Cristiano Valli
E tu che vita vorresti fare?
Siamo fuori a fumare una sigaretta, un capannello di gente tra i venticinque e i trentacinque anni, ragazzi e ragazze di oggi perchè a trentacinque anni, oggi, sei ancora un ragazzo e non un uomo o una donna come lo erano i nostri genitori.
Cosa ti piacerebbe fare nella vita?
Operatori di call center, un call center “umano” con il team leader ma senza il motivatore, con le performances ma senza il premio aziendale per il miglior operatore, con il contratto a progetto ma con tutte le pause che vuoi purchè nella giornata tu faccia un certo numero di telefonate.
Se potessi scegliere il tuo futuro, come lo vorresti?
A rispondere per prima è Elisabetta trentatre anni, smette di ridere con le compagne e si fa seria, ci pensa un attimo e mi fa “vorrei avere un lavoro part time, quattro ore la mattina ma con un contratto a tempo indeterminato, nel pomeriggio vorrei passeggiare con il mio cane, un giorno vorrei avere dei figli e poterli andare a prendere a scuola, mi piacerebbe anche allevare cani ma non sono sicura che poi riuscirei a venderli. No, mi basterebbe avere una certa serenità economica, un lavoretto tranquillo e una famiglia a cui dedicarmi”.
Il secondo a rispondere è Duccio, trentacinque anni, team leader. “io vorrei vivere in campagna, vorrei lavorare in campagna”. Un agriturismo? “anche no, mi basterebbe anche qualcosa meno, forse un pezzo di terreno da coltivare e qualche animale”
Marta invece, trent’anni, vorrebbe avere una tabaccheria con ricevitoria del lotto. “mi è sempre piaciuta l’idea della ricevitoria che se qualcuno vince qualcosa tocca una percentuale anche a me” figli? Famiglia? “certo, vorrei avere due figli e una ricevitoria”.
Alessandro di anni ne ha ventisette, e tu cosa vorresti fare? “io vorrei soprattutto poter andare a vivere da solo, vorrei vivere da solo e poi vorrei un lavoro che mi permette di viaggiare. Non tanto però, qualche viaggetto ma non troppo lungo ne troppo lontano. Vorrei vivere qui a Firenze ma soprattutto da solo”.
Elena, l’ultima a rispondere, di anni ne ha venticinque. “io vorrei vivere al mare” e che lavoro vorresti fare? “anche quello che faccio, per me il lavoro è un mezzo e non un fine, mi basterebbe vivere in una località di mare e guadagnare qualcosa in più per potermi permettere di vivere da sola”. Famiglia? “non lo so, per adesso non mi interessa”.
Ambizioni modeste, forse ancor più modeste di quelle della generazione precedente, ambizioni che durano il tempo di una sigaretta. Poi si torna dentro. Si torna indietro.
195 commenti per "Vita da call center"
Mah, forse è vero, la nostra generazione (io ho 26 anni) ha ambizioni più modeste com’è naturale per chi è cresciuto nei grungy-90s pensarla in maniera molto diversa da chi lo faceva una generazione prima e compiva i suoi venti anni nel periodo di maggior splendore degli anni ‘80, quando si guardava al futuro con occhi molto diversi, con il colletto della polo alzato e le timberland al piede (nella peggiore delle ipotesi!).
E però d’altro canto, mi sembra anche che sia facile guardare fuori dalla propria realtà con occhi fin troppo ottimistici, magari prima di essercisi immersi.
Un lavoretto tranquillo e gli affetti della famiglia, certo tutti d’accordo, ma poi cosa realmente siamo disposti a fare e a cosa siamo disposti a rinunciare in pratica ?
Io ad esempio ho una certa esperienza sull’argomento “lavorare in campagna”, e di certo non si ha così tanto tempo di portare a spasso il cane: in compenso puoi ribaltarti in trattore sulle dolci colline senesi mentre giri tra le viti e rimanerci secco, o finire con le gambe maciullate dall’albero di trasmissione che c’è tra il trattore e la cisterna per i cereali che è una prospettiva forse un po’ più rock che finire con sindrome-da-stress da call-center ma ugualmente poco allettante, ti assicuro.
In compenso spalare la merda per qualche mese apre i polmoni e allontana le allergie che puoi prenderti solo nello smog milanese, quello si… però non perdiamo di vista la realtà.
Lo stesso vale per l’ipotetica ragazza delle 4 ore di lavoro part time, che va anche bene da dire: ma quante di queste persone poi riuscirebbero ad accettare un tenore di vita corrispondente a lavorare solo quattro ore al giorno?
Senza andare a camden town a Londra con Ryan a fare il weekend di saldi, senza poter comprare la cintura di prada o gli occhiali grossi di Gucci ?
Tante conquiste degli ultimi decenni sono una risultante diretta della corsa alla produttività che ha generato tutta questa ricchezza e ne ha portato i benefici un po’ a tutti: se si sogna una produttività “rilassata” bisogna anche essere consapevoli che si può fare un salto indietro nel tempo in quanto a qualità della vita, nel bene ma anche nel male.
Quante di queste persone che sognano di andare in giro al parco col cane lavorando solo quattro ore al giorno ne sono consapevoli ?
Boh, sembrerà una cosa stupida quella di richiamare a una percezione ragionevole del rapporto tra quello che si fa, quello che si “produce” e quanto tutto ciò “vale”, ma non vorrei che d’altro canto si andasse un po’ tutti troppo sul new age, ecco. Mia umile riflessione, chiaramente.
Io da grande volevo fare prima il marinaio, poi il pilota, poi il pilota di marina (avevo visto top gun), poi lo scienziato pazzo (letteralmente: pazzo), poi il pompiere, poi il programmatore (avevo visto war games), poi lo storico, poi ancora il ricco.
Una precisazione, quello che vuole andare a vivere in campagna non è lo stesso che vuol portare a spasso il cane anche perchè i cani in campagna (anche io ho una certa esperienza di concime da spalare:-)) se ne vanno allegramente a spasso da soli.
Per quanto riguarda invece le eventuali esigenze sul tenore di vita, probabilmente hai ragione ma nessuna delle ragazze con le quali ho parlato è comunque tipa da occhiali di Gucci e week end a Londra.
Mi verrebbe da dire che paradossalmente sono più io (ventenne nei favolosi anni ottanta) a soffrire di più di questa situazione ma poi fa tanto anche i ricchi piangono ed è meglio lasciar peredere:-)
Aspirazioni tanto modeste da apprire esagerate.
(Lavoro di 4 ore a tempo indeterminato?)
apprire = apparire (sorry)
Anche i ricchioni piangono.
Virno, eh… ribaltarsi col trattore sulle dolci colline senesi: perché l’immagine della vita bucolica è tutt’altra?
Meglio il call center?
boh…
Io sto in quella generazione (più o meno) che descrive Viscontessa, però, cacchio!, sognare non costa mica niente. Il problema è gestire le delusioni.
Ma come è bello ribaltarsi / sulle colline modenesii / col mio trattore Special che / mi dà dei problemiiiiii
A me sembrano aspirazioni bellissime… Ho 40 anni e da giovane ne avevo tutt’altre, ma ora ne comprendo l’inutilità. Se questa è la nuova generazione, mi sembra più saggia della mia.
Al di là di fantasie lisergiche quali ” la produttività ci ha fatto ricchi” e delle favole che un’elite dissoluta e predatrice spande per derubare le collettività, c’è da dire che quel che emerge ovunque è una enorme rassegnazione. Piccoli sogni di modestissime TAZ che permettano di vivere una supposta normalità al riparo dai grandi spaventi che l’epoca ci procura.
Le collettività del ventesimo secolo sembrano anestetizzate e rassegnate e con gli individui non va tanto meglio, ci si accontenta di sopravvivere e a volte nemmeno quello.
