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	<title>Commenti a: Quella, l&#8217;importante, è la macinazione</title>
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	<description>Più che una testata registrata, un calcio nelle palle in diretta</description>
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		<title>Di: Antonella</title>
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		<dc:creator>Antonella</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 Sep 2008 11:23:59 +0000</pubDate>
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		<description>&quot;antonella,
a Napoli si dice ” a merda cchiù si arrevota, più puzza”
(la m…. più si gira, più puzza).&quot;

Capito Facci?...nun t&#039; mòvere! (non ti muovere)</description>
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a Napoli si dice ” a merda cchiù si arrevota, più puzza”<br />
(la m…. più si gira, più puzza).&#8221;</p>
<p>Capito Facci?&#8230;nun t&#8217; mòvere! (non ti muovere)</p>
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		<title>Di: masterpiece</title>
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		<dc:creator>masterpiece</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 Sep 2008 11:11:38 +0000</pubDate>
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		<description>zitto Facci!

lol</description>
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<p>lol</p>
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		<title>Di: ranidil</title>
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		<dc:creator>ranidil</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 Sep 2008 10:34:18 +0000</pubDate>
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		<description>Makkox, ma davvero ti diverte e ti onora tutto questo?</description>
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		<title>Di: rwidam</title>
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		<dc:creator>rwidam</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Sep 2008 22:15:01 +0000</pubDate>
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		<description>di virginia posso dire che non condivido niente di quello che scrive (sintassi compresa) ma che non credo proprio sia un alter ego di facci.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>di virginia posso dire che non condivido niente di quello che scrive (sintassi compresa) ma che non credo proprio sia un alter ego di facci.</p>
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		<title>Di: Zadig</title>
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		<dc:creator>Zadig</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Sep 2008 22:10:48 +0000</pubDate>
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		<description>Certo pero&#039; che anche questo qui sopra col nuovo Hitler e il nazismo iraniano c&#039;ha dei problemini, eh... 
Poco dialogo in famiglia forse? 
Mah.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Certo pero&#8217; che anche questo qui sopra col nuovo Hitler e il nazismo iraniano c&#8217;ha dei problemini, eh&#8230;<br />
Poco dialogo in famiglia forse?<br />
Mah.</p>
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		<title>Di: Zadig</title>
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		<dc:creator>Zadig</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Sep 2008 22:01:46 +0000</pubDate>
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		<description>Ah, &quot;questo problema delle querele..&quot;, che palle, eh, facci?
Zadig.</description>
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Zadig.</p>
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		<title>Di: gianni</title>
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		<dc:creator>gianni</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Sep 2008 21:50:48 +0000</pubDate>
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		<description>&quot; poi il contenuto può far girare le balle o gridare Siiii, finalmente! (a seconda del tifo. sì, perchè quello è)&quot;

Falso: i contenuti di Facci sono calunnie allo stato puro, il tifo non c&#039;entra niente. E infatti il cagasotto quando Mazzetta gli ha dato del falsario apertamente prima l&#039;ha sfidato a dare i dati per querelarlo, poi ha cancellato tutto. Consiglio a Mazzetta, se ce l&#039;ha ancora, di copiare per intero il suo commento nel post di Facci, che qui non può minacciare querele invano e poi cancellare tutto.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8221; poi il contenuto può far girare le balle o gridare Siiii, finalmente! (a seconda del tifo. sì, perchè quello è)&#8221;</p>
<p>Falso: i contenuti di Facci sono calunnie allo stato puro, il tifo non c&#8217;entra niente. E infatti il cagasotto quando Mazzetta gli ha dato del falsario apertamente prima l&#8217;ha sfidato a dare i dati per querelarlo, poi ha cancellato tutto. Consiglio a Mazzetta, se ce l&#8217;ha ancora, di copiare per intero il suo commento nel post di Facci, che qui non può minacciare querele invano e poi cancellare tutto.</p>
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		<title>Di: Morosita www.morosita.it</title>
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		<dc:creator>Morosita www.morosita.it</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Sep 2008 21:23:55 +0000</pubDate>
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		<description>Virginia,
per me tu riguardo a chi ha fatto il blog ne sai qualcosa...uhm, gatta ci cova.

