TheClassifica 135 – La rubrica che se ne frega. Di tutto, sì

La casa di Cogne, il casale di Avetrana, la casa di Montecarlo, la casa di Antigua, la Casa 69 dei Negramaro. Mmmh. Un popolo che ci tiene alle case, evidentemente – tranne quella del Moralista, e vorrei pure vedere. Sicché uno non può fare a meno di chiedersi… Chissà.

Chissà se fosse rimasto aggrappato alla Casa delle Libertà. Sì, prima di preferirle il Popolo delle Libertà – che sciocchezza! Voi su chi investireste, sulla casa o sul popolo? Nemmeno da chiedere, vero? Strano errore – da un palazzinaro come lui, poi. Che poi, ve la ricordate la Casa delle Libertà? Che bei tempi. Sette partiti fondatori – FI, AN, LN, CCD, CDU, NPSI, PRI… Uno schiaffo alla partitocrazia e agli inciuci da Prima Repubblica. E col tempo, l’appoggio di Democrazia Cristiana per le Autonomie (Rotondi), Alternativa Sociale (Mussolini), Fiamma (Romagnoli), La Destra (Storace), Riformatori Liberali (Della Vedova), Movimento per l’Autonomia (Lombardo), Partito Liberale Italiano, Pensionati Uniti, No Euro, Liberal Sgarbi, SOS Italia, Italia Di Nuovo (…il sequel), Partito Sardo d’Azione, Patto Cristiano Esteso, Verdi Verdi (questi qui non me li ricordavo ma di certo dovevano essere interessanti). Tutta gente che credeva in un’idea – no, non una ciascuno: un’unica, grande idea. Ovvero: “Beh, vedrai che ce ne sarà anche per noi”. E perbacco, se è stato così. Ah, me lasso, noi tutti lassi. E ora, che sarà di noi?

Che sarà di questa rubrica, qualora Berlusconi (m’agghiado solo a pensarlo) non dovesse essere più il n.1? Vi rendete conto della debolezza intrinseca di proclami tipo “I Negramaro sono come Fini perché…”, “Zucchero, al n.2, è come Casini perché…” I Take That, n.3, sono come Rutelli, infatti…”

Quest’ultima a dire il vero suona benino. In fondo Rutelli è come i Take That perché è anche lui un ricco bellimbusto che d’accordo, lo sappiamo che non potrebbe mai fare un vero lavoro nella vita – ma in fin dei conti mette di buonumore; e poi ha il gradimento delle babbione, Palombelli in testa. Peraltro, piaccia o no, i Take That sono insieme ai Negramaro il palpito di gioventù di una top ten che torna ad alzare l’età media: Natale incombe con tutto il suo furore e i duri iniziano a giocare, tra pochi giorni ci sarà il 30ennale della morte di John Lennon e immagino che la sua ennesima raccolta smetterà di languire al n.88. Nel frattempo nella prima diecina trovano posto al n.4 Dalla & De Gregori con un disco per il quale non ci sono aggettivi, e forse nemmeno avverbi (…potrei provare con delle interiezioni) (“Uh”).

Al n.5, Renato Zero. Ho cercato di capire cosa pensano i fans dei guai col fisco di Renato, ma per entrare nella sua community ci vuole la password, proprio come per accedere al suo conto a Montecarlo. L’unica cosa che ho appreso è che Renato per due sabati consecutivi sarà protagonista della prima serata di Canale 5, il 18 con Sei Zero e sabato 11 ospite di Io canto – laddove a proposito dei due milioni di euro (tutti gli zeri del mondo, indeed) di quel conto sospetto, davanti al magistrato non ha cantato ma si è avvalso della facoltà di non rispondere, quindi sorcini, presto!, mandate tanti soldi per Fonopoli, prima che vada in Frigione, senza passare dal Fia.

Al n.6, seconda new entry dopo i Take That, Pino Daniele, con un disco in cui reinterpreta i suoi pezzi più famosi e duetta con Mina e Mario Biondi. Bella, Pino: una vena creativa inestinguibile, la tua.

