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Classe '65. Adolescenza in pieni '80 tra Tenax e Frigidaire (in mezzo c'è tutto). Attualmente, assieme ad altri 8 ragazzi realizziamo volantini per i supermercati. Di segno da sempre e... uff. Mò m'ha preso tristezza per quella cosa dei supermercati e non riesco a finire il profilo. C'è roba mia su www.canemucca.com e su canemucca.tumblr.com

31 Comments

  1. Non ho ancora capito se il fatto che tutti i tuoi personaggi, da Berlusconi a Tanzi, parlino romanesco anche se non sono romani mi fa ridere e basta o vuol dire qualcos’altro…

  2. Che gli frega del moretto a Dabliù, tanto lui moretto o non moretto è comunque “stato un grande, grandissimo presidente degli Stati Uniti”, no?
    No.

  3. @brizzina
    hehehe… il romanesco.
    Lo sai che ogni tanto prendo un cazziatone per l’uso del romanesco fuori contesto?
    Non voglio nominare santi che m’hanno aperto la mente su st’uso disinvolto che ne faccio (del dialetto), ma spiego perché me ne dai occasione.

    Il romanesco blando, che adotto più del napoletano che conoscerei anche meglio ma il romanesco è più inflessione e costruzione che vocabolario e quindi più comprensibile, lo uso per rendere quel tono confidenziale o informale che hanno le persone quando parlano “davvero” tra loro (o da soli nella loro testa).
    Insomma, la scena mi torna più “vera” (nonostante a volte sia assurda, vavè).
    Ovviamente questa è la mia impressione, ma io son il mio primo lettore e sono affezionato a me.
    ;)

    @pink
    ho immaginato (ma così, un po’ malignamente) che a dabliù (me piace DABLIU’) gli andranno a puttane un sacco d’affarucci coll’amiki suoi armaioli. Quest’ultimi, invece, cambieranno solo referenti.
    Penso.

  4. sì… la vignetta può anche andar bene. solo che mi sa che durante la passeggiata Berlusconi toccava il culo a Bush in segno d’affetto.

  5. Ho scoperto solo ora che svignazzi anche qui, ma quante ne fai? queste poi di satira mi piacciono tanto. bravo recchia.

  6. lol, sei sempre bravissimo!
    poi vedrai che ora che anche noi abbiamo la nostra DemTube (sic) le cose miglioreranno (??)

  7. grandissimo presidente Bush, si, come no… magari quando torna in italia ci spiega , o ce lo fa spiegare dal duo bondi/bonaiuti, in che cosa sia stato grande

  8. certo che, bush, a definirlo un idealista, come ha fatto il vecchio sporcaccione al columbus day, ce ne vuole.

  9. Bush rimarrà nella storia per aver fatto agli Stati Uniti in 8 anni quello che il comunismo ha fatto in 80 alla Russia: ha quasi distrutto una superpotenza:
    – perdita di leadership tecnologica
    – mancato sviluppo dell’economia delle rinnovabili, con relativo mantenimento della leadership tecnologica come era stato durante l’era Clinton con le tecnologie telematiche, e rifiuto della firma del protocollo di Kyoto
    – maggior debito pubblico della storia degli stati uniti (100% contro il 57% alla fine della presidenza Clinton)
    – maggior debito delle famiglie
    – maggior debito delle aziende
    – praticamente perdita dello status del dollaro come moneta di riferimento mondiale
    – fallimento e nazionalizzazione di alcuni dei maggiori pilastri del capitalismo americano: freddie mac, fanni mae, aig, lehman brothers

    Più che nella storia Bush entra nel Guinness dei primati come numero di disastri prodotti da un solo uomo.

  10. Ventomare, da quando quei baracconi pseudo-statali di Freddie e Fannie sono un pilastro del “capitalismo” americano?

    Non diciamo cazzate.
    P.S. tutto il casino dei subprime non ci sarebbe mai, e dico mai, stato se si fossero prestati i soldi secondo criteri di libero mercato.

