Mi chiamo Emilio (Financial Hero) Special Edition: (-1 EUR)

La “Mr Berlusconi Merchant Bank” colpisce ancora. Nella giornata di ieri martedi 11 novembre, il Primo Ministro italiano ha di nuovo dato chiare indicazioni su come investire in Borsa: a parere di Silvio le azioni non possono mai valere meno di 8 oppure più di 20 volte i profitti delle società quotate. Se il rapporto fra prezzo ed utili (il cosiddetto P/E) dovesse salire o scendere al di fuori di questa forbice bisognerebbe addirittura intervenire d’ufficio con qualche ente incaricato di mantenere le quotazioni ai loro valori fisiologici.

E’ vero che la stragrande maggioranza delle azioni quotate quota attorno a questo intervallo ed è anche vero che, storicamente, il P/E delle Borse Mondiali si è mosso in media tra il 13 ed il 16. Ma se la Berlusconi rule è condivisibile per periodi in cui si hanno utili aziendali relativamente stabili non è altrettanto valida nei momenti in cui i profitti aziendali sono molto volatili, proprio come quello in cui stiamo vivendo. Se un’azienda ha utili molto alti ma il mercato non ha fiducia che questa riesca a mantenere il livello degli stessi, un P/E sotto il valore di 8 è possibile. Allo stesso modo se un per un’azienda si stima che gli utili futuri saranno molto superiori a quelli attuali si può andare anche sopra il 20. Il primo caso è tipico delle imprese che stanno perdendo un regime di monopolio, che non sono in grado di innovare oppure che dovranno investire parecchio per mantenere il livello di profittabilità. Il secondo caso è tipico dei business nascenti ad alta crescita per i quali si prevede un regime futuro di posizione dominante nel proprio segmento, oppure l’invenzione di nuovi prodotti e servizi oggi non ancora definiti.

Com’è, come non è…le esternazioni di Berlusconi sembrano un nuovo invito a comprare le sue 3 aziende preferite già citate nella conferenza stampa dell’8 ottobre scorso: ieri ENEL quotava un P/E di 7,1; ENI 5,1 mentre MEDIASET viaggiava poco lontana attorno a 9,2 (molto inferiore al suo P/E degli ultimi anni).

Nel frattempo, sempre seguendo la regola Berlusconi, non andrebbero mai comprate azioni come APPLE (P/E a 20), GOOGLE (22,4) oppure AMAZON (39,2).

Per quel che ci riguarda aggiorniamo la simulazione degli investimenti del nostro ipotetico eroe finanziario (Emilio), immaginando che lo stesso potrebbe aver liquidato il portafoglio consigliato da Berlusconi (ENI, ENEL, MEDIASET) ed investito oggi pomeriggio (all’apertura di Wall Street) nelle 3 stelle della tecnologia e di Internet.

Vedremo come andrà a finire.

Portafoglio Berlusconi: ENI, ENEL, MEDIASET (giudizio buy, secondo il Premier)

Valore di carico al 08.10.08: 120.000 EUR.

Valore di chiusura al 12.11.08: 119.999 EUR

Rendimento: – 1 EUR (- 0,000008% )

Obiettivo al 10.10.10: 240.000 EUR (18/24 mesi il tempo necessario per raddoppiare il capitale, secondo la previsione di Berlusconi

Rendimento alternativo “Italian Underdogs” (blue chips non consigliate da Berlusconi TELECOM ITALIA, GENERALI, LUXOTTICA, FIAT): – 4.750 EUR ( – 3,95 %)

Rendimento alternativo “Plus 20” (azioni sconsigliate da Berlusconi APPLE, GOOGLE, AMAZON): – 4.880 EUR ( -4,07%)

Emilio Mood :-\

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18 Comments

  1. Quindi effettivamente il consiglio di Berlusconi ad oggi non risulta così sbagliato?

    Ora vado a vedere quanto hanno fatto dal mio buy al 3 novembre.

  2. Forse dovresti aggiungere anche che nel frattempo l’S&PMib ha perso più o meno l’8%: secondo me l’Emillio’s mood dovrebbe essere un po’ piu’ sorridente. Tra l’altro hai scelto male le azioni, il P/E di Amazon è intorno a 17, mentre quello di Google intorno a 18.

