Vita da call center
E tu che vita vorresti fare?
Siamo fuori a fumare una sigaretta, un capannello di gente tra i venticinque e i trentacinque anni, ragazzi e ragazze di oggi perchè a trentacinque anni, oggi, sei ancora un ragazzo e non un uomo o una donna come lo erano i nostri genitori.
Cosa ti piacerebbe fare nella vita?
Operatori di call center, un call center “umano” con il team leader ma senza il motivatore, con le performances ma senza il premio aziendale per il miglior operatore, con il contratto a progetto ma con tutte le pause che vuoi purchè nella giornata tu faccia un certo numero di telefonate.
Se potessi scegliere il tuo futuro, come lo vorresti?
A rispondere per prima è Elisabetta trentatre anni, smette di ridere con le compagne e si fa seria, ci pensa un attimo e mi fa “vorrei avere un lavoro part time, quattro ore la mattina ma con un contratto a tempo indeterminato, nel pomeriggio vorrei passeggiare con il mio cane, un giorno vorrei avere dei figli e poterli andare a prendere a scuola, mi piacerebbe anche allevare cani ma non sono sicura che poi riuscirei a venderli. No, mi basterebbe avere una certa serenità economica, un lavoretto tranquillo e una famiglia a cui dedicarmi”.
Il secondo a rispondere è Duccio, trentacinque anni, team leader. “io vorrei vivere in campagna, vorrei lavorare in campagna”. Un agriturismo? “anche no, mi basterebbe anche qualcosa meno, forse un pezzo di terreno da coltivare e qualche animale”
Marta invece, trent’anni, vorrebbe avere una tabaccheria con ricevitoria del lotto. “mi è sempre piaciuta l’idea della ricevitoria che se qualcuno vince qualcosa tocca una percentuale anche a me” figli? Famiglia? “certo, vorrei avere due figli e una ricevitoria”.
Alessandro di anni ne ha ventisette, e tu cosa vorresti fare? “io vorrei soprattutto poter andare a vivere da solo, vorrei vivere da solo e poi vorrei un lavoro che mi permette di viaggiare. Non tanto però, qualche viaggetto ma non troppo lungo ne troppo lontano. Vorrei vivere qui a Firenze ma soprattutto da solo”.
Elena, l’ultima a rispondere, di anni ne ha venticinque. “io vorrei vivere al mare” e che lavoro vorresti fare? “anche quello che faccio, per me il lavoro è un mezzo e non un fine, mi basterebbe vivere in una località di mare e guadagnare qualcosa in più per potermi permettere di vivere da sola”. Famiglia? “non lo so, per adesso non mi interessa”.
Ambizioni modeste, forse ancor più modeste di quelle della generazione precedente, ambizioni che durano il tempo di una sigaretta. Poi si torna dentro. Si torna indietro.

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addosso le cose, fregandotene, ce la fai. E disinteressatamente la tua vita va avanti. Devi usare la testa il meno possibile, giusto quello che serve per chiudere i contratti, possibilmente senza truffare nessuno, visto che nessuno te lo chiede.Macchianera, in forma di intervista, traccia un quadro di coloro che lavorano nei call center e dell’intera generazione che rappresentano: E tu che vita vorresti fare? Siamo fuori a fumare una sigaretta, un capannello di gente tra i venticinque e i
Mah, forse è vero, la nostra generazione (io ho 26 anni) ha ambizioni più modeste com’è naturale per chi è cresciuto nei grungy-90s pensarla in maniera molto diversa da chi lo faceva una generazione prima e compiva i suoi venti anni nel periodo di maggior splendore degli anni ’80, quando si guardava al futuro con occhi molto diversi, con il colletto della polo alzato e le timberland al piede (nella peggiore delle ipotesi!).
E però d’altro canto, mi sembra anche che sia facile guardare fuori dalla propria realtà con occhi fin troppo ottimistici, magari prima di essercisi immersi.
Un lavoretto tranquillo e gli affetti della famiglia, certo tutti d’accordo, ma poi cosa realmente siamo disposti a fare e a cosa siamo disposti a rinunciare in pratica ?
Io ad esempio ho una certa esperienza sull’argomento “lavorare in campagna”, e di certo non si ha così tanto tempo di portare a spasso il cane: in compenso puoi ribaltarti in trattore sulle dolci colline senesi mentre giri tra le viti e rimanerci secco, o finire con le gambe maciullate dall’albero di trasmissione che c’è tra il trattore e la cisterna per i cereali che è una prospettiva forse un po’ più rock che finire con sindrome-da-stress da call-center ma ugualmente poco allettante, ti assicuro.
In compenso spalare la merda per qualche mese apre i polmoni e allontana le allergie che puoi prenderti solo nello smog milanese, quello si… però non perdiamo di vista la realtà.
Lo stesso vale per l’ipotetica ragazza delle 4 ore di lavoro part time, che va anche bene da dire: ma quante di queste persone poi riuscirebbero ad accettare un tenore di vita corrispondente a lavorare solo quattro ore al giorno?
Senza andare a camden town a Londra con Ryan a fare il weekend di saldi, senza poter comprare la cintura di prada o gli occhiali grossi di Gucci ?
Tante conquiste degli ultimi decenni sono una risultante diretta della corsa alla produttività che ha generato tutta questa ricchezza e ne ha portato i benefici un po’ a tutti: se si sogna una produttività “rilassata” bisogna anche essere consapevoli che si può fare un salto indietro nel tempo in quanto a qualità della vita, nel bene ma anche nel male.
Quante di queste persone che sognano di andare in giro al parco col cane lavorando solo quattro ore al giorno ne sono consapevoli ?
Boh, sembrerà una cosa stupida quella di richiamare a una percezione ragionevole del rapporto tra quello che si fa, quello che si “produce” e quanto tutto ciò “vale”, ma non vorrei che d’altro canto si andasse un po’ tutti troppo sul new age, ecco. Mia umile riflessione, chiaramente.
Io da grande volevo fare prima il marinaio, poi il pilota, poi il pilota di marina (avevo visto top gun), poi lo scienziato pazzo (letteralmente: pazzo), poi il pompiere, poi il programmatore (avevo visto war games), poi lo storico, poi ancora il ricco.
Una precisazione, quello che vuole andare a vivere in campagna non è lo stesso che vuol portare a spasso il cane anche perchè i cani in campagna (anche io ho una certa esperienza di concime da spalare:-)) se ne vanno allegramente a spasso da soli.
Per quanto riguarda invece le eventuali esigenze sul tenore di vita, probabilmente hai ragione ma nessuna delle ragazze con le quali ho parlato è comunque tipa da occhiali di Gucci e week end a Londra.
Mi verrebbe da dire che paradossalmente sono più io (ventenne nei favolosi anni ottanta) a soffrire di più di questa situazione ma poi fa tanto anche i ricchi piangono ed è meglio lasciar peredere:-)
Aspirazioni tanto modeste da apprire esagerate.
(Lavoro di 4 ore a tempo indeterminato?)
apprire = apparire (sorry)
Anche i ricchioni piangono.
Virno, eh… ribaltarsi col trattore sulle dolci colline senesi: perché l’immagine della vita bucolica è tutt’altra?
Meglio il call center?
boh…
Io sto in quella generazione (più o meno) che descrive Viscontessa, però, cacchio!, sognare non costa mica niente. Il problema è gestire le delusioni.
Ma come è bello ribaltarsi / sulle colline modenesii / col mio trattore Special che / mi dà dei problemiiiiii
A me sembrano aspirazioni bellissime… Ho 40 anni e da giovane ne avevo tutt’altre, ma ora ne comprendo l’inutilità. Se questa è la nuova generazione, mi sembra più saggia della mia.
Al di là di fantasie lisergiche quali ” la produttività ci ha fatto ricchi” e delle favole che un’elite dissoluta e predatrice spande per derubare le collettività, c’è da dire che quel che emerge ovunque è una enorme rassegnazione. Piccoli sogni di modestissime TAZ che permettano di vivere una supposta normalità al riparo dai grandi spaventi che l’epoca ci procura.
Le collettività del ventesimo secolo sembrano anestetizzate e rassegnate e con gli individui non va tanto meglio, ci si accontenta di sopravvivere e a volte nemmeno quello.
Nessuno sembra accorgersi che la mistica del lavoro per tutti è un’illusione, così come è un’illusione la moltiplicazione dei pani e dei pesci nelle Borse, ancora peggio della fiducia nella mano invisibile del mercato.
Il punto resta e resterà sempre nella redistribuzione delle risorse e dei profitti. Fino a quando non si darà corso a cambiamenti radicali,funzionerà che i profitti se li pappano quelli che sono già grassi e le passività saranno accollate agli altri. Succede in queste ore, nelle quali Bush sta per firmare un mega-assegno con il quale gli spericolati speculatori ripianeranno le loro perdite con i soldi dei contribuenti americani. Continuerà a succedere.
Soldi veri per comprare titoli-spazzatura a fronte di -nessuna- sanzione per gli autori della più grande rapina del secolo. Rapina che, se ora passa la proposta di Paulson-Bush, è destinata a continuare e ad aumentare il bottino dei predatori.
Pochi mesi fa lo stesso Bush ha messo il veto su provvedimenti che avrebbero permesso di aiutare 30 milioni di americani poveri e che costavano una frazione insignificante di quello che ora è pronto a buttare nel piatto per salvare qualche migliaio di ricchi.
Il fatto che negli Stati Uniti, ma nemmeno altrove, nessuno sia sceso in strada con i forconi di fronte a cose del genere, è la migliore dimostrazione di quanto il sistema integrato di controllo delle opinioni pubbliche sia funzionale e funzionante.
Allo stesso modo testimonia la sovversione delle democrazie occidentali, dato che non può esistere potere democratico senza responsabilità e che le elite occidentali (in primis quella italiana) si sono da tempo messe al riparo da qualsiasi responsabilità e dalla possibilità di essere rimosse dal potere attraverso il processo democratico.
Tutto il resto è fuffa.
Scusate se intervengo, per la prima volta su questo sito, ma volevo dire una cosa, piccolissima.
Per Virno: non confondiamo “qualita’ ” della vita con “tenore” di vita.
Sono due cose spesso diverse, qualche volta opposte.
Il giorno in cui lo capiremo avremo fatto un passo avanti per liberarci dalla schiavitu’.
Non dico che si stava meglio quando si stava peggio, non esalto improbabili arcadie, ma so, sono sicura, che esiste una vita migliore, con il necessario, con i servizi moderni, le cure mediche, la tecnologia utile ecc., ma senza il superfluo stupido.
Ribadisco, se lo capissimo in tanti crollerebbe su se stesso un sistema fasullo che ci ricatta e ci umilia e ci toglie individualita’.
voglio sopravvivere, con le mie forze, e non aver paura di non farcela.
ambizioni tornate ad essere quelle dell’emigrante. a casa propria però.
a me, 15enne negli anni ’80 mi mette una gran voglia di gas.
(non giudico sti ragazzi, occhio! parlo di dove si è finiti)
Di gas nel senso di ‘a tutto gas’ con il trattorino special che ti dà dei problemi?
Viene da pensare come diavolo sia lontano lo “yuppismo”.
Verrebbe anche da pensare se sia mai esistito veramente, per coloro che ai tempi non c’erano.
Eppure c’è stato un tempo in cui il cinismo e l’arrivismo si erano impossessati dei giovani e la posizione sociale era tutto nella vita.
Duole dirlo ma benvengano le crisi, se servono a recuperare contatto con i valori che contano.
Il mondo deve sapere…………
milena: stai descrivendo la società di Star Trek :D
Diamonddog, forse una via di mezzo tra la yuppismo degli anni ottanta e la rassegnazione dei giorni nostri, sarebbe una soluzione migliore. Tu parli di valori che contano ma questi sono valori individualistici nessuno che abbia espresso il desiderio di fare qualcosa per gli altri o per la nostra società nella quale viviamo.
Mah, non so, forse saprei ma non ne sono convinto, massi domani è un altro giorno.
Non è tanto: “che vita vorresti fare”
E’ il *dove la fai* che conta.
Diè!
@Mazzetta
Vabbè allora raccontiamoci che in una società ideale in cui i profitti sono ripartiti in maniera più giusta possiamo lavorare tutti 20 ore alla settimana mantenendo il nostro livello di vita, compresa l’adsl e il computer, la TAC in ospedale e le vacanze alle Maldive. Che tutti sono stimolati ugualmente a fare del proprio meglio, che il mondo va avanti anche a crescita negativa come sostengono gli hippie della decrescita, ecc.
Quando vedrò un esperimento anche solo parzialmente funzionante di questo ideale ci crederò, ma la verità è che storicamente la mano invisibile – funzioni bene o male – esiste e se il profitto non lo fa il capitalista brutto e cattivo (usa) lo fa storicamente il mafioso (italia) o il burocrate di turno (ussr, cina).
Proprio la crisi americana che citi dimostra l’esistenza della mano invisibile, i contribuenti americani hanno vissuto per anni sopra le loro possibilità con le casette in suburbia a 50 km dal centro e i Suvvettoni da 12 miglia per gallone, con la cucina in granito con tv al plasma integrato, e ora ripagheranno tutto con gli interessi, come è giusto che sia … se sei deficiente devi pagare prima o poi la tua tassa sull’ignoranza: non puoi mica farla franca.
A me sembrano sogni bellissimi.
La prima: lavoro, soldi giusti, e tempo per godersi la vita
Il secondo: vivere in un ambiente con ritmi, odori, vantaggi e svantaggi diversi
la terza: vivere al mare!!!!!!!
Alzarsi la mattina e dare un’occhio se il mare è calmo o mosso, le nuvole che portano acqua o il vento che libera il cielo.
Io penso che questa gente abbia già sperimentato, tv, carriera, soldi, discoteche, e serenamente faccia scelte alternative.
ma perchè sta ossessione del call center. così sembra che lo consideriate un posto dove lavorano dei poveretti. e i blogger non desiderano più niente, invece? hanno già tutto?
@niuno
ti ringrazio per aver imostrato la mia tesi sull’efficacia del controllo integrato
il fatto che tu non abbia visto mai nulla di diverso testimonia solo che nulla di diverso è mai stato tentato
il tuo tentativo di buttarla nel ridicolo è deprimente, così come il riferimento agli Hippie della decrescita
la deficienza degli americani è speculare a quella di chi aspira acriticamente a quel modello e, se non te ne sei accorto, stai proponendo loro -esattamente- quello che dici propongano gli hippie della decrescita.
tu rifiuti di decrescere, ma per gli americani è invece una soluzione giusta e consequenziale, non noti una vaga incongruenza?
l’ignoranza degli americani è la tua stessa ignoranza, quella che ti spinge a rifiutare anche il solo pensiero di una “crescita diversa” dall’accumulazione di beni e capitali. Una pigrizia che risolvi ricorrendo allo scherno e all’esibizione di uno scetticismo che tu stesso ti incarichi di minare mentre lo dispieghi
molto più facile buttarla in scherno e deridere chi cerca di far notare queste sottili incongruenze, vero?
l’accumulazione materiale non può che risolversi in una rapina ai danni dei più deboli, visto che già domani (23/9) avremo consumato tutto quello che il pianeta era in grado di produrre quest’anno e poi passeremo a divorarci il capitale. Lo facciamo dal 1986 e suppongo che quelli come te non lo ritengano un gran problema, abbiamo ancora un sacco di capitale da consumare, no?
Conosci qualcuno così stupido da segare il ramo sul quale è seduto? Se no, guardati allo specchio e vedrai qualcuno che con il suo atteggiamento sta aiutando a segare proprio il ramo sul quale sei seduto tu.
Ovviamente non mi aspetto che tu ti preoccupi di un paio di miliardi di poveri per i quali non c’è trippa e nemmeno per chi darwinianamente inadatto soccombe alla legge della giungla turbocapitalista, ma ti dirò che mi preoccupa parecchio sentire che siete in più d’uno a ritenere impossibile rinunciare alla vacanza alle Maldive o allo shopping a Londra.
qui il problema non è quello di essere anticapitalisti, ma quello di smettere di fare le cheerleaders deficienti di un sistema che è pura sovversione di qualsiasi modello capitalista sostenibile
temo che saranno proprio quelli così, che quando finirà la trippa anche per loro, impazziranno chiedendo il bagno di sangue che lava tutti i peccati del mondo.
storicamente funziona sempre così, non è mai il popolo bue che si ribella perchè non ha il pane, di solito sono gli aspiranti alla ricchezza che perdono il lume della ragione quando scoprono di essere stati truffati da qualcuno più furbo di loro che si credevano furbi
…e cerca di ricordare sempre che Cassandra aveva ragione, non è che portasse sfiga, è che aveva ragione e si confrontava con gente che non voleva sentir ragione
quelloche qualcuno dimentica, detto a margine di questo bel dibattito (grazie, Viss) è che la produttività del lavoro negli ultimi 25-30 è cresciuta a dismisura grazie alla tecnologia.
Quindi non era roba da visionari alla Bertrand Russel l’idea di vivere bene (sia per tenore sia per qualità della vita, concetti non identici ma non opposti). Andate a vedere quante auto faceva la FIAT nel ’78 e quante ne fa oggi e con quanti operai, o quante dattilografe servono in Comune per redigere gli atti amministrativi.
Il problema è che questo aumento di produttività non è assolutamente andato in tasca a chi lavora, non ai dipendenti intendo.
In più, il capitalismo (ideologia bieca quanto quelle che lo hanno preceduto, il libero mercato non è mai esisitito come non esiste il socialismo o il paradiso o allah) si è premurato di mettere in pista il terzo mondo a fini di creazione del famigerato esercito di riserva dei lavoratori: quello che se non fai tu questo lavoro per 100 ce n’è uno in Cina che lo fa per 30.
Semplicemente i ricchi, i padroni sono tali perchè
a) sono furbi
b) si amano
c) sono cinici
Tutte caratteristiche che la moltitudine non possiede e quindi è sempre disposta a farsi fregare: e i ragazzi del call center di Viss (innocenti, ormai la cosa è andata e non si ferma più) soono la conseguenza delle mancanze dei punti sub a-b-c.
Il padre di uno dei bruciati alla Thyssen diceva incredulo all’indomani della tragedia che anche luiaveva lavorato lì e aveva raccomandato suo figlio e che gli pareva un buon lavoro. Andate a convincere un ricco che andare in fonderia sia un destino niente male, anche senza roghi estremi. E’ l’autodisprezzo la chiave di volta.
Elggete Tow Sawyer, uno dei primi capitoli. Tom è incaricato dalla zia Polly di dipingere tutta la staccionata. E’ una fregatura solenne, ma lui convince i suoi amici che è un onore, QUESTI GLI CREDONO (IL MAIUSCOLO EVIDENZIA IL NOCCIOLO DELLA QUESTIONE) e la dipingono al suo posto e lo pagano pure per avere l’onore di farsi il mazzo.
Comunque a quello che in cime diceva che nella vita di una volta non si andava a camden town: amico io sono abbastanza anziano per esserci andato anche 30 anni fa, ok, e ci si andava. Non solola qualità della vita, ma anche il tenore della vita era migliore.
Pensa all’età pensionabile, mia croce e mai delizia.
Avrei molto da scrivere.
Comunque, io lavoro 5 ore al giorno e mi va bene così.
Prossimo passo o metterci due mesi filati a casa o togliere il venerdì.
Tanto poi su muore e non rimpiangeremo le ore nono passate in ufficio.
E non fate figli, se no loro vi obbligano a subire il ricatto padronale. E poi subentrano loro, i figli, nella condizione dei ricattati.
augh
un p.s. che ci vuole
vorrei far notare ai distratti che la mia sopra è una critica “interna” al capitalismo, dire che certi profitti osceni sono criminali e che alcune attività non possono e non devono essere privatizzate non vuol dire in nessuna maniera demonizzare il profitto o farsi promotori di egualitarismi ottusi.
giusto perché dopo l’hippie mi era parso di sentire il sibilo di un “comunista” in arrivo….
La penso come Anthony; a parte quella del lotto-tabaccheria le risposte mi piacciono tutte.
guardate che se volete dalle miei parti, grazie alla lungimirante politica agraria CEE (aka PAC), i terreni sono in vendita a un prezzo irrisorio (20.000€/ettaro irriguo). Scordatevila vita bucolica però, c’è da sudare con la burocrazia, le tasse, il maledetto euro e infine con il lavoro vero e proprio….
ah, ma non era un raccontino del terroe?
terrore
Marziano, nessuna ossessione da call center, lavoro in un call center (anche se non al telefono) e ciò che ho scritto rappresenta fedelmente la realtà.
Avevo posto questa domanda per scherzo immaginando che mi avrebbero risposto cose tipo vorrei viaggiare per il mondo o vorrei fare il cantante e invece queste sono state le risposte che ho ricevuto.
