The Classifica 67 – De Filippi’s Nation

Dramma in tre atti.

Personaggi e interpreti: Lisa Simpson, nella parte del tormentato, sensibile critico Paolo Madeddu. Nelson il bullo, nella parte dei suoi bulli lettori. Voi.

Primo Atto. Scena: la cameretta del tormentato, sensibile critico. Intento a guardare il dvd di Woodstock. Voi bulli lettori mettete dentro il crapone dalla finestra aperta. Puntate il dito. E mi irridete: “Haa-ha!”

(se l’inizio non vi pare abbastanza strano, aspettate) (nel Terzo Atto proclamerò che la Woodstock nation, oggi, è costituita dai piccoli Amici di Maria De Filippi)

Secondo atto. Ecco a voi una notizia che quasi nessuno ha dato. Woodstock, di cui mi sto occupando in vista dell’anniversario che si abbatterà su tutti noi, diverrà a tutti gli effetti un social network. Come precisa Michael Lang, ineffabile e un po’ luciferino organizzatore del festival del 1969 e successivi, Woodstock.org sarà un social network musicale. C’è la Sony dietro.

Far out! Che sballo questa cosa, vero? Perché da un lato, perpetua la perenne utopia di Woodstock come luogo di incontro blablabla. Dall’altro, perpetua la perenne presenza del business quello grosso: la Warner Bros 40 anni fa, la Sony ora.

Io un’occhiata a Woodstock il film, se non l’avete mai data, la consiglio. Le considerazioni che si possono fare, oggi, sono tante. Non voglio levare niente ai megaeventi successivi: Live Aid e Live 8 (e vi faccio grazia di festival relativamente meno ambiziosi: il fangoso Glastonbury, il semovente Lollapalooza, l’allegro Coachella) che sono stati molto meno “editati” di Woodstock, offrono altrettante performance storiche. La differenza la fanno due cose. Una è la questione, grossa assai, della favola bella della Woodstock nation, il quasimilione di kids che scoprirono di essere in tanti – anche se non abbastanza da sconfiggere Nixon alle successive elezioni. L’altra è la questione dell’identità musicale. Non è facile da cogliere l’enormità della cosa, ma a Woodstock pochi artisti erano sulla scena da più di tre anni (Joan Baez, la tardona del mucchio, aveva inciso il primo disco 10 anni prima. Però aveva solo 28 anni). Provate a immaginare una cosa simile oggi! Nessuno che sia in giro dal 2007 gode di tanto credito.

A meno che.

Terzo atto. La top ten italiana è divisa siccome il Paese Reale. Dopo 4 settimane, l’EP di Alessandra Amoroso si inerpica al n.1 scalzando i Depeche Mode (n.2). Dopo Renato Zero (n.3), ecco una raffica di nomi che un anno fa non conoscevamo: Bastard Sons Of Dioniso (n.4), Valerio Scanu (n.5), Luca Napolitano (n.6). Poi, dopo l’insulso Ben Harper (uno ancora più inutile di Lennyno Kravitz, che almeno fa sbavare le tardone facendosi fotografare le chiappe) ecco Noemi (n.8) e altri due dischi per brizzolati: al n.9 Bob Dylan e al n.10 gli U2 che estromettono Matteo Becucci, che avrebbe dato la maggioranza alla musica televisiva e nuova sulla musica antica. E quindi, ecco come stanno le cose. C’è un’Italia di kids pronti a mobilitarsi in massa per un’utopia che ruota attorno a telefonino, amore e musica – e un’Italia di matusa che come lo stracitato mr. Jones irriso da Bob Dylan, non capisce. E mi duole dirvelo, bulli lettori: quell’Italia di matusa siete voi. E sono pure io, che dopo 5 minuti di Amici mi sento sprofondare in un mare di noia e vorrei prendere una libreria Billy e usarla per percuotere la De Filippi o Luca Jurman. Possiamo puntare il dito e schernire – “Haa-ha!” – questi ragazzini che sopportano Grazia Di Michele e Platinette proprio come 40 anni fa altri ragazzini sopportarono fango e tempo schifoso, ma la Maria’s nation esiste. La musica è il suo tessuto connettivo (ne esiste un altro?). E vuole nomi nuovi, vuole nomi che siano suoi, non è contenta di andare a vedere Laura Pausini o Tiziano Ferro e trovarsi accanto a dei trentenni che tontoloneggiano rapiti. La sua Woodstock è ogni settimana, e nasce con presupposti corporativi, per sfruttarli, ma con identici presupposti nacque quel festival del 1969. Poi, ci fu chi rimase bullo e cinico (Frank Zappa: “Non fu che un weekend per kids desiderosi di starsene lontani dai genitori”), chi cercò di tenere i piedi in due scarpe (gli Who, che andarono e si finsero scettici, ma intanto trovarono un pubblico per Tommy, disco assai “far out”). E chi capì che si poteva cavare qualcosa di buono da quella adunata strana e fortunata. Tipo Joni Mitchell, autrice del brano che celebrava l’evento. Quel brano la Joni lo scrisse dopo. Perché lei a Woodstock mica c’era! Fu invitata, ma preferì andare – indovinate un po’?

