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Classe '65. Adolescenza in pieni '80 tra Tenax e Frigidaire (in mezzo c'è tutto). Attualmente, assieme ad altri 8 ragazzi realizziamo volantini per i supermercati. Di segno da sempre e... uff. Mò m'ha preso tristezza per quella cosa dei supermercati e non riesco a finire il profilo. C'è roba mia su www.canemucca.com e su canemucca.tumblr.com

11 Comments

  1. C’è un fatto. ‘Sti crocefissi che ci pesano sul capone dalle elementari (all’asilo non me li ricordo) sono oggetti bruttissimi. Legno (?) marcio e Cristo in plastica giallastra, insomma ne possiamo anche fare a meno e andare a vederli degnamente rappresentati dagli artisti. Chi ha fede non ne ha bisogno, tantomeno in luoghi dove i simulacri non hanno ragione di stare. Questa polemica nei confronti della sentenza della Corte Europea fa leva sul senso di colpa; cambiare meccanismo dopo secoli e secoli, no? E no, dice che funziona così bene. Ottimo, se lo tatuassero il crocefisso.

  2. ma a te t’hanno mai dato VERAMENTE fastidio. cioè, ti c’han fatto mai giurare sopra prima d’un interrogazione o mai una lezione di fisica s’è conclusa con “a dio piacendo” e genuflessione?

    nessuno se l’è mai filato quel povero cristo, o s’è mai sentito sotto il suo sguardo o monito simbolico, in classe, e mò lo si tira dentro a una guerriglia.

    ‘na riflessione onesta e tranquilla sul tutto andava fatta. qui.
    non aspettare che arrivassero gli editti UE.
    nostra culpa.

  3. Giurato mai, perché “non si giuraaa!” Fu solo in seconda superiore che mi chiesi il perché della sua presenza lì, in un luogo non di culto. Dava nell’occhio, pareva un ricatto “io sono morto per voi e tu non hai nemmeno studiato storia”.

  4. Prima di tutto: bella vigna, makkox.

    In secundis:

    Concordo, con leggera modifica, con barynia: chi ha fede non DOVREBBE averne questo INDISPENSABILE bisogno.

    Terzium (si dice così? Seneca, t’invoco!): chi ne avesse così tanto, tanto, tanto bisogno (oltre al tatuaggio) potrebbe portarselo con sé in borsetta, tasca, marsupio. (non è una battuta dai toni che vogliono tendere al blasfemo eh, dico seriamente).

    Ecco. Credo di avere da dire null’altro circa la questione.

  5. Quartus: sono le stesse persone che quando devono amare il prossimo loro preferiscono mazzularlo perché è negro ricchione oppure rimandarlo a Gheddafi nei lager
    Quinticum: quanto costa un crocefisso da aula scolastica standard? 10 euri? Che moltiplicati per migliaia di aule fanno… una cifra che si potrebbe usare per aprire qualche laboratorio in più, oppure essere devoluta alla caritas affinché li usi per scopi evangelici.
    Ma si sa, le radici (o radiche?) cristiane è meglio lasciarle appese al muro che metterle in pratica.

