da Ripubblica.net
Uno dei nostri sogni collettivi è che il settimanale Cronaca Vera si animi, evolvendo allo stadio di canale televisivo. Come nel caso di questa stratosferica e drammatica intervista-verità a due innamorati pugliesi. Lei è stata truccata in prima persona dallo zio Fester, l’ortodonzia è una scienza che la spaventa tantissimo, al contrario del monociglio perché ammira tanto Beppe Bergomi. Lui è ucronico direttamente: è un uomo del 1951 redivivo. A vestirlo è il sarto del Komsomol. Si sono incontrati dal cognato, lui l’ha vista per strada e si è innamorato. In luna di miele vogliono fare una crociera e visitare quei paraggi lì: Napoli, Milano, la Svizzera – così dice lei, a lui sta bene. Quel che vuole lei, lui ci va dietro. L’intervistatore è il fratello illegittimo dell’avvocato Marazzita. L’amore è venuto come un fulmine per lei e come il fumo per lui. Il tutto è pronunciato con un fortissimo accento pugliese, contenuto nell’àmbito della lingua italiana a stento, poiché ogni tanto sfugge e non si capisce una funchia. Guardàtelo.
Strabilia davanti al video dei Futuri Sposi Pugliesi!
da Ripubblica.net
[...] Siamo riusciti ad appiccicare una microvideocamera sul paraschiena di Valentino Rossi, per coglierne significativi aspetti della vita lontano dai riflettori (si sa comunque che lì c’è meno luce). [...] Valentino Rossi, in privato, è una forma di vita primitiva, lontana dall’esercizio del linguaggio. Sconosciute le sue abitudini sessuali e l’eventuale modus operandi. E’ essenzialmente erbivoro e, come vedrete dal filmato qui sotto riprodotto, se fa un po’ di jogging, si ferma a brucare rapidamente l’erba del prato, in modo che i paparazzi non lo intercettino. Enorme paramecio pre-evoluzione, è introversissimo: ha una corazza che non ti dico. Ecco l’intercettazione video grazie alla nostra cimice, che poi Esso ha debitamente schiacciato e mangiato, ché una cimice son sempre proteine…
GUARDA IL VIDEO DELLA VITA PRIVATA DI VALENTINO
“I boss non si catturano. O si vendono o muoiono.”
Così ripeteva spesso Luigi Ilardo, boss mafioso del catanese e collaboratore del Raggruppamento Operativo Speciale (ROS) nei primi anni ’90, ai suoi confidenti dell’Arma dei Carabinieri sulle tracce dello Zio Binu, il latitante superboss Bernardo Provenzano.
Ed è più meno sempre così. E’ sempre stato così. Chi si ricorda di qualche cattura di latitanti con scontri a fuoco tra carabinieri e mafiosi? E quanti picciotti difendono i capi della cupola di Cosa Nostra quando questi vengono sorpresi dietro una botola di qualche casolare di campagna? Fateci caso: ma nemmeno nella serie TV dei Soprano ci sono morti ammazzati quando lo Stato rompe gli indugi giudiziari e oltrepassa la sottile linea che lo divide dal crimine. Perché è questa l’essenza del fenomeno mafioso, l’Antistato non è mai davvero antitetico allo Stato, ma organico e complementare alle sue deviazioni morali e sociali, con una dialettica a volte ruvida ma quasi mai assassina, di contrapposizione ideologica ultima e definitiva. Continua a leggere »
da Ripubblica.net
Il fringuello, l’uccellino digitale ha rotto le palle: la gente vuole di più e, quindi, i guru del Web si adeguano. Ha già raggiunto milioni di utenti il nuovo servizio garantito da Plopper, una versione più “pesante” di Twitter (installatolo, il vostro i-Phone raggiungerà i 2 chili). Stanchissimi di dovere stare per forza all’interno dei 140 caratteri, gli internauti hanno chiesto alle ASL più psicologie e temperamenti. Plopper permette loro di essere chi vogliono e, soprattutto, lunghi quanto desiderano: anche oltre i 3 metri. [...] Pensato a Orzinuovi, sviluppato a Montecastro, lanciato alle Olimpiadi nell’apposita gara, Plopper si è dimostrato perfetto per quel cortile che è diventato il nostro Web. E’ una rivoluzione che porta al 3.0, grazie all’imporsi dei tanti alleati di Plopper: il coniglio Gino, la mucca Rosita, le oche Pupi e Nelly e il tacchino Borghezio…
Continua a leggere, è interessante!!!