antonella,
a Napoli si dice &quot; a merda cchiù si arrevota, più puzza&quot;
(la m.... più si gira, più puzza).</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Virginia,<br />
per me tu riguardo a chi ha fatto il blog ne sai qualcosa&#8230;uhm, gatta ci cova.</p>
<p>antonella,<br />
a Napoli si dice &#8221; a merda cchiù si arrevota, più puzza&#8221;<br />
(la m&#8230;. più si gira, più puzza).</p>
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		<title>Di: masterpiece</title>
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		<dc:creator>masterpiece</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Sep 2008 21:06:04 +0000</pubDate>
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		<description>FILIPPO FACCI: Io, un bubbone del giornalismo italiano
di Shampoo

Inizia un breve ciclo di interviste con i giornalisti del pool che seguirono Mani pulite. Il nostro Shampoo, prossimo presidente della Rai, fa due chiacchiere con Filippo Facci

“C’è qualcosa che non va in un sistema in cui i giudici hanno preso il posto dei giornalisti e questi si sono accomodati a far loro da addetti stampa”.

Il virgolettato è di Paolo Mieli sulle colonne del mensile Pagina. Era il febbraio 1986. Nando Dalla Chiesa al Pier Lombardo di Milano lancia un circolo votato alle supreme cause, Società civile.

Sul palco sfilano Ilda Boccassini, Piercamillo Davigo e Gherardo Colombo. Antonio Di Pietro non c’era. Nessuno se lo filava. Se ne stava in un ufficio del Palazzo di Giustizia di Milano.

Secondo Goffredo Buccini del Corriere i giovani colleghi lo chiamano “il troglodita” . Si occupa dei turni in carcere. Suo amico è l’avvocato Geppì Rosario Lucibello.

Ma questa è già un’altra storia. Era il 1986. Quella classe politica che allora ci governava - e di cui scriveva Mieli – adesso è sparita.

Molti di quei magistrati – a cui si riferiva Mieli – sono andati in pensione. Tra il 1986 ed oggi, c’è stata anche Mani Pulite.

Ma quella piaga, quel rapporto magistrati-giornalisti, è stata ancora per anni discussa.

Filippo Facci, giornalista ha vissuto da dentro quegli anni. Ha accettato di parlarne, senza peli sulla lingua com’è sua abitudine.

Nel 1992 scrivevi sulle colonne dell’Avanti. Picchiavi duro e non facevi parte del pool dei giornalisti che avevano un rapporto più stretto con la procura di Milano. Cosa ti ricordi di quell’atmosfera?

“Quando entravo in sala stampa al Palazzaccio, loro uscivano. Quando li incontravo per strada, loro cambiavano marciapiede.

Ero escluso dal pool. Ero un cronista dell’Avanti!, diretto da Villetti, che i colleghi consideravano come ‘la gazzetta degli avvocati’.

Mi accusavano persino di aver fatto scappare un latitante. Mio padre non mi parlava più, lui leggeva l’Indipendente di Vittorio Feltri. Il mio matrimonio era andato in crisi perché, tra l’altro, fino alle due di notte parlavo e discutevo di verbali, di Di Pietro e Borrelli. Ero malato. Malato di mani pulite”.

Ma com’è stata la tua prima volta?

“Scrivevo sull’Avanti!. Ero un collaboratore diciamo segreto, cioè non potevo firmare i servizi.

Quando i magistrati italiani decisero di scioperare, escluse otto toghe, mi fu chiesto di seguire quella protesta. Era il 1991. Uno degli otto ‘crumiri’ era Di Pietro e l’allora capo della redazione milanese dell’Avanti! mi confidò “è un amico nostro”.

Due mesi dopo, “l’amico nostro” arrestava Mario Chiesa. Ed io nemmeno sapevo chi fosse ‘sto Chiesa. Non sapevo che la mia vita sarebbe stata segnata. Ho vissuto la guerra civile”.

E che ricordi degli scoop, dei verbali, delle indiscrezioni?

“Non c’era notizia pubblicata che la procura non volesse. C’era un collo di bottiglia fatto da pochi cronisti, quattro o cinque, una sorta di redazione giudiziaria che si spartiva equanimante notizie e verbali.

Giornalisti osservanti di quotidiani che, in quegli anni, titolavano: “Il pm contadino, quasi un eroe”, “Il fascino discreto dell’uomo onesto” o “La domenica tranquilla dell’eroe”.

