12 Comments

  1. “candidato”? Ma candidato a cosa?
    Se fossi, ad es., candidato politico, forse, direi anch’io ufficialmente:
    “alfabetizzazione e pluralismo dell’ informazione.”
    Altrimenti:
    “clientelismo” etc.

    Piuttosto:
    c’è modo di avere il totale dei totali?

  2. Strano che questo articolo appaia proprio qui…
    Non esistono forse compagni di merende che organizzano pseudo-festival sulle rive di qualche lago nordico, sfruttando anche contributi pubblici?
    Un festival dove si premiano gli amici degli amici, come se la Dandini organizzasse un party premiando Jovanotti, Muccino.

  3. @kilopall

    non è strano che l’articolo appaia qui perché gli editori di macchianera non filtrano i contenuti e non ho mai sperimentato censure di nessun tipo.

    se ti riferisci alla blogfest non so se utilizzi contributi pubblici ma va detto che i partecipanti che io sappia pagano l’albergo e portano turismo anche se solo per il week end, generando ricchezza per Riva del Garda.

    Piuttosto, per rimanere in zona, io continuo a interrogarmi sulla necessità di dare un contributo pubblico di 1 milione di euro a un giornale come Dolomiten:http://it.wikipedia.org/wiki/Dolomiten

    Fondato che c’erano ancora gli austriaci, in lingua tedesca, viene venduto anche in Austria e Germania. Non so se anche da lì riceva contributi pubblici (ne dubito) ma il mantra della protezione delle minoranze linguistiche in Italia ha un po’ stancato. Non stiamo parlando di lingue estinte. Se uno vuole un giornale tedesco può comprarsi il Frankfurter. o la Bild.

  4. Se è per quello su tale necessità necessità, io non mi interrogo manco :-P
    Però non condivido, o almeno non mi son chiare un paio di cose.
    Innanzitutto non farei alcuna distinzione per Dolomiten rispetto al Manifesto o tutti gli altri.
    Ma soprattutto non capisco il discorso: “Se uno vuole un giornale tedesco può comprarsi il Frankfurter. o la Bild.”
    Dolomiten insieme alle pagine su argomenti più “internazionali” ha quelle locali. Dire di compare la Bild è quasi come dire ad un Francese, chessò, dell’Alta Savoia, di comprare il giornale del Quebec (che tanto la lingua è, grossomodo, quella).
    Potremmo anche provare a vendere il Tirreno ai calabresi, ma non so…

  5. è vero jonkind, la protezione delle minoranze linguistiche ha rotto, anche perché l’unica vera minoranza in Alto Adige sono gli italofoni.
    I contributi ai giornali vanno aboliti e sostituiti con agevolazioni del tipo: fino a 20000 copie non paghi tasse, iva, ecc. Stesso discorso per lo spettacolo.

  6. “fino a 20’000 copie non paghi tasse, iva, ecc. Stesso discorso per lo spettacolo.”

    Cos’è, un incentivo a “far cagare”? :-P

  7. no, è un modo per tenere in vita chi non vuole fare profitto (che non può essere l’unico parametro dell’esistenza no?) ma vuol fare informazione o cultura. Una rivista di poesia, per esempio, non venderebbe mai granché ma merita, no? Lo stato dice: se non ci guadagni (granché) non ti chiedo nulla perché riconosco il valore di quello che fai, giusto no? no? no? no? :)

  8. Si si, immaginavo qualcosa del genere, chiaramente il mio, nello specifico, era solo un frivolo divertimento, ma hai fatto bene ad esplicitarlo.

    Poi, anche parlando seriamente, pur capendo certe argomentazioni, effettivamente non le condivido, ma questo è un altro discorso.

  9. nessun problema, kluz, avevo colto lo spirito, è sempre un piacere scambiare opinioni opinabili con te ;-P

  10. Quindi si passerebbe da una legge (per quanto discutibile) all’assoluto arbitrio: do i contributi solo a quelli che io, governo, ritengo meritevoli. Mi spiace, ma questo è il prodromo di una stampa di regime, sia pure sotto le 20000 copie…

  11. x Ubikindred:
    No, l’ARBITRIO È ADESSO che i finanziamenti vengono concessi a soggetti individuati con criteri clientelari, agli amici degli amici di tutti i partiti e i centri di potere.
    Se si stabilisse una forma di AUTOMATISMO per cui c’è una area di esenzione fiscale se si rispettano certi PARAMETRI QUANTITATIVI il potere discrezionale della classe dirigente verrebbe meno.
    Per questo non lo faranno mai.
    P.s.: In questi meccanismi di gestione del potere l’Italia è molto “sudamericana”, cfr. Alain Rouquié, “L’America Latina: Introduzione all’Estremo Occidente” (Bruno Mondadori, 2007), testo che spiega nel dettaglio tutti questi meccanismi.

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