  11. e pensare che il libero mercato è stato corretto da mezzo secolo, per i difetti congeniti che si ritrova

    poi, guarito, sputa in faccia alla società e alla politica che lo hanno salvato e riparte a testa bassa, fino al prossimo sfondone, e qualche aquila dalla testa bianca a dire che non è per colpa del libero mercato

    come se l’avidità senza freni, la speculazione, l’irresponsabilità, lo schiacciamnto progressivo dei meno forti non fosse intrinseco al libero mercato

  12. Buy high and sell low (questo è quello che fai se non t’informi bene)

    Buy says.:
    Ventomare, da quando quei baracconi pseudo-statali di Freddie e Fannie sono un pilastro del “capitalismo” americano?

    Non diciamo cazzate.
    P.S. tutto il casino dei subprime non ci sarebbe mai, e dico mai, stato se si fossero prestati i soldi secondo criteri di libero mercato.

    —————————————

    Leggi lento e attento buy. Forse capirai.

    – Il 18 giugno 2002, il successore di Clinton annunciò la propria intenzione di allargare il mercato dell’acquisto della prima casa a chi aveva redditi bassi e alle minoranze: «Diventare proprietari della propria casa è un modo di realizzare il sogno americano, e io voglio estendere il sogno a tutto il Paese», disse Bush. Scendendo nei dettagli, aggiunse: «La gente spesso vorrebbe comprare una casa, ma non ha soldi per l’anticipo. E a questo c’è rimedio… Altro problema: i contratti sono troppo complicati. La gente è scoraggiata da tutte quelle clausole. Ci sono troppe parole! Quindi faremo sì che venga semplificata la documentazione richiesta … Infine, abbiamo bisogno di maggiori capitali per gli acquirenti a basso reddito. E sono oggi fiero di annunciare che Fannie Mae ha recepito questo bisogno … e che anche Freddie Mac è disposto a fare la sua parte»

  13. Quello che scrivi, Ventomare, dimostra solo la stupidità di Bush che giocava a fare il socialista.
    Io contesto la definizione di Freddie e Fannie come pilastri del “capitalismo” americano.

    Leggere piano, please.

  14. Bush non giocava a fare il socialista, giocava a gonfiare artificialmente l’economia americana, distribuendone i costi su tutto il mondo sfruttando il dollaro come moneta di riferimento mondiale.

  15. “tutto il casino dei subprime non ci sarebbe mai, e dico mai, stato se si fossero prestati i soldi secondo criteri di libero mercato.”

    i criteri di libero mercato non esistono, se esistessero sarebbero regole e non piacerebbero ai fautori del libero mercato

    purtroppo sembra proprio che chi è più forte, perchè decide la ripartizione del rischio, preferisca l’assenza di regole

    nell’assenza di regole si formano le piramidi all’albanese spinte dall’avidità, il socialismo non c’entra una cippa

    pompare denaro nel sistema promuovendo l’indebitamento ha fatto il gioco delle grandi istituzioni finanziarie e delle grandi concentrazioni di capitale

    maggiori volumi, maggiori commissioni, maggiori opportunità di sfruttare rendite di posizione tipicamente mercantilistiche

    altro che socialismo, una parte minuscola della società globale ssi è arricchita come mai nella storia al prezzo di milioni, se non miliardi, di persone avviate alla povertà

    solo perchè in assenza di regole hanno preferito guadagnare l’impossibile, fregandosene del buon senso, di qualsiasi responsabilità sociale (lol) e anche della decenza

    qui da noi è anche peggio, almeno negli states il bailout è stata l’occasione per introdurre seri incentivi alle energie rinnovabili e per obbligare le assicurazioni ad equiparare la malattia mentale alle altre infermità (prima non erano comprese nelle polizze standard)