Non c’è da sorridere di questa retorica. Capitava che l’Espresso e Panorama pubblicassero lo stesso verbale ma con una differenza: il primo non citando De Benedetti e il secondo strillando a più non posso il coinvolgimento dell’editore caro alla sinistra.

L’informazione era uniformata e simile da giornale a giornale. Che dire? I giornalisti si sentivano parte di una sedicente rivoluzione. Di fatto c’era un meccanismo perverso e fisiologico.

Non è un caso, ad esempio, che il Corriere della Sera allontanerà quasi subito dal Palazzo di Giustizia il giornalista Michele Brambilla.

E non è un caso se stimati colleghi, che non stavano alle regole imposte da Di Pietro, venivano dipinti come mitomani al servizio di Craxi.

E, ancora, non è un caso se politici o imprenditori si presentavano in procura dopo aver letto il loro nome e cognome sui giornali. Sì, le pagine dei quotidiani trasformate in bollettini giudiziari. Verbali davvero autorizzati”.

Anche l’Avanti! però pubblicava verbali “autorizzati”.

“Ti riferisci al caso Ballarin. Ma in quel caso era un verbale ‘non autorizzato’. Val la pena raccontarlo.

Pubblicammo uno stralcio dove Maurizio Prada chiamava in causa Antonio Ballarin, che sul mensile ‘Società civile’ discettava di moralizzazione e degenerazioni affaristiche della politica.

I colleghi del pool, ca va sans dire, naturalmente sostennero che quei verbali erano ‘falsi’. Comunque, Ballarin – tra l’altro, cugino del giudice Gherardo Colombo – dopo aver saputo del suo coinvolgimento si presentò in tribunale, con l’Avanti! sotto il braccio.

Venne indagato. Ma che sarebbe successo se l’Avanti! non avesse pubblicato quelle carte? Come sarebbe andata? Questo era il clima, questo era l’effetto del diluvio dei verbali“.

Ma fu anche una stagione di dossier. E tu, caro Facci, ne sai qualcosa con “Gli omissis di Mani Pulite”, centonovantadue pagine dedicate alle amicizie pericolose di Di Pietro. Dossier che finisce, tra l’altro, nell’inchiesta giudiziaria su Tonino. E’ pure quello per te un momento davvero delicato sotto il profilo professionale.

“Hai ragione, caro Shampoo, quel dossier è il momento che più mi ha segnato. Recentemente ho scoperto che un libro della Utet, ‘Storia del giornalismo italiano dalle origini ai giorni nostri”, mi classifica come una specie di bubbone del giornalismo nazionale.

Un libro che è in uso alla Cattolica di Milano e che figura tra quelli consigliati dall’Ordine dei giornalisti per la preparazione all’esame di Stato.

A pagina 366 si dice: &quot;Esistono dei casi limite che chiariscono ambiguita&#039; e pericoli del mestiere.

Ne ricordiamo tre, espressione di tre diversi momenti della storia italiana: portano il nome di Zicari, Pecorelli e Facci. Il primo si svolge durante gli anni dell&#039;eversione di destra dopo la strage di piazza Fontana; il secondo si intreccia con gli scandali dell&#039;Italcasse, della P2 e del rapimento Moro; il terzo interagisce con le vicende di “Mani pulite”.

Poi: “Curiosa e ambigua la vicenda di Filippo Facci, un giovane di 26 anni nel 1993, che rimane disoccupato quando l&#039;Avanti! chiude il 31 dicembre 1992. (...)

Nel 1993, Facci colleziona particolari e notizie su Antonio Di Pietro, ne escono centonovantadue pagine che documentano le amicizie pericolose del pubblico ministero piu&#039; famoso d&#039;Italia e simbolo del rinnovamento morale.

Il dattiloscritto viene pagato 4 milioni da un oscuro personaggio, sedicente editore di una piccola casa editrice irlandese. Alcuni mesi dopo, pagine del libro iniziano a comparire sui quotidiani ma il volume ancora non e&#039; stampato.

Circolera&#039; in seguito clandestinamente con il titolo di “Gli omissis di Mani pulite”, editore Marshall-Ltd, autore Anonimo Giornalista.

I contenuti entreranno nell&#039;inchiesta giudiziaria su Di Pietro che si concludera&#039; a Brescia nel marzo 1996 con il proscioglimento dell&#039;ex magistrato”.