A uno show televisivo.

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48 Comments

  1. Quello che non capisco è: se sono i ragazzini i pirati su Internet come fanno ad avere tanti brani in classifica quelli della De Filippi Posse? Forse i ragazzini comprano la musica? O sono piuttosto le nonne ed i nonni, lasciati da soli davanti alla TV a cercare compagnia carezzando idealmente quelle belle testoline e comprando nientemeno i CD? (forse nonni e nonne no ma i genitori forse).

    E quanti milioni di download illegali ci saranno oltre ai pochi legali tracciati dalla classifica? La De Filippi dovrebbe insorgere (pardòn, la Sony) altro che la Caselli per l’Abruzzo.

  2. I nonni, Jonkind, i nonni. Talvolta le zie. Ma questo comunque non giustifica la millantatrice Fimi.

    @Mad: ma, fuori dal patrio suol, non esistono fenomeni assimilabili alla defilippa o a xfactor? Immagino di sì. E le loro classifiche (e tutto il resto) ne risentono quanto le nostre? (Forse te l’ho già chiesto e forse mi hai già risposto, ma l’età…)

  3. Mmmm.
    Parallelismo inquietante.
    In equilibrio sopra la follia, direbbe qualcuno.
    Di tutto il post mi ha colpito come un uppercut la constatazione che a Woodstock erano tutti artisti giovani.
    Curioso come il tempo, dinosaurizzando qualsiasi cosa, ci faccia sembrare quella gente una manica di vecchi babbioni.

  4. Alcune considerazioni personali:
    La Filippa e i suoi amici non li caga nessuno e se non se ne parlasse meglio sarebbe (idem per gli amici degli amici xfactor);
    I Depeche no mode hanno sempre fatto cagare;
    Ben Harper a confronto dei citati è il nuovo bobdylan;
    Purtoppo mi son visto dal vivo Woodstock del 1979.

  5. grazie per avermi riportato ai fasti di un passato lontano.E’ una hit parade che ricorda pericolosamente il mio registro di classe delle superiori

    p.s. mi piace pensare che il commento su ben harper non fosse ironico

  6. Grazie Diamonddog è un piacere..
    Non ho neppure dubbi che vende di più (in Italia) Derek Trucks dei pianobaristi italiani ricitati.

  7. Ah….Dereck Trucks…..me cojoni.
    Magari mi citi pure Captain Beefheart e gli Authechre e poi famo a chi fa più figo?
    Dai, non ce l’ho con te, solo che ho letto un giudizio un filino tranchant (ma solo un filino eh) sui DM e mi sono un pò allarmato.

  8. Ah beh alòra
    C’è chi ama i Queen, AC/DC, Guns n’ Roses, Pete Seeger e checcèvoifà (noiono). Degustibus.
    Comunque rimedio: fanno un filino…

  9. Il punto, Paolo, non è tanto che oggi non ci sia nessuno “nato” nel 2007 che goda di tanto credito.

    Il punto è che difficilmente tra quarant’anni ci sarà qualcuno “nato” nel 2007 che godrà ANCORA di tanto credito…

    Gabrielel

  10. derek trucks in ogni caso è un gran musicista,e da quello che ho letto di lui, anche una bella persona.per il resto, sono abbastanza d’accordo con quanto dice ozkar.

  11. @Ozkar: non si può mai dire. A naso, la penso così anch’io, ma davvero non si può mai dire, pensa a quanta gente abbiamo considerato “meteore”, salvo poi ritrovarcele tuttora tra i piedi. E non solo: pensa se Marco Carta schiatta: minimo, fra 10 anni tutti si riconoscono in debito artistico con la sua poetica visionaria. Non c’è limite a quello che può succedere in questo strabiliante Paese.

    @diamonds: il disco di Ben Harper è intrigante quanto una fiction di RaiUno. Ha un solo valore: può essere utile per dimostrare quanto è in errore chi ancora crede che “rock” sia per definizione più autentico di “pop” o “dance”.

    @popsylon: che progressione :-) Non condivido nulla di quello che dici, ma com’è che diceva quel tale? Mi batterò perché tu possa dirlo. Intendiamoci, non mi batterò con pistole o sciabole. Eventualmente, a Scarabeo. Comunque, ohè, non posso NON parlare di chi occupa metà della top 10. La rubrica si chiama “The Classifica”, ciumbia.

    @diamonddog: è assai vero. Anche le facce, in qualche modo, sembrano più vissute di quelle degli attuali 25enni ma anche 30enni e 35enni. Ma a dir la verità ho la stessa sensazione guardando i vecchi album della Panini. Zoff e Scirea a 25 anni sembravano due 40enni odierni.