Nessuno sembra accorgersi che la mistica del lavoro per tutti è un’illusione, così come è un’illusione la moltiplicazione dei pani e dei pesci nelle Borse, ancora peggio della fiducia nella mano invisibile del mercato.
Il punto resta e resterà sempre nella redistribuzione delle risorse e dei profitti. Fino a quando non si darà corso a cambiamenti radicali,funzionerà che i profitti se li pappano quelli che sono già grassi e le passività saranno accollate agli altri. Succede in queste ore, nelle quali Bush sta per firmare un mega-assegno con il quale gli spericolati speculatori ripianeranno le loro perdite con i soldi dei contribuenti americani. Continuerà a succedere.
Soldi veri per comprare titoli-spazzatura a fronte di -nessuna- sanzione per gli autori della più grande rapina del secolo. Rapina che, se ora passa la proposta di Paulson-Bush, è destinata a continuare e ad aumentare il bottino dei predatori.
Pochi mesi fa lo stesso Bush ha messo il veto su provvedimenti che avrebbero permesso di aiutare 30 milioni di americani poveri e che costavano una frazione insignificante di quello che ora è pronto a buttare nel piatto per salvare qualche migliaio di ricchi.
Il fatto che negli Stati Uniti, ma nemmeno altrove, nessuno sia sceso in strada con i forconi di fronte a cose del genere, è la migliore dimostrazione di quanto il sistema integrato di controllo delle opinioni pubbliche sia funzionale e funzionante.
Allo stesso modo testimonia la sovversione delle democrazie occidentali, dato che non può esistere potere democratico senza responsabilità e che le elite occidentali (in primis quella italiana) si sono da tempo messe al riparo da qualsiasi responsabilità e dalla possibilità di essere rimosse dal potere attraverso il processo democratico.
Tutto il resto è fuffa.
Scusate se intervengo, per la prima volta su questo sito, ma volevo dire una cosa, piccolissima.
Per Virno: non confondiamo “qualita’ ” della vita con “tenore” di vita.
Sono due cose spesso diverse, qualche volta opposte.
Il giorno in cui lo capiremo avremo fatto un passo avanti per liberarci dalla schiavitu’.
Non dico che si stava meglio quando si stava peggio, non esalto improbabili arcadie, ma so, sono sicura, che esiste una vita migliore, con il necessario, con i servizi moderni, le cure mediche, la tecnologia utile ecc., ma senza il superfluo stupido.
Ribadisco, se lo capissimo in tanti crollerebbe su se stesso un sistema fasullo che ci ricatta e ci umilia e ci toglie individualita’.
voglio sopravvivere, con le mie forze, e non aver paura di non farcela.
ambizioni tornate ad essere quelle dell’emigrante. a casa propria però.
a me, 15enne negli anni ‘80 mi mette una gran voglia di gas.
(non giudico sti ragazzi, occhio! parlo di dove si è finiti)
Di gas nel senso di ‘a tutto gas’ con il trattorino special che ti dà dei problemi?
Viene da pensare come diavolo sia lontano lo “yuppismo”.
Verrebbe anche da pensare se sia mai esistito veramente, per coloro che ai tempi non c’erano.
Eppure c’è stato un tempo in cui il cinismo e l’arrivismo si erano impossessati dei giovani e la posizione sociale era tutto nella vita.
Duole dirlo ma benvengano le crisi, se servono a recuperare contatto con i valori che contano.
Il mondo deve sapere…………
milena: stai descrivendo la società di Star Trek :D
Diamonddog, forse una via di mezzo tra la yuppismo degli anni ottanta e la rassegnazione dei giorni nostri, sarebbe una soluzione migliore. Tu parli di valori che contano ma questi sono valori individualistici nessuno che abbia espresso il desiderio di fare qualcosa per gli altri o per la nostra società nella quale viviamo.
Mah, non so, forse saprei ma non ne sono convinto, massi domani è un altro giorno.
Non è tanto: “che vita vorresti fare”
E’ il *dove la fai* che conta.
Diè!
@Mazzetta
Vabbè allora raccontiamoci che in una società ideale in cui i profitti sono ripartiti in maniera più giusta possiamo lavorare tutti 20 ore alla settimana mantenendo il nostro livello di vita, compresa l’adsl e il computer, la TAC in ospedale e le vacanze alle Maldive. Che tutti sono stimolati ugualmente a fare del proprio meglio, che il mondo va avanti anche a crescita negativa come sostengono gli hippie della decrescita, ecc.
Quando vedrò un esperimento anche solo parzialmente funzionante di questo ideale ci crederò, ma la verità è che storicamente la mano invisibile - funzioni bene o male - esiste e se il profitto non lo fa il capitalista brutto e cattivo (usa) lo fa storicamente il mafioso (italia) o il burocrate di turno (ussr, cina).
Proprio la crisi americana che citi dimostra l’esistenza della mano invisibile, i contribuenti americani hanno vissuto per anni sopra le loro possibilità con le casette in suburbia a 50 km dal centro e i Suvvettoni da 12 miglia per gallone, con la cucina in granito con tv al plasma integrato, e ora ripagheranno tutto con gli interessi, come è giusto che sia … se sei deficiente devi pagare prima o poi la tua tassa sull’ignoranza: non puoi mica farla franca.
A me sembrano sogni bellissimi.
La prima: lavoro, soldi giusti, e tempo per godersi la vita
Il secondo: vivere in un ambiente con ritmi, odori, vantaggi e svantaggi diversi
la terza: vivere al mare!!!!!!!
Alzarsi la mattina e dare un’occhio se il mare è calmo o mosso, le nuvole che portano acqua o il vento che libera il cielo.
Io penso che questa gente abbia già sperimentato, tv, carriera, soldi, discoteche, e serenamente faccia scelte alternative.
ma perchè sta ossessione del call center. così sembra che lo consideriate un posto dove lavorano dei poveretti. e i blogger non desiderano più niente, invece? hanno già tutto?
@niuno
ti ringrazio per aver imostrato la mia tesi sull’efficacia del controllo integrato
il fatto che tu non abbia visto mai nulla di diverso testimonia solo che nulla di diverso è mai stato tentato
il tuo tentativo di buttarla nel ridicolo è deprimente, così come il riferimento agli Hippie della decrescita
la deficienza degli americani è speculare a quella di chi aspira acriticamente a quel modello e, se non te ne sei accorto, stai proponendo loro -esattamente- quello che dici propongano gli hippie della decrescita.
tu rifiuti di decrescere, ma per gli americani è invece una soluzione giusta e consequenziale, non noti una vaga incongruenza?
l’ignoranza degli americani è la tua stessa ignoranza, quella che ti spinge a rifiutare anche il solo pensiero di una “crescita diversa” dall’accumulazione di beni e capitali. Una pigrizia che risolvi ricorrendo allo scherno e all’esibizione di uno scetticismo che tu stesso ti incarichi di minare mentre lo dispieghi
molto più facile buttarla in scherno e deridere chi cerca di far notare queste sottili incongruenze, vero?
l’accumulazione materiale non può che risolversi in una rapina ai danni dei più deboli, visto che già domani (23/9) avremo consumato tutto quello che il pianeta era in grado di produrre quest’anno e poi passeremo a divorarci il capitale. Lo facciamo dal 1986 e suppongo che quelli come te non lo ritengano un gran problema, abbiamo ancora un sacco di capitale da consumare, no?
Conosci qualcuno così stupido da segare il ramo sul quale è seduto? Se no, guardati allo specchio e vedrai qualcuno che con il suo atteggiamento sta aiutando a segare proprio il ramo sul quale sei seduto tu.