    qui da noi invece il governo non ha fatto un solo numero, solo spettacolo, niente che non siano tagli o insulti a tutti quanti protestano per un governo che fa macelleria sociale a colpi di decreto mentre gli altri paesi si preparano ad affrontare un duro periodo recessivo rafforzando le reti sociali

    l’opposizione è messa anche peggio, come Confindustria dice che serve -la crescita- mentre dai sindacati dicono che bisogna incentivare la produzione

    sembra che non abbiano capito che la capacità produttiva globale è già sovrabbondante, le fabbriche chiudono, i mercati crollano come le foglie e questi chiedono soldi per la crescita…sembra che stiano tutti facendo finta di niente…
    difficile che saltino fuori gran risultati, anzi…
    come sistema-paese rischiamo davvero l’attacco della speculazione, se a qualcuno viene in mente di vedere il bluff di Tremonti e spinge il governo a cominciare a buttare soldi è difficile che vada a finir bene

  16. Il criterio di libero mercato, in questo caso, è: col cazzo che ti presto i soldi ad un tasso umano per comprarti una casa se rischi di non pagarmi.
    Continuerai a vivere nella tua topaia in affitto, ed a fare tre lavori diversi per pagarlo.
    E ringrazia che c’è quello schifo comunista del Medicare e Medicaid ché, per quello che mi riguarda, le medicine e gli ospedali te li dovresti pagare.

    Stop per quanto riguarda il nostro quasi-disoccupato statunitense.

    Ed ora, il nostro genio trader: se sei stato così stupido da comprarti degli ABS, dei CDO e dei CDS fidandoti del rating dei superfurbetti del quartierino, sono cazzi tuoi. Ripeto, cazzi tuoi.
    Sei fesso come quelli che pagano Vanna Marchi. Morirai di stenti, si chiama selezione della specie.

  17. Selezione della specie.
    uah.
    In effetti concordo.
    La specie selezionerà.
    E’ già successo, in Francia, tanti anni fa.
    :)
    In india, tanti anni fa.
    :)
    In indonesia, tanti anni fa.
    :)
    In sudafrica qualche anno fa.

  18. Purtroppo la selezione della specie sta facendo dei drammatici passi indietro. Se la specie seleziona Bush a Berlusconi a guidarla, vuol dire che la scimmia è ancora molto presente e vive dentro di noi.

  19. BUSHINI DI CASA NOSTRA
    Il piccolo Bush di casa nostra ce l’ha piccolo: il cervello … e non solo.

    P.s.: Rifkin era il consulente più ascoltato di prodi quando era a Bruxelles, e anche quando era a Roma.

    L’intervistaRifkin: “Roma ha sbagliato rotta
    solo il business verde ci può salvare”
    di ANTONIO CIANCIULLO

    Jeremy Rifkin

    “La posizione del governo italiano rischia di trascinare l’Europa verso l’abisso. Berlusconi ha lo sguardo volto al passato, vede e pensa alla vecchia economia: ma su quella strada non c’è scampo perché la crisi ha una dimensione non affrontabile con i parametri tradizionali. Per salvarsi bisogna innovare, rilanciare, scommettere sul futuro”. Jeremy Rifkin, il teorico americano della nuova Europa, guarda a Bruxelles come all’unico motore capace di trainare il mondo fuori dal pantano della grande crisi.

    L’Italia sostiene che il costo della battaglia per la stabilizzazione del clima è troppo alto, che la difesa dell’ecologia affonda l’economia.
    “E’ vero esattamente il contrario: solo il green business è in grado di far ripartire l’economia perché non siamo di fronte a una difficoltà congiunturale ma al passaggio tra due ere. Un momento molto simile al 1929, anche se stavolta è peggio: allora c’era una crisi economica, oggi si sommano tre diverse crisi. La crisi del sistema creditizio, la crisi energetica e la crisi provocata dal riscaldamento globale. Però un’analogia con il 1929 c’è ed è fondamentale perché dà il segno del tempo che viviamo. Il ’29 corrisponde al passaggio tra la prima e la seconda rivoluzione industriale, tra il vapore e l’elettricità. E’ stata una rivoluzione profonda che ha causato grandi sommovimenti sociali e la seconda guerra mondiale”.