E parliamo di gente con una laurea in tasca.
il call center è diventato un “luogo comune”, un posto che è entrato nell’immaginario di tutti (anche in modo non veritiero). io lo penso come uno dei luoghi principe della sospensione, una specie di purgatorio professionale.
non il posto della tortura (non nei termini del tornio delle passate generazioni) ma per molti una non condizione che costringe ai sogni ma che ammazza i progetti.
lancio una provocazione: e se chi lavora in un call center, sotto sotto, se lo meritasse? A volte il piangere su sé stessi vorrebbe suggerire una grandezza interiore incommensurabile che il destino cinico e baro limita con i suoi ingiusti vincoli, ma non sempre è così. Anzi: non PER FORZA è così.
La parte finale dell’intervento di Piti mi ha colpito moltissimo.
Cesaro, non è una provocazione, è una minestrina riscaldata
Da secoli si afferma che gli sfruttati si meritano di essere sfruttati, che è colpa dei poveri se sono poveri e anche che è colpa delle vittime se finiscono nelle grinfie dei carnefici.
C’è sempre qualcuno che prova questa strada, ma poi non riesce ad argomentarla, visto che nessuno è mai riuscito a dimostrare che merito ci sia nel nascere ricco e difendere selvaggiamente la propria rendita di posizione.
C’è un dato comunque che smentisce questa possibilità, ed è quello del crollo della mobilità sociale in tutte le economie avanzate. Un sistema nel quale la condizione di nascita è tanto determinante da risultare sovvertibile solo in un numero ininfluente di occasioni è un sistema che prescinde dal merito e dallo sbattimento, nel quale importa solamente l’affiliazione al censo d’appartenenza. In queste condizioni parlare di merito è ingenuo e fuorviante.
Quello che volevo dire è che c’è una massa impressionante di giovani omologati, noiosi, prevedibili e lagnosi. E a questi gli sta bene il customer care: cosa volevano fare, gli esploratori dell’Artico o i nuovi Lindbergh? Sei una persona banale? Allora fai un lavoro banale e accontentati. Al Premio Nobel ci penserai in un’altra reincarnazione.
Cesaro, è quello che ho detto oggi ad uno sporca negeriana mentre passavo in macchina: sei nata povera? e allora fai la puttana e accontentati, porco mondo! a lavorare in un call center ci penserai in un’altra reincarnazione.
e se non sei una persona banale, ma ti tocca lo stesso il call center perchè i posti -non banali- sono già tutti prenotati?
e se al tuo posto, nel posto -non banale- c’è il banalissimo figlio di qualcuno?
comunque ai tempi nei quali i giovani non erano lagnosi e noiosi, risolvevano la questione sparacchiando qua e là, non è escluso che il pendolare della storia prima o poi ci tolga dalla noia…
Cara Viscontessa. Nascere poveri non è una colpa, così come non lo è il rimanere poveri se non si ha fortuna. Ma rimanere banali, in un mondo dove grazie agli sforzi del signor Gutenberg basta rinunciare a due BigMac con patatine per comprarsi qualche cazzo di libro in edizione tascabile, E’ una colpa.
Va detto Cesaro che tu non sei neanche sfiorato dal pregiudizio, neanche un po’ o forse solo poco poco ma non si nota quasi, tranquillo.
Com’è la tua teoria? se lavori in un call center sei uno banale che invece di comprare libri spende soldi per i BigMac e patatine? giusto?
Dimmi la verità, sei un consulente finanziario Mediolanum.
Le puttane sono persone senza dignità.
Ci vorrebbero calci in culo e sputi in faccia.
Uh…Amilcare deve essere scappato da Oxford senza completare il piano di studi…
oppure è anche questa una sottile provocazione che mi sfugge?
chissà cosa penserà dei sex worker con il pisello…
Son convinta Amilcare che la maggior parte di loro riceva sia gli uni che gli altri e sono altrettanto convinta che potendo scegliere preferirebbero sia gli uni che gli altri piuttosto a quello che sono costrette a prendere ogni sera.
Soprattutto da quelli come te che è noto siano i loro migliori clienti. D’altra parte se uno non si sentisse costretto ad andare a puttane come unica possibilità di contatto umano con una donna, non avrebbe alcun motivo per avercela tanto con loro.
Prova a farti delle ricche seghe, non dico che risolva il tuo problema ma a volte aiuta.
Amilcare ha un edipo irrisolto.
La tesi della vittima che voleva tanto fare la sartina e che per uno scherzo del destino è finita a fare la puttana, è vecchia, e non ci crede più nessuno.
Ho lavorato presso un call center in passato, ho viaggiato un pò per imparare qualche lingua straniera, dandomi da fare ovviamente.
Siamo una generazione (25-30) pronta a lavorare in un Call Center a mio parere.
Il problema è starci, ecco, quello magari diventa più difficile da accettare se si ha qualcos’altro da dire che “pronto”.
In bocca al lupo a tutti quelli che ci lavorano.
PS. Scappate!!!
Dario.
ITALY ITALIA
A me la vita da call center non mi pare una tragedia. Forse è il solito shock che si prova al primo lavoro sottopagato. Quello che ho provato io quando sono entrato nel mondo della fatica… a 15anni. A me quello che pesava , a parte il periodo di apprendista dove i soldi non c’erano, era perdere tutti gli amici. Tu al lavoro la sera e loro in giro a cazzeggiare. Uscivo la sera per cazzeggiare e loro rientravano a casa.
La scoperta che alla fine sei in galera, non puoi fare quello che vorresti con qualche prezzo da pagare ed il più delle volte per nulla.
Certo che viverlo a 15 anni forse è meglio che a 30. Ma ancora non ne sono sicuro. Io ho avuto il futuro perdendo l’adolescenza.
“La tesi della vittima che voleva tanto fare la sartina e che per uno scherzo del destino è finita a fare la puttana, è vecchia, e non ci crede più nessuno”
E allora, caro Amilcare, raccontacela tu com’è, visto che sei molto informato.
Ma certo che di idioti ce n’è ancora a pacchi.
Ah, qualcuno diceva delle future passate generazioni che non erano banali e sparacchiavano qua e là.
Amilcare, Cesaro, non siate banali: sparacchiateVI anche voi!
Certo che sono valori individualistici, ma si parlava di aspirazioni lavorative mica di volere cambiare il mondo.
Trovo che, in ambito lavorativo, aspirare non alla carriera ma alla serenità sia comunque un “valore” da riscoprire.
Ehm…Amilcare.
Parlavi delle puttane da strada o di quelle vere?
diamonddog non si parlava solo di lavoro, infatti quasi tutti hanno espresso anche il desiderio di una famiglia.
Che vita vorresti fare era la domanda.
Bhe, il mio nipotino di 7 anni ha detto che vorrebbe fare la vita del “fannullone”. Che, stringi stringi, mi senbra quello che vorrebbero i “callcenteristi”. Sì perchè lavorare 4 ore al giorno e avere una famiglia se lo può permettere forse il berlusca.
Mi dispiace, ma più passa il tempo, più mi pare che il mi babbo avesse ragione: “se non hai un culo così, la vita non è per niente comoda”.
Vedi, Facci, a mio parerel e responsabilità del povero (la sua parte di responsabilità, in un quadro nel quale il ricco ha le sue) nella perpetuazione della sofferenza sociale sono quanto di più ignorato e nascosto.
Nella mia grafomania, ho scritto talvolta a vari quotidiani, a Galimberti, Serra e altri: che non di rado mi hanno publicato se parlo di altro. Ma sul tema”il povero che fa un figlio, fa un nuovo povero” non un “crepa” mi è mai giunto in risposta dalla diciamo pubblicistica ufficiale.
Che sia un argomento non precisamente di buon gusto locapisco anch’io. Ma le cose stanno così.
Io penso che se don Abbondio continua tutti i giorni a passare per un viottolo dove invariabilmente ci sono i bravi che lo attendono per angariarlo, i bravi sono degli stronzi, ma don Abbondio è cretino. E questo è il destino del povero, che ulula tutta la vita per un mondo che (è vero) è ingiusto e oppressivo verso chi nasce snza camicia. Poi, però, mete al mondo dei senza camicia lui pure. E aggrappandosi a motivazioni che non spostano la realtà nè le conseguenze delle sue scelte di un millimetro.
Come ho detto anche nell’intervento sopra, credo che alla base ci sia la sottovalutazione, se non il disprezzo, che il povero ha di sè, introiettato dalla nascita e alimentato dalla sua condizione servile.
Non voglio discutere, Piti, non ti contrappongo niente. E non ho figli. Osservo però esiste una mobilità sociale (poca, in Italia pochissima, è pieno di figli di, ma ce n’è comunque più di quanta ce ne sia mai stata) e che vedere i figli solo come eredi della condizione di ricattati (neoproletariato) è interessante pur essendo un’evoluzione di teorie marziane.
A colpirmi di più è il concetto poveri=no figli, perchè il problema di non fare figli in questo mondo di merda eccetera è un problema che in genere, paraqdossalmente, si pongono i benestanti. Per il resto, più c’è povertà e più si fanno figli. Ma qui si sconfina in un discorso antropologico.
non mi pare un gran rimedio quello che propone Piti, anche perchè non è evitando la riproduzione dei poveri che si cancella la povertà, prova ne sia che anche quando il mondo era enorme e le risorse sovrabbondanti per gli umani, i poveri esistevanoi l
o stesso
…e poi se i poveri si estinguessero, che gusto ci sarebbe ad essere ricchi?
e le incombenze di merda, chi se le accollerebbe?
chi andrebbe a fare la guerra?
a chi si accollerebbero le colpe di tutti i mali del mondo?
anche la residua possibilità dell’aumento dell’autostima nei poveri provocherebbe enormi sconquassi, non so se vi ricordate cosa è successo in Russia quando i poveri si sono montati la testa e hanno pensato di poter comandare loro ;)
no, credo che la soluzione, se c’è, vada ricercata altrove, prima che qualcuno proponga di nuovo di sopprimere i ricchi per vedere l’effetto che fa
:D
Comunque.
Il corriere domenica ha dato ampio spazio all’hostess Maruska Piredda, ragazza madre di 32 anni oggi assunta a tempo indeterminato all’Alitalia dopo quasi un decennio di precariato. Dopo essere stata immortalata da tutti i giornali a festeggiare l’uscita di scena di Cai, racconta come è stata dura la strada del posto:
«Lavorando 90, a volte 94 ore mensili, guadagnavo 2.500 euro. Secondo il nuovo contratto, invece, non solo sarei dovuta arrivare a 100 ore ma pure guadagnare di meno».
Poverina.
Ma provate a tradurre. 90-94 ore mensili sono 3, a volte 3,1 ore al giorno: per 2.500 euro.
Poco?
Oltretutto secondo il nuovo contratto sarebbe arrivata a 3,3, pur guadagnando un po’ meno.
Si dice tanto dei giornalisti, ma un redattore di prima nomina di euro ne guadagna meno di 1.600 al mese e di ore ne lavora oltre 140.
Traducendo: 7,12 ore al giorno.
Oddio: marxiane, non marziane.
Diosanto.
Giusto viscontessa, chiedo venia.
La sua domanda da call center era un pò più allargata.
Converrà con me che però la vita ruota attorno al concetto di lavoro anche se ne vorremmo tutti più che volentieri fare a meno andandoci a stravaccare sulle spiagge di bora bora più o meno circondati da donnine (o omini, a seconda).
lo so, FF, che non ti contrapponevi e devo dire che marziane era un refuso niente male. Per il resto, capisco tuttele ragioni che…mi danno torto.
Però cen’è una di ordine superiore: un povero che fa un figlio, fa un figlio povero.
E la mobilità sociale, ammesso cheesista, è di poche epoche, di poche persone a costi umani molti pesanti. il fatto è questo. Siete -siamo- poveri? Ok. volete un figlio, due tre, quelliche desiderate oche capitano. Padronissimi. Ma se date certe premesse e date certe risposte alle premesse, le conseguenze sono inevitabilmente quelle che dico io.
Magari è meglio essere poveri con prole che ceto un meno fregato senza figli. E’ soggettivo.
Ma che rendere raro il povero valorizzi la sua presenza nel mondo è un fatto. Al mondo c’è un’inflazione peggio di weimar, quella degli umani. La forza della Cina è la possibilità di applivìcare su scala inaudita il ricatto tra minestra e finestra ai suoi poveri, che diventano inconsapevoli kamikaze scagliati contro ilavoratori del resto del mondo. Vivono male e fanno vivere male. Un successone. E tutto a partire da.
E non mi dite del figlio unico: quando si è oltre un mld il disastro è già accaduto.
A 32 anni sarebbe una ragazza madre?
Certo Diamond che la nostra vita ruota intorno al lavoro soprattutto quando il lavoro è poco e mal pagato tanto da non lasciare molte altre risorse emotive per pensare a qualcos’altro. La mancanza di ambizioni carrieristiche che tu consideri un valore da riscoprire, non nasce dalla libera scelta di prediligere un tipo di vita più serena ma dalle angosce di un futuro incerto. Una necessità insomma e non una virtù.
D’altra parte nel nostro paese stiamo assistendo ad un fenomeno davvero interessante, da una parte ci sono i poveri sempre meno interessanti a lottare per vivere in una società più giusta, dall’altra c’è una nuova generazione di imprenditori filantropi. Berlusconi che lavora per noi, la cordata per salvare l’onore italiano dell’Alitalia o Della Valle che a noi a Firenze ci vuol costruire un mega stadio con centro commerciale e museo di arte moderna. Io a volte a pensare a quanto son buoni e generosi questi imprenditori quasi mi commuovo. Quasi.
Filippo, se mi parli di Maruska dallo studio di Barbarella e Brachino, posso anche capire le tue ragioni ma qui francamente no.
Una donna con un figlio a carico e nessun altro aiuto,con 2.500 euro al mese non ci campa. Se Maruska dovesse pagarsi un affitto, una baby sitter e un asilo, non gli basterebbero i soldi per arrivare a fine mese. Certo Maruska è una lavoratrice privilegiata rispetto ai lavoratori di un call center che però a loro volta sono privilegiati rispetti a quelli che lavorano al nero che a loro volta lo sono rispetto a coloro che un lavoro manco ce l’hanno, ma ciò non toglie che il mercato del lavoro nel nostro paese è sottopagato rispetto al costo della vita o in alternativa il costo della vita è troppo alto per consentire a chi non può godere di altri aiuti, di crearsi una propria indipendenza economica.
Sono arrivata a Roma un 23 giugno e il 1 di luglio ho iniziato a lavorare in un call center. Accanto a me avevo ragazzi come me per il quale il call center era solo uno stipendio a fine mese, la maggior parte erano madri che lavoravano poche ore e guadagnavano qualcosina in più da portare a casa, persone con altri interessi ( la musica, la scrittura l’impegno). Poi mi sono stufata, è vero è un lavoro altamente stressante, 350 telefonate di media al giorno. E ho cercato un altro lavoro e l’ho trovato. La mia ditta è fallita, ho cercato un altro lavoro e ne ho trovato di nuovo un altro. Un Customer care non più un call center, alta professionalità ma le persone accanto a me erano comunque, ragazzi di 35 anni che vivevano a casa coi genitori e che i 1000 euro guadagnati li spendevano in cose pressoché futili, e madri che portavano qualcosa a casa di più. Io, lontana da casa, coi 1000 euro ne pagavo 450 di affitto+ spese+ etc etc… allora mi sono di nuovo stufata e ho cambiato di nuovo lavoro e città. Sono andata via da Roma per Padova, guadagno di più, abito a 10 minuti dal lavoro (impagabile) certo ho meno cose da fare…ma è tutta salute.
Se avessi voluto avrei potuto fare che so la cameriera o la barista a Milano o anche a Roma me l’hanno proposto e guadagnare molto di più solo che no, cazzo ho una laurea in filosofia, posso fare un lavoro del genere?? Cazzo sì avrei potuto. Così potevo comprarmi la casa al mare etc…
So che questo è un discorso probabilmente impopolare, ma è solo la mia esperienza in neanche 10 anni di lavoro.
Ah adesso faccio un lavoro fighissimo eh, contratto a tempo indeterminato dopo solo un colloquio di lavoro.
Dessisa, è così anche qui dove c’è la stessa tipologia di lavoratori da te descritta.
Qualcuno poi resta, altri vanno via come hai fatto tu.
Sì viscontessa ma perché resta??? me lo chiedo sempre…e quando chiedo agli amici che sono restati mi dicono che non c’è lavoro in giro….mmmm….
Dessisa, scusa la domanda ma…che lavoro fai a Padova?
Il noto saggio Amilcare chiede: “A 32 anni sarebbe una ragazza madre?”
No, no, Amilcare: a 32 anni, se ti nasce un figlio e non hai a portata di mano il papà della creatura ti chiami ‘DONNA ZIA’. O ‘ADOLESCENTE NONNA’.
Ma che cazzo di domande fai?
dessisa, direi che è fisiologico, non tutti, anche nelle condizioni peggiori (e non parlo di call center) alcuni vanno e altri restano sempre.
Poi volendo ci sono anche motivi oggettivi, tu hai cambiato città senza problemi per altri cambiare città potrebbe esserlo.
strani i conti di Facci
voli 90 ore, ma non è che al termine di un volo prendi la metro e vai a casa
magari sbarchi a Brasilia e torni a Roma dopo un giorno e mezzo, fare i conti sulle ore di volo e indetificare in quello la quantità dell’impegno mi pare sullo stupido andante, i tempi di permanenza in aeroporto, i pernottamenti in giro per il mondo non dovrebbero essere in qualche maniera retribuiti?
il fatto che tu paragoni il lavoro della hostess a quello di uno seduto al desk per mettere insieme due palle, che alla sera torna a casina e che magari arrotonda con qualche marchetta, mi pare francamente imbarazzante
come imbarazzante mi pare questa caccia ai “privilegiati”, forse sono fuori di testa io, ma mi pare che ci sia un concerto di ispirazione padronale (vero Facci?) che suona sempre la stessa musica: se non hai un lavoro di merda pagato come quello di un cinese sei “privilegiato”
Privilegiato un cazzo, verrebbe da dire, le retribuzioni italiani sono tra le peggiori d’Europa e il potere d’acquisto di quelle retribuzioni è in coda alla classifica continentale.
Stranamente però i lavoratori soo “fannulloni” e privilegiati appena prendono meno di una miseria, seguendo questo metro il redattore di prima nomina a 1600 €, che prende molto di più di un addetto al supermercato che si fa più ore e un culo al cubo, sarebbe da esporre al pubblico ludibrio (let alone lo stipendio di Facci che è un altro discorso ancora)
Ancora più stranamente quando si osserva che le tariffe e il costo della vita nel nostro paese sono tra i maggiorni in Europa, saltano fuori i faccioni che dicono che è colpa del costo del lavoro (???) e della scarsa produttività di quei cazzoni dei lavoratori italiani.
Ma dove si raggiunge il top è nel peana continuo degli imprenditori, che vengono da 15 anni di bilanci positivi e guadagni che non hanno spartito con nessuno, ma che hanno pure il coraggio di andare a fare i conti in tasca a chi con 1500 € mantiene una famiglia, mentre allo stesso tempo pretendono tagli ai servizi, alla spesa pubblica, alle tasse (per i ricchi), all’istruzione e a tutto quanto non procuri loro un utile diretto. Anche l’acqua pubblica vogliono comprare a due lire per rivendercela a 100.
La cartina di tornasole, anche per i più scettici e filo-padronali resta comunque il tema della corruzione. Un vero cancro, diffusa, permeante ogni ambito, ci porta molto lontani dal livello minimo di civiltà continentale.
Vedi Facci, il fatto che NESSUNO tra media e classe dirigente spenda una sola parola contro questo cancro, dimostra oltre ogni ragionevole dubbio la loro collusione con un sistema che è senza alcun dubbio CRIMINALE.
Il che ci porta alla conclusione per la quale è più che evidente la complicità interna alle classi dirigenti di questo paese nel lucrare guadagni illeciti alle spalle di chi classe dirigente non è.
Complicità che si estende al sistema dei media, in particolare di quelli controllati dagli “(im)prenditori”, una realtà che è sotto gli occhi di tutti, ma che non disturba i moralisti a gettone come il povero Facci, che in effetti offre l’impressione di essere pagato per fare il picchiatore al soldo della classe dirigente.
Vai a lavorare Facci!
:D
x Dessisa: 450 di affitto a Roma ? Sono reduce da un “soggiorno” romano durante il quale ho incontrato amici disperati che non riuscivano a trovare a meno di 8-900 (parlo di monolocale in periferia…)
Mi fa impazzire che nessuno abbia parlato del fatto che sia nel caso di Alitalia che del giornalismo c’è un esercito di precari che per i famosi 1.600 euro mensili (meritati o meno, Mazzetta dai non rompere i coglioni con paragoni stupidi, mai sentito in nessun altro caso proporre anni di cassa integrazione per dio all’80% dello stipendio) farebbe carte false. Un buon 50% dei quotidiani è scritto da ragazzini inseriti sotto la modalità “collaboratori” pagati a pezzo 10 euro lordi al più. Io intanto faccio la restauratrice da 10 anni e continuo ad avere contratti a tempo determinato, a progetto e via così e arrivo a 1.100 euro mensili. Il mio compagno a 45 anni sta per essere licenziato, responsabile ufficio estero di un’azienda, dopo 15 anni di lavoro e gli hanno offerto al massimo 6 mesi di cassa integrazione. E stì cazzi.
