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Disegniamo i mandala sul marciapiede.

nov 30 2008 - di

Il mandala è un esercizio di noncuranza. Bisogna farlo alla perfezione, metterci minuzia scrupolosissima. Quando il mandala è compiuto, allora e solo allora, si può distruggerlo. Anzi: bisogna. È obbligatorio rotolarsi come uno strofinaccio sopra il mandala, fino a rivelarne l’anima di marciapiede. Perché questo è: misuriamo persone e parole, come che queste restassero scolpite per sempre nell’imperituro disegno. Viviamo pescando gessetti a caso tra quelli che abbiamo a tiro. Tracciamo segni affinché la nostra esistenza, così come scegliamo di rappresentarla, abbia a significare. Se non per gli altri, per noi almeno. Chini sul nostro disegno, lavoriamo al senso. Un minuto di silenzio. Contempliamo cosa abbiamo fatto e lo distruggiamo. Crediamo di sapere chi siamo e ricominciamo.

5 commenti

  1. post filosofico…

  2. ah eri tu quella a pecora l’altro giorno in via torino?

  3. disegniamo?

    ma non si scrive disegnamo – senza la “i” in mezzo?

  4. Sebbene la “i” non sia necessaria dal punto di vista fonetico, si ritiene generalmente preferibile la grafia “disegniamo” (come anche per “sogniamo”, “regniamo”, “segniamo”, “designiamo” e per tutti gli altri verbi in “-gnare”), in quanto la desinenza verbale per la prima persona plurale del presente (indicativo o congiuntivo) è “-iamo”. [Accademia della Crusca]

    Il dubbio casomai mi viene tra marciapiede e marciapiedi.

  5. [...] [Anche su Macchianera] [...]

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