbe pure – come da tradizione di questa rubrica – spiegare in cosa l’attuale n.1 è come Berlusconi. Ma anche qui, mi pare onestamente di tirare un rigore in una porta vuota e larga nove chilometri e col terreno in discesa e il vento a favore e (…può bastare, dai).
Al n.2, MiticoVasco. Che con Amy, è il n.1 dell’estate. Con buona pace dei comunicati stampa con cui l’ufficio stampa di MiticoLiga inonda il Paese sulla hit parade ricolma dei suoi dischi in svendita (il primo dei quali, al n.9). E con buona pace di tutti quelli che oggi fanno gli sdegnosi con Blasco dicendo che è fulminato. A seguire, casistica.
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