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Lettera ad Angelo*

ott 20 2008 - di

(da leggere ascoltando I Get Up, I Get Down degli Yes o Look Into The Sun dei Jethro Tull)

Avevi ragione tu. Ci pensavo proprio l’altro giorno. Passavo per Piazza San Cosimato, e mi ha preso il magone. Così, mi sono seduto per terra, lì da qualche parte, come si faceva un tempo. Le memorie di allora si sono sovrapposte immediatamente alle immagini di oggi. Giurerei di essermi seduto nello stesso posto di trentasei anni fa. Hai voglia a dire “nulla è cambiato”. Mi veniva da piangere, Angelo. Guarda come è ridotta questa gente, non si accorge di nulla. Avevi ragione tu. Saremmo dovuti andare in Parlamento. Sono passati tanti anni, e tanti, tantissimi capelli, ma non potrò mai più dimenticare quei pomeriggi a Trastevere. C’era mariagiovanna nell’aria e suonavamo la chitarra in ogni angolo di strada. Si finiva tutti a casa tua, in via Tittoni. La sede della redazione di Fallo! era il tuo enorme lettone coperto di lettere che arrivavano da tutta Italia. C’eravamo io, Chiara (la mia fidanzata di allora), Fernanda Pivano e Mauro Pagani della Premiata Forneria Marconi. Tu andavi su e giù lasciando su quell’immensa trapunta, fogli scritti a mano e riviste straniere. Lanciavi idee appena abbozzate, fatte apposta per essere condivise. E continue illuminazioni. Non ti fermavi mai. Infatti, non c’era tempo da perdere. Eravamo braccati dalla Storia. Io e Chiara eravamo i più giovani del gruppo, sceglievamo le lettere più belle da pubblicare. Fernanda ci assisteva amorevolmente. Mauro, ad un certo punto, si allontanava e andava ad allenarsi col violino nella stanza accanto. Poi, per quelli che venivano a ritirare l’ultimo numero da distribuire, c’erano le istruzioni per non farsi beccare dalla polizia quando vendevi la rivista davanti a scuola. Si doveva lanciare il pacco il più lontano possibile e poi correre e correre. Nessuno capiva perché ce l’avessero con noi. In fondo facevamo apologia di cose buone che fanno bene: sesso, droga (allora c’era solo l’erba, quelli che parlavano di acidi in realtà non ne avevano mai visto uno) e soprattutto rock & roll. Epperò se ti beccavano con una copia del giornale andavi dentro. Così pure come andavi dentro tre giorni buoni in fermo preventivo se il tuo nome figurava sull’agenda di qualcuno che era stato già arrestato. I no-global di oggi ci fanno una sega, Angelo. Io ero qui. Proprio qui, su questo gradino della fontana di Santa Maria in Trastevere. Ma checcazzo dico, Santa Mariagiovanna in Trastevere! Ho visto le menti migliori della mia generazione. Poi non le ho più viste. Sarà che ci siamo persi di vista? Però negli anni è stato bello scoprire ogni tanto che c’eravamo ancora. Prendi ad esempio, l’avvento di Internet. Tra i fondatori della Electronic Frontier Foundation c’era, indovina chi? John Perry Barlow. Uno di noi! Uno del movimento. Barlow è del 47, però non è mai stato il solito sessantottino del cazzo. Lui scriveva le liriche per i Grateful Dead. E oggi, dopo tutte quelle canne è ancora consulente per gruppi d’avanguardia come la Global Business Network e la Diamond Technology Partners. È membro anche dell’External Advisory Council della National Computational Science Alliance. Quel bastardo di un visionario è la dimostrazione vivente che le canne fanno bene! I dig it. Che importa poi se Internet è diventata quella mezza merda che è adesso? Oggi in rete ci sono tutti, proprio tutti. Anche gli stronzi. E pazienza. Noi almeno c’eravamo dall’inizio. Ci abbiamo provato. E ci proveremo ancora. Io me ne sto qui seduto ancora un po’. Sono stanco, Angelo. Neppure la rivoluzione sessuale si è mai realizzata. I repressi si sono riversati in rete a caccia di facili rapporti, nascondendosi dietro nickname idioti e protetti dallo schermo dei loro computer. Altro che rivoluzione. Lo sai cosa succede se metti in mano un strumento di comunicazione così potente a gente che non è liberata? Finisci per amplificare la repressione che c’è in giro. Con Internet, gli stronzi e i repressi hanno avuto fra le mani un mezzo potentissimo per continuare a rimanere stronzi e repressi. O per diventarlo ancora di più. Avevi ragione tu, dovevamo andare in