Hai capito? Io come Zicari o come il direttore di Op. Ma la storia è diversa. Nel 93 resto disoccupato, l’Avanti! chiude, il mio matrimonio fallisce e non ho soldi.

Di notte dormo in redazione. Parentesi: mi faccio tenerezza da solo. Allora feci una corposissima inchiesta che si tradusse in un potenziale libro (“Gli omissis di Mani pulite”) che parlava di alcuni aspetti critici di Mani pulite e raccontava il Di Pietro più segreto: il giro di certe amicizie, i Gorrini, i Radaelli, i Lucibelli, storie di prestiti e di cavalli e concorsi, faccende di Mercedes e di case in affitto a prezzi stracciati.

Insomma, rivelava episodi che anni dopo diverranno di pubblico dominio, e questo in un periodo in cui non circolavano ancora dossier anonimi.

Il libro poi fu diffuso clandestinamente, ma non da me, e diverrà, di fatto, la base di svariati dossier anonimi: la differenza è che i dossier contenevano anche un sacco di sciocchezze poi rivelatesi false, mentre ogni riga di quel mio testo sarà interamente confermata.

Quando poi Il Giornale, nel luglio del 1995, scoprì che l’ autore degli Omissis ero io, lo sparò in prima pagina (“Ecco l&#039;autore del dossier su Di Pietro - Anticipò l&#039;indagine di tre anni”) e il risultato fu una pioggia di querele (poi vinte) e un interrogatorio di dieci ore da parte di Fabio Salamone a Brescia.

Salamone mi disse che stava utilizzando quel testo quale falsariga per sue inchieste, e del resto due Gup di Brescia, in due sentenze, hanno identificato quel testo come base delle inchieste stesse; lo stesso Di Pietro, nel corso di un’udienza preliminare in cui lo ero presente, lo definì &quot;all’origine di tutti i miei guai&quot;.

Successivamente, un altro mio articolo e relativo colloquio con Salamone (faccenda su presunte concussioni di Di Pietro per ottenere incarichi informatici al Ministero della Giustizia) sfociò in un altro fascicolo aperto contro Di Pietro (poi archiviato) che mi costò una denuncia per calunnia da parte di Di Pietro,vinta anche quella”.

Non si può non dire che non ami vivere pericolosamente. Ma da quella stagione ti sei ormai staccato. Adesso, sulle colonne del Giornale scrivi di Wagner, cazzeggi su Paolino Isotta e vorresti persino intervistare Francesco Saverio Borrelli perché wagneriano. Che è successo?

“La guerra civile è finita. C’è stato un referendum pro o contro Berlusconi ed io non ci sto.

E’ una cosa disgustosa il bipolarismo giornalistico. Ho altro da fare. Poi, se hai notato, io non parlo mai di quanto accaduto dopo il 1995.

Per essere chiari su Cesare Previti non scrivo. Se guardo dietro di me vedo un libro su Di Pietro ‘(Di Pietro, biografia non autorizzata’, editore Mondatori) che ha venduto 21mila copie e che Berlusconi regalava ai suoi ospiti ma che la Mondadori non ha mai ripubblicato negli Oscar”.

Ma che altro resta di quegli anni?

“Sono diventato più grande. Adesso distinguo. Di quelli del pool dei giornalisti mi capita ogni tanto di sentire Gomez.

Penso che potrei anche invitarlo a cena. Ogni tanto in tv vedo Maurizio Losa e mi ricordo le sue telefonate a Di Pietro.

Spesso chi va da Santoro o da Vespa mi chiama per avere rinfrescate su quel periodo. E un po’ mi rompe i coglioni. Poi, mi capita di vedere Di Pietro raccontare le sue verità e mi penso che quell&#039;uomo è ancora il peggio che esiste al mondo.

E’ chiaro che la tentazione di tornare a scrivere di Mani pulite è sempre forte. Poco tempo fa proposi a Maurizio Belpietro una sorta di &#039;Storia di Mani pulite&#039; da allegare al Giornale.

L&#039;idea gli piacque molto, e lavorammo perciò come forsennati. A libro ultimato, con impaginazione e copertina e tutto, pronti per la stampa, mancò tuttavia l&#039;okay dell&#039;editore, cui ovviamente competono anche valutazioni che hanno rilevanza non solo editoriale ma anche economica.