    Stavolta cosa sta cambiando?
    “Stiamo passando dalla seconda alla terza rivoluzione industriale. Quello che si è appena aperto è il secolo di Internet e dell’energia dolce prodotta nei quartieri, nelle case. Passiamo da un modello centrato sulle autostrade a uno centrato sulle superstrade dei bit. Non comprendere il senso di questo cambiamento significa esserne tagliati fuori”.

    Questa crisi mette paura, tende a rallentare lo slancio.
    “Chi deve saltare e si ferma a metà del salto in genere fa una brutta fine. La seconda rivoluzione industriale è arrivata a fine corsa, al capolinea. Per ripartire ci vuole visione del futuro”.

    Il governo italiano sottolinea la necessità di difendere i posti di lavoro, di non esporre i bilanci industriali a investimenti onerosi.
    “Ma le conoscono le proiezioni? In Europa le fonti rinnovabili creeranno un milione di nuovi posti di lavoro. Senza calcolare la crescita negli altri pilastri della terza rivoluzione industriale: l’edilizia avanzata, l’idrogeno, le reti intelligenti”.

    Quindi lei considera irrinunciabile l’obiettivo 20, 20, 20?
    “Il più convinto sponsor di questa strategia è il commissario europeo all’industria, qualcosa vorrà dire… Questo obiettivo è la spinta che può far ripartire l’economia globale, rinunciare vuol dire condannare il mondo a una recessione violenta. E in questa partita l’Europa ha già una posizione di leadership. Non sono stati gli Usa, non è stata la Cina, non è stata l’India, non è stato il Giappone a imporre sullo scenario mondiale il legame tra la battaglia per la difesa del clima e l’innovazione tecnologica”.

    Investire tanto sul futuro non significa trascurare il presente?
    “Bisogna adottare la strategia del doppio binario perché una transizione energetica come quella che stiamo vivendo richiede decenni. Da una parte si fa i conti con quel che c’è: bisogna minimizzare i danni degli impianti a combustibile fossile e delle centrali nucleari. Dall’altra servono massicci investimenti pubblici e privati per spingere verso le rinnovabili, l’idrogeno, le costruzioni avanzate, le reti intelligenti”.

    Berlusconi si è fatto interprete di umori largamente diffusi nel mondo industriale.
    “Quale mondo industriale? Durante le stagioni del cambiamento ci sono sempre i nostalgici, quelli che rimpiangono il vecchio. Difficilmente sono loro a guidare il nuovo. Il 24 ottobre a Washington abbiamo organizzato una riunione a cui parteciperanno 60 presidenti, amministratori delegati e leader delle più importanti industrie a livello globale nei settori strategici: le fonti rinnovabili, l’edilizia avanzata, i trasporti a basso impatto ambientale, le reti intelligenti”.

    Qual è l’obiettivo?
    “Si creerà un think tank per mettere a fuoco la strategia necessaria a dare respiro alle politiche ambientali legando la difesa degli ecosistemi alla crescita economica. Dobbiamo misurarci con i prossimi appuntamenti internazionali sul clima: l’imminente conferenza di Poznan, in Polonia, e quella del 2009 a Copenaghen. Serve un nuovo approccio: non più solo target in negativo ma obiettivi in positivo. Non solo dire a ogni paese quanto deve tagliare le emissioni, ma chiedere a ognuno di realizzare una certa quantità di case super efficienti, di centrali rinnovabili, di celle a combustibile, di trasporti avanzati. In questa prospettiva stare fuori dalla scommessa sul clima significa stare fuori dall’economia vincente”.

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