Parlamento. Qualcosa sarebbe successo. Io me ne sono andato quando hai trovato ospitalità dai radicali. Non puoi ricordarlo, ero uno dei più giovani nel gruppo. Ma i radicali no, Angelo, non li ho mai sopportati. Ci hanno scippato l’idea di liberazione. Ci hanno scippato quella di liberalizzazione. Ci hanno scippato l’idea stessa di movimento non violento, loro che sono di una violenza mal digerita e mal trattenuta, che è perfino peggio di quella aperta. E le loro donne cercavano di scimmiottare anche la rivoluzione sessuale scopando a destra e a manca. Insomma, sembravano dei nostri. Ci sei cascato perfino tu. Maledetto il giorno in cui ti hanno offerto la sede per il “Partito Ippi”. Una stanza in via di Torre Argentina in un appartamento del Partito Radicale. Tu sei tornato in redazione trionfante: “Abbiamo la sede gratis! Fondiamo il Partito e andiamo in Parlamento!”. La verità è che i radicali avevano offerto ospitalità anche ad altri gruppi di sfigati: le lesbiche, il F.U.O.R.I (Fronte Unitario Omosessuale Rivoluzionario Italiano), la Lega Italiana per la Cremazione, e gli anarchici. Ma noi eravamo l’avanguardia, Angelo, come cazzo siamo caduti così in basso? I radicali offrivano ospitalità in cambio di consenso, cioè implicitamente in cambio di voti alle prossime elezioni. Un metodo vagamente mafioso, se ci pensi. Uno anticipa un regalo per poi creare un debito. Non li ho mai sopportati i radicali. Nemmeno in seguito, quando hanno avuto la fantastica idea di creare il partito “transnazionale” collegando in Telnet corrispondenti sparsi in vari paesi. Una genialata, se pensi a quanto ignoranti fossero i politici italiani di allora. All’epoca di Agorà ero diventato amico di Olga Antonova una ragazza di Mosca figlia di uno scienziato, un fisico. Mi raccontava che suo padre vendeva cetrioli all’angolo della strada piuttosto che cedere, come invece facevano altri suoi colleghi, alle proposte di svendere segreti militari al mercato nero. Lei si arrangiava facendo l’interprete per Pannella le rare volte in cui andava in tournee in Russia. E poi traduceva i suoi discorsi. L’intranet di Agorà era gratis, se volevi uscire su Internet pagavi un piccolo canone. La bbs ebbe fra i primi abbonati nientepopodimeno che Radio Free Europe, ovvero la CIA. Nessuno avrebbe mai negato alla CIA il diritto di fare un abbonamento ad Agorà per collegarsi a Internet ma, per dirla alla Di Pietro, che ci azzeccava la CIA con i radicali? Me lo sono chiesto anche all’epoca della guerra in Jugoslavia. Oggi invece mi chiedo per quale cazzo di motivo la diretta dal Parlamento debba essere trasmessa da Radio Radicale anziché dalla RAI che è il servizio pubblico. La diretta trasmessa da un partito politico, ti rendi conto? Cosa sarebbe accaduto se il PD di Veltroni avesse ottenuto l’esclusiva delle trasmissioni parlamentari al posto del Partito Radicale? E pensa che faccia farebbe oggi Veltroni se dovesse trasmettere i discorsi di Angelo Quattrocchi, presidente del Partito Ippi! Sai le risate. Avevi ragione tu, dovevamo andare in Parlamento. Questo pensavo l’altro giorno a Santa Marijuana in Trastevere. Soltanto questo. Io sto bene e così spero di te. Chiara si è risposata un paio di volte e insegna yoga in America. The kids are alright. E l’ultima volta che ho avuto notizie di Fernanda me le ha date il mio amico Enzo, poco prima di di andare a morire in Iraq. Una sera, durante una presentazione a Milano, l’ha messo in mezzo giocando a fare la groupie. Lo sai com’è fatta lei, sempre uguale. Una magnifica groupie di 90 anni! Mai come adesso, nella politica italiana, ci sarebbe voluto quello spirito che Fernanda incarna così bene. Avevi ragione tu. Invece, in Parlamento ci sono andati i ragazzini saputelli di allora, i capetti spocchiosi della FGCI, D’Alema e Veltroni. Ricordi? Li consideravamo nostri nemici politici prim’ancora dei fascisti. Perché per noi era intollerabile che qualcuno potesse guidare un movimento giovanile essendo già così vecchio dentro. Hanno distrutto la sinistra e ogni idea di socialismo. Hanno distrutto i sogni di tanta gente. E noi? Noi che non siamo mai stati comunisti abbiamo assistito a tutto questo scempio come dei drop out. È andata così, Angelo. Peace & love, fratello.

