The Classifica 37 – Quadro di un’epoca. Ma mica questa

Strani, gli anni 90. Nessuno è mai riuscito a etichettarli.

Col decennio attuale, vedrete, ci riusciranno: 11settembre, e pedalare. Coi 90, nisba. In ogni ambito, compresa la musica. Poche sere fa, in un noto programma radio, io e altri metrapensè ci siamo spremuti siccome pompelmi, ma niente. Gli 80 e 70 pullulano di alfieri dello zeitgeist (mamma, ce l’ho fatta! Ho usato la parola zeitgeist! D’accordo, prima di farlo ho controllato su wikipedia. Ahò, non sono mica un puccettone).

Dite di no, che erano decenni complessissimi anche loro? Già, ma se dico anche solo: 1) Wham! 2) Led Zeppelin – non ho evocato un’epoca? Ora provate con gli anni 90. In essi, ognuno porta un mattoncino di colore e dimensione e forma diversa tipo Tetris. Gli anni 90 sono i Nirvana ma anche le Spice Girls. Celine Dion ma anche i Massive Attack. Bocelli ma anche Ligabue. I Take That ma anche Alanis Morissette.

(e potrei continuare) (e perché no? gli Smashing Pumpkins ma anche gli Snap) (Fatboy Slim ma anche gli Aqua) (Marilyn Manson ma anche PJ Harvey) (…ecco, sapete quale potrebbe essere il gruppo più tipico degli anni 90?) (i Garbage) (voi che dite?)

Bene. Ora, dopo la promessa e la svolta, il prestigio. Top 10 di questa settimana. Oasis al n.1. Gli anni 90, amici.

Cioè, una ennesima fetta inspiegabile, a se stante, degli anni 90. Che comunque mette in riga gli anni 00, ovvero i Jonas Brothers, al n.2. E gli anni 80, ovvero Paolo Conte al n.3.

(perché Conte è anni 80, chiedete?) (sentite, se pensate che Paolo Conte raggiunga lo zenit con la Giarrettiera rosa siete matti come cavalli a dondolo: Conte accede alla Contitudine non con Azzurro, né con Genova per noi, ma con gli anni 80 dove ai suoi concerti tutti hanno capito che bisognava presentarsi eleganti e senza cravatte sbagliate, da Conte medesimo a quello che su, su dal loggione osserva).

Ma la top ten della crisi è assai interessante. Perché ritroviamo gli anni 90 al n.4, coi Metallica. Sì, lo sapete anche voi che i Metallica sono i 90 del rock cattivo che straripa e porta fino ad Mtv le bordate vere, quelle trucide soprattutto in quanto prive 1) del cantante bellino (cfr. Led Zeppelin & Guns’n’Roses) 2) delle malinconie acustiche (cfr. sempre Led Zeppelin & Guns’n’Roses) 3) della goliardia (cfr. Motley Crue & AC/DC). Poi al n.5 riecco il decennio in corso, con Giusy Ferreri. E nel resto della top 10 si affacciano praticamente tutti i decenni: ancora i 90 con Jovanotti, ancora gli 00 con i Coldplay, ancora gli 80 con Raf, e i 70 con David Gilmour. E poi va beh, c’è anche Biagio Antonacci. Che rubricherei alla voce: secoli bui.

Escono dalla top ten Mango e Cesare Cremonini (ohi. Floppino, eh?) Escono dalla top 20 miticoVasco, Madonna e (dopo permanenza doppia rispetto a costoro) Amy Winehouse. Entra al n.24 Under a blood red sky degli U2. Nuova edizione, blablabla. Ma questo ve la dice lunga su quanti cd si vendano oggi in Italia.

