XFactor: un trionfo (nona puntata)

Gloria! … Gloria! … Gloria! Gloria al re! Inni festosi alziam.

Puntatone. E’ stato il vero e proprio puntatone, ‘spetta che prendo il comunicato stampa che già non me lo ricordo più: m’è rimasto addosso il profumo ma in realtà non ricordo niente. Ah già: subito subito i Gemelli Diversi. Che dire, non saprei. Sono rimasto anche un po’ scioccato dall’incensamento ricevuto da Morgan. Mi fa piacere riesca ad apprezzare certe cose, io proprio non lo seguo però. Sarà che ritengo l’hip hop un’altra roba, sarà che nel panorama italiano tra quelli che hanno fatto capolino nel main stream io ritengo bravi solo Frankie Hi Energy e Neffa (il primo è stato un po’ l’Eminem del bel paese, non per i modi quanto per le incredbili doti con le quali intrecciava metriche e rime entusiasmanti, l’altro musicista bravo a cui piaceva ahimé anche cantare e purtroppo ha abbandonato la dopa e i suoi messaggeri, magari il sole, alla fine, l’ha pure trovato e buon per lui, è che quella era “roba” buona, “Cambierà” un po’ meno). Tra quelli nuovi “tutto su” per Marracash, per dire, badabum cha cha. Dicevo: i GD, secondo me sono un pacco, secondo me incarnano quella tipologia di milanese imbastardito e finto ghettizzato che proprio non mi torna, che proprio fa ridere, che proprio. Qualche settimana fa lo stesso Morgan prendeva ad esempio l’estetica dell’hip hop nostrano per fare la ramanzia all’estetica del regge idolatrato da Andrea (verrà poi eliminato proprio nel pieno del delirio del  get-up-stand-up for your rights), diceva: il regge per il regge non ha senso è come quelli che in Corso Vittorio Emanuele vanno in giro senza i lacci delle scarpe perché loro sono hip hop, ma cazzo ma in America s’è sparsa sta moda perché emulava il carcerato che le stringhe gliele levano sennò si impicca, ma che tu borghese milanese, eccetera.. ecco aveva ragione, quindi, Marco, mettersi lì e fare il pistolotto sui Gemelli Diversi ha fatto molto “sto-facendo-la-tv” e molto meno Morgan del solito. Per dire.

S’intrecci il loto al lauro sul crin dei vincitori. Nembo, gentil, di fior: stenda sull’armi un vel.

Ci credete? Non ho mai voglia di scrivere questi pezzi, poi una volta che comincio vengono via da soli in un attimo. Insomma, record d’ascolti per la puntata da 15.37% di share e tre milioni e trecentomila telespettatori,  Anastacia come ospitone (i prossimi sono i TakeThat).

Danziam fanciulle egizie. Le mistiche caròle. Come d’intorno al sole danzano gli astri in ciel.

Tutto fila liscio, o abbastanza. Stavolta sono tutti contro tutti, e si cantano due brani a testa, uno in italiano ed uno in inglese. Ci leviamo subito il dente, perché tanto su due punti mi aspettavate questa settimana, e sia. I Bastards hanno cantato i Beatles, John Lennon nello specifico, Ticket to ride: e l’hanno cantata bene e male. Loro lo sanno, Gaudi è in mala fede e si dimostra, siocco, presuntuoso, arrogante, ignorante e musicalmente paraculo. Il che è spiacevole perché da un uomo nato nell’anno in cui e Beatles escono dal buco di Amburgo per cambiare il mondo per sempre, e avendo lui vissuto per anni a Londra, e lavorando nella musica pressocché da sempre, uno si aspetta un po’ di più: soprattutto per quanto riguarda l’umiltà, la difesa delle posizioni difendibili e l’onestà intellettuale. Puoi fare tutta la musica dub che vuoi, Daniele Gaudi, ma se ostenti sicumera bada ad essere nel giusto.

I Bastards cantano una versione opaca di Ticket to ride perché l’assegnazione del brano è completamente sbagliata, dettata più da una probabile preferenza personale che non da una corretta interpretazione artistica; i Beatles hanno quasi sempre lavorato da soli, nel senso che, da che sfondano nel grande pubblico, i bei tempi in cui scrivevano le canzoni a quattro mani è altrettanto finito insieme al liceo e ai Quarrymen. Paul McCartney ha quasi sempre lavorato da solo perché era un artista musicalmente completo e non aveva bisogno degli altri, John Lennon perché era un artista completo-punto e non gli veniva neppure in mente che ci fosse altro oltre al suo talento. Poi la straordinaria empatia, la storia che li ha accomunati, il mestiere di lavorare sui brani come un gruppo e non come solisti, ha reso le loro produzioni pietre miliari della storia della musica, quella totale e totalizzante senza grandi differenze. Quella che ha un unico grande filo conduttore che parte da Palestrina, scodinzola tra le dita di Bach il Vecchio imparandone per la prima volta i fondamentali, scherza nella mente di un istrionico e schizofrenico Mozart, s’arrampica nella sinfonica e negli anni d’oro della lirica per poi imbastardirsi piano piano, appicciarsi le claquette ai piedi, coralizzare nei campi, inneggiare a dei misericordiosi immersi nella propria misera vita, twistare e strillare, perdere la dimensione acustica, macchiarsi di elettronica, semplificarsi eppure quasi completarsi raggiungendo una forma finalmente pronta per quel punto in cui si era d’un tratto mossa l’umanità con un balzo, piccolo, sulla luna. E ‘fanculo i “generi”, che non esistono: esistete voi che non siete in grado di capire la “big picture” di una dea migliore del previsto. Le note sono sempre dodici, qualsivoglia cosa abbiate voglia di esprimere.