* Angelo Quattrocchi, padre fondatore del movimento hippy italiano (e del “Partito Ippi”).

24 commenti

  1. Tagtostringremoved48aaa Click and enlarge < ; h3> Related ArticlesLetter * Angelo toWe kiss in a shadow ; The lion sleeps tonight (Wimoweh) By-sense Double shot come ductus The Artist Formerly Known As WV The Statute of   < ; img src = ‘http://feeds.feedburner.com/ ~ f / Macchianera?

  2. Last Incoming Links Le serie tv da non perdere quest’autun… No fat clips!!!: Keep Safe with Grip Wre… Emilio Fede come elemento imprescindibil…Lettera ad Angelo* – MacchianeraAmiki che potresti conoscere, ma preferi…

  3. in sintesi:
    le canne fanno bene
    stalinisti e rIdicali sono la morte

  4. Bruno Ballardini

    Soprattutto i radicali liberi.

  5. nel senso che forse sarebbe stato meglio se li avessero tenuti in galera un po’ di più?

    ;)

  6. Bruno Ballardini

    I dig it, fratello.

  7. I Get Up, I Get Down è un movimento di Close to the Edge, giusto per chi cercasse la canzone :-)

    E ora leggo il post… :-)

  8. “Lo sai cosa succede se metti in mano un strumento di comunicazione così potente a gente che non è liberata?”

    A gente che non è liberata. Bello inciampare ogni tanto in una frase che fa riflettere. Grazie, Bruno.

  9. Salve Bruno,
    mai amato la Pivano – Dio santo ha tradotto coi piedi… e non sono l’unica a dirlo, girano barzellette sui suoi remakes. Per il resto tutto OK.

  10. Vincenzo Alibrandi

    Bruno, sei sempre il solito… uno cerca con tutta la buona volontà di respirare un po’ d’aria fresca e tu gli fai presente che bocca e naso sono l’unica cosa che ancora emerge da un mare di… ipocrisia! E’ sempre stato faticoso e bellissimo esserti amico. Continuo ad esserne orgoglioso. I dig it, too.
    Ciao ciao – Vincenzo

  11. Comunque c’è anche GrParlamento…

  12. E’ vero anch’io in quel periodo ricordo sopratutto un grand da fare,fare,fare. Ora si dice “esserci” che ben rappresenta l’ambiguità di oggi. Eravamo con gli operai di porto marghera che pretendevano di contare in fabbrica. Nelle loro manifestazioni sul cavalcavia di Mestre , noi studenti stavamo in prima fila quasi a difendere dalla polizia gli operai che già con famiglia e figli ci sembravano rischiare di più. Pronti a saltare la ringhiera per evitare la carica della polizia. Per poi di nuovo preparare documenti ,ciclostilarli,distribuirli .
    Ma poi, l’allora PC, dopo un primo momento di sgomento per tutto questo fermento , nonostante la loro presunta lungimiranza politica, ha pensato bene di mandare in avanscoperto i giovani del partito, della FGCI. E allora, loden verde e sciarpa rigorosamente rossa (ho sempre pensato però che fosse di caschmir), hanno fatto la loro comparsa i D’Alema…. e tutto è cambiato.
    Gli operai si sà hanno famiglia e mesi senza stipendio pesa. Gli operai ringraziavano i giovani e gli studenti per le loro conquiste ma I D’Alema… erano più rassicuranti , erano giovani ma giudiziosi e spiegavano che rivoluzione significa trovare l’accordo con il padrone.

