Sant’Anna, Hollywood

C’è chi si augura che il suo ultimo film sia davvero l’ultimo. “Miracolo a Sant’Anna”, diretto da Spike Lee, racconta l’uccisione di 560 civili a Sant’Anna di Stazzema, avvenuta il 12 agosto 1944 per mano delle SS naziste. Il film, tratto dall’omonimo romanzo di James McBride, fa ricadere la responsabilità della strage su un partigiano traditore.
Una imperdonabile deformazione della realtà, una sceneggiatura scritta senza tenere conto degli atti processuali, un falso consegnato all’eternità sotto forma di pellicola e destinato a imprimere nella mente dello spettatore una versione distorta della vicenda storica. Il film di per sé è realistico, ispirato a fatti reali e ambientato nei luoghi dove le vicende sono realmente accadute, ma pur sempre un film.
“E’ un’opera di finzione basata su fatti reali. L’unica cosa certa è la strage, su tutto il resto ci sono molteplici teorie” ha puntualizzato il regista, che afferma di essersi liberamente ispirato ai fatti della nostra Storia per raccontare la propria. Nel raccontare questa vicenda drammatica è scivolato sul sangue dei vinti, eroi di una nazione fondamentalmente incapace di dimenticare i propri martiri.
Il film spalanca la ferita ancora aperta della Resistenza e i commenti in merito sono controversi e allo stesso tempo incontrovertibili. Napolitano lo considera un omaggio all’Italia e alle vittime della guerra, ma forse Pertini l’avrebbe definito un insulto alla nostra memoria. Un sopravvissuto ha visto il film senza fare una piega, mentre i parenti delle vittime vogliono farne un dramma. Il sindaco di Stazzema ha eletto il regista cittadino onorario, mentre l’Anpi di Viareggio ha scatenato un putiferio. L’Anpi nazionale smorza i toni, dichiarando di non volersi esprimere sul valore di un’opera cinematografica liberamente tratta da un libro che somma dati storici all’opera della fantasia dell’autore. Per tutta risposta, la sezione versiliese dell’Anpi minaccia la scissione.
Una partigiana, Didala Ghilarducci, rimasta vedova poche settimane dopo la strage di Sant’Anna, ha scritto una lettera aperta a Spike Lee per dirgli, tra le altre cose, che sarebbe stato meglio girare la scena della fucilazione altrove, non lì a Sant’Anna, non davanti alla stessa chiesa dove sono morte 560 persone. Inscenare la finzione per raccontare la realtà, vanifica il significato di quella morte atroce. Prendere a prestito una storia vera per raccontare una storia inventata, falsifica la realtà.
La pensano così anche i militanti anti-fascisti che mercoledì scorso durante l’anteprima a Viareggio, hanno accolto il regista con striscioni e volantini di protesta. Con tutto il rispetto per le molteplici teorie, il vero miracolo sarebbe riuscire a seppellire gli scheletri ideologici assieme ai propri martiri.

Intervista a Gwyn Sannia, extras casting director e aiuto regista per le scene girate in Italia di “Miracolo a Sant’Anna”.

Quanto sono durate le riprese del film?
Un paio di settimane le scene girate all’estero, in Lousiana e a New York. Ma la maggior parte del film è stato girato in Italia: circa otto settimane in Garfagnana e tre settimane a Roma. Le scene in esterna sono state girate nei luoghi dove i fatti storici sono realmente accaduti, tra Sant’Anna, Colognora e sul Serchio. Le riprese al fiume sono durate 2 settimane a ottobre, l’acqua era gelida! Gli interni invece sono stati ricostruiti in teatro a Cinecittà.

Le scenografie in esterna sono molto realistiche. Sono state mantenute le architetture originali o state modificate?
I borghi di Colognora sono ancora così com’erano 70 anni fa, mentre la chiesa andava riportata alle condizioni originali perciò lo scenografo Tonino Zera ha modificato la facciata. E’ stato necessario un intervento simile anche alla chiesa di Sant’Anna: è stata allestita una controfacciata con dentro i colpi che nella finzione scenica sembrano bucare la parete.

