E’ difficile, in questi giorni, scrivere lucidamente di come le politiche attuate dal governo sotto l’egida dell’efficienza e del risparmio siano l’equivalente di una tonnellata di C4 sotto le chiappe del paese. E’ difficile, sono troppi gli interventi il cui esito distruttivo è evidente e disperante. I rifiuti occultati, la scuola massacrata, l’università dissanguata e privatizzata, i ricercatori espulsi. Qui non si tratta di alternanza, di politiche differenti, di dissenso marginale: si tratta di guardare Brunetta e la Gelmini e compagnia bella che rotolano veloci e inesorabili come palle da bowling, e i birilli siamo noi. E’ tutto il paese.

E’ difficile scriverne lucidamente, ripeto. Per cui lascerò parlare qualcuno che vive il problema sulla sua pelle, direttamente, e indirettamente ci avverte: non preoccupatevi per noi. Preoccupatevi per quello che succederà a voi, quando il paese sarà completamente paralizzato nel nome dell’efficienza. L’e-mail che segue è stata pubblicata oggi sul Corriere.it, e viene da un giovane ricercatore di Roma, dal quale mi separa solo un grado di Kevin Bacon.

Caro Severgnini,
sono un ricercatore precario dell’Istituto Superiore di Sanità e le scrivo per la situazione tragica che si sta creando in Italia, nel silenzio dei mass-media. La Camera ha approvato l’emendamento Brunetta (cosiddetto “ammazza-precari”) al ddl C1441-quater-A, in cui si prevede che, dal 1° luglio 2009, tutti i precari che abbiano lavorato per più di tre anni con contratti a termine nel pubblico impiego siano licenziati. E’ stato stimato che il provvedimento riguarderà circa 150000 persone che resteranno senza lavoro, 10 volte i dipendenti Alitalia. Essendo precari, non avranno liquidazione, cassa integrazione, ammortizzatori sociali. Molti tra loro sono ricercatori. La norma prevede il licenziamento indipendentemente dal fatto che il contratto sia pagato da fondi pubblici o provenienti da finanziamenti esterni. E’ una brutale scelta di principio, non dettata da ragioni economiche. Si intende eliminare una generazione di precari, “giovani” dai 25 ai 45 anni, che saranno fatti fuori, mentre chi è dentro (sia un premio Nobel che un “fannullone”) resterà al proprio posto. Perciò non si prevede nessun criterio meritocratico. Sottolineo che i precari della ricerca non sono una piccola minoranza ma rappresentano una percentuale elevata del personale, iper-qualificata, che svolge attività estremamente specializzate riguardanti ad esempio la salute, i controlli su farmaci e alimenti, la ricerca energetica e tecnologica. Nel nostro istituto su 2500 lavoratori 700 sono precari. L’emendamento porterà alla paralisi delle attività. E’ come se il governo americano da un giorno all’altro licenziasse il 30% dei lavoratori della NASA o dell’NIH. Nessun governo occidentale, di destra o di sinistra, farebbe mai qualcosa del genere. Il nostro sì. E’ una situazione paradossale che l’opinione pubblica ignora o approva, senza considerare le ricadute devastanti in un settore strategico per la crescita del paese come la ricerca scientifica.

Emanuele Bultrini

Corriere.it, 17 ottobre 2008