Archivio per gennaio, 2009
XFactor, poca cronaca (terza puntata)
«῎Ανδρα μοι ἔννεπε, Μοῦσα, πολύτροπον, ὃς μάλα πολλὰ.»
Niente, è l’inizio dell’Odissea ma non serve era solo per far eccitare la Ventura, così gratis, adesso invece passiamo un po’ di più alle cose serie.
Non mi sono dimenticato di voi. E’ che non vi stimo. Quindi alla fine ero tutto bloccato di traverso in quel perenne stato di amletica incapacità decisionale: lo faccio il terzo pezzo o no? Li lascio digerire e formulare qualche cosa di proprio o non se lo meritano? La risposta non m’è mica venuta e alla fine sono qui a provare a fare un po’ il punto di quello che è successo nell’ennesima disperazione schizofrenica in diretta dagli studi di Via Mecenate a Milano perché la musica batte solo sul (poi porge l’orecchio alla telecamera quel.) bravi: la musica non batte. Il cuore, un ritmo (ha un battere) ma la musica tout court, eppure in fondo chi se ne frega. L’anno scorso scovavo nell’eliminazione dei fuoriCluster lo specchio esatto di un’italietta piccina piccina picciò, quest’anno -onestamente- passo. Perché non ho più il nervo scoperto, perché non sogno più che certe cose siano valide, in fondo, solo per una minoranza: oggi ho una buona certezza che abbiano vinto i puttanoni con la jeep e le relative scissioni cellulari. Che fare, d’altro, ancora?
links for 2009-01-29
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from NYTimes.com
The Classifica 52 – Poi mi prende l’emozione per Firenze, che sta là
“Vi siete accorti, quando Mino cantava in inglese, quanto somigliava a David Bowie?” (Gigliola Cinquetti, durante il “Porta a porta” dedicato a Mino Reitano)
Occristo. E io che volevo smetterla di parlare di morti. Vuoi perché tra una settimana mi tocca farlo di nuovo – sapete, esce il disco di Bruf – sì, insomma, il Boff. Vuoi perché questa settimana ci sono novità in top 10. Vuoi perché alla fine Vespa col tributo a Reitano ha picchiato duro, superando a destra il tributo a De André di Fazio. Perché nonostante la presenza di uno dei tanti figli abortivi di Arbore, il mefitico Dario Salvatori che lanciava il j’accuse contro chi non ha capito lo spessore di Mino (…ma vaffanculo), la trasmissione di Vespa era lieve, signori. Lieve e realmente affettuosa. Non c’era Vecchioni che salmodiava, ma Pupo e Iva Zanicchi che ridevano e facevano ridere ricordando i momenti passati con Reitano. Oh, che cavolo: sarà la guittaggine indomita che entro mi rugge a parlare, ma tra i due modi di essere ricordato io preferirei questo – perciò segnatevelo: se mi capita qualcosa, la serata Tributo a Madeddu fatela fare ai forzisti e non ai diessini.
Detto questo, De Andrè questa settimana mi sale addirittura al n.2 (a tallonare Tiziano Ferro che torna al n.1), e oltre a scavalcare la Pausini (n.3) si tiene anche il n.6. Laddove Reitano non so se riusciremo a vederlo in top 10. Tra i primi 20 ve lo do per certo, ma nella top 10 non so, bisogna vedere se c’è una raccolta pronta… Ops, ci stavo ricascando. No, lo ribadisco: il sermoncino sull’Italia Repubblica Fondata Sulla Morte l’ho già fatto nelle puntate precedenti – laonde, usciamo dal mood I fell in love with a dead boy, canzone gorgheggiata da Antony & the Johnsons (new entry al n.9). Per contro, riprendiamoci la vita, come biascica in Ho visto anche zingari felici Luca Carboni (new entry, n.4). Perché This is the life, come mormora Amy McDonald (new entry, n.10). E sapete che vi dico? Tra queste due novità e mezza in top ten, è a costei che mi aggrappo per il temino odierno.
Auschwitz

