Il Grande Elenco Telefonico della Terra e pianeti limitrofi (Giove escluso)(…continua /19)

-  Pronto?

-  La prego, risponda!

-  E’ riuscito a prendere nota delle coordinate?

-  Mi dica di sì, per favore… Pronto?

Sa che questa è la più brutta teiera che abbia mai visto?

-  L’ha trovata! Non ci credo! L’ha trovata!

Se non sapessi già che è l’unica rimasta, direi che è la più brutta teiera sulla faccia della Terra.

-  Perché è stato zitto tutto questo tempo? Lei non ha nemmeno idea di quanto fossi preoccupato.

Ci abbiamo messo un po’, considerando che oltre al suo cattivo gusto in fatto di teiere, la sua informazione su quel quartiere di Londra da cui partirebbero tutti i meridiani era totalmente inutile.

-  Greenwich?

Quale specie senziente calibra l’intero sistema di mappatura geografica del proprio pianeta partendo dal parco pubblico di un quartiere di periferia di una delle proprie città più grosse?

-  E’ perché il Royal Greenwich Observatory si trova lì dalla fine del milleseicento: l’abbiamo preso come punto di riferimento, e gli altri ci hanno seguito.

Vediamo se ho capito: non siete riusciti a mettervi d’accordo su un’unica entità soprannaturale che governi il vostro pianeta, ma che lo zero passi quasi sopra casa sua sì?

-  Come avete fatto a trovare Greenwich?

Non l’abbiamo trovata.

-  E come siete riusciti a raggiungere la teiera?

Lei mi aveva accennato a un sistema di posizionamento tramite satelliti…

-  Il GPS.

Quello. Ne abbiamo catturato uno.

-  Avete catturato che cosa?

Un satellite.

-  Forse intende dire che vi siete impossessati di un satellite.

No, proprio catturato. Anzi, a dire la verità ne avevamo fatti prigionieri due, ma con il primo ci è andata male.

-  In che senso?

Non c’è stato modo di estrapolargli alcuna informazione oltre al nome e alla matricola.

-  Forse perché i satelliti non parlano?

Parlano eccome, se uno ci sa fare. Ma quello era un satellite militare.

-  Non fa una piega.

Il secondo, invece, pareva parecchio depresso, e si è arreso senza fare resistenza.

-  Depresso?

Più o meno: ci ha implorati di chiedergli un’informazione.

-  E vi ha detto dove si trova Greenwich?

No: gli abbiamo dato le coordinate e ci ha portati proprio sopra casa sua.

-  Bene.

…ma solo dopo averci raccontato la sua triste storia.

-  E cioè?

E cioè che quando ve ne siete andati l’avete lasciato lì da solo: sostiene che più o meno da una ventina d’anni nessuno gli chiede come arrivare da un posto a un altro. E’ piuttosto arrabbiato.

-  Il satellite?

Ancora trema. E devo aggiungere una cosa…

-  Dica.

Uno può anche decidere di partire e non tornare mai più, ma non si lascia tutta quella spazzatura in orbita attorno a quello che una volta era il proprio pianeta!

-  Cosa avete trovato?

Praticamente, dal momento che la Terra non ne aveva, gli avete costruito attorno degli anelli artificiali di immondizia.

-  Questo mi sembra esagerato, ora…

Non esagero affatto. Sa quanti oggetti orbitanti di fattura indiscutibilmente umana abbiamo contato?

-  No, non riesco a immaginarlo…

Quasi 35.000. Di questi, solo il 35% era ancora più o meno in funzione: gli altri 22.689 erano in evidente stato di abbandono. E stiamo parlando solo di quelli grossi. Era una scena raccapricciante.

-  Addirittura.

Le dico solo che per trovarli è stato sufficiente seguire una straziante cantilena di sospiri e piagnucolii.

-  Vi siete imbattuti in una formazione di satelliti depressi?

Lei cosa farebbe se la accompagnassero nello spazio, aprissero il portabagagli e la scaricassero lì, da solo, per anni, senza batterie di riserva, e poi scappassero via?

-  Non bene, in effetti. Ma questo perché sono un umano e provo dei sentimenti: i satelliti, invece, sono macchine, macchine fatte di pezzi di ferro e, soprattutto – si prepari alla rivelazione – non sono senzienti. Ed è proprio questo il motivo per cui non possono piangere, sospirare, bofonchiare, restarci male, sentirsi soli e, in cima a tutte queste cose, parlare.

