L’orologio da fustino

In ospedale incontro un tizio sui 50 anni. Mi chiede a che ora celebrerò la messa. Alle 19 gli rispondo. Ah! Alle 6! Annuisce lui. No, gli rispondo, alle 19, alle 7. Lui guarda l’orologio e anche io ci butto un occhio. L’orologio fa le 12,45 anche se in realtà sono le 15,30. Va bene, va bene, annuisce di nuovo lui: ci vediamo dopo. Lo saluto e mi allontano di qualche passo, poi mi giro e gli dico: il suo orologio non va bene. Lui lo guarda di nuovo e poi guarda me. Si appoggia al muro e gli vengono le lacrime agli occhi. “Io non so, non so come si sistema… io non so…“ mi dice con la voce incrinata. Gli prendo il braccio e giro delicatamente il quadrante verso di me. Riconosco il modello: era uno di quelli che trovavi nei fustini di detersivo una decina di anni fa, cinturino nero, indimenticabile quadrante digitale e odore persistente di polvere da lavaggio anche dopo secoli fuori dalla confezione. ”Posso provare a sistemarlo?“ gli chiedo e lui se lo toglie. Dal segno di sporco sul braccio capisco che dal fustino l’orologio si deve essere posato sul braccio senza più spostarsi. Gioco con i pulsanti e lo sistemo con non poca fatica (non lo ricordavo così complicato) all’ora giusta. Poi lo riconsegno al proprietario. Lui lo guarda e mi chiede se gli leggo l’ora perché lui non sa leggere. E allora che lo guardava a fare prima? mi verrebbe da chiedergli. Ma lui risponde subito: non so leggere ma così mi do un tono. Cerco di far vedere che sono come voi. Gli chiedo cosa ci fa lì in reparto: in realtà l’ho già capito dal segno di pennarello sopra un occhio che prevede un intervento ma voglio sapere cosa dice lui. Mi hanno detto che devo essere operato. Qualcosa non va all’occhio destro. Io non lo so, mi sembra di aver sempre visto così. Gli dico che se vuole vengo a prenderlo io all’ora della Messa così non si sbaglia. Vedo che è contento e torna verso il suo letto. Sulla sedia i vestiti con cui è venuto, il pigiama è dell’Asl dell’ospedale. Nessun parente, non glielo chiedo ma lo capisco dal suo sguardo nel vuoto: nessun amico.

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