  6. Si crocofigga la Corte che vuol togliere il Crocifisso!

    La determinazione, la capacità di controllo del nostro Presidente del Consiglio sono fuori discussione. Così dicasi dell’imprenditore Silvio Cav. Berlusconi.Dovendo dedicare il meglio e il più di sé agli affari pubblici, ha ritenuto affidare la gestione di quelli privati ad un ristretto pool di persone a lui molto vicine: alla Mondadori, la figlia Marina; al ‘Giornale’, il fratello Paolo; a Mediaset, l’amico quasi di infanzia Confalonieri; alla Medusa Film, Giampaolo Letta, figlio del Sottosegretario Gianni, il cardinal Mazzarino di Berlusconi.
    Difficile pensare che un uomo così previdente e attento ai fatti suoi possa essere annoverato fra quelli che “padre perdona loro perché non sanno quello che fanno”. Da ingenui o, come direbbe il direttore Feltri con genital metafora, da coglioni.
    Un mutamento in una qualsiasi delle sue aziende (pur minimo come il cambio di Direttore del suo quotidiano) lo si può ipotizzare come avvenuto a sua insaputa? Più credibile una certa qual determinazione da parte sua, in questa scelta. Vogliamo azzardare – con l’impudenza di chi, udendo la pioggia scrosciare, esce di casa con impermeabile e ombrello – che l’avvento di Feltri alla direzione del Giornale abbia implicato almeno la stesa piena avvertenza che Berlusconi mette nello scegliersi la cravatta la mattina di un dì di festa?
    Il flemmatico ex direttore di ‘Libero’ (altrimenti detto ‘il Giovanni della Casa della Libertà’ per la sua conduzione alla Sotis) non è stato eletto vate del Cavaliere per il suo pur conclamato à plomb, bensì per la grafia del suo nome: Vittorio Feltri. Il mass-mediologo Berlusconi non poteva non cogliere la portata emblematica di quelle tre ‘t’: autentiche croci cristiane, dotate, in sovrappiù, di un comodo manico d’ombrello per un più agevole trasporto. Capite che un Maurizio Belpietro aveva partita persa in partenza.
    Quindi, Vittorio Feltri è stato intronizzato alla direzione del ‘Giornale’ con il preciso scopo di guidare la nuova Crociata in difesa della Cristianità, qual novello Goffredo di Buglione (da non confondere con il laicissimo filosofo Rocco Buttiglione). Ne fa fede il cartiglio che campeggia sulla porta della sua stanza al giornale: IHFV: In Hoc Feltro Vittoria (emblema della sobrietà della sua penna).
    Prova ne fu il suo primo atto appena insediato (non sfuggirebbe alle menti più argute il rischio del malinteso insito nel participio ‘intronato’): ripulire il quotidiano ‘Avvenire’ (che NON è dei vescovi come il ‘Giornale’ NON è di Berlusconi) della feccia che lo dirigeva, nella persona del laido Dino Boffo (nemmeno la parvenza di una ‘t’).
    Fatta giustizia (binomio quanto mai caro al suo non-editore) si prosegue ad indicare al mondo la via di Damasco (non si scordi il nome del suo editore). Ora il ‘Paladin 3t’ sguaina la sua Burlindana contro i mulini a vento di Strasburgo. (va be’. Strasburgo non è in Olanda, ma evocare i mulini a vento ha un forte impatto emotivo, dato il conclamato laicismo di quelle genti che, non fossero le diaboliche dighe, sarebbero già state spazzate via dal castigo divino.)
    Il 14 novembre 2009 la Corte Europea dei diritti dell’uomo ha sentenziato: divieto di esposizione nella scuola dell’obbligo di simboli religiosi, perché “vìolano il diritto dei genitori di educare i propri figli in conformità con le proprie convinzioni”. Ovvio il riferimento in primis al crocifisso.
    Parole tremende, che, fermentando nottetempo negli intestini cerebrali del serafico ‘3t’, la mattina hanno partorito un editoriale da inserire nell’indice di un ipotetico Decalogo del Giornalista. La già di per sé sobria e composta prosa dell’ex direttore dell’ ‘Indipendente’ e di ‘Libero’ (aggettivi a lui cari in quanto tali) si è sublimata in eterea flatulenza; in spasmi di accorato delirio estatico; in conati di metastasici arcadismi. Fino ad esplodere in parole, in frasi, in concetti che non sfigurerebbero in un capolavoro di Charles Bukowski:
    “È evidente. Siamo in presenza di un problema psichiatrico oltre che politico e religioso. Non vorremmo essere irriguardosi nei confronti dell’istituzione, ma c’è il sospetto che a Strasburgo giri troppa birra, e vi è la certezza che il tasso alcolico della Corte per i diritti umani è talmente elevato da richiedere l’intervento degli infermieri…
    E se invece chiudessimo il manicomio di Strasburgo?”
    Il buon Ratzinger (in arte Benedetto XVI) gli ha subito telefonato per sottoscrivere la sua nuova Crociata, se non nei contenuti almeno nei termini. Ha chiuso con un eucaristico “Quando ce vò ce vò!”.
    Anche Baget-Bozzo dall’oltretomba ha subito battuto tre colpi sulla scrivania del Diretùr per significargli la sua solidarietà, la sua condivisione di questa Crociata per il Socialismo Liberal-Cattolico. “Ti sono vicino.” ha chiuso la trasmissione. Rapido scansarsi di Feltri.
    Restando in tema, vorrei richiamare l’attenzione anche dei più prevenuti sulla estrema delicatezza con la quale il Bel Vittorio (non s’adonti Sgarbi) si è rivolto ai giudici della Corte di Strasburgo: mai li ha appellati “frocioni da suburra” o “trans amici di Marrazzo”. Dai, non è da tutti.
    Tornando all’assunto di partenza: nessuno, nemmeno il più bieco Travaglio, arriverà mai a supporre un mandante per questo editoriale. Nessuno potrà mai dimostrare che il fratello dell’editore di Paladin 3t fosse al corrente della sua uscita. Nessuno, nemmeno il più vandeano autore di fantascienza arriverà mai a narrare che Feltri si sia installato alla Direzione del ‘Giornale’ senza almeno chiedere permesso prima di entrare.
    Sta di fatto che il nostro presidente del consiglio non risulta abbia chiesto all’editore di Feltri di fargli porgere formali scuse alla Corte di Strasburgo per aver scritto intingendo la sua penna direttamente nella fossa biologica.
    E sì che bastava usare il punto-a-punto.