@matilde, non rompevo i coglioni, sono paragoni che non mi appartengono, era solo per far capire a Facci che ha imboccato una strada per la quale si rompe il collo
Tanto che avevo sorvolato sul cottimo dei giornalisti proprio per non infierire
Aggiungo che molti commentatori sorvolano sul fatto che il limite delle 900 ore di volo è un limite imposto da considerazioni sanitarie, visto che a lavorare in quota si assorbe una bella quantità di radiazioni ionizzanti, volarne di più significherebbe gravi danni alla salute. L’ambiente di lavoro in questo caso è anche presurizzato e con un microclima pessimo. I giornalisti non sono sottoposti a visite obbligatorie per contollare che non si siano presi un tumore davanti al PC.
Quello che bisogna assolutamente evitare è di abboccare agli inviti alla guerra tra poveri, non bisogna guardare come “privilegiato” chi non è ancora sotopagato, ma battersi perchè tutti siano pagati a sufficienza per vivere dignitosamente.
Il fronte (im)prenditoriale è monolotico, dividersi tra salariati è puro autolesionismo, mettersi a invidiare chi prende 500 euro in più e godere se gli tagliano lo stipendio è oltre il tafazzismo
p.s.
Tra le righe l’operazione Alitalia-CAI ha un profilo da approfondire nel patrimonio immobiliare (aree e terreni) e nella sua destinazione una volta inglobato nella newco, il rischio di uno scalping come in occasione della cessione di Telecom a Tronchetti è qualcosa di più di un sospetto
Non è una guerra tra poveri, abbi pietà non volevo dire questo nè tantomeno incitarla. La signorina in questione un anno fa aveva firmato un contratto a tempo INdeterminato, roba che in nessun ambiente (per mia esperienza personale) fanno più, manco in banca. Un mio amico è arrivato alla 4° banca non esagero, perchè per legge dopo due contratti a tempo determinato sono costretti a fartene uno indeterminato, beh arrivederci e grazie ovviamente. In altre parole qua non si tratta di mozzicare il pezzente come a me -coi mancherebbe altro- ma di riportare gente stra-fortunata un po’ con i piedi per terra, mi sembra ecco che si sia perso il senso della misura nel caso dei piloti e hostess.
Mazzetta ha fatto due interventi da standing ovation.
Nè più nè meno.
Scalda il cuore trovare qualcuno che ancora vede, quando tutti sono impazziti, le cose per come stanno.
Vibro.
Non sono solo nell’universo.
matilde, non è lei a essere stra-fortunata, sono gli altri ad essere ultra-sfigati
che poi andrebbe messa nei termini: lei che ha un contratto normal vs gli altri che hanno contratti da sfruttati senza diritti se non quello di ringraziare per il “posto di lavoro”
il problema del precariato ho cercato di portarlo all’attenzione (con altri) fin da quando fu chiaro cosa si stava preparando per i lavoratori nel nostro paese, sono anni che battiamo su questo tasto (www.sanprecario.org e siti collegati), che sfiliamo a decine di migliaia per le città europee il I maggio (www.euromayday.org) e che cerchiamo di sostenere le vertenze dei precari, a partire proprio da quelle dei call center
Chissà com’è pare che esista una conventio ad escludendum per la quale i sindacati si arroccano a difendere i contratti a tempo indeterminato (che sono sempre meno e infatti ormai il nerbo sindacale è nel tesseramento dei pensionati) e -nessun- media va oltre il trafiletto, nemmeno quando più di 100.000 ersone invedono Milano umiliando la robina istituzionale dei sindacati
Flexicurity, continuità di reddito, reddito sociale, sono temi promossi da anni nell’assoluta indifferenza, salvo trovarci ora con un esercito di precari che guardano -con invidia- a gente che scambiano per privilegiati
la stessa gente che guardando ai precari teme di fare la stessa fine e manda giù qualsiasi cosa di fronte alla minaccia
Non è nemmeno questione di destra e di sinistra, perchè se la parte più attiva della sinistra si ferma a chiedere “lavoro”, non importa a quali condizioni, è ovvio che ci si consegna legati mani e piedi a chi vuole comprare il lavoro a prezzi sempre minori, anche a prezzo di grandi e gravi sconvolgimenti sociali
Il punto è proprio il precariato.
I lavoratori dei call-center sono assurti a simbolo della precarietà. Economica, sociale e privata. Se non hai uno stipendio sicuro, è difficile aspirare ad una casa e fare figli in tranquillità.
E’ una realtà dovuta che invece ristagna nei sogni, e che dagli stessi viene posticipata ad ipotetici tempi e lavori migliori.
Questo è solo uno dei lati oscuri della legge Biagi.
Abbinato alle incertezze sul futuro che incrementano, alla sovrapproduzione di bamboccioni padoaschioppani e alla nascita di nuove tensioni interne alle coppie giovani, a causa di quel senso di progettualità che dovrebbe essere uno dei fuochi che alimenta il rapporto e che invece è ridotto ai minimi termini.
E allora ci si riduce all’elementare pensierino, al piccolo desideriuccio assimilabile al motorino agognato dal quattordicenne.
L’altro lato della medaglia-Biagi è che i valori della disoccupazione sono molto vicini ai minimi storici.
Vabbè, ma che ce ne facciamo di un paese che campa alla giornata?
Ho 47 anni e un posto “sicuro” da 1400 euro al mese, conquistato vent’anni orsono quand’erano novecentomilalire. Pensate che felicità. Alternando periodi di formichina a quelli di cicala, sono riuscito a comprarmi casa (tasso fisso, cazzo!) e costruirmi quant’altro occorre per un esistenza dignitosa.
Ma mia figlia, più che essere possibilista sul suo futuro da centenaria, non può fare.
Non può progettare.
Mio cuggino mio cuggino (per una volta non è una metafora) ha finito la scuola a giugno scorso.
Mai particolarmente appassionato di studi e impegno, l’intera famiglia già lo vedeva a spasso a manifestare contro le istituzioni fino a 45 anni.
Un paio d’anni fa conobbe una ragazza che si sta laureando in lingue orientali, una di quelle che non ti da dello scemo perché non ce n’è bisogno, ma che se la ami diventa per te uno sprono e un punto di riferimento per fare quel qualcosa in più che ti fa avere anche la sua stima oltre alle sue prestazioni sessuali.
Nel giro di due anni, probabilmente per non sentirsi più scemo di lei o magari per altro ma che importa è il risultato che conta, s’è messo a prender sul serio la scuola e s’è portato a casa una maturità che due anni fa i suoi non si sarebbero manco sognati.
Uscito dalla scuola, per i genitori è partita la naturale preoccupazione sul futuro certo nel call center quando non direttamente al bar.
Nel frattempo lui mandava decine di lettere e un suo professore (scuola pubblica) mandava il suo nome direttamente alle aziende perché, pare, molto dotato.
Ci sono scuole (pubbliche) che si occupano di cercare di piazzare quelli che si sono dimostrati capaci e disposti a impegnarsi e che lo fanno bypassando le agenzie interinali ma andando direttamente alle aziende.
A tre mesi dalla fine della scuola è stato assunto in una azienda di design internazionale, a tempo indeterminato, due mesi di formazione a spese loro e poi via a disegnare caffettiere da 1000 euro e pezzi di aereo in carbonio carboniato.
Stipendio più che dignitoso (per uno che come esperienza può vantare il nulla se non il fatto che un professore l’ha visto passare da uno che passava i pomeriggi sullo skate a uno che voleva essere all’altezza della sua ragazza) più alto comunque di quello dei suoi genitori che lavorano da mille anni, futuro quasi certo in una delle sedi estere dell’azienda (italiana), vincolo contrattuale a non licenziarsi (lui) per almeno due anni.
Non ha passato (più) due anni sullo skate perché voleva essere stimato.
Non si è fatto le vacanze perché non se le poteva(no) permettere e perché voleva dedicare tempo a trovare un lavoro.
A 19 anni e dopo aver cercato lavoro dal giorno dopo quello della fine della scuola per un totale di non più di tre settimane, lavora a tempo indeterminato nel campo per il quale ha studiato con una discreta quantità di (cit) “interessanti prospettive per il futuro”.
L’azienda che l’ha assunto si è complimentata con lui per la stima che il suo professore gli ha dimostrato.
Il professore ha risposto alle urla di gioia e di gratitudine dei suoi genitori dicendo di non aver fatto nulla di speciale, ché loro hanno la possbilità di inserire un certo numero di ‘volenterosi’ negli elenchi di ricerca delle aziende più importanti le quali, quasi sempre, si rivolgono a questi professori per trovare gente sulla quale vale la pena investire e che il loro pargolo lo è.
Così, una piccola storia italiana di giovani e impresa.
Ora i possibili finali:
E’ stato fortunato?
E’ l’eccezione che conferma la regola?
E’ un raccomandato?
O è solo uno che un giorno s’è messo a studiare e che ha saputo essere quello che in ogni fase del percorso gli si chiedeva di essere?
Ti assicuro che non è per invidia che parlo, sono contenta -e lo dico davvero col cuore in mano- per coloro che hanno un contratto a tempo ind. o altre forme di retribuzione che garantiscano un minimo di sicirezza. Però mi sono stancata di sentir dire che non dovrebbe essere così e blabla tutti noi si dovrebbe avere, e i diritti e via dicendo. Non è così che va e non è così che andrà, quindi permettetemi di scazzarmi n’anticchia quando si lamentano persone privilegiate (mi dispiace ripetermi ma nel caso specifico alitalia ritengo di tali si tratti). Non so Viscontessa tu quanto prendi, ma io mi arrabatto con figlio baby sitter e asilo anche senza i 2.500 euro. Non voglio fare la martire, solo mi fa piacere constatare che una con una busta paga così alta abbia le mie stesse esigenze e trovi difficoltà a conciliare tre/cinque ore di lavoro contro le mie otto per la metà della paga. Scusate evidentemente sono un’infame.
Broono, l’hai premesso tu e ti sei risposto da solo, se il più del 50% dei nuovi contratti è a tempo determinato, aka precario, vuol dire che nel suo piccolo un po’ di culo lo ha avuto, i timori dei suoi non erano infondati, ma realistici, buon per lui che per ora sembra aver trovato sbocchi migliori di altri, ma anche se tutti fossero bravi, buoi e belli come lui, la maggior parte di loro finirebbe comunque agli stracci
@ piti
pls…mi imbarazzo …
Broono più che altro direi che il caso singolo non interessa nessuno, parliamo di numeri, di statistiche e di probabilità. Anche io ho una zia che ha vinto al superenalotto ma quanti sono quelli che perdono?
Siccome mia zia ha avuto la tenacia di giocare costantemente possiamo asserire che se uno gioca seriamente al superenaloto alla fine vince?
ps. oppure volevi dirci che come al solito tira più un pelo di fica che un carro di buoi?
@ matilde
NON sono 3/5 ore di lavoro, quelle sono le ore -di volo-
cioè il tempo -netto- che passano per aria, se volano, chessò, fino a Parigi e ritorno, sono 4 ore di volo, ma tra imbarco, sbarco e il tempo che passa tra l’andata e ritorno, quante ore stanno a disposizione dell’azienda e lontani da casa?
Pensa quelli che fanno tratte intercontinentali, che si devono smazzare anche i fusi orari e giorni e giorni lontani da casa…veramente efficace la propaganda di Cai e amichetti, mi vien da dire…
se pensi poi che il figlio lo tiene a Rovigo (dai suoi) e che fa base a Roma…direi che faccia i miracoli la poveretta
Matilde sei una ragazza madre e magari non hai neanche i nonni che ti aiutano? (non so se maruska li abbia, ma era tanto per dire che se oltre al resto devi anche pagare per “intero” un affitto, una baby sitter e l’asilo, con 2.500 euro non ce la fai). E poi dai otto ore di seguito nella tua città sono una cosa, tre/cinque ore di lavoro per atterrare in un’altra città e ripartire il giorno dopo, sono un’altra.
@Mazzetta:
Quando (e dove) avrei premesso che il 50% dei contratti sono a tempo determinato?
Per il resto, non ho detto che quella è la ricetta per ‘rialzati italia’ (bleah) ma che quello è un percorso alla fine del quale c’è stata una soluzione.
Un po’ di culo l’ha avuto?
Spiace, non credo al culo.
Per esperienza personale diretta e indiretta.
In ciascuno dei passi del suo percorso, a parità di elementi a sua disposizione (una scuola meno sfasciata delle altre? Un professore meno idiota di altri? Una azienda guidata da uno che sa quanto ti ritorna da un investimento sul personale? Ad lib) se ci metti altre persone hai un esito diverso.
Inserire la variante ‘culo’ significa attribuire agli elementi trovati lungo il percorso e non alla capacità di ‘capitalizzarli’ il motivo per cui ad ogni elemento è corrisposto un progresso all’elemento successivo.
E qui le nostre strade si dividono e io smetto di attribuire al culo non tanto la possibilità di raccontare ai nipoti di un vecchio professore che credeva nel suo lavoro (elemento) quanto quella di aver fatto sua (di mio cugino) la convinzione che senza quella fiducia (nel proprio impegno) (capitalizzazione), culo o non culo tu è in un call center che finirai.
La maggior parte firebbe comunque agli stracci?
Mh.
In base a quale formula?
@Vis:
Numeri e statistiche sono un insieme di casi singoli.
Se non t’interessano i casi singoli, mi sfugge come tu possa attribuire valore alla loro somma.
O forse stiamo dicendo che sviluppi percorsi passaggi conquiste sconfitte attribuibili a una categoria di persone, sono diversi da quelli attribuibili ai suoi singoli componenti?
Il parallelo con la zia che vince al superenalotto manco lo considero.
Io sto parlando e credevo anche voi, di un argomento nel quale la prima variabile fondamentale è la persona, non il caso e la probabilità.
Fare questo discorso, parlare di lavoro prospettive crisi e opportunità, usando come metro di misura e lente quello del calcolo delle probabilità del superenalotto è possibile solo se lo si fa con quel fare tanto italiano di chi fa sue le vittorie e incolpa il fato, il governo, le ‘istituzioni’ per le sue sconfitte.
Il discorso del culo là sopra, in sostanza.
Che è poi la radice del macrodiscorso un po’ più sopra che porta a auspicarsi il fallimento di chi ha avuto più di noi, invece di cercare di arrivare anche noi un gradino più su.
Quel concetto secondo il quale se tu hai ottenuto un successo in italia, grossa parte del merito va al culo ed essendo culo è una cosa che poteva capitare ‘anche a me’ e potendo capitare ‘anche a me’ non vedo perché non lottare per levarti da dove sei e sedermi io al tuo posto, visto che la differenza è la sedia, non chi ci sta sopra.
Allora sì, ‘se fossi nato là’ oggi sarei anch’io pilota, perché quel pilota è pilota perché ha avuto il culo di nascere là.
Allora sì, se avessi incontrato quel professore oggi sarei anch’io designer, perché quel designer è designer perché ha avuto il culo di incontrare quel professore.
Sfiorati dal dubbio che anche fossi nato là, anche avessi incontrato quel professore, io fancazzista dopo un mese sarei stato scoperto e rispedito al call center?
Mai, siamo in italia, chi ce la fa ci ha tolto la possibilità di farcela noi.
Pelo di figa e carro di buoi è ancora più folle del parallelo del superenalotto.
Io parlavo di stima, di voglia di arrivare a essere guardati con orgoglio, spesso identificati nella persona che si ama.
L’ho riassunto, mi spiace aver turbato la vena sessista di questo discorso, ma io parlavo d’altro, di qualcosa di un po’ più su del pelo di figa (che pure ha la sua bella importanza), di quel motore interno di ognuno di noi che fa la differenza tra chi fa le cose PRIMA d sapere se le otterrà e di chi le fa SOLO se qualcuno gli garantisce che le avrà.
I primi generalmente non finiscono agli stracci.
I secondi passano la vita a piangersi addosso e quando in tv li intervistano dicono che sono agli stracci perché lo stato non c’è.
Perché i numeri e le statistiche ti portano davanti a quella telecamera sempre quelli, mostrandoti che sono il 100% degli intervistati da quella telecamera?
Perché gli altri sono a lavorare e non davanti a una telecamera.
Nuemri e statistiche?
Ok, ma posso parlare solo della mia esperienza.
Il 95% di quelli che conosco sono assunti a tempo indeterminato.
Il 5% che no, ne sono tutti responsabili in qualche modo, in qualche momento della loro vita.
@broono
mi ero confuso con il post sopra
quanto al “La maggior parte firebbe comunque agli stracci?
Mh.
In base a quale formula?”
in base a una realtà che è fatte ormai di oltre il 50% di gente impiegata con contratti a termine, a prescindere dalle capacità, dagli studi e dalla voglia di farsi il culo che possono avere
questi sono dati statistici, tuo cugino,io, te, con le nostre storie personali non siamo statisticamente rilevanti e nemmeno storie esemplari
se credi ancora alle favolette sul “merito” premiato sei fuori strada, le tendenze negli ultimi anni puntano proprio a far fuori il personale più qualificato ed esperto, semplicemente perchè costa di più e così va il mondo
con questo non intendo dire che tuo cugino abbia avuto -solo- fortuna, ma comunque che questa sia stata determinante è un dato di fatto, tanto che ha trovato il posto grazie allo sbattimento (gratuito) di un professore come ce ne sarà uno ogni tantissimi
quando vai contro la statistica il culo c’entra sempre, tuo cugino non fa media, come non fa media chi, come ha ricordato viscontessa, vince alla lotteria
parlare di casi singoli e renderli esemplari, serve solo ad allontanarsi dalla realtà, che è fatta di grandi numeri, per lo più di segno negativo, che non possono certo essere messi in discussione da qualche esempio positivo
esempio che non serve nemmeno a concludere che chi non ha avuto gli stessi esiti sia uno sfigato incapace e fannullone, se metà dei contratti sono a tempo determinato è perchè si è costruito un quadro legislativo per il quale conviene alle aziende assumere così e queste ne approfittano fin che possono e anche un po’ più in là
insisto, dare la colpa alla forza-lavoro per le pessime condizioni contrattuali che sono imposte dalla classe dirigente è tafazzismo puro, quando non sia collateralismo con chi pensa solo, ottusamente, al proprio profitto
Mi avete depresso, ragazzi.
Grazie.
(ciao Piti, ciao Broono)
Broono l’ultima sul carro di buoi era una battuta anche se non ci avevo messo la faccina sorridente. Ok te la metto adesso:-)))
Sul resto invece c’è ben poco da riderere perchè tutto il tuo lungo intervento è riassumibile in una sola frase
“Io sto parlando e credevo anche voi, di un argomento nel quale la prima variabile fondamentale è la persona, non il caso e la probabilità.”.
ecco proprio no, io non parlavo proprio della singola persona ma di tutte quelle persone che esprimendo lo stesso stato d’animo, rappresentano la collettività o almeno parte di essa. Non si tratta appunto di probabilità o di caso come nell’esempio di tuo cugino, ma di norma, della normalità, di ciò che accade alla collettività.
Concentrarsi sul caso singolo, sulla persona, sull’individuo come variabile principale del problema, non è corretto.
Il singolo, anche l’uomo più meritevole, più intelligente e più dotato dell’umanità, ha sempre dovuto fare i conti con la realtà che lo circondava e il contesto nel quale viveva e spesso, ahimè, non è certo uscito vincitore.
Semplificando si, dì pure che tuo cugino è l’eccezione che conferma la regola tant’è vero che ti sei sentito in dovere di raccontare il suo percorso perchè il suo percorso è eccezionale rispetto alla regola. La cosa triste è che invece dovrebbe sempre essere la regola ma posti per designer in erba (tanto per fare un esempio) c’e n’è uno tutti gli altri son nessuno.
ps
l’errore è qui:
“Io sto parlando e credevo anche voi, di un argomento nel quale la prima variabile fondamentale è la persona, non il caso e la probabilità”
non c’è nessuna variabile, c’è un solo punto fermo che è quello del massimo profitto per chi compra la merce-lavoro
quelli che ti fanno un contratto a tempo determinato è perchè pensano di guadagnarci, nel caso visto che investono nella formazione del cugino e poi non vogliono perdere l’investimento
il discorso su statistica e singoli casi non ripeterlo più, oltre ad essere banale e stracotto, si presta ad ingenerare una brutta impressione in chi abbia il caso di leggerlo, se faccio un colloquio per assumere uno che mi dice una cosa del genere, il posto se lo sogna.
Plessus, sul calo della disoccupazione prendi il dato con le molle. Quando il lavoro era stabile avevi 88 occupati pieni e 12 disoccupati per cento persone. Con il turn over del precariato hai 70 persone stabili, 23 che entrano ed escono dal lavoro e 7 disoccupati. Ma la torta non è cresciuta, hanno solo reso più piccole e cattive le fettine tagliate.