Ovviamente non mi aspetto che tu ti preoccupi di un paio di miliardi di poveri per i quali non c’è trippa e nemmeno per chi darwinianamente inadatto soccombe alla legge della giungla turbocapitalista, ma ti dirò che mi preoccupa parecchio sentire che siete in più d’uno a ritenere impossibile rinunciare alla vacanza alle Maldive o allo shopping a Londra.
qui il problema non è quello di essere anticapitalisti, ma quello di smettere di fare le cheerleaders deficienti di un sistema che è pura sovversione di qualsiasi modello capitalista sostenibile
temo che saranno proprio quelli così, che quando finirà la trippa anche per loro, impazziranno chiedendo il bagno di sangue che lava tutti i peccati del mondo.
storicamente funziona sempre così, non è mai il popolo bue che si ribella perchè non ha il pane, di solito sono gli aspiranti alla ricchezza che perdono il lume della ragione quando scoprono di essere stati truffati da qualcuno più furbo di loro che si credevano furbi
…e cerca di ricordare sempre che Cassandra aveva ragione, non è che portasse sfiga, è che aveva ragione e si confrontava con gente che non voleva sentir ragione
quelloche qualcuno dimentica, detto a margine di questo bel dibattito (grazie, Viss) è che la produttività del lavoro negli ultimi 25-30 è cresciuta a dismisura grazie alla tecnologia.
Quindi non era roba da visionari alla Bertrand Russel l’idea di vivere bene (sia per tenore sia per qualità della vita, concetti non identici ma non opposti). Andate a vedere quante auto faceva la FIAT nel ‘78 e quante ne fa oggi e con quanti operai, o quante dattilografe servono in Comune per redigere gli atti amministrativi.
Il problema è che questo aumento di produttività non è assolutamente andato in tasca a chi lavora, non ai dipendenti intendo.
In più, il capitalismo (ideologia bieca quanto quelle che lo hanno preceduto, il libero mercato non è mai esisitito come non esiste il socialismo o il paradiso o allah) si è premurato di mettere in pista il terzo mondo a fini di creazione del famigerato esercito di riserva dei lavoratori: quello che se non fai tu questo lavoro per 100 ce n’è uno in Cina che lo fa per 30.
Semplicemente i ricchi, i padroni sono tali perchè
a) sono furbi
b) si amano
c) sono cinici
Tutte caratteristiche che la moltitudine non possiede e quindi è sempre disposta a farsi fregare: e i ragazzi del call center di Viss (innocenti, ormai la cosa è andata e non si ferma più) soono la conseguenza delle mancanze dei punti sub a-b-c.
Il padre di uno dei bruciati alla Thyssen diceva incredulo all’indomani della tragedia che anche luiaveva lavorato lì e aveva raccomandato suo figlio e che gli pareva un buon lavoro. Andate a convincere un ricco che andare in fonderia sia un destino niente male, anche senza roghi estremi. E’ l’autodisprezzo la chiave di volta.
Elggete Tow Sawyer, uno dei primi capitoli. Tom è incaricato dalla zia Polly di dipingere tutta la staccionata. E’ una fregatura solenne, ma lui convince i suoi amici che è un onore, QUESTI GLI CREDONO (IL MAIUSCOLO EVIDENZIA IL NOCCIOLO DELLA QUESTIONE) e la dipingono al suo posto e lo pagano pure per avere l’onore di farsi il mazzo.
Comunque a quello che in cime diceva che nella vita di una volta non si andava a camden town: amico io sono abbastanza anziano per esserci andato anche 30 anni fa, ok, e ci si andava. Non solola qualità della vita, ma anche il tenore della vita era migliore.
Pensa all’età pensionabile, mia croce e mai delizia.
Avrei molto da scrivere.
Comunque, io lavoro 5 ore al giorno e mi va bene così.
Prossimo passo o metterci due mesi filati a casa o togliere il venerdì.
Tanto poi su muore e non rimpiangeremo le ore nono passate in ufficio.
E non fate figli, se no loro vi obbligano a subire il ricatto padronale. E poi subentrano loro, i figli, nella condizione dei ricattati.
augh
un p.s. che ci vuole
vorrei far notare ai distratti che la mia sopra è una critica “interna” al capitalismo, dire che certi profitti osceni sono criminali e che alcune attività non possono e non devono essere privatizzate non vuol dire in nessuna maniera demonizzare il profitto o farsi promotori di egualitarismi ottusi.
giusto perché dopo l’hippie mi era parso di sentire il sibilo di un “comunista” in arrivo….
La penso come Anthony; a parte quella del lotto-tabaccheria le risposte mi piacciono tutte.
guardate che se volete dalle miei parti, grazie alla lungimirante politica agraria CEE (aka PAC), i terreni sono in vendita a un prezzo irrisorio (20.000€/ettaro irriguo). Scordatevila vita bucolica però, c’è da sudare con la burocrazia, le tasse, il maledetto euro e infine con il lavoro vero e proprio….
ah, ma non era un raccontino del terroe?
terrore
Marziano, nessuna ossessione da call center, lavoro in un call center (anche se non al telefono) e ciò che ho scritto rappresenta fedelmente la realtà.
Avevo posto questa domanda per scherzo immaginando che mi avrebbero risposto cose tipo vorrei viaggiare per il mondo o vorrei fare il cantante e invece queste sono state le risposte che ho ricevuto.
E parliamo di gente con una laurea in tasca.
il call center è diventato un “luogo comune”, un posto che è entrato nell’immaginario di tutti (anche in modo non veritiero). io lo penso come uno dei luoghi principe della sospensione, una specie di purgatorio professionale.
non il posto della tortura (non nei termini del tornio delle passate generazioni) ma per molti una non condizione che costringe ai sogni ma che ammazza i progetti.
lancio una provocazione: e se chi lavora in un call center, sotto sotto, se lo meritasse? A volte il piangere su sé stessi vorrebbe suggerire una grandezza interiore incommensurabile che il destino cinico e baro limita con i suoi ingiusti vincoli, ma non sempre è così. Anzi: non PER FORZA è così.
La parte finale dell’intervento di Piti mi ha colpito moltissimo.
Cesaro, non è una provocazione, è una minestrina riscaldata
Da secoli si afferma che gli sfruttati si meritano di essere sfruttati, che è colpa dei poveri se sono poveri e anche che è colpa delle vittime se finiscono nelle grinfie dei carnefici.
C’è sempre qualcuno che prova questa strada, ma poi non riesce ad argomentarla, visto che nessuno è mai riuscito a dimostrare che merito ci sia nel nascere ricco e difendere selvaggiamente la propria rendita di posizione.
C’è un dato comunque che smentisce questa possibilità, ed è quello del crollo della mobilità sociale in tutte le economie avanzate. Un sistema nel quale la condizione di nascita è tanto determinante da risultare sovvertibile solo in un numero ininfluente di occasioni è un sistema che prescinde dal merito e dallo sbattimento, nel quale importa solamente l’affiliazione al censo d’appartenenza. In queste condizioni parlare di merito è ingenuo e fuorviante.
Quello che volevo dire è che c’è una massa impressionante di giovani omologati, noiosi, prevedibili e lagnosi. E a questi gli sta bene il customer care: cosa volevano fare, gli esploratori dell’Artico o i nuovi Lindbergh? Sei una persona banale? Allora fai un lavoro banale e accontentati. Al Premio Nobel ci penserai in un’altra reincarnazione.
Cesaro, è quello che ho detto oggi ad uno sporca negeriana mentre passavo in macchina: sei nata povera? e allora fai la puttana e accontentati, porco mondo! a lavorare in un call center ci penserai in un’altra reincarnazione.
e se non sei una persona banale, ma ti tocca lo stesso il call center perchè i posti -non banali- sono già tutti prenotati?
e se al tuo posto, nel posto -non banale- c’è il banalissimo figlio di qualcuno?
comunque ai tempi nei quali i giovani non erano lagnosi e noiosi, risolvevano la questione sparacchiando qua e là, non è escluso che il pendolare della storia prima o poi ci tolga dalla noia…
Cara Viscontessa. Nascere poveri non è una colpa, così come non lo è il rimanere poveri se non si ha fortuna. Ma rimanere banali, in un mondo dove grazie agli sforzi del signor Gutenberg basta rinunciare a due BigMac con patatine per comprarsi qualche cazzo di libro in edizione tascabile, E’ una colpa.