In ultima istanza fu deciso di non farne nulla, e questo per motivi probabilmente vari che in parte non conosco, ma ai quali - di questo son certo - non è stato estraneo il timore di ennesime e sempre nuove querele. E di questo problema delle querele, dopo qualche inutile scintilla, sarebbe anche il caso di tornare a parlare”.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>FILIPPO FACCI: Io, un bubbone del giornalismo italiano<br />
di Shampoo</p>
<p>Inizia un breve ciclo di interviste con i giornalisti del pool che seguirono Mani pulite. Il nostro Shampoo, prossimo presidente della Rai, fa due chiacchiere con Filippo Facci</p>
<p>“C’è qualcosa che non va in un sistema in cui i giudici hanno preso il posto dei giornalisti e questi si sono accomodati a far loro da addetti stampa”.</p>
<p>Il virgolettato è di Paolo Mieli sulle colonne del mensile Pagina. Era il febbraio 1986. Nando Dalla Chiesa al Pier Lombardo di Milano lancia un circolo votato alle supreme cause, Società civile.</p>
<p>Sul palco sfilano Ilda Boccassini, Piercamillo Davigo e Gherardo Colombo. Antonio Di Pietro non c’era. Nessuno se lo filava. Se ne stava in un ufficio del Palazzo di Giustizia di Milano.</p>
<p>Secondo Goffredo Buccini del Corriere i giovani colleghi lo chiamano “il troglodita” . Si occupa dei turni in carcere. Suo amico è l’avvocato Geppì Rosario Lucibello.</p>
<p>Ma questa è già un’altra storia. Era il 1986. Quella classe politica che allora ci governava &#8211; e di cui scriveva Mieli – adesso è sparita.</p>
<p>Molti di quei magistrati – a cui si riferiva Mieli – sono andati in pensione. Tra il 1986 ed oggi, c’è stata anche Mani Pulite.</p>
<p>Ma quella piaga, quel rapporto magistrati-giornalisti, è stata ancora per anni discussa.</p>
<p>Filippo Facci, giornalista ha vissuto da dentro quegli anni. Ha accettato di parlarne, senza peli sulla lingua com’è sua abitudine.</p>
<p>Nel 1992 scrivevi sulle colonne dell’Avanti. Picchiavi duro e non facevi parte del pool dei giornalisti che avevano un rapporto più stretto con la procura di Milano. Cosa ti ricordi di quell’atmosfera?</p>
<p>“Quando entravo in sala stampa al Palazzaccio, loro uscivano. Quando li incontravo per strada, loro cambiavano marciapiede.</p>
<p>Ero escluso dal pool. Ero un cronista dell’Avanti!, diretto da Villetti, che i colleghi consideravano come ‘la gazzetta degli avvocati’.</p>
<p>Mi accusavano persino di aver fatto scappare un latitante. Mio padre non mi parlava più, lui leggeva l’Indipendente di Vittorio Feltri. Il mio matrimonio era andato in crisi perché, tra l’altro, fino alle due di notte parlavo e discutevo di verbali, di Di Pietro e Borrelli. Ero malato. Malato di mani pulite”.</p>
<p>Ma com’è stata la tua prima volta?</p>
<p>“Scrivevo sull’Avanti!. Ero un collaboratore diciamo segreto, cioè non potevo firmare i servizi.</p>
<p>Quando i magistrati italiani decisero di scioperare, escluse otto toghe, mi fu chiesto di seguire quella protesta. Era il 1991. Uno degli otto ‘crumiri’ era Di Pietro e l’allora capo della redazione milanese dell’Avanti! mi confidò “è un amico nostro”.</p>
<p>Due mesi dopo, “l’amico nostro” arrestava Mario Chiesa. Ed io nemmeno sapevo chi fosse ‘sto Chiesa. Non sapevo che la mia vita sarebbe stata segnata. Ho vissuto la guerra civile”.</p>
<p>E che ricordi degli scoop, dei verbali, delle indiscrezioni?</p>
<p>“Non c’era notizia pubblicata che la procura non volesse. C’era un collo di bottiglia fatto da pochi cronisti, quattro o cinque, una sorta di redazione giudiziaria che si spartiva equanimante notizie e verbali.</p>
<p>Giornalisti osservanti di quotidiani che, in quegli anni, titolavano: “Il pm contadino, quasi un eroe”, “Il fascino discreto dell’uomo onesto” o “La domenica tranquilla dell’eroe”.</p>
<p>Non c’è da sorridere di questa retorica. Capitava che l’Espresso e Panorama pubblicassero lo stesso verbale ma con una differenza: il primo non citando De Benedetti e il secondo strillando a più non posso il coinvolgimento dell’editore caro alla sinistra.</p>
<p>L’informazione era uniformata e simile da giornale a giornale. Che dire? I giornalisti si sentivano parte di una sedicente rivoluzione. Di fatto c’era un meccanismo perverso e fisiologico.</p>