Morale, i Lennon e McCartney lavorano da soli, si complementano e nel gruppo trovano la giusta forma da dare al proprio lavoro. Quasi sempre armonizzano a due, raramente a quattro, quando lo fanno non c’è mai Ringo che è il meno dotato. Non è un’ipotesi. Se armonizzano a quattro voci sono uno dei tre, tra George, Paul e John che raddoppia (ascolta “Because”), quando invece cantano in tre non armonizzano, per lo più contrappuntano, è un po’ tutta un’altra cazzo di cosa, Gaudi. Ticket to ride, è un brano grezzo, uno di quelli che veniva solo a John Lennon, a Paul non venivano, lui è più musicista e quindi più barocco. È un pezzo secco, sembra lento ma è veloce, cantarlo è un massacro, loro stessi stonano pure nell’incisione, il che significa che non deve essere venuta per così tante volte che ad un certo punto George Martin sarà intervenuto dalla regia decidendo che “basta così, teniamo questa”. Vedi un po’ tu se la puoi dare a tre ragazzi che, non potendo suonarla, si devono limitare a cantarla, gliela facciamo fare all’unisono come in gita in torpedone con le suore? No, gliela facciamo armonizzare sennò cosa serve? Ok, è stata una scelta sbagliata perché quel brano, fatto così, non ha reso. Dice, l’arrangiamento è quello dei Beatles, dice nel senso, Gaudi dice. Il che è in parte vero e quindi fuorviante e quindi paraculo, perché è stata comunque rifatta da Lucio Fabbri, e qui crolla un po’ il castello di carte dell’uomo più antipatico d’Europa dopo Simona Ventura che s’accaparra il premio anche tra i maschi. L’originale è in LA maggiore, i tre Bastardi la cantano in FA diesis maggiore: siamo un tono emmezzo sotto; amico, Gaudi, non è che se cambi tonalità è tutto ok e le cose filano lisce – gli strumenti cambiano timbrica e il tutto (in questo caso) suona più “molle”, sbagliato, artefatto e l’avete pure rallentata. Jacopo, Federico e Michele fanno quello che possono e per questo sono stati bravi, ma il risultato è di molto al di sotto delle aspettative e la colpa è di un presuntuoso vocal coach che dall’alto della propria spocchia evangelizza a sproposito, venendo smentito un minuto dopo; considerato quanto emerso la prima puntata, e cioè che aveva dato forfait per la seconda edizione del programma ma che è tornato perché “lo pagavano di più”, ecco, se davvero stavano così le cose forse si poteva prendere in considerazione di risparmiare due euro in più.

Della vittoria agli arbitri supremi il guardo ergete. Grazie agli dei nel fortunato dì.

Il primo giro, oltre al pippotto beatlesiano vede andare in ballottaggio Enrico che onestamente ha cantato molto male i Subsonica. Il resto non vi importerebbe. Giurin giuretta.

Il secondo giro, invece conferma la bravissima Noemi (di corsa verso la finale, spero: continua ad apparirmi la migliore, onestamente), un buon Daniele Magro che se l’è fatta sotto al punto giusto per darsi una raddrizzata, una versione di Contessa davvero divertente da parte dei Bastards e un bravo Matteo, davvero. Non è che siamo a 1377 battute e allora comincio ad andare veloce, è che è andata bene, perché sprecare fiato?

Juri ha trovato un posto nel mio cervello, finally. Credo che vorrei davvero avere la fortuna di ascoltarlo lavorare. Tutti quanti ne esaltano le doti di musicista e vorrei poterne avere il polso, purché lo facciano cantare in qualche lingua sconosciuta: tipo il turco, l’armeno, basta italiano e soprattutto no inglese, quelle non gli vengono, pronuncia imbarazzante eccetera. Io metto due euro sull’armeno, secondo me spacca. Numa Numa ye.