Va detto Cesaro che tu non sei neanche sfiorato dal pregiudizio, neanche un po’ o forse solo poco poco ma non si nota quasi, tranquillo.
Com’è la tua teoria? se lavori in un call center sei uno banale che invece di comprare libri spende soldi per i BigMac e patatine? giusto?
Dimmi la verità, sei un consulente finanziario Mediolanum.
Le puttane sono persone senza dignità.
Ci vorrebbero calci in culo e sputi in faccia.
Uh…Amilcare deve essere scappato da Oxford senza completare il piano di studi…
oppure è anche questa una sottile provocazione che mi sfugge?
chissà cosa penserà dei sex worker con il pisello…
Son convinta Amilcare che la maggior parte di loro riceva sia gli uni che gli altri e sono altrettanto convinta che potendo scegliere preferirebbero sia gli uni che gli altri piuttosto a quello che sono costrette a prendere ogni sera.
Soprattutto da quelli come te che è noto siano i loro migliori clienti. D’altra parte se uno non si sentisse costretto ad andare a puttane come unica possibilità di contatto umano con una donna, non avrebbe alcun motivo per avercela tanto con loro.
Prova a farti delle ricche seghe, non dico che risolva il tuo problema ma a volte aiuta.
Amilcare ha un edipo irrisolto.
La tesi della vittima che voleva tanto fare la sartina e che per uno scherzo del destino è finita a fare la puttana, è vecchia, e non ci crede più nessuno.
Ho lavorato presso un call center in passato, ho viaggiato un pò per imparare qualche lingua straniera, dandomi da fare ovviamente.
Siamo una generazione (25-30) pronta a lavorare in un Call Center a mio parere.
Il problema è starci, ecco, quello magari diventa più difficile da accettare se si ha qualcos’altro da dire che “pronto”.
In bocca al lupo a tutti quelli che ci lavorano.
PS. Scappate!!!
Dario.
ITALY ITALIA
A me la vita da call center non mi pare una tragedia. Forse è il solito shock che si prova al primo lavoro sottopagato. Quello che ho provato io quando sono entrato nel mondo della fatica… a 15anni. A me quello che pesava , a parte il periodo di apprendista dove i soldi non c’erano, era perdere tutti gli amici. Tu al lavoro la sera e loro in giro a cazzeggiare. Uscivo la sera per cazzeggiare e loro rientravano a casa.
La scoperta che alla fine sei in galera, non puoi fare quello che vorresti con qualche prezzo da pagare ed il più delle volte per nulla.
Certo che viverlo a 15 anni forse è meglio che a 30. Ma ancora non ne sono sicuro. Io ho avuto il futuro perdendo l’adolescenza.
“La tesi della vittima che voleva tanto fare la sartina e che per uno scherzo del destino è finita a fare la puttana, è vecchia, e non ci crede più nessuno”
E allora, caro Amilcare, raccontacela tu com’è, visto che sei molto informato.
Ma certo che di idioti ce n’è ancora a pacchi.
Ah, qualcuno diceva delle future passate generazioni che non erano banali e sparacchiavano qua e là.
Amilcare, Cesaro, non siate banali: sparacchiateVI anche voi!
Certo che sono valori individualistici, ma si parlava di aspirazioni lavorative mica di volere cambiare il mondo.
Trovo che, in ambito lavorativo, aspirare non alla carriera ma alla serenità sia comunque un “valore” da riscoprire.
Ehm…Amilcare.
Parlavi delle puttane da strada o di quelle vere?
diamonddog non si parlava solo di lavoro, infatti quasi tutti hanno espresso anche il desiderio di una famiglia.
Che vita vorresti fare era la domanda.
Bhe, il mio nipotino di 7 anni ha detto che vorrebbe fare la vita del “fannullone”. Che, stringi stringi, mi senbra quello che vorrebbero i “callcenteristi”. Sì perchè lavorare 4 ore al giorno e avere una famiglia se lo può permettere forse il berlusca.
Mi dispiace, ma più passa il tempo, più mi pare che il mi babbo avesse ragione: “se non hai un culo così, la vita non è per niente comoda”.
Vedi, Facci, a mio parerel e responsabilità del povero (la sua parte di responsabilità, in un quadro nel quale il ricco ha le sue) nella perpetuazione della sofferenza sociale sono quanto di più ignorato e nascosto.
Nella mia grafomania, ho scritto talvolta a vari quotidiani, a Galimberti, Serra e altri: che non di rado mi hanno publicato se parlo di altro. Ma sul tema”il povero che fa un figlio, fa un nuovo povero” non un “crepa” mi è mai giunto in risposta dalla diciamo pubblicistica ufficiale.
Che sia un argomento non precisamente di buon gusto locapisco anch’io. Ma le cose stanno così.
Io penso che se don Abbondio continua tutti i giorni a passare per un viottolo dove invariabilmente ci sono i bravi che lo attendono per angariarlo, i bravi sono degli stronzi, ma don Abbondio è cretino. E questo è il destino del povero, che ulula tutta la vita per un mondo che (è vero) è ingiusto e oppressivo verso chi nasce snza camicia. Poi, però, mete al mondo dei senza camicia lui pure. E aggrappandosi a motivazioni che non spostano la realtà nè le conseguenze delle sue scelte di un millimetro.
Come ho detto anche nell’intervento sopra, credo che alla base ci sia la sottovalutazione, se non il disprezzo, che il povero ha di sè, introiettato dalla nascita e alimentato dalla sua condizione servile.
Non voglio discutere, Piti, non ti contrappongo niente. E non ho figli. Osservo però esiste una mobilità sociale (poca, in Italia pochissima, è pieno di figli di, ma ce n’è comunque più di quanta ce ne sia mai stata) e che vedere i figli solo come eredi della condizione di ricattati (neoproletariato) è interessante pur essendo un’evoluzione di teorie marziane.
A colpirmi di più è il concetto poveri=no figli, perchè il problema di non fare figli in questo mondo di merda eccetera è un problema che in genere, paraqdossalmente, si pongono i benestanti. Per il resto, più c’è povertà e più si fanno figli. Ma qui si sconfina in un discorso antropologico.
non mi pare un gran rimedio quello che propone Piti, anche perchè non è evitando la riproduzione dei poveri che si cancella la povertà, prova ne sia che anche quando il mondo era enorme e le risorse sovrabbondanti per gli umani, i poveri esistevanoi l
o stesso
…e poi se i poveri si estinguessero, che gusto ci sarebbe ad essere ricchi?
e le incombenze di merda, chi se le accollerebbe?
chi andrebbe a fare la guerra?
a chi si accollerebbero le colpe di tutti i mali del mondo?
anche la residua possibilità dell’aumento dell’autostima nei poveri provocherebbe enormi sconquassi, non so se vi ricordate cosa è successo in Russia quando i poveri si sono montati la testa e hanno pensato di poter comandare loro ;)
no, credo che la soluzione, se c’è, vada ricercata altrove, prima che qualcuno proponga di nuovo di sopprimere i ricchi per vedere l’effetto che fa
:D
Comunque.
Il corriere domenica ha dato ampio spazio all’hostess Maruska Piredda, ragazza madre di 32 anni oggi assunta a tempo indeterminato all’Alitalia dopo quasi un decennio di precariato. Dopo essere stata immortalata da tutti i giornali a festeggiare l’uscita di scena di Cai, racconta come è stata dura la strada del posto:
«Lavorando 90, a volte 94 ore mensili, guadagnavo 2.500 euro. Secondo il nuovo contratto, invece, non solo sarei dovuta arrivare a 100 ore ma pure guadagnare di meno».