Al n.7, Francesco Renga, ultima di tre new entry che scacciano dalla top ten Bruce Springsteen, Paolo Conte, Carmen Consoli. Falliscono viceversa l’ingresso nella parte nobile della classifica Pierdavide Carone, amico di Amici (n.13), Marlene Kuntz, al n.18 con il loro album Ricoveri virtuali e sexy solitudini (…un titolo così stupidamente pomposo, nemmeno Enrico Brizzi).

Entrano solo al n.37 My Chemical Romance (non a caso, a me il disco è piaciuto). Comunque, cosa vi stavo dicendo di Francesco Renga? Niente – andiamo, cosa potrei dire di Francesco Renga?

Al n.8, Alessandra Amoroso, che è presente anche giù in fondo, al n.95 con Senza nuvole, il disco da più tempo in classifica con 62 settimane di permanenza… Sì, era un giro di parole per dirvi che e dai e dai, Alla mia età di Tiziano Ferro ci ha lasciati dopo oltre due anni (106 settimane). Con una permanenza molto minore, sono usciti anche Paola & Chiara (due settimane), Bryan Ferry (quattro settimane), Club Dogo (dieci settimane). Tiromancino, il cui album L’essenziale, registrato tra Roma e Los Angeles, era uscito dalle prime 100 posizioni dopo sole due settimane, continua a starne fuori. La gente proprio non ha gusto, vero?

Shakira invece resiste al n.9, sudamericana in una top ten senza nordamericani – vedi che Obama non funziona; Reagan, lui sì che dominava le hit parade. Infine, al n.10, la raccolta di Nek.

Entra solo al n.54 Cristina D’Avena con Natale con Cristina. Se digitate su google il suo nome seguito da “ninfomane”, ottenete 10.500 risultati.

Chiuderei qui.

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18 Comments

  1. “Marlene Kuntz, al n.18 con il loro album Ricoveri virtuali e sexy solitudini (…un titolo così stupidamente pomposo, nemmeno Enrico Brizzi).”

    amami, ti prego, impazzirò per te.

  2. Proprio oggi pensavo con nostalgia a quelli del “No Euro” . Li avevo sentiti parlare in tv durante l’ultima campagna elettorale e mi avevano fatto tanta tenerezza…..
    Sarà ancora possibile adottarne uno o nel frattempo si saranno estinti?

  3. “…mandate tanti soldi per Fonopoli, prima che vada in Frigione, senza passare dal Fia…”
    mi è risalita la polenta di mezzogiorno, ‘tacci tua.

  4. ‘Se digitate su google il suo nome seguito da “ninfomane”, ottenete 10.500 risultati.’

    In effetti da giovane avevo questo sogno ricorrente, trombarmi la Cristina a 90 mentre lei cantava tutte le sigle dei cartoni animati… iniziando con oh- oooh-oh-oh-ooooohhh-occhi di gatto. Stanotte invece ho sognato che ero in metropolitana.

  5. Madeddu,
    sei impagabile… la chiusura è meravigliosa e mi ha spinto a fare l’esperimento su Google (si può essere più scemi?)

    beh, però ho ottenuto solo 2.940 risultati (il mio google sarà più casto?); in compenso se digitate il nome di paola binetti seguito da ninfomane ottenete 2580 risultati…
    sicuramente ciò vuol dire qualcosa, ma io non so cosa

  6. Ti addolora il titolo dei Marlene Kuntz? E l’album del 1995 di Baglioni, “Io sono qui – tra le ultime parole d’addio e quando va la musica”, allora? Mi spiace per i Tiromancino, stimo intellettualmente Zampaglione, però, però… sempre ‘sta zuppetta minimalista con la vocina da chierichetto assonnato… ennàmo… Su Renato Zero nessuno stupore, ho auricolato coi miei medesimi padiglioni gente adolescente liquidare il debituccio col fisco di Valentino Rossi chiosando: “Eh, vabbe’, se ne parla perché l’hanno beccato, sennò…comunque resta un grande”. Sicché…
    (P.S.: mi devi una ricarica del cellulare: visto che avevo ragione sui Take That? Giù Scanu, su loro….).
    (P.P.S.: digitando su google “Cristina D’Avena” e “Lago dei Cigni” si ottengono 3940 risultati)

  7. Tra due commenti il Madeddu risponderà e quindi parliamo dei veri numeri:
    Google Cristina d’Avena + Paolo Madeddu = 51.600 risultati (in 0,23 sec)

    Roba che i dossier di Feltri in confronto sono un sms.