E siccome il lavoro è deputato non a comprarsi uno sfizio, ma a vivere la vita, io credo che sia meglio avere 12 disoccupati, che prima o poi trovano un posto stabile e possono fare progetti anzichè avere 5 disoccupati in meno ogni 100 persone, ma renderne 30 impotenti a ogni possibilità per la loro condizione precaria.
La precarietà non ha le casue fisiologiche delle oscillazioni produttive. Si fonda sulla possibilità di ricatto.
Inoltre, la condizione di disoccupato, come fissata dall’ISTAT, è una percezione personale e una espressione lessicale. Se la tizia che non lavora ma cerca lavoro e dichiara al rilevatore la sua speranza, è registrata come disoccupata. Se le stessa tizia, perse le speranze di trovare un lavoro, si dichiara casalinga, non è disoccupata. Ma in concreto non è una condizione migliore.
ps.:ciao, morosita
@Mazzetta:
Continuano a sfuggirmi un sacco di cose.
Sarà colpa mia.
Per esempio ora mi sfugge perché mai io, te, mio cuggino mio cuggino e Vis non siamo statisticamente rilevanti.
Piaccia o meno il discorso singolo/statistica, quell’è.
Non è che fa statistica solo chi va a comporre la fetta che risponde alla tua tesi.
Se tiri fuori una statistica che tratta di occupati/disoccupati, è (anche) di me te mio cuggino e Viss che si sta parlando.
Altrimenti sei tu che non stai facendo un discorso di statistica ma di ‘molti’ singoli, quelli della fetta della quale tratta questo post.
E va bene, eh, basta saperlo.
Inoltre.
Io non credo a ‘favolette’.
Tu parli del tuo, la Viss del suo, io del mio.
Una idea diversa non è necessariamente una favoletta.
Una idea uguale alla tua non è necessariamente la realtà delle statistiche.
Pensa quant’è soggettiva la percezione: io se proprio devo pensare a una favoletta, è al mondo delle statistiche che la riferisco.
Io ti porto la mia esperienza, non ho 12 anni e non leggo i libri di fiabe.
Ho un discreto numero di anni di lavoro sulle spalle, anni particolari fatti di moltissime esperienze diverse in termini umani e contrattuali, che mi fa credere di aver la possibilità di farmi un’idea non certo netta e granitica, ma scuramente più vicina alla realtà che a una favoletta inventata dalla mia vocina nel cervello.
Ho fatto pure selezione del personale e, oltre a mettermi le mani nei capelli e ad aver avuto voglia di prendere a calci in culo il 90% di quelli che si presentavano, quello fu esattamente il giorno in cui smisi di legger statistiche e cominciai a prenderli uno per uno per farmi il quadro.
La differenza tra i due approcci è abissale, poi ciascuno avrà un percorso che gli dimostra quale dei due ti restituisce il quadro più fedele alla realtà.
Il mio è che tra tutti quelli che si lamentano, ce ne saranno si e no 5 che ne hanno motivo.
Ma non farò statistica nemmeno in questo caso, lo so, perché sono uno e nemmeno troppo rilevante.
Ma qui ognuno sta raccontando la propria, non ce n’è uno che ha la visione oggettiva e io faccio esattamente quello che fai tu, che fa la Viss, che fanno gli altri intervenuti.
O contiamo tutti e nessuno racconta favolette ma solo la propria esperienza, o non conta nessuno e si chiudano i commenti.
Ultimo.
Io non do la colpa alla forza-lavoro per le pessime condizioni contrattuali.
Io dico solo che il guadagno è tale quando c’è per entrambi.
Lo sai tu, lo sa il tuo datore di lavoro.
Se sei sostituibile questo discorso non glie lo puoi fare, se hai qualcosa che altri non hanno invece sì.
Se sì, tu il discorso della reciproca convenienza non solo lo puoi fare, ma lo farai anche con una discreta possibilità di successo.
Allora la statistica facciamola diversa:
Quanti sono, in italia, quelli che si possono dire ‘sostituibili’ e quanti no?
Perché anche nei call center si può diventare indispensabili.
Certo, bisogna aver fatto qualcosa per diventarlo.
Quando si avevano 15 anni, quando se ne hanno avuti 25, ieri, oggi.
Oltre a questo c’è solo il sindacato (auguri) e il risultato che abbiamo sotto gli occhi tutti da 20 anni a questa parte, o il voto alla madonna per chi ci crede.
“il discorso su statistica e singoli casi non ripeterlo più”
Non l’ho fatto io.
Io ho detto la mia, mi è stato detto di tornare nei binari della statistica e ho risposto.
Ora mi si dice che se lo faccio sono banale.
Poi?
Un caffé?
Vi lavo l’auto?
“se faccio un colloquio per assumere uno che mi dice una cosa del genere, il posto se lo sogna.”
Personalmente non mi sono mai alzato da un tavolo di trattativa con la faccia di chi non aveva ottenuto quello che voleva, quindi non lanciarti in previsioni azzardate, potresti tranquillamente essere uno di quelli che mi ha detto sì.
Statisticamente, dico.
@Viss:
“ma di tutte quelle persone che esprimendo lo stesso stato d’animo, rappresentano la collettività o almeno parte di essa”
Appunto, una parte di essa.
La differenza la fa la dimensione che ciascuno da a quella parte e il parametro che usa per dargliela.
Io per esempio mai userei lo stato d’animo espresso per valutare.
Altrimenti si finisce in quella statistica là, quella dei disoccupati che si lamentano un sacco di non arrivare a fine mese e poi la GdO vende tv al plasma a 60 euro di rata al mese a camionate ogni giorno.
Io non ce l’ho il tv al plasma, tutti quelli che conosco che si lamentano sì.
Vai a sapere dove stia la realtà e dove lo stato d’animo.
“Il singolo, anche l’uomo più meritevole, più intelligente e più dotato dell’umanità, ha sempre dovuto fare i conti con la realtà che lo circondava e il contesto nel quale viveva e spesso, ahimè, non è certo uscito vincitore.”
Innegabile, ovvio.
La differenza tra me e te (voi) è che io distinguo le persone in base a come hanno reagito a quel contesto e non in base a chi ci si è ritrovato e chi no.
“tant’è vero che ti sei sentito in dovere di raccontare il suo percorso perchè il suo percorso è eccezionale rispetto alla regola”
Questa è una tua interpretazione.
Io non mi sono in sentito in dovere proprio di nulla.
Ho raccontato quella vicenda perché per me quella vicenda fa ‘statistica’ visto che, come risposto a richiesta, il 95% delle persone che conosco sono assunte regolarmente e a tempo indeterminato.
ne ho raccontata una perché non mi pare sia il caso di star qui a dirle tutte e trecento.
Ma se serve lo faccio, eh.
Che mi sia sentito in dovere e che l’abbia fatto PROPRIO perché eccezione è una tua interpretazione che devi dare al mio commento per farlo entrare tra quelli che danno ragione al tuo.
Libera, ma definiscila tale, non dire perché io abbia detto una cosa quando sono trentaseimila righe che affermo il contrario.
Ho persino messo i possibili fnali (tra i quali l’eccezione) proprio per indirizzare chi ha letto verso la tesi che quello che intendevo io certo non era tra quelli ma era l’ultimo.
Dai su.
(ok per la battuta, ci metto anch’io la faccina :) è che qui il discorso femmine/masculi è sempre dietro l’angolo e quindi uno ormai lo prende per scatenato, quando lo intravede)
Ps Anch’io:
Ciao Morosita anch’io.
:)
Quando ero all’asilo da grande avrei voluto fare il taxista!!!!Ho ancora il disegno! E poi volevo vivere in una casa fatta di monete d’oro….ora il mio sogno è essere ricco ed avere un lavoro che mi permetta di fare viaggi durante l’anno….viaggi in moto….troppo figo..
Pregiudizi, Broono, nessuno di quelli che ha risposto alla mia domanda si è lamentato, mi ha solo detto quale gli piacerebbe fosse la sua vita. Vuoi che ti dica che sono contenta di sapere che le ambizioni della nuova generazione sono più modeste di quelle che l’hanno preceduta? é mai successo che i figli ambissero ad una vita più modesta di quella dei padri?
Poi che ti devo dire, il 95% delle persone che frequento io fuori dal lavoro, sono ricchi, belli, appagati, professionalmente soddisfatti e ce l’hanno pure lungo ma temo che dipenda più dalle persone dalle quali amo circondarmi che non dall’alta percentuale dei belli, ricchi e famosi da cui è composta la nostra società.
O forse dipende dall’età, dal fatto che frequento più facilmente i padri della nuova generazione da call center piuttosto che i figli.
(ps. per la precisione, quella sulla lunghezza era una battuta:-)
Ciao amori,
mi stavo giusto suicidando davanti alla foto di Brunetta.
Toh! Bang.
Iconoclastia!!!
…o l’espressione del desiderio, Viss, vecchia maialona!
…. o le ambizioni della mia generazione. Noi si voleva ancora il Principe Azzurro come le nostre madri ma lo si voleva anche ben dotato:-))))
ps: segue lungo dibattito su quanto contino le dimensioni:-)
il principe era azzurro per l’abuso della nota sostanza.
“segue lungo dibattito su quanto contino le dimensioni:-)”
Beh, se già al dibattito assegni l’attributo (ehm) ‘lungo’, parti già con le intimidazioni.
:)
il dibattito è come il membro: se non è lungo non sa di nulla.
Vabbè, ok, smetto che è meglio:-)))
@broono
“Non è che fa statistica solo chi va a comporre la fetta che risponde alla tua tesi.”
guarda che non è una “mia” statistica,sono le statistiche ufficiali che dicono che nelle assunzioni i precari sopravanzano di brutto quelli a tempo determinato e che questi ultimi sono ormai solo il 50% della forza lavoro
quelli fungibili (sostituibili) sono -tutti- perchè nessun organigramma aziendale si fonda su figure uniche e irripetibili e anche a pensare che qualcuno diventi tale nella testa di qualche piccolo imprenditore, non avremmo comunque grandezze statisticamente riilevanti
poi se vogliamo fare antropologia e psicologia, possiamo esaminare le dinamiche che animano i singoli come casi-scuola
ma se parliamo di mercato del lavoro l’esibizione di un singolo caso non ha senso, ancora meno per i call center dove gli operatori sono -per definizione- fungibili
il fenomeno del downshifting, cioè di gente qualificata che “scala” verso il basso e occupazioni meno pregiate, è ormai noto e studiato in tutto il mondo e investe tutto i paesi sviluppati, negli States è pieno di gente che dopo essersi indebitata per diventare ingegnere elettronico adesso lavora part-time da mcdonalds o starbuck
parlando di mercato del lavoro e di retribuzioni non ha senso parlare di come poi i salariati spendano lo stipendio (saran ben cazzi loro o devono anche in quello assecondare gli interessi di qualcuno?) e ancora meno abbandonarsi a considerazioni filosofiche sulla qualità dei lavoratori, visto che questa è sempre omogenea al tipo di società formata dalle elite.
la realtà del mercato del lavoro in Italia è fatta di un’offerta centrata su lavori malpagati, precari e che non offrono alcuna possibilità di crescita umana e/o professionale, questa è la realtà, che poi a tuo cugino sia andata meglio non dipende -solo- da lui
in questo quadro dire che “dipende da come sei fatto” se trovi un contratto piuttosto che un altro è fuorviante, ma prima ancora scorretto. Se tutti si trovassero nelle ottime condizioni di tuo cugino, con le stesse occasioni e la stessa buona volontà, uno su due sarebbe comunque destinato a un contratto precario
sono -dati- disponibili e reperibili ovunque e hanno più senso di quelli sulla quantità di disoccupati che, come ha ricordato qualcuno sopra, da un lato comprendono solo quelli che cercano lavoro e non quelli che ormai hanno perso ogni speranza (condizione soggettiva) e dall’altro mettono tra gli “occupati” gente che un mezzo lavoro, un lavoro di merda e anche quelli che in un anno gli fanno 3 contratti
in Francia si parla tanto di lavoratori “intermittenti”, che sono quelli che sono chiamati quando “c’è bisogno”, questi sono “occupati anche se alla fine mettono insieme solo 4 mesi di lavoro all’anno, come in Italia
sinceramente mi preoccupa che la mistica imprenditoriale (strumento di controllo) abbia fatto breccia in questa maniera tra i salariati, perchè così non c’è nessuna speranza
il fronte imprenditoriale può continuare a fare quello che vuole fino a che i lavoratori si dividono (loro) tra buoni e cattivi, non ha nemmeno bisogno di far fatica, gli basta cooptare i più servili e inconsapevoli per tenere tutti sotto scacco
tanto questi si sentiranno da un lato fieri e dall’altro riconosciuti nel loro valore quando saranno scelti per un lavoro che -comunque- sarà sempre sottopagato rispetto agli standard dei paesi avanzati e si porterà dietro sempre meno tutele e garanzie
questo almeno fino a quando il compratore del loro lavoro non cambierà idea, allora come un incubo scopriranno di non essere altro che un numero (fungibili) e che dei loro sacrifici per l’azienda e del disastro che significa per loro rimanere senza lavoro non frega proprio un cazzo a nessuno, nemmeno ai colleghi ormai addestrati a godere del mors tua vita mea
“guarda che non è una “mia” statistica,sono le statistiche ufficiali che dicono che nelle assunzioni i precari sopravanzano di brutto quelli a tempo determinato”
Sì, d’accordo, è vero.
Ma.
Io non sto negando le statistiche, sto dicendo che leggerle senza analizzarle ma solo prendendo l’ultima riga, quella con il risultato, non ti da assolutamente il quadro che quella statistica racconta ma solo un esito finale che può darti ragione anche se poi magari nel dettaglio non lo fa.
Esempio.
Io sono un precario.
Ma proprio precarissimo.
Sono quanto di più precario esista in italia.
Da quando ho iniziato a lavorare a oggi non ho mai firmato un solo foglio, mai un contratto, mai un impegno scritto.
Lavoro da sempre sulla parola, GRAZIE al passaparola, ogni fattura che emetto può anche non essermi pagata perché tanto non ho firmato niente, quando mi è capitato che a fine lavoro mi fu fatto il gesto dell’ombrello non ho avuto nessuna possibilità di attaccarmi a qualcosa se non al cazzo, non ho tutele, non ho contratti e quindi non ho garanzie, svolgo un lavoro il cui impegno cada uno non supera mai i due/tre giorni, raramente la settimana, sulle dita di una mano i dieci giorni e ogni volta è ‘sulla parola, mai un foglio con su scritto manco quei tre giorni, ogni lavoro può essere tecnicamente e contrattualmente l’ultimo, se domani si sparge la voce che io rubo e tutte le agenzie che oggi mi chiamano per il contrario e cioè per la fiducia decidono di non fare più il mio numero di telefono, io domani sono in mezzo a una strada e non ho liquidazioni, non ho tribunali, non ho sindacati e se vuoi ti posso elencare altre duecento voci riferibili alla parola “precario” ma fidati, in quella statistica da te citata io non solo rientro in pieno, ma ci sto in cima seduto sulla cosa più precaria che esista nel mondo del lavoro, qualsiasi lavoro: la parola data.
Se tu citi la percentuale dei precari, parli anche di me, questo è un fatto.
Poi se invece entri nel dettaglio della percentuale, scopri che tra quei precari che sostituiscono progressivamente i contratti a tempo indeterminato, una buona fetta è gente come me che lavora da anni a due cifre in quel modo raccontato là sopra, solo che prima che venisse fuori il problema precari l’assenza di un contratto scritto non era vissuta come una truffa né come uno sfruttamento ma solo e soltanto come una modalità di lavoro.
Mi avessero intervistato dieci anni fa, al mio rispondere “No, nessun contratto” mi avrebbero messo tra gli occupati perché sarebbe seguita la seconda domanda: e quindi come lavori?
Oggi c’è l’emergenza precari e alla seconda domanda non ci arrivano mai perché il senso della prima è fare quella percentuale là per poi sbatterla sui giornali e per raggiungere l’obiettivo basta la mia risposta “Nessun contratto” vualà, dentro la statistica e se mai arrivano alla seconda domanda in genere è: “E non sei disperato? Non vai in piazza? Non fai kasino kontro il sistema?”
No, non ci vado, perché sono precario ma non disoccupato.
Esistono mille forme diverse di lavoro e mille professionalità diverse che negli ultimi anni hanno visto la luce sullo scenario dei mercati e non tutte hanno già una configurazione chiara e netta al punto da veder svilupparsi intorno contratti adeguati e tutele conseguenti.
Pensa solo al web, appena apparso chi ci lavorava impiegava un mese a spiegare ai genitori che diavolo facesse di mestiere, oggi se non lavori nel web non sei nessuno.
E professioni così ce ne sono a decine, moderne, nuove, fatte da ‘statistiche’ di persone che il contratto non ce l’hanno perché, semplicemente, non esiste.
Questo significa che sono precari?
No, significa che forse è ora di allargare un po’ il campo visivo per vedere cosa ci sia realmente dietro quel 50%, prima di buttarlo lì per dire che quel 50% racconta di un paese per metà a casa.
E non parlo solo di me, naturalmente, ma di tutto un settore nel quale, fidati, non sono in pochi quelli che a quell’intervistatore rispondono “precario”.
Ma il punto è: Quella risposta la dai perché sei disoccupato o perché non sei assunto a tempo indeterminato?
Perché è lì il punto che mi tiene lontano dalle statistiche quando devi vedere il quadro.
Il punto è come (e perché) ti viene posta la domanda.
La risposta è che il 50% sono precari.
A trasformare quel 50% in 50% di disoccupati è la percezione, non la realtà.
“parlando di mercato del lavoro e di retribuzioni non ha senso parlare di come poi i salariati spendano lo stipendio (saran ben cazzi loro”
Come no?
Certo che ha senso.
Ha senso nella misura in cui poco sopra mi si corregge dicendo che il post nasce dalla raccolta degli ‘stati d’animo’.
Te la riporto fedelmente, stiamo parlando di:
“tutte quelle persone che esprimendo lo stesso stato d’animo, rappresentano la collettività”
Allora se il discorso è fatto in questa chiave, mi spiace ma guardare come spendono i due euro che guadagnano ce l’ha eccome un suo senso e forse addirittura è l’unico modo per parlare in maniera un minimo oggettiva (per quanto possibile).
Da cosa nasce lo stato d’animo, se non dalla propria percezione di benessere?
Allora se tu hai un paese che a detta tua è per metà disoccupata, ma ha un migliaio di GdO con i reparti di tv al plasma e decoder per la partita in paytv con gli scaffali vuoti per il 90%, hai di fronte un paese che non può esser letto attraverso quella statistica che mostri tu.
E non la vorrei far banale scendendo alla conta dei cellulari, ma tocca farlo.
Io sono precario, sì, ma non ho auto, non ho tv al plasma, non ho orologi, non compro vestiti ogni anno.
E vivo molto molto molto bene perché a fine mese ci arrivo e anche ballando.
Al contrario ho davanti un sacco di gente che ‘non arriva a fine mese’ ma poi in ferie ci va, il decoder lo compra, la macchina pure quando non due (ché vorremo mica avere una sola auto in famiglia?) e di cellulari spesso ne estrae dalla borsa almeno due, uno dei quali con l’ultima fotocamera uscita sul mercato.
E non parliamo di quelli con figli, ai quali ne comprano direttamente due con l’ultima fotocamera e non solo uno dei due ché altrimenti Marietto si sente inferiore a Oceano , salvo poi incazzarsi con le ‘istituzioni’ se non li fanno arrivare a fine mese, gente che compra il SUV a rate da 60 euro al mese (se le case automobilistiche vendono ‘oggetti’ da 15.000 euro a rate da 60 a chi si stanno rivolgendo? A chi è ricco o a chi ha un margine mensile di non più di cento? E se tarano le offerte su quella cifra, significa che ci sono più ricchi o più persone con quel margine? E se le persone con quel margine non si possono permettere di spenderlo in un SUV, perché il direttore commerciale della casa automobilistica che ha pensato a quell’offerta non è stato licenziato e, anzi, ha lanciato una tendenza raccolta da tutte le altre case automobilistiche? Forse perché quella maggioranza di persone con quel margine lo spendono eccome in un SUV e quindi il tale di cui sopra non solo non viene licenziato ma viene addirittura premiato?)
Questo paese, dati alla mano questi sì e fidati, vive di credito al consumo a un livello tale che le banche hanno anche già calcolato il punto di non ritorno oltre il quale l’argentina di qualche anno fa ci sembrerà il klondike.
Solo che sanno, le banche, che questo paese è fatto di gente che se ha permesso il meccanismo del credito al consumo non è per il latte o il pane ma per il tv al plasma e quindi persone che quel giorno correranno in banca a indebitarsi ulteriormente.
E loro godono.
Lo stato d’animo non vuol dir nulla, se slegato dall’osservazione dello stile di vita.