Poverina.
Ma provate a tradurre. 90-94 ore mensili sono 3, a volte 3,1 ore al giorno: per 2.500 euro.
Poco?
Oltretutto secondo il nuovo contratto sarebbe arrivata a 3,3, pur guadagnando un po’ meno.
Si dice tanto dei giornalisti, ma un redattore di prima nomina di euro ne guadagna meno di 1.600 al mese e di ore ne lavora oltre 140.
Traducendo: 7,12 ore al giorno.
Oddio: marxiane, non marziane.
Diosanto.
Giusto viscontessa, chiedo venia.
La sua domanda da call center era un pò più allargata.
Converrà con me che però la vita ruota attorno al concetto di lavoro anche se ne vorremmo tutti più che volentieri fare a meno andandoci a stravaccare sulle spiagge di bora bora più o meno circondati da donnine (o omini, a seconda).
lo so, FF, che non ti contrapponevi e devo dire che marziane era un refuso niente male. Per il resto, capisco tuttele ragioni che…mi danno torto.
Però cen’è una di ordine superiore: un povero che fa un figlio, fa un figlio povero.
E la mobilità sociale, ammesso cheesista, è di poche epoche, di poche persone a costi umani molti pesanti. il fatto è questo. Siete -siamo- poveri? Ok. volete un figlio, due tre, quelliche desiderate oche capitano. Padronissimi. Ma se date certe premesse e date certe risposte alle premesse, le conseguenze sono inevitabilmente quelle che dico io.
Magari è meglio essere poveri con prole che ceto un meno fregato senza figli. E’ soggettivo.
Ma che rendere raro il povero valorizzi la sua presenza nel mondo è un fatto. Al mondo c’è un’inflazione peggio di weimar, quella degli umani. La forza della Cina è la possibilità di applivìcare su scala inaudita il ricatto tra minestra e finestra ai suoi poveri, che diventano inconsapevoli kamikaze scagliati contro ilavoratori del resto del mondo. Vivono male e fanno vivere male. Un successone. E tutto a partire da.
E non mi dite del figlio unico: quando si è oltre un mld il disastro è già accaduto.
A 32 anni sarebbe una ragazza madre?
Certo Diamond che la nostra vita ruota intorno al lavoro soprattutto quando il lavoro è poco e mal pagato tanto da non lasciare molte altre risorse emotive per pensare a qualcos’altro. La mancanza di ambizioni carrieristiche che tu consideri un valore da riscoprire, non nasce dalla libera scelta di prediligere un tipo di vita più serena ma dalle angosce di un futuro incerto. Una necessità insomma e non una virtù.
D’altra parte nel nostro paese stiamo assistendo ad un fenomeno davvero interessante, da una parte ci sono i poveri sempre meno interessanti a lottare per vivere in una società più giusta, dall’altra c’è una nuova generazione di imprenditori filantropi. Berlusconi che lavora per noi, la cordata per salvare l’onore italiano dell’Alitalia o Della Valle che a noi a Firenze ci vuol costruire un mega stadio con centro commerciale e museo di arte moderna. Io a volte a pensare a quanto son buoni e generosi questi imprenditori quasi mi commuovo. Quasi.
Filippo, se mi parli di Maruska dallo studio di Barbarella e Brachino, posso anche capire le tue ragioni ma qui francamente no.
Una donna con un figlio a carico e nessun altro aiuto,con 2.500 euro al mese non ci campa. Se Maruska dovesse pagarsi un affitto, una baby sitter e un asilo, non gli basterebbero i soldi per arrivare a fine mese. Certo Maruska è una lavoratrice privilegiata rispetto ai lavoratori di un call center che però a loro volta sono privilegiati rispetti a quelli che lavorano al nero che a loro volta lo sono rispetto a coloro che un lavoro manco ce l’hanno, ma ciò non toglie che il mercato del lavoro nel nostro paese è sottopagato rispetto al costo della vita o in alternativa il costo della vita è troppo alto per consentire a chi non può godere di altri aiuti, di crearsi una propria indipendenza economica.
Sono arrivata a Roma un 23 giugno e il 1 di luglio ho iniziato a lavorare in un call center. Accanto a me avevo ragazzi come me per il quale il call center era solo uno stipendio a fine mese, la maggior parte erano madri che lavoravano poche ore e guadagnavano qualcosina in più da portare a casa, persone con altri interessi ( la musica, la scrittura l’impegno). Poi mi sono stufata, è vero è un lavoro altamente stressante, 350 telefonate di media al giorno. E ho cercato un altro lavoro e l’ho trovato. La mia ditta è fallita, ho cercato un altro lavoro e ne ho trovato di nuovo un altro. Un Customer care non più un call center, alta professionalità ma le persone accanto a me erano comunque, ragazzi di 35 anni che vivevano a casa coi genitori e che i 1000 euro guadagnati li spendevano in cose pressoché futili, e madri che portavano qualcosa a casa di più. Io, lontana da casa, coi 1000 euro ne pagavo 450 di affitto+ spese+ etc etc… allora mi sono di nuovo stufata e ho cambiato di nuovo lavoro e città. Sono andata via da Roma per Padova, guadagno di più, abito a 10 minuti dal lavoro (impagabile) certo ho meno cose da fare…ma è tutta salute.
Se avessi voluto avrei potuto fare che so la cameriera o la barista a Milano o anche a Roma me l’hanno proposto e guadagnare molto di più solo che no, cazzo ho una laurea in filosofia, posso fare un lavoro del genere?? Cazzo sì avrei potuto. Così potevo comprarmi la casa al mare etc…
So che questo è un discorso probabilmente impopolare, ma è solo la mia esperienza in neanche 10 anni di lavoro.
Ah adesso faccio un lavoro fighissimo eh, contratto a tempo indeterminato dopo solo un colloquio di lavoro.
Dessisa, è così anche qui dove c’è la stessa tipologia di lavoratori da te descritta.
Qualcuno poi resta, altri vanno via come hai fatto tu.
Sì viscontessa ma perché resta??? me lo chiedo sempre…e quando chiedo agli amici che sono restati mi dicono che non c’è lavoro in giro….mmmm….
Dessisa, scusa la domanda ma…che lavoro fai a Padova?
Il noto saggio Amilcare chiede: “A 32 anni sarebbe una ragazza madre?”
No, no, Amilcare: a 32 anni, se ti nasce un figlio e non hai a portata di mano il papà della creatura ti chiami ‘DONNA ZIA’. O ‘ADOLESCENTE NONNA’.
Ma che cazzo di domande fai?
dessisa, direi che è fisiologico, non tutti, anche nelle condizioni peggiori (e non parlo di call center) alcuni vanno e altri restano sempre.
Poi volendo ci sono anche motivi oggettivi, tu hai cambiato città senza problemi per altri cambiare città potrebbe esserlo.
strani i conti di Facci
voli 90 ore, ma non è che al termine di un volo prendi la metro e vai a casa
magari sbarchi a Brasilia e torni a Roma dopo un giorno e mezzo, fare i conti sulle ore di volo e indetificare in quello la quantità dell’impegno mi pare sullo stupido andante, i tempi di permanenza in aeroporto, i pernottamenti in giro per il mondo non dovrebbero essere in qualche maniera retribuiti?
il fatto che tu paragoni il lavoro della hostess a quello di uno seduto al desk per mettere insieme due palle, che alla sera torna a casina e che magari arrotonda con qualche marchetta, mi pare francamente imbarazzante
come imbarazzante mi pare questa caccia ai “privilegiati”, forse sono fuori di testa io, ma mi pare che ci sia un concerto di ispirazione padronale (vero Facci?) che suona sempre la stessa musica: se non hai un lavoro di merda pagato come quello di un cinese sei “privilegiato”
Privilegiato un cazzo, verrebbe da dire, le retribuzioni italiani sono tra le peggiori d’Europa e il potere d’acquisto di quelle retribuzioni è in coda alla classifica continentale.