1 - E’ in corso il 1° censimento del gelato italiano con i superpoteri. Ricordiamo all’elettorato di questo blog che è diviso per gusti-cult e consente il voto disgiunto, tipo: crema di Vivoli a Firenze MA ANCHE croccante di Marchetti a Torino MA ANCHE limone di Gelatauro a Bologna.
2 - Burger d’autore. Tra l’hamburger da 22 euro di un ristorante milanese e bleah, l’orrido McItaly, c’è l’immenso. Mai saputo di qualcuno, non per forza italiano, che faccia fast food di qualità?
3 - Pane e bugie di Dario Bressanini. Poco il pane. (Non si fa chiarezza su un tema cervellotico come gli Ogm seguendo una stella polare).
4 - Sapevate che il caffè va conservato nel freddo? E che le patate soffrono le basse temperature? Voi come vi regolate, organizzate il frigo seguendo la scienza o l’istinto?
5 - Questa settimana vi abbiamo detto quali sono i 7 ristoranti più sopravvalutati (e i 7 più sottovalutati) d’Italia.
6 - Sono io o dire della nube vulcanica islandese: “meno male che capitano cose del genere ormai siamo troppo sicuri di noi” è una stronzata. Anche se a dirlo è stato il guru di tutti i guru, Carlo Petrini di Slow Food?
7 - Si fa presto a dire “Bologna è la città dei tortellini”. E gli anolini? E i cappelletti? Abbiamo creato la Piccola Treccani del tortellino emiliano: anolini di Piacenza, cappelletti all’emiliana, tortellini di Modena, tortellini di Valeggio e le altre paste ripiene.
8 - Il più grande scoop tecnologico di sempre. Qualcuno ha comprato e fotografato il prototipo dell’iPhone 4G smarrito causa pieno di birra da un programmatore. Visto l’impatto che il telefono di Apple ha avuto nella vita dei gastrofanatici, meglio non aspettare il 22 giugno per vederlo.
9 - Preparata l’ultima Nutella della stagione, questa settimana vi abbiamo detto cos’è e come si fa il lievito madre. E abbiamo fatto i macarons, altra cosa per cui tutti vanno pazzi.
10 - Aspettando che “social” diventi la parola d’ordine di tutte le aziende italiane del vino, abbiamo provato la guida Vini d’Italia 2010 dell’Espresso per iPhone.
E’ già tramontata (mi veniva da dire “tremontata”) l’ipotesi di tassare la banda larga per sussidiare i giornali online, proposta lanciata dall’incauto Malinconico della FIEG pochi giorni fa.
Pare difficile, in una fase in cui si tagliano i sussidi pubblici da parte del governo, che si proceda a una “tassa privata” imposta agli operatori telefonici, sempre una tassa verrebbe considerata e il governo verrebbe sospettato di fare il gioco delle tre carte.
In ogni caso penso che il sussidio all’editoria online sia sbagliato dal punto di vista della teoria economica. Ho già scritto che trovo sensata una tassa di scopo (distratta dall’IVA) per la pirateria musicale: nel caso degli Mp3 piratati c’è una chiara violazione della legislazione sul copyright, lo Stato non riesce a far rispettare la legge e a tutelare gli aventi diritto, il sussidio pubblico sarebbe dunque una equa riparazione fiscale per danni oggettivi dell’industria. Continua a leggere »
Comincio dall’antefatto. Mi viene chiesto per lavoro un parere sull’efficacia della community femminile Pensierosa.it (se mi fornite la vostra opinione, ve ne sarei gratissimo! Mi serve davvero per un report…). All’interno del sito, di cui valuto le parti 1.0 e quelle 2.0, scopro questo sondaggio: cosa risulta più importante nella vita di una donna. Sulla pagina Facebook chiedo ai miei amici che cosa pensino del sondaggio. Si scatena un agone di opinioni, quasi tutte da parte di amiche e quasi tutte negative, che posso riassumere con un commento sintetico: “Ma perché ciò che riguarda la vita femminile deve essere trattato sempre in un mix tra Donna Moderna e Vanity Fair?”. Non secondaria anche la reazione degli amici che, da Facebook, hanno sovvertito la gerarchia di voto, abbattendo il primato della voce “Un uomo al tuo fianco”, rea di rappresentare una concezione della donna come ausiliaria o necessitante ausilio.