Legato, al contrario, spesso ti fa vedere la realtà per quella che è davvero e non per quella che ti raccontano le statistiche.
Quello che condanna questo paese al fallimento non è la situazione del mercato o la percentuale di contratti a tempo determinato o indeterminato.
L’unica percentuale che va letta in maniera fedele per sapere perché questo paese è destinato al tracollo è quella che ti dice quanti imbeccilli ci sono su 60 milioni di italiani.
E lì sì che il 50% sarebbe una cifra della quale rallegrarsi.
Peccato che sia parecchio più alta.
(altrimenti il credito al consumo non avrebbe preso piede, no?)
Lo scenaio attuale del mercato del lavoro ne è solo la (una delle) conseguenza, non la causa.
consiglio questo
http://www.washingtonpost.com/wp-dyn/content/video/2005/04/12/VI2005041201139.html
poi domani torno sulla risposta di broono, sesuar busy a tutti i livelli…:/
Broono, se emetti fattura hai partita iva ergo non rientri nella statistica dei precari.
Non facciamo i furbi girando intorno al problema è come dire che un artigiano è un operaio, tecnicamente lavorano entrambe con le mani ma non è la stessa cosa.
comunque l’espansione del credito al consumo come indice di stupidità non mi sembra praticabile ;)
La p.iva la può aprire chiunque domani mattina con qualche euro e una stretta di mano.
Da sola non significa nulla, soprattutto dopo che la riforma del primo Gov berlusconi la rese praticamente l’unica strada possibile per migliaia di lavoratori ‘temporanei’ che fino a quel giorno lavoravano a ritenuta d’acconto proprio perché temporanei.
Oggi il 100% di quei professionisti hanno la partita iva, non tutti si possono togliere dalle statistiche di cui sopra.
Allora chiarire bene cosa si intende per ‘precario’, perché la percezione comune (che è poi quella che stabilisce il conseguente famoso ‘stato d’animo’) è che sia precario chi non ha un lavoro a tempo indeterminato e chi non ha tutele.
Se vogliamo farla puntigliosa e restringere il perimetro che stabilisce chi rientra in quel termine usando come pinza a pappagallo la posizione fiscale, sono il primo ad applaudire la scelta, perché il risultato che si otterrebbe è esattamente quello che dico da lassù a quaggiù e cioè che quel 50% si ridimensionerebbe in maniera drastica al punto quasi da non poter più essere usato per sostenere la tesi della crisi ma solo quella del mutamento (che è un’altra cosa e che la crisi se la porta solo appresso solo come fase obbligata di assestamento)
Vogliamo contare (fingendo di poterlo fare in maniera un minimo fedele) tra quelli che non hanno un contratto, quanti sono quelli che non dichiarano?
Perché io mi ci metto volentieri a fare il precisissimo quando si tratta di stabilire bene bene chi rientra e chi non in una percentuale, ma la stessa cosa dev’esser fatta da chi discute con me, perché se se lo faccio io è sbagliato perché devo essere preciso, mentre se lo fa chi dice ‘mezzo paese è precario’ allora va bene perché il post parla di call center e quindi vale tutto, allora non si va da nessun parte.
Ho letto che mezzo paese è precario.
Mi ci sono messo dentro per spiegare che non significa disoccupato.
Mi è stato detto che non rientro perché ho partita iva.
Allora rigiro la richiesta di precisione:
Mi togliete da quel 50% di ‘senza un contratto’ gli evasori stimati?
Parlo di donne delle pulizie da 15 euro all’ora esentasse e imbianchini che chiedono 1000 euro per due stanze, sempre esentasse.
No perché io non rientrerò in quella statistica per il solo mio avere piva, ma chi quelle statistiche le fa, quando va in giro a chiedere di alzar la mano se disoccupati, vede alzarsi anche quella dell’imbianchino che si lamenta delle istituzioni, eh.
O non lo valutiamo entrambi, o lo consideriamo entrambi.
Non potete chiedere solo a me di essere preciso e poi dirmi che lì c’è scritto 50% e quindi 50% è.
“l’espansione del credito al consumo come indice di stupidità non mi sembra praticabile”
Lo è in un paese che su quella forma di finanziamento basa quasi la sua intera economia domestica.
E poi che è quella faccina…?
Niente niente mi hai appena aderito alla promozione del SUV a 60 euro al mese?
Touché?
:)
“Ho letto che mezzo paese è precario.
Mi ci sono messo dentro per spiegare che non significa disoccupato.”
ma nessuno ha affermato una stronzata del genere, eh…
dove sarebbe che qualcuno ha scritto precario = disoccupato
i co.co.co con la partita iva sono precari, liberi professionisti e artigiani rientrano in altre statistiche, non cpisco tutto questo sbattimento per negare una realtà che è sotto gli occhi di tutti e che nessuno, nemmeno di parte confindustriale si sogna di smentire….mah…
Vis:
“se emetti fattura hai partita iva ergo non rientri nella statistica dei precari.”
Mazzetta:
“i co.co.co con la partita iva sono precari”
Mettetevi d’accordo e ditemi di che stiamo parlando.
Io intanto lavo i piatti e ceno.
Vis: proprio ragazza madre non mi definirei, ho 31 anni e una bimba di 4. I miei genitori abitano in un’altra città e quelli del mio compagno sono due adorabili bicentenari!Non provo neanche a inserimi nella discussione perchè mi sono persa tra il commento 92 bis e il 107 barrato, buona serata
matilde se hai un compagno che immagino lavori, le spese sono già divise in due e il reddito doppio. C’è una bella differenza.
Broono, lavorano come collaboratori ma con partita iva, da me ne lavorano diversi, a fine mese invece di ricevere una busta paga da 1000 euro al mese come collaboratori, emettono una fattura per il medesimo importo netto. La differenza tra i primi e i secondi e che i collaboratori hanno un contrattino di sei mesi in sei mesi, quelli con partita iva neanche quello. Come li vuoi chiamare questi?
replicare a broono è faticoso perchè ti inonda di commenti lunghi come la cordigliera delle ande, però, alcuni punti, sinteticamente, mi sento di esprimerli. E magari, la sintesi renderebbe più agile il confronto (faccine, broono, faccine).
Allora:
1) in generale, lo sviluppo di un Paese non si giudica, per quel che riguarda il mondo del lavoro, da quello che con doti particolari o per situazioni eccezionali ce la fa. Se no dovremmo dire che la Liberia è un Paese ricco di opportunità perchè George Weah viene da lì e ha fatto i miliardi.
2) come i precari spendono i soldi. Bel tema, che magari Viss potrebbe un giorno riprendere in un suo post, visto il successo di questo. Noi viviamo in una società che -piaccia o no, sia giusto o no, sia sostenibile o no- si basa sul consumo. E’ la società dei consumi. Mia nonna che faceva e disfava di continuo le stesse maglie perchè gettarle le pareva uno spreco non buttava certo i soldi, ma se avessimo fatto tutti come lei, addio economia. Ma mia nonna aveva la prima elementare e faceva la casalinga. Allora, come mai quando questo porco mondo ti chiede di andare per venti anni a scuola e poi magari arriccia il naso perchè non hai fatto anche il master, pretende che in famiglia non ci siano mamme, casalinghe, pensionati men che vegliardi, allora bisogna essere moderini e post moderni. Poi, quando è ora di consumare, se mangio la pizza sono un debosciato spendaccione.
3) Tutto qusto finirà. Finirà male prima di tutto per noi ordinary people, perchè è un mondo che non considera lanostra esisitenza e le nostre esigenze in alcun modo. Ma porcatroia ci sarà un cold comfort, una magra consolazione: che chi ci riduce così non avrà più nessuno da sfruttare, avrà ucciso il cavallo che lo portava a spasso per penuria di biada e a quel punto gli tocca muovere il culo e andare a piedi.
PS Io ho palesemente un debole per morosita, ma quella mazzetta lì, se è una donna, scrive in un modo e scrive cose che la rendono adorabile.
ah, e finisco
i SUV, sbaglierò o conosco una società non rappresentativa, ma non li comprano i precari. COnosco dei precari e conosco dei proprietari di SUV: sono insiemi separati, la loro intersezione è zero.
Uffi, stavo rispondendo in pieno thread dall’ufficio, ma è mancata la luce, si è spento il pc, è squillato il telefono e 10 min dopo la campanella dell’uscita. Pensando di essere un precario mi stavo recando al secondo lavoro, ma non è il giorno giusto oggi.
Dunque.
Piti, che mi hai risposto all’88: hai semplicemente esteso gli elementari concetti che ho tentato di tirar fuori. Assolutamente d’accordo con te.
Broono invece, appare, semplicemente appare.
Che tu divida il mondo lavorativo, e pre-lavorativo, in capaci ed incapaci.
Troneggi naturalmente in mezzo alla seconda che ho detto, oltre che in mezzo a statistiche che io non ho in mano, tu invece si, ma non ce le fai vedere.
Ma mi voglio fidare, non a titolo concessivo, ma perchè per principio mi fido di quello che mi dicono.
E quindi inserisco nella top three delle frasi ad effetto la tua: “motore interno di ognuno di noi che fa la differenza tra chi fa le cose PRIMA d sapere se le otterrà e di chi le fa SOLO se qualcuno gli garantisce che le avrà”: complimenti, a momenti ci credo.
E nella top three cat.Fantasy la tua seguente: “Parlo di donne delle pulizie da 15 euro all’ora esentasse e imbianchini che chiedono 1000 euro per due stanze”.
Parlo di.
Appunto, parli.
Saluti, e salute
Broono, “Troneggi naturalmente in mezzo alla prima che ho detto”.
Merd.
Va bene, Piti.
Incasso il colpo, come una vera signora.
Se per precari intendiamo anche quel gruppo di persone che non è dipendente ma ha un lavoro che non gli consente di progettare l’avvenire (es: co.co.con p.iva), io piti conosco l’intersezione tra i due insiemi.
Ci si indebita anche per il suv, per il plasma o quant’altro, giustificandosi con un sacrosanto diritto anche di possedere oltre che sopravvivere.
La domanda era “e tu come vorresti vivere?”.
A mio modesto parere si distinguono attualmente due grandi fazioni. Da una parte c’è chi vive tutto sommato bene, fa spallucce e si accontenta, lavora le sue molteplici ore e torna a casa la sera felice. Dall’altra c’è chi ha capito chiaramente che non è vivere bene. Perché non hai il tempo nè le energie per occuparti di ciò che vorresti, dei figli, dei tuoi hobby, delle passioni… e che vita è?
Il dovere del lavoro c’è per il semplice fatto che si deve pur prendere un qualche soldo se si vuole campare.
La massa di generazioni prima della nostra si spostò dai campi alle fabbriche aspirando a trovare un lavoro come operaio, perché ai tempi o eri operaio o eri un contadino, o eri un figlio di nobili.
Questo ha fatto in modo che noi ci ritrovassimo a raccogliere i frutti della prima evoluzione di questa aspirazione passata.
Ci ritroviamo a cercare un lavoro senza poterci permettere di scegliere di stare all’aria aperta ad arare un campo, o tenere una fattoria, perché siamo succubi della moneta senza della quale chettelodicoaffare?
Il precariato è la seconda evoluzione dell’aspirazione di cui sopra. E se prima si poteva pensare di lavorare, metter da parte soldi per poi poter dire “adesso faccio” ora sono sempre di più le persone che trasformano i propri sogni in un’amara rassegnazione alla sopravvivenza.
I media spingono verso l’omologazione dei gusti, il tuo benessere non è più arbitrio dei tuoi pensieri, ideali o sentimenti, bensì la capacità di appartenere a quella categoria di “chi può”. L’informazione e la cultura sono un lusso sempre meno accessibili a tutti.
E tremo all’idea che la terza evoluzione possa essere un esercito di piccole formichine stupide che lavorano senza sosta ma soprattutto senza idee.
PS. mazzetta i tuoi commenti mi hanno fatto scaldare il cuore oggi. :)
ah, a me piacerebbe vivere in un posto caldo con il mio uomo, lavorare il giusto, guadagnare il giusto e fare una dozzina di figli a cui insegnare la libertà di scelta e la solidarietà.
A me piacerebbe vivere in Bretagna e coltivare ortensie ammesso che li resistano.
Dare lezioni di greco e letteratura antica in un ipotetico giardino grande e scrivere un libro mai terminato.
Fare una capatina a Stonehenge nei fine settimana, organizzarmi uno scavetto a modo mio, imparare a fare tutti i tipi di crepes e ad andare sott’acqua.
E poi abbracciare i cani e guardare le maree, ed il mio uomo, sotto un piumone, accanto.
Questo chiedo per la mia vita di eternità.
@Vis:
“La differenza tra i primi e i secondi e che i collaboratori hanno un contrattino di sei mesi in sei mesi, quelli con partita iva neanche quello. Come li vuoi chiamare questi?”
Io ‘i più precari tra i precari’, appunto.
Che è la sintesi di quelle tue due righe lì, tono compreso.
Sei tu che mi hai detto che chi ha p.iva non è precario.
Ora mi dici che sì?
Mi sto perdendo io o hai cambiato idea tu?
@Piti:
1) …da quello che con doti particolari o per situazioni eccezionali ce la fa.
Io ho parlato di un ragazzo che, trascrivo: “O è solo uno che un giorno s’è messo a studiare”.
Tu mi contesti citando doti particolari e situazioni eccezionali.
Pensa quanto è relativo il mondo.
Io dico studiare, tu mi dici “Eh…sì…ti pare che si può giudicare un paese dal successo di chi ha doti particolari?”
Passo al 2, vah.
2) io ti parlo di credito al consumo per comprarti un tv al plasma da 3000 euro quando ne guadagni 600 al mese.
Tu mi contesti citando la pizza.
Pensa quanto è relativo il mondo.
Io ti parlo di chi si indebita pur di avere un lusso sopra le sue possibilità, tu me lo derubrichi a rango di pizza, leggi: uno sfizio al quale tutti hanno diritto.
Ma in effetti tutto torna se il tuo ragionamento lo si prende nel suo complesso.
La teoria della società dei consumi come progresso della civiltà e del benessere, al quale per gratitudine bisogna esser disposti a pagare il prezzo di un indebitamento da difendere al punto da mettere in parallelo un tv al plasma con una pizza, è fantastica.
Cioè il problema dell’Italia non è che la maggior parte dei suoi abitanti vive al di sopra delle sue possibilità, ma che la società non si attiva per difendere questa maggior parte di cittadini dai contraccolpi di tale folle scelta.
Lo dicevo io, è sempre colpa dello stato.
Che non ti fa pagare meno tasse se per colpa dei tuoi tre tv in casa non arrivi a maggio con tutto il richiesto.
3) …perchè è un mondo che non considera lanostra esisitenza e le nostre esigenze in alcun modo.
Come sopra.
Io parlo di tv al plasma e due cellulari, tu le chiami esigenze.
E te la prendi col mondo che non le considera tali.
Dovresti essere più sereno.
In Italia non ti possono più pignorare nemmeno il tv perché è stato classificato come ‘bene di prima necessità’.
Non sei contento?
E’ la società dei consumi!
@Plessus:
Del tuo commento mi sfugge il 99%.
resta questo 1% qui:
“Parlo di.
Appunto, parli.”
That’s blog, baby.
Che dovrei fare?
Organizzare uno studio incrociato e poi sottoporti i risultati?
@Mazzetta:
Dimenticavo…
“Conosci qualcuno così stupido da segare il ramo sul quale è seduto? ”
Questa è, cristallina, la definizione di Credito al Consumo.
ossignor…
- non sono una signorina
- ho promosso il sabotaggio educativo dei Suv :D
‘notte
Broono il tuo problema è che vuoi ostinatamente locare una colpa di qualche tipo sul groppo di quelli che sono a tutti gli effetti sfruttati
sfruttati perchè incantati dalla tv (è per quello che non la pignorano, mica impazzisce la gente senza tv) e da narrazioni tossiche come quelle che sembrano piacerti
la qualità di un paese discende dalla sua classe dirigente, la nostra è pessima, la democrazia esiste in quanto assunzione di responsabilità mentre nel nostro paese questo nesso sfugge completamente e per te il problema è nella bulimia consumista di gente che non ha nemmeno gli occhi per piangere, figurarsi consumare
di gente che vive al di sopra delle proprie possibilità ce n’è parecchia, vedi Matteo Cambi, ma la maggior parte delle persone non ha possibilità oltre a quella di sopravvivere
non ha nemmeno sogni oltre alla sopravvivenza, perchè sa che oltre gli è impedito di andare, se non in direzione di qualche defilippa o di qualche arena a dar spettacolo
c’è chi ha chiamato questo sistema di controllo integrato della società spettacolare e mai definizione è stata più calzante che nel paese del grande impresario, ma in tutte i paesi avanzati è aumentato esponenzialmente il numero degli impiegati nell’infotainment
considerate che tutto questo NON serve evidentemente ad educare e informare e poi ditemi se è possibile incolpare il popolo coglione perchè si fa fregare…
Marò Broono morirò seppellita sotto al mio stesso post.
Quelli con partita iva che svolgono una professione (i veri liberi imprenditori di se stessi) non si possono definire precari perchè lavorano in proprio come un qualunque professionista.
Quelli che invece che lavorano con le medesime condizioni assicurate ad un lavoratore co,co,co (ovvero un precario) dai quali si differenziano solo per l’emissione della fattura a fine mese, sono precari perchè lavorano come un dipendente ma non hanno le garanzie dei dipendenti o stipendiati con contratto a tempo indeterminato.
Loro non scelgono un bel niente, fanno il lavoro che l’azienda gli passa, lo fanno con l’orario aziendale e nei locali dell’azienda con le stesse pause pisciatina e caffè che tocca ai dipendenti con la differenza che a fine mese emettono fattura al datore di lavoro e non per il lavoro svolto, ma un tot mensile, un fisso, praticamente un salario anche se non si chiama salario.
Dimmi che mi son spiegata, ti prego dimmelo che altrimenti mi suicido con una penna biro che ho fregato in ufficio.
@Mazzetta:
Spiace, ma in Italia il termine ‘sfruttati’ io riesco a utilizzarlo solo per una determinata categoria di persone: generalmente sono arrivate su una barca e passano circa 15 ore al giorno piegati a raccogliere pomodori per 3 euro.
Avrò avuto un’esperienza particolare, avrò un concetto tutto mio di responsabilità, sarò arroccato intorno a una condizione mia privilegiata rispetto alla media della gente, quello che vuoi, non mi tiro indietro.
Ma sta di fatto che per la quasi totalità delle restanti persone (che ho conosciuto io), ad aver voglia e tempo di sedercisi al tavolo e ripercorrere all’indietro la loro vita, le volte che non si arriva a individuare il punto esatto in cui hanno scelto la direzione al bivio che li ha portati dove sono per scelta, convinti che un giorno qualcuno avrebbe recapitato loro dal cielo una mucca d’oro al contrario di chi se l’è sudata, sono troppo poche per portarmi oggi a sentire questi discorsi e provare l’istinto di unirmi al grido di “Morte ai padroni!”.
Non nego l’esistenza degli sfruttati, né attribuisco loro ‘colpe’.
Per me ‘colpa’ è quando c’è consapevolezza e volontarietà e per me dove c’è sottopagato o sottoutilizzato non c’è necessariamente colpa.
C’è responsabilità, però, questa sì.
Magari quando avevano 15 anni, magari quando hanno comprato il famoso tv da 3000 euro (e quando hai un conto a fine mese da saldare più alto dei soldi che prendi, tu di potere contrattuale ne avrai ben poco e non perché il padrone è un ladro) magari quando a skuola hanno buttato nel cesso cinque anni perché tanto un giorno un lavoro lo trovi e perché siamo gggiovani e dobbiamo divertirci, quante ne vuoi, altre mille situazioni nelle quali non c’è colpa perché mica lo sapevamo a 15 anni, che un giorno sarebbe uscita la legge Biagi, ma sapevamo però che piovere può piovere e fregarsene è certamente un diritto tanto quanto la pizza, ma poi un giorno da qualche parte il conto ti torna e quel giorno, se esce una legge ‘favorisci conto’, a restare scoperti e senza ombrello saranno tanti, proprio tanti.
Quelli che si lamenteranno, dico.
Sul discorso dei sogni legati allo stile di vita, davvero non ti seguo più.
Legare il concetto di sogno e di serenità a quello di ‘scala mobile’ è persino più triste della teoria del sacrificio come tassa per la gratitudine alla società dei consumi di Piti.
Se sogni solo quando te lo puoi permettere, non stai sognando, stai pianificando.
Che è proprio tutt’altra cosa, ma proprio tutt’altra.
@Vis:
Il concetto di ‘precario’ è legato alle tutele e alla pianificabilità del futuro, non alla pausa sigaretta.
in questo senso il libero professionista è un precario tanto quanto gli altri.
Con in più il rischio di quanto ci ha messo di suo nel percorso.