  3. Il sovrastante Filippo Facci è falso.
    Ci sono in giro i figli di puttana che straparlano di libertà della rete e passano il tempo a nascondersi.
    Per bannare uno oltretutto mica servono liste, si fa e basta.
    Se rivedete il mio nome tra i commenti, abbiate dubbi. E magari guardate lo stile scrittorio.

  4. #3 i P/E erano quelli segnalati dal sito Financial Times (www.ft.com) alla chiusura di Wall Street nella serata dell ’11 novembre. forse sono scesi ieri ma in genere questi tre titoli sono sempre stati sopra al 20 per cui sono rappresentativi.

    Emilio sorriderà quando l’investimento sarà in positivo. Per il momento è sotto anche se solo di 1 euro. E’ vero che gli altri vanno peggio ma in finanza di solito non vale “mal comune mezzo gaudio”.

    Cmq il Post non vuole necessariamente dire che Berlusconi non abbia dato il consiglio giusto. Magari fra 2 anni ha ragione lui.

    Ma la rilevanza della cosa è che non si è mai visto un politico dare giudizi tanto precisi e prendersi tante responsabilità sui consigli di investimento.

  5. Il sovrastante Filippo Facci dovrebbe cambiare parrucchiere. La scodella ingellata mostrata a Matrix è oscena.

  6. Scusa ma ti sei preso un attimo la briga di controllare come sono calcolati? Magari sono aggiornati spot e non con le quotazioni di mercato. Boh, di tutte le inesattezze che hai messo in questa serie di post avessi mai scritto “sì in effetti così, correggo”, al massimo “sì in effetti è così ma come ho fatto io va bene lo stesso”. Noticina accademica: sul fatto che in finanza non valga il principio “mal comune mezzo gaudio” dovresti rivederti un po’ di letteratura behavioural e perché diversi esperimenti hanno provato che si incazza di più un investitore che ha ottenuto da un fondo un rendimento positivo inferiore al benchmark di uno che ha ottenuto un rendimento negativo ma superiore al benchmark. Per la serie strano ma vero.

  7. @Calvin , sul dire che vale in finanza magari hai ragione ma ci dibatterei ancora un po’. L’ utilizzatore medio verosimilmente il benchmark non sa neanche cosa sia , e se lo sapeva spesso lo dimentica, non ci fa caso e non valuta in relazione ad esso.
    Che poi già solo perchè stai parlando di investitori in “fondi” è ovvio che, generalmente ,stiamo parlando di un investitore completamente ignorante in materia (altrimenti utilizzerebbe altri strumenti).
    Per l’ investitore minimamente alfabetizzato in materia , i criteri di soddisfazione son più complessi .
    Ad ogni modo la situazione che illustri , per me non è “strana ma vera” ,al contrario, il problema è che molti non la fanno tale valutazione, e già solo per quello verosimilmente quei soggetti dovrebbero stare fuori dall’ azionario.

  8. Calvin #9

    Ma di quali inesattezze parli? Ma quale briga?

    Ho usato il sito del Financial Times non Tuttogratis.it.

    http://www.ft.com utilizza per il P/E il rapporto fra la quotazione dell’azienda e gli ultimi utili riportati dalla società nella tabella performance.

    Ci sono altri metodi che io non so? Tu che fonti hai usato? Io ho preso i prezzi di riferimenti della negoziazione continua all’apertura di Wall Street il 12. Tu i 17 e i 18 dove li hai presi?

    Certo oggi valgono ancora meno, oscillano per definizione ma il senso delle parole di Berlusconi rimane.

  9. Quando leggo i post di Facci, o ascolto (di rado) quei 30 secondi di spazio che gli danno in tv, rimango sempre più allibita…per la sua vigliaccheria, per la sua stupidità, per la sua immaturità…e quello che è più triste è che da un punto di vista anagrafico è una persona adulta. Non so se provare rabbia per la sua presenza nel mondo del “giornalismo”, o provare pietà per la sua persona.

