Caro Bettino / 3

Qualcuno ha intravisto foschi scenari dietro il fatto che non ho pubblicato integralmente una lettera scritta da Silvio Berlusconi a Bettino Craxi, cosa che non ho fatto solo perché non avevavo voglia di trascriverla tutta e perché non si capisce neanche bene di che parlano. Metto l’immagine integrale della lettera, così ciascuno può leggersela tutta e ammazzarsi di seghe dietrologiche.

Poi. Il prossimo e seguente dossier va un minimo introdotto anche perché tocca un mio nervo scoperto.

Avevo già raccontato che a 23 anni, dopo aver collaborato con e l’Unità e con Repubblica, una volta finito il militare, ero rimasto disoccupato e che il solo contatto che riuscii a procurarmi fu con la redazione milanese dell’Avanti!, dove per un paio d’anni avrei lavorato completamente da abusivo. Venni pagato, per un preve periodo, 25mila lire a pezzo, poi più niente. Era il 1991 e di lì a poco cominciai a seguire l’inchiesta Mani pulite: L’Avanti! era ritenuto il giornale dei ladri e il mio caporedattore aveva mandato avanti me perché diceva che ero un cosiddetto «cane sciolto», anche se un cronista dell’Avanti!, al tempo, aveva poche alternative tra l’essere considerato un cane sciolto o l’essere considerato un cane. In tutto questo la situazione si era fatta ancor più complicata perché la sede romana dell’Avanti! vedeva nella redazione milanese un avamposto craxiano – ciò che era – e man mano che decresceva il potere di Craxi cresceva anche il tentativo di isolarci e di toglierci peso. Io formalmente, come detto, neppure esistevo: non avrei potuto neanche stare in redazione; il direttore di allora, Roberto Villetti, ogni tanto telefonava da Roma per sincerarsi che io fossi rimasto a casa o che scrivessi comunque da fuori, quando invece in redazione praticamente ci dormivo – sul serio. A un certo punto, in un periodo in cui peraltro non arrivava più una lira perché le tangenti erano finite – questo l’avrei appreso poi – Villetti prese a togliermi anche la firma dagli articoli: ma neanche sempre, a giorni alterni, quando capitava. Pensai di aggirare l’ostacolo ricorrendo alla doppia firma col mio caporedattore milanese, ma a un certo punto il direttore Villetti risolse togliendo solo la mia firma e lasciando solo quella di del caporedattore a margine di articoli che però avevo scritto io. In sintesi, come appunto ebbi a raccontare, lavoravo da abusivo per il giornale dei ladri – disprezzato dai colleghi e da chiunque in quel periodo sapesse dove scrivevo – completamente gratis, senza in teoria poter entrare in redazione, e sotto i miei articoli c’era la firma di un altro.

Ora, dopo 18 anni, reperita tra le carta craxiane, mi capita di leggere questa cosa qui sotto: una relazione sulla gestione dell’Avanti! da parte del citato Villetti (parlamentare dello Sdi sino alla scorsa legislatura) il quale diresse il quotidiano socialista dal 1989 al 1992. Craxi cacciò Villetti nell’autunno 1992 (poco prima che il giornale chiudesse) e a questo punto non è difficile immaginare perché. Il contenuto, infatti, va oltre ogni immaginazione.