Stranamente però i lavoratori soo “fannulloni” e privilegiati appena prendono meno di una miseria, seguendo questo metro il redattore di prima nomina a 1600 €, che prende molto di più di un addetto al supermercato che si fa più ore e un culo al cubo, sarebbe da esporre al pubblico ludibrio (let alone lo stipendio di Facci che è un altro discorso ancora)
Ancora più stranamente quando si osserva che le tariffe e il costo della vita nel nostro paese sono tra i maggiorni in Europa, saltano fuori i faccioni che dicono che è colpa del costo del lavoro (???) e della scarsa produttività di quei cazzoni dei lavoratori italiani.
Ma dove si raggiunge il top è nel peana continuo degli imprenditori, che vengono da 15 anni di bilanci positivi e guadagni che non hanno spartito con nessuno, ma che hanno pure il coraggio di andare a fare i conti in tasca a chi con 1500 € mantiene una famiglia, mentre allo stesso tempo pretendono tagli ai servizi, alla spesa pubblica, alle tasse (per i ricchi), all’istruzione e a tutto quanto non procuri loro un utile diretto. Anche l’acqua pubblica vogliono comprare a due lire per rivendercela a 100.
La cartina di tornasole, anche per i più scettici e filo-padronali resta comunque il tema della corruzione. Un vero cancro, diffusa, permeante ogni ambito, ci porta molto lontani dal livello minimo di civiltà continentale.
Vedi Facci, il fatto che NESSUNO tra media e classe dirigente spenda una sola parola contro questo cancro, dimostra oltre ogni ragionevole dubbio la loro collusione con un sistema che è senza alcun dubbio CRIMINALE.
Il che ci porta alla conclusione per la quale è più che evidente la complicità interna alle classi dirigenti di questo paese nel lucrare guadagni illeciti alle spalle di chi classe dirigente non è.
Complicità che si estende al sistema dei media, in particolare di quelli controllati dagli “(im)prenditori”, una realtà che è sotto gli occhi di tutti, ma che non disturba i moralisti a gettone come il povero Facci, che in effetti offre l’impressione di essere pagato per fare il picchiatore al soldo della classe dirigente.
Vai a lavorare Facci!
:D
x Dessisa: 450 di affitto a Roma ? Sono reduce da un “soggiorno” romano durante il quale ho incontrato amici disperati che non riuscivano a trovare a meno di 8-900 (parlo di monolocale in periferia…)
Mi fa impazzire che nessuno abbia parlato del fatto che sia nel caso di Alitalia che del giornalismo c’è un esercito di precari che per i famosi 1.600 euro mensili (meritati o meno, Mazzetta dai non rompere i coglioni con paragoni stupidi, mai sentito in nessun altro caso proporre anni di cassa integrazione per dio all’80% dello stipendio) farebbe carte false. Un buon 50% dei quotidiani è scritto da ragazzini inseriti sotto la modalità “collaboratori” pagati a pezzo 10 euro lordi al più. Io intanto faccio la restauratrice da 10 anni e continuo ad avere contratti a tempo determinato, a progetto e via così e arrivo a 1.100 euro mensili. Il mio compagno a 45 anni sta per essere licenziato, responsabile ufficio estero di un’azienda, dopo 15 anni di lavoro e gli hanno offerto al massimo 6 mesi di cassa integrazione. E stì cazzi.
@matilde, non rompevo i coglioni, sono paragoni che non mi appartengono, era solo per far capire a Facci che ha imboccato una strada per la quale si rompe il collo
Tanto che avevo sorvolato sul cottimo dei giornalisti proprio per non infierire
Aggiungo che molti commentatori sorvolano sul fatto che il limite delle 900 ore di volo è un limite imposto da considerazioni sanitarie, visto che a lavorare in quota si assorbe una bella quantità di radiazioni ionizzanti, volarne di più significherebbe gravi danni alla salute. L’ambiente di lavoro in questo caso è anche presurizzato e con un microclima pessimo. I giornalisti non sono sottoposti a visite obbligatorie per contollare che non si siano presi un tumore davanti al PC.
Quello che bisogna assolutamente evitare è di abboccare agli inviti alla guerra tra poveri, non bisogna guardare come “privilegiato” chi non è ancora sotopagato, ma battersi perchè tutti siano pagati a sufficienza per vivere dignitosamente.
Il fronte (im)prenditoriale è monolotico, dividersi tra salariati è puro autolesionismo, mettersi a invidiare chi prende 500 euro in più e godere se gli tagliano lo stipendio è oltre il tafazzismo
p.s.
Tra le righe l’operazione Alitalia-CAI ha un profilo da approfondire nel patrimonio immobiliare (aree e terreni) e nella sua destinazione una volta inglobato nella newco, il rischio di uno scalping come in occasione della cessione di Telecom a Tronchetti è qualcosa di più di un sospetto
Non è una guerra tra poveri, abbi pietà non volevo dire questo nè tantomeno incitarla. La signorina in questione un anno fa aveva firmato un contratto a tempo INdeterminato, roba che in nessun ambiente (per mia esperienza personale) fanno più, manco in banca. Un mio amico è arrivato alla 4° banca non esagero, perchè per legge dopo due contratti a tempo determinato sono costretti a fartene uno indeterminato, beh arrivederci e grazie ovviamente. In altre parole qua non si tratta di mozzicare il pezzente come a me -coi mancherebbe altro- ma di riportare gente stra-fortunata un po’ con i piedi per terra, mi sembra ecco che si sia perso il senso della misura nel caso dei piloti e hostess.
Mazzetta ha fatto due interventi da standing ovation.
Nè più nè meno.
Scalda il cuore trovare qualcuno che ancora vede, quando tutti sono impazziti, le cose per come stanno.
Vibro.
Non sono solo nell’universo.
matilde, non è lei a essere stra-fortunata, sono gli altri ad essere ultra-sfigati
che poi andrebbe messa nei termini: lei che ha un contratto normal vs gli altri che hanno contratti da sfruttati senza diritti se non quello di ringraziare per il “posto di lavoro”
il problema del precariato ho cercato di portarlo all’attenzione (con altri) fin da quando fu chiaro cosa si stava preparando per i lavoratori nel nostro paese, sono anni che battiamo su questo tasto (www.sanprecario.org e siti collegati), che sfiliamo a decine di migliaia per le città europee il I maggio (www.euromayday.org) e che cerchiamo di sostenere le vertenze dei precari, a partire proprio da quelle dei call center
Chissà com’è pare che esista una conventio ad escludendum per la quale i sindacati si arroccano a difendere i contratti a tempo indeterminato (che sono sempre meno e infatti ormai il nerbo sindacale è nel tesseramento dei pensionati) e -nessun- media va oltre il trafiletto, nemmeno quando più di 100.000 ersone invedono Milano umiliando la robina istituzionale dei sindacati
Flexicurity, continuità di reddito, reddito sociale, sono temi promossi da anni nell’assoluta indifferenza, salvo trovarci ora con un esercito di precari che guardano -con invidia- a gente che scambiano per privilegiati
la stessa gente che guardando ai precari teme di fare la stessa fine e manda giù qualsiasi cosa di fronte alla minaccia
Non è nemmeno questione di destra e di sinistra, perchè se la parte più attiva della sinistra si ferma a chiedere “lavoro”, non importa a quali condizioni, è ovvio che ci si consegna legati mani e piedi a chi vuole comprare il lavoro a prezzi sempre minori, anche a prezzo di grandi e gravi sconvolgimenti sociali
Il punto è proprio il precariato.
I lavoratori dei call-center sono assurti a simbolo della precarietà. Economica, sociale e privata. Se non hai uno stipendio sicuro, è difficile aspirare ad una casa e fare figli in tranquillità.