CODA

A questo punto, potrei parlarvi di ‘sti benedetti Oasis. A me Dig out your soul sembra veramente un disco zuccone persino per i loro standard recenti. Tre-quattro idee poco originali portate all’estremo. Quel che sconcerta è che sembra un’involuzione voluta, dopo i segnali confortanti del disco precedente. Un insistenza parossistica su riff stolidissimi tipo quando – per fare il primo paragone che mi viene in mente, eh? – i Beatles si incaponivano su giri legnosi tipo Why don’t we do it in the road o Don’t let me down, quelle cose che dopo 30 secondi uno dice: “Ma perché andare avanti altri 4 minuti? Ho capito!”. E invece loro vanno avanti, dicendo: “No, non hai capito, devi farti prendere dal groove”. E uno ribatte: “Ragazzi, io vi ringrazio con tutto me stesso, ma se non vi dispiace, aspetto una telefonata”. E i Gallagher: “No, no, senti qui, ci abbiamo messo il mellotron! Che storia, eh?” “Ragazzi, credetemi: potevate anche non metterlo”. “Ma è per espandere la mente” “La vostra? Non direte sul serio”. “No, d’accordo. Però questo nostro disco affonda le radici nelle nostre basi più rock. Non abbiamo pensato a fare canzoni in senso stretto”. “Mi rendo conto. D’altra parte le canzoni sono una cosa così…” “Come dire…” “…Anni 90?” “Mmmh. Ecco, non abbiamo una risposta”. “Perché?” “Perché non ci stai facendo domande. Non è un’intervista. Stai parlando da solo, imbecille”. “Ops, è vero. Beh, tant’è. Non avete niente da dire comunque. Avete già detto tutto nel decennio precedente”. “Fuck off, man”. “Ivi compreso questo concetto”.

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34 Comments

  1. again.
    non so un cazzo di musica, i nomi che reciti li conosco superficialmente, da radioascolto.
    ma mi fai troppo ride. hehehehe
    cazzo ne so.

    è un complimento eh?!

  2. Cazzo, i Garbage. Un vero riassunto di tutto quello che c’è stato nei ’90. Però fatto bene.

  3. Depeche Mode e U2 sono anni ottanta! Vero che cambiano in modo significativo nei novanta…..come Jovanotti….però come appartenenza principale…

  4. Ne parlammo una volta, ma per me gli anni ’90 sono stati il decennio più rock in assoluto. Solo i ’70 possono reggere la quantità di dischi incredibili che sono venuti fuori in quel decennio. E nello specifico nessun anno rock batte il 1994 quanto ad uscite di dischi “miliari”.

  5. de gustibus.
    i ’90 hanno il lascito di uno stile, più che di un gruppo. se i nirvana sono stati i più rappresentativi, ai pearl jam il mio favore (ma è un dibattito ostico e sterile quanto quello tra bartaliani, e… lì… gli altri). sugli ’80 la fuffa commerciale è quella che ci si ricorda (e pensare ai “picnic and the whitehouse” mi fa ancora venire il magone), ma a far mente locale, i gruppi di quel periodo (tra cui i meno rilevanti artisticamente sono gli U2, anche se in tiro decisamente più significativo rispetto a quello del decennio successivo) hanno ciò che man mano gli epigoni hanno sperperato per strada: arte e carisma.
    buona giornata a tutti

  6. A giudicare dai passaggi radiofonici del nuovo singolo (stupendo) mi sento di scommettere che già dalla prossima settimana Cremonini tornerà nella top ten. E se mi sbaglio pazienza, il suo disco resta una delle poche cose ben fatte nel desolante panorama della musica italiana.

  7. I Metallica, mi spiace ammetterlo, sono ’80 (decennio più inutile per la musica non ne ricordo).
    “Uccidili tutti”, “Cavalcare il fulmine”, “Signore delle marionette”, “…. e giustizia per tutti” sono degli ’80…

    One ha fatto vincere loro anche qualche premio su MTV a fine anni 80… poi dopo mi è giunta voce che con “caricare” e “ricaricare” abbiano preso una svolta terribile…

    I ’90 comunque restano un casino… da Seattle a Bristol c’è tutto un nascere e morire di generi molto eterogeneo. Penso che i ’00 siano sulla buona strada per divenire come gli ’80.

    Rappresentativi dei ’90:
    Rage against the machine, red hot chili peppers, Sound garden, Korn, Warren G, 2Pac, Dr. Dree, Snoop…Etc, Etc,

  8. Gli anni ’90 sono i Radiohead. I primi Radiohead perchè hanno ancora l’urgenza del grunge (e per suo tramite del punk), sono un gruppo per l’eroina, la dannazione, i capelli lunghi, il dopo Muro di Berlino, l’attesa insoddisfatta, la rabbia compulsiva, l’impazienza (quella che esplode nell’acuto con cui si chiude “Grace” di Jeff Buckley); i secondi Radiohead perché rendono omaggio a ciò che gli anni ’90 realmente sono, cioè gli anni del computer, e anche perchè sono i Kraftwerk più i Massive Attack più i Pink Floyd, perché eliminano le chitarre ma le chitarre sono sempre presenti in spiritu, perché suonano una musica adatta alle dissolvenze.
    In Italia gli anni ’90 sono i CSI, semplicemente perché hanno scritto di ciò che più ci ha toccato da vicino se siamo stati capaci di conservare la nostra umanità in quegli anni crudeli e algidi anziché trasformarci in stupidi misirizzi plastificati, cioè le guerre balcaniche.