***
«In soli tre anni la perdita di gestione balza da 7 miliardi e 800 milioni nell’89 a 19 miliardi e 800 milioni nel ’92. L’indebitamento, per il raddoppio dei costi di fornitori e banche, supera i 40 miliardi. Il capitale crolla da 950 milioni a meno 3 miliardi e 800 milioni… la sede del giornale è stata ristrutturata senza motivo da cima a fondo con una spesa di tre miliardi: pavimenti e parquet, arredo rinnovato da architetti con scrivanie da cinque milioni l’una, bagni rifatti due volte nel giro di un mese comprese le piastrellature. Per il direttore un nuovo ufficio staccato dalla redazione, bagno personale con doccia e telefono e una cucina con dispensa sempre rifornita e utilizzata anche dagli amministratori: spesa per approvigionamento, quattro milioni al mese.  Il borderò per i collaboratori ha sfondato il tetto di un miliardo e mezzo. Tra le firme eccellenti, quella dell’attuale segretario del Psi, Ottaviano Del Turco, con un compenso di 400.000 lire per ogni corsivo di trenta righe (lo stipendio mensile di un operaio era di circa un milione di lire, ndr). E ancora: Gerosa (300.000 lire), Talamona, 500.000), Baget Bozzo (500.000), Larizza (400.000), Francesco Forte (400.000), Bonito Oliva (500.000)… A ogni collaboratore, inoltre, Villetti disponeva di fornire un fax personale e l’Avanti! si fa carico delle spese telefoniche anche per l’estero… Decine di carte di credito sono state distriubuite in redazione per eventuali trasferte da inviato, ma ogni redattore è sempre rimasto in possesso della carta di credito – anziché riconsegnarla in segreteria mentre era in sede – e alla fine del 1992, secondo la relazione dell’amministratore ai soci, i rimborsi spesa hanno raggiunto la cifra di duecento milioni in 12 mesi. .. Villetti non dimenticava, per Natale, di regalare a ogni dipendente, giornalista e poligrafico, tre bottiglie di Veuve Cliquot… Nel solo 1992 la spesa per l’acquisto di metà dei giornali utilizzati (l’altra metà è costituita da copie in cambio, quindi gratuite) è stata di 205 milioni pari a circa venti testate per ogni giornalista.
Per tutto il periodo della guerra del Golfo, Villetti ha preteso la ribattuta dopo la chiusura per non perdere nemmeno un missile. E nella consueta attesa serale del bombardamento, venti persone con gli occhi puntati sulla Cnn hanno quotidianamente cenato nella sala riunioni appositamente imbandita dal ristorante «Arancio d’oro» con tovaglie bianche, stoviglie, antipasti, dessert, scelta tra vini bianchi e rossi. Abitudine, quella della cena per le ribattute, frequantatissima anche in tempo di pace… Nel 1991 Villetti decide di cambiare la veste grafica del giornale realizzata quattro anni prima da Ruffolo… Il progetto viene pagato sessanta milioni… La vicenda dell’introduzione del nuovo sistema editoriale in sostituzione della vecchia fotocomposizione lascia dietro sè il sapore del dolo. Quando entra in funzione il nuovo sistema, la smobilitazione della tipografia è ancora da avviare. Risultato: doppi costi per almeno uin anno. E un anno dopo una fattura record da parte dello stampatore di oltre sei miliardi per il solo 1992… I preventivi di marchi prestigiosi come Crossfield e Macintosh sono bocciati anche se, rispettivamente, di un miliardo e duecento milioni e settecento milioni. Viene preferita la Nica, una societò allora sull’orlo del fallimento (e fallita quest’anno) il cui presidente è amico dell’amministratore delegato. La Nica non ha mai operato nel campo dell’editoria… Il suo prevcentivo è di un miliardo e mezzo, ma dopo soli tre mesi non riesce ad andare avanti con i lavori… Sempre sotto il coordinamento di Villetti, subentrano Apis Niger, Lasermaker, Ntg… Un esercito di tecnici e di consulenti è all’opera in redazione… alcuni di essi sono stati giungere da Nottingham e sono ospitati al Plaza a spese del giornale. Villetti fa comprare tutto quel che esiste sul mercato. Ogni accessorio è suo. La spesa conclusiva sarà di ben sei miliardi per un sistema che era necessario a quaranta giornalisti e che in nessuna parte del mondo sarebbe costato più di un miliardo e mezzo. Molto materiale, del resto, è anche sparito come tutta una prima serie di personal computer che è stato letteralmente necessario riacquistare da capo… il sistema è stato giudicato sovradimensionato del cento per cento da una società di analisi industriale inviata dall’ex segretario del Psi, Bettino Craxi, per un chek-up del giornale ormai in procinto del collasso… gli stipendi non sono stati pagati per la seconda volta nel mese di ottobre. In un’infuocata assemblena viene votata la sfiducia a Villetti e si chiede al segretario del Psi, Craxi, di intervenire per rimuoverlo… (a metà novembre 1992, ndr) Craxi rende noto di aver ricevuto una lettera di dimissioni di Villetti che si dissociava da alcune scelte politiche, e di averle accettate. Da allora, comunque, ha continuato a percepire ogni mese lire 12 milioni nette di stipendio».