<p>Non è un caso, ad esempio, che il Corriere della Sera allontanerà quasi subito dal Palazzo di Giustizia il giornalista Michele Brambilla.</p>
<p>E non è un caso se stimati colleghi, che non stavano alle regole imposte da Di Pietro, venivano dipinti come mitomani al servizio di Craxi.</p>
<p>E, ancora, non è un caso se politici o imprenditori si presentavano in procura dopo aver letto il loro nome e cognome sui giornali. Sì, le pagine dei quotidiani trasformate in bollettini giudiziari. Verbali davvero autorizzati”.</p>
<p>Anche l’Avanti! però pubblicava verbali “autorizzati”.</p>
<p>“Ti riferisci al caso Ballarin. Ma in quel caso era un verbale ‘non autorizzato’. Val la pena raccontarlo.</p>
<p>Pubblicammo uno stralcio dove Maurizio Prada chiamava in causa Antonio Ballarin, che sul mensile ‘Società civile’ discettava di moralizzazione e degenerazioni affaristiche della politica.</p>
<p>I colleghi del pool, ca va sans dire, naturalmente sostennero che quei verbali erano ‘falsi’. Comunque, Ballarin – tra l’altro, cugino del giudice Gherardo Colombo – dopo aver saputo del suo coinvolgimento si presentò in tribunale, con l’Avanti! sotto il braccio.</p>
<p>Venne indagato. Ma che sarebbe successo se l’Avanti! non avesse pubblicato quelle carte? Come sarebbe andata? Questo era il clima, questo era l’effetto del diluvio dei verbali“.</p>
<p>Ma fu anche una stagione di dossier. E tu, caro Facci, ne sai qualcosa con “Gli omissis di Mani Pulite”, centonovantadue pagine dedicate alle amicizie pericolose di Di Pietro. Dossier che finisce, tra l’altro, nell’inchiesta giudiziaria su Tonino. E’ pure quello per te un momento davvero delicato sotto il profilo professionale.</p>
<p>“Hai ragione, caro Shampoo, quel dossier è il momento che più mi ha segnato. Recentemente ho scoperto che un libro della Utet, ‘Storia del giornalismo italiano dalle origini ai giorni nostri”, mi classifica come una specie di bubbone del giornalismo nazionale.</p>
<p>Un libro che è in uso alla Cattolica di Milano e che figura tra quelli consigliati dall’Ordine dei giornalisti per la preparazione all’esame di Stato.</p>
<p>A pagina 366 si dice: &#8220;Esistono dei casi limite che chiariscono ambiguita&#8217; e pericoli del mestiere.</p>
<p>Ne ricordiamo tre, espressione di tre diversi momenti della storia italiana: portano il nome di Zicari, Pecorelli e Facci. Il primo si svolge durante gli anni dell&#8217;eversione di destra dopo la strage di piazza Fontana; il secondo si intreccia con gli scandali dell&#8217;Italcasse, della P2 e del rapimento Moro; il terzo interagisce con le vicende di “Mani pulite”.</p>
<p>Poi: “Curiosa e ambigua la vicenda di Filippo Facci, un giovane di 26 anni nel 1993, che rimane disoccupato quando l&#8217;Avanti! chiude il 31 dicembre 1992. (&#8230;)</p>
<p>Nel 1993, Facci colleziona particolari e notizie su Antonio Di Pietro, ne escono centonovantadue pagine che documentano le amicizie pericolose del pubblico ministero piu&#8217; famoso d&#8217;Italia e simbolo del rinnovamento morale.</p>
<p>Il dattiloscritto viene pagato 4 milioni da un oscuro personaggio, sedicente editore di una piccola casa editrice irlandese. Alcuni mesi dopo, pagine del libro iniziano a comparire sui quotidiani ma il volume ancora non e&#8217; stampato.</p>
<p>Circolera&#8217; in seguito clandestinamente con il titolo di “Gli omissis di Mani pulite”, editore Marshall-Ltd, autore Anonimo Giornalista.</p>
<p>I contenuti entreranno nell&#8217;inchiesta giudiziaria su Di Pietro che si concludera&#8217; a Brescia nel marzo 1996 con il proscioglimento dell&#8217;ex magistrato”.</p>
<p>Hai capito? Io come Zicari o come il direttore di Op. Ma la storia è diversa. Nel 93 resto disoccupato, l’Avanti! chiude, il mio matrimonio fallisce e non ho soldi.</p>
<p>Di notte dormo in redazione. Parentesi: mi faccio tenerezza da solo. Allora feci una corposissima inchiesta che si tradusse in un potenziale libro (“Gli omissis di Mani pulite”) che parlava di alcuni aspetti critici di Mani pulite e raccontava il Di Pietro più segreto: il giro di certe amicizie, i Gorrini, i Radaelli, i Lucibelli, storie di prestiti e di cavalli e concorsi, faccende di Mercedes e di case in affitto a prezzi stracciati.</p>