    @Fran: ebbene sì. Ne risentono, anche se i “talents” non occupano metà della top 10. Soprattutto, per ribadire un po’ la discussione della TheClassifica 66, non brillano per assenza due generazioni di musicisti, quelli emersi in questo decennio e quelli del decennio scorso. E qui tiro dentro anche

    @Jonkind, perché non si capisce come mai i ventenni italiani si comportino in modo così diverso dai coetanei del resto del mondo. Va bene, i nostri ragazzi sono tenuti a spendere soldi in occhiali con sopra un’enorme D e un’enorme G, e a scrivere ogni giorno sms con scritto “ghghghgh ahahahaha ;-) “, e da qualche parte bisogna pure risparmiare. Però penso che ci sia anche, qui da noi, una specie di scetticismo diffuso. Ora la dico grossa: evidentemente da noi anche i giovani rifiutano di investire sui giovani.
    Mi spiego: comprare un cd oggi è più che mai un atto di affetto, molto più di quando noialtri, potendo farci registrare la cassetta di un disco, prendevamo l’LP.
    Comprare il disco di qualcuno equivale un po’ a votarlo, ecco perché io mi lancio pindarico in analogie con la politica. I 20enni hanno l’aria di non volersi sbilanciare su nessuno. Molto più passionali i teenagers, che mandano in hit-parade regolarmente i vari Tokio Hotel e Jonas Brothers anche se potrebbero downloadarlo o farselo passare da qualcuno in classe.

  12. Ustia paolo hai sollevato un temone esistenziale.
    Tendevo a pensare che erano gli anni che passano a farmi vedere più giovani i giovani di oggi (sì insomma, spero di essermi spiegato).
    Poi anch’io ho iniziato a riconsiderare vecchi video, foto, eccetera. E ho iniziato a pensare che prima, i giovani di prima, sembravano più vecchi dei giovani di ora.
    Tutto con la speranzosa convinzione che un (splendido) quarantenne di oggi (ah ah) sembri non un cinquantenne, come succedeva nel 1970, ma un trentenne.
    Anche se i trentenni di oggi dimostrano venticinque.
    E tutto il discorso va di nuovo a pallino, minchia.

    Però la Panini sapeva tutto. Son d’accordo.

  13. popsylon, sui Duepesc te g’ha rason, ostrega! molto meno sul resto.

    Paolo Madeddu, 10 domande per te suscitate dall’invidia e dall’odio (cit):
    1.spiegami se ci riesci perché in passato fenomeni di nicchia potevano diventare fenomeni di massa (ancora nei 90 il grunge, una musica fatta da/per metallari punk drughé) e oggi no.
    2.Perché ad occuparsi di musica c’era Arbore, che invitava Lucio Battisti in TV e lo rendeva popolare, mentre oggi c’è la trista genìa da te succitata che ci propina quel che ci propina? 3.Dove siete voi giornalisti musicali?
    4.Avete abdicato?
    5.Perché lasciate che siano coloro che non ne capiscono una mazza (a parte Morgan) a forgiare i nostri gusti?
    6.Voi che fate?
    7.Eh?
    8.Alora?
    9.Non sai rispondere, vero?
    10.Beh?

  14. Aha-ha (risata divertita, ad es. dalla scelta formale dello scritto ma anche da altro, e al contempo condita di una punta di sadismo, consapevole di chi potrà appunto trovarlo un “parallelismo inquietante” ed esser preso da un brivido alla schiena).
    “I like”, post ben godibile.
    BTW, What is Woodstock? Intendi forse WayneStock?

    Come già manifestai più volte, pur trovandoci di cui dilettarmi, son molto distaccato da queste vicende, son altri quelli per cui sarebbe un “Dramma”.
    Però è’ fortemente improbabile che Ozkar non abbia ragione, ad oggi, la correlazione tra il successo, dei fuoriusciti da tali lidi, e il tempo che passa, come illustrai già nel “the classifica 65”, è inesorabile
    Comunque sia, intanto Giusy live sta già’ facendo flop (date annullate, solo 200 persone ca. a Milano e Roma), è un fatto; va detto.
    Citerei anche il Fenomeno degli Idol Japponesi che fanno un botto clamoroso e poi spariscono tanto celermente quanto eran apparsi, già in atto da tempo: nulla di nuovo, verosimilmente siamo semplicemente in ritardo, come quasi sempre.
    Poi boh, non so, e ripeto me ne frega poco, forse qualche eccezione(Karima?Bastard?) ci sarà.
    In effetti non si può dire che tra tutti i partecipanti ai talent (comunque 100volte meglio dei fuffality) non ce ne siano anche plurimi che tecnicamente sian validi.
    Quindi certi paragoni sarebbero impropri.
    Nondimeno la mia mente non può esimersi dal far certe associazioni, almeno parzialmente.
    Es. :
    “(Il primo anno) la simulazione era perfetta, 5mila spettatori a partita, 42mila in un’amichevole a Palermo, manco fosse la Nazionale azzurra. Cervia era un cult, venivano da fuori, dalla Sicilia, dalla Puglia, dalle Marche, legioni di ragazzine invasate, la figa che ci rincorreva per strada, eravamo finti ma sembravamo veri, eravamo catorci ma sembravamo Porsche”. [Emanuele Morelli; campioni il sogno] **

    slate.com/id/2218280

    ecc. etc.

