Paul’s Imaginary Death (Remastered)?

200px-Beatles_-_Abbey_RoadLa EMI, la casa discografica dei Beatles, dei Pink Floyd, di Vasco Rossi e Tiziano Ferro rischia di non farcela davvero, questa volta.

Quando la nuova proprietà, il fondo di investimento Terra Firma guidato da Guy Hands, lanciò nel 2007 la sua offerta per rilevare la storica etichetta inglese pagando la bellezza di 4 miliardi di sterline, pensava di aver fatto un affarone. Il boom digitale del fenomeno Itunes nonché l’insperato successo delle suonerie sui telefonini promettevano di rimpiazzare il calo di vendite del CD fisico, con il beneficio di ben minori costi di produzione e distribuzione. In più le edizioni musicali e le sincronizzazioni TV sembravano confermarsi fonti stabili di ricavi, a lungo termine, per chissà quanto ancora. Invece non è andata così. Itunes ha fatto del bene, per ora, solo a se stessa. Le suonerie sono sparite dalle voglie dei consumatori come un gadget qualunque (chessò, “la palla pazza che strumpallazza”).

Anche il resto dei ricavi non va benissimo: dopo la campagna pubblicitaria Vasco-Vodafone (quella di Come stai, per intenderci) l’interesse a mettere in piedi sponsorizzazioni milionarie pare si sia raffreddata, sia da parte delle aziende che degli artisti.

Il nuovo corso EMI non è piaciuto a molti artisti, infastiditi dal continuo ricorso ad economie sanguinose da parte di Mr Hands (detto anche “mani di forbice”) ed hanno fatto gara per andarsene: i Rolling Stones, i Radiohead, Robbie Williams per citare solo quelli che iniziano per R.

Ma la continua caduta del mercato discografico non è la notizia peggiore per Mr Hands. La notizia peggiore è che nell’estate 2007 arrivata la crisi dei mutui. Che è fallita Lehman Brothers nel 2008. Che nel 2009 c’è il credit crunch da parte delle banche a livello planetario. La notizia peggiore è che quasi tutto il denaro per comprare EMI (2,6 miliardi di sterline su 4 totali) Terra Firma l’ha ricevuto da Citigroup, una delle banche americane più inguaiate a Wall Street; che sarebbe già fallita, ancora prima della EMI stessa, se il governo USA non l’avesse salvata con un massiccio intervento pubblico.

In questi giorni Citigroup è ai ferri corti e per ripianare le toppe dei suoi bilanci ed è costretta a far rientrare gran parte delle sue esposizioni verso creditori, soprattutto quelle rischiose e di dubbia profittabilità (il valore di EMI è stato svalutato di almeno la metà, 2 miliardi di sterline, rispetto alla valutazione iniziale). Terra Firma i soldi da restituire non li ha e sta negoziando duro con la banca. Fino ad ora (come succede tra due quasi falliti) è un dialogo tra sordi: Citigroup rischia di perdere la maggior parte dei suoi crediti verso il Fondo, sprofondando ancora più giù verso i gorghi del Chapter11 (il fallimento pilotato della Legge USA). EMI, ovviamente, rischia di sfasciarsi del tutto, mandata all’asta a pezzi singoli o venduta a qualche major rivale.

Insomma, la situazione è grave. Siamo ad un passo dalla fine. Ma c’è ancora un proiettile (l’ultimo prima del disastro) a disposizione di tutti i protagonisti di questo crepuscolo di finanza e musica registrata, uno solo, per colpire l’uccellaccio nero ben appollaiato sulla spalla di una delle tanto osannate Big Four della discografia: l’uscita, dopo 22 ani di trepidante attesa, della versione rimasterizzata di 12 album dei Beatles, da Please Please Me aYellow Submarine. L’evento è previsto per il 9 settembre 2009 (9-9-9, il diavolo rovesciato, per chi ci crede)

L’attesa dei fan è alta (unita all’ansia di sapere se il catalogo beatlesiano sarà finalmente disponibile anche su Itunes) e la EMI spera davvero che le vendite ricevano una bella spinta all’insù, per rimpinguare la cassa almeno fino a Natale. Incrociando le dita e sperando che il grande pubblico dei nostalgici non abbia speso tutto il suo budget per ricomprarsi album e singoli di Michael Jackson (con le vendite schizzate in maniera stratosferica la settimana dopo la morte di Michael a 422mila CD e 2,6 milioni di download su Itunes); artista che sarà il termine di paragone per le vendite dei 12 album dei Fab Four.