  7. Non si tratta di chiedersi se abbiano mai dato VERAMENTE fastidio a noi o meno, ma se danno fastidio a qualcuno o meno.

    Senza entrare nel discorso “laico”, basta ricordare che un suolo che è “di tutti” va regolato secondo leggi che regolino la vita “di tutti”.

    A me ha mai dato VERAMENTE fastidio?
    Mh, non particolarmente, pur essendo quanto di più lontano esista dal concetto di fedele.
    A qualcuno da fastidio e solleva il problema?
    Si apre una questione.

    L’iter per affrontarla non vede tra i suoi passi, tantomeno tra i primi, il chiedersi se a noi abbia o meno dato mai VERAMENTE fastidio, ma se esista sul codice che regola quel suolo una legge che quell’oggetto lo impone.
    Se esiste, chi se ne sente infastidito cambi paese o lo accetti come si accettano decine di oggetti che ci danno fastidio ma pure siamo chiamati ad accettare.
    A me per esempio stan sulle balle le tasse sulle sigarette, le trovo un vero furto e mi infastidiscono VERAMENTE, ma ci sono e ci sono per legge, quindi o smetto di fumare o me le faccio andar bene.
    Ma se non esiste una legge che mi imponga di non essere considerato come cittadino al pari degli altri e quell’oggetto che mi infastidisce non è un semplice oggetto ma il simbolo di quella che è a tutti gli effetti una discriminazione non autorizzata dalla legge, allora l’iter deve andare in una e in una sola direzione, quella che concederà a tutti i cittadini, TUTTI i cittadini, il diritto di non subire un fastidio che si ritiene tale, indipendentemente dal mio o dal tuo ritenerlo tale.

    E in questo percorso per affrontare la questione di un diritto stabilito per legge ma non rispettato, quello di non vedersi imporre simboli religiosi in luoghi non preposti al culto, la domanda se a me a te o a Barynia abbia mai dato REALMENTE fastidio non compare in nessuno dei passaggi che vanno attraversati.

  8. @ Federica (terzium): infatti ci sono tanti pii devotissimi che se lo portano appeso al collo attaccato a enormi catenacci d’oro, simbolo di vera fede…

  9. a me, onestamente, cattolico non praticante e via via sempre meno credente, non mi importa molto del crocifisso.
    C’è sempre stato, come il neo che ho sul fianco, e potrebbero toglierlo come non toglierlo, sempre come il neo che ho sul fianco.
    La vita non cambierebbe di una virgola.
    Tanto il crocifisso in classe non ti salva da un 4 se non studi.
    Quisquiglie…

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