    Ammetto che effettivamente difficile che uno non si chieda dove sia l’Italia, grossomodo, 23-39. In mezzo a quei 10-11 sembrerebbe essercene poca, magari guardando controluce…

    ———————————————————————-
    **per chi vuole, continuava:
    La legge del contrappasso si materializzava in trasferta con insulti e maledizioni che te le regalano. Fuori casa la fama si traduceva in un solo grido: “À froci”. Al termine di un’amichevole, al Dall’Ara di Bologna, la squadra venne raggiunta negli spogliatoi e bersagliata a colpi di cubetti di ghiaccio per una mezz’ora buona. L’unico a conservare il sangue freddo fu Ciccio Graziani. Disse solo: “A regà, c’avete paura che ve gonfieno?, ‘a popolarità se paga”.

    Ma anche:
    “Una volta tra i dilettanti c’era Campioni. E i Campioni erano tutti giovani, belli, depilati, tatuati, disinvolti. Una volta c’erano troupe, registi, le telecamere di Italia 1, edizioni speciali dei Tg di ogni rete, c’era lo share, la pubblicità, lo sponsor, i picchi d’ascolto, teenager urlanti, convulsioni, lacrime, deliri e ragazzine adoranti. Il primo reality applicato al calcio ebbe un successo iniziale straordinario, applausi, claque, battimano e complimenti a tutti. Poi, improvviso il declino, traumatico, inarrestabile, senza spiegazioni. C’era una volta il Cervia targato Vodafone-Mediaset, ora non c’è più”. [La Stampa]

  15. Una sola domanda (ma davvero seria): ma chi c@##o sono Alessandra Amoroso, Valerio Scanu, Noemi e Matteo Becucci? Perchè probabilmente vivrò in un mondo tutto mio ma non li ho proprio sentiti mai nominare prima!!!

  16. Kluz dillo che stai facendo un esperimento.
    Qualcosa alla Burroughs che metteva spezzoni di scritti diversi insieme per vedere l’effetto che fa.

  17. si diamondog,tutti quei riferimenti a ciccio graziani non hanno convinto neanche me(secondo me è andrea scanzi sotto copertura in vena di burlette.O una rediviva george sand)

    casalive.com/muz/theme_from_rawhide.mp3

  18. @ldm: sei un fake. Il Vero De Marinis non avrebbe mai detto “testone” a Madeddu. Avrebbe usato altre parole che finiscono in -one, piuttosto.

  19. Se posso fare della antropologia (molto, ma molto) spicciola, credo che l’acquisto in massa degli Ep in questione dipenda proprio dal gesto di affetto di cui si parlava. La Amoroso e compagnia non sono semplicemente cantanti: sono cartoni animati di cui per sei mesi sono stati propinati lacrime, abbracci, beghe, prove di selezione, passaggi di livello, nonché sfide (do you remember Dragonball & Naruto?). Comprare i loro album equivale a comprare le figurine dell’album del cartone. Non sono persone né personaggi, ma proiezioni della fantasia materializzate con cui ci si illude di interagire televotando e trasformando il cellulare in un joystick. Il circuito psicologico che si attiva tra i Filippiboys e il pubblico è una variante della realtà virtuale. Adde quod il pubblico ggiovane si lascia sedurre oggi più di ieri dall’eterno ritorno dell’identico: già dieci anni fa riflettevo con palpabile disdoro sul fatto che un album degli *Nsync aveva venduto qualcosa come due milioni di copie nella prima settimana di uscita, il doppio dell’album dei Backstreet boys dell’anno prima. Dato che le due boyband e relativi album erano pressoché la stessa fuffa, non mi spiegavo da dove fosse saltato fuori il milione di fans degli *Nsync che l’anno prima aveva ignorato quegli altri. E perché il milione dell’anno prima avesse comprato un prodotto di fatto identico l’anno dopo. E del resto molti videogiochi hanno un concept a dir poco uguale tra loro, eppure vengono comprati. Dev’essere il sottile fascino della variazione sul tema che non costringe ad uscire dal recinto della rituale e rassicurante ripetitività.
    Mi taccio.

  20. Hoi, sig. PerfettoMadeddu, sono colto da tristezza al tuo attacco sul mio Benedetto Arpista! E dire che ti seguo dai tempi di Kaos, perdendoti e ritrovandoti… ma davvero il tuo giudizio sul mio artista favorito è tanto perentorio?
    Richiedo lumi, se possibili.
    Per il resto rimango sbalordito dalla lucidità analizzatoria di siffatto cervello non fuggito all’estero…

  21. ma quanti lecca….
    E’ tutto un po’ forzato, invero, dalla tesi iniziale allo sviluppo.
    Ma del resto non L’ho mai letta prima, si vede che è il Suo stile.