Certo, la differenza è che Michael Jackson è morto. Da poco. E spesso la morte risolve, non solo la tormentata vita dell’ex Jackson Five, ma anche i bilanci asfittici degli aventi diritto discografico (della Sony, in questo caso), rivitalizzati da un battage pubblicitario senza precedenti (e senza investire un dollaro).

I Beatles, in questo senso, non stanno messi bene. Lennon è morto da quasi trent’anni ed al massimo si potrebbe portare un caffé corretto a Chapman, in galera, ma con scarsi effetti sul cuore del grande pubblico. George Harrison ci ha lasciati nel 2001. C’è Ringo Starr ma lui non fa notizia neanche da vivo. Allora rimane solo lui, Paul McCartney, l’altrà metà del cielo autoriale degli scarafaggi. Ma il “Macca” gode di ottima salute e l’unico pericolo corso nelle ultime settimane è stato salire sul tetto dell’Ed Sulllivan Theatre, a New York, per il Late Show di David Letterman. Difficile che di qui al 9 settembre gli succeda qualcosa di grave, da far notizia, anche se in realtà lui sarebbe già morto, per finta, secondo una ben nota leggenda metropolitana nata in una radio americana nell’ottobre del 1969. Paul, secondo la bufala che diventò complottismo di culto, sarebbe deceduto in un incidente stradale nel 1966 ma poi prontamente sostituito da un sosia, per non interrompere l’attività del gruppo. Gli indizi? La prova più lampante sarebbe l’immagine scattata all’esterno degli Apple Studios, in Abbey Road, durante la registrazione dell’album omonimo che nella copertina riprendeva Paul mentre attraversava le strisce pedonali a piedi scalzi e “fuori passo” (la gamba destra avanti alla sinistra) rispetto agli altri tre della band.

Dai su, Paul… stiamo (stanno) scherzando. Non vogliamo (vogliono) mica ipotizzare che una tua morte (vera, stavolta) sarebbe l’unico modo di salvare la baracca. Si fa per dire, si capisce.

Comunque vada la data del 9 settembre 2009 sarà cruciale non solo per la riedizione del fantastico catalogo Beatles ma anche per il futuro della EMI, del Fondo di investimento Terra Firma e della banca newyorkese Citigroup. Siamo sicuri che tutti stiano incrociando le dita. Anzi si staranno toccando le parti basse, augurando a Paul e Ringo (sopratutto al primo) ancora cento di questi anni e magari una reunion, seppure un po’ smozzicata, prima o poi.

Anche se c’è qualcuno che, sbirciando nella nuova copertina del CD Abbey Road rimasterizzato, è pronto a giurare di aver intravisto, tra la terza e la quarta striscia pedonale, appena sfiorata dal passaggio del Chelsea Boot di Ringo e pronta ad incocciare la bianca pianta del piede destro di Paul, una piccola sagoma che spunta dal terreno, una macchia quasi insignificante di colore tra il nero ed il ruggine, quasi impercettibile per il gioco della luce.

Un chiodo.

Un chiodo messo proprio lì. Chissà da chi.

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7 Comments

  1. colpa del mulo: scaricano tutto gratis e nessuno compera più.Hanno messo in crisi anche i marocchini che vendono i CD in spiaggia. Non vendono più na minchia!

  2. 9-9-9, più che il diavolo alla rovescia, è “number nine, number nine, number nine…”.
    Ciò detto, io non penso mi prenderò i CD rimasterizzati. Nel 1987 mi comprai tutti i CD e me li tengo.

  3. La casa discografica in questione mi sta decisamente antipatica da un annetto circa, quando nel giro di poche settimane pubblicò i Best of di due gruppi a cui tengo molto, Radiohead e Afterhours. Sono molto scettico nei confronti di queste raccolte, a prescindere, ma in questo caso la EMI la combinò abbastanza grossa, tanto da godere in entrambi i casi una pubblicità negativa da parte degli artisti. Essendo i rispettivi contratti scaduti, arraffarono un po’ del materiale in loro possesso per farne compilation con un taglio “mungi la vacca finché ce n’è”. Nelle discografie dei due gruppi, sono gli unici cd che mi mancano, e non li ho manco scaricati dal quadrupede o attinti dal torrente “per vedere di nascosto l’effetto che fa”.
    Un cofanetto Beatlesiano a costo relativamente basso potrebbe essere un buon modo di riscattarsi. Ma non ci spero più di tanto, ecco. È un’ipotesi credibile come la teoria P.I.D.

  4. Il CD è DIGITALE, giusto per chiarire.

    Il problema è questo: Con la brutta immagine che le major si sono fatte in quasi 10 anni, le gente compra molto poco da loro.

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