    Dal fare per esserci , si è passati all’ esserci per avere .

  13. ho letto d’un fiato e se fossi una che lacrima per commozione avrei avuto bisogno di scottex.
    Qui ci sono argomenti per una serie di post.
    Vero, internet ha liberato più sfigati che comunicatori.
    Uguale uguale alla vita vera, tanta merda e poi trovi pure un Bruno che passa senso, pensiero ed emozione.
    Ci sono posti che non dimenticano, visto che fa bene andiamoci a trovare uno scalino buono da qualche parte con un pizzico di magia, chissà che non ci venga qualche buon pensiero e non solo rimpianti.
    Grazie Bruno,
    maria

  14. Antonella

    mi viene in mente, pensando a quello che hai scritto, che forse antonio russo non sarebbe morto per mano di putin se i radicali amici della cia non l’avessero mandato da solo allo sbaraglio.

    Mi viene in mente anche che le tue parole sono le stesse che gabriele adinolfi dice ai neofascisti di oggi, quando tu critichi d’alema, lui critica almirante

    e mi viene in mente un racconto di valle giulia, in cui si parla di allenanze tra studenti, tutti uniti contro la polizia che veniva a reprimere

    credo che sta per succedere di nuovo

  15. no words for this… se è difficile poter cambiare concretamente ancora qualcosa qualcosa in questo paese, quello che resta e resterà in eterno (almeno lo spero) è il grande sentimento di persone come te…
    E’ vero… dovevi andare in parlamento….

    grazie di cuore
    cristiano

  16. Bruno Ballardini

    Non io, ma il Partito Ippi :-)
    Grazie comunque Cristiano per la stima.

  17. Sempre pensato che le canne fanno bene. ;-)

    Vero che internet accentua una repressione già latente, anche la schizofrenia e disturbi di personalità varia. Ci sono molte maschere, come nella realtà, solo che qua è più facile usarle. Io non credo sia mezza merda, però. Internet è anche un ottimo mezzo di comunicazione, conoscenza e accrescimento.

    Il partito Ippi mi fa morire, non sapevo fosse esistito.

    Penso sia meglio tu non ci sia andato, in parlamento. Non credo si possa restare puri, nel marciume…

    Bel post, Bruno!
    Un abbraccio
    Lu

  18. Bruno Ballardini

    Lu, se è per questo conservo ancora con orgoglio la tessera del Partito Groucho Marxista d’Italia fondato dalla mia amica anarchica Pralina Tuttifrutti…

  19. La tua bella e profonda lettera mi ha provocato forti emozioni ed ho immediatamente pensato al mio stesso vissuto. Anche a me ieri, durante il percorso della manifestazione alla quale ho partecipato, le memorie di allora si sono sovrapposte subito alle immagini di oggi. Ho sentito, per un momento, le stesse sensazioni e fra me e me ho detto “nulla è cambiato”. Tanto è invece cambiato…in peggio ! Aveva ragione Angelo e questo lo sai anche tu!

  20. Bruno, questa lettera mi ha fatto venire i brividi e risvegliato ricordi lontani, di quanto credevamo di poter cambiare il mondo. Il mondo è cambiato, altroche se è cambiato, è successo tutto il contrario di quello in cui credevamo. La sinistra non ha saputo cogliere i fermenti della parte buona di questa società omologata e schifosa per certi versi, si è persino macchiata dell’onta della cacciata di Pasolini dal PCI, mettendolo ai margini e ignoranndo il suo grido di allarme. Non ha dato ascolto ai suoi figli migliori. E oggi paga il fio dei suoi errori, che caparbiamente reitera senza vergogna. Penso anche io che dovevi portare in Parlamento la tua lucidità e la tua rabbia, ma so anche che saresti stato risucchiato dal sistema.
    Un vento nuovo inizia a spirare, i giovani si stanno svegliando. Gli operai invece non hanno più la forza di lottare, né hanno più cultura politica e votano lega.
    Grazie per questa pagina bella e malinconica! Non rinunciare.
    Rox