  22. @Ercolina: invero.

    @Garabombo: no, non si può avere come artista preferito Ben Harper. No, no e no. Non ha senso! E ora vado a spiegare dettagliatamente il perché.
    Perché no.

    @Shengo: condivido. Ma aggiungerei l’ansia di trovare una correntona della quale far parte, una causa per la quale mandare sms a pagamento (“riservati a utenti maggiorenni, naturalmente” – ahaha).

    @Electric: forse vivi in un mondo tutto tuo ma potrebbe essere un mondo ammodo, non sarò io a rompere l’incantesimo.

    @lorenzodemarinis: forse volevi dire qualcosa. Riprova.

    @Kluz: chapeau per aver coinvolto il Cervia. Ci può davvero stare. Però eziandio a parità di dinamica, qui stiamo parlando di canzoni – qualcosa che comunque fatalmente rispecchia i tempi, a differenza di una partita di calcio. Quindi, eventualmente tra 20 anni il giorno dopo Halloween potremmo perlomeno ricordarci di una canzone intitolata “Novembre” chiedendoci: “Come si chiamava quella là che la cantava?”
    PS
    Sì, avevo voglia di scrivere “eziandio”.

    @PepPorno, prima rispondi tu: l’emo è un fenomeno di massa? Di masseria? Poi, dove sono i giornalisti musicali non lo saprei dire, credo che si trovino incappucciati ogni 13 lune e recitino il testo di “Imagine” al contrario.

  23. Azz… basito, rimango fan di Ben… mi dispiaccio!
    Epperò… qualcosa di buono ci sarà in questo ragazzotto! Dimmelo, te ne prego! Giacché posseggo ogni piccola pezza musicale dal fanciullo non più fanciullo suonata!
    … e mi diletta pure Xavier Rudd, se posso peggiorare la mia posizione…

  24. Caro Paolo, comprare dischi oggi non è solo un atto d’amore, è un’impresa eroica.
    I vecchi negozi, gestiti da appassionati di musica sono quasi tutti falliti. Oramai per compare un Cd devi andare in un centro commerciale e affidarti alla grande distribuzione: Mediaworld, i vari Autogrill, Feltrinelli e Mondadori etc. Che, come tutte le catene, campano grazie ai grandi numeri e quindi per andare sul sicuro riempiono gli scaffali con le certezze di sempre: le novità dei nostri amati Eros, Biagio e Renato, qualche compilation dance con i brani più cool per i tuoi party più hot, i fenomeni televisivi dell’ultimo mese e i fondi di magazzino da vendere al 75% di sconto. I commessi, buttati lì per caso, potrebbero lavorare da Ikea come da Mc Donald’s che tanto di musica non sanno niente e non sanno darti un’indicazione che sia una. Se cerchi una novità, perdi il tuo tempo. Settimana scorsa ho girato per Milano alla ricerca del cd delle Gossip e ho scoperto che le conosco solo io e i programmatori radiofonici di tutte le radio nazionali e locali, stesso discorso per Melanie Fiona e i Killers, niente da fare. Ho preso il cd dei Metro Station tanto per non andare via a mani vuote (bellissimo) ma mi sono sentita molto stupida. Forse dovrei anch’io spendere i miei soldi in occhiali e scaricare mp3!

  25. Ma no, dai, Ben Harper non se po’ ssentì, tranne il disco coi bambini ciechi è tutta rimasticatura, piuttosto vatti a sentire gli originali!!!
    PS
    Certo che le chiappe di Lenny Kravitz….. ;-7

  26. Si, chiaramente era per l’ affinità di dinamica.
    Volendo uno può cambiare, ad es., i termini “partita con “puntata”, “Cervia” con “Amici”/”xfactor”, “amichevole” con “esibizione”/”concerto” etc.
    Tali dinamiche: oltre al resto, il fenomeno della rapida polarità mediatica, e i modi del sul decorso,spesso altrettanto celere, son ormai banalmente molto noti da tempo. Si sprecano gli esempi, la “letteratura” a riguardo. So di non illustrar nulla di nuovo, ma il paragrafo citato l’ ho sempre trovata figurativamente molto accattivante (but maybe is just me) e mi pareva venir buono per l’ occasione. La prossima volta forse anch’io mi accontentero di scrivere un ben più sintetico “eziandio”.

    Devo ammettere, dopo la tua replica, di averti “un po’ perso”.
    Capisco la differenziazione, però poi qualcosa mi sfugge, mi confonde.
    Probabilmente mi svia il modo in cui va interpretato il “ricordare” a cui ti riferisci.
    Che io potrei replicare che a 20 anni di distanza ricorderemo senz’altro il « Ma com’è bello qui, ma com’è grande qui, ci piace troppo ma… Non è la Rai! » , ma di nuovo non sarebbero canzoni (si ok non intendo letteralmente) e sarei da capo.