Questo è per me essere precari, il sapere che la tua professione è appesa ai voleri di altri e non poter far nulla in caso di ciao ciao con la manina.
Per te non è essere precari?
D’accordo, non dobbiamo necessariamente arrivare a seppellire uno dei due.
Allora Broono potevi dirlo subito che entravamo nel “per te” assoluto dove i riferimenti sono tuoi e personali, così come gli standard e il significato delle parole
mi avresti fatto perdere un sacco di tempo in meno
statistiche
http://it.wikipedia.org/wiki/Precariato#Il_precariato_in_cifre
alla voce trovi anche la metodologia e la spiegazione del perchè ci sia spazio anche per interpretazioni discutibili e soggettive come le tu, i precari sono così precari che è difficile fargli la foto
mi sono persa totalmente.
Comunque i 450 euro erano per una stanza, ma appena fuori roma a Settebagni ne pagavo 500 per una casa due stanza da letto, cucina e salone.
Il lavoro che faccio beh…non si può dire :-P sono comunque un’impiegata, ben pagata e divertita dal suo lavoro.
va bene no?
Ah..io vorrei aprire una pasticceria, vivere qua dove vivo in un attico con terrazza e fiori e gazebo e…prima o poi ci riesco eh!
p.s. “morte ai padroni” non l’ha detto nessuno e credo nessuno lo pensi
che invece imprenditori e classe dirigente debbano essere -sottomessi- a quella legalità che sembra dover valere solo per barboni e sfigati mi pare sacrosanto, così come mi pare sacrosanto che il -rischio d’impresa- non sia trasferito in capo ai lavoratori e le -perdite d’impresa- in capo al bilancio dello stato
come disse quel tale, fare i capitalisti così è come fare i froci con il culo degli altri, inutile menarla con psicologismi e fare fumo, la nostra realtà è quella di un paese corrotto, dove chi chiede maggiore giustizia sociale viene bollato come un pericoloso estremista e nel quale se uno si azzarda a chiedere provvedimenti contro i grandi ladri viene etichettato come “giustizialista”
Oh bella.
Perché tu, Piti, Vis, chiunque altro sia intervenuto, non parla ‘per sé’?
Non trasferisci tue riflessioni, tuoi percorsi, tuoi standard, tue deduzioni?
No?
Tu sei qui come ambasciatore dell’oggettività?
Io parlo ‘per me’ mentre tu sei stato incaricato da qualche entità divina di trasferire al popolo le verità scritte nella storia e nel tempo?
Continuate a dirmi che non riporto numeri, che parlo di mie esperienze, che parlo, parlo, parlo per me.
Che numeri hai portato tu?
Hai messo due link, uno a un video del quale non ho capito l’utilità visto che dopo un minuto di barre ho pensato di desistere (a 1:01 sarebbe apparsa la verità rivelata e ho chiuso la pagina un secondo esatto prima?) e l’altro a wikipedia (e sticazzi), notoriamente l’apoteosi dell’oggettività, nel quale si dice che i precari sono circa 2 milioni, che su 60 direi che è una percentuale un po’ lontana da quel 50% che però trasferisci come numero provato da quell’unico link.
Eppure va bene così, chi cavolo pretende che chi parla dimostri di trsferire solo oggettività?
A parte voi tre, nessuno, visto che l’oggettività, se esiste, non la trovi certo nella finestra dei commenti di MN né in quella di qualsiasi altro blog, generatori e aggregatori di soggettività vestite da ricerche e dottrine.
Ma tu mi liquidi indispettito dal mio averti fatto perder tempo perché ho scritto ‘per me’.
E scusami, scusami davvero tanto.
Qual era il tuo fine, raggiunto il quale non avresti pensato di aver perso tempo?
Quello di sentirmi dire che hai ragione?
Quello di sentirti contestare cifre che non hai mostrato prima di mostrare i conseguenti ragionamenti che ci hai fatto sopra con cifre che io avrei dovuto mostrare prima di mostrare i conseguenti ragionamenti che ci ho fatto sopra?
Quello di fidarsi di te e, conseguenza, di leggere le tue riflessioni senza contestarle per il solo fatto che dimostri di conoscere la materia?
Dimmi tu, qual è il momento in cui hai pensato ‘ho perso tempo?’, quello in cui hai capito che sono uno che parla basandosi su e trasferendo la propria esperienza?
Oh bella, e tu da cos’altro sei vestito?
Certo, le mie interpretazioni sono discutibili e soggettive, wow, l’acqua calda.
Lo sono in quanto interpretazioni, però, non in quanto mie e per questo stesso motivo lo sono quelle di chiunque altro, tue comprese.
Sono interpretazione i post, i commenti, i dialoghi intorno a un tavolo, le tue riflessioni sul capitalismo.
Spero che con quel ‘come le tue’ non stessi intendendo che invece le tue no, perché altrimenti qui siamo di fronte a delirio di onnipotenza e davvero direi che non è questo il posto più adatto per.
““morte ai padroni” non l’ha detto nessuno e credo nessuno lo pensi”
No, vero.
Nessuno ha detto ‘morte’.
Tu però hai scritto robe tipo
“il fronte imprenditoriale può continuare a fare quello che vuole fino a che i lavoratori si dividono (loro) tra buoni e cattivi
non c’è nessuna variabile, c’è un solo punto fermo che è quello del massimo profitto per chi compra la merce-lavoro
si è costruito un quadro legislativo per il quale conviene alle aziende assumere così e queste ne approfittano fin che possono e anche un po’ più in là
dare la colpa alla forza-lavoro per le pessime condizioni contrattuali che sono imposte dalla classe dirigente è tafazzismo puro, quando non sia collateralismo con chi pensa solo, ottusamente, al proprio profitto”
e scusami tanto se alla quarta ti ho visto più vestito da Da Volpedo che da Montezemolo, è che mi faccio sempre trascinare dall’entusiasmo e tendo a interpretare, sciocco che sono.
E scusami anche per il mio leggere trecento volte termini come ‘fronte imprenditoriale’ e pensare che dove c’è ‘fronte’ c’è conflitto e dove a quel fronte si attribuiscono i mali del mondo c’è uno seduto sull’altro fronte della barricata.
Sciocco, sciocco sciocco che sono.
Ma per favore.
Sono un’assistente di volo e in queste ore cercando notizie dell’ultima ora in ogni angolo di internet sono capitata qui. Quanti dati falsi o manipolati!
Cercherò di essere breve, anche se è difficile spiegare ad esterni, soprattutto pieni di pregiudizi come sia davvero. Siamo talmente privilegiati che il mio compagno(ex-assistente di volo) due anni fa si è licenziato e piuttosto è andato a fare l’impiegato a 1000 euro al mese perchè non ce la faceva più.
Riposi: 13 ore di riposo tra un turno e l’altro quando si torna a casa(in base) e otto ore di stacco fuori base. Vuol dire che se sono stata via 3/4/5 giorni da casa, nel momento in cui torno devo passare almeno 13 ore a casa prima di ripartire per altri2/3/4/5giorni( a discrezione dell’azienda). Fuori base, ovvero in quei giorni in cui sono via, tra un turno di lavoro e l’altro devono passare almeno 8 ore. Lavoro tra le 8 e le 13 ore(dipende dal turbo) e ne devono passare 8 prima di ricominciare, vi sembra un privilegio?
1) La nostra giornata non è più lunga, che battute perfide e ignoranti. Le 33 ore devono passare per chi è sul lungo raggio tra un volo e l’altro. Perchè se atterro da buenos aires non posso ripartire per questione di fusi orari e notti saltate per almeno 33 ore..se poi andate a prendere il contratto di chiunque lavori di notte, che non hanno nemmeno problemi di fuso da smaltire e ditemi se i privilegiati siamo noi.
2) Ferie: si inizia con 30 giorni all’anno, io dopo 9 anni ne ho 36, ma badate bene ogni 3 giorni di ferie mangiano 1 riposo, quindi 36-12=24 giorni di ferie “netti” che comprendono natale , Pasqua, tutte le festività e le vacanze. perchè per noi non esistono nè feste, nè ponti, se voglio stare a casa il giorno di natale devo prendere le ferie e sperare che una volta ogni3 anni almeno me le diano e mi facciano stare coi miei cari.
(Ah dimenticavo a noi non pagano feste, notturno, notturno festivo etc. che tu lavori la notte di natale o un qualunque martedì mattina è uguale).
3) salute e aspettativa di vita media di 10 anni inferiore alla popolazione “normale”. Tra radiazioni cosmiche(il limite per le persone normali è di 1msv all’anno noi arriviamo a 3 )e quando facciamo la visita di medicina legale cui siamo sottoposti ci dicono: “va bè le do l’abilitazione ma mi prometta di volare il meno possibile”, fusi orari e il corpo che viene pressurizzato(gonfiato e sgonfiato ogni giorno di lavoro, ad ogni decollo e atterraggio per tutta la vita lavorativa), lavorare ad una quota cabina di 2000 metri(provate a prendervi le pulsazioni in volo e a terra).
Mi sono resa conto che il discorso sarebbe troppo lungo..passiamo la vita in un tubo di ferro a 10.000 metri e 900 km/H, lontani dalle nostre famiglie per 20 giorni al mese e per circa 2400 euro al mese(ma solo se voli tanto perchè il contratto è a cottimo)con i quali dobbiamo mangiare e pagarci colazione pranzo e cena a new york, tokyo o Milano.(50 euro al giorno per magiare fuori x20=1000..).mi rimarranno circa 1400 euro al mese per tutto quello di cui sopra. Ma secondo voi sono privilegiata?
Ah.La Cai ci ha appena offerto un contratto dove dovrei guadagnare per la vita di cui sopra 1200/1500 euro al mese.coi quali devo anche mantenermi in giro per il mondo.
ehm…
“dice che i precari sono circa 2 milioni, che su 60 direi che è una percentuale un po’ lontana da quel 50% che però trasferisci come numero provato da quell’unico link.”
in italia nei 60 milioni di persone (abitanti del territorio italiano) sono inclusi anziani, bambini, studenti, casalinghe, ecc e lavoratori. I lavoratori non credo ricoprano tutto il territorio italiano. Bisogna vedere quei due milioni di precari che cifra sono confronto al solo mondo del lavoro.
riporto 131, ma chi te lo fa fare?
La tua non è vita, cavolo!
Uhmadonna.
“Nel primo trimestre 2008 il numero di occupati è risultato pari a 23.170.000 unità” (istat)
Sono il 10.
su’ Broono, fai il bravo…le statistiche te le trovi con gugl, vedrai che sono corrispondenti a quello che ti ho detto
Gli studi di Confindustria, dei sindacati e anche della Cig di Mestre sono abbastanza omogenei e la realtà è questa, non la cambierai certo limtandoti a smentirla in questo moeo
e poi:
-Che numeri hai portato tu?
Hai messo due link, uno a un video del quale non ho capito l’utilità visto che dopo un minuto di barre ho pensato di desistere (a 1:01 sarebbe apparsa la verità rivelata e ho chiuso la pagina un secondo esatto prima?) e l’altro a wikipedia (e sticazzi), notoriamente l’apoteosi dell’oggettività, nel quale si dice che i precari sono circa 2 milioni, che su 60 direi che è una percentuale un po’ lontana da quel 50% che però trasferisci come numero provato da quell’unico link.-
il link che non hai visto era alla diretta dell’audizione al Congresso, ovvio che una volta finita non si veda più
il link a wiki era per spiegarti la complessità nel fotografare il precariato
io ti ho porto numeri, che tu sei libero di sbeffeggiare
tu mi hai porto la storia di tuoi cugino e stai affermando che la percentuale dei precari vada calcolata sui 60 milioni che sono il totale della popolazione italiana
cacpisco che per te i numeri non significhino molto, se sei abituato ad usarli con tanta disinvoltura
capirai perchè non riesci ad impressionarmi…
lo sai almenno quanti sono i lavoratori attivi nel nostro paese?
quanto al:
“No, vero.
Nessuno ha detto ‘morte’.
Tu però hai scritto robe tipo:”
qui m’incazzo
primo perchè le due cose non sono equivalenti e poi perchè
CERTO CHE PARLO DI CONFLITTO E CHE C’è CONFLITTO!
SVEGLIA BROONO!
La democrazia è conflitto e mediazione di interessi, quello che descrivi tu si chiama -demonizzazione- e semmai ad esserne colpiti sono proprio le vittime di una classe dirigente inadatta e disonesta. La retorica dei fannulloni, dei privilegiati e degli assenteisti non è forse demonizzazione e diffamazione? Dove sarebbe il rispetto per chi lavora?
Se tu sei così andato da pensare che abbia ragione Montezemolo a dire che bisogna fare come dice lui e non obiettare, o con la Marcegaglia che i sindacati debbano essere “complici” (più di così) delle imprese, non mi stupisce che di tutto quanto scritto sopra, tu non abbia capito niente
Devo ancora capire se sei un alias di Facci, un suo pari oppure se sei genuino, ma ti assicuro che a leggerti fai l’effetto delle unghie sulla lavagna…
Da qui:
http://www.altreconomia.it/index.php?module=subjects&func=printpage&pageid=450&scope=all
“su 425 mila nuovi posti di lavoro creati lo scorso anno, 196 mila, ovvero il 46 per cento del totale, sono lavori a termine o precari”
“sono circa 3 milioni e 757 mila i lavoratori precari in Italia, ovvero il 14,7 per cento del mercato del lavoro”
“Nessuno oltretutto sa dire con precisione che cosa succede a una vita precaria: quanto durano i contratti, quante volte si cambia impiego, quante volte si resta senza lavoro alla fine di un contratto, quanto tempo trascorre tra il primo contratto a progetto e il primo contratto di lavoro a tempo indeterminato”
“nessuno ancora sa dire entro quanto tempo un contratto a progetto si trasforma (o si dovrebbe trasformare) in contratto definitivo”
“Il lavoro si divide sempre più in buono e cattivo, e tra i due c’è un solco che, per molti, continua ad allargarsi. Secondo alcuni esperti c’è addirittura il rischio di una vera e propria fuga delle imprese dal rapporto di lavoro standard.”
“Secondo stime recenti, gli addetti ai call center (nella foto) in Italia sarebbero circa 400 mila. Oltre il 75 per cento di loro sono donne e, contrariamente a quello che ci si potrebbe aspettare, la fascia d’età più rappresentata (65 per cento) è quella compresa tra i 30 e i 49 anni d’età.
“Nel giugno 2006 una circolare del ministero del Lavoro ha chiarito che non si può parlare di collaboratori a progetto per la maggior parte degli operatori di call center, ma che si tratta di veri e propri dipendenti.”
“Le informazioni sul mercato del lavoro sono frutto delle indagini dall’Istat che, a questo scopo, intervista ogni trimestre un campione di quasi 77 mila famiglie, pari a circa 175 mila individui residenti in Italia (italiani e stranieri).”
Mi ricordi un momento storico o un paese nel quale non ci sia o non ci sia stato quel conflitto?
(e no, il link alla pagina wiki su Neanderthal non sarebbe la risposta richiesta)
Se tu sei così andato da pensare che io abbia dato ragione a confindustria o abbia detto che i sindacati dovrebbero stare dove sono da vent’anni a questa parte e cioè dalla parte delle aziende, quello delle unghie sei tu, e non sulla lavagna ma sugli specchi.
La demonizzazione è deleteria, rispetto alle possibili soluzioni (mediazione, perché soluzione mai si avrà) dei conflitti, in qualsiasi direzione vada.
Non è che demonizzare il lavoratore sia tafazzismo, mentre demonizzare il ‘fronte dirigente opportunista’ sia brillantezza d’analisi.
Non avessi davanti la sinistra italiana che hai, capirei il malinteso, ma la situazione l’hai davanti tu come l’ho davanti io.
Del conflitto di classe ormai parlano giusto quelli che ti bussano alla porta per venderti Lotta Comunista e se glielo chiedi manco te lo sanno spiegare.
Tu demonizzi tanto quanto dici fanno gli altri, solo che ti scegli un demone visivamente cornuto e per questo ti appare più oggettiva la pratica.
Ma l’opera che compi è la medesima e le possibilità di mediazione seguendo questa linea sono le stesse che dici hanno quelli che demonizzano i lavoratori: zero.
La mediazione tra due ‘fronti’ in conflitto che si demonizzano a vicenda è un obiettivo che davvero solo Uolter può sbandierare come possibile.
Demonizzi tu, demonizzano gli altri.
Non darti ragione non significa necessariamente non aver capito cosa dici.
Scendi un po’.
Sei soggettivo come tutti.
scrive Broono: “Spiace, ma in Italia il termine ’sfruttati’ io riesco a utilizzarlo solo per una determinata categoria di persone: generalmente sono arrivate su una barca e passano circa 15 ore al giorno piegati a raccogliere pomodori per 3 euro.”
Diciamo che hai un’idea molto restrittiva dello sfruttamento; guarda il caso molto simile a quella che hanno i (rullo di tamburi) padroni. che minimizzano sempre le fatiche e i problemi degli altri e ingigantiscono i loro. O magari li attribuiscono ad altri: come quando lamentano la poca produttività del lavoro. Infatti il lavoratore tedesco è produttivo, mentre quello italiano noperchè si gira i pollici. Il fronte imprenditoriale (che c’è cazzo se c’è, e c’è compatto torvo e reazionario dal almeno 28 anni giusti giusti) ha un’idea implicita di sè come di un marchese del grillo,che passa a prendersi le sue rendite e amen.
Sono dei meritocratici con cognomi eccellenti: bella meritocrazia.
Comunque, Broono, è abbastanza triste che tu neghi l’ansa storica, micidiale per chi lavora, in auge in Italia.
Tuo cugino, se ha combinato qualcosa più del normale, significa che ha numeri non comuni e ti ripeto che nei Paesi civiliun grado più elevato di benessere rispetto al nostro si ottiene anche senza essere dei martiri o dei geni. E’ una concezione sudamericana quella di spostare le cause di una classe sociale svantaggiata sulla classe medesima. E’ determinismo vagamente razzista.
Quanto a mazzetta, meglio così, che sia un uomo: posso tornare a sperare di trovarmi prima o poi sotto il piumone di morosita.
Del resto gli uomini mi piacciono al kg, le donne a l’etto.
Pero, morosita, il cane giù dal piumone che puzza e fa schifo (cfr lettera odierna alla Annunziata alla Stampa…)
Io non nego (e trecentosei) proprio nulla.
Semplicemente per guardare il quadro, guardo tutti gli elementi.
Determinista fin nel midollo, sì.
Razzista giusto per chi ha finito gli insulti.
I ‘padroni’ ci sono, la deriva Del Grillo (nelle due possibili attribuzioni) pure, lo schiacciamento del potere contrattuale è scritto in cielo, l’opportunismo sta per diventare l’articolo 1 della costituzione, i sindacati per me dovrebbero essere messi su un barcone e spediti in Albania e non in quanto sindacati ma in quanto QUESTI sindacati e sostituiti da qualcosa che in qualche maniera almeno ci assomigli, al termine ‘sindacati’, ecc…ecc..
Dopodiché per sapere perché lo scenario sia questo passo a guardare anche l’altro fronte e le sue responsabilità.
E qui sta la differenza tra me e voi.
Non ho stabilito buoni e cattivi.
Ho distribuito le due qualità su entrambi i fronti.
Singifica rischiare di dire che anche il povero operaio qualcosa nella storia forse l’ha sbagliata?
Eh, sì, accidenti.
Scusate se ho azzardato tanto, ma non me la sentivo di negarlo.
Sbagliato? Quando devi sopravvivere, non hai tempo di pensarci!
Un applauso a Mazzetta e a piti. Condivido tutto.
Ciò che dice Broono non è così assurdo come viene lasciato intendere. Ed è forse più semplice di quello che si crede.
Lui infatti, prima di contestare il sistema si sofferma sul singolo, su colui/colei che si propone come ipotetico lavoratore, attribuendogli responsabilità, non necessariamente colpe. Che vanno considerate. E possibilità che magari non tutti possono avere ma che non avranno sicuramente di certo se ci ferma a colpevolizzare solo il sistema. Mi pare che in soldoni, tralasciando tecnicismi vari, il lavoratore tedesco, Confindustria e compagnia bella e tutti i mille collegamenti che ne sono derivati sia questo un punto centrale dei suoi lenzuoli.
Dovreste provare a fare anche solo per un giorno selezione del personale. In una qualsiasi regione. Per un posto qualsiasi. Con tutta probabilità capireste in modo lampante ciò che Broono intende.
Eccone un altro che al mio parlare di un paese con 110 cellulari ogni 100 abitanti bambini e anziani compresi (fonte ITU, un paio d’anni fa, quando nemmeno li regalavano con i contratti, per dire), risponde parlando di sopravvivenza.
Fantastici.
broono, stai sbagliando tutto, come dice harrison ford a uno che lo crede un amish.
