Ridere forte. In libreria.

A volte sei triste. Capita. Casini sul lavoro, incomprensioni nelle relazioni, pessimismo cosmico. Insomma, cose che succedono a intervalli più o meno regolari.
Allora esci. Ti distrai. Pensi ad altro. Entri in libreria, ad esempio. Guardi le novità, ti appunti dei nomi o dei titoli, sfogli libri che non ti comprerai mai.
Ecco un libro che non hai nessuna intenzione di comprare. Un libro piuttosto inutile, però visto che tutti parlano di design, il titolo un po’ banalotto ti incuriosisce: “Il design spiegato a mia madre”.
E’ un’autointervista (suvvia nessuno ti può fare quelle domande) di Fabio Novembre, designer italiano molto sovraesposto e, a detta di molti, piuttosto sopravvalutato. Te l’hanno presentato un paio di volte e il suo ego ingombrava interi openspace.
Prendi il libro ed ecco che il tuo umore, come per incantesimo, cambia.
Apri una pagina a caso. Leggi cinque righe. Sorridi. Ne apri un’altra, sempre a caso. Sorridi ancora. Incredulo, questa volta. Poi ancora un’altra e un’altra ancora. Adesso ridi, forte, ti guardi attorno. Risate sincere, ma anche un po’ isteriche (dopo tutto sei psicologicamente debole), ti guardi intorno come per dire “hey voi, lasciate stare Sedaris, Luttazzi o l’ultimo di Villaggio, questa roba qui è dinamite”.
Una serie ininterrotta di cazzate, sparate forti e molto alte, filosofia spicciola, citazioni sbagliate, populismo, confusioni ideologiche, picchi di modestia seguiti da altrettante vette mitomani, ombellichismo ai massimi livelli. Con un tono borioso, ricco di prosopopea e farcito da imperativi da santone. I testi dei personaggi di Albanese sono meno caricaturali. Insomma, un vero antidoto al malumore quotidiano.
Ricordo che più o meno la stessa cosa era accaduta a Gianluca Neri su un libro di Alain Elkann , una serie di piccole istantanee di vita vissuta. Gianluca apriva una pagina a caso, leggeva e si scompisciava dal ridere. Un paio di volte lo fece anche su Macchiaradio.

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12 Comments

  1. personalmente, non trovo il bisogno di arrivare fino in libreria.
    mi basta aprire a caso qualche sito o qualche blog.
    a volte anche questo.

  2. Io mi faccio delle gran risate, solitamente, occhieggiando capolavori quali: “Sii padrone del tuo destino!” o “I 101 sbagli che le donne commettono in amore”. O anche: “Come farlo tornare in ginocchio sui ceci se lui ti ha piantato in asso: 1000 magie d’amore” (segue rituale da fare con: un chiodo arrugginito, cinque candele rosse, un nastro rosa, sette chicchi d’uva passa, latte di gallina e penna di ala sinistra di cigno maschio, da effettuare rigorosamente in luna calante sotto una quercia secolare. E lì, capisci perché la gente per ribeccare l’ex, preferisce fb…)
    Meravigliosi.
    (Chissà perché, sono quasi sempre americani…)

  3. @rodonendro: Il pc è il mio luogo di lavoro. E anche internet. Quindi per distrarmi devo allontanarmi da “esso”.
    @barynia: a milano ho a venti metri da casa mia la serra più figa del centro. Ma le vivaiste sono antipaticissime
    @anvedi: vero, anche i manuali di autoaiuto regalamo buonumore.

  4. non vorrei trascrivere pezzi a (poca) memoria, l’ironia involontaria sta anche nelle sfumature e nei dettagli (e anche l’uso smodato dei punti esclamativi ha il loro perché).
    Consiglio di vivere l’esperienza in libreria. Pagina a caso e risata forte.

  5. per chi volesse approfondire un saggio di questo genio:
    “by focusing on the immediacy of images my goal is to convey the relationship between me and us, between things and their universe of reference.”

    http://www.ionoi.it/

    mi è venuta voglia di rigare una portiera.

  6. Giuseppe, grazie a te dei complimenti. È un onore.
    Sanmartina : hai ragione , ma ormai ce lo lascio :)
    Gianni: ecco, tutta roba così

  7. L’ultimo libro di Villaggio è imbarazzante e le copie che ho visto io erano pure stampate malissimo (senza bordi, sbiadite) dava l’impressione che fosse una stampa al risparmio o controvoglia…

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