    Btw, sei un genio:
    anche per me, copioso fustigatore della eccesiva letteratura (anche in senso lato) classica o comunque “vecchia”, che viene indottrinata ancor oggi a troppi pueri, in nome di un “aprire la mente” e altra fuffa tutta da dimostrare (e comunque aprirla in tali proporzioni le fa prender freddo, per non parlare del foie grais), tale insinuazione è così provocatoria da strapparmi un sorriso.
    Adesso… “Novembre”…

    @Elfi Sartori: eh si sa, ma alla fine è inevitabile, che ci vuoi fare.
    Per quanto magari non sia lo stesso che discuterne carne ed ossa con JackBlack e JohnCusack, oggi giorno tale funzione è esplicitata da forum e similari.
    Nel progresso globale, spesso anche qualcosa di “virtuoso” vien perso, ma certamente non sono io ad avere esitazioni “ideologiche” su tali situazioni.

  27. @lavinia: aghhh!!! Lo sento almeno per un’ora di media al giorno… e i vecchi bambini ciechi dell’Alabama è puro gospel… pure lì devo andare a ascoltarmi gli originali?
    E Diamonds on the inside (l’album) è pieno di generi differenti… quali originali devo andare a ascoltarmi?
    … ok… mi calmo, ognuno possiede i propri gusti e io i miei… però, davvero, c’è qualcuno al giorno d’oggi che non fa cose già fatte?
    Ma vado fuori tema…

  28. “E Diamonds on the inside (l’album) è pieno di generi differenti… ”
    Ecco a mio avviso è proprio questo lo sfondo del problema di BH.
    L’eccessivo (e spesso forzato) eclettismo non supportato da una “penna” incisiva.
    Come un tuttifrutti di cui alla fine non percepisci un gusto dominante.
    Un cantautore che ti intrattiene live per qualche ora con ottimo mestiere ma quando torni a casa ebbro (bella eh?) di suoni non riesci a fischiettarne manco una.
    Tutto qua, ci sono problemi molto peggiori.

  29. Uffa:
    “Cioccolate al Rachmaninov” non son sicuro di averla capita fino in fondo, o almeno quanti livelli essa sia.
    Ad es. la scelta del compositore (tra quelli non Mozart) è casuale, o c’è un riferimento a qualche particolarità del sopracitato pianista?
    Più che ricordato come un fuori dagli schemi, mi pareva avesse notoriamente scritto alcune cose difficilotte da eseguire, non sono un esperto (ci vorrebbe… anzi no, lasciamo stare).
    Boh, comunque sia, lungi da me l’ intento di voler rompere gli schemi (specie con modalità così estreme, quasi “psichedeliche”) non capisco le “accuse” che mi vengon mosse; le cose son due:
    1) mi prendete per il… in giro
    2) non che avessi altissima stima della qualità mie prose, ma che la mia comunicazione scritta arrivi addirittura a suscitare ripetutamente interpretazioni completamente impreviste e curiose, è comunque un feedback abbastanza “doh!”
    A questo punto forse facevo più bella figura a far finta di niente: “Sob!”

    Toccherà puntualizzare maggiormente, nonostante la cosa rischi di far pagare a vari livelli, oltre all’ ovvio aumento in prolissità.
    Per esser sicuri, riguardo a “Novembre”, intendevo dire che addirittura il sottoscritto, nonostante le premesse, se proprio potrà associarci mai qualcosa, “dubito fortemente” possa esser la Giusy, specie tra 20 anni, e non Pascoli. Da ridere.
    ( largonauta.altervista.org/2008/11/18/novembre-da-pascoli-a-giusy-ferreri/ )
    Mi chiedevo anche se Madeddy (aka Lisa Simpson, ma anche aka “il fanciullino”), avesse scelto appunto “Novembre” ( “qualcosa che comunque fatalmente rispecchia i tempi”) in relazione ai significati allegorici della poesia, alcuni dei quali possono esser chiaramente accomunati ad una interpretazione implicita (ma neanche tanto, essendo dichiaratamente un “dramma”), del post. Anzi la correlazione è macroscopica, a partire dal fatto che entrambi (post e poesia) han 3 parti che combaciano abbastanza, rispettivamente l’ una con l’altra, e questi tempi sarebbero… etc.
    img507.imageshack.us/img507/6800/novembre.png
    Gli ho dato del genio poichè, mi pareva troppo clamoroso per essere una coincidenza, ma non v’è certezza.

    “E’ l’estate, fredda, dei morti.” ?
    Ekkazzo, non s’era detto 2012 !?
    Nel caso, visto che ci sono, vorrei fosse tramandato ai posteri, a proposito di Mozartkugeln, che a me il marzapane fa skifooooooooooo!
    Visto che ci siete, al mio funerale: qualcosa con gli archi, possibilmente Bach.

  30. @kluz: sei sicuro di non essere Madeddu (incappucciato e che ascolta “Imagine” al contrario)?
    PS. sia chiaro che ti trovo divertente, invero.

    @DD: a proposito di BH, sei troppo educato.