<p>Insomma, rivelava episodi che anni dopo diverranno di pubblico dominio, e questo in un periodo in cui non circolavano ancora dossier anonimi.</p>
<p>Il libro poi fu diffuso clandestinamente, ma non da me, e diverrà, di fatto, la base di svariati dossier anonimi: la differenza è che i dossier contenevano anche un sacco di sciocchezze poi rivelatesi false, mentre ogni riga di quel mio testo sarà interamente confermata.</p>
<p>Quando poi Il Giornale, nel luglio del 1995, scoprì che l’ autore degli Omissis ero io, lo sparò in prima pagina (“Ecco l&#8217;autore del dossier su Di Pietro &#8211; Anticipò l&#8217;indagine di tre anni”) e il risultato fu una pioggia di querele (poi vinte) e un interrogatorio di dieci ore da parte di Fabio Salamone a Brescia.</p>
<p>Salamone mi disse che stava utilizzando quel testo quale falsariga per sue inchieste, e del resto due Gup di Brescia, in due sentenze, hanno identificato quel testo come base delle inchieste stesse; lo stesso Di Pietro, nel corso di un’udienza preliminare in cui lo ero presente, lo definì &#8220;all’origine di tutti i miei guai&#8221;.</p>
<p>Successivamente, un altro mio articolo e relativo colloquio con Salamone (faccenda su presunte concussioni di Di Pietro per ottenere incarichi informatici al Ministero della Giustizia) sfociò in un altro fascicolo aperto contro Di Pietro (poi archiviato) che mi costò una denuncia per calunnia da parte di Di Pietro,vinta anche quella”.</p>
<p>Non si può non dire che non ami vivere pericolosamente. Ma da quella stagione ti sei ormai staccato. Adesso, sulle colonne del Giornale scrivi di Wagner, cazzeggi su Paolino Isotta e vorresti persino intervistare Francesco Saverio Borrelli perché wagneriano. Che è successo?</p>
<p>“La guerra civile è finita. C’è stato un referendum pro o contro Berlusconi ed io non ci sto.</p>
<p>E’ una cosa disgustosa il bipolarismo giornalistico. Ho altro da fare. Poi, se hai notato, io non parlo mai di quanto accaduto dopo il 1995.</p>
<p>Per essere chiari su Cesare Previti non scrivo. Se guardo dietro di me vedo un libro su Di Pietro ‘(Di Pietro, biografia non autorizzata’, editore Mondatori) che ha venduto 21mila copie e che Berlusconi regalava ai suoi ospiti ma che la Mondadori non ha mai ripubblicato negli Oscar”.</p>
<p>Ma che altro resta di quegli anni?</p>
<p>“Sono diventato più grande. Adesso distinguo. Di quelli del pool dei giornalisti mi capita ogni tanto di sentire Gomez.</p>
<p>Penso che potrei anche invitarlo a cena. Ogni tanto in tv vedo Maurizio Losa e mi ricordo le sue telefonate a Di Pietro.</p>
<p>Spesso chi va da Santoro o da Vespa mi chiama per avere rinfrescate su quel periodo. E un po’ mi rompe i coglioni. Poi, mi capita di vedere Di Pietro raccontare le sue verità e mi penso che quell&#8217;uomo è ancora il peggio che esiste al mondo.</p>
<p>E’ chiaro che la tentazione di tornare a scrivere di Mani pulite è sempre forte. Poco tempo fa proposi a Maurizio Belpietro una sorta di &#8216;Storia di Mani pulite&#8217; da allegare al Giornale.</p>
<p>L&#8217;idea gli piacque molto, e lavorammo perciò come forsennati. A libro ultimato, con impaginazione e copertina e tutto, pronti per la stampa, mancò tuttavia l&#8217;okay dell&#8217;editore, cui ovviamente competono anche valutazioni che hanno rilevanza non solo editoriale ma anche economica.</p>
<p>In ultima istanza fu deciso di non farne nulla, e questo per motivi probabilmente vari che in parte non conosco, ma ai quali &#8211; di questo son certo &#8211; non è stato estraneo il timore di ennesime e sempre nuove querele. E di questo problema delle querele, dopo qualche inutile scintilla, sarebbe anche il caso di tornare a parlare”.</p>
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		<title>Di: Virginia</title>
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		<dc:creator>Virginia</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Sep 2008 20:40:14 +0000</pubDate>
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		<description>Questa è la blog-segreteria automatica di Filippo Facci