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13 Comments

  1. Non farà piacere all’autore del post, ma Travaglio in diretta su Ustream rischia di mettere un pò in ridicolo la “saga” del Caro Bettino.

    Non ci sono scuse, cazzo..

  2. ma perchè non lasciamo riposare in pace i morti…
    basta !!
    è insopportabile strumentalizzare una persona, sebbene ladra e latitante e deceduta, solo per tirare più in sù l’asticella dell’illegalità e fare rientrare i Craxi di oggi nel novero delle persone perbene.
    Tutta questa squallida operazione di riabilitazione mi dà il vomito.

  3. Ma è legale pubblicare la corrispondenza privata tra due persone, anche se una di queste è morta? Non ci vuole il permesso dell’altra persona? A me pare che la violazione di corrispondenza privata sia ancora un reato, in Italia. O sbaglio?

  4. a me irrita continuare a leggere spezzoni già letti, riciclati su diversi giornali e blog, chi è che non sa che filippo facci ha scritto sull’avanti! da abusivo? forse persino le lettrici di grazia, aridaje dai raccontacelo n’artra vorta, magari sul vernacoliere a stò giro che fa più ridere

  5. Giovanni Farzati reporter, Salerno, lasciamo in pace i morti. Un giudizio su Craxi non può essere escluso da una radiografia del momento politico italiano agli inizi degli anni ’90. Illuminante può essere la lettura di un articolo sul Foglio di oggi, a tutta pagina, dell’incontro tra Craxi ad Hammamet e un giornalista italiano, inviato.

  6. “Un giudizio su Craxi non può essere escluso da una radiografia del momento politico italiano agli inizi degli anni ‘90”

    Ma va là.

  7. Davvero interessante, quante cose si imparano a distanza di tempo, quanti sciacalli accanto un grande statista di nome Bettino Craxi. L’unico suo grande errore è stato quello di fidarsi troppo dei suoi collaboratori e finti amici, mentre questi facevano i loro interessi personali. Penso che lei abb ia diverso materiale per scrivere un libro verità sulla vita di Craxi. Perchè non farlo?

  8. @Nefertiti: eh già, Nefertiti, chissà chi li aveva scelti quegli sciacalli…
    Il tuo ragionamento è uguale a chi sosteneva che Mussolini era buono e che era tutta colpa dei gerarchi…. Ma va là!

  9. a me sembra che Facci “faccia” sempre da “potta e da culo” come si dice in Toscana a seconda delle Sue convenienze che e’ diverso da convinzioni.

  10. A Giovanni, conosco bene la storia, so bene chi era Mussolini e chi erano i suoi gerarchi, forse sei tu che non lo sai e non sai nemmeno chi era Giacomo Matteotti. Forse nel commento precedente non ho detto tutto, dovevo anche dire che in quegli anni tutti i partiti ricevevano finanziamenti illeciti, era un sistema che andava avanti dal dopoguerra, ma stava per finire, si è voluto come al solito incolpare un solo partito e un solo politico appunto Bettino Craxi, per toglierlo di mezzo. Gli altri tutti bravi, tutti puliti. Era un disegno ben definito. E pensare che hanno lascato fare tutto ad un uomo che ora siede in parlamento un certo “Di Pietro”, un arrivista senza scrupoli , come si vedrà col tempo, piu’ volte indagato, ma aimè protetto molto bene. Se vuoi capirne di più comprati Panorama di ieri con il DVD su Craxi di L. Josi.

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