Il Grande Elenco Telefonico della Terra e pianeti limitrofi (Giove escluso) /24

Il Grande Elenco Telefonico della Terra e pianeti limitrofi (Giove escluso)(…continua /23)

Non è una bella cosa quella che sta facendo, lo sa?

– Certo. In compenfo anche la voftra idea di terminare la telefonata e lafciarmi qui a eftinguermi non era male, non c’è di che.

Lei parte dal presupposto sbagliato, e cioè che io sia in grado di aiutarla, se solo lo volessi. Beh, non posso.

– Pace. Fe ha già in mente come fpiegarlo ai fuoi amici là fuori poffiamo riagganciare anche fubito. O facciamo al mio tre?

Aspetti!

– Le è venuta impovvifamente in mente una foluzione?

No, e non credo ce ne sia una, ma è diventato il secondo dei miei problemi.

– Ne ha uno più grosso?

Sì: capire quello che mi sta dicendo. Può farmi un favore?

– Se poffo, certo.

Se i puliziotti non l’hanno ancora contaminato, si metterebbe del ghiaccio su quel labbro? E’ la prima volta che mi ricattano in una lingua che nemmeno sapevo di avere imparato e ci tengo a capire bene i dettagli.

– Afpetti che cerco.

Se il ghiaccio fa fumo non lo tocchi. E nemmeno se emette una luce intermittente.

– Chi l’avrebbe mai det… No, dai, però! Quefto non è effere feri!

Che è successo?

– Mi hanno figillato il freezer.

Certo: è la procedura standard.

– Che vogliono fare? Farmi morire per carenza di baftoncini di merluzzo impanati?

Le ricordo che la temperatura media su Giove è di meno 150 gradi: il freezer è molto spesso l’unica fonte di calore presente nelle case.

– Quindi i puliziotti fono Gioviali?

Non è detto. Diciamo che al reclutamento per esercitare il mestiere di puliziotto la simpatia non è un requisito essenziale, e in questo senso i Gioviali si prestano particolarmente bene a ricoprire il ruolo. Sento un sibilo, è ancora lì?

– Fì, mi fto fpruzzando sul labbro l’unica cosa gelata che ho trovato in cafa.

E cioè?

– L’intera bomboletta di aria compreffa per pulire la taftiera del computer.

Ah.

– Che c’è che non va?

Niente, niente.

– Non ha capito qualcofa? Non fa che cof’è l’aria compreffa?

Certo che lo so che cos’è l’aria compressa.

– La bomboletta fpray?

No.

– Allora il computer. Non fa che cof’è un computer?

Lei non si preoccupi: se le fa bene quella cosa lì, continui e faccia come se io avessi capito.

– Davvero non lo sa?

Una esse! Ha pronunciato una esse.

– Sì, ho dovuto rispedire una gengiva nell’era glaciale, ma sembra abbia funzionato.

Provi a dire “spossessare”.

– Fpoffeffare.

– Stavo scherzando.

E io infatti mi stavo divertendo, non era evidente?

– Comunque: il computer è una cosa che è capace di fare cose che noi non sappiamo fare.

Non capisco.

– Che cosa?

Per quello non avete già Dio?

– Dio non è di molto aiuto se uno deve stampare una fattura.

Vi capita così spesso di dover stampare una maledizione?

– Una che…? No, no, una fattura è un foglio sul quale io scrivo che qualcuno mi deve dei soldi perché gli ho venduto qualcosa. Io lo stampo e glielo faccio avere, così lui sa che deve pagarmi.

Non basta dirglielo a voce?

– No, perché da quando io emetto la fattura quello che deve darmi i soldi ha 30, 60 o 90 giorni per farlo. A volte anche 120, dipende. La fattura serve a ricordarglielo.

Non potrebbe farlo subito, così si toglie il pensiero?

– No, non funziona così. Magari la cifra è alta e lui ha bisogno di un po’ di tempo per raccogliere i soldi. Oppure in quel momento non ce li ha ma sa che li avrà al momento della scadenza della fattura.

E a lei non converrebbe dirgli di tornare quando avrà i soldi?

– Facciamo una cosa, vuole?

Mi dica.

– Sul tema denaro ci siamo già messi sotto e non mi sembra che ci siano stati questi gran risultati. Che dice, torniamo a noi?

Per me va bene, anche se non so come accontentarla: se è previsto che lei muoia, in un modo o nell’altro lei morirà.

– La aggiorno su quello che sta avvenendo nel passato: continuando a scavare ho raggiunto la teiera, e mi resta solo da togliere le monete che ci avevo messo dentro.

Potrebbe pentirsene.

– Ora è lei che minaccia me?

No, no, intendevo che potrebbe pentirsene nel vero senso della parola: una volta tolte le monete dalla teiera il corso del tempo sarebbe irrimediabilmente modificato.

– Mi sembra essere esattamente il punto cui ruota attorno tutta la mia minaccia.

Lei però non ha considerato una questione: se lei rimuove le monete, quelle monete non saranno mai state là. Significa che – per il me stesso di adesso e per il se stesso del futuro – tutto ciò che ci siamo detti nel corso di questa telefonata da dopo che ho inserito la seconda moneta non è mai avvenuto.

– Mi sta solo confondendo.