Sono fuori casa, troppo preso dalla lavorazione del mio impegno televisivo.
Lasciate un messaggio per una qualsiasi delle mie molteplici identità e sarete richiamati appena possibile

Messaggio personale per quello che ha fatto il blog: TI CUERELO!!!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Questa è la blog-segreteria automatica di Filippo Facci</p>
<p>Sono fuori casa, troppo preso dalla lavorazione del mio impegno televisivo.<br />
Lasciate un messaggio per una qualsiasi delle mie molteplici identità e sarete richiamati appena possibile</p>
<p>Messaggio personale per quello che ha fatto il blog: TI CUERELO!!!</p>
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		<title>Di: matilde</title>
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		<dc:creator>matilde</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Sep 2008 19:54:36 +0000</pubDate>
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		<description>Il condizionale però.</description>
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		<title>Di: Antonella</title>
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		<dc:creator>Antonella</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Sep 2008 19:49:31 +0000</pubDate>
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		<description>(Beh sì, avrete capito che ero io &quot;La mamma di Filippino&quot;)...Au revoir!</description>
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		<title>Di: Antonella</title>
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		<dc:creator>Antonella</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Sep 2008 19:47:37 +0000</pubDate>
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		<description>Gianna, il fatto che lo dice nell&#039;intervista non significa che io debba necessariamente saperlo...e infatti non lo sapevo (non m&#039;interesso dello stato di salute dei familiari di giornalisti o presunti tali, a meno che non lo venga a scoprire per puro caso). Se ne ero a conoscenza non mi permettevo...Mi scuso con il bimbo per la battuta ma non per il concetto espresso.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Gianna, il fatto che lo dice nell&#8217;intervista non significa che io debba necessariamente saperlo&#8230;e infatti non lo sapevo (non m&#8217;interesso dello stato di salute dei familiari di giornalisti o presunti tali, a meno che non lo venga a scoprire per puro caso). Se ne ero a conoscenza non mi permettevo&#8230;Mi scuso con il bimbo per la battuta ma non per il concetto espresso.</p>
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		<title>Di: Paolo Guzzanti</title>
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		<dc:creator>Paolo Guzzanti</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Sep 2008 19:46:40 +0000</pubDate>
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		<description>non essendo Facci esattamente una star, è probabile che le sue discgrazie fossero ignote all&#039;autore

FIRMATE CONTRO IL NAZISMO IRANIANO!</description>
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<p>FIRMATE CONTRO IL NAZISMO IRANIANO!</p>
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		<title>Di: matilde</title>
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		<dc:creator>matilde</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Sep 2008 19:43:50 +0000</pubDate>
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		<description>Condivido Gianna, veramente di pessimo gusto. E adoro sempre di più Makkok.</description>
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