  8. Anche Pierdavide Carone è “un nome così stupidamente pomposo, nemmeno Enrico Brizzi.”, comunque.
    Pure io ho fatto la mia ricerca sociologica, con i seguenti (deludenti) risultati:

    “Take That bellimbusti” 13.200 risultati
    “Rutelli bellimbusto” 1.580 risultati

  9. Bel tema quello dei titoli “impossibili” mi ricordo il nientepopodimeno che “INTRODUCING THE HARDLINE ACCORDING TO (TERENCE TRENT D’ARBY)”.
    Mai capito che caspita volesse dire, però il disco era eccellente.
    PS E lassa perde renatino……porello lui ci amaaaaaaaaaaaaa.

  10. Voi commentate, io rispondo – la solita, vana manfrina.

    @Stone: anch’io. Forse però il loro target, arrendevole per definizione, s’è arreso.
    @Gianni Nardo: Ehm.
    @Viscontessa: forse dovrebbero ripresentarsi con il nome NEURO.
    @Partyb: a dieta, sì?
    @Pietro: interessante. Dove stavi andando?
    @chartitalia: a me sono giunte precise voci su Cristina D’Avena – fossero vere, sarebbe bello. A te sono giunte precise voci sulla Binetti? Fossero vere, sarebbe brutto.
    @Shengo: E con “L’uccello di fuoco” come è messa?
    @Broono: maledetto wikileaks.
    @IcoFeder: Mmh. “Paolo Madeddu nudo con Cristina D’Avena”, quante?
    @Ferro: Sono deluso anch’io. Anche dividendo il numero per cinque, è sempre una sconfitta schiacciante. Eppure sono sicuro che in un public debate con Mark Owen e Gary Barlow, avrebbe più di una chance. Con gli altri tre, ovvio che no.
    @DiamondDog: Ho paura che la madre di tutti i brutti titoli, in Italia, sia Umanamente Uomo: il Sogno. Anche se ho un ricordo lontano e lovecraftianamente opprimente di “…e in quel momento, entrando in un teatro vuoto, un pomeriggio vestito di bianco, mi tolgo la giacca, accendo le luci e sul palco m’invento…Gianni Togni”.
    PS
    In zona medaglia, gagliardo sprint tra Rane Supreme ed Elettromacumba.

  11. Per un mero calcolo delle probabilità direi che almeno 3000 copie sono state vendute dell’album “sexy ricoveri” dei marlene kuntz.é sempre per un banale calcolo matematico,penso che esponenzialmente almeno 3000000 persone hanno fruito del album.Consideriamo che poi il solo singolo ha 19800 visualizzazioni il discorso si fa kepleriano…Penso che sia un gran bell’Album,Dove critica e schiettezza sono impastati coni eleganza raffinata e gusto naif (come le camicie di Godano):Non Penso che il target si sia arreso,anzi è più cospicuo di quello che si pensi (18simi è pure sempre davanti a cristina d’aveno) e forse resisterà alle intemperie come tutte le cose belle.Mi auguro come inception che almeno siano riusciti a seminare un idea (Come Anima Salva) in almeno 100 zucche vuote (per quelle piene non c’è nulla da fare,ahinoi)Sarebbe un Risultato Spettacolare

  12. sui Marlene: il titolo fa veramente pietà,ma l’album è bello. Il migliore dai tempi di “Senza Peso”.

  13. un attimo, lo devo ascoltare? no perche m’ero fermato a Che cosa vedi, e a “La canzone che scrivo per te” volevo morire.

    Ditemi che c’è ancora speranza.

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