La scena dell’eccidio quindi è stata girata nel luogo esatto dove il 12 agosto del 1944 furono uccisi 560 civili. Fa un certo effetto…
Sì, è stato straniante per tutti gli addetti ai lavori… Una vicenda così umanamente drammatica, tocca anche chi non ne è direttamente coinvolto. Sia la troupe che le persone davanti alla macchina hanno sentito quella giornata in particolare modo. Non è stato facile per nessuno. Le persone davanti alla macchina da presa erano stunt di età tra i 6 ed 90 anni, che avevano provato quella scena decine di volte nelle palestre di Roma con lo Stunt Coordinator, Franco Salamon.

Durante le riprese a Sant’Anna hai avuto qualche testimonianza diretta di testimoni o sopravvissuti?
Alcuni abitanti di Sant’Anna e dei dintorni, quando hanno saputo che giravamo il film, sono venuti sul set per raccontare la loro testimonianza: ciascuno di loro aveva un parente o un conoscente coinvolto nella strage. Immagino che volessero dare un contributo al film, ma chiaramente sarebbe stato impensabile intervenire sulla sceneggiatura.

Nel cast c’è qualche attore direttamente coinvolto nella strage?
Sì, è stato segnalato alla produzione da Mauro Pellegrini che dirigeva il casting sul territorio. Si chiama Matteo Bonetti, nel film interpreta un paesano e suona la fisarmonica nella scena della festa nella chiesa di Colognora. Nella realtà, quel 12 agosto a Sant’Anna ha perso il fratello e la vista a causa dell’esplosione.

Il personaggio centrale è Angelo, interpretato da Matteo Sciabordi, alla sua prima esperienza cinematografica. Dopo Giorgio Cantarini (il piccolo Giosuè de La Vita è Bella) il nuovo bambino prodigio si rivela con un film di guerra…
Matteo è stato la vera rivelazione. Un talento spontaneo! Spike lo ha messo fin da subito a stretto contatto con Omar Benson Miller, l’attore che interpreta il “gigante di cioccolato” e recita al suo fianco per tutto il film. In questo modo hanno trovato un’intesa speciale, che ha messo entrambi nelle condizioni di lavorare meglio. Questa intesa si coglie nei dialoghi, dove Angelo e il soldato americano trovano un linguaggio gestuale per capirsi. Con la traduzione in italiano questa finezza purtroppo si perde…

Accanto a bravi attori italiani (come Pierfrancesco Favino e Valentina Cervi) e stranieri, recitano anche molti attori non professionisti. Un cast eterogeneo e sostanzioso…
Sì, davanti alla macchina da presa sono passate più di 1000 persone. Ho diretto il casting dei generici e ho selezionato circa 100 persone di colore come soldati americani e 50 come soldati tedeschi, che si sono affiancate agli attori protagonisti. Alla fine, tra i Buffalo Soldiers c’era un’ assortimento misto di persone venute da Roma per la durata delle riprese della battaglia.e tra le SS alcuni lucchesi che hanno preso ferie dall’ufficio per poter recitare nel film. Naturalmente è servito qualche giorno di addestramento militare per insegnargli come si imbraccia un fucile…

Non è stato rischioso far lavorare con le armi attori alle “prime armi”?
No, per le riprese del film sono stati usati fucili originali, caricati a salve, quindi non c’è stato nessun pericolo. L’unico vero rischio l’ha corso un cannone 88 millimetri tedesco, unico esemplare al mondo, conservato in un museo in Svizzera. Per tirarlo fuori dal museo hanno dovuto buttare giù una parete e farlo passare alla dogana è stata un’impresa, ma alla fine è arrivato sul set sano e salvo.