E’ una realtà dovuta che invece ristagna nei sogni, e che dagli stessi viene posticipata ad ipotetici tempi e lavori migliori.
Questo è solo uno dei lati oscuri della legge Biagi.
Abbinato alle incertezze sul futuro che incrementano, alla sovrapproduzione di bamboccioni padoaschioppani e alla nascita di nuove tensioni interne alle coppie giovani, a causa di quel senso di progettualità che dovrebbe essere uno dei fuochi che alimenta il rapporto e che invece è ridotto ai minimi termini.
E allora ci si riduce all’elementare pensierino, al piccolo desideriuccio assimilabile al motorino agognato dal quattordicenne.
L’altro lato della medaglia-Biagi è che i valori della disoccupazione sono molto vicini ai minimi storici.
Vabbè, ma che ce ne facciamo di un paese che campa alla giornata?
Ho 47 anni e un posto “sicuro” da 1400 euro al mese, conquistato vent’anni orsono quand’erano novecentomilalire. Pensate che felicità. Alternando periodi di formichina a quelli di cicala, sono riuscito a comprarmi casa (tasso fisso, cazzo!) e costruirmi quant’altro occorre per un esistenza dignitosa.
Ma mia figlia, più che essere possibilista sul suo futuro da centenaria, non può fare.
Non può progettare.
Mio cuggino mio cuggino (per una volta non è una metafora) ha finito la scuola a giugno scorso.
Mai particolarmente appassionato di studi e impegno, l’intera famiglia già lo vedeva a spasso a manifestare contro le istituzioni fino a 45 anni.
Un paio d’anni fa conobbe una ragazza che si sta laureando in lingue orientali, una di quelle che non ti da dello scemo perché non ce n’è bisogno, ma che se la ami diventa per te uno sprono e un punto di riferimento per fare quel qualcosa in più che ti fa avere anche la sua stima oltre alle sue prestazioni sessuali.
Nel giro di due anni, probabilmente per non sentirsi più scemo di lei o magari per altro ma che importa è il risultato che conta, s’è messo a prender sul serio la scuola e s’è portato a casa una maturità che due anni fa i suoi non si sarebbero manco sognati.
Uscito dalla scuola, per i genitori è partita la naturale preoccupazione sul futuro certo nel call center quando non direttamente al bar.
Nel frattempo lui mandava decine di lettere e un suo professore (scuola pubblica) mandava il suo nome direttamente alle aziende perché, pare, molto dotato.
Ci sono scuole (pubbliche) che si occupano di cercare di piazzare quelli che si sono dimostrati capaci e disposti a impegnarsi e che lo fanno bypassando le agenzie interinali ma andando direttamente alle aziende.
A tre mesi dalla fine della scuola è stato assunto in una azienda di design internazionale, a tempo indeterminato, due mesi di formazione a spese loro e poi via a disegnare caffettiere da 1000 euro e pezzi di aereo in carbonio carboniato.
Stipendio più che dignitoso (per uno che come esperienza può vantare il nulla se non il fatto che un professore l’ha visto passare da uno che passava i pomeriggi sullo skate a uno che voleva essere all’altezza della sua ragazza) più alto comunque di quello dei suoi genitori che lavorano da mille anni, futuro quasi certo in una delle sedi estere dell’azienda (italiana), vincolo contrattuale a non licenziarsi (lui) per almeno due anni.
Non ha passato (più) due anni sullo skate perché voleva essere stimato.
Non si è fatto le vacanze perché non se le poteva(no) permettere e perché voleva dedicare tempo a trovare un lavoro.
A 19 anni e dopo aver cercato lavoro dal giorno dopo quello della fine della scuola per un totale di non più di tre settimane, lavora a tempo indeterminato nel campo per il quale ha studiato con una discreta quantità di (cit) “interessanti prospettive per il futuro”.
L’azienda che l’ha assunto si è complimentata con lui per la stima che il suo professore gli ha dimostrato.
Il professore ha risposto alle urla di gioia e di gratitudine dei suoi genitori dicendo di non aver fatto nulla di speciale, ché loro hanno la possbilità di inserire un certo numero di ‘volenterosi’ negli elenchi di ricerca delle aziende più importanti le quali, quasi sempre, si rivolgono a questi professori per trovare gente sulla quale vale la pena investire e che il loro pargolo lo è.
Così, una piccola storia italiana di giovani e impresa.
Ora i possibili finali:
E’ stato fortunato?
E’ l’eccezione che conferma la regola?
E’ un raccomandato?
O è solo uno che un giorno s’è messo a studiare e che ha saputo essere quello che in ogni fase del percorso gli si chiedeva di essere?
Ti assicuro che non è per invidia che parlo, sono contenta -e lo dico davvero col cuore in mano- per coloro che hanno un contratto a tempo ind. o altre forme di retribuzione che garantiscano un minimo di sicirezza. Però mi sono stancata di sentir dire che non dovrebbe essere così e blabla tutti noi si dovrebbe avere, e i diritti e via dicendo. Non è così che va e non è così che andrà, quindi permettetemi di scazzarmi n’anticchia quando si lamentano persone privilegiate (mi dispiace ripetermi ma nel caso specifico alitalia ritengo di tali si tratti). Non so Viscontessa tu quanto prendi, ma io mi arrabatto con figlio baby sitter e asilo anche senza i 2.500 euro. Non voglio fare la martire, solo mi fa piacere constatare che una con una busta paga così alta abbia le mie stesse esigenze e trovi difficoltà a conciliare tre/cinque ore di lavoro contro le mie otto per la metà della paga. Scusate evidentemente sono un’infame.
Broono, l’hai premesso tu e ti sei risposto da solo, se il più del 50% dei nuovi contratti è a tempo determinato, aka precario, vuol dire che nel suo piccolo un po’ di culo lo ha avuto, i timori dei suoi non erano infondati, ma realistici, buon per lui che per ora sembra aver trovato sbocchi migliori di altri, ma anche se tutti fossero bravi, buoi e belli come lui, la maggior parte di loro finirebbe comunque agli stracci
@ piti
pls…mi imbarazzo …
Broono più che altro direi che il caso singolo non interessa nessuno, parliamo di numeri, di statistiche e di probabilità. Anche io ho una zia che ha vinto al superenalotto ma quanti sono quelli che perdono?
Siccome mia zia ha avuto la tenacia di giocare costantemente possiamo asserire che se uno gioca seriamente al superenaloto alla fine vince?
ps. oppure volevi dirci che come al solito tira più un pelo di fica che un carro di buoi?
@ matilde
NON sono 3/5 ore di lavoro, quelle sono le ore -di volo-
cioè il tempo -netto- che passano per aria, se volano, chessò, fino a Parigi e ritorno, sono 4 ore di volo, ma tra imbarco, sbarco e il tempo che passa tra l’andata e ritorno, quante ore stanno a disposizione dell’azienda e lontani da casa?
Pensa quelli che fanno tratte intercontinentali, che si devono smazzare anche i fusi orari e giorni e giorni lontani da casa…veramente efficace la propaganda di Cai e amichetti, mi vien da dire…
se pensi poi che il figlio lo tiene a Rovigo (dai suoi) e che fa base a Roma…direi che faccia i miracoli la poveretta
Matilde sei una ragazza madre e magari non hai neanche i nonni che ti aiutano? (non so se maruska li abbia, ma era tanto per dire che se oltre al resto devi anche pagare per “intero” un affitto, una baby sitter e l’asilo, con 2.500 euro non ce la fai). E poi dai otto ore di seguito nella tua città sono una cosa, tre/cinque ore di lavoro per atterrare in un’altra città e ripartire il giorno dopo, sono un’altra.
@Mazzetta:
Quando (e dove) avrei premesso che il 50% dei contratti sono a tempo determinato?