Inciso sulla questione Fiorello. Il tutto fatto per strappare un punto percentuale di ascolto e restare comunque schiacciati dal GF9; occhio, neh? Le camere di Rai2 vanno in un posto dove uno che sta per andare su Sky fa finta di stupirsi dell’arrivo di Staffelli (Mediaset) che gli consegna il Tapiro d’Oro, dice: questa è Skryset, ed è un brand della Madonna, ma non s’è capito perché pagare un promo a Fiorello e a Sky, come direbbero gli ammerecani, con i soldi dei contribuenti. In amicizia, non fate prima a mettere su il Lago dei Cigni e dirci che va tutto bene?

Il secondo round finisce, ed è un gran momento. Quello in cui giudicare cosa ne è stato di Africa dei Toto e soprattutto di Samarcanda di Vecchioni interpretate da i Farias. Il giudizio è: andate al ballottaggio con Enrico, please.

Entrambi cantato il proprio cavallo di battaglia, entrambi cantano a cappella. I Farias, a cappella, spaccano. Fanno un brano tipico della Patagonia e super-spaccano. Trovano la propria dimensione e finalmente mi fanno felice, perché capisco quanto sono bravi e a cosa servono; e servono ad un sacco di cose ma non dentro ad un programma che cerca un pop star. Chiedono di restare.

Mara li salva.
Come d’intorno al sole

Li elimina Morgan.
danzano gli alstri in ciel!

Sta alla Ventura, è tutto lì a due passi da me, dico: non li può salvare di nuovo, fine delle menate, fine dell’etica, fine di tutto, dài, Simo, dài, dài: “Elimino i Farias”.
Musica.

Finisce bene quel che è cominciato da “aiuto”. Finisce un momento del programma che s’è protratto troppo a lungo; ora sarà davvero difficile. Ora aspettiamo che ne entri un altro, l’ultimo? Ora che ci siamo rotti le balle di sbattere il muso contro la Marcuzzi cambiamo giorno e andiamo al martedì. E alè. Grazie Simo, non mi dimenticherò di te. Ogni sera, una preghiera, anche la mattina, prima di truccarmi, dirò una piccola preghiera per te.

Salvator della patria, io ti saluto.

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13 Comments

  1. Bravo Sasaki. Ispiratissimo. Però ti sei dimenticato di Anastasia. Io prima non la consideravo.
    Però l’ho trovata brava, professionista e umile al punto giusto.

  2. Grazie, Sasaki, ero riuscito comunque ad addormentarmi la notte, ma è vero: la questione Bastard su “Ticket to ride” era effettivamente un punto per cui aspettavo il post e la tua opinione.

    Yep, lo davo per sott’inteso in questi loci: Bastard e Noemi in finale di diritto, da qui in avanti resta agli altri guadagnarsi i posti restanti, chi un po’ di più chi un po’ di meno.

    Ok, Tommasini ci mette la faccia (per quanto presumo lautamente pagato), deve dedicarsi ad allestire la scena per plurimissime esibizioni etc.: a criticare son boni tutti. Però, cribbio, nel caso di Enrico bisognava volergli male, ed impegnarsi, per conciarlo così (non bastasse la consegna un pezzo “probabilmente non azzeccatissimo”).
    Lo perdoniamo solo per averci fatto dono della visione di una ballerina con un evidentissimo “X-Factor”.

    Ma, adesso che faranno lo spostamento al Martedì, dobbiamo dedurre che l’ annunciato spostamento al Mercoledì, che era previsto alla conclusione di Amici, vada a farsi benedire, vero? Per quanto in parte giustificati da vari fattori che fanno si che il dato ufficiale di share(/audience) non sia così negativo come apparirebbe superficialmente, è impossibile negare che comunque tali riscontri non siano estasianti. Ecco, se magari, tra le altre, una volta riuscissero a scegliere, dal principio, meglio il giorno di programmazione, e a tenerlo per tutta la durata del medesimo, non farebbe schifo. Altrimenti, per la 3°a edizione, potrebbero utilizzare la tecnica adoperata certe volte dal GN con Macchiaradio: mandare X-factor random, a sorpresa, senza preavviso alle 21:30. Secondo me son scelte che pagherebbero.

  3. “..uomo piu’ antipatico d’Europa dopo Simona ventura..”

    grazie..grazie..grazie

  4. Questo è un appello per rwidam.
    ti ho scritto via mail, fatti viv..!!!

    baci

    (e grazie per aver ospitato questo mio SOS)

  5. leggo sempre con piacere le tue dissertazioni che trovo in questo caso particolarmente azzeccate.
    Gaudi è veramente la caricatura di se stesso.. peccato..

  6. Lo sai che è la cosa più bella che abbia mai letto sui Beatles (per non parlare della Musa Musica) ? Si che lo sai. Non ci credo che non hai mai voglia di scriverli, questi pezzi e poi ti vengono così.
    Ringrazio anch’io per il premio alla Ventura.

  7. Comunque in Because canta anche Ringo. Le voci di tutti e quattro sono raddoppiate svariate volte…

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