Il livello dei consumi è condizionato in modo decisivo dall’accumulo diciamo primario. Molti di noi non vivono come barboni pur avendo redditi da lavoro da barboni perchè mammà o chi per essi ha messo insieme qualcosa che spiana la vita. Io sono così. Il 90% delle persone che conosco è così, che ne siano consapevoli o no. Ci stiamo mangiando quel po’ di dote. Stiamo precipitando, per stare alla metafora dell’ODdio di Kassovitz, ma l’impatto al suolo per ora non c’è stato. Credo manchino 5-10 anni poi cominceremo a sentire l’impatto dell’asfalto sulle nostre schienine.
E poi, ripeto, tagli con un’accetta pauperistico-moralista una questione che -se sul piano astratto ha aspetti per i quali hai in parte ragione- sul piano pratico è diversa da come dimostri di averla intesa.
Voglio dire che in un mondo che vive (VIVE), broono, di superfluo, tirare fuori che abbiamo tutti dei consumi da Sardanapalo (riferimento classico ad uso di morosita) è fuori luogo. Se vivessimo come sottintendi tu, tutto crolla in un mese. Si può vivere senza viaggiare (si vive male, ma si può), si può vivere senza auto, tv al plasma, cellulari e ‘sticazzi. Poi, eccettualti i fornai (almeno quelli ammetterai che vendono qualcosa di essenziale), gli altri di che vivono?
Infine: certi consumi si fanno perchè risparmiare mezzo centesimo non ti migliorerà mai la vita domani e ti toglie qualcosa oggi. Mio nonno non viaggiava e non aveva il cellulare (non c’era, ma facciamo finta che ci fosse). Ma nato povero ha lascito alla figlia dieci appartamenti. Io, se vivo come lui, con i redditi di oggi me ne comprerei forse mezzo in tutta l’esistenza. E allora risparmiare, perchè?
Sì, Broono, gli operai sbagliano. In due occasioni, a mio parere:
1) quando fanno figli, per ragioni che ho esposto mooolto sopra
2) quando pensamo come te, aiutando il sistema a riprodursi sempre allo stesso maledetto modo.
Federica e quindi? io colloqui ne ho fatti parecchi da entrambe le parti della scrivania e da entrambe le parti mi son chiesta chi accidenti di trovassi davanti.
Con la differenza che il potere contrattuale di chi sta da un lato o dall’altro della scrivania è molto diverso.
Se sei il capo puoi scegliere se sei un lavoratore e hai bisogno di lavorare per campare spesso prendi quello che viene.
E hai sbagliato, dolce Vis.
La storia italiana insegna che il colloquio si fa sopra la scrivania. Cretine noi che ci sediamo dall’altra parte.
(oggi il mio tasso di yogurt nelle vene è over-size. Che si vede?)
Io colloqui ne ho fatti parecchi sul divano.
Mi è sempre dispiaciuto non poterle assumere.
Amilcaaaare … :)
morosita, va bene prevenire l’osteoporosi, ma troppi fermenti potrebbero incrinare la tua (immagino nei miei sogni erotici) splendida linea.
F.to
the lion of the piumon
E quando il 90% (non ti chiedo fonti) delle persone che conosci vivono al di sopra delle loro possibilità, compensando il margine con i risparmi di famiglia (che in quanto accumulo hanno un termine anche calcolabile senza nemmeno troppe nozioni di economia), quando l’asfalto arriverà sulla loro schiena tu invocherai i sindacati e il padrone ladro dicendo che la colpa è loro e del loro non permetterti di prolungare ulteriormente il tuo tributo in perdita (già dieci anni prima dell’impatto con l’asfalto) alla società dei consumi?
Il mondo vive di superfluo, esatto.
Quella società dei consumi, la cui indispensabilità tu difendi, è il superfluo portato a livello di necessario.
Ma il problema non è, come facevi pensare tu moooooolti commenti sopra, che c’è chi vorrebbe che il povero non godesse del superfluo perché deve puzzare di fame e fottersi, ma il fatto che a spostamento verso il basso del target “tv plasma” perché, poesia, anche il povero deve vederei i colori brilliant, non è corrisposta una conseguente taratura verso il basso del loro prezzo MA solo una dilazione dello stesso per venire incontro alle esigenze di superfluo del povero ma non alle sue reali potenzialità economiche.
Tu questo lo difendi perché guardi la parte ‘superfluo garantito a tutti’ del meccanismo e per questo lo chiami progresso e per questo cerchi modi per difenderne la sopravvivenza (del meccanismo) anche a costo dei risparmi dei tuoi genitori che sono gli unici che ti avrebbero dato da mangiare quando, tra dieci anni, l’asfalto si porterà via non solo il tuo bel tv al plasma ma pure il frigorifero.
Io questo lo considero un meccanismo pazzo e sconsiderato che ha potuto trovare terreno fertile in italia solo perché condiviso sia dai carnefici che dalle vittime e il tuo ragionamento a sua difesa (del meccanismo) lo dimostra.
Chi ha parlato di non avere auto?
Io ho detto che con una si può lo stesso arrivare al lavoro e fare pure la spesa.
Chi ha detto che non si deve avere la tv?
Io ho detto che anche senza quella da 3000 euro il calcio lo vedi lo stesso e in più in tasca hai quei 2900 euro che ti portano dritto dritto alla quarta settimana per più di un mese consecutivo.
Chi ha detto che non devi avere un cellulare come tuo nonno?
Io ho detto che anche con meno di cinque in nuclei familiari da tre elementi, ci si sente lo stesso e pure con una discreta frequenza.
“E allora risparmiare, perchè?”
Ma nessuno ti dice che devi risparmiare.
Sono affari tuoi, voglio dire.
Quello che dico io è che se per tuoi calcoli economici e per tue posizioni filosofiche rispetto al tuo ruolo sulla scacchiera della società dei consumi, secondo te non solo è giusto che ti possa comprare più di quanto ti possa permettere ma addirittura che tu DEBBA farlo per garantire che il meccanismo non crolli perché il tuo ruolo di consumatore è quello, è per decenza che non dovresti stare in cima al corteo di quelli che dicono che se non si arriva a fine mese la colpa è di chi ti leva l’indispensabile.
Se a quel famoso tavolo è seduto uno che fa tv al plasma in un paese che non se li potrebbe permettere, non è perché lui è molto furbo ma perché dall’altro lato ci sei tu che stai lì seduto impossibilitato a trattare perché te li sei comprati e mo in qualche modo li devi pagare e per di più contento per il fatto che hai contribuito al sistema che li ha messi sul mercato generando indebitamento generale e certo.
Voglio dire, se quel ladro è lì, è perché di fronte ha gente che ragiona come te.
Che è quello che dico da moooooolto più su.
Broono, cerca di essere più circonciso.
Forse, forse eh magari mi scazzo alla grande, Broono intendeva più genericamente che spesso oltre ai reali problemi del mondo lavorativo con cui tutti ci confrontiamo c’è una buona percentuale di ragazzotti che tutta stà voglia di darsi da fare non è che ce l’abbia…un esempio giusto per dire, io mi sono laureata a 23 anni vecchio ordinamento (era storia dell’arte per carità) e nella mia famiglia (meridionale quindi calcolate parecchie unità) non è neanche concepita la possibilità di andare fuori corso e non per problemi economici sia chiaro (tutti mooolto più bravi di me per altro tra medicina, giurisprudenza, odontoiatria etc). Tra gli amici la situazione è un po’ diversa…giusto così per dire.
Morosita, io sapevo anche sotto alla scrivania e sapevo anche che i capi più illuminati prestano alle candidate un paio di ginocchiere:-)
Azz, Viss,
e io che ero rimasta ai ceci come punizione da scolara impenitente!
@Amilcare:
Broono è così, è contrario alla cir-concisione e anche alla circo-ncisione, ci abbiamo provato tutti a circon-vincerlo, ma niente o lo ami o attivi lo scrolling nel mouse e ti vai a fare una corsetta al parco o prepari con molta, molta calma la circon-cena.
Per quanto ci riguarda, noi lo amiamo:)
@Piti:
sto ridendo di gusto…lion of ….ahah :)
Ho letto tutti i commenti.
Quoto l’invito alla circoncisione e Faccio notare l’abbandono di Facci, per questo Faccio una faccina. ;-P
Bel post, e commenti molto interessanti (un paio strepitosi). Forse un po’ di boria qui e là, ma comunque niente di particolarmente fastidioso. Cercate solo di essere più sintetici: sono argomenti complessi, però qualche accorciatura non sarebbe dannosa.
Urge un barbiere per un’accorciatina, ordunque.
Un cliente a caso: inizia con la [b] e finisce con la [o].
ah, 2 vocali all’interno.
Quis est?
bilibbo bacci?
2 vocali continue, unica emissione di fiato.
Io stavolta l’accorciatina a Broono non gliel’avrei fatta.
Virgi,
eppecché?
Col capello a spazzola potrebbe fare GREASE.
“Sei soggettivo come tutti.”
…e meno male :D
l’oggetività è sempre relativa, i sistemi formali sono incompleti, la realtà è fuzzy
posti questi necessari presupposti filosofico-scientifici, posso permettermi di semplificare un pelino:
attribuire colpe alle vittime non sposta di un millimetro le responsabilità dei carnefici
se in tribunale difendi uno scippatore dicendo che il derubato esibiva incautamente il portafogli, ti ridono in faccia, ci sarà un perchè, c’è un perchè e si ritrova già nelle istituzioni di Diritto Romano.
la considerazione secondo la quale il derubato avrebbe dovuto nascondere il portafogli e portare in bella vista un revolver non appartiene alla discussione sulla responsabilità del ladro, sono chiacchiere da bar inammissibili in un contesto serio
ugualmente nei casi sopra esaminati, l’istituzione di un sistema preposto alla creazione di bisogni indotti per stimolare al consumo, di paure inconsistenti per mantenere il controllo sociale e alla demolizione dell’intelligenza (guerra all’intelligenza, la chiamano così in Francia, anche sul mainstream) per fregare meglio masse di ignoranti
- è esclusiva responsabilità della classe dirigente-
quella ce l’hanno tutta e non può essere “colpa” di chi nasce immerso in una Matrix del genere se non ha mai trovato la maniera di procurarsi la pillola rossa o di evadere dall’incanto
allo stesso modo la crisi della finanza americana non è colpa delle classi subalterne americane, ma esclusiva responsabilità di chi ha creato, governato e abusato le istituzioni finanziarie
allo stesso modo le pessime condizioni dei lavoratori nel nostro paese sono responsabilità di chi da anni concerta per deteriorarle, non sono mai andati i lavoratori a richiedere tagli agli stipendi e orari più lunghi, così come i lavoratori non hanno mai chiesto tagli ai servizi in cambio di sgravi fiscali tanto modesti da risultare ridicoli
quindi > non si può che considerare, nel loro insieme, gli uni vittime e gli altri loro carnefici
…a me hanno insegnato a rispettare le vittime, sempre
allo stesso modo mi hanno insegnato a non ridere degli ignoranti e dei vinti, ma mi rendo conto che erano altri tempi e che già allora non era più aria…
Complimenti a tutti per la civiltà della dialettica, di solito questi argomenti svaccano rapidamente :)
@ mazzetta:
“l’oggetività è sempre relativa, i sistemi formali sono incompleti, la realtà è fuzzy” ti puoi spiegare un po’ meglio per cortesia? :)
@ Broono:
Ferma restando l’oggettiva situazione congiunturale, penso che i tuoi discorsi sui danni del credito al consumo e sul sindacato siano sacrosanti. Bravo!
Viss, non ho espresso una considerazione risolutiva, ho attribiuto ANCHE al lavoratore o ipotetico lavoratore (riferendomi appunto alla selezione del personale) delle responsabilità. Anche. Senza tirare in ballo il potere contrattuale.
Prima volta che scrivo su Macchianera. Splendido dibattito, complimenti Viscontessa, anche per come lo hai gestito.
Guai ad accorciare Broono, mi oppongo! (bilibbo bacci :-DD). Il “concorso di colpa” di cui parla, un po’ ha fatto rabbrividire anche me. Ciò non toglie che la contraddizione da lui evidenziata esiste, e il constatarlo, spesso mi ha spiazzato. Detto questo, condivido Mazzetta. Non è così semplice sottrarsi a un sistema a cui ci hanno abituato (e di cui i 110 telefonini sono la deriva più patetica, oltre che inquietante) fin da piccoli. I miei nonni non avevano più di me (sono un caso-scuola per questo discorso: ho appena compiuto 30 anni, sono precaria da 12, nel frattempo sto cercando di laurearmi, ho una macchina vecchissima, un cellulare da 5 anni, non vado in vacanza) però avevano molte meno sollecitazioni ad “avere” (detto da loro). Di conseguenza capisco, pur comportandomi diversamente (ho detto che non è facile, non impossibile, e comunque non ne sono felice), chi non riesce a “resistere”. Stupidi? Forse, ma pur sempre vittime, come scrive Mazzetta (ps. comunque non ho avuto percezione che Broono ne ridesse. Ma non sono il suo avvocato, ne’ lui ne ha bisogno…)
@Matilde: come “era [solo] storia dell’arte, per carità”! Ehi!! :)
Ciao
Sono parzialmente ot, e dunque mi appresto a rovinare lo splendido dibattito, splendidamente condotto da viscontessa e da tutti i partecipanti.
1. sono giunta alla conclusione che la coppia di cui racconta g.neri a proposito della blogfest è la morosita+piti. l’invidia mi sta uccidendo, suonate felici come campane a festa ;)
2. sono una libera professionista (ho una partita iva) ma lavoro presso un’azienda privata come fossi, di fatto, un loro impiegato. ma che cosa dico mai!(topo gigio): siccome non ho le tutele di un impiegato vero e proprio, io lavoro presso un’azienda come se lavorassi per me stessa col massimo dell’impegno, senza orari, senza fine settimana, perché prima viene il risultato, come succede quando, da libero professionista, lavori per te. oibò: ma non lavoro per me, ma per l’interesse dell’azienda per cui lavoro.
in più, dato che il mio mestiere è il mio “ingegno” (incredibile, vero?) si sono assicurati che i frutti del mio ingegno siano loro, solo loro, sempre e comunque loro. Oh, però, fuori, figuro come dirigente, capito?
Meglio che lavorare al tornio, sono d’accordo. Però, dal tornio a stabilire che la partita iva sia la bandiera della libertà e della stabilità che sventola sulle barricate, ecco, ce ne passa. E ce ne passa quel tanto che sta tra la possibilità di raccontare ste porcate e il non poterlo fare.
Chiaro che questa è stata una mia scelta. Altrettanto chiaro, anche dato quanto scritto fino ad ora, che non è stata una “”"libera”"” scelta.
3. Cosa vorrei fare nella vita. Quello che ho sempre saputo di voler fare e che ho fatto larghissimi giri per conquistare. Forse, tra poco, ce la faccio. E? E rischio tutto, che poi il tutto è quanto detto sopra, più la stima (spero) di chi ha lavorato con me, una qualifica che è stata significativa, le ire del mio potente boss e l’affetto di chi contava su di me (e sulla mia capacità di rinunciare a tutto).
Ah, poi ci sono le rimostranze degli stronzi che non ti sanno più incasellare e la concretissima possibilità di andare gambe all’aria. Però ci provo lo stesso, è questione vitale.
come spesso accade siamo partiti dalle aspettative mutate e siamo finiti su altro
resta il fatto che la regressione sociale è evidente a tutti e che l’iperconsumo è uno dei fattori in ballo, quello nessuno lo contesta a Broono, che poi un po’ alla volta mi sembra sempre più vicino anche se tiene a distinguersi ;)
risp.
- “oggettivo” è tale all’interno del contesto di riferimento
- è stato enunciato un teorema dell’incompletezza dei sistemi formali, molto tempo fa. Significa che i sistemi formali (es. la matematica, ma vale per tutti) prima o poi producono attraverso le loro regole degli enunciati che non appartengono al sistema formale che le ha generate. Brutalmente potrei dire che “non si chiudono”
- la logica fuzzy (peloso, sfumato) è una logica -non binaria- che è utilizzata per leggere e rendere fenomeni complessi. Si tratta di scienza anche se molti scienziati ne ridono. A dimostrazione, l’esistenza di una miriade di elettrodomestici programmati impiegando la -fuzzy logic-
che sovrintende anche al traffico semaforico di Tokyo ed altre metropoli, è impiegata nella gestione delle borse e in molti altri ambiti.
Credo discenda dalla sua natura essenzialmente agli antipodi dell’aristotelismo, il fatto che in Occidente sia misconosciuta e non se ne parli quasi. Resta il fatto che in Oriente ne fanno un gran uso con ottimi risultati.
Come per altre evoluzioni scientifiche, anche questa si porta dietro robuste implicazioni filosofiche, ma ancora non sembra che ci siano volontari per approfondire la questione. Di sicuro il Vaticano non gradirebbe :D
daje rwidam :D
grazie mazzetta.
je sto dando sotto. de brutto! ;)
@Mazzetta:
Oh, eccomi qui in una pausa lavorativa (eh, gli orari di noi liberi professionisti che lavoriamo in casa e scegliamo quando e quanto cioè sempre e sempre, toh, la mia pausa sigaretta è arrivata ora che sono le 4 del mattino) pronto a rintuzzare il camino per l’arrivo domattina dei simpatici dialoganti.
Andiamo al dunque, ché poi mi dicono mi dilungo, io, bah.
“attribuire colpe alle vittime non sposta di un millimetro le responsabilità dei carnefici”
Vero.
Se però partiamo dal presupposto che le vittime sono tali perché esenti da colpe al 100%.
E da questo presupposto, da due giorni a questa parte tra me e te parti solo tu.
Io continuo invece a dirti che per me è la teoria dei vasi comunicanti.
Dire che i ‘padroni’ hanno colpe significa dire la verità, dire che le hanno tutte no.
Focalizzarsi solo sulle colpe dei padroni, tacciando di tafazzismo chiunque provi a citarne anche qualcuna dei lavoratori, gridando al Montezemolo non appena uno prova a spostare un po’ lo sguardo, non significa dire che le colpe sono tutte dei padroni, ma significa utilizzare un metodo molto furbo per tenere sul tavolo solo le loro, così che la percezione sia che il 100% sia dei Padroni ma senza sporcarsi le mani al punto da non poter negare di averlo detto.
Io invece ti faccio il ragionamento opposto.
Non ti nego le colpe dei padroni, ma segnalanti anche
quelle dei lavoratori ti spariglio il tavolo e ti rompo molto le palle perché ti impedisco, come ho fatto, di continuare a definire il tuo quadro ‘oggettivo’ come facevi nei primi commenti e come hai smesso di fare in questi ultimi.
Allora vedi che se qualcuno, in mezzo ai duecento che si uniscono al coro del “La colpa è dei padroni!” si prende la briga di mettere sul tavolo anche quelle dei lavoratori, certo non sposta le responsabilità dei primi, ma almeno ne riduce un po’ la carica esplosiva che gli davi nei tuoi primi detonanti commenti senza contestazione.
E quindi una funzione, l’individuazione di colpe anche dall’altra parte, ce l’ha.
Ridimensiona un po’ il carattere oggettivo che avevano le tue analisi all’inizio.
E’ un po’ poco, dirai tu.
No, vista la graniticità con la quale dividevi l’italia in buoni e cattivi, a me sembra tantissimo.
“se in tribunale difendi uno scippatore dicendo che il derubato esibiva incautamente il portafogli, ti ridono in faccia, ci sarà un perchè”
Certo che c’è.
Il perché è perché non difendevi uno stupratore.
In quel caso, se dici che è lei che aveva la minigonna e lo aveva provocato, non ti ridono in faccia, ti fanno socio dello studio legale perché 9 su 10 farai assolvere l’animale.
So che ve la menate tanto con i miei numeri e i tuoi numeri e io parlo ma non si sa di che e tu parli e c’hai le tabelle, ma non credo che in questo caso sia necessario linkarti anni di storia del foro di mezzo mondo, spero sia sufficiente il fatto che viviamo sullo stesso pianeta per chiudere questo esempio nel mio solito simpaticissimo modo:
Pensa quanto tutto è relativo.
Tanto relativo che l’esempio non l’hai potuto fare solo perché oggi il caso legale ‘stupro’ viene usato per altre tesi, quelle che ‘era un rumeno’ e sarebbe stato poco chiaro il discorso economico.
“la considerazione secondo la quale il derubato avrebbe dovuto nascondere il portafogli [...] sono chiacchiere da bar inammissibili in un contesto serio”
Vallo a dire alle donne in minigonna uscite dalla stessa porta dalla quale è uscito quello che le ha stuprate.
“l’istituzione di un sistema preposto alla creazione di bisogni indotti per stimolare al consumo [...] per fregare meglio masse di ignoranti
- è esclusiva responsabilità della classe dirigente-”
Vero.
Responsabilità della massa, invece, è riferita all’essere ingoranti.
Ignoranti al punto da non saper mettere un paletto tra lo stimolo indotto e il consumo avvenuto.
Sono sotto stimolo io, sei sotto stimolo tu, è sotto stimolo la massa.
Uguale esito?
No.