Poiché questa comunità è non soltanto comunicazione su un tema, ma anche discussione tra partecipanti, mi pare il caso di riaprire il discorso su una questione a cui tengo molto, poiché è un indice irrinunciabile di civiltà – parlo della vita vivente delle ragazze e delle donne, dei diritti che sono stati acquisiti nel tempo e che oggi (cifre alla mano) appaiono concretamente cancellati.
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C’era, al funerale di Raimondo Vianello, una corona di fiori mandata dai Ricchi e Poveri. Avendo la mia bella età, tra i miei ricordi di bimbo c’è questa sigla qui, decisiva per la mia formazione di critico musicale. In pratica ogni sabato sera, Vianello sterminava i Ricchi e Poveri. In un modo diverso. Loro, va detto, erano molto simpatici a prestarsi alla cosa – ma il mio entusiasmo andò alle stelle quando Raimondo li steccò tutti e quattro (era tanto tempo fa, sì) con un colpo in testa. Ho a lungo fantasticato di far fare questa fine ai melensoni del pop italiano. Forse per maschilismo, lo facevo più con gli uomini, salvando le donne, da Laura Pausini a Fiorella Mannoia (tanto per dare una botta a sinistra) (perché va bene tutto, ma negli ultimi 25 anni mai una volta che la Mannoia abbia raccontato che ieri sera è uscita e si è divertita, che bella serata, anche se dopo il terzo Vodkatonic i ricordi si sono fatti confusi, e, toh – stamattina si è svegliata con un mandingo di fianco).
E una delle mie fantasticherie è sempre stato Biagio Antonacci. N. 1 della settimana, davanti a Pierdavide Carone e al resto degli Amici puccipucci. Sapete, Antonacci ha deciso che era tempo di riforme. Quindi non solo Antonacci è come Berlusconi in quanto n.1, ma è anche come Bossi, che è il n.1 delle Riforme (ne è ministro ed emblema. Basta guardarlo). Per non parlare della Marcegaglia, che invoca riforme ogni volta che esce di casa (anche alla parrucchiera. “Come li facciamo, sciura Emma?” “Ci vogliono le riforme”).
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A me di Gianfranco Fini non me ne frega niente, ma sto con lui. Ho già scritto che si può essere «finiani senza Fini» e guardare con simpatia al sommovimento che ha creato: anche se non si ha nulla a che spartire col suo retroterra culturale, col suo passato, con le sue metamorfosi. L’ampissimo centrodestra italiano, del resto, non è diviso solo tra berlusconiani e finiani, non porta soltanto i mocassini e le giacche berlusconiane in alternativa al maledetto «cachemire» che si tende a immaginare su chiunque appaia diverso dall’archetipo che ci piace. Ciò che m’interessa, anzitutto, è che assieme a Fini se ne va a catafascio anche il banalissimo assunto secondo il quale il partito più grande del dopoguerra dovrebbe avere delle pluralità al proprio interno, quelle identità che corrispondono alle mille sfumature della società e la cui sintesi, un tempo, era il motore della politica. Detto in termini medici: Fini potrebbe aver torto nella terapia, e magari andarsi presto a schiantare: ma la sua diagnosi è proprio tutta sbagliata? Sicuri che i problemi da lui posti siano soltanto dei pretesti per reclamare fette più generose di potere? Io no, io non sono sicuro. Anzi, sono abbastanza certo del contrario.
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