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17 Comments

  1. Complimenti -seri- per il post, neutro ed equilibrato, e l’intervista.

    (complimenti -meno seri- anche all’autore del primo commento: che concetti, che profondità! grazie per aver alzato il livello del dibattito)

  2. Ma chissenfrega cosa pensa la vecchia partigiana, questo è solo un film, non un documentario o una ricostruzione di regime.

  3. ne aggiungo una del tutto personale, di ragioni per detestare questo film.

    Supponete che stiate cercando da tempo, anche tramite internet, una persona che di nome fa anna e di cognome mcbride

    Il nome è nel titolo del film e il cognome è quello dell’autore del libro da cui il film è tratto.

    E questo complica la cosa non poco.

  4. Ma chissenfrega cosa pensano gli ebrei, questo è solo un film, non un documentario o una ricostruzione di regime. Il sig.Schindler si serviva degli ebrei stessi non per salvarli, ma perchè da extracomunitari erano manodopera a basso prezzo.

  5. Che molte persone prendano per verità storica
    quello che passa sullo schermo cinematografico
    è cosa assodata, ma questo film ha comunque il
    merito di “far parlare” (oltre che sparlare, e vabbè..).
    Leggendo alcuni articoli sulla strage di Sant’Anna
    mi ha colpito la vicenda dell’ Armadio della Vergogna.
    E’ proprio l’emblema di come l’Italia faccia i conti
    con il proprio passato.

  6. Premetto che non ho visto il film per ora.
    Fatta questa premessa, se è chiaro che è finzione scenica, e mi sembra che così sia da quello che ho letto, che problema c’è a parlare di tradimento di un partigiano oppure no? Non è un documentario, è un film.
    Quanto al non girare nei luoghi dei fatti, ditemi chi è il vostro spacciatore? Ma perché? E’ una ferita aperta e fa male riviverla? Certo che fa male ma meglio che faccia male e ricordarsela per un po’ che lasciarla sopire…

    Ciao
    L.

  7. stavolta spike non ha fatto la cosa giusta

    invece con inside man aveva fatto un grande film

  8. @Stark: Ma grazie, anche tu hai dei concetti e delle argomentazioni molto profonde.
    Con il tuo commento, invece, i livelli del dibattito sono arrivati alle stelle.

  9. Ma solo a me, al di là delle polemiche sulla ricostruzione storica, il film non è piaciuto? A parte qualche bella scena (i soldati che camminano con la speaker nazista che cerca di sobillarli e l’eccidio) mi sembra pieno di lacune. Non capisco come un regista che ha costruito un’epica sulla storia di uno spacciatore che va in galera non sia riuscito a mantenere una forte un’intensità drammatica con un tema del genere. Tante scene con il bambino sono inutili o fatte male, i dialoghi fanno cadere le braccia (scusate, ma quello di Renata col padre quando parlano di Mussolini è degno della peggior fiction italiana) e anche la recitazione non è a livelli eccelsi… E secondo me si poteva fare di più anche nella costruzione psicologica dei personaggi. Insomma, più che un film d’autore mi è sembrato un filmetto holliwoodiano ambientato durante la seconda guerra mondiale con superficialità. Per quanto riguarda la ricostruzione storica, tutta la fiction ha sullo sfondo periodi storici definiti ed eventi di contorno, ma agganciare l’invenzione a fatti concreti realmente accaduti è quantomeno discutibile.

    ps. qualcuno vuole parlare della scena finale?