  31. Molto spesso erano migliori i “Dischi caldi” di Guardabassi della Hit Parade di Luttazzi.

  32. mi sembrate tutti una manica di fabifazi. lì a rimpiangere i mitici anni 70, eh sì, quelli con gli artisti con i controlampioni e della musica senza compromessi, dell’arte che porcoggiuda se ci fosse ancora hendrix… ma vi siete mai andati a leggere le classifiche degli anni 70? anche allora c’erano alessandreamoroso e marchicarta

  33. @laugh: non so chi tu sia, ma apparire a 40 persone e sbroffare “Mi sembrate tutti…” è già un modo di presentarsi discutibile. Ridurre quanto è stato detto nei 40 commenti (e immodestamente, nell’ipse dixit che li ha generati) alla tua considerazione, banale ed evidente, sa tanto di anticonformismo da liceo, e personalmente è inaccettabile. Il sottoscritto (che nuota nel mainstream da quando registrava le canzoni dalla radio su un affidabile Grundig mono) ha napalmizzato più icone degli anni 70 in questo blog che non i duriepuri della critica rock in tutta la loro vita, e sulla persistenza del passato ha tediato a sufficienza chi ha letto questa rubrica più di tre volte.

    Ma è da ciechi, sordi e muti buttare lì che 70 e 00 siano la stessa sbobba tipo “Destra e sinistra che pensano tutti a rubare signora mia”.
    Non è così semplice.
    Certe condizioni che non impedivano il sorgere imperituro di Umberto Balsamo o Franco Simone erano nel contempo favorevoli a spingere verso una maggiore qualità il mainstream, dagli Eagles ai Supertramp, dagli Chic a Umberto Tozzi.
    A volte certe condizioni favorevoli si verificano di nuovo: negli anni 90 è certamente successo.
    In questo periodo però di gioielli da mainstream ne arrivano col contagocce, e il mio iPod famelico non fa che borbottare. E non c’è trade-off tra le sonorità dei Ricchi e Poveri del cd di Marco Carta e quello che proviene dai gradini superiori della scala evolutiva: James Blunt non vale un’unghia di Elton John e John Legend non è il nuovo Ike Turner. E apprezza il fatto che non sto chiamando un paragone coi pesi massimi: voglio molto bene ai Coldplay, ma se sono il massimo che questo decennio ha saputo dare, capisco che per ridarci un Bowie o dei Led Zeppelin ci vorrebbe un allineamento di pianeti.

  34. @ madeddu: mi conosci, mi conosci… ma questo interessa forse solo noi due… ho dato dei fabifazi a tutti perché tutti vagheggiate (e vaneggiate su) un passato mitologizzato.
    nei mitici 70 le classifiche erano dominate da fausto papetti, mina, demis roussos e baglioni come oggi ci ritroviamo allevi, pausini, tzn ferro (ah aha più o meno il peso forma è quello del grecone…) e baglioni
    gli who non arrivarono mai al numero 1 in usa e una volta sola in uk, nel nostro bel paese dylan è stato al numero uno solo con desire…
    le classifiche sono la rappresentazione di quello che piace alla massa (anche oggi che i dischi non si comprano ma si scaricano, in rete alessandra va che è un piacere) e gli appassionati di musica storcono sempre il naso (se poi uno ha anche la puzza sotto il naso fa anche finta di non sapere “no, cioè, veramente, cioè, vi giuro, io questi non li conosco perchè, per una mia scelta personale, la tv nn la guardo, anzi non ce l’ho nemmeno come camila raznovich”)
    alle elementari la maestra mi diceva di non sommare mai pere e mele, allora se i coldplay li paragoniamo a elton john e non ai led zeppelin (caso raro di qualità e massa) forse ci mettiamo sulla strada giusta

  35. @TheLaugh: certo che ti conosco, ma se scegli di non firmarti con nome e cognome posso pensare che tu stia cercando di proteggere la tua insipienza dal ludibrio delle masse, e non posso che assecondarti. E’ parzialmente vero quello che dici (tranne Demis Roussos. Non ha in modo più assoluto segnato un’epoca).

    Ma parlando di mele e pere, paragonare Mina e Baglioni (col male che gli voglio) a Carta e Scanu è sconcertante per uno che percepisce danaro per dibattere di musica.

    In secondo luogo, smetti di rivolgerti a una massa indistinta, “noi che vaneggiamo su un passato mitologizzato”, noi snobboni nei nostri salotti radical-chic. Ho idea che metà della gente che commenta qui ti si mangi vivo quanto a versatilità musicale e conoscenza del panorama attuale. Ed è proprio questo che ci mette di malumore, la nostra voglia inappagata di musicisti che si rivolgano a noi – o “anche” a noi. E questo dipende anche dal mainstream.
    Siccome “la massa” si sta accontentando di quello che passa il convento (leggi: tv, radio, tv, tv e tv), noi “appassionati”, dopo esserci adattati a esaltare degli artisti di nicchia fragilini e semi-inconsistenti o a tenere in vita certa gente più del dovuto (leggi: Oasis, Lenny Kravitz) saremmo anche stanchi di adattarci.

