Non ho mai capito perché nessuno recensisca le radio e i loro programmi. Cioè, di critici tv ce n’è a strafottere. E forse la cosa ha senso – sempre che vi fidiate di chi guarda più di 20 minuti di tv al giorno. Io, per niente. Così come non mi fido di chi ascolta tanta musica e va tanto al cinema e vede tante mostre (bisogna essere malati, no? Si diventa come Aldo Grasso e Ghezzi e Fegiz e Sgarbi) (…lo so, ho scritto una fesseria: Fegiz non ascolta musica) (però cosa potevo fare? Mi saltava il ragionamento) (fate così: metteteci un altro critico preoccupante a piacere) (va bene, me compreso. Scimpanzè che siete). Però ci sono critici musicali e cinematografici e critici d’arte e letterari a strafottere, ma gente che critica la radio non c’è, nonostante i dati Audiradio (ehm, ehm) ipotizzino solo per le prime tre in classifica (RadioUno, RDS, Rtl) una cifretta come 18 milioni di ascoltatori. Mica esistono, 18 milioni di lettori o di cinefili – e sicuramente non esistono 18 milioni di ascoltatori di musica. Grazie anche alle radio. Eppure, forse non per caso, non c’è nessuna rubrica, magari sui giornali musicali, che dica: “Ehi, ascoltate questo programma, si sente roba ammodo”. Con questo, cosa voglio dire? Perché vi parlo delle radio? Perché nella top 5 degli album più venduti il più giovane (Bono degli U2, n.4) ha 50 anni. Al n.1 c’è ancora don Renato Zero (59 anni), seguito da Gianna Nannini (53 anni), i Nomadi (99 anni), gli U2 e infine Pino Daniele (54). Tutta gente che la radio ha lanciato almeno 30 anni fa (e sul fatto che gli U2 siano stati lanciati in Italia dalle radio, si può discutere).

Ma la fatidica classifica dei download, quella presumibilmente rappresentativa dei giovani? Al n.1 c’è Valerio Scanu, uno dei banshees della De Filippi. Al n.2 c’è Arisa, vincitrice in quel vecchio show televisivo che si tiene in Liguria. Al n.3 Malika Ayane, che solo dopo Sanremo ha ottenuto ascolto. Al n.4, Marco Carta, altro banshee. Al n.5 Tiziano Ferro – e ammettendo che la radio abbia fatto conoscere la sua musica, temo abbia fatto di più Mtv.

Con questo, cosa voglio dire? Che il peso delle radio nel far vendere dischi è scarsino? Mettiamola così: secondo Music Control della Nielsen il brano più trasmesso dalle radio in assoluto è Il mio amore unico di Dolcenera, artista che secondo la stessa Nielsen (sempre lei) è brillantemente al n.51 tra gli album più venduti – e n.10 tra i download (forse è un buon risultato. Posto che per essere al n.10 secondo me bastano 40 download). Ebbene, ai n.1 delle classifiche dei network più popolari ci sono gli Empire of the Sun per Rtl (n.80 nelle vendite), AR Rahman & Pussycat Dolls per Radio Deejay (Dio che SCHIFO!) (…non compare nelle classifiche di vendita) e Dolcenera per RDS, la radio che promette “100% grandi successi” – ché si sa che gli insuccessi alla nazione fanno schifo. Giusto per dare un altro nome visto che quello di Dolcenera lo abbiamo già fatto, al n.2 per RDS c’è Anastacia, che quest’anno non ha venduto nemmeno a spinte.

Con questo, cosa voglio dire? Che la radio e la musica c’entrano sempre meno. Che il fatto che la gente si faccia consigliare i dischi dalla tv (The Giusy Ferreri, Carta, Arisa, l’esangue Scanu) è persino una giusta vendetta, visto che quando non si affidano disperate a pupazzi tv, dal Trio Medusa ad Anna Falchi, le radio continuano a fare perno su personaggi come Anna Pettinelli (direttrice dei programmi di RDS) (oh, non so se mi spiego, una che fa l’opinionista alla Fattoria) o Federico l’Olandese Volante (tutti i pomeriggi su Rtl) (uno che da quasi 40 anni ha plasmato generazioni di ascoltatori e di speaker producendosi in infinite variazioni sul tema: “Ehi ragazzi, hahahahaaha, eh, eh? Ahaha, eh?”).

Con questo, cosa voglio dire? Che le case discografiche hanno puntato tantissimo sulle radio, e hanno perso. Che nessuno lo ha mai detto ma tutti lo sanno, che in Italia l’ultimo luogo che spinge ad ascoltare musica e a comprarla, è la radio. Che Cecchetto e la sua capacità di imporre alla nazione Jovanotti e gli 883, sono ricordi di un’epoca che non è più.

Che tuttavia, qualcosa potrebbe cambiare. Il giorno in cui la tecnologia riuscirà a strappare le autoradio alla dittatura dei network, aprendole alle webradio o a stazioni che nascano con ambizioni diverse da quelle di lobotomizzare il pubblico con papposi riempitivi tra un’inserzione e l’altra (persino stazioni gestite dalle stesse case discografiche. Posto che almeno una di esse resti in piedi un altro paio di anni), il giorno che l’apparecchio radiofonico come lo conosciamo, quello con scritto AM e FM sarà superato, quel giorno in cui non esisteranno più le frequenze, parola tanto nefasta per il Paese già in senso televisivo, beh, quel giorno tanta gente potrebbe scoprire che di musica che merita di essere ascoltata ce n’è ancora parecchia, e quel giorno smetterà di comprare i vecchiardi di cui si fida, tipo Renato Zero o i Nomadi o Pino Daniele, porcozzio.

Con questo cosa voglio dire? Non lo so. Ma scordatevi che vi dica qual è quella musica che merita di essere ascoltata eccetera.

PS

No, davvero: smettete di chiedermelo – cioè, di chiedermelo QUI. In questa rubrica si parla di classifiche, mica è la mia playlist, e in ogni caso non so più come dirvelo, ascoltate quello che vi piace. Anche se si tratta dei Tiromancino, mondo schifoso.