E’ difficile, dopo 64 anni, parlare ancora di Auschwitz. Tanto tempo è passato. Oppure troppo poco.
Ancora oggi non è scontato suggerire un viaggio direttamente sul posto pretendendo che sia educativo; consigliare (tra gli altri) la lettura del saggio monumentale di Raul Hillberg o la visione (tra gli altri) dello straziante documentario di Claude Lanzmann. Sperando che dicano tutto sull’argomento.
Filosofare sull’unicità del campo di sterminio?
Dal 1942 al 1944, in un angolo sud-occidentale della Polonia, in un’area di soli 175 ettari (equivalenti all’area dell’ippodromo a San Siro) vennero uccise con il gas tossico e poi cremate più di un milione e centomila persone, l’equivalente della popolazione metropolitana di Milano. Di Auschwitz si è detto che è l’asssassinio per eccellenza, il crimine più alto al quale riferirsi, in maniera permanente, come categoria metafisica del delitto. Per qualcun’altro si è trattato di un genocidio che può essere storicamente incasellato, con dinamiche politico-sociali identificabili: ce ne sono stati e ce ne saranno altri, diversi solamente per la dimensione e la ciclicità della Storia. Continua a leggere »
Macchiaradio: dreams are my Reality

Torna questa sera, come tutti i lunedì, a Macchiaradio si commentano X-Factor e del Grande Fratello. Si parte delle 21, su RadioNation 1, poi si va avanti saltando di qua e di là. Potete seguirci in audio, in video (nella colonna a destra del blog) e in chat (attenzione che l’indirizzo è cambiato).
Dietro ai microfoni: Laura Carcano, Lorenzo De Marinis, Paolo Landi, Paolo Madeddu, Marileda Maggi, Ilaria Mazzarotta, Gianluca Neri, Simone Tolomelli.
Chi perde la puntata potrà rifarsi con il podcast.
| …oppure clicca “Play” per ascoltare la puntata in questa pagina |
Questa puntata di Macchiaradio è stata gentilmente Continua a leggere »
Gesù guida un SUV, Dio prende il bus.

La cattiva notizia è che Dio non esiste. La pessima notizia è che l’Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria non può farci niente.
L’Unione degli Atei e Agnostici Razionalisti sta divulgando il proprio verbo in giro per le vie di Genova usando come pulpito i mezzi pubblici. Un poster appiccicato al vano posteriore degli autobus, avverte: La cattiva notizia è che Dio non esiste. Quella buona, è che non ne hai bisogno. Una regolare licenza di affissione conferisce a questo manifesto pari dignità di una pubblicità per i Sofficini, indipendentemente dal messaggio espresso. Licenza che in principio è stata concessa dalla IGPDecaux, concessionaria dello spazio pubblicitario, e successivamente negata. L’annuncio è stato perciò rimosso.
XFactor, niente cronaca (seconda puntata)
Ci ho riflettuto un po’. Tipo per quattro giorni. Ho provato ad esempio a capire che ne fosse della mia voglia di mettermi lì e descrivere cosa è accaduto la sera di lunedì quando la follia si è impossessata (oltre il dovuto, oltre il solito) di Simona Ventura. Ho anche creduto che per rispetto nei confronti di chi avesse trovato piacevole la scorsa puntata (e prima) di questa rubrica che avevo in mente di tenere per tutta la durata della trasmissione alla fine, magari con un po’ di ritardo, mi sarei messo lì e avrei descritto cantante per cantante cosa ne pensassi, cosa avesse cantato, come, qualche consiglio, appunto personale: vi garantisco che l’avrei voluto. E’ che c’è qualche cosa di davvero malato nella testa delle persone e io non ho le armi giuste per cambattere, dirò di più: non è nemmeno il mio compito. Io volevo parlare di musica, musicisti e talenti. Di ragazzi e ragazze in gamba, fortunati, tendenzialmente talentuosi ma nisba. Allora ho lasciato che il tempo sedimentasse un po’ di ore, una via l’altra, sull’innata irrequietezza che mi contraddistingue e in special modo quando mi arrabbio. Cosa che, infine, si è rivelata utile dato che un modo l’ho trovato: parlerò solo di Elisa Rossi e di Noemi, perché il resto non conta molto. Il resto è stato sciocco ed imbarazzante.