  9. Però insisto che nei Garbage ci sento anche quella punta di Spice Girls che nei Radiohead non sento… :-)
    E non contento, vi dico che se devo scegliere un gruppo che rappresenti gli anni 80, i miei candidati si chiamano Simple Minds.

  10. Concordo in toto (non in Toto) con Pontoni.
    Radiohead una spanna sopra tutti nei ’90.
    E generatori di stili (ehm….vogliamo parlare dei Muse?) a partire da The Bends in poi.
    Non disdegnerei, anche se troppo di nicchia, il ruolo “frantuma-generi” dei megagalattici Living Colour.
    I Garbage sono sì un bignami ma non hanno spessore.

  11. Ma quando è che si è cominciato a parlare di decadi?

    Cioè nei ’60 già dicevano “i 60?”

    E nel ’70?

    A me pare che a parte dall’82 all’85 (new wave) e dal ’72 al ’77 (progressive, glimmer, fino al punk) non si possa parlare poi di unità stilistica un gran che.

    Dal ’56 al ’72 c’è di tutto. Fine ’70 si va dai Kiss ai Police. Fine ’80 eran già ’90. I novanta non son niente (forse Achtung Baby degli U2).

    Boh

  12. @diamonddog: poca, ma proprio pochissima roba degli anni ’90 ha avuto spessore (e non è necessariamente un male, dopo gli “spessissimi” anni ’80). In virtù di ciò, direi che i Garbage si inquadrano benissimo come rappresentanti.

  13. certo, Paolo, d’altronde hanno lasciato due capolavori.
    Però questo, secondo me, è a un buon livello(aldilà del fatto che , come forse si capisce, li adoro, e li metto sopra i pur validi Coldplay,ad esempio)

  14. Un filo conduttore c’è. Al di là del genere è proprio negli anni ‘90 che il ruolo del D J Producer diviene determinante nella produzione musicale. E’ in quegli anni che lo sviluppo dei software permette a qualsiasi adolescente, di creare la propria musica ( inizialmente dance) e pian piano certi suoni, certe basi ritmiche, certi effetti sono usciti dai club e hanno contaminato ogni genere. A distanza di anni, i dischi buona parte di quel periodo sembrano usciti la settimana scorsa e questo mi fa pensare che non fosse solo “garbage”.

  15. “e li metto sopra (gli Oasis) ai pur validi Coldplay”
    Signorina Laura, mi consenta (e confidando che parli del 1088° e del 1089° posto), che ci fa lei in un posto come questo?

  16. Mmh, Oasis e Coldplay, Wonderwall e Clocks, la chitarra e il piano, il ringhio malmostoso e la composta melanconia, Help e Yesterday, Bud Spencer e Terence Hill. Mai separarli.

  17. Elfi, c’è del vero in quello che dici, e più in generale negli anni 90 in tutto il pop l’attenzione per i produttori comincia a diventare enorme, mentre negli 80, l’esistenza di Steve Lillywhite o Trevor Horn era nota a pochi malati. Ed è verissimo che la maggior parte dei dischi anni 90 può andare in radio tutt’ora. Ma forse dipende anche dalla strumentazione: dopo gli anni del Fairlight, l’ultimo suono veramente “databile” è stato il vocoder con cui Cher chiedeva se esisteva vita dopo l’amore. Un giorno scriverò un immenso tomo su quanto le novità negli strumenti hanno influenzato la musica.

  18. Ehi Laura, si fa per scherzare, era per dire che Oasis, ma soprattutto Coldplay, non mi paiono grandi esempi di “gruppo di valore”. Al di là dei rispettabilissimi gusti personali.
    Se Oasis sono dei grandi allora Paul Weller cos’è, un santo?
    Sui Coldplay non mi pronuncio neanche.
    Piuttosto, Paolo, mi pare molto corretto il discorso riferito ai Produttori.
    Qualche malato che li considerava fondamentali già dagli eighties c’era eccome….e al proposito metterei in lista anche Hugh Padgham e Robert John “Mutt” Lange, artefici di clamorosi successi.

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