Azael, da FriendFeed
25 ott 2009

Con la scandalo Marrazzo – il “trans gate” – è tornata clamorosamente alla ribalta una strada, Via Gradoli, tristemente nota per il sequestro Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse. Durante il sequestro, le BR avevano in quella via nella zona nord di Roma, una base logistica di primo piano (mentre Moro, fisicamente, era rinchiuso in Via Montalcini); da qui operavano molti brigatisti (Balzerani, Morucci, Faranda tra gli altri) ma soprattutto il loro capo, Mario Moretti, che aveva preso in affitto quell’appartamento nel 1975 sotto il falso nome di Mario Borghi e che lì andava a dormire la sera mentre faceva la spola con la prigione di Moro in via Montalcini.
La polizia si presenta in Via Gradoli per la prima volta il 18 marzo 1978, appena all’inizio del sequestro Moro, solo due giorni dopo la strage di Via Fani. I cinque poliziotti vi vengono inviati dalla Direzione Generale di Pubblica Sicurezza ma si limitano a bussare alla porta, andandosene dopo la mancata risposta degli inquilini. Il secondo episodio data 2 aprile 1978, la famosa seduta spiritica officiata da Romano Prodi nella campagna bolognese, a Zappolino, durante la quale alcuni commensali attorno a un tavolo invocano gli spiriti di Giorgio La Pira e Don Sturzo, facendo muovere un piattino su un tavolo alfabetico e ricavandone le parole: Gradoli, via Cassia, Viterbo, 6, 11. Prodi, solo dopo due giorni dalla rivelazione – i weekends sono sacri – riferisce l’informazione alla segreteria della DC, la quale la trasmette a sua volta al ministero dell’Interno che scatena, per risposta, perquisizioni a tappeto nel paesino di Gradoli (non la via) in provincia di Viterbo senza trovare nessuna traccia, ne di brigatisti, ne di Aldo Moro. A nessuno verrà in mente di perquisire Via Gradoli sulla Cassia (che tra l’altro sta al civico 96, interno 11) non ai dirigenti che avevano ordinato la perquisizione il 18 marzo e nemmeno al ministro dell’Interno, Cossiga, anche perché, spiega, la via non era nelle pagine gialle della capitale. Ultimo capitolo, il 18 aprile, il covo viene scoperto dai vigili del fuoco che intervengono su richiesta dell’inquilino sottostante per una perdita d’acqua che filtra attraverso il soffitto. Il motivo? E’ stata lasciata aperta la pistola della doccia, che allaga il bagno del covo BR. Invece di tenere segreta la scoperta, dato che gli inquilini non sono ancora rientrati, la notizia viene diramata a giornali e TV ed è lo stesso Cossiga a telefonare alla Rai, a Sergio Zavoli, perché sia informato dell’accaduto. Di Moretti e compagnia nessuna traccia. Passeranno ancora 21 giorni prima che Aldo Moro venga ucciso, il 9 maggio 1978, dal commando dei brigatisti.
Un bel pasticcio. Altro che Marrazzo. A complicare il tutto emerse poi che quell’appartamento, affittato dal capo delle BR sotto falso nome, era di proprietà nientemento che dei servizi segreti italiani.
A parte quelli che credono alle sedute spiritiche e alle coincidenze, per tutti gli altri ci sono due spiegazioni per queste vicende intricate: 1) Prodi faceva parte, come Cossiga, di quel complotto interno alla DC che vedeva volentieri l’epilogo tragico della vicenda Moro e cercava in tutti i modi di tenere informati i brigatisti, in maniera indiretta, sull’andamento delle indagini, allarmandoli sul fatto che il loro covo fosse “bruciato” e perché cercassero di sfuggire alla cattura; 2) si tratterebbe di una colossale e maldestra pagliacciata all’italiana, con atteggiamenti ambigui e opportunisti dei politici, impreparazione delle procure e delle forze dell’ordine, devianze a destra e sinistra dei servizi segreti con messaggi che partivano con le migliori intenzioni ma si perdevano nel caos dei compartimenti stagni, nel doppiogiochismo delle intenzioni (l’informazione del covo arrivata a Prodi sarebbe partita nientemeno che dal KGB) con conseguenze comiche e grottesche.
Personalmente, dato il paese in cui vivo, sono portato a credere in egual misura a entrambe le ipotesi o a un mix delle due, a piacere.
Decisamente per la prima ipotesi propendeva invece uno smagliante Paolo Guzzanti, allora a capo della Commissione Mitrokhin, in questo curioso stralcio di intervista del 1997, in cui il progenitore di quei formidabili assi della satira che sono Corrado e Sabina, sfoggiava un misto di indignazione e umorismo, senza risparmiare il già famoso giornalista di Nessuno TV, Mario Adinolfi.
