Il Grande Elenco Telefonico della Terra e pianeti limitrofi (Giove escluso) /20
- Pronto?
- …
- La prego, risponda!
- …
- E’ riuscito a prendere nota delle coordinate?
- …
- Mi dica di sì, per favore… Pronto?
- Sa che questa è la più brutta teiera che abbia mai visto?
- L’ha trovata! Non ci credo! L’ha trovata!
- Se non sapessi già che è l’unica rimasta, direi che è la più brutta teiera sulla faccia della Terra.
- Perché è stato zitto tutto questo tempo? Lei non ha nemmeno idea di quanto fossi preoccupato.
- Ci abbiamo messo un po’, considerando che oltre al suo cattivo gusto in fatto di teiere, la sua informazione su quel quartiere di Londra da cui partirebbero tutti i meridiani era totalmente inutile.
- Greenwich?
- Quale specie senziente calibra l’intero sistema di mappatura geografica del proprio pianeta partendo dal parco pubblico di un quartiere di periferia di una delle proprie città più grosse?
- E’ perché il Royal Greenwich Observatory si trova lì dalla fine del milleseicento: l’abbiamo preso come punto di riferimento, e gli altri ci hanno seguito.
- Vediamo se ho capito: non siete riusciti a mettervi d’accordo su un’unica entità soprannaturale che governi il vostro pianeta, ma che lo zero passi quasi sopra casa sua sì?
- Come avete fatto a trovare Greenwich?
- Non l’abbiamo trovata.
- E come siete riusciti a raggiungere la teiera?
- Lei mi aveva accennato a un sistema di posizionamento tramite satelliti…
- Il GPS.
- Quello. Ne abbiamo catturato uno.
- Avete catturato che cosa?
- Un satellite.
- Forse intende dire che vi siete impossessati di un satellite.
- No, proprio catturato. Anzi, a dire la verità ne avevamo fatti prigionieri due, ma con il primo ci è andata male.
- In che senso?
- Non c’è stato modo di estrapolargli alcuna informazione oltre al nome e alla matricola.
- Forse perché i satelliti non parlano?
- Parlano eccome, se uno ci sa fare. Ma quello era un satellite militare.
- Non fa una piega.
- Il secondo, invece, pareva parecchio depresso, e si è arreso senza fare resistenza.
- Depresso?
- Più o meno: ci ha implorati di chiedergli un’informazione.
- E vi ha detto dove si trova Greenwich?
- No: gli abbiamo dato le coordinate e ci ha portati proprio sopra casa sua.
- Bene.
- …ma solo dopo averci raccontato la sua triste storia.
- E cioè?
- E cioè che quando ve ne siete andati l’avete lasciato lì da solo: sostiene che più o meno da una ventina d’anni nessuno gli chiede come arrivare da un posto a un altro. E’ piuttosto arrabbiato.
- Il satellite?
- Ancora trema. E devo aggiungere una cosa…
- Dica.
- Uno può anche decidere di partire e non tornare mai più, ma non si lascia tutta quella spazzatura in orbita attorno a quello che una volta era il proprio pianeta!
- Cosa avete trovato?
- Praticamente, dal momento che la Terra non ne aveva, gli avete costruito attorno degli anelli artificiali di immondizia.
- Questo mi sembra esagerato, ora…
- Non esagero affatto. Sa quanti oggetti orbitanti di fattura indiscutibilmente umana abbiamo contato?
- No, non riesco a immaginarlo…
- Quasi 35.000. Di questi, solo il 35% era ancora più o meno in funzione: gli altri 22.689 erano in evidente stato di abbandono. E stiamo parlando solo di quelli grossi. Era una scena raccapricciante.
- Addirittura.
- Le dico solo che per trovarli è stato sufficiente seguire una straziante cantilena di sospiri e piagnucolii.
- Vi siete imbattuti in una formazione di satelliti depressi?
- Lei cosa farebbe se la accompagnassero nello spazio, aprissero il portabagagli e la scaricassero lì, da solo, per anni, senza batterie di riserva, e poi scappassero via?
- Non bene, in effetti. Ma questo perché sono un umano e provo dei sentimenti: i satelliti, invece, sono macchine, macchine fatte di pezzi di ferro e, soprattutto – si prepari alla rivelazione – non sono senzienti. Ed è proprio questo il motivo per cui non possono piangere, sospirare, bofonchiare, restarci male, sentirsi soli e, in cima a tutte queste cose, parlare.
- Senta, è qui al mio fianco: ci abbiamo fatto amicizia, ci ha detto come si chiama, e le posso assicurare che è in uno stato pietoso. Fortunatamente non può sentire le sue cattiverie.
- E come dice di chiamarsi?
- Tom.
- E di cognome?
- Tom.
- Tom e basta?
- No, Tom due volte.
- Se gli passa un secondo la cornetta provo a parlargli io e le dimostro che un satellite è solo una macchina incapace di capire quello che ci stiamo dicendo io e lei.
- Credo abbia qualche problema strutturale a reggerla.
- Gliela avvicini all’orecchio. O almeno a quello che a lei sembra un orecchio.
- Ecco, questo… Questo sembra un orecchio. Ci provo.
- Ditemi quando avete fatto.
- Vada. Ma mi raccomando: tenga conto della situazione e usi un po’ di tatto.
- Ciao Tom!
- Buongiorno…
- E’ un piacere fare la tua conoscenza.
- …la temperatura è stabile attorno ai 15 gradi. Traffico inesistente su tutta la rete stradale e autostradale. Inserire il percorso preferito.
