Ci ho riflettuto un po’. Tipo per quattro giorni. Ho provato ad esempio a capire che ne fosse della mia voglia di mettermi lì e descrivere cosa è accaduto la sera di lunedì quando la follia si è impossessata (oltre il dovuto, oltre il solito) di Simona Ventura. Ho anche creduto che per rispetto nei confronti di chi avesse trovato piacevole la scorsa puntata (e prima) di questa rubrica che avevo in mente di tenere per tutta la durata della trasmissione alla fine, magari con un po’ di ritardo, mi sarei messo lì e avrei descritto cantante per cantante cosa ne pensassi, cosa avesse cantato, come, qualche consiglio, appunto personale: vi garantisco che l’avrei voluto. E’ che c’è qualche cosa di davvero malato nella testa delle persone e io non ho le armi giuste per cambattere, dirò di più: non è nemmeno il mio compito. Io volevo parlare di musica, musicisti e talenti. Di ragazzi e ragazze in gamba, fortunati, tendenzialmente talentuosi ma nisba. Allora ho lasciato che il tempo sedimentasse un po’ di ore, una via l’altra, sull’innata irrequietezza che mi contraddistingue e in special modo quando mi arrabbio. Cosa che, infine, si è rivelata utile dato che un modo l’ho trovato: parlerò solo di Elisa Rossi e di Noemi, perché il resto non conta molto. Il resto è stato sciocco ed imbarazzante.


Per essere concisi e veloci: Elisa è una ragazza talentuosa e davvero -davvero- speciale. La sua voce ha un timbro incredibilmente intrigante, capace di colorare imprevedibilmente una melodia seppur semplice. Ha tinte di Bjork, un po’ spezzata, un po’ onirica ma presente. Intonata, capace di controllarsi però emozionata ancor prima che emozionante. Ci sono cantanti cristalline e pure, delle lame nel ghiaccio, la Rossi possiede invece la caratteristica di incuriosirti perché non si sa bene dove andrà a parare. Non è prevedibile e quindi terrorizzante da un certo punto di vista. Sei lì che l’ascolti e ti chiedi: questa adesso come la farà? E tu sei uno musicale un paio di idee ti vengono pure, e alè, lei te la gira in un modo che non ci avevi nemmeno pensato eppure non è la Quarta di Mahler, era una soluzione che stava lì dietro l’angolo ma tu non ci avevi pensato e lei si. Elisa è brava. E’ brava da star male e possiede un talento mostruoso che solo voler immaginare di mettere in contrapposizione con i Los Chachirros ha dello schizofrenico, optare poi per l’eliminazione per questioni “etiche” ovvero “non me la sento di togliere un altro gruppo a Mara Maionchi” mi è parso davvero naif. E anche qui, ma Simona: davvero, hai la minima idea di cosa sia l’etica? Basta parole a caso, basta, ti giuro fai delle figuracce, prendi la parola e la gente si guarda di sottecchi, ma possibile che tu non te ne accorga? Che non intacchi un po’ della tua sensibilità? Del tuo amor proprio? Ne hai? Giusto per sapere. Vorrei sfatare un mito, cosa che magari ti potrebbe aiutare nei prossimi giorni o più in generale nella vita: in Italia c’è questa mania (nata un po’ per sporulazione delle produzioni defilippiane dove tutti possono dire tutto, tutti possono tutto e tutti hanno diritto di fare tutto) che appena uno dice un vocabolo che va fuori da quei dieci che si conoscono allora “parla come mangi”. Ma santo cielo io mangio da dio, mi spiace per voialtri dalla dieta povera e dissociata ergo la proprietà di linguaggio. E questa straordinaria capacità di mandare tutto in vacca e segare le gambe di uno che ti sta dando fuoco viva con frasette del tipo “quando fai le citazioni io mi eccito” è una roba che a molti farà parecchio ridere ma in realtà si tratta di un banale elogio della sfiga. Non è Morgan che dimostra di sapere l’inizio delle Bucoliche in metrica (cosa che, me compreso che facevo schifo, imparano tutti gli studendi di un normalissimo liceo classico quando iniziano letteratura latina), sei tu che non solo non sorvoli ma dai a te stessa dell’ignorante e ci ridi sopra perché tanto mal comune mezzo gaudio. E’ terribile, non c’è un cazzo da ridere. Raccatti gli applausi di quelli che conoscono sette parole a all’ottava svengono per mancanza d’ossigeno, ma ti pare dignitoso per una come te? Ecco, dai. Ecco. Appunto. Ecco. Insomma, secondo me non sei così, giochi a fare così ed è imbarazzante. Poi non capisci niente di musica, ma proprio zero, il nulla con la menta intorno. Sì, sì, hai beccato Giusy. Ma l’ho già detto: secondo me ti è andata di culo, e poi anche Giusy, per carità, ma non stiamo parlando di Janis Joplin, cerchiamo di ricalibrare per cortesia, ha fatto un disco, uno, ha un timbro stranissimo e le fa le canzoni Ferro, no fissione a freddo, acqua calda, ok?