Senta, è qui al mio fianco: ci abbiamo fatto amicizia, ci ha detto come si chiama, e le posso assicurare che è in uno stato pietoso. Fortunatamente non può sentire le sue cattiverie.

-  E come dice di chiamarsi?

Tom.

-  E di cognome?

Tom.

-  Tom e basta?

No, Tom due volte.

-  Se gli passa un secondo la cornetta provo a parlargli io e le dimostro che un satellite è solo una macchina incapace di capire quello che ci stiamo dicendo io e lei.

Credo abbia qualche problema strutturale a reggerla.

-  Gliela avvicini all’orecchio. O almeno a quello che a lei sembra un orecchio.

Ecco, questo… Questo sembra un orecchio. Ci provo.

-  Ditemi quando avete fatto.

Vada. Ma mi raccomando: tenga conto della situazione e usi un po’ di tatto.

-  Ciao Tom!

Buongiorno…

-  E’ un piacere fare la tua conoscenza.

…la temperatura è stabile attorno ai 15 gradi. Traffico inesistente su tutta la rete stradale e autostradale. Inserire il percorso preferito.

-  Tom, io volevo solo farti qualche domanda, tutto qui. Mi spiace che i miei copianetari ti abbiano abbandonato lassù.

Punto di arrivo definito: lassù. Ora, definire punto e orario della partenza.

-  Tom, non ce l’ho un punto di partenza: ti sto parlando da 44 anni nel passato, e non devo andare da nessuna parte.

- Cancello il punto di arrivo precedentemente scelto?

-  Non lo so, Tom. Sì, cancellalo. Io volevo solo dirti…

- Ora proseguire diritto. Poi, al secondo incrocio, a destra.

-  Tom, non c’è nessun incrocio e non devo andare a destra…

-  Cancellazione svolta a destra: programmazione itinerario alternativo. Evitare i caselli?

-  Esattamente come immaginavo: sei programmato a ripetere una trentina di frasi di cui nemmeno capisci il significato. Perché che non lo capisci quello che ti sto dicendo, vero Tom?

-  Se possibile, effettuare un’inversione a “U”.

-  Appunto. Senti, Tom, ripasseresti la cornetta del telefono al signore che c’era lì prima?

-  Signore, credo che voglia parlare di nuovo con lei. Io ci ho provato, ma sembra proprio che, per quanto io mi possa sforzare, il mio interlocutore non riesca a superare un preconcetto che fonda le proprie radici su una tradizione di presunzione e inguistificato senso di superiorità.

-  Chi ha parlato?

Era Tom, ovviamente, perché?

-  Quello col tono da professorino tedesco che parlava di presunzione, preconcetti, eccetera eccetera?

Le dico che era lui. Qual è il problema?

-  A me ha dato solo indicazioni stradali.

Lo vede che non ci è portato a instaurare rapporti con altri esseri viventi?

-  Le ripeto che un satellite non – è – un – essere – vivente.

Sa che cosa sta facendo in questo momento?

-  No.

Si sta strusciando contro la mia gamba e sta… Ha presente quella cosa che mi ha raccontato prima, quella che alcuni animali del vostro pianeta fanno quando sono felici?

-  Fa le fusa?

No.

-  Scodinzola?

Ecco, quello.

-  Facciamo così: siccome so che non crederei alla scena che mi sta descrivendo nemmeno se la vedessi con i miei occhi, mi dice invece come siete riusciti a trovare le monete e la teiera in così poco tempo?

In che senso?

-  Nel senso che l’ultima cosa che ricordo di averle detto sono state le coordinate: lei è stato in silenzio qualche secondo, poi è tornato e la telefonata è continuata normalmente. E’ riuscito a inserire la nuova moneta?

Mi sembra ovvio che sì.

-  Lei però mi sta raccontando che nel lasso di tempo che ha trascorso in silenzio siete riusciti, nell’ordine: a trascrivere le coordinate; rapire un satellite e minacciarne un altro; ascoltare la straziante storia della vita di uno dei due; localizzare Londra; arrivare a Ladbroke Grove; scavare; trovare la teiera; constatarne la bruttezza; tornare alla cabina telefonica e inserire le monete. Mi spiega come avete fatto senza dover tornare indietro nel tempo?

Non siamo tornati indietro, l’abbiamo fermato. Non le avevo detto che fermarlo è permesso?

(continua… /21)

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