- Tom, io volevo solo farti qualche domanda, tutto qui. Mi spiace che i miei copianetari ti abbiano abbandonato lassù.
- Punto di arrivo definito: lassù. Ora, definire punto e orario della partenza.
- Tom, non ce l’ho un punto di partenza: ti sto parlando da 44 anni nel passato, e non devo andare da nessuna parte.
- Cancello il punto di arrivo precedentemente scelto?
- Non lo so, Tom. Sì, cancellalo. Io volevo solo dirti…
- Ora proseguire diritto. Poi, al secondo incrocio, a destra.
- Tom, non c’è nessun incrocio e non devo andare a destra…
- Cancellazione svolta a destra: programmazione itinerario alternativo. Evitare i caselli?
- Esattamente come immaginavo: sei programmato a ripetere una trentina di frasi di cui nemmeno capisci il significato. Perché che non lo capisci quello che ti sto dicendo, vero Tom?
- Se possibile, effettuare un’inversione a “U”.
- Appunto. Senti, Tom, ripasseresti la cornetta del telefono al signore che c’era lì prima?
- Signore, credo che voglia parlare di nuovo con lei. Io ci ho provato, ma sembra proprio che, per quanto io mi possa sforzare, il mio interlocutore non riesca a superare un preconcetto che fonda le proprie radici su una tradizione di presunzione e inguistificato senso di superiorità.
- Chi ha parlato?
- Era Tom, ovviamente, perché?
- Quello col tono da professorino tedesco che parlava di presunzione, preconcetti, eccetera eccetera?
- Le dico che era lui. Qual è il problema?
- A me ha dato solo indicazioni stradali.
- Lo vede che non ci è portato a instaurare rapporti con altri esseri viventi?
- Le ripeto che un satellite non – è – un – essere – vivente.
- Sa che cosa sta facendo in questo momento?
- No.
- Si sta strusciando contro la mia gamba e sta… Ha presente quella cosa che mi ha raccontato prima, quella che alcuni animali del vostro pianeta fanno quando sono felici?
- Fa le fusa?
- No.
- Scodinzola?
- Ecco, quello.
- Facciamo così: siccome so che non crederei alla scena che mi sta descrivendo nemmeno se la vedessi con i miei occhi, mi dice invece come siete riusciti a trovare le monete e la teiera in così poco tempo?
- In che senso?
- Nel senso che l’ultima cosa che ricordo di averle detto sono state le coordinate: lei è stato in silenzio qualche secondo, poi è tornato e la telefonata è continuata normalmente. E’ riuscito a inserire la nuova moneta?
- Mi sembra ovvio che sì.
- Lei però mi sta raccontando che nel lasso di tempo che ha trascorso in silenzio siete riusciti, nell’ordine: a trascrivere le coordinate; rapire un satellite e minacciarne un altro; ascoltare la straziante storia della vita di uno dei due; localizzare Londra; arrivare a Ladbroke Grove; scavare; trovare la teiera; constatarne la bruttezza; tornare alla cabina telefonica e inserire le monete. Mi spiega come avete fatto senza dover tornare indietro nel tempo?
- Non siamo tornati indietro, l’abbiamo fermato. Non le avevo detto che fermarlo è permesso?
(continua… /21)


, ci ha detto come si chiama, e le posso assicurare che è in uno stato pietoso. Fortunatamente non può sentire le sue cattiverie. – E come dice di chiamarsi? – Tom. – E di cognome? – Tom. – Tom e basta? – No, Tom due volte.” – Macchianera »Il Grande Elenco Telefonico della Terra e pianeti limitrofi (Giove escluso) /20
[...] (continua… /20) [...]
more! more! more!
Io capisco la tua avversione per Brutta Teiera®, ma non credi di esagerare un tantinello? Pretendo una seconda chance per Brutta Teiera®!!! Non può apparire solo in un cameo… e poi, scusa, a proposito di CULT, manca un doveroso omaggio a Tragicomica Segreteria Telefonica® e Baricco®!!!
P.S.: comunque, sappilo, formerò su FB il gruppo Fan di Brutta Teiera®
a me quella teiera piace.
Trovo tutto molto godibile, e sorprendentemente arguto. Volevo solo raccontare uno strano fenomeno: da quando ho iniziato a leggerlo ho avuto un retropensiero costante, qualcosa di vago relativo all’identità dell’interlocutore terrestre. Ho come avuto la necessità di associarlo a qualcuno, e stasera di colpo ho capito. Ho sempre pensato che fosse Michele Serra. Naturalmente la cosa non ha alcun senso, però fenomenologicamente è proprio andata così. Chissà se è successo ad altri e che identità ha fatto popup.
Grazie
danymax: non vi avevo mai pensato, pur avendolo scritto, ma devo dire che Michele Serra è perfetto, per il personaggio.
Beh, avere la controprova non è difficile; basta fare irruzione in casa sua e sequestrare le teiere®.
[...] 29 mag 2009 Ciao! Se sei nuovo di qui, ti consigliamo di iscriverti al feed RSS per rimanere aggiornato sulle novità.(…continua /20) [...]
sequestrare le …. non e` che siete un movimento eversivo come quelli che liberano i nanetti da giardino, eh?
.. intanto vado di la` a nascondere le mie teiere ® …
Confermo, Michele Serra è ottimale per la parte!!!
Complimenti! Divertente e originale, lettura molto scorrevole, ti prende la situazione ed arrivi a fine capitolo senza accorgerti… aspetto il seguito grazie!