Additional comments powered by BackType
alitalia attrici barack obama blog blogfest blogosfera Cinema crisi elezioni emilio facebook gianluca neri grande fratello isola dei famosi italia luca sofri macchianera macchiaradio makkox matteo bordone milano morgan Musica natale notizie partito democratico politica politichese radio rai razzismo reality riva del garda satira scuola serie tv silvio berlusconi simona ventura tremonti tv usa vignette walter veltroni webradio x-factor
WP Cumulus Flash tag cloud by Roy Tanck and Luke Morton requires Flash Player 9 or better.
L’unità di giovedì: “Meno male che è finita”. L’Unità di venerdì: “Purtroppo non è finita”. Se giocano la tripla, oggi dovrebbe uscire: “Chissà che cazzo sta succedendo”.
—

15 commenti per "Via Gradoli e Romano Prodi (ma anche, Moro si poteva salvare se Cossiga aveva Google)"
ma perchè tutti rompono le scatole a prodi per la storia della seduta spiritica e nessuno mai cità baldassarri (senatore di an, ex viceministro di berlusconi) che era presente pure lui alla seduta e a sempre confermato la stessa identica versione.
qual è la colpa di prodi di aver ricevuto per vie misteriose un’informazione vitale e di averla comunicata a chi indagava?
a me sembra più un merito che una colpa.
in realtà come scritto nei commenti del video su youtube (che ricordano perchè nessuno rompe le scatole a baldassarri) guzzanti si rigira la frittata come gli piace e tra l’informazione di prodi e l’abbandono del covo passano 15 giorni.
[...] dalla “seduta spiritica” di Romano Prodi durante il sequestro Moro. Rimando al commento di Macchianera in proposito. Aggiungo che, non bastasse l’agghiacciante consapevolezza di questa nuova e [...]
ma si tutto fa brodo per scordare Marrazzo…ehehehehehe
a differenza di qualcun altro,Marrazzo si è almeno sospeso dall’incarico.Mal comune, mezzo gaudio,eh?
…spesso anche le mappe su google sono difettate…
si è autosospeso, ora andrà in via Gradoli in bicicletta
Volevo segnalarvi questo bell’articolo:
http://
www.
vuotoaperdere.org/dblog
/articolo.asp?articolo=118
Effettivamente perche’ tutto gira attorno a quella palazzina, con appartamenti di proprieta’ dei servizi?
Non e’ che spuntera’ fuori che anche l’appartamento di Patrizia, il trans amico di Lapo, stava in un appartamento di proprietà del SISMI?
Strano che ancora si sia convinti dell’esistenza delle brigate rosse! Credo sia noto a tutti ormai che moretti riceva una lauta pensione dallo stato per i suoi servi.zietti! Voi credete che totò riina sia in carcere? col 41bis? [sembra un autobus dell'atac... ih ih ih.. non passa mai] Qualcuno incontrò mambro e fioravanti a fare shopping per prati… qualche anno fa… confermando le convinzioni di noi complottisti… Sveja… ce vo’ un bel caffé… Magari i trans di marrazzo [quando lo penso minTazzo] erano militari tra-vestiti di vecchi merletti!
@rosa rossa: riguardo a Mambro e Fioravanti,guarda che esistono anche i permessi premio.In quanto a Moretti,sono anni che sento notizie contraddittorie.Potresti citarmi le tue fonti?Mi interesserebbe approfondire la questione.
(…ne di brigatisti, ne di Aldo Moro…)…
Manca qualche accento.
[...] [...]
Scusa ma di quali permessi premio possono godere queste persone!? Ma stai scherzando?! I permessi premio li prende chi lavora non i delinquenti……avete proprio perso il lume della ragione.
Va là che se c’era chi dico io alle 22:09 non eri su internet a dire ste boiate……ragionare prima di parlare!!!
“Strano che ancora si sia convinti dell’esistenza delle brigate rosse! Credo sia noto a tutti ormai che moretti riceva una lauta pensione dallo stato per i suoi servi.zietti!”
Cara RosaRossa a non credere all’esistenza delle BR sei rimasta solo tu che evidentemente non hai studiato le carte. Il vitalizio a Moretti (ammesso che Fonti avesse detto il vero) glielo darebbe lo Stato caso mai per non parlare del ricatto che lo stato fece alle BR per costringerle a uccidere Moro. Altro che non si poteva trattare, tutto dipende da per cosa uno tratta.
“I permessi premio li prende chi lavora non i delinquenti……” Evidentemente neanche tu, Gigi, sai bene di cosa stai parlando. Chi e’ in carcere puo’ avere i permessi premio in funzione della sua condotta e della sua non pericolosita’ all’esterno. E anche dal seguire un percorso di riabilitazione in carcere. A chi li vorresti dare tu i permessi premio? Ad un operaio della FIAT? Se c’era chi dici tu, internet non esisterebbe nemmeno e a te sarebbe negata la possibilita’ di esprimerti (anche per dire cose inesatte)
[...] Macchianera – Via Gradoli, Prodi, Cossiga e Google [...]
Scrivi un commento