Mi creda: anche nel caso in cui io mi dimostrassi disponibile a pensare ad una scappatoia, lei non potrebbe eventualmente ricordarsi di rimetterle, per il semplice motivo che – nel nuovo corso del tempo che si creerà se non lascerà tutto esattamente com’è – non avrebbe mai pensato di toglierle; non sarebbe mai arrivato a concepire la minaccia, perché la parte di telefonata in cui me l’ha esposta non avrebbe mai avuto luogo.

– Quindi, se ho ben capito, se io apro la teiera e mi riprendo le monete, oltre al fatto che lei non le riceverà mai, succede che le monete mi spariscono dalle mani?

Volgarizzando parecchio il concetto, sì. Lei creerebbe un paradosso spazio-temporale che il corso del tempo sarà costretto a correggere in qualche modo, probabilmente trasferendoci in una dimensione parallela alla nostra, ma nella quale non è intervenuta alcuna anomalia.

– E io sarei l’anomalia?

No, lei ne sarebbe solo la causa. L’anomalia consisterebbe nel fatto che le monete, pur essendo state sepolte, non si troverebbero dentro la teiera.

– No, non ci siamo ancora. Ho bisogno che mi spieghi la questione come se stesse parlando a un bambino deficiente.

Ma se non riesce a capirla già così, mi spiega perché dovrei metterla giù ancora più complicata?

– Lei lo immagina da sé, vero, che se io fossi permaloso la sua specie non avrebbe alcuna speranza?

Se devo essere sincero, confido molto nel fatto che lei stia sottostimando i puliziotti e la loro determinazione a ottenere il risultato per cui sono stati inviati, e cioè che lei muoia nel giro di qualche minuto in un qualsiasi modo tra tutti quelli immaginabili, come è stato deciso che sia. A me costa davvero poco assecondarla per questo breve lasso di tempo, dopodiché sarò libero di riagganciare e di usare le monete che mi rimangono per la prossima chiamata, quella giusta.

– Ha ragione.

Sì?

– Certo che ha ragione.

Sono contento che concordi con me.

– Non è ancora riuscito a spiegarmi quella cosa del paradosso spazio-temporale, ma ho notato che è rimasto fermo sulla sua posizione, e cioè che sono morto sia che io rimanga qui a fare da bersaglio ai puliziotti, sia che decida di riprendermi le monete.

Bravo.

– Per questo ho deciso di riprendermi le monete.

No!

– Lo ha detto lei che non ho nulla da perdere.

Intendevo ovviamente dire che lei, a parità di condizioni, dovrebbe scegliere l’interesse di molti, piuttosto che privilegiare quello di un unico individuo.

– La sua posizione è interessante e, fatte le dovute eccezioni, il discorso torna.

Bene.

– Se non fosse che una di quelle dovute eccezioni si presenta proprio quando l’unico individuo è il sottoscritto. Motivo per cui la prego di portare ai molti i miei saluti…

No, aspetti!

– …e i miei sentimenti di stima, simpatia e, considerando quello che vi aspetta, aggiunga anche di profondo cordoglio.

Parliamone, vuole?

– Per carità, non voglio sottrarle altro tempo: lei ha un’estinzione da affrontare e io me ne sto qui a chiacchierare del più e del meno. Sarei rimasto molto volentieri, glielo dico, se le fosse venuto in mente un modo per sottrarmi al mio destino, ma dal momento che lei stesso sostiene che la situazione è già decisa e non ci posso fare niente, credo sia del tutto inutile proseguire la nostra conversazione. Che era piacevole, eh, non mi fraintenda…

Aspetti un minuto!

– …ma, del resto, un fantomatico editore di un pianeta che nemmeno sapevo fosse abitato ha mandato in stampa un libro su cui è scritto che io debba morire oggi, e chi sono io per mettermi a sindacare opponendo questa fesseria dell’istinto di sopravvivenza?

Lei non capisce…

– Invece capisco benissimo e proprio per questo, prima di estrarre le mie monete dalla teiera, sfrutto gli ultimi istanti che ci rimangono per ringraziarla della chiacchierata e…

Ok, va bene.

– Va bene cosa?

Mi ha costretto a pensarci, e ho rapidamente concluso che, forse, uno o due tentativi affinché lei possa salvarsi si possono fare.

– Ah. Lo vede che a volte, concentrandosi…

Lei però sarebbe il primo essere di questa galassia a mettersi contro Il Grande Elenco Telefonico della Terra e pianeti limitrofi (Giove escluso): nessuno ha anche solo mai pensato di provarci, quindi non garantisco sulla riuscita.

– Mi dica che cosa devo fare.

Devo fare una premessa…

– No. Lei me lo dice in fretta, se non le dispiace, dal momento che sembra che i puliziotti abbiano simpaticamente iniziato a prendere a bastonate un grosso alveare che si trova in giardino, proprio sotto la mia finestra.

Vuole che glielo dica così, senza nemmeno prepararla un minimo?

– Esatto.

E’ una cosa che probabilmente non le piacerà.

– L’alternativa mi vede impollinato da un milione di api incazzate.

Va bene.

– Mi dica, allora.

E’ semplice: lei dovrebbe sposare mia figlia.

(continua… /25)

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