Io non traduco lo stimolo in azione, tu non corri a comprare il digitale terrestre per la paytv, la massa sì.
Dov’è la differenza?
Se le scelte della massa dipendessero dalle azioni della classe dirigente, oggi io e te dovremmo avere un tv al plasma in casa perché stimolati al consumo.
Tu ce l’hai?
Evidentemente c’è qualche altra variabile.
Io la considero, tu fai un po’ come credi.
“allo stesso modo la crisi della finanza americana non è colpa delle classi subalterne americane, ma esclusiva responsabilità di chi ha creato, governato e abusato le istituzioni finanziarie”
Mi viene in mente il periodo nel quale in Italia tutti giocavano in borsa.
Gli anni precedenti il caso Parmalat, per capirci.
Passavi nelle strade e vedevi davanti ai monitor in vetrina nelle banche, file di casalinghe, pensionati che per qualche mese hanno sostituito il cantiere con il monitor della borsa, gente che aveva scritto in faccia che era passata dai soldi nel materasso ai soldi in bond argentini, in BBTD, in Pitipitì, in DDT, nel giro di mezz’ora perché avevano letto su Eva3000 che tale Gino di Roma era diventato milionario per un colpo di culo a Wall Street.
Li guardavo e mi chiedevo cosa capissero di quei numeri che gli passavano davanti.
Niente, mi dicevo, eppure erano lì, file di dieci quindici persone fisse davanti a quei monitor come stesse trasmettendo la Carrà che dava i numeri della ltteria di capodanno.
Per qualche anno in italia tutti sono corsi a prendere i loro risparmi per metterli tutti in un monitor del quale non capivano manco la collocazione.
Poi un giorno puf.
Il sogno è finito e hanno visto un tale scappare con la cassa, la loro cassa, senza nemmeno la competenza per capire come avesse fatto.
Oggi sono tutti lì in fila, con Grillo in testa, a dire che lo stato deve restituire loro tutti i soldi perché sono stati fregati.
Sono stati fregati, sì.
Come quelli che sono stati fregati da Wanna Marchi e dal suo sale nell’acqua che ti fa fare terno.
Sono stati truffati, quelli che han dato 20 mila euro alla Marchi per fare terno?
Secondo la legge sì.
Dire che son stati anche dementi loro sposta in qualche modo la responsabilità della Marchi?
No, affatto, hai ragione tu.
Però ne ridmensiona la quantità (di responsabilità) riguardo a quel totale che serve per mettere in atto la truffa.
La Marchi ha la sua, i truffati , le ‘vittime’, la loro.
Ecco io ogni volta che leggo di un truffatore che dopo aver spillato 20 mila euro al piccolo povero risparmiatore, viene arrestato e condannato, applaudo alla giustizia e seguo il tuo ragionamento sulle responsabilità.
Poi però proseguo nel ragionamento e passo a guardare quelle della vittima.
Nel 100% dei casi vorrei che il tribunale, finito di occuparsi del truffatore, si occupasse del truffato e gli togliesse la tutela dei figli, la cui educazione al mondo non può essere lasciata nelle mani di tali dementi.
Ti è chiaro il parallelo con la finanza e chi perde tutto?
Sul resto ti rispondo domani, ché la pausa sigaretta è finita e devo riprendere a lavorare.
Chiudo giusto con una nota di colore (rosa):
“quindi > non si può che considerare, nel loro insieme, gli uni vittime e gli altri loro carnefici
…a me hanno insegnato a rispettare le vittime”
Se per smettere di guardare le statistiche per preferirgli il totale dei singoli ho dovuto attraversare la fase ‘selezione del personale’, per smettere di rispettare le ‘vittime’ sempre e comunque solo perché hanno attaccato al collo il cartello di vittime, m ci sono dovuto fidanzare quattro o cinque volte.
Non so che competenza tu abbia in materia di ‘crocerossine’, ma se poco poco te ne fosse capitata almeno una, nello spazio che passa tra il concetto di vittima e quello di carnefice non ci faresti passare manco più uno spillo.
Ma anche lì, di chi è la colpa?
“Io invece ti faccio il ragionamento opposto.
Non ti nego le colpe dei padroni, ma segnalanti anche
quelle dei lavoratori ti spariglio il tavolo e ti rompo molto le palle perché ti impedisco, come ho fatto, di continuare a definire il tuo quadro ‘oggettivo’ come facevi nei primi commenti e come hai smesso di fare in questi ultimi.”
NO
non è così, tu non hai evidenziato colpe dei lavoratori, ma comportamenti individuali che non ti piacciono
dove sbagli è proprio qui, perchè le responsabilità della classe dirigente sono sistemiche, mentre quelle che tu individui in capo ai lavoratori, non lo sono
quando mai “la colpa di essere ignoranti” può bilanciare in qualche modo la colpa di essere sfruttatori fuori dalla legalità?
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“Allora vedi che se qualcuno, in mezzo ai duecento che si uniscono al coro del “La colpa è dei padroni!” si prende la briga di mettere sul tavolo anche quelle dei lavoratori, certo non sposta le responsabilità dei primi, ma almeno ne riduce un po’ la carica esplosiva che gli davi nei tuoi primi detonanti commenti senza contestazione.”
NO, quello è ciò che ricerca chi ricorre a questi espedienti tipici della retorica qualunquista, ma non hai spostato niente
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“E quindi una funzione, l’individuazione di colpe anche dall’altra parte, ce l’ha.
Ridimensiona un po’ il carattere oggettivo che avevano le tue analisi all’inizio.”
le mie analisi non hanno “carattere oggettivo”, si fondano su -realtà oggettive- che è diverso
non ho detto che non hai una funzione, au contraire, mi sembri la Marcegaglia con le spalle al muro
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“E’ un po’ poco, dirai tu.
No, vista la graniticità con la quale dividevi l’italia in buoni e cattivi, a me sembra tantissimo.”
L’italia? ti sei perso un pezzo ;)
te lo credo che ti sembra tantissimo, anche perchè TU avevi pensato che la fine del discorso fosse -morte agli imprenditori-
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“se in tribunale difendi uno scippatore dicendo che il derubato esibiva incautamente il portafogli, ti ridono in faccia, ci sarà un perchè”
Certo che c’è.
Il perché è perché non difendevi uno stupratore.
In quel caso, se dici che è lei che aveva la minigonna e lo aveva provocato, non ti ridono in faccia, ti fanno socio dello studio legale perché 9 su 10 farai assolvere l’animale.”
non nascondo di aver usato una vecchia vignetta di disegni & caviglia per cercare di spiegare una cosa che non hai capito
ci sei caduto dentro tutto
dopo un discorso del genere, mollo, se non capisci perchè lo capirai un giorno (spero)
Questa è una maniera di affrontare i processi per stupro che poteva passare qualche anno fa, ma -esattamente- come la retorica che usi per dare “la colpa di essere ignorante” alla massa, questo è l’espediente di un troglodita per salvare uno stupratore
oggi rischi l’accusa di favoreggiamento, che è esattamente quello che hai fatto finora con la pretesa di mettere all’indice le colpe di chi subisce una ripartizione dei rischi decisa altrove
Se non lo capisci adesso che sei come quegli avvocati che provano a dare della puttana alla vittima per slavare gli stupratori, non perchè sanno che sia giusto e vero, ma solo perchè sanno che tra chi giudica ci può essere qualcuno abbastanza ignorante e stronzo da accogliere l’argomento, vuol dire che sei in evidente malafede
tchuss
Dire che le colpe le hanno i padroni significa stare dalla parte dei dipendenti lavoratori. Significa prendere le parti di chi nei secoli ha dovuto combattere per vedersi riconosciuti i propri diritti di sicurezza, di salute, di diritti sul lavoro, di equa retribuzione e distribuzione delle risorse umane. Di diritto alla progettualità della propria vita.
Lo sguardo sulle responsabilità dei lavoratori lo sposto dopo una regolare trattativa in cui le due parti in causa hanno definito i termini del rapporto lavorativo e sono giunti ad un accordo con la firma di un contratto.
Dipende sempre da che parte stare.
Certamente non sto dalla parte del fotografo parolaio che ha scoperto l’alchimia dei vasi comunicanti ed è riuscito a fotografare il quadro con tutti gli elementi, riuscendo ad essere obbiettivo pur dal punto di vista soggettivo, della propria esperienza.
Mai stato dalla parte dei geni, pur avendo tutti i geni a posto.
Il sistema “ti do cinque euro l’ora e firma qui. Se non ti va bene, avanti un altro” è sbagliato, formalmente, eticamente, schifosamente sbagliato. Che poi esista, e la gente ci si assoggetti, non è perché si vuole comprare la tv al plasma, ma perché lo reputa un primissimo passo per rendersi economicamente ed individualmente indipendenti dalla famiglia. Diritto sacrosanto di ognuno.
Faccio l’insegnante di nuoto come secondo lavoro. Negli spogliatoi della piscina si alternano quattro ragazze ad aiutare i bambini nella doccia e nella vestizione. Una è laureata in lettere, l’altra in architettura, e un’altra in matematica. Un’università seria dovrebbe garantire no, non un lavoro a tutti e subito, ma un impegno, un’occupazione che riconosca gli studi conseguiti e possa indirizzare e sostenere il neo laureato nello sviluppo dei propri progetti. Che invece non garantisce affatto.
Questo per rimanere in Italia.
Spostandoci all’estero, mi prendo la briga di soddisfare ulteriormente l’oratoria di Broono chiedendogli quali responsabilità, oltre alla propria ignoranza, hanno le masse di schiavi sparsi per il mondo che lavorano per un euro al giorno. I cinesi nelle maglierie, i congolesi nelle miniere di coltan, i contadini colombiani che raccolgono coca, i bambini-soldato liberiani, i conciatori di pelli indiani…
Insomma se è applicabile anche qui l’enunciato dei vasi comunicanti da lui citato.
Ah, le affermazioni sulle ragazze stuprate. Mi sfugge il senso della similitudine con loro. Se può spiegare meglio.
Giusto così, per capire fino a dove si spinge la sua singolare soggettività.
Un’ultima impressione: secondo me Broono è pagato dalla gentile e simpatica, magari pure bbbona titolare del post per stabilire il record dei commenti.
Per questo non mollerà mai l’ultima parola. ;-)
no, broono non molla mai. Questa caratteristica lo rende il miglior compagno di ascensore che uno possa augurarsi.
Grande Piti!! AH ah
Broono è il classico tipo buono per ogni occasione.
Te lo porti a un funerale e lui tesse l’elogio, pardon, l’eloquio funebre intessendo una serie di collegamenti tra mondo terreno e iperuranio che Platone impallidirebbe.
Te lo porti ad un esame? Lui lo sostiene al posto tuo.
Te lo porti al supermercato e lui ti sciorina tutte le promozioni inseguendoti con il carrello.
Te lo porti in ascensore? Ti sciorina le previsioni del tempo del 1977 con la voce di Bernacca, poi si attaccherebbe al Big Bang, all’esperimento rimandato, alle teorie darwiniane e terminerebbe appeso ai tasti come un Australopithecus Boisei.
Te lo porti in profumeria? Inizierebbe a provare compulsivamente dei gloss, a descriverti la texture con parole forbitissime e à la page, e alla fine te ne esci con una lavatrice.
Broono,
un uomo da sposare. In un acquario.
Macchè Plessus, ad un certo punto avevo sentito il padrone di casa se si vinceva qualcosa alzando il numero dei commenti, magari un bonus ogni 50 commenti per l’acquisto di una poltrona relax che mi piace tanto o un batetria di pentole per la cottura dei cibi a castello, ma niente, mi ha detto che non vinco niente.
Solo che ormai avevo già lanciato Broono 2.0 che si è autoinstallato nel post.
No, io non mollo l’ultima parola finché l’ultima parola sarà una cazzata.
E può essere una cazzata anche una parola molto ben scritta, non necessariamente dev’essere sgrammaticata e ignorante.
La cosa più bella di questo scambio è il constatare come l’argomento ‘ignorante che richiede tutela’ si sia fatto spazio, lentamente ma inesorabilmente, non tra le parola di chi contesta, ma tra quelle di chi difende.
Alla fine dello scambio abbiamo una difesa della ‘classe lavoratrice’ basata interamente sulla necessità di difendere la stessa dalle conseguenze della sua ignoranza congenita e incolpevole, a seguito della quale non si può che essere ‘inculati’ incolpevolmente se qualcuno non si prende la briga di mettersi a capo del movimento e fare da scudo contro chi si approfitta delle incolmabili lacune.
Ma questa non era l’impostazione con la quale si raccontano gli elettori del cavaliere?
In quel caso l’ignoranza mica era, eccome, una responsabilità (responsabilità, Mazzetta, responsabilità, non mi far riscrivere di nuovo tutta la spataffiata che ti ho scritto per spiegarti la differenza, diamo per compresi almeno i punti affrontati, su, ti ho già spiegato che io non do colpe ma segnalo responsabilità) dei cittadini?
E come funziona?
Quando l’ignoranza spiega il sostegno a questo governo, chi se la porta in giro ne è responsabile e si merita quindi quotidiane reprimende tutte personali basate sul fatto che si può, si deve, URGE, prenderne atto e correggere.
Quando l’ignoranza spiega il sostegno alle idee della parte opposta è una cosa della quale si è vittime, della quale non si può correggere la linea, della quale si può solo essere discolpati e, come tali, difesi d’ufficio per manifesta incapacità?
Funziona così?
Sono ignoranti quelli che votano il cavaliere e sono ignoranti quelli che votano a sinistra e l’unica differenza tra i due è che l’ignoranza dei primi è personale e correggibile (altrimenti perché verrebbe segnalata e denunciata ogni giorno e in ogni dibattito) quella dei secondi è colpa della natura, della vita, del destino?
L’ignoranza dei votanti a destra è un elemento dell’elenco ‘responsabilità personali’, quella dei votanti a sinistra è un elemento dell’elenco ‘motivi per cui van difesi’?
Ma siete bellissimi.
Una domanda, Mazzetta:
Ma a Plessus qui sopra non dici nulla per quel fatto là che da questa parte le scemenze non sono considerate responsabilità personale o perché non ti è chiaro quanto sia la mia spalla migliore in questo dialogo?
@Vis:
Se c’è una cosa che metto in cima sempre e comunque a tutto è l’educazione e il rispetto.
Il che si traduce nel fatto che se la mia autoinstallazione nel tuo post dovesse in qualche modo distrubare il buon flusso che volevi dar tu alla discussione o togliere in qualche modo spazio a ben altri temi che vorresti affrontare se solo mi levassi di torno, non hai che da chiederlo e mi vedrai farmi da parte molto serenamente e molto rispettosamente.
P.S.
Broono,
i miei sono scherzi affettuosi, sappilo- lazzi.
:)
Ma lo so, lo so.
Abbiamo già avuto modo di dichiararci amore eterno.
Lo riconfermo!
;)
Sono svenuta.
Bang.
Broono, non c’è nessuna responsabilità nelle vittime, non sarebbero tali senza i carnefici, nemmeno mantenendo intatte le stesse qualità che ti spingono a ritenerli responsabili del loro destino
ti è chiaro adesso?
tornando all’esempio di prima, lo stupratore è tale sia che si accanisca su una in minigonna, che su una in burka, la -sua- responsabilità non cambia una virgola e la realtà insegna che agli stupratori non importa una cippa delle qualità soggettive delle vittime, visto che si sono avuti casi di stupri anche ai danni di ultra sessantenni, per loro le vittime sono fungibili, esattamente come per altri tipi di sfruttatori, che non fanno prima un casting per procurarsi imbecilli da sottomettere, ma esercitano la loro forza per ottenere IL risultato e tanto basta loro
Epperò va anche detto che in cima a tutte il mio amore va principalmente a Federica da anni e anni e anni.
Morosita non avermene, ma anche tu c’hai pure Piti, quindi siamo pari.
@Mazzetta:
Guarda che quelli che si scelgono le ultra sessantenni lo fanno perché a loro piacciono quelle, non perché non c’è altro in giro.
Anche perché è difficile parlare di ‘questo c’era, questo ho preso’, quando è di sesso con ultrasessantenne che si parla.
Voglio dire, è una categoria per andare con la quale bisogna eccome essere sensibili alle ‘qualità soggettive’ della stessa.
-Già, chòppurePiti, che culo!
:)
Brooooono, no dai la mia era una battuta, cioè ti consideravo un amico con il quale poter scherzare senza chiedere scusa o mettere faccine:-))
Ho sbagliato? se si mi scuso non volevo assolutamente offenderti. (faccine q.b)
Amico?
…AMICO????
In rete non esistono amici!
Solo conoscIIIIenti.
(lo diceva un amico carabiniere e mi è sempre piaciuta come frase anche se lui parlava del mondo fuori)
A parte gli scherzi.
No, non ero mica offeso (addirittura).
Solo che il mio fregarmene delle richieste di parlare in 160 caratteri sms non implica il mio non rendermi comunque conto che a volte può disturbare e se delle lamentele dei tanti me ne frego, di quelle di chi ha scritto il post no, perché è un po’ come fosse ‘casa sua’ e quindi ho aperto parentesi seria per dirti che se PER TE è un problema, allora mi levo.
Accorciarmi no, mi riesce più facile levarmi proprio.
faccina anch’io!
(l’unica cosa sintetica che mi riesce)
Vabbè…non proprio l’unica.
;)
sì, questo post è filato via liscio verso i 200 commenti quasi mai OT e tutto sommato senza darsi l’un l’altro della testa di cazzo.
Complimenti a noi, anche a broono, sebbene sia alquanto capzioso nelle sue brevi apparizioni.
Quanto all’esclamazione di morosita, per il fatto che ha anchre la mia disponibilità sentimentale ed erotica, mi domando se “che culo” sia riferito alla sua fortuna o al mio sodo posteriore.
Adesso vado. Mi rintano sotto un piumone, mangiando la specialità locale. Le ostriche.
!! Broono 4 President !!
Broono, ti conosco troppo bene per sapere che non posso chiederti di essere più sintetico, qualsiasi cosa ma non di essere più sintetico…. a proposito, c’hai mica una cinquanta messa male?
Scherzi a parte i post, per quanto mi riguarda, sono sempre del pubblico:-)
Una 50 messa male?
Eh, che pretese…allora non scherzavi.
Vedi il progresso e le aspettative…una volta con un onesto 15 si portava a casa anche una telefonata il giorno dopo.
(va anche detto, però, che un onesto quindici è, a voler guardare bene la cosa, una ’50 messa male’…quindi la risposta potrebbe anche essere sì)
:)
date qualche soldino anche a Facci, così si paga un moderatore e non gli viene uno smalvino a star lì a far la guardia per impedirmi di rispondere ;)
Broono, sei stato troppo breve:-)
manda la cinquanta e prometto un post a commento libero, gratis e democratico per tutti.
mazzetta dunque è un uomo??
*_*
allora lo amo anche carnalmente.
Che culo è un’espressione (ironica) toscana adoperata spesso dalla mia amica Martina che io amo molto. Sta per “hai capito che bellezza!” (e magari trattasi di una cosa di uno sfigato unico).
Poi se tu, Piti, ne sia provvisto o no, proprio non saprei … tant mieux pour toi, en tout cas :)
Baci!
non ho letto ogni commento, sono al lavoro e non posso, ma ho letto alcune cose che mi sono sembrate azzeccate.
sono capitato per caso su questo sito, cercavo una canzone.
così ho letto alcuni interventi.
ho superato la soglia dei 44 e non sono più un giovincello, quindi, ma mi trovo a concordare sostanzialmente con mazzetta e il suo intervento del 22 Settembre (credo).
lavoro come dipendente a tempo indeterminato in una SSIS che, forse voi saprete, stanno per chiudere.
sono circondato non da telefonisti ma da persone più giovani di me, con contratti a tempo determinato.
contratti che grazie alla legge finanziaria di Prodi (appartengo alla sinistra ma sono fortemente critico nei confronti delle scelte demenziali dell’ultimo governo vagamente di sinistra che c’è stato) scadranno tra bre ve, senza possibili soluzioni.
la domanda che mi sorge spontanea è perché tutte queste persone non hanno mai mostrato la minima politicizzazione?
perché non si comprende che il disimpegno ha prodotto tutto questo?
perché questo paese è governato da Berlusconi e il mito dei “giovani” restasta fare la Velina, il Calciatore, partecipare al Grande Fratello?
perché i luoghi della politica sono vuoti, il ’68 lontano, distante, altro?
mi spiace sono nipote di un partigiano, cresciuto in mezzo la politica, tra sindacalismo, compagni etc.
ma fatico a comprendere i giovani di adesso (mi accorgo che mio nonno faceva lo stesso nei confronti di chi era giovane allora e non riesco a capire)
ciao
Enricos quando hai tempo leggi meglio i commenti. Ti stupirà vedere che non tutti i giovani di adesso sognano di fare veline, calciatori e grandi fratelli. :)
@mazzetta: il dado è tratto (vedi 165 e 167).
grazie del supporto, sei incluso nel brindisi :)