Per il resto, non ho detto che quella è la ricetta per ‘rialzati italia’ (bleah) ma che quello è un percorso alla fine del quale c’è stata una soluzione.
Un po’ di culo l’ha avuto?
Spiace, non credo al culo.
Per esperienza personale diretta e indiretta.
In ciascuno dei passi del suo percorso, a parità di elementi a sua disposizione (una scuola meno sfasciata delle altre? Un professore meno idiota di altri? Una azienda guidata da uno che sa quanto ti ritorna da un investimento sul personale? Ad lib) se ci metti altre persone hai un esito diverso.
Inserire la variante ‘culo’ significa attribuire agli elementi trovati lungo il percorso e non alla capacità di ‘capitalizzarli’ il motivo per cui ad ogni elemento è corrisposto un progresso all’elemento successivo.
E qui le nostre strade si dividono e io smetto di attribuire al culo non tanto la possibilità di raccontare ai nipoti di un vecchio professore che credeva nel suo lavoro (elemento) quanto quella di aver fatto sua (di mio cugino) la convinzione che senza quella fiducia (nel proprio impegno) (capitalizzazione), culo o non culo tu è in un call center che finirai.
La maggior parte firebbe comunque agli stracci?
Mh.
In base a quale formula?
@Vis:
Numeri e statistiche sono un insieme di casi singoli.
Se non t’interessano i casi singoli, mi sfugge come tu possa attribuire valore alla loro somma.
O forse stiamo dicendo che sviluppi percorsi passaggi conquiste sconfitte attribuibili a una categoria di persone, sono diversi da quelli attribuibili ai suoi singoli componenti?
Il parallelo con la zia che vince al superenalotto manco lo considero.
Io sto parlando e credevo anche voi, di un argomento nel quale la prima variabile fondamentale è la persona, non il caso e la probabilità.
Fare questo discorso, parlare di lavoro prospettive crisi e opportunità, usando come metro di misura e lente quello del calcolo delle probabilità del superenalotto è possibile solo se lo si fa con quel fare tanto italiano di chi fa sue le vittorie e incolpa il fato, il governo, le ‘istituzioni’ per le sue sconfitte.
Il discorso del culo là sopra, in sostanza.
Che è poi la radice del macrodiscorso un po’ più sopra che porta a auspicarsi il fallimento di chi ha avuto più di noi, invece di cercare di arrivare anche noi un gradino più su.
Quel concetto secondo il quale se tu hai ottenuto un successo in italia, grossa parte del merito va al culo ed essendo culo è una cosa che poteva capitare ‘anche a me’ e potendo capitare ‘anche a me’ non vedo perché non lottare per levarti da dove sei e sedermi io al tuo posto, visto che la differenza è la sedia, non chi ci sta sopra.
Allora sì, ’se fossi nato là’ oggi sarei anch’io pilota, perché quel pilota è pilota perché ha avuto il culo di nascere là.
Allora sì, se avessi incontrato quel professore oggi sarei anch’io designer, perché quel designer è designer perché ha avuto il culo di incontrare quel professore.
Sfiorati dal dubbio che anche fossi nato là, anche avessi incontrato quel professore, io fancazzista dopo un mese sarei stato scoperto e rispedito al call center?
Mai, siamo in italia, chi ce la fa ci ha tolto la possibilità di farcela noi.
Pelo di figa e carro di buoi è ancora più folle del parallelo del superenalotto.
Io parlavo di stima, di voglia di arrivare a essere guardati con orgoglio, spesso identificati nella persona che si ama.
L’ho riassunto, mi spiace aver turbato la vena sessista di questo discorso, ma io parlavo d’altro, di qualcosa di un po’ più su del pelo di figa (che pure ha la sua bella importanza), di quel motore interno di ognuno di noi che fa la differenza tra chi fa le cose PRIMA d sapere se le otterrà e di chi le fa SOLO se qualcuno gli garantisce che le avrà.
I primi generalmente non finiscono agli stracci.
I secondi passano la vita a piangersi addosso e quando in tv li intervistano dicono che sono agli stracci perché lo stato non c’è.
Perché i numeri e le statistiche ti portano davanti a quella telecamera sempre quelli, mostrandoti che sono il 100% degli intervistati da quella telecamera?
Perché gli altri sono a lavorare e non davanti a una telecamera.
Nuemri e statistiche?
Ok, ma posso parlare solo della mia esperienza.
Il 95% di quelli che conosco sono assunti a tempo indeterminato.
Il 5% che no, ne sono tutti responsabili in qualche modo, in qualche momento della loro vita.
@broono
mi ero confuso con il post sopra
quanto al “La maggior parte firebbe comunque agli stracci?
Mh.
In base a quale formula?”
in base a una realtà che è fatte ormai di oltre il 50% di gente impiegata con contratti a termine, a prescindere dalle capacità, dagli studi e dalla voglia di farsi il culo che possono avere
questi sono dati statistici, tuo cugino,io, te, con le nostre storie personali non siamo statisticamente rilevanti e nemmeno storie esemplari
se credi ancora alle favolette sul “merito” premiato sei fuori strada, le tendenze negli ultimi anni puntano proprio a far fuori il personale più qualificato ed esperto, semplicemente perchè costa di più e così va il mondo
con questo non intendo dire che tuo cugino abbia avuto -solo- fortuna, ma comunque che questa sia stata determinante è un dato di fatto, tanto che ha trovato il posto grazie allo sbattimento (gratuito) di un professore come ce ne sarà uno ogni tantissimi
quando vai contro la statistica il culo c’entra sempre, tuo cugino non fa media, come non fa media chi, come ha ricordato viscontessa, vince alla lotteria
parlare di casi singoli e renderli esemplari, serve solo ad allontanarsi dalla realtà, che è fatta di grandi numeri, per lo più di segno negativo, che non possono certo essere messi in discussione da qualche esempio positivo
esempio che non serve nemmeno a concludere che chi non ha avuto gli stessi esiti sia uno sfigato incapace e fannullone, se metà dei contratti sono a tempo determinato è perchè si è costruito un quadro legislativo per il quale conviene alle aziende assumere così e queste ne approfittano fin che possono e anche un po’ più in là
insisto, dare la colpa alla forza-lavoro per le pessime condizioni contrattuali che sono imposte dalla classe dirigente è tafazzismo puro, quando non sia collateralismo con chi pensa solo, ottusamente, al proprio profitto
Mi avete depresso, ragazzi.
Grazie.
(ciao Piti, ciao Broono)
Broono l’ultima sul carro di buoi era una battuta anche se non ci avevo messo la faccina sorridente. Ok te la metto adesso:-)))
Sul resto invece c’è ben poco da riderere perchè tutto il tuo lungo intervento è riassumibile in una sola frase
“Io sto parlando e credevo anche voi, di un argomento nel quale la prima variabile fondamentale è la persona, non il caso e la probabilità.”.
ecco proprio no, io non parlavo proprio della singola persona ma di tutte quelle persone che esprimendo lo stesso stato d’animo, rappresentano la collettività o almeno parte di essa. Non si tratta appunto di probabilità o di caso come nell’esempio di tuo cugino, ma di norma, della normalità, di ciò che accade alla collettività.
Concentrarsi sul caso singolo, sulla persona, sull’individuo come variabile principale del problema, non è corretto.
Il singolo, anche l’uomo più meritevole, più intelligente e più dotato dell’umanità, ha sempre dovuto fare i conti con la realtà che lo circondava e il contesto nel quale viveva e spesso, ahimè, non è certo uscito vincitore.
Semplificando si, dì pure che tuo cugino è l’eccezione che conferma la regola tant’è vero che ti sei sentito in dovere di raccontare il suo percorso perchè il suo percorso è eccezionale rispetto alla regola. La cosa triste è che invece dovrebbe sempre essere la regola ma posti per designer in erba (tanto per fare un esempio) c’e n’è uno tutti gli altri son nessuno.