  10. Perfettamente d’accordo con Dante.
    Il problema del film non è la ricostruzione corretta o meno delle dinamiche che hanno portato all’eccidio di Sant’Anna: per quello varla forte e chiaro la didascalia all’inizio, che spiega l’origine letteraria del film e attribuisce il tutto ad un’iniziativa unilaterale dei nazisti.
    ll problema vero è che questo è di gran lungo il lavoro peggiore della carriera di Lee. Dà l’impressione di essere stato scritto e diretto distrattamente, giusto per farsi una vacanza in toscana. Dialoghi assurdamente didascalici, [soldati feriti che urlano “che maaaale!” o “voglio tornare dalla mia mamma”!] personaggi inverosimili e piatti che ti lasciano indifferente e scettico [eppure c’erano più di due ore di tempo per approfondirli e creare un minimo di empatia] scene inspiegabili che ti lasciano a bocca aperta [prigionieri nazisti portati a mangiare un gelato in Louisiana? le Bahamas, gente vestita di bianco e riassunti in 20 secondi sull’industria delle cinture di sicurezza? John Leguizamo che lotta con la sua ragazza per leggere il giornale?]. Si potrebbe andare avanti per mezz’ora a discutere su tutti i sintomi di sciatteria che emergono nella pellicola [dai solo uno: un bambino semisepolto dalle macerie si rialza senza un graffio, però gli è venuta la febbre]. Non si preoccupino le associazioni partigiane, si preoccupino i fan di Spike Lee.

  11. generalizzo, e quindi sbaglio almeno un po’:

    un Americano che parla dell’Italia, e dell’Italia di quegli anni…
    A parte la vicenda bellica (e dico poco), ma come cazzo fa a capirne la ruralità, l’arcaismo, i valori fondanti?

    Uno che viene dal Paese più artificiale e plastificato del mondo che vuole descrivere una realtà tanto ruspante (mi scuso per il termine non totalmente idoneo a descrivere quel che intendo), è antropologicamente troppo lontano.

  12. Concordo. Penso che Spike Lee fosse più interessato alla vicenda degli afroamericani mandati a combattere in Europa piuttosto che alla Resistenza italiana. Un tema bellissimo e sprecato in un film che tira avanti tra tante sciocchezze. Alfo ne ha citate un bel po’. Aggiungo il giornale che dal cielo piomba su Angelo, l’assurdità della storia dell’omicidio da cui parte tutto. Capisco che il titolo del film rimanda al miracolo, ma l’atmosfera magica non pervade tutto il film, anzi, ci sono scene realistiche e brutali intervallate da fesserie. Soprattutto i dialoghi: ma tutti i soldati americani erano così preparati in italiano da poter discutere tranquillamente con dei civili? Mah.

  13. “il vero miracolo sarebbe riuscire a seppellire gli scheletri ideologici assieme ai propri martiri”.

    Ma si dai seppelliamo anche la Costituzione Italiana a cosa serve : non porta denaro, non porta lavoro, non porta benessere, non porta libertà, non porta sicurezza. E in più costringe il nostro capo del governo a modificarla solo per 4 cariche delle stato .Insomma è la costituzione che fa fare cose illegali ,tolta quella e alcune altri scheletri ideologici si potrebbe anche decidere di diventare razzisti senza vergognarsene.

    Seppelliamo quella ideologia ,si certo e lasciamo pure campo libero a quella ANTICOSTITUZIONALE .
    Un film non è mai solo un film lo sappiamo bene tutti.
    La cultura non è neutra , il regista ha gettato FANGO dove voleva gettarlo. Il produttore non lo avrebbe mai sovvenzionato per fare un film sull11/9 che si “inventasse” che gli attentati sono stati organizzati dalla cia in accordo con il presidente Busch.
    Perchè distribuire in Italia e in questo periodo storico politico questo fango? Non c’è obiettività in ciò che ha fatto; c’è molta ideologia invece e della più retriva e bieca, infischiandosi della sofferenza di tanti italiani e del fatto che nessun gerarca fascista dopo la fine inomignosa del fascismo, è stato processato .

    Difronte ad una non oggettività, noi facciamo i fighi e vogliamo essere più realisti del re? Pensiamo davvero di essere SUPERIORI alle “bassezze” ideologiche?
    Non credo proprio, questa è ideologia.

  14. eccerto, tutto è ideologia, tutto ha un fine politico… che balle, ma voi pseudorealististorici quando vi estinguete??

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