    Ed è qui che entra in gioco la preoccupazione per la decadenza del mainstream. Se il punto di riferimento del mercato sono Mina e Battisti, o i Beatles e i Rolling Stones, anche ai margini del giro grosso si vedrà gente che alza il tiro. Posto che i miei decenni sono casomai gli 80 e i 90, non posso ignorare che le charts italiane degli anni 70 erano “dominate” non solo da gente ambiziosetta come Genesis e Jethro Tull, Pink Floyd ed Emerson, Lake & Palmer (controlla pure quante volte sono stati al n.1. Pensa che con Pawn Hearts sono stati al n.1 persino i Van Der Graaf Generator) ma anche da ottima musica – come si diceva allora – “COMMERCIALE”: Barry White e Donna Summer.
    E parlando di italiani, il più bravo che c’è in giro oggi, Tiziano Ferro, è più artificioso persino dei Cocciante e Zero d’epoca. E se calassi i nomi non dico di De André e De Gregori, ma anche solo dei miei pupilli Venditti e Bennato, tutta gente che “piaceva alla gente” e tiranneggiava in hit-parade, è evidente che non c’è paragone con gli album di Laura Pausini o Elisa o Carmen Consoli o Biagio Antonacci.

    Non è una stupida gara tra decenni e mi irrita un po’ che tu mi ci abbia trascinato, perché non tornerei mai indietro. Ma se ci piace la musica, siamo qui per dire ai manovratori che la direzione che hanno preso fa schifo, invece che votare scheda bianca e vedere come va a finire. Secondo me fare il giornalista musicale consiste anche in questo – oltre che, naturalmente, pontificare.

  36. Anche a me mette di malumore trovare semper meno dischi che valga la pena di ascoltare più di tre volte… ma
    percepisco denaro proprio perché non paragono Mina e Baglioni a Carta e Scanu. Il paragone era con Pausini e Baglioni, per posizioni di classifica.
    Secondo me anche in passato è stata tenuta in vita gente più del dovuto, io sono convinto che tranne tre-quattro eccezioni nessuno abbia mai fatto un disco che valeva quelli degli esordi oltre il quarto.
    ora vesto i panni di rino tommasi, ma il disco dei van der graaf in italia arrivò al massimo alla posizione 23 e them one all’11. e i genesis ebbero solo un numero uno con abacab.
    comunque se le gante vuole la merda qualcuno gliela offre. se qualcuno cerca il caviale lo trova. magari non nelle classifiche, ma i canali di scioperta della musica oggi sono diventati migliaia e non due come negli anni 70 (da me mai amati, preferisco i 60 e gli 80)
    E se non la smetti (e qui scatta la minaccia, attenzione) non ti faccio venire a scrivere per me

  37. Scusate se mi intrometto nella vostra discussione, che trovo interessante, perchè sono un trentacinquenne e certe domande me le sono poste anch’io. Però credo che fare il laudator temporis acti non porti a nulla. Il mondo della discografia è cambiato. Le modalità di fruizione della musica oggi sono diverse, l’acquisto di un cd è davvero “un atto d’amore” e chi lavora nel mondo della musica deve fare i conti con questo dato. Piuttosto che confrontare artisti di ieri e di oggi, è meglio confrontare quelli del panorama odierno e vagliare chi è davvero valido; anche perchè credo che ieri, come oggi, ci fosse buona musica da una parte, e stupidaggini commerciali dall’altra. Non tutto era buono, anche se con gli occhi della nostangia può sembrare così. Forse non sarete daccordo, ma io lavoro a contatto con i giovani, e non me la sento di respingere in modo acritico tutto ciò che a loro interessa, altrimenti rischiamo di non comprendere il presente e di non saper guardare al futuro. Anche la realtà dei talent andrebbe discussa, piuttosto che respinta. Come fa oggi un giovane ad emergere nel mondo della musica? Quali case discografiche sono disposte ad investire su uno sconosciuto? La partecipazione a simili programmi è un trampolino di lancio, poi bisogna vedere cosa succede. Se si è solo dei personaggi televisivi si può durare un anno(due, se si è fortunati, come nel caso di Marco Carta), e poi puff. Ma non me la sento di dire che questi ragazzi siano tutti solo dei bei faccini, sbagliamo forse a condannarli tutti acriticamente: gli Aram Quartet, Karima, Daniele Magro e Valerio Scanu, mi sembra che non cantino affatto male (su altri ho le mie riserve). Certo sono giovani, avrebbero bisogno di buone canzoni e di essere seguiti nella loro carriera, ma hanno talento. Naturalmente non è possibile paragonarli ai grandi nomi della musica, ma anche questi grandi nomi hanno pur iniziato da qualche parte: è troppo facile ora che sono famosi elogiarli, come è troppo facile snobbare tutti i nuovi nomi del panorama musicale. Sono i distinguo il punto di partenza per una buona critica e una buona musica.

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