Truffati dai saldi

Succede ogni anno – anzi, due volte l’anno – e ad ogni occasione faccio questo cavolo di pensone, e siccome mi sono scocciato di rimuginare ogni volta tra me e me – che mia moglie quando parto per la tangente annuisce come si fa con i matti – allora ci faccio un post.
Ok, lo so che i tg devono riempire le mezz’ore ogni giorno e non hanno certo voglia di mandare i giornalisti a fare dei reportage sensati in luoghi in cui succede davvero qualcosa, ma io questi servizi sui saldi proprio non riesco a mandarli giù e ancor di meno sopporto i consigli del giornalistone di turno per fare buoni affari e per non cadere nelle truffe dei saldi.
Ecco, è questo che non comprendo, e ciò mi fa capire di vivere nel paese falso (cioè non reale).
Insomma, se io vedo un vestito, un maglione o un paio di scarpe che mi piacciono, dopo aver fatto mente locale sul fatto che vivo in Italia nel 2010 – il che mi porta ad escludere l’acquisto di giacche con le spalle imbottite e le cravatte di maglia di lana (per quanto, per effetto della ciclicità della moda, si corre il rischio che il prossimo anno tornino in auge l’Henry Lloyd e le College) – e se vedo che il prezzo di quel prodotto, al netto dello sconto, mi soddisfa (valore e utilità marginale, vecchi reminescenze di microeconomia), allora non me ne frega un bel niente se quel prodotto un mese prima costava il doppio, il triplo, o solo venti euri in più, e neppure se lo stesso articolo faceva parte di una vecchia collezione. Io lo compro e basta.
Cioè, sono io che ragiono in modo strano e sofisticato o sono il resto dei consumatori (e a questo punto la parola consumatore, che generalmente odio utilizzare, torna benissimo) a essere dei rincoglioniti cronici. E poi nelle riunioni e nelle presentazioni a cui spesso mi tocca partecipare, mi raccontano di un consumatore maturo, informato e consapevole.
Cito solo questo esilarante episodio visto in tv: il primo giorno di saldi a Milano oltre alle solite code ai vari Ferragamo, Prada o Dolce & Gabbana, c’era anche una lunga fila all’entrata del nuovo negozio Abercrombie & Fitch, peccato che sulle vetrine non c’era avviso di alcun saldo o promozione. Ma i consumatori maturi e ben informati, comunque, facevano la loro bella coda, entravano e compravano. E poi magari, una volta usciti, si lamentavano al tg1 per essere stati truffati dai saldi.

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12 Comments

  1. C’è poi chi, obbligato da madre e moglie a fare acquisti, entra (solo) in un negozio nel colmo del marasma da saldi e afferra tre cose a caso. 3 giorni fa. E le deve ancora provare. Io sono uno di quelli che hanno un po’ bisogno dei consigli del Tg2.

  2. assolutamente d’accordo, anche se il valore economico è, specie in chi non ha molti criteri alternativi, un criterio di valore.. e attenzione: proprio mentre leggevo questo post mi è uscito nello spazio macchianera ads la pubblicità di un negozio online di scarpe. promette sconti fino al 70%: ci possiamo fidare? :)

  3. L’abbigliamento in rete , a parte pochissimi casi per pochissime marche, ad oggi non ha ancora raggiunto dei livelli soddisfacenti di efficienza e varietà di altri settori quali hi-tech o informatica. Ma ci arriveremo.

  4. Sono aaanni che penso le stesse cose di questo post.

    Non credo che una volta le persone, mancando i consigli idioti del tg, si ponesse simili problemi. Poi, grazie ai consigli idioti del tg, non escludo che adesso invece ci senta truffati per aver comprato una giacca spinata o un pile rosso a collo alto che potrebbe essere della collezione dell’anno scorso: credo nessuno o quasi conosca le collezioni di quest’anno e di quello prima.

    Non so quanto sviluppo possa avere il commercio in rete dell’abbigliamento. Resta il fatto che gli abiti li devi provare. Il successo in rete di alcune marche, tipicissime le Nike, forse dipende dal fatto che sono prodotti così visti, universali, diffusi che già si sa come sono fatte dal vero e quale sia il proprio numero.

    O anche boh.

  5. Se una cosa che mi piace domani costa 20 euro in meno io la compro domani…cosa c’è di strano :D Credo di poter trascorrere una nottata non insonne per ciò.
    Mi rendo conto che il fenomeno descritto è più complesso, ma non è universale ed esaustivo. C’è chi aspetta i saldi perchè fare diversamente è da rincoglioniti cronici.

  6. La vera truffa, fregatura, a mio modo di vedere, sono i saldi stessi (nel senso di regolati temporalmente etc. dallo stato o similari). Proprio faccio fatica a capacitarmi del senso che possa avere tutto ciò. Anzi mi vien anche un po’ di nausea.

  7. Leggevo qualcosa di analogo proprio qualche giorno fa:
    http://restodelciarlino.blogspot.com/2010/01/la-domanda-del-giorno-0002_02.html

    Sono più che d’accordo. Evidentemente i giornalisti hanno in mente un pubblico composto da spettatori super trendy, aggiornatissimi sulle ultime mode. Un pubblico che se non ha il D&G ultimo modello non esce di casa. Un pubblico che se un vestito è poco poco di sei mesi fa, non lo tocca neanche con le mani perché è impuro. Demenziale!
    Prima di leggere i posti e i commenti avevo paura di essere l’unico pazzo a pensarla così ma adesso sono rincuorato.

  8. Cosa ci sarà da capire: il consumatore vuole sapere quanto ha risparmiato perché vuole l’affare. Deve raccontarlo al bar o dalla parrucchiera e poi lo fa sentire meglio. Qui da noi è molto importante sentirsi fighi e scaltri in questo senso.

  9. sono i notissimi “compratori di sconto”, una tipologia ben conosciuta da chiunque venda

    c’è gente che compra solo se crede di aver avuto uno sconto ed è parecchia, poi cisono gli altri ai quali il meccanismo fa scattare comunque una gratificazione supplementare nella sciopping espiriens

  10. al consumatore maturo e consapevole ci credo poco, credo di più alla gente che compra meno cazzate perchè ha meno soldi

  11. x Alan: la gente che va appresso alla moda e sa tutto delle ultime collezioni devono costruirla loro, altrimenti il “sistema” va a catafascio

    la maggior parte delle persone compra solo in maniera compulsiva e/o la griffe per fare esibizionismo, solo che avendo meno soldi compra meno e/o insegue la griffe di moda ad esempio negli outlet, dove gli ammanniscono le peggiori schifezze… ovviamente griffate!

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