Elisa Rossi era un mostro, una che avrei voluto sentir cantare Sari, una con il physique du role di quella che una volta che ha partorito fa la cantante e la fa bene… scemi noi a pensare che tutto questo potesse passare anche per XFactor, scemi noi a credere che cantare On My Own molto bene, e forse in un modo altrettanto naturale di quanto non avesse già fatto quella che poi un giorno baciò Gianluca Neri, fosse sufficiente a farci capire quanto talento ci fosse lì dentro, in quel corpo lì, in quella mente lì, in quell’artista lì. Niente da fare, passano i Los Chachirros per problemi etici. E questa è la metrica che porta Guccini a dire che sono le cose come XFactor che rilanceranno la musica in italia. Dell’autostrada e contromano eccetera.

Poi c’è Noemi. E dire Noemi è per dire Morgan. Quindi adesso parliamo di Morgan per qualche riga. Marco Castoldi ha preso Noemi e l’ha capita. Lei magari vorrebbe anche cantare qualcos’altro ma lui l’ha capita e le dà Albachiara di Vasco Rossi; chi vi scrive crede che VR sia un pacco. Lo ritiene da anni. Chi vi scrive non ha alcun merito per il quale dire queste cose, è un giudizio personale. Io sono pubblico, uno che compra e ascolta la musica. E per uno come me Vasco è un pacco. Anche Sting è un pacco. Per dire. Ora, io credo che anche per Morgan Vasco sia un pacco ma il punto non è quello, il punto è che Morgan prende Albachiara e la mette un po’ a posto perché il brano è armonicamente noioso, e lo è perché chi l’ha composta non aveva la minima nozione armonica e quindi anche la sola metà delle cose che si possono fare per passare dal primo al quarto grado di una tonalità non è stata presa in considerazione. Come al solito non è che servisse Puccini ci aveva pensato anche John Lennon una trentina di anni fa; Lennon non aveva studiato musica, non aveva mai letto nero su bianco cosa fosse una quinta eccedente e la progressione cromatica che ti fa risolvere nella sottodominante ma l’ha fatto (Isolation) perché era un talento musicale fuori dall’ordinario, lo sentiva e per questo lo faceva, Vasco è un pacco mi pare d’aver già detto.

Morgan fa lo stesso, non si inventa nulla, rimette in sesto le armonie eseguendo la citata progressione cromatica, e raffinando il tutto con qualche sostituzione. Di contorno ci infila una cura dei suoni molto Jealous Guy e il resto lo lascia alla Scoppellitti che quasi si trattiene per darci modo di ascoltare la base e come il tutto si fonda assieme e perfettamente. Il risultato è un brano eccellente che qualcuno capisce, qualcuno no, noi siamo qui che ne parliamo: my two cents. Bravo Morgan, sei proprio bravo. E con il tuo aiuto, la tua guida, moltissimi tra quelli che si trovano lì vivranno una meravigliosa esperienza. Che non è il successo, giusto? Quello lo ottieni altrimenti. Quello lo si persegue compiacendo un popolo bue. La scorsa edizione dicesti che “il pubblico” scelse Barabba. Farà un po’ volpe e l’uva, è che -convengo- prima o poi bisogna smarcarsi, giocare ma anche smarcarsi; che va bene tutto, va bene mangiare uva marcia ma sorridere non ci riesce.