  10. Jonkind, e quindi?
    Questo metodo di prendere frasi a caso di tizi “a caso” e costruirci un castelluccio di link ed esempi che danno ragione a loro mi sembra masochista.
    «Ma se la Berlusconi rule è condivisibile per periodi in cui si hanno utili aziendali relativamente stabili non è altrettanto valida nei momenti in cui i profitti aziendali sono molto volatili, proprio come quello in cui stiamo vivendo. Se un’azienda ha utili molto alti ma il mercato non ha fiducia che questa riesca a mantenere il livello degli stessi, un P/E sotto il valore di 8 è possibile. Allo stesso modo se un per un’azienda si stima che gli utili futuri saranno molto superiori a quelli attuali si può andare anche sopra il 20. »

    A parte il fatto che non si capisce per quale motivo Berlusconi debba consigliare l’acquisto di azioni Apple o Google, ora sono in primo luogo i prezzi ad essere volatili e, di conseguenza, anche gli utili. Tanto da spingere (non Berlusconi, ma i capi di Stato europei e l’Ecofin) a far emendare i principi contabili delle società quotate riducendo l’ambito di applicazione del fair value alle attività finanziarie.
    A parte il fatto che la mitica bolla speculativa dei titoli “tecnologici” con P/E macroscopici si basò su aspettative neppure di crescita ma di creazione di utili di startup che poi nella maggior parte dei casi non si sono mai realizzati.
    Normalmente i P/E si muovono sulle aspettative di crescita degli EPS, un’efficace comunicazione finanziaria della società e i fondamentali di settore. Siccome, come peraltro ammetti, il P/E medio mondiale si è collocato in quell’intervallo, valori drammaticamente inferiori o superiori hanno sempre portano a guardare prima a quegli elementi, per trarre conclusioni di under o over performing. Ma ora non siamo in una situazione normale, perché l’estrema volatilità dei mercati non dà una valutazione realistica neppure delle aziende migliori.

    E quindi, qual è il tuo contributo sostanziale alla questione? Che un premier non dovrebbe dire ciò, che vediamo fra due anni e che ma in finanza non vale il mal comune mezzo gaudio.

  11. Virginia #15, il mio contributo sostanziale alla questione è proprio quello che dici tu: ritengo che il Premier non dovrebbe dare consigli così diretti sugli investimenti perché il suo ruolo istituzionale non lo prevede.

    Per questo ci sono le banche, le società di investimento o i consulenti indipendenti. Che poi lo facciano bene o male è un altro discorso. Ma almeno gli utenti si avvicinano a loro con un grado ragionevole di attenzione e diffidenza.

    Berlusconi gode di fiducia illimitata presso milioni di cittadini: le sue parole possono modificare i comportamenti immediati e far prendere decisioni avventurose anche persone che non hanno il necessario grado di consapevolezza.

    Non escludo lo faccia in buona fede: una sorta di carineria al popolo italiano per far meglio rendere i suoi risparmi.

    Uno la malafede la presume quando le società consigliate sono sempre quelle dove il Premier ha diretti o indiretti interessi economici. Se entra la malafede entriamo nel campo del reato economico: turbativa di mercato o aggiotaggio per il quale dovrebbero intervenire i soggetti preposti come la CONSOB.

    Cmq Emilio è un gioco: una storia fattuale di come sarebbe andata se l’italiano medio si fosse fidato di Berlusconi.

    Non escludo che abbia ancora ragione lui.

    Ma anche se avesse ragione ci sarebbe di che discuterne.

  12. Come al solito Berlusconi si conferma monopolista e sovietico. Un ente esterno dovrebbe intervenire quando le azioni hanno valori di mercato diversi da quelli che piacciono a lui?
    Lasci fare al mercato, please. Che non sa neanche dove stia di casa, malgrado si professi liberale e liberista. Il bello è che la gente gli crede.
    Un’altra stupidaggine fu quella contro le opa ostili.
    Inoltre il mercato non può mai funzionare pienamente se quando le cose vanno male si interviene per salvare aziende inefficienti che potrebbero essere sostituite da altre ed incrementare l’allocazione efficiente delle risorse.
    Ma quelli di http://www.noisefromamerika.org non potrebbero spiegargli qualcosa?

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