  21. Si hai ragione. La tua lettera ad Angelo è emozionante e nostalgica. E’ bellissima e riesce a dare chiaro e limpido il senso di quello che fù un tempo il credo, il vissuto e il modo di essere di ognuno di noi. Volevamo cambiare il mondo, e credevamo davvero fosse possibile………certo il mondo è cambiato lo stesso……ma come ? Ti sto scrivendo ascoltando I Get Up i Get Down che ancora di più mi rafforza questo sentire. Ma oggi…….cinquantenni e…..navigati possiamo davvero accontentarci solo di questo? anche se pregnante e coinvolgente ? siamo proprio sicuri che non possiamo fare nulla? forse le cose non si cambiano solo andando in “Parlamento”, chissà!
    Un Bacio. Giusi

  22. Sembra andata di sfiga, è vero. Una generazione di ‘altri’ mandata, e in parte andata, al macero, Ma mi pare un po’ troppo hippi questo piangersi addosso da Grande Freddo e You can’t always get what you want.
    Un po’ troppo autoreferenziale e figlio dei fiori. Che, si sa, durano poco e emanano inafferrabile profumo. E oggi “Ti accontento in ogni cosa/tutto ciò per una rosa/che non ha nessun profumo/che è di plastica oramai”.
    Ma, per quanto belli e per quanto estasianti i loro profumi e colori, non sono i fiori a muovere le cose. Quindi chi si poteva muovere seguendo i fiori lo ha fatto, e ha perso. E non poteva essere altrimenti. Difficile che il mondo possa seguire i fiorai come i topi il pifferaio.
    Tutti sconfitti. Ma oggi c’è molta più gente di allora a preoccuparsi dei fiori.
    Fino a qualche giorno prima del 14 luglio 1789, Re Luigi si faceva leggere per diletto, tra un boccone e l’altro di pernice, qualche patetico brano dei Cahiers de doleance scrittigli, umilmente e devotamente, da quegli stessi sudditi che di lì a poco avrebbero inneggiato a Madame Guillotine.
    Gli hippi di allora hanno perso, al profumo dei fiori sembra subentrata tanta puzza di merda. Ma è il loro punto di vista. Perchè non è tutta merda quella che puzza. Puzzano il denaro, il petrolio, la Politica, le Tasse. Puzza tutto ciò che sta diventando rancido perchè non ha più una giustificazione, una causa necessitante. E sempre più, anche senza passare per i fiori, c’è gente che se ne rende conto per l’insopportabile puzza nel naso. Poi forse, perchè tutto è una scommessa, arriveranno ai fiori.
    Le vie della bellezza sono misteriose. Presuntuoso credere di averle potute rappresentare.
    E, soprattutto, tiriamoci su, non siamo da buttare. Se la smettessimo di lamentarci come vecchi esuli rincoglioniti potremo forse essere ancora utili a qualcosa.

  23. Bruno Ballardini

    Certo, Valerio. Siamo perfettamente d’accordo. Qui però mi sono limitato al ricordo di una parte del vissuto di quegli anni. Poi c’era l’altra, il movimento extraparlamentare. Era una schizofrenia insanabile, e solo i milanesi erano riusciti (forse) a creare una sintesi fra le due con “Re Nudo”. Chi ha vissuto quegli anni solo secondo l’approccio “politico” pensava che gli hippy fossero solo rose e fiori ed avessero nel naso profumi floreali che li distraessero da una percezione della realtà. In realtà sentivano anche loro la puzza di merda ma avevano scelto un metodo diverso. Col senno di poi si potrebbe dire un “non metodo”, troppo fragile per contrastare il sistema, e infatti il movimento hippy è stato sconfitto molto facilmente. Fagocitato e sputato. Qualche problemino in più, perlolmeno, l’hanno avuto col movimento politico. E meno male, va. Oggi sono assolutamente d’accordo con te, ma so di esserlo stato (a metà) già allora. E chi si lamenta! Siamo meglio di allora e ancora con tanta voglia di fare.

  24. Dopo una lunga malattia, Angelo Quattrocchi è morto ieri 6 giugno 2009.

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